CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



lunedì 5 dicembre 2016

Nuova Isola delle Femmine: REFERENDUM A ISOLA DELLE FEMMINE

REFERENDUM A ISOLA DELLE FEMMINE

SAPPADA: 2.593 CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE HANNO DETTO NO AL GOVERNO RENZI, NO AL GOVERNO CROCETTA, NO ALLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE CHE DEVE ACCONTENTARSI DI 847 VOTI DI si .

I 2.593 NO DEI CITTADINI DI ISOLA HANNO DETTO NO ALLA CORRUZIONE SI ALLA LEGALITA' NO ALLE FABBRICHE DI MORTE SI ALLA SALUTE SI ALLA VITA

2.593 CITTADINI CIOE' LA MAGGIORANZA ASSOLUTA A ISOLA DELLE FEMMINE HANNO DETTO NO AL TRASFORMISMO SI ALLA PARTECIPAZIONE






I 2.593 CITTADINI DI ISOLA HANNO DETTO NO ALLA CEMENTIFICAZIONE DEL TERRITORIO DI ISOLA DELLE FEMMINE



I 2.593 NO DEI CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE HANNO DETTO STOP CEMENTO SI AL RECUPERO DEL PATRIMONIO ABITATIVO DI ISOLA DELLE FEMMINE


I 2.593 CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE NELLA SUA STRAGRANDE MAGGIORANZA HA ESPRESSO LA PROPRIA RABBIA CONTRO OGNI GENERE DI POTERE DI SOPRAFFAZIONE NEGAZIONE DEI PROPRI DIRITTI E PER LA PARTECIPAZIONE ALLA GESTIONE DELLA CASA COMUNE.



I 2.593 CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE HANNO DETTO NO ALL'ARROGANZA DI CHI NELLA VESTE DI RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI PENSA DI INDOSSARE I PANNI DEL PODESTA'

L'ULTIMO CHE ESCE CHE SPENGA LA LUCE

MARATEA

BERLUSCONI, BERSANI, BOLOGNA, GELLI, ITALICUM, LOGGIA P2, MASSONERIA, Mattarella, NAPOLITANO, NO, PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA, REFERENDUM, RENZI, RIFORMA COSTITUZIONALE, SENATO, SI,

domenica 6 novembre 2016

1992 MANNINO SINDACO GEMELLAGGIO ISOLA DELLE FEMMINE PITTSBURG STEFANO BOLOGNA GIUCASTRO BRUNO PIETRO INGEGNERE RAPPA ROCCO

1984 11 APRILE LO BIANCO SINDACO IL C.L.A.M. DI ISOLA DELLE FEMMINE SCRIVE LETTERA DI DEUNCIA A FALCONE CARABINIERI PREFETTO QUESTORE BRUNO PIETRO GIUSEPPE GIOVANNI BBP MORGANTINA POMIERO

1984 11 APRILE LO BIANCO SINDACO IL C.L.A.M. DI ISOLA DELLE FEMMINE SCRIVE LETTERA DI DEUNCIA A FALCONE CAR... by Pino Ciampolillo on Scribd





1982, 1983, 1984 ARRESTATI DI MAGGIO, 1986, 1995, 1999, 2000, 2001, BOLOGNA, bruno, DE FRANCISI, DI MAGGIO FRANCESCO, Elezioni, Enea, GIUSYLENIA, IL FILO ROSSO, PER ISOLA, PORTOBELLO, RAPPA ROCCO,



1984 11 APRILE LO BIANCO SINDACO IL C.L.A.M. DI ISOLA DELLE FEMMINE SCRIVE LETTERA DI DEUNCIA A FALCONE CARABINIERI PREFETTO QUESTORE BRUNO PIETRO GIUSEPPE GIOVANNI BBP MORGANTINA POMIERO
1992 MANNINO SINDACO GEMELLAGGIO ISOLA DELLE FEMMINE PITTSBURG STEFANO BOLOGNA GIUCASTRO BRUNO PIETRO INGEGNERE RAPPA ROCCO 
1977, 1982, 1983, 1984 ARRESTATI DI MAGGIO, 1986, 1995, 1999, 2000, 2001, BOLOGNA, bruno, DE FRANCISI, DI MAGGIO FRANCESCO, Elezioni, Enea, GIUSYLENIA, IL FILO ROSSO, PER ISOLA, PORTOBELLO, RAPPA ROCCO,
1992 MANNINO SINDACO GEMELLAGGIO ISOLA DELLE FEMMINE PITTSBURG STEFANO BOLOGNA GIUCASTRO BRUNO PIETRO INGEGNERE RAPPA ROCCO

martedì 25 ottobre 2016

Inceneritori, il governo Renzi pubblica il decreto: due in Sicilia

Inceneritori, il governo Renzi pubblica il decreto: due in Sicilia 

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 10 agosto 2016 
Individuazione  della  capacita'  complessiva  di  trattamento  degli impianti  di  incenerimento  di  rifiuti  urbani  e  assimilabili  in esercizio o autorizzati a livello nazionale,  nonche'  individuazione del fabbisogno  residuo  da  coprire  mediante  la  realizzazione  di impianti  di  incenerimento  con  recupero  di   rifiuti   urbani   e
assimilati. (16A07192)  (GU n.233 del 5-10-2016)



                            IL PRESIDENTE  DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

  Vista  la  direttiva  2008/98/CE  del  Parlamento  europeo  e   del Consiglio del 19 novembre 2008, «relativa ai  rifiuti  e  che  abroga alcune direttive», recepita con il  decreto  legislativo  3  dicembre 2010, n. 205;
  Visto  il  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  e   in particolare la Parte IV, recante le norme in materia di gestione  dei rifiuti;
  Visto l'art. 35  del  decreto-legge  12  settembre  2014,  n.  133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014,  n.  164 e, in particolare, il comma 1, che prevede che, con decreto  adottato dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta  del  Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare,  sentita  la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le province autonome di Trento e Bolzano, sia individuata  la  capacita' complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonche' il fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti  di  incenerimento  con  recupero  di   rifiuti   urbani   e assimilati;
  Considerato che,  ai  fini  del  raggiungimento  dell'obiettivo  di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio  fissato  dall'art.  11, comma 2,  lettera  a),  della  direttiva  2008/98/CE,  e'  necessario raggiungere l'obiettivo nazionale di raccolta differenziata stabilito nell'art. 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  Considerato che la  gerarchia  della  gestione  dei  rifiuti,  come individuata nell'art.  4  della  predetta  direttiva  2008/98/CE,  ha stabilito  che  il  recupero  energetico  dei   rifiuti   rappresenta un'opzione di gestione  da  preferire  rispetto  al  conferimento  in discarica dei rifiuti;
  Visto l'art. 16 della predetta direttiva  2008/98/CE,  relativo  ai principi di autosufficienza e prossimita' nella gestione dei rifiuti;
  Ritenuto  indispensabile   strutturare   una   rete   di   impianti sufficienti a trattare  i  rifiuti  che  residuano  da  una  raccolta differenziata a norma di legge, limitando, per gli stessi rifiuti, il ricorso allo smaltimento in discarica;
  Visto l'art. 196 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che disciplina le competenze delle regioni nella gestione dei rifiuti con particolare  riferimento   alla   predisposizione,   all'adozione   e all'aggiornamento dei piani di gestione  rifiuti,  nel  rispetto  dei principi previsti dalla  normativa  vigente  e  della  parte  IV  del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006;
  Visto l'art. 199 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che disciplina, in particolare, le procedure per l'approvazione dei piani di gestione  rifiuti,  nonche'  i  contenuti  minimi  essenziali  nel rispetto dei principi e delle finalita' di  cui  alla  Parte  IV  del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006;
  Considerato che l'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12  settembre 2014,  n.  133,  prevede   che   l'individuazione   della   capacita' complessiva di trattamento  di  rifiuti  urbani  e  assimilati  degli impianti di  incenerimento,  nonche'  l'individuazione  del  relativo fabbisogno  residuo  avvengano  tenendo  conto  della  pianificazione regionale;
  Considerato altresi' che, ai  sensi  dell'art.  35,  comma  1,  del citato  decreto-legge  n.  133  del  2014,   l'individuazione   della capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani  e  assimilati degli impianti di incenerimento avviene sulla base degli impianti  in esercizio o autorizzati a livello nazionale;
  Ritenuto necessario effettuare - cosi' come richiesto dalle regioni nelle sedute tecniche della Conferenza  Stato-Regioni  del  20  marzo 2015 e del 9 settembre 2015 -  una  puntuale  ricognizione  dei  dati della capacita' e  dell'operativita'  delle  infrastrutture  dedicate all'incenerimento dei rifiuti, con le regioni, le province autonome e con tutti i singoli gestori degli impianti;
  Rilevata la necessita' di effettuare, ai sensi dell'art. 35,  comma 1, del citato decreto-legge n. 133  del  2014,  l'individuazione  del fabbisogno  di  incenerimento  nazionale   dei   rifiuti   urbani   e assimilati, sull'ipotesi di raggiungimento dell'obiettivo  minimo  di raccolta  differenziata   stabilito   dall'art.   205   del   decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, e pari al 65 per cento in tutte  le regioni;
  Rilevato inoltre che  alcune  regioni  e  province  autonome  hanno adottato, secondo i rispettivi piani di gestione  rifiuti,  obiettivi piu'   ambiziosi   rispetto   all'obiettivo   minimo   di    raccolta differenziata  di  legge,  nonche'  obiettivi  di   riduzione   della
produzione di rifiuti urbani e assimilati;
  Rilevato altresi' che in  alcune  regioni,  caratterizzate  da  una sovracapacita' di trattamento  rispetto  al  relativo  fabbisogno  di incenerimento,  sono   state   adottate   politiche   relative   alla dismissione  di  impianti  o   alla   riduzione   di   capacita'   di incenerimento;
  Considerato  che  l'individuazione  di  un  fabbisogno  basato   su percentuali di raccolta differenziata minori rispetto al 65 per cento e senza tener conto degli obiettivi di ulteriore riduzione di rifiuti urbani  e  assimilati,  determinerebbe  una  capacita'  impiantistica sovradimensionata rispetto alle esigenze nazionali;
  Rilevato  che  il  ritardo  sul  raggiungimento  dell'obiettivo  di raccolta  differenziata  ha  determinato,  per  alcune  regioni,   la realizzazione  o  la  previsione  di  realizzazione  di  impianti  di trattamento preliminare necessari a trattare tutti i  rifiuti  urbani che residuano dai livelli attuali di raccolta differenziata, anche al fine di ottemperare all'obbligo di  cui  all'art.  7,  comma  1,  del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36;
  Rilevato inoltre che tali impianti di trattamento preliminare hanno una capacita' spesso superiore rispetto al fabbisogno di  trattamento calcolato su una  quantita'  di  rifiuti  residui  derivanti  da  una raccolta differenziata a norma di legge;
  Ritenuto opportuno precisare che tali impianti, al  crescere  della raccolta differenziata,  potranno  essere  opportunamente  convertiti coerentemente con la  necessita'  di  ottemperare  agli  obblighi  di riciclaggio dei rifiuti urbani;
  Ritenuto necessario tenere conto della capacita'  impiantistica  di trattamento preliminare realizzata e in previsione di  realizzazione, ai fini della corretta gestione dei rifiuti in ragione di un  ritardo sul  raggiungimento  dell'obiettivo  di  raccolta  differenziata  dei rifiuti urbani e di un deficit  di  capacita'  di  incenerimento  dei rifiuti urbani e assimilati per determinate aree regionali;
  Considerata la necessita' di prevedere un meccanismo  che  consenta di definire e aggiornare il fabbisogno residuo di  incenerimento  dei rifiuti urbani e assimilati, individuato sulla base  degli  obiettivi di riduzione della produzione di  rifiuti  urbani  e  assimilati,  di raccolta differenziata, di riciclaggio e di pianificazione regionale, anche in ragione:
  a) delle politiche di prevenzione sulla produzione dei rifiuti e di raccolta   differenziata   attuate   dalle   regioni   nel    periodo intercorrente da novembre 2015 alla data di  entrata  in  vigore  del decreto;
  b) di politiche di  dismissione  di  impianti  o  di  riduzione  di capacita' di incenerimento per le sole regioni caratterizzate da  una sovracapacita' di trattamento  rispetto  al  relativo  fabbisogno  di incenerimento;
  c) della efficienza di riciclaggio  e  recupero  di  materia  degli impianti di  trattamento  meccanico-biologico,  qualora  superiore  a quella indicata nell'allegato II;
  d) delle autorizzazioni assentite a far data da novembre  2015  per gli impianti produttivi autorizzati allo svolgimento di operazioni di recupero del combustibile solido secondario (CSS)  e  delle  frazioni secche decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani;
  e) di accordi interregionali volti ad ottimizzare le infrastrutture di trattamento dei rifiuti urbani e assimilati;
  Vista l'istruttoria compiuta analiticamente rispetto  ai  piani  di gestione  dei  rifiuti   resi   disponibili   dalle   amministrazioni regionali;
  Ritenuto  opportuno,  ai  sensi  dell'art.   35,   comma   1,   del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, individuare la capacita'  di incenerimento e gli  impianti  con  recupero  energetico  di  rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il  fabbisogno  residuo per macroaree geografiche e  indicare,  altresi',  le  regioni  nelle
quali tali impianti e tali potenzialita' devono essere realizzate;
  Ritenuto  opportuno,  altresi',   individuare   le   capacita'   di incenerimento e l'impiantistica  necessaria  da  realizzare,  tenendo conto  dei  rifiuti  decadenti  dal  trattamento   degli   urbani   e assimilati;
  Ritenuto opportuno che la Regione Sicilia  e  la  Regione  Sardegna vengano considerate macro aree autonome, in ragione  della  necessita' di autosufficienza delle stesse nel ciclo di gestione dei  rifiuti  e delle peculiarita' geografiche insulari;
  Ritenuto necessario, al fine di indicare  le  regioni  nelle  quali devono essere realizzati gli  impianti,  basarsi  sulle  disposizioni dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, e dunque alla «finalita' di  progressivo  riequilibrio  socio-economico fra le aree del territorio nazionale»,  nonche'  alla  necessita'  di tenere conto della  «pianificazione  regionale»  e  all'esigenza  «di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione»;
  Visto  il  parere  favorevole,   condizionato,   della   Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province autonome di Trento e di Bolzano, repertorio n. 15/CSR del 4  febbraio 2016;
  Vista la direttiva del Ministro dell'ambiente e  della  tutela  del territorio  e  del  mare  n.  42  del  24  febbraio   2016,   recante disposizioni   in   merito   al   procedimento   di    verifica    di assoggettabilità a valutazione ambientale strategica delle misure di pianificazione  e   programmazione   previste   in   attuazione   del dispositivo di  cui  all'art.  35,  comma  1,  del  decreto-legge  12 settembre 2014, n. 133;
  Dato atto che, nell'ambito delle previsioni di cui alla  Parte  II, Titolo II, del decreto legislativo n. 152 del 2006, e in  adesione  a quanto stabilito dalla direttiva sopra citata, la Direzione  generale per i rifiuti e l'inquinamento del Ministero  dell'ambiente  e  della tutela  del  territorio  e  del  mare,  in  qualita'   di   autorita' procedente, ha provveduto a redigere il rapporto preliminare  di  cui all'art. 12, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006, avente ad oggetto i contenuti programmatici previsti in attuazione dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133;
  Dato atto che  la  Direzione  generale  per  le  valutazioni  e  le autorizzazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della  tutela del territorio e del mare, in qualita'  di  autorita'  competente  ai fini dell'applicazione di quanto previsto dalla Parte II, Titolo  II, del decreto legislativo n. 152  del  2006,  ha  trasmesso  il  citato rapporto   preliminare   alla   Commissione   tecnica   di   verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS  per  l'acquisizione  del  relativo parere;
  Visto il parere n. 2100  del  10  giugno  2016,  con  il  quale  la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS  ha ritenuto che «il Rapporto preliminare delinei  un  programma  recante l'individuazione della capacita'  complessiva  di  trattamento  degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati in esercizio o autorizzati  a  livello  nazionale,  nonche'  l'individuazione  del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione  di  impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati, senza i contenuti per essere sottoposto alla  verifica  di  assoggettabilita' alla VAS», invitando, per l'effetto, «l'Autorita' competente a  voler
verificare la procedibilita' dell'istanza»;
  Vista la nota prot. 16298 del 20  giugno  2016,  con  la  quale  la competente Direzione generale per le valutazioni e le  autorizzazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della tutela del  territorio e  del  mare  ha  rappresentato  che  «anche  alla  luce  di   quanto sollecitato dalla  stessa  CTVIA,  il  procedimento  di  verifica  di
assoggettabilita' a VAS concernente il programma in oggetto non  puo' essere ulteriormente proseguito»;
  Vista la nota prot. 10066 del  4  luglio  2016,  con  la  quale  la competente Direzione generale per  i  rifiuti  e  l'inquinamento  del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del  mare  ha rappresentato la non sussistenza dei  presupposti  per  sottoporre  a valutazione ambientale strategica i contenuti programmatici  generali relativi  alla  individuazione   della   capacita'   complessiva   di trattamento degli impianti di  incenerimento  di  rifiuti  urbani  in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonche' l'individuazione del fabbisogno  residuo  da  coprire  mediante  la  realizzazione  di impianti  di  incenerimento  con  recupero  di   rifiuti   urbani   e assimilabili;
  Ritenuti non sussistenti i presupposti necessari per  sottoporre  a valutazione ambientale strategica i contenuti programmatici  generali previsti in attuazione dell'art. 35, comma 1,  del  decreto-legge  12 settembre 2014, n. 133, in ragione di quanto espressamente  stabilito dall'art. 6, comma 2, lettera a), del decreto legislativo n. 152  del 2006, nella parte  in  cui  si  dispone  che  «viene  effettuata  una valutazione per tutti i piani e programmi che: ... a) sono  elaborati per la valutazione e gestione della qualita' dell'aria ambiente,  per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico,  industriale, dei trasporti, della  gestione  dei  rifiuti  e  delle  acque,  delle telecomunicazioni, turistico,  della  pianificazione  territoriale  o della  destinazione  dei  suoli,  e  che  definiscono  il  quadro  di riferimento   per   l'approvazione,   l'autorizzazione,   l'area   di localizzazione o comunque  la  realizzazione  dei  progetti  elencati negli allegati II, III, e IV del presente decreto»;
  Considerato che i  contenuti  programmatici  generali  previsti  in attuazione  del  dispositivo  di  cui  all'art.  35,  comma  1,   del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, pur concernenti  il  settore della gestione dei rifiuti, non concretizzano il secondo  presupposto richiesto dall'art. 6, comma 2, lettera a), del  decreto  legislativo n. 152 del  2006  per  l'obbligatoria  sottoposizione  a  valutazione ambientale strategica, dal momento che non definiscono «il quadro  di riferimento   per   l'approvazione,   l'autorizzazione,   l'area   di localizzazione o comunque  la  realizzazione  dei  progetti  elencati negli allegati II, III, e IV» del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006;
  Considerato,  infatti,  che  i  suddetti  contenuti   programmatici generali stabiliscono un quadro di riferimento per successivi atti di pianificazione regionale, limitandosi ad  indicare  il  numero  e  le dimensioni degli inceneritori da realizzare su scala territoriale  di macroarea e di regioni, con riferimento al  solo  fabbisogno  residuo complessivo  di  incenerimento  calcolato  su  scala  nazionale,  non intervenendo sulla ubicazione puntuale, sulle  condizioni  operative, ne' sulla ripartizione di risorse;
  Ritenuto  pertanto   che   il   presente   decreto   si   configura esclusivamente come fattispecie programmatica e di riferimento per le amministrazioni  territoriali  che  hanno  il  compito  di   attuarlo mediante  l'adozione  degli  appositi  strumenti  di  pianificazione, secondo quanto disposto dagli articoli 196  e  seguenti  del  decreto legislativo n. 152 del 2006;
  Considerato che, alla luce  del  combinato  disposto  di  cui  agli articoli 7, comma 2, 196 e 199 del decreto  legislativo  n.  152  del 2006, spetta alle regioni il compito  di  recepire,  nell'ambito  dei rispettivi Piani di  gestione  dei  rifiuti,  le  scelte  strategiche contenute nel presente decreto, avviando le necessarie  procedure  di valutazione ambientale strategica ed eventualmente di  autorizzazione dei progetti, in  esito  alla  localizzazione  dell'impiantistica  da realizzare  per  soddisfare  il  relativo   fabbisogno   residuo   di incenerimento dei rifiuti;
  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  23 aprile 2015, con il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri,  prof.  Claudio  De  Vincenti,  e'  stata delegata la firma di decreti, atti e provvedimenti di competenza  del Presidente del Consiglio dei ministri;
  Sulla proposta  del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare;
                              Decreta:
                               Art. 1
                               Oggetto

  1. Ai sensi dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge  12  settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla  legge  11  novembre 2014, n. 164, il presente decreto ha ad oggetto:
  a)  l'individuazione  della  capacita'   attuale   di   trattamento nazionale degli  impianti  di  incenerimento  dei  rifiuti  urbani  e assimilati in esercizio al mese di novembre 2015;
  b)  l'individuazione  della  capacita'  potenziale  di  trattamento nazionale, riferita agli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati autorizzati e non in esercizio al mese di novembre 2015;
  c) l'individuazione, per macroaree e per regioni, degli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e  assimilati da realizzare o da  potenziare  per  coprire  il  fabbisogno  residuo nazionale di trattamento dei medesimi rifiuti.
                               Art. 2
                             Definizioni

  1. Ai fini del presente decreto si intende per:
    a) impianti di incenerimento: gli impianti  che  rispondono  alla definizione di cui all'art. 237-ter, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e che sono autorizzati:
      i. all'esercizio delle operazioni di smaltimento indicate nella lettera D10, dell'allegato B, della Parte IV del predetto decreto;
  oppure
      ii. all'esercizio delle operazioni di recupero  indicate  nella lettera R1, dell'allegato C della Parte IV del predetto decreto.
    b) impianti autorizzati: impianti che hanno ottenuto il  rilascio dei provvedimenti autorizzatori ai sensi del  Titolo  III-bis,  della Parte II del decreto legislativo 3 aprile 2006,  n.  152,  ovvero  ai sensi dell'art. 208 del medesimo decreto.
                               Art. 3
         Elenco degli impianti di incenerimento in esercizio

  1. L'elenco degli impianti di incenerimento dei  rifiuti  urbani  e assimilati, di cui all'art. 1, comma 1, lettera a), con l'indicazione espressa  per  ciascun  impianto  della  capacita'   di   trattamento autorizzata e quella relativa al trattamento  dei  rifiuti  urbani  e assimilati, e' riportato  nella  Tabella  A,  che  costituisce  parte integrante del presente provvedimento.
  2. La predetta tabella individua, altresi', secondo il procedimento riportato nell'allegato I,  la  capacita'  nazionale  complessiva  di trattamento degli impianti di  incenerimento  dei  rifiuti  urbani  e assimilati in esercizio al mese di novembre 2015.
                               Art. 4
        Elenco degli impianti di incenerimento  autorizzati non in esercizio

  1. L'elenco degli impianti di incenerimento dei  rifiuti  urbani  e assimilati, di cui all'art. 1, comma 1, lettera b), con l'indicazione espressa  per  ciascun  impianto  della   capacita'   potenziale   di trattamento e della localizzazione su  base  regionale  e'  riportato nella tabella  B,  che  costituisce  parte  integrante  del  presente provvedimento.
  2. La predetta tabella individua, altresi', secondo il procedimento riportato nell'allegato  I,  la  capacita'  potenziale  nazionale  di trattamento derivante dagli impianti  di  incenerimento  dei  rifiuti urbani e assimilati  autorizzati  e  non  in  esercizio  al  mese  di novembre 2015.
                               Art. 5
 Individuazione degli impianti  da  realizzare  o  da  potenziare  per              soddisfare il fabbisogno residuo nazionale

  1. L'individuazione del numero e della capacita' degli impianti  di incenerimento con recupero energetico dei rifiuti urbani e assimilati da realizzare o da  potenziare  tenendo  conto  della  programmazione regionale,  per  soddisfare  il  fabbisogno  residuo   nazionale   di trattamento, come individuato nell'allegato II,  e'  riportata  nella tabella  C,   che   costituisce   parte   integrante   del   presente provvedimento.
  2. In attuazione dei principi indicati nell'art. 35, comma  1,  del decreto-legge   12   settembre   2014,   n.   133,   convertito   con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, come esplicitati nell'allegato  III,  la  predetta  tabella  individua,  altresi',  le regioni in cui realizzare  o  potenziare  gli  impianti  necessari  a soddisfare il fabbisogno nazionale e le relative capacita'.
                               Art. 6
                         Disposizioni finali

  1. Ai sensi dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge  12  settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11  novembre 2014, n. 164, gli  impianti  individuati  nelle  Tabelle  A,  B  e  C costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di  preminente interesse nazionale e realizzano un sistema integrato  e  moderno  di gestione di rifiuti urbani  e  assimilati,  garantendo  la  sicurezza nazionale nell'autosufficienza del ciclo di  gestione  integrato  dei rifiuti,  cosi'  come  richiesto   dall'art.   16   della   direttiva 2008/98/CE.
  2. Al fine di garantire la sicurezza nazionale nell'autosufficienza e  nel  rispetto  delle   finalita'   di   progressivo   riequilibrio socio-economico fra  le  aree  del  territorio  nazionale,  ai  sensi dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014,  n.  133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n.  164, le minori capacita' di trattamento di  rifiuti  urbani  e  assimilati degli impianti di incenerimento in ragione delle politiche di cui  al comma  6,  sono  ridistribuite  all'interno  della  stessa  macroarea secondo  i  criteri  generali  e  le  procedure   di   individuazione esplicitati nell'allegato III.
  3. Entro il 30 giugno di  ogni  anno,  le  regioni  e  le  province autonome possono presentare al Ministero dell'ambiente e della tutela del  territorio  e  del  mare  una  richiesta  di  aggiornamento  del fabbisogno residuo regionale di incenerimento dei  rifiuti  urbani  e assimilati individuato nell'allegato II. La richiesta  e'  presentata in presenza di nuova approvazione di piano regionale di gestione  dei rifiuti o dei  relativi  adeguamenti,  ai  sensi  dell'art.  199  del decreto legislativo n. 152 del 2006, o di variazioni documentate  del fabbisogno  riconducibili: 
a)   all'attuazione   di   politiche   di prevenzione della produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata;
b)  all'esistenza  di  impianti  di  trattamento  meccanico-biologico caratterizzati  da  una  efficienza,  in   valori   percentuali,   di riciclaggio  e  recupero   di   materia,   delle   diverse   frazioni merceologiche superiori rispetto ai valori indicati nell'allegato II;
c) all'utilizzo di quantitativi  di  combustibile  solido  secondario (CSS) superiori a quelli individuati nell'allegato II;
d) ad  accordi interregionali volti a ottimizzare le infrastrutture  di  trattamento dei rifiuti urbani e assimilati.
  4.  La  richiesta,  adeguatamente  motivata,  e'   indirizzata   al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  e reca in allegato la seguente documentazione:
a) documento  contenente dati  attestanti  la  prevista  diminuzione,  rispetto   ai   livelli dell'anno  precedente,  della  produzione  di   rifiuti   attesa   in attuazione del piano regionale di prevenzione  della  produzione  dei rifiuti adottato ai sensi dell'art. 199 del decreto 3 aprile 2006, n. 152;
b) il modello unico di dichiarazione ambientale  presentato  per l'anno  precedente; 
c)  l'autorizzazione  dell'impianto   produttivo attestante  il  quantitativo  potenziale  utilizzabile  nel  medesimo impianto.
  5. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del mare, entro 120 giorni dalla scadenza del  termine  di  presentazione delle richieste di cui  al  comma  4,  esaminata  la  documentazione, propone le necessarie modifiche  del  presente  decreto,  secondo  il procedimento di cui all'art. 35, comma 1, del  decreto-legge  del  12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla  legge  11 novembre 2014, n. 164.    
6. Per le modifiche di cui al comma 5 si tiene  conto  anche  delle politiche in atto  relative  alla  dismissione  di  impianti  o  alla riduzione di  capacita'  di  incenerimento  per  le  sole  regioni  e province autonome, esplicitate nell'allegato III,  caratterizzate  da una sovracapacita' di trattamento rispetto al relativo fabbisogno  di incenerimento.
  7. Dall'attuazione  del  presente  decreto  non  derivano  nuovi  o maggiori oneri per la finanza pubblica.
  Il presente decreto sara' trasmesso agli organi  di  controllo  per gli adempimenti di competenza e pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale della Repubblica italiana.

    Roma, 10 agosto 2016

                          p. Il Presidente del Consiglio dei ministri
                                  Il Sottosegretario di Stato        
                                          De Vincenti                

  Il Ministro dell'ambiente  
e della tutela del territorio
          e del mare         
           Galletti          


Registrato alla Corte dei conti il 19 settembre 2016
Ufficio controllo atti Ministeri giustizia e  affari  esteri,  reg.ne prev. n. 2566
                                                            Tabella A
              Parte di provvedimento in formato grafico

                                                            Tabella B
              Parte di provvedimento in formato grafico

                                                            Tabella C
              Parte di provvedimento in formato grafico

                                                           ALLEGATO I
   Individuazione della capacita' attuale di trattamento nazionale     degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilati   in esercizio o autorizzati non in esercizio alla data novembre 2015

              Parte di provvedimento in formato grafico

                                                          ALLEGATO II
INDIVIDUAZIONE DEL FABBISOGNO RESIDUO DI  INCENERIMENTO  DEI  RIFIUTI                          URBANI E ASSIMILATI

              Parte di provvedimento in formato grafico

                                                         Allegato III
 Individuazione degli impianti da  realizzare  o  da  potenziare  per soddisfare  il  fabbisogno  residuo  nazionale  di  incenerimento  di  rifiuti urbani e assimilati

    Al fine di individuare gli impianti da realizzare o potenziare il comma 1 dell'art. 35 del decreto-legge n. 133 del 2014 ha stabilito i seguenti criteri generali:
    a) progressivo  riequilibrio  socio-economico  fra  le  aree  del territorio nazionale;
    b)  risoluzione  delle  procedure  di  infrazione  in  corso,   e prevenzione dall'avvio di ulteriori contenziosi con l'Unione europea;
    c) considerazione della programmazione regionale;
    d) realizzazione di un sistema moderno e  integrato  di  gestione dei rifiuti urbani e assimilati.
    Per quanto attiene al riequilibrio socio-economico  fra  le  aree del territorio nazionale, l'individuazione delle regioni  all'interno delle quali localizzare gli impianti e'  effettuata  sul  presupposto che ciascuna macroarea (Nord, Centro, Sud, Sicilia,  Sardegna)  debba rendersi tendenzialmente autosufficiente  nel  complessivo  ciclo  di
produzione  e  gestione  dei  rifiuti,  ivi  compresa,  naturalmente, l'attivita' di incenerimento dei rifiuti stessi.
    Sulla  scorta  di  tale  presupposto,  la  localizzazione   degli impianti in ciascuna delle regioni che  costituiscono  la  macroarea, tiene conto:
    della produzione, in  termini  assoluti,  dei  rifiuti  urbani  e assimilati;
    della presenza di impianti di  incenerimento  e  di  impianti  di trattamento meccanico-biologico di rifiuti;
    del fabbisogno residuo di impianti di incenerimento;
    del preponderante ricorso allo smaltimento dei rifiuti  urbani  e assimilati in impianti di discarica;
    della densita' abitativa;
    Con riferimento alla risoluzione delle procedure di infrazione in corso e alla prevenzione dall'apertura di ulteriori  contenziosi  con l'Unione  europea,  si  tiene  conto  dell'esigenza   di   rispettare integralmente le norme europee di settore, individuando, per ciascuna macroarea, le regioni  per  le  quali  sono  pendenti  contenziosi  e precontenziosi per violazione della normativa europea in  materia  di gestione dei rifiuti, nonche' le regioni oggetto di condanna da parte della Corte di giustizia europea.
    Ulteriormente, si considerano le condizioni di  gestione  critica del ciclo dei rifiuti all'interno delle singole  regioni  costituenti la macroarea, al fine di porre rimedio a situazioni  suscettibili  di sfociare in nuovi rilievi da parte dell'UE.
    In  ordine  al  rispetto  della  programmazione   regionale   per l'implementazione di un ciclo integrato dei rifiuti, si  tiene  conto delle previsioni contenute negli atti di pianificazione  di  gestione dei  rifiuti  elaborati  da  ciascuna  regione,  anche  relativamente all'individuazione di nuova capacita' di  incenerimento  dei  rifiuti urbani e assimilati.
    Per quanto riguarda la realizzazione  di  un  sistema  moderno  e integrato di gestione dei rifiuti urbani e assimilati,  si  considera la c.d. «taglia minima» di sostenibilita'  tecnico/  economica  degli impianti da realizzare in ciascuna regione,  cosi'  come  individuata dalla vigente disciplina sull'individuazione delle migliori  tecniche disponibili di cui al decreto ministeriale 27  gennaio  2007  recante «linee guida per l'individuazione e  l'utilizzazione  delle  migliori tecniche disponibili, in materia di gestione dei rifiuti».
    In particolare, il paragrafo H.12.2 del  documento  «Linee  guida relative ad impianti esistenti  per  le  attivita'  rientranti  nelle categorie IPPC: 5 Gestione dei rifiuti (Impianti di  incenerimento)», stabilisce  che  «Nel  caso  di  incenerimento  di  RU,  al  fine  di conseguire economie di scala, la  potenzialita'  di  un  impianto  di incenerimento non dovrebbe essere inferiore alle 300 t/g, riferite ad un PCI di 10,5 MJ/kg, indicativamente suddivise in  2  linee  da  150 t/g, corrispondenti ad un bacino di  utenza  dell'ordine  di  300.000 abitanti».
    Esplicitati  cosi'  i  criteri  della   norma   di   riferimento, l'ulteriore analisi riguarda  le  peculiari  situazioni  di  ciascuna macroarea e, piu' puntualmente, di ciascuna regione.
Macroarea geografica Nord.
    L'analisi condotta ha evidenziato un tendenziale  equilibrio  tra il fabbisogno  di  incenerimento  e  la  capacita'  di  incenerimento complessiva  portando,  la  macroarea   ad   essere   tendenzialmente autosufficiente  per  quanto  concerne  il  trattamento  termico  dei rifiuti urbani e assimilati.
    In particolare, quali dati rilevanti, emergono:
    l'elevato fabbisogno residuo di incenerimento in Liguria (234.786 tonn/anno) e Veneto (174.759 tonn/anno);
    la sovraccapacita' della  regione  Lombardia,  che  evidenzia  un surplus di incenerimento pari a 578.931 tonn/anno, garantito  da  una sostanziale saturazione impiantistica del territorio che conta n.  13 inceneritori;
    l'assenza totale di impianti nella regione Liguria, Valle d'Aosta  e provincia autonoma di  Trento.  Tuttavia,  tale  ultima  regione  e provincia presentano un fabbisogno limitato rispettivamente di 30.059 e 53.111 tonnellate anno;
    l'autosufficienza per la regioni Emilia Romagna,  Friuli  Venezia Giulia e provincia autonoma di Bolzano;
    un fabbisogno residuo di incenerimento per  la  regione  Piemonte pari a 52.427 tonnellate anno.
Macroarea geografica Centro.
    L'analisi condotta ha evidenziato l'esigenza di provvedere ad  un fabbisogno residuo di incenerimento dei rifiuti urbani  e  assimilati pari a complessive 523.918 tonn/anno.
    In particolare, quali dati rilevanti, emergono:
    l'elevato fabbisogno residuo di incenerimento in  regione  Marche (198.339 tonn/anno), Umbria  (129.883  tonn/anno)  e  Lazio  (213.652 tonn/anno);
    l'assenza totale di impianti nella regione Umbria e nella regione Marche;
    l'autosufficienza per la regione Toscana.
    Per quanto precede si riportano le condizioni che determinano  la localizzazione di nuovi impianti nelle regioni sotto elencate. Regione Marche.
    Nella regione Marche non sono presenti impianti di  incenerimento operativi;
i rifiuti urbani e  assimilati  sono  avviati  presso  gli impianti di trattamento  preliminari  realizzati  che  consentono  di soddisfare il relativo fabbisogno di trattamento.
    Inoltre,   la    regione    ha    comunicato    la    sospensione dell'Autorizzazione  Integrata  Ambientale  (AIA)   per   l'esercizio dell'impianto di Tolentino.
    La  regione  non  e'  oggetto  di  contenziosi  o  precontenziosi europei, ma  si  riscontra,  ad  oggi,  un  ricorso  prevalente  allo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani e assimilati.
    Per  tali  motivi,  la  regione  e'  stata  individuata  per   la realizzazione di un nuovo impianto  di  incenerimento  con  capacita' pari a 190.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati.
Regione Umbria.
    Nella regione Umbria non sono presenti impianti di  incenerimento operativi;
i rifiuti urbani e  assimilati  sono  avviati  presso  gli impianti di trattamento preliminari che consentono di  soddisfare  il relativo fabbisogno di trattamento.
    Inoltre, la regione ha comunicato che l'impianto di Terni risulta smantellato e privo di titolo autorizzativo.
    La  regione  non  e'  oggetto  di  contenziosi  o  precontenziosi europei, ma si riscontra un ricorso prevalente  allo  smaltimento  in discarica dei rifiuti urbani e assimilati.
    Per  tali  motivi,  la  regione  e'  stata  individuata  per   la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento di capacita' pari a 130.000 tonnellate/anno di rifiuti  urbani  e  assimilati  tale  da soddisfare il relativo fabbisogno residuo.
Regione Lazio.
    Nella regione Lazio sono presenti n. 3 impianti di  incenerimento operativi e n. 1 impianto autorizzato ma non  in  esercizio  con  una potenzialita'   complessiva   di   trattamento   pari    a    665.730 tonnellate/anno, che rappresenta poco piu' del 75% del fabbisogno  di incenerimento regionale.
    La regione e'  oggetto  di  condanna  da  parte  della  Corte  di giustizia europea, sancita da ultimo  con  sentenza  del  15  ottobre 2014, anche in ragione della violazione dell'art.  16,  paragrafo  1, della direttiva 2008/98 per non aver creato  una  rete  integrata  ed adeguata di impianti di gestione dei  rifiuti,  tenendo  conto  delle
migliori tecniche disponibili.
    Una significativa quota pari a circa il 10% di rifiuti  urbani  e di quelli derivanti dal loro trattamento sono destinati fuori regione e perlopiù smaltiti in discarica.
    Per  tali  motivi,  la  regione  e'  stata  individuata  per   la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento con una capacita' pari a 210.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati.
Macroarea geografica Sud.
    L'analisi condotta ha evidenziato l'esigenza di provvedere ad  un fabbisogno residuo di incenerimento dei rifiuti urbani  e  assimilati pari a complessive 488.432 tonn/anno.
    In particolare, quali dati rilevanti, emergono:
    l'elevato  fabbisogno  residuo  di  incenerimento   in   Campania (318.942 tonn/anno), e Abruzzo (121.069 tonn/anno);
    la sovracapacita' della regione Molise, che evidenzia un  surplus di incenerimento pari a 58.072 tonn/anno;
    l'assenza totale di impianti nella Regione Abruzzo;
    la  presenza  di  un   assai   esiguo   fabbisogno   residuo   di incenerimento nella regione Basilicata (28.874 tonn/anno) tale da non far ritenere sostenibile la realizzazione di nuove infrastrutture.
    l'autosufficienza per la regione Calabria;
    un fabbisogno residuo di incenerimento per la regione Puglia pari a  80.701  tonnellate  anno  tale  da  far  ritenere  sostenibile  un intervento per  il  potenziamento  degli  impianti  di  incenerimento esistenti;
    Per quanto precede si riportano le condizioni che determinano  la localizzazione di nuovi impianti nelle regioni sotto elencate.
Regione Campania.
    Nella regione Campania e' presente un impianto  di  incenerimento operativo  ed  in  esercizio  con  una  potenzialita'   dedicata   al trattamento  dei  rifiuti  urbani  e  assimilabili  pari  a   600.000 tonn/anno.
    La regione e'  oggetto  di  condanna  da  parte  della  Corte  di giustizia europea, sancita da ultimo con sentenza del 16 luglio 2015, per violazione dell'art. 260 Trattato sul  funzionamento  dell'Unione europea.
    La regione e'  altresi'  oggetto  di  procedura  d'infrazione  n. 2015/2165 relativa ai Piani di gestione dei  rifiuti  per  violazione dell'art. 28, paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE.
    Per  tali  motivi,  la  regione  e'  stata  individuata  per   la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento con una capacita' pari a 300.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati.
Regione Abruzzo.
    Nella regione Abruzzo non sono presenti impianti di incenerimento operativi.
    La regione e' oggetto  di  procedura  d'infrazione  n.  2015/2165 relativa ai Piani di gestione dei rifiuti  per  violazione  dell'art. 28, paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE poiche' non ha  rispettato il termine dei sei anni previsto da tale disposizione.
    La regione presenta un fabbisogno di incenerimento residuo pari a 121.069 tonn/anno.
    Il piano regionale di gestione dei rifiuti  vigente  prevede  che l'incenerimento di frazioni non altrimenti  riciclabili  in  impianti dedicati e' ammissibile al raggiungimento della media  regionale  del 40% di raccolta differenziata. Atteso che, ad oggi, tale  livello  si attesta  sulla  percentuale  del  46,1%,  risulta   giustificata   la realizzazione di un nuovo impianto  da  120.000  tonn/anno,  tale  da soddisfare le esigenze regionali.
Regione Puglia.
    Nella regione Puglia e' presente n. 1 impianto  di  incenerimento non operativo.
    La regione  non  e'  oggetto  di  contenzioni  o  pre-contenziosi europei, tuttavia presenta un  fabbisogno  di  incenerimento  residuo pari a 80.701 tonnellate anno, una elevata produzione di  rifiuti  in valore assoluto ed  un  ricorso  preponderante  allo  smaltimento  in discarica dei rifiuti urbani e assimilati.
    Per tali ragioni la regione Puglia e' stata  individuata  per  la realizzazione  di  una  capacita'  di  trattamento  pari   a   70.000 tonnellate/anno  di  rifiuti  urbani  e  assimilati   attraverso   il potenziamento degli impianti di incenerimento esistenti.
Macroarea geografica Sardegna.
    La Sardegna presenta un fabbisogno residuo di incenerimento  pari a 120.885 tonn/anno, derivante da un fabbisogno di  incenerimento  di 300.885  tonn/anno  cui  sottrarre  la  capacita'  di   incenerimento complessiva pari a 180.000 tonn/anno.
    L'attuale  capacita'  di  incenerimento  e'  garantita  da  n.  2 impianti in esercizio, che  tuttavia  non  riescono  a  soddisfare  i fabbisogni complessivi dell'Isola.
    La regione e'  altresi'  oggetto  di  procedura  d'infrazione  n. 2015/2165 relativa ai Piani di gestione dei  rifiuti  per  violazione dell'art. 30, paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE poiche'  non  ha rispettato il termine dei sei anni previsto da tale disposizione.
    La regione ha comunicato la previsione di potenziare gli impianti esistenti con una potenzialita' aggiuntiva pari a complessive  20.000 tonnellate/anno di rifiuti.
    Tale capacita' aggiuntiva non consente  di  coprire  il  relativo fabbisogno residuo, sicche' risulta necessario  realizzare  un  nuovo impianto di incenerimento  fino  al  completo  soddisfacimento  delle esigenze.
Macroarea geografica Sicilia.
    La Sicilia presenta un fabbisogno residuo di incenerimento pari a 685.099 tonn/anno, corrispondente al fabbisogno di  incenerimento  in quanto  la  regione  risulta  priva   di   qualsiasi   infrastruttura impiantistica dedicata all'incenerimento dei rifiuti.
    Inoltre la regione e'  caratterizzata  da  un  pressoche'  totale ricorso allo smaltimento in discarica dei  propri  rifiuti  urbani  e assimilati e per questo e' oggetto di pre-contenzioso  europeo  oltre ad essere oggetto di procedura d'infrazione n. 2015/2165 relativa  ai Piani di gestione dei rifiuti per violazione dell'art. 30,  paragrafo 1 della Direttiva 2008/98/CE poiche' non ha rispettato il termine dei sei anni previsto da tale disposizione.
    Si  evidenziano  inoltre  profili  di  criticita'  afferenti   al complessivo  ciclo  di  gestione  dei  rifiuti.   Risulta   evidente, pertanto,  l'assoluta  necessita'  di  localizzare   sul   territorio dell'Isola di almeno  n.  2  o  piu'  impianti  di  incenerimento  di capacita' pari al relativo fabbisogno.
 
                                                          Appendice I
      Capacita' di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilati in esercizio

              Parte di provvedimento in formato grafico





Inceneritori, il governo Renzi pubblica il decreto: due in Sicilia

A2a, ART 35 SALVA ITALIA, BAT, Bellolampo, CONTRAFATTO, CROCETTA, diossine, DISCARICHE, EDILPOWER, FARAONE, INCENERITORI, ITALMOBILIARE, PARTICOLATO TOTALE SOSPESO, rifiuti,