






I cementifici accettano rifiuti non perché “risparmiano” combustibili fossili ma per i guadagni connessi allo smaltimento dei rifiuti. Il vero risparmio energetico sta nel riciclaggio dei rifiuti (anche dei solventi, cosa tecnicamente possibile e applicata da anni). A livello europeo la recente direttiva (del dicembre 2000) sugli inceneritori ricomprende anche i cementifici tra gli impianti di coincernerimento e li tratta – sotto il profilo autorizzativo – come impianti di smaltimento dei rifiuti (ovvero soggetti ad autorizzazioni “normali” e, ove occorrente, all’obbligo di Valutazione di impatto ambientale). Le polveri di cemento sono molto dannose e producono problemi alle vie respiratore e di tipo allergico ai lavoratori dei cementifici provocate in particolare dai cromati solubili presenti nel cemento. L’arricchimento di tali polveri in altri contaminanti è tale che le polveri sono da considerarsi rifiuti tossico-nocivi. Studi su lavoratori del cemento esposti a polveri con metalli pesanti e diossine dovuti alla combustione di rifiuti in cementifici hanno evidenziato incrementi in patologie asmatiche e in patologie tumorali alla pelle e del polmone (Germania); uno studio svedese ha evidenziato un incremento del 60 % di rischio per cancro al retto dei lavoratori in cementifici con combustione di rifiuti rispetto a quelli senza. L’EPA ha, in ogni caso, rilevato nel 1995 incrementi significativi delle emissioni di mercurio che è uno dei maggiori composti tossici per l’uomo. Inoltre l’arricchimento delle polveri emesse in diossine e metalli pesanti incrementa il rischio connesso all’esposizione a tali polveri da parte della popolazione esposta. I cementieri si sono sempre opposti a limiti più restrittivi per la definizione di limiti di emissione per piombo, arsenico, cadmio, per la definizione di misure di efficienza della combustione (es.rapporto tra monossido e biossido di carbonio). Da un’indagine svolta nel nostro comprensorio ci risulta che siano state rilevate insufficienze respiratorie e sviluppo di patologie anche gravi superiori alla media.
Negli anni dei “Seveso” dei “Vajont” o dell’”Eternit” piemontese, non c’erano i mezzi di informazione e la coscienza di oggi. Non ci sono scuse e quindi
NON VOGLIAMO ESSERE "CATASTROFISTI" MA CHE ALMENO SI SAPPIA IL RISCHIO CHE POTREMMO CORRERE E NON ESSERE PRESI IN GIRO.




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