CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



giovedì 19 agosto 2010

I COMUNI INCIDENZA AMBIENTALE Z.P.S. S.I.C. NATURA 2000

DECRETI ASSESSORIALI



ASSESSORATO DEL TERRITORIO E DELL'AMBIENTE


DECRETO 22 ottobre 2007.
Disposizioni in materia di valutazione di incidenza attuative dell'articolo 1 della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13.


L'ASSESSORE PER IL TERRITORIO E L'AMBIENTE

Vista la direttiva 21 maggio 1992, n. 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche;
Visto l'art. 6, paragrafo 3, della suddetta direttiva, il quale stabilisce che qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente con altri piani o progetti, deve essere sottoposto a valutazione di incidenza, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo;
Visto il D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, recante l'attuazione della direttiva n. 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche;
Visto l'art. 1, comma 4, del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357;
Visto l'art. 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, come sostituito dall'art. 6 del D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120, disciplinante la valutazione di incidenza, il quale dispone al comma 5 che le regioni e le province autonome, per quanto di propria competenza, definiscono le modalità di presentazione dei relativi studi, individuano le autorità competenti alla verifica degli stessi, da effettuarsi secondo gli indirizzi di cui all'allegato G, i tempi per l'effettuazione della medesima verifica, nonché le modalità di partecipazione alle procedure nel caso di piani interregionali;
Visto l'art. 6 del D.P.R. n. 357/97, come sostituito dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120, che dispone che gli obblighi derivanti dagli artt. 4 e 5 del medesimo D.P.R. n. 357/97 si applicano anche alle zone di protezione speciale discendenti dalla direttiva n. 79/409/CEE;
Visto il decreto ministeriale 3 aprile 2000 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio "Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive n. 92/43/ CEE e n. 79/409/CEE";
Visto il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio del 3 settembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 224 del 24 luglio 2002, con il quale, tra l'altro, "Considerata la necessità di garantire il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat di specie per la cui tutela sono state designate le zone di protezione speciale ai sensi della citata direttiva n. 79/ 409/CEE del Consiglio e sono stati individuati i siti d'interesse comunitario proposti di cui alla citata direttiva n. 92/43/CEE del Consiglio" sono state emanate le linee guida per la gestione dei siti Natura 2000;
Visto il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio 25 marzo 2004 "Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia alpina in Italia, ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE" (Gazzetta Ufficiale n. 167 del 19 luglio 2004);
Visto il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio 25 marzo 2005 "Elenco delle zone di protezione speciale (ZPS), classificate ai sensi della direttiva n. 79/409/CEE" (Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 168 del 21 luglio 2005);
Visto il decreto 21 febbraio 2005 dell'Assessore regionale per il territorio e l'ambiente: "Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciale ricadenti nel territorio della Regione, individuati ai sensi delle direttive n. 79/409/CEE e n. 92/43/CEE" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana n. 41 del 7 ottobre 2005;
Visto il decreto 5 maggio 2006 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente "Approvazione delle cartografie delle aree di interesse naturalistico SIC e ZPS e delle schede aggiornate dei siti Natura 2000 ricadenti nel territorio della Regione";
Vista la decisione della Commissione delle comunità europee del 19 luglio 2006 che adotta, a norma della direttiva n. 92/43/CEE del Consiglio, l'elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia mediterranea;
Visto l'art. 13, commi 2 e 3, della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17 "Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005;
Visto il decreto 11 marzo 2005 dell'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze "Modalità di pagamento delle entrate derivanti dalla prestazione dei servizi resi dalla Regione, di cui all'art. 13 della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17";
Vista la circolare 23 gennaio 2004 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente "D.P.R. n. 357/97 e successive modifiche ed integrazioni - Regolamento recante attuazione della direttiva n. 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche - art. 5 - valutazione dell'incidenza - commi 1 e 2";
Visto il decreto del dipartimento territorio ed ambiente del 18 agosto 2004, n. 895, col quale si attribuisce la competenza in materia di valutazione di incidenza ex art. 5 del D.P.R. n. 357/97 e successive modifiche ed integrazioni, al servizio 2 VAS-VIA;
Visto il decreto 30 marzo 2007 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente "Prime disposizioni d'urgenza relativa alle modalità di svolgimento della valutazione di incidenza ai sensi dell'art. 5, comma 5, del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 e successive modifiche ed integrazioni";
Visto il decreto 3 aprile 2007 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente "Disposizioni sulle aree naturali protette";
Considerato che l'art. 1, comma 1, della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13, dispone che "Le determinazioni sulle valutazioni di incidenza, previste dall'art. 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, sono attribuite ai comuni nel cui territorio insistono i siti SIC e ZPS. Le valutazioni di incidenza che interessino siti SIC e ZPS ricadenti all'interno dei parchi naturali sono di competenza dell'ente parco";
Vista la nota prot. n. 3633/GAB del 5 luglio 2007, con la quale l'Assessore per il territorio e l'ambiente ha disposto, in merito all'attuazione dell'art. 1 della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13 "la trasmissione ai comuni ed agli enti parco competenti per territorio di tutte le pratiche in atto giacenti presso questo Assessorato, in uno alle disposizioni necessarie per l'espletamento delle stesse;
Visto il parere dell'Ufficio legislativo e legale, prot. n. 11852 del 5 luglio 2007 "Atto amministrativo - valutazione di incidenza in siti SIC e ZPS - art. 1, legge regionale n. 13/2007 - Procedimenti in itinere";


Decreta:



Art.

I procedimenti di valutazione di incidenza dei progetti ed interventi avviati mediante istanza dei proponenti a questo Assessorato, dipartimento territorio ed ambiente, servizio 2 VAS-VIA, prima del 26 maggio 2007, data di entrata in vigore della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13, e non ancora definiti da questo Assessorato, verranno conclusi dai comuni ed enti parco competenti territorialmente, ai sensi di quanto previsto dal comma 1 dell'art. 1 della suddetta legge. I suddetti enti provvederanno al ritiro delle pratiche presso il servizio 2 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, sulla base di apposito elenco che questo Assessorato provvederà a trasmettere ad ognuno dei suddetti enti.


Art. 2

Nel caso il proponente del progetto risulta essere lo stesso l'ente deputato al rilascio della valutazione di incidenza, l'ente che provvederà ad effettuare la suddetta procedura è l'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, servizio 2.


Art. 3

Nel caso il proponente di un progetto/intervento, che interessi pSIC, SIC, ZSC, ZPS non ricadenti neppure parzialmente in un'area naturale protetta, sia costituito da più comuni, l'ente che provvederà ad effettuare la procedura di valutazione di incidenza è l'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, servizio 2.


Art. 4

Ai sensi del comma 3 dell'art. 1 della suddetta legge regionale 8 maggio 2007, n. 13, nel caso in cui i comuni o gli enti parco non provvedano ad esitare il provvedimento finale relativo al procedimento di valutazione di incidenza entro il termine perentorio di 60 giorni, a tali enti è fatto obbligo di trasmettere tutta la documentazione relativa ai progetti non esitati all'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, dipartimento territorio ed ambiente, servizio 2 VAS-VIA.


Art. 5

Considerata la perentorietà del termine di 60 giorni previsto dal comma 3 dell'art. 3 della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13, per l'adozione delle determinazioni sulle valutazioni di incidenza da parte dell'Assessorato del territorio e dell'ambiente via sostitutiva", qualora tale periodo trascorra senza che l'ente competente si esprima, si intende formato il "silenzio rifiuto".


Art. 6

Il termine perentorio di 60 giorni inizia a decorrere dalla presentazione della istanza amministrativamente completa. Pertanto in caso di richiesta di integrazioni tale termine inizia a decorrere nuovamente dal ricevimento delle stesse, e comunque a far data dal ricevimento del parere ex art. 5, comma 7, del D.P.R. n. 357/97, espresso formalmente o per "silenzio-assenso" dall'ente gestore o dal competente servizio 6 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente.


Art. 7

Copia del provvedimento finale emanato dal comune o dall'ente parco dovrà essere trasmesso all'Assessorato del territorio e dell'ambiente ed all'Ispettorato ripartimentale delle foreste competente per territorio, per i compiti di cui all'art. 15 del DFPR n. 357/97 e successive modifiche ed integrazioni.


Art. 8

Relativamente ai parere ex art. 5, comma 7, del D.P.R. n. 357/97, come previsto dall'art. 2, lett. C), punti 5, 6, 7 e 8 del decreto 30 marzo 2007 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, i proponenti di un piano/ progetto/intervento che ha attivato la procedura di valutazione di incidenza devono inoltrare copia dell'istanza e di tutta la documentazione agli enti competenti al rilascio dello stesso, ovvero: all'ente gestore che dovrà esprimere l'apposito parere entro il termine perentorio di 30 giorni dal ricevimento dell'istanza, e all'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, servizio competente in materia di protezione del patrimonio naturale, che dovrà esprimere l'apposito parere entro il termine di 45 giorni dal ricevimento dell, decorsi i quali il parere si ritiene reso positivamente.


Art. 9

Le previsioni di cui all'art. 4 del decreto 30 marzo 2007 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente in merito alla procedura di screening alla quale può anche non seguire l'attivazione della procedura di valutazione di incidenza devono essere applicate anche dai comuni e dagli enti parco nell'ambito delle competenze a loro attribuite dalla suddetta legge regionale n. 13/2007.


Art. 10

Per i progetti assoggettati alle procedure di VIA di cui all'art. 6, legge 8 luglio 1986, n. 349, al D.P.R. 12 aprile 1996 ed all'art. 91 della legge regionale n. 6/2001, l'art. 5 del D.P.R. n. 357/97, dispone al comma 4 che la valutazione di incidenza è ricompressa nell'ambito delle suddette procedure: ne consegue che le valutazioni di incidenza per tutti gli interventi elencati all'art. 1 del D.P.C.M. n. 377/88 e successive modifiche ed integrazioni non sono di competenza dei comuni e degli enti parco ma dei soggetti deputati al rilascio delle autorizzazioni ai sensi delle vigenti leggi richiamate.


Art. 11

Con il presente decreto viene revocata l'autorizzazione ex art. 5 del D.P.R. n. 357/97 e successive modifiche ed integrazioni, rilasciata all'Azienda regionale foreste demaniali della Regione siciliana con la nota prot. n. 41620 del 19 giugno 2006, tenuto conto di quanto previsto dall'art. 3 del decreto 30 marzo 2007 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, quando dispone in merito ai progetti ed interventi esclusi dalla procedura di valutazione di incidenza.


Art. 12

Le valutazioni di incidenza relative a progetti ed interventi che interessano pSIC, SIC, ZPS e ZSC che ricadono interamente od in parte, all'interno dei parchi naturali sono di competenza dell'ente parco, anche se il progetto o l'intervento non prevedono opere interessanti esattamente il territorio del parco.


Art. 13

Il comma 2 dell'art. 1 della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13 dispone, peraltro che: "Sono di competenza dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente le valutazioni di incidenza che riguardano l'intera pianificazione comunale, provinciale e territoriale, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori che non sono stati ancora approvati dalla data di entrata in vigore della presente legge". Pertanto dovrà essere presentata all'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, dipartimento territorio ed ambiente, servizio 2 VAS-VIA, per la sottoposizione alla procedura di valutazione di incidenza tutta la pianificazione approvata posteriormente alla data di pubblicazione del decreto ministeriale 3 aprile 2000. La procedura si applica anche alle varianti pianificatorie.


Art. 14

L'art. 2, lett. C), punti 5 e 7, del decreto 30 marzo 2007 dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, quando dispone in merito al parere ex art. 5, comma 7, del D.P.R. n. 357/97, è come di seguito modificato:
- qualora un piano/progetto/intervento interessi pSIC, SIC, ZSC, ZPS ricadenti, interamente od in parte, in un'area naturale protetta, ai sensi della vigente legislazione regionale, l'ente gestore dovrà esprimere l'apposito parere entro il termine perentorio di 30 giorni dal ricevimento dell'istanza;
- qualora un piano/progetto/intervento interessi pSIC, SIC, ZSC, ZPS non ricadenti neppure parzialmente in un'area naturale protetta, il parere è reso dall'Assessorato del territorio e dell'ambiente, servizio competente in materia di protezione del patrimonio naturale, entro 45 giorni dal ricevimento dell'istanza.


Art. 15


Si raccomanda nell'espletamento delle procedure di valutazione di incidenza il rispetto di quanto disposto dal D.P.R. n. 357/97 e successive modifiche ed integrazioni e dal decreto 30 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 27 aprile 2007, e si consiglia l'utilizzo delle schede di Natura 2000, consultabili presso il sito internet www.artasicilia.it e della "Guida metodologica" consultabile presso il sito internet www.miniambiente.it.
Palermo, 22 ottobre 2007. INTERLANDI



OGGETTO: Atto amministrativo - Valutazione d'incidenza in siti SIC e ZPS - Art.1, l.r. n.13/2007 - Procedimenti in itinere.


ASSESSORATO REGIONALE DEL TERRITORIO E DELL'AMBIENTE
Dipartimento Territorio e Ambiente







1. Con nota prot. n.41755 del 4 giugno 2007 codesto Dipartimento ha chiesto il parere dello Scrivente in ordine alla valutazione di incidenza così come disciplinata dall'art.1, commi 1 e 2, L.r. 8 maggio 2007, n.13.
In particolare, posto che dal combinato disposto dei citati commi emergerebbe che rimangono di competenza dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente le valutazioni di incidenza relative alla pianificazione, mentre transitano ai Comuni, nel cui territorio insistono i siti SIC e ZPS, quelle relative a progetti ed a interventi, codesta Amministrazione chiede se le istanze relative a progetti ed interventi per la valutazione di incidenza che, al momento dell'entrata in vigore della predetta legge, erano già pervenute alla stessa e, segnatamente, al Servizio 2 - V.A.S.-V.I.A., debbano essere trasmesse ai comuni -ponendosi in questo caso il problema delle spese istruttorie già sostenute dai richiedenti secondo le modalità di cui alla circolare di codesto Assessorato n.18222 del 21 marzo 2005 ed al D.A. n.203 dell'11 marzo 2005 dell'Assessorato del bilancio- o se, invece, i procedimenti relativi alle istanze già protocollate alla data di entrata in vigore della legge vadano portati a termine da codesta Amministrazione.
Codesto Dipartimento ha chiesto altresì se l'art.1, primo comma, l.r. cit. abbia trasferito ai comuni soltanto le "determinazioni finali", in merito alle valutazioni di incidenza su progetti e interventi, rimanendo la competenza in capo a codesto Assessorato o se, invero, la norma abbia attibuito ai comuni le "competenze" relative alle valutazioni di incidenza ex art.5, D.P.R. n.357/1997, che prima erano assegnate a codesto Assessorato, "con la conseguenza che le pratiche attualmente in possesso del Servizio 2 saranno trasmesse ai proponenti dei progetti ed interventi su SIC e ZPS, che dovranno attivare la procedura di valutazione di incidenza presso i Comuni interessati territorialmente".
Codesto Dipartimento non ha espresso il proprio orientamento sulla problematica.


2. Sulla questione suesposta si osserva quanto segue.
L'art.1 della legge regionale L.R. 8 maggio 2007, n. 13, recante "Disposizioni in favore dell'esercizio di attività economiche in siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale. Norme in materia di edilizia popolare e cooperativa. Interventi nel settore del turismo. Modifiche alla legge regionale n. 10 del 2007", testualmente dispone che:
"Art.1 - Disposizioni in favore dell'esercizio di attività economiche in siti SIC e ZPS. - 1. Le determinazioni sulle valutazioni di incidenza, previste dall'articolo 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, sono attribuite ai comuni nel cui territorio insistono i siti SIC e ZPS. Le valutazioni di incidenza che interessino siti SIC e ZPS ricadenti all'interno dei parchi naturali sono di competenza dell'Ente parco.
2. Sono di competenza dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente le valutazioni di incidenza che riguardano l'intera pianificazione comunale, provinciale e territoriale, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori che non sono stati ancora approvati alla data di entrata in vigore della presente legge.
3. I comuni e gli enti parco sono tenuti ad adottare le determinazioni sulle valutazioni di incidenza entro il termine di 60 giorni. Decorso il predetto termine, la pronuncia sulla valutazione di incidenza è rilasciata in via sostitutiva dall'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, che deve adottarla entro il successivo termine di 60 giorni, (periodo omesso in quanto impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell'art. 28 dello Statuto).
4. (Comma omesso in quanto impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell'art. 28 dello Statuto).
5. (Comma omesso in quanto impugnato dal Commissario dello Stato ai sensi dell'art. 28 dello Statuto).".

L'art.1, l.r. cit. detta disposizioni che danno attuazione, per quanto rimesso alla competenza della Regione, alla procedura di valutazione di incidenza, introdotta dalla Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, che all'art.6, comma 3, dispone che "3. Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione pubblica.".

La direttiva è stata recepita dallo Stato italiano con D.P.R. 8 settembre 1997, n.357 che all'art.5, poi sostituito dall'art.6, D.P.R. 12 marzo 2003, dispone



testualmente che:
"5. Valutazione di incidenza. 1. Nella pianificazione e programmazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle zone speciali di conservazione.
2. I proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore, ivicompresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti, predispongono, secondo i contenuti di cui all'allegato G, uno studio per individuare e valutare gli effetti che il piano può avere sul sito, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Gli atti di pianificazione territoriale da sottoporre alla valutazione di incidenza sono presentati, nel caso di piani di rilevanza nazionale, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e, nel caso di piani di rilevanza regionale, interregionale, provinciale e comunale, alle regioni e alle province autonome competenti.
3. I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell'allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi.
4. Per i progetti assoggettati a procedura di valutazione di impatto ambientale, ai sensi dell'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996, e successive modificazioni ed integrazioni, che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione, come definiti dal presente regolamento, la valutazione di incidenza èricompresa nell'àmbito della predetta procedura che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati. A tale fine lo studio di impatto ambientale predisposto dal proponente deve contenere gli elementi relativi alla compatibilità del progetto con le finalità conservative previste dal presente regolamento, facendo riferimento agli indirizzi di cui all'allegato G.
5. Ai fini della valutazione di incidenza dei piani e degli interventi di cui ai commi da 1 a 4, le regioni e le province autonome, per quanto dipropria competenza, definiscono le modalità di presentazione dei relativi studi, individuano le autorità competenti alla verifica degli stessi, da effettuarsi secondo gli indirizzi di cui all'allegato G, i tempi per l'effettuazione della medesima verifica, nonché le modalità di partecipazione alle procedure nel caso di piani interregionali.
6. Fino alla individuazione dei tempi per l'effettuazione della verifica di cui al comma 5, le autorità di cui ai commi 2 e 5 effettuano la verifica stessa entro sessanta giorni dal ricevimento dello studio di cui ai commi 2, 3 e 4 e possono chiedere una sola volta integrazioni dello stesso ovvero possono indicare prescrizioni alle quali il proponente deve attenersi. Nel caso in cui le predette autorità chiedano integrazioni dello studio, il termine per la valutazione di incidenza decorre nuovamente dalla data in cui le integrazioni pervengono alle autorità medesime.
7. La valutazione di incidenza di piani o di interventi che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione ricadenti, interamente o parzialmente, in un'area naturale protetta nazionale, come definita dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, è effettuata sentito l'ente di gestione dell'area stessa.
8. L'autorità competente al rilascio dell'approvazione definitiva del piano o dell'intervento acquisisce preventivamente la valutazione di incidenza, eventualmente individuando modalità di consultazione del pubblico interessato dalla realizzazione degli stessi.
9. Qualora, nonostante le conclusioni negative della valutazione di incidenza sul sito ed in mancanza di soluzioni alternative possibili, il piano o l'intervento debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale ed economica, le amministrazioni competenti adottano ogni misura compensativa necessaria per garantire la coerenza globale della rete "Natura 2000" e ne danno comunicazione al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per le finalità di cui all'articolo 13.
10. Qualora nei siti ricadano tipi di habitat naturali e specie prioritari, il piano o l'intervento di cui sia stata valutata l'incidenza negativa sul sito di importanza comunitaria, può essere realizzato soltanto con riferimento ad esigenze connesse alla salute dell'uomo e alla sicurezza pubblica o ad esigenze di primaria importanza per l'ambiente, ovvero, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.".


3. Com'è noto, la valutazione di incidenza è uno degli strumenti di tutela dei proposti siti di importanza comunitaria (pSIC), dei siti di importanza comunitaria (SIC), delle zone speciali di conservazione (ZSC) e delle zone di protezione speciale (ZPS, previste dalla direttiva 79/409/CEE) che, nel loro insieme, costituiscono la rete ecologica "Natura 2000", una rete europea di siti gestiti in funzione della conservazione della biodiversità.

La valutazione di incidenza ha lo scopo di analizzare in via preventiva le interferenze di piani, progetti ed interventi non direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie tutelate, ma in grado di condizionarne l'equilibrio ambientale.

Affrontando prima, per ragioni sistematiche, l'ultimo quesito, si osserva quanto segue.
Non sembra allo Scrivente che la norma regionale possa lasciare incertezze interpretative sotto il profilo in esame, dal momento che la lettura complessiva dei tre commi, secondo i canoni dell'interpretazione letterale (art.12 delle preleggi: "Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore."), depone univocamente nel senso che il legislatore abbia inteso attribuire ai comuni, non soltanto le "determinazioni finali", ma le "competenze" sulle valutazioni di incidenza relative a singoli interventi e progetti. Peraltro, come vedremo, anche l'esame dei lavori preparatori della norma confermano questa linea interpretativa.

Premesso che, come sopra visto, sono sottoposti a valutazione di incidenza tutti i piani, interventi e progetti che possano avere incidenze negative sui siti tutelati, il legislatore regionale ha individuato gli enti competenti in merito ed ha espressamente attribuito all'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente la competenza in ordine alle valutazioni di incidenza che riguardano l'intera pianificazione comunale, provinciale e territoriale, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori (secondo comma).

Ciò rilevato, va da sè che il primo comma, pur utilizzando il termine "determinazioni", che potrebbe fare pensare ai provvedimenti finali, ha attribuito ai comuni la competenza in ordine all'intera procedura sulle valutazioni di incidenza previste dall'art.5, D.P.R. n.357/1997 che, per esclusione, riguardano singoli progetti ed interventi.
In tal senso, bene si inquadra anche il terzo comma della disposizione in esame che, nel prevedere un potere sostitutivo dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente in caso di inerzia degli enti locali protratta per 60 giorni, presuppone la competenza dei comuni stessi.

Siffatta lettura della norma, ricavabile dall'analisi del dato letterale, è confermata dai lavori preparatori della legge ai quali di regola non si può riconoscere valore determinante nell'interpretazione della legge ma che, qualora presentano elementi di precisa univocità, possono essere richiamati per confermare la volontà obiettiva del legislatore desumibile dalla ratio legis, intesa come sintesi di motivi, fondamento e scopo della disposizione.

Dai lavori preparatori emerge, infatti, che "Il servizio che si occupa della valutazione di incidenza è all'interno dell'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente ed è un servizio che è stato creato con delle risorse umane dimensionate solo per le valutazioni di impatto ambientale che è altra cosa. Quindi, sopravvenendo le nuove direttive comunitarie e le altre norme che vanno a sovrapporsi in materia di ambiente, ..., non è dimensionato a dare risposte certe in tempi certi all'utenza. Questo è il problema che oggi stiamo sperimentando" (cfr. 55^ seduta d'Aula del 20 marzo 2007) e che, pertanto, "trasferire le competenze ai comuni senza alcun rilievo nell'impianto, ..., così come si è fatto in tutto il territorio nazionale è un atto che favorisce la certezza del diritto: i cittadini debbono conoscere il parere se positivo o meno, non possono stare tre anni e anche più in attesa..." (61^ seduta dell'11 aprile 2007), precisandosi altresì che "l'Assessorato regionale deve fare le valutazioni di incidenza poichè ha personale qualificato per farlo, ma per altri tipi di attività, che sono citate dall'articolo ..., ossia le pianificazioni -le pianificazioni dei comuni, le pianificazioni delle province, le pianificazioni territoriali di tutti i tipi-, le valutazioni sui piani faunistico-venatori, su tutto ciò che riguarda la competenza regionale; è impensabile che la Regione possa occuparsi delle piccole realtà dei comuni, singolarmente, ed intervenire per fare le valutazioni di incidenza" (62^ seduta del 18 aprile 2007).

Ciò chiarito, il primo quesito va affrontato tenendo conto del fatto che le competenze in merito alle valutazioni di incidenza relative a progetti ed interventi sono state sottratte a codesto Assessorato regionale e attribuite dalla norma in esame ai comuni.

La problematica, concernente le ripercussioni sul procedimento amministrativo del sopravvenire, durante il suo corso, di una legge che lo disciplini in maniera diversa da quella vigente al momento in cui il procedimento stesso ha avuto inizio, va risolta alla luce della regola generale sancita dall'art.11 delle preleggi, secondo cui tempus regit actum.

In base a tale principio ogni fase o atto del procedimento amministrativo -ivi compresi quelli con i quali la parte privata assume oneri di iniziativa, impulso e documentazione- riceve disciplina per quanto riguarda la struttura, i requisiti ed il ruolo funzionale, dalle disposizioni di legge e di regolamento vigenti alla data in cui ha luogo ciascuna sequenza procedimentale (v., tra le tante, C.Stato, sez. VI, 12.05.2004, n.2984).

In adesione al suddetto principio, nessun effetto precettivo va riconosciuto ad una legge successiva solo nel caso di una vicenda sostanzialmente conclusasi sotto la previgente disciplina con la formazione della volontà dell'amministrazione definitiva e non più revocabile (v., sul punto, C.Stato, sez. V, 06.10.2003, n.5866).
Tali regole subiscono eccezioni solo nei casi in cui è la stessa legge successiva a dettare specifiche regole per l'attività già precedentemente compiuta.

Tornando al caso in esame, in assenza di una norma transitoria, nell'applicare i suddetti principi generali, deve ritenersi che:
I) per le istanze presentate presso codesto Dipartimento dai soggetti interessati prima della data di entrata in vigore della nuova disciplina (15 giorni dopo la sua pubblicazione nella G.U.R.S.), per le quali non è stata svolta alcuna attività istruttoria o per le quali la fase istruttoria non è ancora completata, deve trovare immediata applicazione la nuova normativa, in base al principio tempus regit actum e codesto Dipartimento dovrà trasmettere le istanze già ricevute ai Comuni.
In questo caso il procedimento risulta già avviato ma la fase istruttoria non è ancora chiusa. Ne deriva che le pratiche attualmente in possesso di codesto Assessorato non devono essere restituite ai soggetti interessati, dovendosi ritenere oramai chiusa la fase dell'avvio del procedimento ma, come detto, devono essere trasmesse ai comuni affinchè avviino la successiva fase procedimentale dell'istruttoria.

II) per quanto concerne le istanze per le quali anche la fase istruttoria è già conclusa, vale parimenti il principio per cui gli atti preparatori già compiuti sono validi ed efficaci e la nuova normativa trova applicazione solo per le successive fasi procedimentali, con la conseguenza che codesto Dipartimento deve trasmettere le istanze già istruite ai comuni che, sulla base dell'istruttoria già conclusa da codesto Assessorato, devono limitarsi ad adottare l'atto finale.

Rimane da affrontare la questione concernente il pagamento delle spese di istruttoria che è stata posta da codesto Dipartimento per i casi in cui l'istanza, già presentata a codesto Assessorato e non ancora istruita, va trasmessa al comune competente per la fase istruttoria.
A ben vedere, la questione è più ampia, dal momento che ad oggi l'art.13, secondo comma, L.r. 28 dicembre 2004, n.17, rubricato "Entrate derivanti dalla prestazione dei servizi resi dalla Regione", prevede in generale che:
"2. Ai fini della valutazione di incidenza prevista dall'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modifiche ed integrazioni, il committente privato versa in entrata nel bilancio regionale una somma pari allo 0,2 per cento dell'importo del progetto di massima.", facendo riferimento a tutte le valutazioni di incidenza di cui all'art.5, D.P.R n.357/1997 cit.
Con decreto 11 marzo 2005 sono state chiarite le modalità di pagamento delle entrate derivanti dalla prestazione dei servizi resi dalla Regione, di cui all'art.13, l.r. n.17/2004.
Come si evince dalla stessa rubrica della norma si tratta di un contributo posto a carico del soggetto richiedente la valutazione di incidenza in correlazione alla "prestazione di servizi resi dalla Regione".
E' evidente, pertanto, l'incongruenza che deriva dalla circostanza che il "servizio" per le valutazioni di incidenza di cui all'art.1, primo comma, l.r. n.13/2007 è ora reso dai comuni.

Codesto Dipartimento dovrà, pertanto, alla luce di quanto rilevato, farsi carico di promuovere una iniziativa legislativa per modificare la previsione di cui all'art.13, secondo comma, l.r. n.17/2004 cit. per il futuro e per dettare modalità transitorie per l'attribuzione delle somme versate dai soggetti richiedenti al bilancio regionale per i procedimenti già avviati che passano alla competenza dei comuni.

Copia del presente parere è inviata, per opportuna conoscenza, anche all'Assessorato del bilancio e delle finanze, sia al fine di renderlo partecipe della problematica in discorso e delle soluzioni proposte, con riferimento all'ultimo profilo esaminato, sia per consentire allo stesso di formulare, qualora lo ritenga necessario, le proprie osservazioni al riguardo, alla cui stregua, eventualmente, lo Scrivente si riserva ogni utile approfondimento.
Nelle superiori considerazioni è il parere dello Scrivente.

A termini dell'art. 15 del regolamento approvato con D.P.Reg. 16 giugno 1998, n. 12, lo Scrivente acconsente alla diffusione del presente parere in relazione ad eventuali domande di accesso inerenti il medesimo.
Codesta Amministrazione vorrà comunicare, entro novanta giorni dalla ricezione, l'eventuale possibilità che il parere stesso inerisca una lite, ovvero se intende differirne la pubblicazione sino all'adozione di eventuali provvedimenti amministrativi. Decorso tale termine senza alcuna comunicazione in tal senso si consentirà la diffusione sulla banca dati "FoNS", giusta delibera di Giunta regionale n. 229 dell'8 luglio 1998.


http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?dpath=document&dfile=21052007092523.pdf&content=SICILIA,+L.R.+n.+13/2007,Disposizioni+in+favore+dell+-++-++-+




http://www.ambientediritto.it/dottrina/Politiche%20energetiche%20ambientali/politiche%20e.a/via_romagnoli.htm

Procedura Nazionale di VIA










La partecipazione dei cittadini

Il consenso e la collaborazione della popolazione locale si ritiene uno dei fattori fondanti della procedura di VIA. I cittadini devono essere informati sull’avvio del procedimento attraverso un avviso dell’avvenuto deposito del SIA pubblicato su quotidiani ad ampia diffusione a livello locale e nazionale, contenente l’indicazione dell’opera e la sua precisa localizzazione. Entro 30 giorni dall’annuncio pubblico qualsiasi cittadino può presentare al Ministero dell’Ambiente, al Ministero per i beni e le attività culturali ed alla Regione territorialmente interessata, delle istanze, osservazioni, pareri sul progetto in esame. Ogni cittadino può, altresì, partecipare alle eventuali inchieste pubbliche indette dal Ministero dell’ambiente o dalla Regione, alla quale sono chiamati ad intervenire anche il proponente e gli Enti locali interessati.


Il rilascio del giudizio di compatibilità ambientale

La procedura di VIA si conclude attraverso il rilascio di un giudizio motivato che precede il rilascio del provvedimento amministrativo che consente l’avvio del progetto. Vediamo le tempistiche attinenti l’emanazione di tale giudizio:
- decorso il termine dei 60 giorni dalla data di trasmissione del SIA e del progetto definitivo, l’Autorità Competente ha ulteriori 90 giorni per emanare il giudizio di compatibilità ambientale, anche in assenza dei pareri richiesti ai soggetti coinvolti;
- in caso di incompletezza di dati o lacune informative possono essere richieste delle integrazioni attinenti il progetto o la documentazione allegata: la procedura di VIA, in tal caso, viene momentaneamente sospesa fino alla ricezione della documentazione integrativa. Nell’ipotesi in cui il proponente non ottemperi si ferma il corso della procedura e si rende necessaria la presentazione di una nuova domanda;
- l’Autorità competente può, in determinati casi, indire una, o più, Conferenze di Servizi a cui partecipano i rappresentanti legittimati ad esprimere in modo definitivo il parere dell’amministrazione di appartenenza;
- la definizione finale del giudizio di compatibilità ambientale, che può includere eventuali prescrizioni per la mitigazione degli impatti ed il monitoraggio dell’opera, scaturisce nell’emanazione del provvedimento amministrativo che permette l’avvio dei lavori dell’opera. Tale provvedimento finale deve essere pubblicato, da parte del proponente, unitamente all’estratto della VIA, nella Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino regionale in caso di VIA Regionale e su un quotidiano a diffusione nazionale. Dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte dei soggetti interessati.
In caso di mancata pronuncia entro 90 giorni, l’art. 6 della l. 349/1986 predispone che “la procedura di approvazione riprenda il suo corso, salvo proroga deliberata dal Consiglio dei Ministri in casi di particolare rilevanza”, si parla, in questo caso, di silenzio devolutivo.
La Commissione VIA può intervenire anche posteriormente all’avvio dei lavori, infatti nel caso in cui nell’esecuzione dell’opera si pongano in essere comportamenti contrastanti con il parere di compatibilità ambientale il MATTM ne può ordinare la sospensione e rimettere la questione al Consiglio dei Ministri.


Gli organi tecnici implicati nella procedura di VIA

Per comprendere appieno la realizzazione della procedura VIA si ritiene opportuno illustrare i ruoli e le responsabilità degli Enti coinvolti nella procedura stessa. In particolare intervengono nel procedimento finalizzato all’emanazione del decreto di compatibilità ambientale i seguenti soggetti:
1 - Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale, Divisione III;
2 - Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale, Divisione X;
3 - Commissione VIA;
4 - Organismi esterni.
























La proposta di legge regionale, sui costi della politica, ha chiaramente messo in crisi TUTTI i “politicanti” locali affaccendati nella preparazione delle candidature per le prossime elezioni amministrative.
Tutti sappiamo a Isola delle Femmine, che la disponibilità a cariche da ricoprire e stipendi da percepire, condiziona la candidatura in una Qualsiasi lista elettorale.

Se per un attimo ci soffermiamo sulla proposta di legge approvata dalla giunta Lombardo scorgiamo che:
-La riduzione del numero degli assessori da 7 a 4;
-Il taglio alle indennità aggiuntive per sindaco e presidente del Consiglio;
-Il Gettone presenza così come i consiglieri comunali, per il VICE PRESIDENTE del Consiglio;
-L’addio all'aspettativa retribuita per gli eletti nei consigli;
-Lo stop ai permessi per i consiglieri-dipendenti che non potranno più andare in aspettativa con contributi a carico dell'ente.


Sicuramente creerà una situazione di SCOMPIGLIO in un ravvicinato futuro della vita politica amministrativa di Isola delle Femmine.

La politica è la vita della comunità sociale ed economica, e chi la gestisce e la usa esclusivamente per un proprio interesse personale e di potere dovrebbe essere buttato fuori da chi lo ha eletto.
Difficile pensarlo sapendo che chi lo ha eletto aspetta o il "favore personale" o.......
Bisognerebbe soltanto che ci accorgessimo quanto fondamentale in questo momento è il sacrificio di tutti perchè del finto benessere che alcuni si arrogano di dovere vivere, se ne può fare a meno.


http://siciliaannouno.blogspot.com
http://isolapulita.vox.com/

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