CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



lunedì 23 agosto 2010

ITALCEMENTI PIANO CARATTERIZZAZIONE RAFFO ROSSO

ITALCEMENTI PIANO CARATTERIZZAZIONE RAFFO ROSSO


1 Introduzione

In ottemperanza a quanto stabilito dalla Diffida del Sindaco di Isola delle Femmine prot.n.3975 del 15 marzo 2006, Italcementi S.p.A. con la presente intende formulare una proposta di piano di caratterizzazione ai sensi del D.M. 471/99 relativo alla area di deposito di combustibile solido (coke di petrolio) in località "Raffo Rosso".


Il piano, elaborato nel presente documento, è stato redatto con riferimento alle linee guida dell'Allegato 4 del D.M. n. 471/99 "Regolamento recante alteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'art. 17 del Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni".


Come disposto dal D.M. 471/99, il piano di caratterizzazione in oggetto è articolato nelle seguenti sezioni:


• Raccolta e sistematizzazione dei dati esistenti: in questa sezione sono compendiati tutti i dati funzionali ad una dettagliata descrizione del sito in esame.


• Caratterizzazione del sito: sono sintetizzate le caratteristiche specifiche del sito in termini di natura del sottosuolo.


• Formulazione preliminare del Modello Concettuale: sono presi in esame i principali percorsi di migrazione delle potenziali sorgenti di contaminazione ed i potenziali recettori.


• Piano di investigazione iniziale: è descritto il piano di investigazione previsto al fine di approfondire e meglio comprendere la struttura del sottosuolo ed i fenomeni di contaminazione dello stesso.

2 Normativa per la tutela del suolo e del sottosuolo

II riferimento normativo per la valutazione dello stato di contaminazione di un sito è l'articolo 17 del Decreto Legislativo 5 Febbraio 1997, n. 22 dal titolo "Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CEE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 1997. In tale articolo è indicato come compito del Ministero dell'Ambiente predisporre i criteri, le procedure e le modalità per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati.


In ottemperanza a tale articolo è stato emanato il Decreto Ministeriale n° 471 del 25 ottobre 1999, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 1999, che rappresenta il decreto di attuazione di quanto preliminarmente predisposto dall'art. 17 del D.Lgs.22/97.


In particolare, in tale Decreto Ministeriale, sono definiti:


• i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d'uso dei siti;


• le procedure di riferimento per il prelievo e l'analisi dei campioni;


• gli elementi e le informazioni che debbono essere inserite nella redazione del Piano di Caratterizzazione;


• i criteri generali per la messa in sicurezza, per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati e per la redazione dei relativi progetti.


Sono inoltre esplicitati, anche se già delineanti nel precedente art. 17 del D.Lgs.22/97, i tempi e le modalità di notifica di pericolo di inquinamento e gli interventi di messa in sicurezza d'emergenza da predisporre da parte di chi cagiona un inquinamento. Sono inoltre esplicitate le modalità di comportamento per interventi ad iniziativa degli interessati, i criteri di bonifica e i protocolli per lo sviluppo e l'applicazione dei piani di bonifica stessi.

3 Raccolta e sistematizzazione dei dati esistenti


3.1 Inquadramento territoriale


II sito si trova nel Comune di Isola delle Femmine (PA) a circa 12 Km da Palermo lungo l'autostrada Palermo - Mazara del Vallo, è delimitato a Sud dai rilievi dei Monti di Palermo e a Nord dal Mar Tirreno.


Gli altri centri urbani circostanti sono quelli di Capaci a 2 km e il quartiere di Sferracavallo a 4 Km. Nella zona vi sono piccoli insediamenti industriali e artigianali. Oltre alla ferrovia, l'altra importante infrastruttura viaria è costituita dall'autostrada A29 il cui tracciato lambisce la cementeria.


L'area di deposito di combustibile solido (pet-coke), a servizio della cementeria di Isola delle Femmine, si trova tra l'autostrada e il versante roccioso che si raccorda alla fascia litoranea pianeggiante.


3.2 Evoluzione storica del Sito


A partire dal 1958 presso il sito ha avuto luogo la coltivazione della cava di calcare, denominata "Raffo Rosso", per la produzione di materia prima per la cementeria di Isola delle Femmine. L'attività di cava è proseguita fino al 2000.


A partire dal 2001, presso la località Raffo Rosso si è effettuata l'attività di deposito del combustibile solido (pet-coke) e tale attività, descritta in seguito, è tuttora in essere.


3.3 Descrizione delle attività in essere


Presso l'area di "Raffo Rosso" è realizzato uno stoccaggio di combustibile solido (pet-coke), tale da garantire l'autonomia funzionale degli impianti della cementeria di Isola delle Femmine e da consentire la ricezione del prodotto scaricato da navi delle dimensioni utilizzate per il trasporto marittimo di combustibili solidi.


Il suddetto carbonile è realizzato ed esercito in virtù dell'Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 5/4/2001.


Il deposito è costituito da un cumulo a cielo aperto di dimensioni massime pari a:


• larghezza 40 m

• lunghezza 150 m

• altezza 5 m


per un volume stimato di 24000 m3 (pari a circa 20000 t).


Il combustibile è trasportato dal porto di Palermo al deposito tramite automezzi. Le varie fasi di movimentazione sono effettuate tramite apposite pale gommate, che provvedono, oltre alla formazione del cumulo, alla ripresa del combustibile ed al carico degli automezzi impiegati per il trasporto al capannone di stoccaggio presso la cementeria.


Il deposito si trova in una zona non visibile dall'esterno, in quanto delimitata da scarpate su tre lati e dal fianco della collina sul quarto. In particolare il piano di fondo è a quota pari a circa 7 m s.l.m., mentre la sommità delle scarpate si trova a quote variabili tra i 30 e 40 m s.l.m.


Il fondo del deposito è impermeabilizzato tramite la stesura di uno strato di circa 50 cm di argilla rullata e compattata. La pendenza del fondo è stata rimodellata in modo da far confluire l'acqua piovana in una fossa di raccolta anch'essa impermeabilizzata, da cui le acque sono recuperate in ricircolo ed inviate tramite una stazione di pompaggio al serbatoio di alimentazione dell'impianto di spruzzamento del cumulo stesso, costituito da quattro irrigatori posti ai lati maggiori del cumulo di pet-coke allo scopo di garantire alla superficie del cumulo un'idonea umidità, funzionale sia ad evitare la dispersione di polveri che come misura antincendio.


Si rimanda agli Allegati 1 e 2 per un inquadramento planimetrico e per le sezioni dell'area di cava adibita a stoccaggio di pet-coke.


3.4 Messa in sicurezza dì emergenza


Con riferimento al punto 1 della Diffida del Sindaco di Isola delle Femmine del 15 marzo 2006 (messa in sicurezza di emergenza), si precisa che per far fronte ad eventi di natura meteorica eccezionali (quali quelli registrati negli scorsi mesi) è stata portata a termine una serie di operazioni mirate alla riduzione del rischio di "straripamento" della fossa di contenimento delle acque meteoriche, consistenti nella realizzazione di argini atti a migliorare la regimazione delle acque piovane nell'area del carbonile ed il loro drenaggio verso la vasca di raccolta.


È inoltre in corso di realizzazione una vasca per il lavaggio delle ruote dei mezzi di movimentazione del combustibile, al fine di evitare il trascinamento di residui di pet-coke all'esterno dell'area di stoccaggio.



4 Caratterizzazione del sito


4.1 Area di studio


L'area di deposito di combustibile solido in località "Raffo Rosso", a servizio della cementeria della Italcementi S.p.A. di Isola delle Femmine, si colloca nell'area di un'antica falesia.


Infatti percorrendo la zona dal mare verso l'interno si nota una prima fascia, localmente poco estesa, con andamento subpianeggiante in cui ritroviamo l'insediamento urbano di Isola delle Femmine e alcune importanti strutture viarie.


Questa fascia costiera è chiusa verso Est da un'alta parete con andamento subverticale, il Raffo Rosso, che localmente si spinge fino ad una quota massima di circa 560 m slm.


Ai piedi della ripida parete del Raffo ritroviamo una zona di transizione in cui il detrito di falda, originato dalla caduta di materiali rilasciati dalla parete subverticale sotto l'azione degli agenti atmosferici, raccorda la fascia costiera con l'area a monte, con andamento variabile da punto a punto, con inclinazione media intomo ai 30-35° sull'orizzontale.


Per una visione d'insieme della cava e delle aree circostanti si vedano le figure 1 e 2 alle pagine seguenti.


L'evoluzione geologica dell'area ha creato geometrie particolari che nel tempo si sono arricchite di materiale organico in modo diversificato a seconda della posizione e della morfologia; il risultato è un territorio estremamente vario da un punto di vista delle potenzialità pedologiche e quindi della vegetazione che vi si è insediata.


La morfologia particolare dei luoghi con le associazioni naturali proporzionate alle diverse acclività ed alle differenti peculiarità dei suoli portano in conclusione ad un paesaggio molto caratteristico.


La fascia costiera ad andamento pianeggiante ha una modestissima estensione ed è completamente urbanizzata con la presenza dell'abitato di Isola delle Femmine e, per la parte più orientale, con insediamenti produttivi tra cui la cementeria della Italcementi S.p.A..


Quest'area è chiusa verso monte dall'autostrada Palermo - Punta Raisi, oltre la quale si ritrova una zona con modesti insediamenti artigianali e di piccola industria distribuiti lungo l'asse autostradale.



Risalendo ancora verso monte l'inclinazione dei terreni aumenta progressivamente e diminuisce la fertilità del suolo a causa del substrato arido che vi si ritrova (detrito di falda). Di conseguenza ritroviamo una fascia molto prossima alle pareti subverticali del Raffo Rosso caratterizzata da modesta o nulla vegetazione e quindi sostanzialmente esente da utilizzazioni di tipo agricolo ed abitativo.


Per tale fascia l'unica utilizzazione del passato è stata una pastorizia modesta per le caratteristiche vegetazionali della zona e per la limitata estensione dell'area disponibile.


Infatti il territorio di cui si tratta, pur così vario per morfologia e caratteristiche naturali, è assai ridotto in estensione dal momento che nella zona della cementeria la distanza tra il mare e i punti più elevati del detrito di falda alla base del Raffo Rosso è di circa 1400 m.


Nella fascia tra l'autostrada e la base delle pareti subverticali è stata in passato coltivata la cava di calcare denominata "Raffo Rosso", il cui nome richiama il versante omonimo.


4.2 Geologia dell'area


L'area oggetto del presente piano di caratterizzazione fa parte delle unità calcaree mesozoico - terziarie dei Monti di Palermo.


Questo complesso sottoposto ai regimi tettonici compressivi alpini è stato scomposto in una serie di falde che sono impilate le une sulle altre a partire dal Miocene.


In particolare la zona in esame appartiene all'unità carbonatica di piattaforma che dall'alto verso il basso è organizzata con :


• calcari grigi o grigio nocciola ben stratificati da compatti a mediamente fratturati, calcareniti e brecce del Paleocene- Cretacico medio superiore che ritroviamo nella parte alta del Raffo Rosso;


• calcari grigi o grigio nocciola, calcareniti oolitiche e brecce da compatti a mediamente compatti del Cretacico inferiore - Giurassico superiore che emergono nella parte bassa della cava.


Per una visione d'insieme della distribuzione delle diverse formazione si può fare riferimento alla planimetria geologica di cui alla seguente fig. 3.


Il rilievo del Raffo Rosso è rappresentato da una dorsale allungata in direzione N-S il cui versante occidentale, alle cui pendici si collocave la cava, costituiva un'antica falesia con alte pareti rocciose strapiombanti con inclinazioni di 60-70°.


Per una visione d'insieme della particolare altimetria della zona si può fare riferimento ad una vista fotografica "di profilo" della zona del deposito di combustibile solido di cui alla fig.4.


Alla base della parete sub-verticale si ritrova un detrito di falda derivato dalla degradazione della parete stessa sotto l'azione degli agenti atmosferici che si dispone alle pendici delle pareti del Raffo Rosso con inclinazioni variabili intorno ai 300-350.


All'interno di detto detrito di falda (ghiaione) si notano variazioni granulometriche che denunciano irregolarità di alimentazione e ricementazioni secondarie che originano crostoni e ammassi distribuiti senza ordine.


Nel tempo si è avuto un costipamento del materiale brecciato con trasporto dei fini negli interstizi e ricementazioni tanto che di massima all'interno si possono distinguere due livelli.


Un primo livello superficiale è in genere rappresentato da materiale relativamente sciolto con blocchi e ghiaie grossolane a scarsa matrice ghiaiosa e forma i coni di detrito attuali immediatamente a ridosso delle scarpate rocciose sovrastanti.


Un secondo livello invece presenta granulometria assai variabile con cementazione mediamente più spinta fino ad arrivare a zone con forte cementazione. In tale livello si distinguono fasce a colorazioni diverse (grigio, giallastro e rossiccio) e si ritrovano lenti sabbiose poco cementate e talora livelli di terra rossa derivante dal disfacimento del calcare.


Si veda a tale proposito la planimetria geologica di fig. 3 prima citata e anche due sezioni verticali indicative delle fìgg. 5 e 6 alle pagine seguenti.


La roccia madre è caratterizzata da un alto contenuto in CaCO3. Pertanto la parte bassa della cava (zona della cava a fossa), in cui si sfruttava tale formazione, produceva un materiale ad alto titolo calcimetrico e assai costante per caratteristiche chimiche e chimico-fisiche.


Per contro nella zona del detrito di falda si ha in media un tenore in CaCO3 inferiore a causa delle alterazioni subite e della presenza di granulometrie fini in cui si concentrano i residui insolubili. Tra l'altro il materiale prodotto in questa fascia presenta una discreta variabilità di caratteristiche chimiche e chimico-fisiche.


Da un punto di vista idrogeologico si nota che la formazione originaria presenta una permeabilità variabile in funzione della fratturazione delle litologie carbonatiche tanto che le acque meteoriche possono penetrare in profondità fino al contatto con il Flysch Numidico sottostante. Lungo tale contatto il drenaggio avviene direttamente verso il mare oppure verso zone costiere particolarmente disturbate per faglie e piegamenti.


Il detrito di falda è altrettanto permeabile a causa della elevata porosità del materiale..


Nella ex zona estrattiva non sono rilevate interferenze degli scavi con le falde che restano confinate circa al livello del mare al di sotto della quota finale di scavo; il piazzale di fondo scavo si colloca infatti mediamente a 7 m s.I.m..


Per quanto concerne la stabilità dei versanti naturali e artificiali in essere e futuri si può fare riferimento alla relazione geotecnica di verifica allegata.


Da dette verifiche emerge che sia nella parte di scavo in calcare compatto (scavo a fossa) che nelle zone in cui i fronti di cava sono aperti nel detrito di falda si hanno buone condizioni di stabilità.



5 Formulazione preliminare del modello concettuale


II modello è sviluppato sulla base delle attuali conoscenze del sito e pertanto passibile di modifiche ed affinamenti dipendenti dall'acquisizione di ulteriori dati specifici, a seguito di indagini dirette.


5.1 Modello idrogeologico identificato


Sulla base delle informazioni raccolte, dall'analisi dati esistenti nonché attraverso i dati emersi dal rilevo di campagna è stato possibile identificare un modello idrogeologico schematizzato graficamente nella figura 7.


Questo modello prevede un acquifero a pelo libero sovrapposto ad una zona di saturazione ad acqua salata/salmastra con direziono prevalente del flusso freatico in direzione E-W (da monte verso mare).


Sulla base delle informazioni fin qui raccolte, è stato possibile verificare che possono esistere, nell'area in studio, significative variabilità laterali nella distribuzione della falda acquifera presumibilmente legate a:


• asimmetrie laterali nella permeabilità dei complessi d'imposta dell'acquifero;


• riduzione areale della freatica causa sovrasfruttamento dell'acquifero di falda;


Nel sito oggetto del presente studio, qualora dovesse essere accertata a mezzo indagini la presenza di falda idrica, questa, sulla base del modello idrogeologico ipotizzato, dovrebbe collocarsi a breve profondità dal p.d.c. (2-5 m) considerato che in passato la coltivazione in fossa della cava Raffo Rosso ha prodotto un abbassamento del piano originario di campagna di circa 30 m.


5.2 Le fonti di inquinamento


II sito in oggetto è sede di un deposito di Pet-Coke (combustibile solido) destinato all'utilizzo nel forno per la produzione di clinker della vicina cementeria dì Isola delle Femmine.


Sono pertanto sono da tenere in considerazione, nel processo di formulazione del modello concettuale le probabilità di formazione:


di un percolato contaminato da IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e/o metalli pesanti quali vanadio e nichel;


di polveri sottili che possano contaminare i suoli vicini al deposito.


Gli ambienti naturali particolarmente vulnerabili a possibili fonti inquinanti possono essere identificati:


nell'ambiente suolo;


• nell'ambiente sottosuolo ed in particolare le acque di falda freatica se presenti.

L'ambiente suolo


L'ambiente suolo può ricevere contaminazione non solo attraverso la dispersione di polveri veicolate dai venti ma principalmente attraverso le polveri veicolate all'operatività dei mezzi meccanici addetti al movimento e trasporto dello stesso coke. Deve pertanto essere valutato se questo tipo di contaminazione esterna al sito può essere considerata dannosa o potenzialmente trascurabile.


L'ambiente sottosuolo


Considerata l'unicità tipologica del materiale depositato nel sito, nonché l'assetto morfologico e litologico dei terreni d'imposta descritti in precedenza, si può ragionevolmente ipotizzare che i maggiori impatti potenziali siano imputabili ad eventuali infiltrazioni nel sottosuolo di percolato contaminato proveniente dal dilavamento del materiale del combustibile solido quali idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti (Nichel, Vanadio).


Tuttavia è stata però accertata la presenza di una impermeabilizzazione del fondo dell'area di stoccaggio di combustibile solido con materiali argillosi rullati e costipati meccanicamente oltre ad un sistema di raccolta delle acque di prima pioggia che vengono raccolte e fatte convogliare in una vasca di drenaggio, impermeabilizzata.


Le acque così raccolte sono recuperate e inviate ad un sistema di ricircolo utilizzato per lo spruzzamento, attraverso irrigatori, del deposito stesso allo scopo di garantire un grado di umidità tale da evitare la dispersione di polveri nell'ambiente circostante.


Nella porzione di territorio interessata da suolo-sottosuolo devono pertanto essere verificati, per scongiurare fenomeni di contaminazione, la presenza di valori di concentrazione limite accettabili così come previsto dalla Tabella 1 dell' Allegato 1 del D.M. 471/99 per i siti destinati ad uso commerciale o industriale.


5.3 Percorsi potenziali di inquinamento


Considerate le potenziali caratteristiche di permeabilità dei terreni d'imposta del deposito (roccia nuda) il percolato, prodotto dalle azioni di dilavamento delle acque meteoriche sul combustibile solido di Pet-Coke, potrebbe:


• infiltrarsi sotto il substrato impermeabile di natura argillosa, posto alla base del deposito, con la possibilità di inquinare aree esterne al deposito;


• infiltrarsi, attraverso i punti di debolezza strutturale e/o granulometrica dell'impermeabilizzazione di fondo direttamente nel bedrock sottostante con inquinamento diretto dei relativi corpi idrogeologici sotterranei.


In entrambi i casi, vista la natura morfologica e geologica del sito, gli eventuali apporti inquinanti prevalenti possono essere considerati come localizzati all'interno della cava a fossa. Pertanto, qualora necessario, possono essere ipotizzati eventuali progetti di recupero e messa in sicurezza circoscritta alla superficie occupata dal deposito.


5.4 Bersagli dell'inquinamento


Vista la particolare configurazione geologica e geomorfologica del sito i principali bersagli di contaminazione possono essere individuati:


• nei suoli prossimi all'area di deposito a causa della contaminazione da polveri sottili di Pet-Coke per trasporto del vento e per veicolazione di polveri ad opera dei mezzi meccanici;


• nelle falde freatiche sotterranee, se presenti, per contaminazione diretta dalle acque di falda ad opera di soluzioni percolanti contaminate da IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e/o metalli.


6 Piano di investigazione iniziale


Nella presente sezione si descrive, sinteticamente, il programma delle indagini geognostiche in sito e in laboratorio finalizzate alla caratterizzazione del suolo e del sottosuolo dell'area oggetto della caratterizzazione.


In particolare, il programma redatto sulla base delle indicazioni contenute nel D.M. 25/10/1999 n. 471 All. 2 prevede l'esecuzione di n. 6 sondaggi geognostici meccanici, a rotazione a carotaggio continuo, prelievo di campioni sia di rocce che di acque, prove di permeabilità in foro, installazione di tubi piezometrici. (All. 3 - Stralcio planimetrico scala 1:2.000).


Il programma di investigazione iniziale prevede, infatti, l'esecuzione di cinque sondaggi denominati S1, S2, S3, S4, e S5, ubicati all'interno dell'area di stoccaggio, di profondità mediamente pari a circa m 10 p.c., mentre il sesto sondaggio S6 sarà eseguito esternamente all'area da indagare , e raggiungerà la profondità di circa 30/35 m dal p.c


Dal sondaggio S6 verranno prelevati "campioni del fondo naturale”.


Il carotaggio sarà effettuato con metodi di perforazione idonei utilizzando carotieri adatti a prelevare campioni di roccia indisturbati evitando fenomeni di surriscaldamento; nel corso delle perforazioni saranno inoltre adottati accorgimenti necessari allo scopo di evitare immissioni nel sottosuolo di sostanze estranee (rimozione dei lubrificanti dalle filettature, uso di corone o scarpe non verniciate etc.).


Nel corso dei sondaggi geognostici si prevede di prelevare, secondo le modalità di prelievo, conservazione e trasporto previste dalla vigente normativa n. 12 campioni di roccia (mediamente 2 per sondaggio) da sottoporre a prove ed analisi di laboratorio per il controllo e la verifica di eventuali sostanze inquinanti presenti richiamati nella nota A.R.P.A. del 30/01/2006 ossia gli IRA (idrocarburi policiclici aromatici) il vanadio e il nichel ed in aggiunta a questi Cromo (VI) e Cromo Totale.


Verranno inoltre istallati nei fori di sondaggio n. 4 piezometri di cui tre all'interno dell'area di stoccaggio (S2, S3, S5) e uno a monte di essa (S6), per la verifica e il controllo della circolazione idrica sotterranea (in "ingresso" e in "uscita") considerando che la direzione di flusso delle acque sotterranee si muove da monte verso valle.


In questa fase si prevede infine il prelievo, secondo le modalità previste dalla normativa (campionatore pneumatico o elettropompa sommersa), di n. 8 campioni di acqua che saranno sottoposti ad analisi chimiche in laboratorio per la determinazione di eventuali inquinanti presenti richiamati nella già citata nota A.R.P.A..


In particolare, le metodologie analitiche di laboratorio per quanto riguarda gli IPA verranno effettuate mediante gas-massa previa estrazione con solvente organico (cloroformio); la metodologia è la stessa sia su solido che su liquido.


Per quanto attiene, infine, la determinazione del nichel, del vanadio e del cromo su campioni di roccia e di acqua, quest'ultima sarà effettuata mediante spettrofotometria di assorbimento atomico (AAS). Sul campione di roccia, in particolare, l'analisi verrà svolta previa solubilizzazione in acido dello stesso.


7 Allegati

Allegato 1: Deposito carbone in località Raffo Rosso - Pianta (Dis. 870203042PE)

Allegato 2: Deposito carbone in località Raffo Rosso - Sezioni (Dis.870203043PE)Allegato 3: Stralcio planimetrico scala 1:2.000


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