CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.
NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



giovedì 19 agosto 2010

Italcementi Le Parrocchie contro il revamping

*Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali

*Il Vespro Mese di Giugno: Isola delle Femmine fare chiarezza in consiglio pag.10.11.12 e la rubrica Caro “Sindaco” Portobello Professore Gaspare pag 40 e 41
*Mafia Nuove alleanze 9 arresti a Palermo
*Isola delle Femmine finanziamento porto e infrastrutture
*Isola delle Femmine Marittimi in agitazione per grave crisi occupazionale

*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Arrivano i Commissari ad Acta per Bilanci Consuntivi 2009
*CANTIERI LAVORO
*Servizio Idrico Legge Finanziaria Regione Sicilia 11/2010 art 49
*Commissariamento dei Comuni per inadempienze per gestione rifiuti?
*Munnezza a Isola : Costi Determine Ordinanze Impegni di Spesa
*La ricchezza o la povertà la misuri dai rifiuti prodotti
*Tutti all’Harry’s Bar per discutere l’appalto
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*La ricchezza o la povertà la misuri dai rifiuti prodotti
*Isola delle Femmine: Chi è lo sciacallo?
*Berlusconi: “..magari gli viene in mente di sparargli un colpo in testa”
*Berlusconi e le toghe rosse
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?

*Tra Berlusconi e Fini è scontro totale "Dimettiti" "Mi cacci?"
*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Non chiamiamoli più rifiuti!
*Basta MUNNEZZA per le strade di Isola delle Femmine
*Munnezza a Isola delle Femmine Costi e Ricavi?
*ATO IDRICO PA 1 Assemblea 7 8 giugno 2010
*Lavoro, protesta dei precari degli enti locali
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Isola delle Femmine Distributore di benzina al Porto Pescatori o Diportisti?

*Cemento: la "Colata" che ha sepolto Nord e Sud Italia
*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri
*I Beni Comuni nello spezzatino del Federalismo
*Donatella Costa Lettera al Presidente regione Sicilia Raffaele Lombardo
*Libertà di Stampa e Regime
*Isola delle Femmine disposto divieto dimora per comandante e vide dei Vigili Urbani
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*SiciliaMafiopoli: IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........
*TRASFERIMENTO DEFINITIVO ALL’ATO PA1 DI ALCUNI DIPENDENTI Delibera impegno riassunnzione da parte dei Comuni
*Mi Illumino di Incenso
*ATO Idrico gara da Rifare
*SINDACO: Punito perchè virtuoso
*Lombardo: "Ecco i nemici del cambiamento"
*Corte dei Conti INDAGINE funzionamento ATO PA 1
*Patto di Stabilità e Tributi locali legge 133/2008 art 77 bis
*Patto di Stabilità e Tributi locali legge 133/2008 art 77 bis
*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*ATO Idrico Pa1 Struttura tariffa e agevolazioni
*FEDERALISMO Demaniale
*Piccolo apologo sul paese illegale
*Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo
*Sicilia i Termovaloroizzatori "puzzano" di mafia
*Presentazione del Rapporto sulle tecniche trattamentio rifiuti
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*Attuazione Art. 4 Legge4/3/2009, n. 15, ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici.
*BANCA D’ITALIA Relazione Annuale
*"Sindaco" Gaspare Portobello Mafia o Antimafia
*Sindaco Portobello: Chi è lo sciacallo?
*Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti

Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali


Un esposto denuncia per deturpamento delle bellezze naturali di Isola delle Femmine, sarà presentato ai Carabinieri della locale stazione dal gruppo consiliare di opposizione “Rinascita Isolana”. A comunicarlo con una nota è lo stesso movimento politico, che addita la gestione del servizio di raccolta rifiuti in paese, amministrata anche ad Isola delle Femmine dall’Ato Palermo 1. Da tempo la cittadina marinara –scrive Rinascita Isolana- è invasa da tonnellate di rifiuti, che insistono – in cumuli di notevoli dimensioni – in diverse aree dell’abitato, nella zona costiera e lungo la Strada Statale 113 - in prossimità dello svincolo autostradale dell’A 29 – determinando –sottolinea- un indubbio e avvilente scempio visivo e producendo esalazioni maleodoranti. Ciò non solo rappresenta un serio pericolo per la salute dei cittadini e per la circolazione stradale, -si legge ancora nella nota del movimento politico- ma costituisce anche un sicuro vulnus alle bellezze naturali isolane e al connesso diritto di abitanti e visitatori di goderne. In particolare, si registra un’elevata concentrazione di rifiuti lungo la costa, -dichiara il gruppo consiliare di opposizione- all’interno dell’Area Marina Protetta – Riserva Naturale Orientata Capo Gallo/Isola delle Femmine, in prossimità della Torre Saracena; inoltre una sorta di discarica di almeno 50 mq.
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http://isolapulita.blogspot.com/2010/06/isola-delle-femmine-munnezza-in-attesa.html

AMBIENTE, CUTINO, DANNO ERARIALE, DEBITO VERSO ATO PA1, DIONISI, DISCARICHE, giucastro, ISOLA DELLE FEMMINE, ISOLE ECOLOGICHE, PALAZZOLO, PALazzotto, PORTOBELLO, RACCOLTA DIFFERENZIATA, RISO, SALUTE,Munnezza





ATO PA1 il rattoppo dell'emergenza rifiuti

I sindaci Proprietari nonché clienti dell’ATO PA1 hanno firmato l’ennesimo piano Che prevede per ogni Comune Proprietario e cliente il versamento di quote mensili più alte fino a ottobre, allo scopo di adeguare il servizio di raccolta dell’immondizia al notevole aumento della popolazione nel territorio che si verifica con l’arrivo dell’estate.
Il presidente dell’ATO PA1, che i Comuni Proprietari/Clienti hanno nominato, Giacomo Palazzolo ha intimato ai sindaci che è necessario versare le quote mensili puntualmente e avviare tempestivamente una massiccia campagna di raccolta differenziata porta a porta, per separare i rifiuti secchi da quelli umidi.
Alla prossima riunione dei Sindaci Proprietari/Clienti dell’ATO PA1 revocheranno dall’incarico il Consiglio D’amministrazione da loro eletto!
Cittadini è una bella presa per il CULO non trovate?
Non trova Caro "Sindaco" Professore Gaspare Portobello ?
La situazione dal punto di vista igienico ambientale diventa ogni giorno più pericolosa per la salute dei Cittadini e le ripercussioni economiche che potrebbero derivarne per la stagione estiva. Siamo all’emergenza come dice l’avvocato Palazzolo. Esperienza ormai accertata giuridicamente sappiamo che le situazioni di emergenza richiamano contratti di sub-appalto, smuove money. Emergenza è come dire una pioggia di pubblico denaro. Quando le nostre strade si riempiono di munnezza c’è l’appalto che è in grado di sostituire le manifeste carenze della Pubblica Amministrazione. Si ha come l’impressione di un film già visto su cui le massime Autorità Regionali stanno in queste settimane denunciando dinnanzi alla magistratura. (vedi dichiarazioni Presidente Lombardo e Assessore Russo). Caro “Sindaco” Portobello tutto ciò non crea il Lei una qualche apprensione?
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Polemica Italcementi

Pubblicato da fidest su martedì, 22 giugno 2010

Dopo settimane di dichiarazioni più o meno strumentali e articoli di giornale, che per quello che noi conosciamo sono poco rispondenti alla realtà, abbiamo deciso ora, per non entrare in polemiche politiche che poco interessano i lavoratori e i cittadini, di rendere nota la nostra posizione nella vicenda Italcementi, che ormai dopo le giuste deliberazioni del Consiglio Comunale e la opportuna visita della delegazione dei consiglieri comunali in fabbrica, appare definitivamente conclusa. Le OOSS, le RSU ed i lavoratori sono preoccupati per il fatto che le polemiche politiche, gli articoli dei giornali e gli eventuali, ma sempre possibili, tentativi speculativi (in specie date le prossime elezioni amministrative) mettano in pericolo i circa 200 posti di lavoro e le centinaia di posti di lavoro dell’indotto, in una situazione che potrebbe aggravare, sia dal punto di vista economico che sociale, le già serie condizioni del territorio di Colleferro. In un area già duramente colpita da una crisi industriale senza precedenti, che vede molte famiglie sopravvivere con i pochi soldi della cassa integrazione, la salvaguardia del lavoro e della salute di lavoratori e cittadini sono, per noi, al primo posto. Per questo motivo, attraverso i molti accordi firmati negli anni, rispettivamente da noi e dall’Amministrazione Comunale con l’Italcementi, si è ottenuto un monitoraggio continuo delle condizioni ambientali, attraverso i controlli che gli enti preposti fanno costantemente in fabbrica. Riconosciamo il diritto-dovere di cittadini ed istituzioni di controllare e pretendere che l’intero ciclo produttivo dello stabilimento Italcementi venga fatto, utilizzando tutti gli accorgimenti e gli strumenti tecnologici affinché la possibilità di danni alle persone e all’ambiente si riducano a zero, ma questo non significa creare falsi allarmi. Siamo certi che con il contributo di tutti i cittadini, dell’Amministrazione Comunale, delle associazioni, delle realtà produttive e delle parti sociali, il territorio di Colleferro possa tornare ad essere una delle realtà produttive più importanti della nostra regione. Ribadiamo che il sindacato non sarà spettatore, come non lo è stato in queste settimane, ed è pronto a mobilitarsi se qualcuno, per motivazioni più o meno lecite, decidesse di riprendere questa polemica sterile che ha dimostrato di non portare vantaggio a nessuno. (Gianni Lombardo, Segretario Fillea Cgil Pomezia-Castelli-Colleferro Fabrizio Franceschilli, Feneal Uil Augusto Pallante, Filca Cisl)

http://fidest.wordpress.com/2010/06/22/polemica-italcementi/





Italcementi: tre valori da rispettare

Pubblicato il 14 giugno 2010, da Dai giornali

Il Mattino di Padova è diventato un importante luogo di partecipazione civica sul problema del revamping dell’impianto cementiero di Monselice. È stata una scelta giusta perché la questione trascende la specificità del luogo e riguarda più in generale l’apertura di una nuova fase che deve includere nel concetto di sviluppo quello di un modo di produrre sostenibile e più attento ai bilanci ambientali ed energetici.

Non sono finora intervenuto perché se il torneo è lavoro contro ambiente è un gioco che non mi interessa. Fatto così è sbagliato. Non siamo in presenza di un valore che deve prevalere sull’altro. Siamo in presenza di tre valori tutti e tre rilevanti e tutti e tre da far convivere.

Il lavoro intanto. Per i lavoratori dell’impianto e per gli occupati indiretti, a partire dal settore dei trasporti. La salute dei cittadini, che hanno diritto a vivere in un ambiente più salubre. L’elemento paesaggistico, che è una risorsa decisiva guardando al futuro della zona euganea. La contrapposizione non risolve nulla. Prendiamo in esame le due soluzioni derivanti dalla contrapposizione. La Provincia (che è quella che decide) decide per il no. L’impianto di Monselice continua a produrre nelle attuali condizioni e con le attuali emissioni per tutto il tempo che lo riterrà conveniente. Quando dismetterà resterà una ferita paesaggistica che non avrà alcun interesse a ricucire. Avrà mani libere dal punto di vista occupazionale.

La Provincia decide per il sì (che è la cosa più probabile) magari trincerandosi dietro il parere tecnico sul VIA. Manifestazioni, proteste, ecc. ma si realizzerà una grave ferita al paesaggio, ed ancora una volta l’azienda sarà libera, sulla base di diritti legittimi, di sfruttare l’ambiente senza alcuna specifica responsabilità sociale.

Proviamo finché c’è il tempo una strada diversa che non sia quella del gioco a somma 0 (vinco io e perdi tu) ma quella del gioco che aggiunge utilità, mettendo un po’ di ordine nelle decisioni. Partendo da una premessa. La Regione assuma le proprie responsabilità. Ha strumenti e poteri per aiutare soluzioni. A partire dalla decisione sulla cava di Oggiano, perché sarebbe paradossale tutto questo dibattito che ha come presupposto la disponibilità della materia prima proveniente da quella cava se poi la Regione dicesse di no.

Sulla salute dei cittadini. Poiché l’alternativa non è tra cessazione immediata delle emissioni e esistenza dell’impianto ma tra impianto nuovo, con i relativi tempi di ammortamento, e permanenza dell’impianto attuale, per decidere occorre fare un bilancio serio sull’impatto sulla salute. Prendendo dei numeri a caso ha un impatto maggiore sulla salute dei cittadini l’esercizio dell’impianto per 10 anni nelle attuali condizioni di inquinamento o per 20 anni con le emissioni dopo il revamping?

Sul paesaggio. E’ inaccettabile in un sito paesaggisticamente delicato una torre di quelle dimensioni. L’altezza se ho ben capito è necessaria per rendere più efficiente l’impianto dal punto di vista del risparmio energetico e dell’abbattimento delle emissioni. Deve stare tutto fuori terra? E’ possibile prevederne l’interramento parziale per ricondurre ad altezza accettabile, con idoneo trattamento di mitigazione ambientale?

L’occupazione. L’attività cementiera è incompatibile con il parco. In Italia in genere si mettono i divieti e poi ci si disinteressa della realtà. Si faccia un serio piano di dismissione, diluito nel tempo ma certo nel risultato finale. Con prospettive certe di rioccupazione, con un accordo per il risanamento dei siti.

L’esperienza della legge Fracanzani-Romanato che impose la cessazione dell’attività di escavazione nei Colli può ancora insegnare qualcosa. Anche allora c’era questo contrasto tra lavoro e paesaggio. Se la politica avesse ceduto alle motivazioni dei cavatori e al ricatto che facevano sui lavoratori (ed era un Veneto molto più povero con molto meno lavoro) oggi i Colli sarebbero spianati e vi sarebbe un deserto economico e un disastro ambientale. Si decise con lungimiranza e coraggio, lasciando tuttavia il tempo necessario per una fuoriuscita morbida dal settore.

Questa è la strada da ripercorrere oggi. Il resto è solo in capo alle faziosità ideologiche e ad una politica che rifugge dalle responsabilità. Il risultato come ho cercato di dimostrare sarebbe la sconfitta di tutti: tutti sconfitti e nessun vincitore. Regione e provincia invece di fare il pesce in barile mettano insieme le parti: Sindaci, Sindacati e imprese e costruiscano un serio percorso per tenere insieme i tre valori che ho indicato. Si può fare e la gente capirebbe.

Paolo Giaretta

Pubblicato su Il Mattino di Padova, domenica 13 giugno 2010
http://www.paologiaretta.it/?p=1604





«Consiglio straordinario per dire no all'Italcementi che vuole bruciare rifiuti»

Scafa, si alzano barriere sulla proposta del cementificio «Sarebbe un inceneritore e non si conoscono gli effetti»

di Walter Teti
SCAFA. Si apre una nuova battaglia ambientale a Scafa sulla proposta della società Italcementi di voler ardere combustibile da rifiuto (Cdr) nel bruciatore del cementificio. La tensione creata dalla notizia ha già valicato i confini del paese, coinvolgendo sindaci e cittadini dei centri di tutta la Val Pescara. L'argomento sarà discusso martedì pomeriggio, alle 17.30, in un consiglio comunale straordinario richiesto dal gruppo di opposizione composto da Doriana D'Alimonte, Giampiero D'Ercole e Giovanni Tontodonati. Il tema è stato affrontato anche dall'altro gruppo di minoranza, composto da Valter De Luca, Sante Di Paolo e Lanfranco Ciamponi, che ha presentato una relazione, giudicata però meno «intransigente» di quella dei colleghi. «L'utilizzo del Cdr», spiegano D'Alimonte, D'Ercole e Tontodonati, «sarà soggetto ad autorizzazione regionale, che sarà rilasciata non appena il Cementificio completerà lo studio di impatto ambientale. Insomma temiamo che si avvii a bruciare rifiuti senza che la popolazione sia informata di ciò che sta accadendo e senza avere un minimo di sicurezza sugli effetti che un bruciatore di Cdr provoca sull'ambiente e soprattutto sulla salute umana. Sì, perché il bruciatore del cementificio non è un termovalorizzatore idoneo per il Cdr, ma lo si può considerare un semplice inceneritore, che sicuramente», sostengono i tre consiglieri, «non dà garanzie sulle emissioni. Del resto, ci sono pareri autorevolissimi di studiosi di livello mondiale che dicono di non potersi esprimere perché non ci sono riferimenti ed esperienze significative a riguardo». I tre consiglieri ricordano come anni fa i cittadini di Alanno e Rosciano impedirono la costruzione di un termovalorizzatore sui loro territori. «Figuriamoci se qui», insistono, «si può usare un altoforno per incenerire rifiuti». Nella proposta di delibera i tre consiglieri chiedono che vengano misurati i livelli di micropoveri presenti nell'aria a Scafa, anche se non richiesto dalle leggi, perché sono altamente nocive, e propongono la costituzione di una commissione presieduta dal sindaco Dino Marangoni quale massima autorità sanitaria per seguire quanto sarà deliberato dal consiglio.



Tuvixeddu, i vincoli distruggono il Parco: il degrado mette in pericolo la necropoli

Tuvixeddu, i vincoli distruggono il Parco: il degrado mette in pericolo la necropoli

la necropoli di tuvixeddu

Incontro sul Colle tra Comune, Regione e Sovrintendenze per fare il punto sullo stato dell'area. Ieri il sopralluogo: piante selvatiche e degrado minacciano la necropoli. Nei vecchi stabilimenti della Italcementi, dove è previsto il Museo archeologico, si è aperta una voragine profonda tre metri.

Le erbacce che coprono tutto il colle di Tuvixeddu e la necropoli punica sono il meno. I fichi selvatici che stanno crescendo dentro le tombe dei Fenici invece sono più preoccupanti: «Le radici rischiano di distruggere tutto», spiega con un filo di voce Donatella Salvi, alto funzionario della Sovrintendenza ai beni archeologici. E anche Maria Assunta Lorrai, direttrice regionale per i beni paesaggistici della Sardegna da quattro mesi, è colpita «dalle evidenti situazioni di degrado» del parco, quasi terminato e mai nato. Al sopralluogo di due ore, convocato per ieri mattina a Tuvixeddu, non mancava nessuno: c'era il Comune (con il sindaco Emilio Floris e i dirigenti Paolo Zoccheddu e Gerolamo Solina), la Regione (l'assessore all'Urbanistica Gabriele Asunis e alla Cultura Lucia Baire), le Sovrintendenze ai Beni archeologici e Paesaggistici (Marco Minoja e Gabriele Tola) e Giuseppe Cualbu, in rappresentanza di Coimpresa.

IL SOPRALLUOGO Un incontro per fare il punto sulle condizioni del Colle, passaggio interlocutorio prima di un altro appuntamento, questa volta tutti attorno a un tavolo, per cercare di sbloccare il futuro della necropoli. Maria Assunta Lorrai, alla prima passeggiata a Tuvixeddu, spera in un intervento urgente: «Bisogna che le cose si comincino a muovere, perché sono state ferme per troppo fermo». Per il vincolo sul canyon, che ha bloccato la costruzione della strada di collegamento tra via Cadello e via San Paolo, è però in linea col suo predecessore Elio Garzillo: «C'è un procedimento avviato da Garzillo che si dovrà concludere. Io non posso smentire chi mi ha preceduto, dunque il processo verrà completato». Quindi la strada rimarrà un'incompiuta.

LE TAPPE Il tour nella necropoli si è concentrato nell'area del parco Comunale. Prima una visita ai capannoni della Italcementi, sul versante di viale Sant'Avendrace, dove sarebbe dovuto sorgere un museo archeologico. Qui la pioggia ha scavato una voragine profonda più di tre metri. All'ingresso del parco, in via Falzarego, la situazione non è meno preoccupante. Le tombe sono coperte di erbacce e piante. Seconda tappa davanti alle fioriere al centro dell'inchiesta della Procura di Cagliari. La magistratura indaga per abusi edilizi: nel progetto originario le strutture erano previste in cemento armato, mentre il Comune le ha realizzate con sassi ingabbiati da una rete metallica, che dovranno essere coperti da un gigantesco telo di yuta e poi dall'erba. Una soluzione che il gruppo, Sovrintendenze comprese, ritiene «migliorativo» e «meno impattante» rispetto al calcestruzzo. Al massimo, ha osservato Tola, «si potrebbe rivedere l'altezza», ma niente di più.

MICHELE RUFFI

Mercoledì 09 giugno 2010 06.56

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Scritto da Gianni Boetto per ADL-Cobas USB da http://www.globalproject.info/

Scrivo queste note sia come esponente del sindacalismo di base (ADL-Cobas – USB) che è presente in molte situazioni critiche della bassa padovana, sia come ex residente di Monselice che ha partecipato, a partire dalla fine degli anni 60, a molte battaglie per rendere migliore questo territorio.

Vorrei prima di tutto fare una premessa. Vent’anni fa nasceva il Parco dei Colli Euganei. Quando è stato istituito, voleva rappresentare un luogo dove sperimentare una modalità di sviluppo economico e sociale “alternativa” che, partendo dal rispetto dei luoghi, desse un significato nuovo allo sviluppo delle comunità euganee. Era evidente e lo è ancora di più oggi, che la presenza dei tre cementifici nel raggio di 10 chilometri, rappresentasse e rappresenta un corpo estraneo ad un progetto che doveva individuare ben altre direttrici di sviluppo. Ma il progetto del Parco è rimasto un progetto incompiuto, in particolar modo perché sono rimasti i tre cementifici che continuano a deturpare e ammorbare l’ambiente. E’ evidente che in una situazione di questo tipo, pensare ad uno sviluppo diverso è molto difficile. Solo per pensare ad una delle possibili alternative a questo modello di sviluppo, è scontato che il turista che passa per Monselice, sia che arrivi da sud o da nord e vede la bellezza della Rocca restaurata, da un lato, ma dall’altro vede due impianti mostruosi per la produzione di cemento, possa pensare di fermarsi per trascorrere qualche giorno di relax. E allora le cose sono due: o si pensa che la scelta del Parco dei Colli Euganei fosse una semplice boutade e che la chiusura delle cave fosse solo merce di scambio con gli albergatori di Abano e Montegrotto, oppure si pensava che quella scelta rappresentasse una effettiva inversione di tendenza che doveva comunque mettere in conto la chiusura dei cementifici.

I sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, unitamente alle RSU, hanno espresso il loro fermo convincimento che si debba realizzare il progetto “revamping”. Non dicono però che questa scelta implica necessariamente l’affossamento definitivo del progetto del Parco Colli e che l’unico sviluppo possibile per questo territorio, almeno per i prossimi 30 anni, sarà basato sulla centralità della produzione di cemento.

Sarebbe questa una strategia che guarda al futuro, in tempi nei quali è sempre più evidente che, o si progetta uno sviluppo ecosostenibile – che prevede ovviamente sempre meno l’impiego di cemento – oppure, anche dal punto di vista economico non c’è futuro. E’ veramente incredibile che all’interno dei sindacati confederali vi sia ancora una mentalità interamente subalterna ai grossi centri di potere e a logiche produttivistiche che hanno portato alla devastazione dell’ambiente e a danni incalcolabili all’ambiente e alla salute dei cittadini. Vedi solo l’ostinata difesa da parte dei sindacati confederali del polo chimico di Porto Marghera, nonostante le migliaia di omicidi bianchi perpetrati in nome dello sviluppo.

C’è chi vuole far credere che essere contro il “revamping” significhi essere contro gli operai che lavorano nei cementifici. E’ invece esattamente l’opposto! Contrastare il progetto dell’Italcementi e dei Pesenti significa mettersi nell’ottica di costruire un nuovo futuro , non più vincolati dall’obbligo di accettare la presenza, per chissà quante altre generazioni, dei cementifici.

Il problema allora è quello di andare fino in fondo sulla scelta del Piano Ambientale dei Colli Euganei approvato dall’Ente Parco, che dichiara incompatibile la presenza delle cementerie nell´area del Parco. E quindi, stabilire dei tempi per la loro chiusura, aprendo una gara di idee per arrivare ad una trasformazione del territorio che, salvaguardando reddito e lavoro, ponga le basi di una nuova epoca storica di sviluppo eco-compatibile.

E’ il momento di scelte coraggiose, ma anche di buon senso, perché gli argomenti che ci devono portare ad opporci al progetto “revamping” non sono solo di natura strategica, di concezioni diametralmente opposte di sviluppo, che, di per sé dovrebbero essere sufficienti, ma attengono anche al fatto che, da persone semplici, non ci possono convincere alcuni argomenti dell’Italcementi.

Ad esempio: sembra che l’unico scopo di un investimento di 160 milioni di € sia quello di abbattere le emissioni nocive del 50%, dei costi dovuto al risparmio del consumo energetico – che, da solo, dovrebbe garantire l’ammortamento in dieci anni dell’investimento effettuato – con una produzione di cemento che rimarrà invariata. Si danno numeri, cifre, difficilmente verificabili, ma si può non essere diffidenti su quello che viene dichiarato? Sappiamo da sempre, che a ricatto segue ricatto e sempre in nome della difesa dei posti di lavoro. Come è stato detto da più parti, se verrà posta la necessità di bruciare CDR perchè diversamente l’impianto non sarà in grado di sopportare l’aumento dei costi, si sarà sottoposti ad un ennesimo ricatto occupazionale e avanti di questo passo.

Inoltre, non si dice che Italcementi, come combustibile per il nuovo forno, prevede l’utilizzo di almeno 100.000 tonnellate annue di Pet-coke, conosciuto anche come “feccia del petrolio”. Perché non dire che data la sua composizione, l’Osha, ente statunitense per la sicurezza sul lavoro, ha fissato un limite di esposizione che non va mai superato in quanto è alta la probabilità che causi danni permanenti o la morte? Perché non sottolineare che l’uso del Pet-coke come combustibile nella raffineria di Gela, ha suscitato interrogativi sulla possibile correlazione con le malformazioni e i numerosissimi tumori nella popolazione locale?

Difendere i lavoratori, non sempre coincide con la difesa di “quel” posto di lavoro, ma passa anche attraverso la ricerca di alternative occupazionali più salubri per la popolazione e per gli stessi addetti, che non dimentichiamolo, in questi anni hanno pagato un prezzo altissimo in termini di salute.

Ai confederali purtroppo, questo coraggio manca da sempre .

Per ADL-Cobas USB Gianni Boetto


http://inprimapersona.wordpress.com/2010/06/08/monselice-pd-progetto-revamping-cigl-cisl-uil-in-difesa-della-distruzione-ambientale/





Italcementi: inaugurato negli Usa il nuovo impianto in West Virginia

La nuova cementeria Italcementi di Martinsburg, in West Virginia

Il taglio del nastro: Carlo Pesenti è il terzo da sinistra

Sabato mattina è stata inaugurata ufficialmente negli Stati Uniti la nuova cementeria Italcementi di Martinsburg, in West Virginia. Si tratta del più importante investimento italiano nell'industria del cemento di questi ultimi anni. Alla presenza dei rappresentanti dello Stato americano, delle autorità locali e dell'ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Giulio Terzi di Sant'Agata, il consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, ha tagliato il nastro di fronte a oltre 250 tra invitati e dipendenti dell'impianto.

La nuova linea di cottura – realizzata con le migliori tecnologie disponibili - sostituisce i vecchi impianti avviati tra gli anni Sessanta e Settanta. Produrrà oltre 2 milioni di tonnellate di cemento l'anno e permetterà di rendere più efficiente la struttura produttiva di Italcementi nel mercato nordamericano.

Come per tutti i nuovi investimenti effettuati in questi ultimi anni da Italcementi, anche Martinsburg, oltre a rivestire enorme rilevanza dal punto di vista industriale, si pone all'avanguardia anche in termini di efficienza ambientale e di standard qualitativi del prodotto finale.

Italcementi, tramite la filiale americana Essroc, conferma con questo investimento - si legge in un comunicato - l'attenzione alla sostenibilità ambientale e la scelta delle migliori tecnologie disponibili. La nuova linea infatti garantisce emissioni di CO2 estremamente contenute e ridotte del 30% rispetto al vecchio impianto.

La concentrazione dei principali inquinanti delle emissioni viene ridotta di almeno il 50%, così come il consumo termico. L'impatto ambientale della cementeria è il più basso tra tutti gli impianti di produzione di cemento negli Stati Uniti.

L'investimento fa parte del piano di recupero di efficienza industriale avviato dal Gruppo Italcementi in tutte le filiali presenti nel mondo. Oltre alla cementeria di Martinsburg stanno per essere avviati la rinnovata linea di produzione a Matera e gli impianti di Ait Baha in Marocco e a Yerraguntla in India. Nell'anno in corso sono previsti 620 milioni di investimenti e 100 milioni di risparmi di costi.



http://www.ecodibergamo.it/stories/Bergamo%20citt%C3%A0/136509_italcementi_inaugurato_negli_usa_impianto_da_2_milioni_di_tonnellate/

domenica 6 giugno 2010

Italcementi esporta negli Usa il modello "nuova calusco"

Taglio del nastro alla rinnovata cementeria Essroc di Martinsburg (West Virginia) USAA Martinsburg, dove la capacità produttiva è stata portata da 850 mila a oltre 2 milioni di tonnellate di cemento, è stata realizzata una versione "in grande" di Nuova Calusco, con la medesima tecnologia e con la stessa filosofia. Che sostanzialmente è quella di produrre di più, a minori costi e meglio.
L'investimento è stato considerato di grande interesse
dallo Stato del West Virginia, che ha concesso incentivi fiscali, ed ha permesso di applicare "l'eccellenza tecnologica" sempre rappresentata dallo stabilimento di Nuova Calusco. La principale differenza, oltre che nelle dimensioni, è sull'obiettivo estetico che in Italia ha puntato sull'armonizzazione nel paesaggio, mentre a Martinsburg si è adottata una struttura di impostazione più tradizionale intorno alla nuova torre di 126 metri a cinque piani che contiene il forno di cottura verticale.
Come Calusco per l'Europa, adesso Martinsburg è diventato il punto di riferimento del settore a livello americano per l'efficienza di processo e la riduzione dell'impatto ambientale, in particolare per il contenimento delle emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto e di zolfo e particolato e per il controllo "a circuito chiuso" delle materie prime, con la cava che tra l'altro è proprio attaccata allo stabilimento. "Che qualcosa fosse cambiato se ne è accorto per primo il proprietario dell'autolavaggio che si trova proprio sotto la fabbrica – ha raccontato il direttore dello stabilimento Paul Biel, lasciando il testimone a Gennaro Puppo -. Diceva che venivano meno auto a farsi pulire dalla polvere (fonte eco di bergamo)





Monselice contro il cementificio che brucia rifiuti


Sabato 29 maggio a Monselice ci sarà una manifestazione contro il «revamping» dell'Italcementi, il progetto di ristrutturare l'esistente cementificio con una nuova torre alta 122 metri e l'apertura a nuovi materiali da bruciare, compreso il cdr, ovvero i rifiuti.La partenza è da piazza Mazzini alle 16,30.

Monselice_cementeria


Sabato 29 maggio a Monselice si gioca una partita importante nella battaglia contro il «revamping» dell’Italcementi, il progetto di ristrutturare l’esistente cementificio con una nuova torre alta 122 metri e l’apertura a nuovi materiali da bruciare, compreso il cdr, ovvero i rifiuti. La manifestazione [partenza alle 16.30 da piazza Mazzini] di sabato nella cittadina della bassa padovana arriva in un momento di forti contrapposizioni: negli ultimi giorni c’è stato il voto a sorpresa del consiglio comunale che ha bocciato il progetto Italcementi, spaccando la maggioranza del sindaco di centrodestra Francesco Lunghi; c’è stata poi la presa di posizione dei consigli pastorali di alcune parrocchie, contrarie; e infine il parere della commissione tecnica del Parco dei colli Euganei, che ha definito il nuovo cementificio «incompatibile» con le finalità del Parco stesso. Ma è esplosa anche la contraddizione più grande, quella fra la necessità di liberarsi di un modello di sviluppo insostenibile e la difesa dei posti di lavoro.

La posizione dei sindacati e dei cento [duecento con l’indotto] lavoratori dei tre cementifici di Monselice si è andata polarizzando in favore del progetto, che prevede altri trent’anni di lavorazione del cemento. Ne parliamo con Francesco Miazzi, consigliere comunale di Città Futura, lo scorso anno sfidante al ballottaggio dell’attuale sindaco, e anima dei comitati che si oppongono al revamping. «Questa è fra le quattro aree più inquinate del Veneto insieme a Porto Marghera, Porto Tolle e la valle del Chiampo. Fra chi verrà alla manifestazione ci sono anche i consigli pastorali del quartiere vicino al cementificio, con i figli di chi ci lavora. Sono ragioni ben radicate quelle del territorio stanco di vivere in un ambiante inquinato – dice Miazzi -. Chiediamo di venire qui sabato perché qui si gioca una battaglia fra le più difficili, dove la contraddizione tra ambiente e lavoro si esprime in modo più doloroso, ma apre anche lo spiraglio per un dibattito finalmente serio sul modello di sviluppo. L’unico parallelo in Veneto si può fare con Porto Marghera, più in grande».

La piccola Marghera della bassa è fatta di tre inceneritori in cinque km quadrati [un record], con emissioni di polveri e diossine superiori in media del 30 per cento rispetto agli inceneritori, perché per fare il cemento si brucia un po’ di tutto: sabbie di fonderia ricche di residui di metalli, gessi chimici provenienti da Marghera, tonnellate di ceneri da tutto il nord Italia. Il nostro paese ha una produzione annua di cemento di 800 kg per abitante, il Veneto 1200. La media europea 400. La crisi e l’aumento dei costi hanno comunque abbattuto la produzione negli ultimi anni, e la risposta per abbattere i costi è il revamping, che aprirebbe alla possibilità di usare il redditizio cdr, i rifiuti da bruciare per fare il cemento. Nel 1996 Italcementi provò ad usare i copertoni esausti, nel 2001 fu la volta delle farine animali, ipotesi sempre respinte. Bruciando i rifiuti, i cementifici ci guadagnerebbero e potrebbero «stare sul mercato» ancora per anni. «Uno dei cementifici di Monselice sta per siglare un accordo con centro trattamento rifiuti di Sarzano [Rovigo] che tratta i rifiuti meccanicamente e li porterà nel cementificio – spiega Miazzi -. Portare i rifiuti in discarica costa 100 euro a tonnellata. Portarla in cementificio solo 50 euro di tonnellata. Invece di usare carbone e pet coke il cementificio riceverebbe soldi per ogni tonnellata smaltita. Per sostituire una tonnellata di carbone servono 2 tonnellate di cdr: doppio guadagno al posto di una spesa».

I 27 comuni della zona, il Parco, le parrocchie, alcune categorie economiche e ora anche il consiglio comunale di Monselice pensano invece che questa crisi sia l’occasione per uscire dalla monocoltura del cemento, anche affrontando il ricatto dei posti di lavoro. «In paese si respira un clima di scontro sociale fortissimo. Ma c’è anche molta partecipazione: il consiglio comunale è stato seguito da 700 persone in in video da un’aula magna, ed è stato trasmesso in diretta tv su Tele Estense – prosegue Miazzi -. Tre quarti della sala era popolazione contraria al revamping, un quarto erano sindacalisti, operai e i loro familiari. L’unico strumento democratico sarebbe il referendum ma nessuno si è sognato di concederlo. D’altra parte nessuno vuole chiudere i cementifici da un giorno all’altro: il documento dei sindaci [di tutti i partiti] pone con forza il discorso di aprire un tavolo e verificare cosa si può fare per l’occupazione. Le mobilitazioni di questi giorni chiedono di sospendere l’iter del progetto per discutere togliendo la pistola dal tavolo».

Dall’altra parte però il sindacato, partendo da posizioni dialoganti, si è irrigidito negli ultimi tempi, appoggiando senza riserve il progetto Italcementi. «Ci sono parti del sindacato meno rigide, ma non si sono ancora evidenziate. Ora c’è un appiattimento tra Cisl e Cgil, che prima facevano dei distinguo, la Cgil è stata contraria all’uso combustibili alternativi, negli anni scorsi. Ma chi era contro copertoni e farine animali ora appoggia il cdr. Le persone però vivono un disagio pesante: quando in una via a ridosso del cementificio hai tre bambini con shock anafilattico, quando la gente chiude le finestre perché arrivano zaffate di aria irrespirabile, il discorso di salvare cento posti di lavoro passa in secondo piano».

La torre di 122 metri che campeggia nei rendering dei progetti Italcementi sarebbe più alta della casa del Petrarca ad Arquà, che si staglia sui colli poco lontani. La torre – che si propone elegante e «firmata» – è percepita da molti come la croce sopra alle speranze del Parco, che negli anni ha costruito una piccola economia di agriturismi, agricoltura di qualità e turismo. L’ultima parola sulla questione la dirà la giunta provinciale di Padova, fra tre mesi. Francesco Miazzi ricorda come trent’anni fa furono chiuse le cave, a Monselice, fra le proteste, e come ora nessuno si sognerebbe di riaprirle.

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Colleferro, Cacciotti: sull’Italcementi abbiamo chiesto salvaguardia di occupazione e ambiente

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Mario Cacciotti

TENUTASI IERI LA VISITA DELLA DELEGAZIONE COMUNALE ALL’ITALCEMENTI. IL SINDACO CACCIOTTI: “ABBIAMO CHIESTO DI SALVAGUARDARE AMBIENTE E OCCUPAZIONE”

Una delegazione, con a capo il sindaco Mario Cacciotti e composta dall’assessore ai lavori Pubblici Giancarlo Ceccarelli e dai Capigruppo di maggioranza e minoranza del Consiglio comunale, si è recata ieri, come annunciato, in visita allo stabilimento dell’Italcementi per affrontare le questioni strettamente legate alla presenza della fabbrica nel centro cittadino.
Ad accogliere i componenti del Comune sono stati il Direttore del cementificio Ing. Alfredo Vitale, il direttore d’Area dott. Alessandro Civera e il segretario Mario Sinibaldi, i quali li hanno condotti in un giro di osservazione della fabbrica stessa, prima di soffermarsi in un’aula interna per rappresentare, dati alla mano, la politica di sviluppo dell’Italcementi degli ultimi 10 anni. “E’ stato un incontro positivo – commenta il sindaco Mario Cacciotti –, il Direttore ci ha documentato tutti gli investimenti fatti dal 2000 ad oggi, che non sono affatto pochi, anche considerando la crescente crisi che ha investito in questi anni il settore industriale e quello dell’edilizia in modo particolare. Ci è stato garantito che l’azienda non intende far venire meno ulteriori investimenti per il futuro, necessari a mantenere i livelli occupazionali, e che persegue una gestione industriale attenta alle problematiche ambientali e alla sicurezza dei lavoratori in linea con il quadro normativo vigente e con la politica di Sviluppo Sostenibile comune a tutte le cementerie del gruppo”. L’azienda si è resa inoltre disponibile ad incrementare l’informazione verso l’esterno, aumentando le occasioni di apertura con le forze attive della città e di ragguaglio sulle attività stesse della cementeria. I presenti hanno chiesto infine all’azienda un impegno ulteriore per contribuire a migliorare l’abbattimento dell’inquinamento ambientale a Colleferro e dare la massima diffusione ai dati relativi alle emissioni nell’aria. A questo proposito, la stessa amministrazione comunale sta realizzando sul proprio sito istituzionale un link per mettere on line i dati delle emissioni della cementeria, per offrire alla cittadinanza la possibilità di verificare, giorno per giorno, il mantenimento dei livelli previsti dalla legge.


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Monselice: L'ON. NACCARATO INDOSSA L'ELMETTO DELL'ITALCEMENTI GROUP


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Pubblicato da Redazione web
27 maggio 2010
In poche righe volevo rispondere al pesantissimo intervento dell'on. Naccarato del PD, visto che mi riconosco tra i principali bersagli delle sue invettive. prima di tutto mi chiedo: Naccarto conosce la storia dei progetti italcementi di utilizzare copertoni e farine animali come combustibile? pensa veramente che ci siamo inventati tutto? io penso che qualcuno dovrebbe documentarlo prima di fargli scrivere simili stupidaggini. Per il resto un intervento in soccorso del Sindaco Lunghi con argomenti frutto di un copia/incolla dai comunicati stampa di Italcementi. Non c'e' una riga di riferimento al piano ambientale, alla situazione di grave inquinamento della bassa padovana in buona parte dovuta alle emissioni dei cementifici. Come un rullo compressore, passa sopra il documento sottoscritto da 30 Sindaci, ridicolizza tutti gli amministratori, i Consigli pastorali, i consiglieri e i dirigenti del suo partito, i semplici cittadini che hanno avanzato riserve sul progetto e chiedono con forza una discussione senza pregiudiziali. Una presa di posizione che aiuta il Sindacato a continuare a sbagliare, a proseguire come un'ariete contro tutto e contro tutti, senza lasciare spazio al dialogo e al confronto. A differenza di Naccarato, non ci siamo posti il problema dei voti o degli schieramenti politici: abbiamo deciso di portare avanti la nostra idea di alternativa parlando con tutti, perche' a differenza dell'onorevole, noi qui ci viviamo e vorremmo continuare a viverci lasciando ai nostri figli un ambiente migliore, creando per i lavoratori e le future generazioni una prospettiva occupazionale diversa. Visto che un parlamentare dovrebbe rappresentare degli interessi generali, invece di sputare sentenze e denigrare chi difende la salute e l'ambiente, l'on. Naccarato farebbe meglio ad orientare il suo impegno in questa direzione.

Francesco Miazzi








ImageBocciato venerdì sera dal consiglio comunale di Monselice - maggioranza di centrodestra - il progetto di ristrutturazione del cementificio dell'Italcementi avversato da ambientalisti, comitati di cittadini. Venerdì prossimo 29 maggio è prevista la manifestazione popolare contro il progetto del cementificio. Di seguito il commento di Francesco Miazzi.

Il Consiglio Comunale che doveva prendere in esame due mozioni presentate per fare luce e rilevare la posizione del Consiglio sul progetto di revamping di Italcementi, il clima era fra i più tesi degli ultimi anni. Dopo un lungo dibattito trasmesso in diretta televisiva su Telestense nel quale sono state presentate la mozione sottoscritta da 7 consiglieri di maggioranza e quella dei 4 consiglieri di opposizione, si è registrato un colpo di scena politico fra lo stupore delle cinquecento persone presenti in sala.

Dopo una sospensione richiesta per cercare di valutare la possibilità di costruire una mediazione che permettesse al Consiglio di votare una mozione unica condivisa almeno da tutta la

maggioranza, il Sindaco Lunghi si è visto invece votare contro da 7 consiglieri di centrodestra una proposta di emendamento. I quali, invece, hanno presentato una proposta alternativa che, andando a modificare la mozione presentata originariamente dal centrosinistra, ha raccolto il consenso di 10 consiglieri e due astensioni, permettendone così l'approvazione da parte dell'assemblea cittadina riunita in via straordinaria presso l'aula magna dell'istituto Kennedy.

le prime reazioni del Sindaco non si sono fatte attendere: questa mattina ha revocato la delega all'assessore all'industria, Bruno Cama, "colpevole" di essersi espresso contro il progetto dei cementieri.

Intanto ad Orgiano, nel Consiglio Comunale convocato in contemporanea con quello di Monselice, per esprimere un parere sulla richiesta di Italcementi di proseguire l'attività di cava, forti del parere del loro geologo, hanno considerato insufficiente la documentazione presentata dalla ditta. Quindi parere sospeso in attesa di un approfondimento. Anche in questo aspetto Italcementi potrebbe non avere vita facile.

Francesco Miazzi


http://www.padovanews.it/content/view/71156/88889095/




Revamping, l'Ente Parco Colli

boccia il progetto Italcementi

Parere negativo all'unanimità della commissione tecnica sul progetto di ristrutturazione dell'Italcementi. La posizione del Parco peserà in sede di Valutazione di impatto ambientale anche se non sarà vincolante. La presidente Chiara Matteazzi apre uno spiraglio. Ventilata la strada della "convenzione"
di Francesca Segato
La torre nel progetto
La torre nel progetto
ESTE. "Incompatibile". Sta tutta in questa parola, e in un parere lapidario, di quattro righe, la svolta nella posizione dell’Ente Parco dei Colli Euganei sul revamping dello stabilimento Italcementi. La Commissione tecnica del Parco, riunitasi lunedì pomeriggio, ha espresso all’unanimità parere negativo sul progetto di ristrutturazione del cementificio. Un parere destinato a pesare in sede di Valutazione di impatto ambientale del colossale progetto.

Il parere. L’organo tecnico del Parco, chiamato a pronunciarsi sull’intervento di 'Adeguamento tecnologico alle migliori tecniche disponibili', presentato da Italcementi, si è espresso senza messe misure. "Ai sensi di quanto previsto dall’a rticolo 19, comma 1, lettera c, delle Norme di attuazione del Piano ambientale l’intervento risulta incompatibile" recita il parere della Commissione tecnica. L’articolo 19 ormai lo conoscono tutti: è quello che stabilisce che le cementerie non possono esistere nel parco. La Commissione tecnica, presenti la presidente del Parco Chiara Matteazzi e i membri Francesco Pio Dotti, Paolo Drago, Massimo Valandro e Beppino Zerbetto, ne ha tratto le conseguenze del caso. Senza giri di parole e all’unanimità. La posizione messa nero su bianco dall’organo tecnico chiarisce anche un ulteriore aspetto: "Non si ritiene la proposta rientrante tra gli interventi disciplinati dal successivo punto 3 del medesimo articolo (la manutenzione, l’adeguamento degli impianti e delle strutture e le ristrutturazioni interne)". Cosa significa? In base alla lettura data dalla Commissione, si direbbe che non c’è scampo per il revamping: nemmeno con la stipula di una eventuale convenzione con l’Ente Parco.

La presidente. Chiara Matteazzi ha preso atto del parere dell’organo tecnico. E lo ha allegato alla comunicazione, partita sempre lunedì, diretta alla Commissione Via, Provincia di Padova, settore Ambiente Ecologia. Il parere del Parco, pur non essendo di per sé determinante, è destinato a pesare parecchio. La comunicazione inviata dalla presidente prende le mosse proprio dall’ incompatibilità, sancita dall’articolo 19 del Piano ambientale, tra cementerie e Parco Colli. In un dettaglio si discosta però dal parere che ha reso la Commissione tecnica. Secondo quanto scrive la presidente, dall’analisi del progetto "risulta le opere proposte ricadono tra 'gli interventi eccedenti la manutenzione e l’a deguamento degli impianti e delle strutture e le ristrutturazioni interne'". Di conseguenza, come prevede la norma, devono essere subordinati alla stipula di apposite convenzioni. Per stabilire che cosa? Le modalità e i tempi per la prosecuzione dell’attività, per le eventuali dismissioni, e infine i programmi di investimento, di riassorbimento occupazionale e di eventuale rilocalizzazione in aree esterne.


Le conseguenze. Provando a semplificare, la Commissione tecnica del Parco dice che il revamping "non s’ha da fare". La presidente ne prende atto ma scrive che, a suo avviso, il revamping si potrebbe fare previa stipula di una convenzione. Sembra comunque una bocciatura della procedura così come l’ha impostata finora Italcementi. Il revamping non è solo una manutenzione, e deve passare (almeno) attraverso una convenzione. Un parere che sembra così spingere nella direzione di una sospensione della procedura di Via, e del revamping stesso.
26 maggio 2010



Italcementi, verso il presidio in Provincia

Lavoratori in rivolta, assemblea di fuoco

Tanta rabbia tra i dipendenti dell'impianto per la decisione del consiglio comunale di Monselice. Per un’ora e mezza una novantina di lavoratori hanno discusso animatamente le prossime mosse e ora sono pronti a portare in Provincia le loro ragioni. Marco Benati, segretario provinciale Fillea Cgil: "Il revamping è stato utilizzato per una resa dei conti interna alla maggioranza"
di Francesca Segato

La torre nel progetto


La torre nel progetto

MONSELICE. La nuova settimana 'calda' del revamping Italcementi comincia con una infuocata assemblea dei lavoratori, ieri pomeriggio all’Italcementi. Tanta rabbia per la decisione del consiglio comunale di Monselice, ma la battaglia va avanti: i dipendenti dell’impianto sono pronti a portare in Provincia le loro ragioni. Oggi scade il termine per presentare le osservazioni al progetto e sempre oggi è convocata sul tema la Commissione Provinciale Ambiente. La settimana si chiuderà sabato pomeriggio, con la manifestazione lanciata a Monselice dai Comitati Salute e Ambiente della Bassa Padovana, allo slogan 'Per non bruciare il futuro del nostro territorio'.

Indignazione, senso di ingiustizia, sconcerto: questi i sentimenti che si respiravano ieri pomeriggio all’assemblea dei lavoratori Italcementi, convocata alle 13 nello stabilimento. Per un’ora e mezza una novantina di dipendenti hanno discusso animatamente gli esiti del consiglio e le prossime mosse. "Al consiglio di venerdì sera, del revamping non si è parlato nel merito - accusa Marco Benati, segretario provinciale Fillea Cgil -. E’ stato preso come motivo per una resa dei conti interna alla maggioranza. C’è un controsenso nella delibera che è passata: ci si lamenta che è mancato il tempo per discutere, ma non si vuole veramente discutere il progetto, si è contrari a priori. Tanto è vero che si chiede di discutere le alternative".

I sindacati ora preparano un presidio in Provincia e hanno richiesto un incontro urgente alla presidente Barbara Degani. L’i dea è anche di organizzare banchetti informativi a Monselice. "Vogliamo dialogare con la gente" assicura Benati. Tra la rabbia dei lavoratori, emergono le storie di un dipendente con 5 figli, e di Diego Tresoldi, da 23 anni in azienda, furente con i consiglieri comunali: "Solo un dialogo ideologico, a pochi interessa il revamping". Presente ieri anche Salvatore Federico, segretario regionale Filca Cisl. "C’è un attacco ai cementifici in Veneto - sostiene, citando come esempio il servizio di Report sul cementificio di Fumane-. Per questo stiamo pensando a una grande iniziativa a Monselice, che coinvolgerà tutti i lavoratori dei cementifici veneti. Noi lavoratori siamo i primi garanti del rispetto dell’ambiente. Mentre certi radical chic si sono messi in testa di rappresentare l’ortodossia nella difesa dell’ambiente. Mi ha stupito anche la presa di posizione della diocesi".

Oggi intanto scade il termine per presentare le osservazioni relative alla procedura di Via. Alle 16.30 inoltre si riunisce in Provincia la 5ª Commissione Consiliare Permanente Ambiente. Sarà presente la presidente del Parco Chiara Matteazzi. Verrà discussa la mozione sul revamping Italcementi presentata dai consiglieri provinciali dell’Idv.

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Italcementi, non è un camino
di Davide Ruzzon *

Ristrutturazione dell’impianto di produzione di cemento della Italcementi: qui non stiamo parlando di camino sì camino no. Mi inserisco nell’intelligente dibattito avviato ieri su questo giornale dal professor Muraro per introdurre un altro elemento. Lui parlava di conti. Io parlerò di progetti.

Stiamo discutendo intorno all’idea di realizzare ai piedi di Arquà Petrarca un cementificio verticale. Sì, la torre non è infatti un vano tecnico come qualcuno sostiene, cioè un camino, un elemento accessorio del cementificio. Questa torre contiene il cuore e l’i nnovazione più significativa del ciclo di produzione del nuovo impianto. Nel merito la sentenza del Consiglio di Stato (V Sez. 13 maggio 1997, n. 483) del 1997 ha dettato una linea che è poi stata continuamente ribadita: un vano tecnico non può possedere una qualche autonomia dalla struttura di cui è appendice. Un elemento tecnico è tale se assume il ruolo di strumento accessorio, che per qualche motivo non possa essere collocato all’interno del volume principale, al quale si riferisce e la cui funzione coadiuva. Nel nostro caso, invece, la torre ospita in quattro stadi verticali, il processo di preriscaldamento del materiale di cottura che diventa poi a fine cottura il cemento.

E’ di fatto, perciò, una parte fondamentale della linea di produzione del cemento, non un accessorio alla produzione: secondo la linea tracciata dalla sentenza del 1997 non mi pare possa essere quindi considerato un vano tecnico. Dov’è il problema? Nonostante il Piano Ambientale del Parco Colli Euganei non consenta la realizzazione di nuovi impianti (li vincola anzi alla dismissione dentro il suo perimetro con l’articolo 19 delle sue Norme Tecniche) si riesce a concepire l’idea di proporre un’ulteriore aumento dell’a ltezza dell’impianto di produzione esistente, sino a 120 metri. Questo fatto già in sé sarebbe un precedente molto pericoloso per la gestione delle altezze nelle costruzioni, non solo in ambiti sensibili, ma ovunque.

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Non serve fare esempi per immaginare cosa potrebbe accadere alle città, se si facesse strada l’idea che una parte importante di un’a ttività economica, ma anche di residenze, perché no?, potessero in ragione di una rivendicata (ma ipotetica) strumentalità andare oltre le altezze massime consentite al corpo edilizio principale: ne nascerebbe una totale de-regolazione, una giungla insomma. Lavoro a progetti d’architettura tutto il giorno e la mia idea di bellezza si basa anche sulla congruenza e il dialogo tra nuovo oggetto e il luogo che lo accoglie: non mi verrebbe mai in mente di realizzare una enorme cabina dell’Enel in Piazza San Pietro. Anche se dovessi parlare tutte le lingue del creato architettonico, per rendere bella una cabina elettrica nel porticato del Bernini, a nulla servirebbero.

Se gli uomini hanno spesso deciso di tagliare una montagna ed incidere un paesaggio splendido, spesso nel modo sbagliato, lo hanno fatto per realizzare un bene collettivo: hanno insieme rinunciato a qualcosa per un oggetto di pubblica utilità, perché non era forse possibile fare diversamente. Ma siamo in questo caso? Mi chiedo e chiedo a tutti, nel 2010 possiamo fare una torre a quattro cicloni per il clinker, di un’azienda privata, alta 122 metri davanti ad Arquà Petrarca? Pensiamo davvero che esista un genio che riuscirebbe a rendere proprio quell’oggetto a quel luogo? Io non credo.

Infine mi chiedo, perché mai una così importante società, che desidera investire 160 ml di euro per una nuova tecnologia di produzione, non ne spende altri 50 per realizzare anche dei nuovi fabbricati, insieme agli impianti tecnologici? Con una somma di quest’entità infatti (non i 500-600 ml di euro paventati dal direttore dello stabilimento durante l’incontro pubblico del progetto) si potrebbero realizzare, magari fuori dal Parco Colli, in un luogo più adatto, la torre e il nuovo impianto industriale. Il progetto aldilà degli inglesismi è già un progetto di nuova costruzione. Perché non si ragiona anche di questa opzione? Se così fosse da domani potremo parlare del futuro del Parco dei Colli Euganei e dei lavoratori, della convivenza di manifattura e di turismo sostenibile: diversamente potremo condurre la politica sempre dentro alla solita logica ideologica di contrapposizione tra diavolo ed acqua santa.

* Architetto

(25 maggio 2010)


Dopo l’ascensore della Rocca, un’altra questione scottante per Monselice: il revamping dell’Italcementi ovvero un megaprogetto di ristrutturazione che prevede l’abbassamento delle emissioni al costo dell’innalzamento di una torre di 120 metri - dalla quale spiare nelle camere di Federico II, che costruì il suo Mastio ad appena 150, e sfidare il Montericco che supera di poco i 300.
I lavoratori sono con l’azienda, e non potrebbero scegliere diversamente.
Ma le perplessità sul progetto sono molte e non soltanto paesaggistiche: si ipotizza che l’Italcementi utilizzerà il combustibile più lucroso, i rifiuti, diventando a tutti gli effetti un inceneritore.
Scelta accettabile per un Parco Colli che pretende di attirare il turista e tutelare l’ambiente?
No, si dirà. Epperò la logica dell’Ente Regionale è misteriosa, dato che vede ancora tra i componenti del suo comitato scientifico l’architetto Celestino Crispino, imputato nel processo per la lottizzazione “selvaggia” del Sassonegro, località Arquà Petrarca.
Cricca docet.

http://www.ilpasticciaccio.net/tag/italcementi/





Cementifici Economia Lavoro salute e Ambiente
Caricato da isolapulita. - Guarda gli ultimi video.

AMBIENTE. L’argomento ambiente a Isola delle Femmine è alla base della “carriera” politica dei nostri attuali amministratori oltre che di qualche funzionario comunale. Ne sanno qualcosa il nostro attuale “Sindaco” professore Gaspare Portobello l’attuale Assessore all’ambiente geologo dr. Marcello Cutino, il funzionario passato ad altri incarichi. Qualcuno deve poi DIRE ai cittadini dell'isola ecologica: I sondi Spesi, se ha mai avuto un collaudo e come mai non è funzionante. Mi rendo conto che le domande non sono nuove: le aveva già poste il suocero dell'"Assessore" geologo Cutino. Forse conviene non parlarne visto il progetto pizzerie della M.A.M. snc di cui è progettista l'attuale ex oppositore Vice Pres Del C.C. geom Vincenzo Dionisi.
Per Noi Cittadini l’ambiente l’abbiamo e continuiamo a subirlo in termini di salute, di livello della qualità della vita, della vivibilità e fruibilità delle bellezze naturali del nostro territorio. Questi Signori sono stati in grado di “avvelenarci” le nostre case, le nostre vite, le nostre amicizie le nostre istituzioni democratiche. Per avere delle risposte in tema di prevenzione e tutela della SALUTE siamo stati costretti a rivolgerci ad un Tribunale Amministrativo. Questi signori si sono fatti beffa dei cittadini celando la realtà, nascondendo i dati, stravolgendo i FATTI, denigrando le persone. Persino un’autorità come il dr. Vito Riggio ha dovuto constatare: “….su un tema così delicato come la sicurezza và condannata un’amministrazione che cambia idea continuamente”. Come Cittadini ci chiediamo : Ma il geologo "Assessore" Cutini Marcello come mai non parla più di Italcementi?
I temi da noi trattati nel tempo:
* Ambiente e qualita' della vita
*RACCOLTA DIFFERENZIATA E RICICLO
*Il Vespro
* T.A.R.
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”
Dossier sull'acqua ai privati: Scarica il pdf
Dossier Munnizzopoli: scarica il pdf



Monselice PAESAGGIO TERAPEUTICO
Pubblicato da Redazione Web
20.05.2010

PAESAGGIO TERAPEUTICO (Therapeutic Landscape) paesaggio per il Ben-Essere dell'uomo

Clicca per ingrandire

Sollecitato da una suggestiva intuizione del Consigliere Miazzi, nell'individuare la possibilita' di spostare il Nuovo Ospedale Unico (ancora da realizzare) dall'attuale sito previsto all'area Italcementi l'Arch. Arnaldo Merlin, componente della Commissione Edilizia Comunale di Monselice nonche' gia' Assessore all'Urbanistica del Comune di Baone (2006-2009), ha trovato modo di approfondire tale sollecitazione. Con le premesse che si sono imposte a seguito di talune prese di posizioni attorno al progetto di Revamping, in particolare, la Mozione comune promossa dai 27 Sindaci del territorio che si oppongono a siffatto progetto, la Delibera emanata dall'Ente Parco Colli che stabilisce la rilocalizzazione dei cementifici conformemente al Piano Ambientale attraverso un Accordo di Programma Regionale, le motivate critiche avanzate dai piu' diversi rappresentanti della politica locale e dalle diverse associazioni ambientaliste e di categoria, l'Arch. Merlin condivide l'impostazione che tutto cio' potrebbe trasformarsi in una grande opportunita' per il futuro di questo territorio. Sviluppando un ragionamento strutturato e graduale dice: 'prima di tutto, per garantire il valore commerciale dell'area, immaginiamo l'attuale sito destinato al Nuovo Ospedale Unico trasformato per ospitare un grande polo sportivo intercomunale Este-Monselice, con piu' campiu' da calcio, rugby, tennis, atletica e altro ancora che, assieme al vicino palazzetto dello sport recentemente inaugurato, rappresenterebbero un vero punto di eccellenza territoriale'. Poi: 'immaginiamo l'area Italcementi delle dimensioni di 654.000 mq, inserita all'interno del Parco Colli, favorita come nessuna altra area per posizione strategica nella possibilita' di offrire importanti servizi primari a scala territoriale data dalla vicinanza della S.S n. 10, della stazione ferroviaria sulla linea (PD-BO), della SS 16 e delle ulteriori importanti infrastrutture come la nuova SS 10 (in parte ancora da realizzare) oltre la prevista rete del sistema metropolitano regionale di superficie'.

E ancora: 'immaginiamo la stessa area inserita all'interno di un grande progetto integrato da definirsi sulla base del paradigma del 'Paesaggio Terapeutico' (come talune esperienze del nord Europa e anche italiane dimostrano), dove sia possibile collocare non solo il Nuovo Ospedale Unico ma, con esso, anche ulteriori strutture affini e compatibili, che possano originare uno dei piu' grandi ed evoluti 'Distretti della salute e del paesaggio'.

L'ipotesi elaborata dall'Arch Merlin a scopo dimostrativo, mette l'accento sulla potenzialita' soprattutto economiche che tutta l'area Italcementi potrebbe rappresentare dato il suo contesto, evidenziandole con l'inserimento nell'area stessa di alcuni edifici-funzione a dimostrazione della concretezza della proposta.

Al Nuovo Ospedale Unico vengono associati, come esempio, altri edifici quali: un centro di riabilitazione (tipo per malattie degenerative); una clinica specialistica (tipo clinica odontoiatrica low cost); delle strutture ricettive per un Turismo terapeutico (alberghi e SPA); un'area residenziale con parte commerciale-direzionale a scala urbana e, il tutto, immerso nel verde con aree a parco aventi percorsi riabilitativi predisposti per la pratica dell'Ecoterapia, dell'Ecoeducazione, dell'Orticoltura e del Giardino praticati a scopiu' terapeutici.

Perche' Paesaggio Terapeutico? 'Perche' in generale e in tale contesto la cura viene intesa come pratica che mira a dare supporto alle persone tramite attivita' educative e terapeutiche direttamente connesse con l'ambiente. Con questa innovazione progettuale si tendera' cosi' alla valorizzazione degli spazi e del paesaggio come strumento attraverso il quale migliorare l'efficacia dei trattamenti riabilitativi'.

In termini economici, quali potrebbero essere gli effettivi vantaggi per la societa' Italcementi? 'E' chiaro che la risposta e' implicitamente collegata all'operazione economica complessiva che si determinerebbe in funzione degli obiettivi posti dalle Parti coinvolte con l'eventuale Accordo di Programma. Ma, prospettando una variazione della destinazione d'uso dell'area con questa ipotesi e applicandole un indice di edificabilita' territoriale minimo di 1mc/mq, si raggiungerebbe una potenzialita' edificatoria pari ad un volume di c.ca 640.000 mc che, tradotto in termini commerciali, potrebbe capitalizzare un valore venale oscillante dai 64 ai 77 milioni di Euro (facendo riferimento ad un prezzo di mercato di 100,00/120,00 Euro/mq - ante urbanizazione) . Infine, se al valore dell'area conseguibile con il cambio di destinazione d'uso per l'attuazione del supposto 'Paesaggio Terapeutico' aggiungiamo anche il valore delle attivita' immobiliari atte alla realizzazione degli interventi ivi indicati si generera' un significativo giro di affari che, con l'indotto, potrebbe collocarsi tra i 400 ai 450 milioni di Euro da fare risultare ancora piu' evidente il lauto ritorno economico complessivo. A questo punto diventerebbe quasi superfluo affermare che non ci sara' alcuna perdita dei posti di lavoro, anzi, si aprirebbe un panorama con alcune centinaia di nuove assunzioni all'orizzonte'.

MONSELICE

Le parrocchie contro il revamping
"Manca un progetto condiviso
"
Il mondo cattolico prende posizione sul progetto di ristrutturazione del cementificio Italcementi con un documento che sta circolando nelle parrocchie della Bassa padovana. Il Carmine: "E’ limitante e pericoloso seguire i piani di un unico soggetto. E' il tempo di scelte radicali, che liberino nuove energie e consentano di ridare vita a un territorio già fortemente sfruttato"
di Francesca Segato

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MONSELICE. Non ci sono solo i 27 sindaci. A scandire la seria preoccupazione sul progetto di ristrutturazione del cementificio Italcementi, scende in campo il mondo cattolico, con un documento che sta circolando nelle parrocchie della Bassa padovana. La prima a mettere nero su bianco questa preoccupazione è stata la parrocchia del Carmine, con una nota già protocollata in Comune.
La nota è indirizzata alla presidente della Provincia, alla presidente del Parco, al sindaco, alla Giunta, a tutti i consiglieri comunali, e al presidente della Regione. E’ firmata dal parroco e dal Consiglio Pastorale. E condivisa dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro.

Il documento. Intitolato 'Lo sviluppo del territorio e i valori cristiani', è di due pagine e non lascia dubbi su quale sia il comune sentire nella parrocchia del Carmine. Quella che si trova a 300 metri dallo stabilimento Italcementi. Due pagine che esprimono "viva preoccupazione" per le scelte in atto. Definiscono "limitante e pericoloso" assecondare un progetto di un singolo operatore, senza una vera progettualità. Reclamano a gran voce una diversa visione di sviluppo, e chiedono alla politica di riappropriarsi del suo ruolo: servire il bene comune, governando le scelte economiche.

I valori. Per il Consiglio Pastorale del Carmine, i progetti in itinere definiscono "ulteriori, invasive ipotesi evolutive per un vasto territorio intercomunale". Di qui la necessità di richiamare i valori cristiani di riferimento per lo sviluppo territoriale nella salvaguardia del bene comune. La cui "grammatica" è indicata da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus, con il nome di "ecologia umana". "Riteniamo fortemente limitante e potenzialmente pericoloso assecondare tout court le richieste unilaterali di singoli operatori economici, senza avere preventivamente delineato, a livello politico, una progettualità a lungo termine, condivisa, vincolante, e ancorata ai valori sopra richiamati" scrive il Consiglio Pastorale. "Questa situazione deve essere colta come una grande occasione per ripensare una crescita economica, civile e sociale, in grado di promuovere, attraverso l’e laborazione di un nuovo piano di sviluppo dell’area, maggiore occupazione, mediante la valorizzazione di settori tecnologici, paesaggistici ed ambientali che esaltino le peculiarità di questo territorio. La politica, nella sua più virtuosa espressione di servizio al bene comune, deve riappropriarsi del ruolo di governo delle scelte economiche".

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L’appello. "E’ questo il tempo di scelte radicali, che liberino nuove energie e consentano di ridare vita ad un territorio già fortemente sfruttato. Non possiamo assumerci la responsabilità di far pagare questa nostra inerzia alle generazioni future. Pertanto chiediamo con forza alla Politica tutta, che si mettano in campo senza indugio, con viva coscienza e profonda onestà, tutte le risorse tecniche, scientifiche, politiche, amministrative, ampiamente disponibili nel nostro territorio, per addivenire ad un tavolo di confronto aperto, che con franchezza, trasparenza, verità e mitezza delinei uno scenario di futura evoluzione rispettoso della persona, della sua salute, dell’a mbiente, adoperandosi per definire alternativi e concreti percorsi di sviluppo occupazionale. Con viva preoccupazione per le scelte in atto - conclude il Consiglio Pastorale - seguiamo attentamente l’e volversi dei fatti". La lettera verrà pubblicata integralmente domenica sulla Difesa del Popolo, accompagnata da una riflessione del direttore Guglielmo Frezza. E’ già stata trasmessa alle parrocchie dei vicariati di Monselice, Este, Conselve e Montagnana.

(21 maggio 2010)






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