CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



lunedì 23 agosto 2010

ONOREVOLE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO

ONOREVOLE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO


RICORSO AL TRIBUNALE REGIONALE AMMINSITRATIVO



Oggetto: Autorizzazione Integrata Ambientale Italcementi
Tipo Ricorso Ordinario 16.1.09 rinviato 10.3.09
Sospensive 20 Sezione 1
RUOLO 2592/2008
BELLA ROBERTA STEFANIA ed altri contro
AVVOCATI: BEVILACQUA CRISTIANO e Davide Canto
Contro
Regione Sicilia in Persona del Presidente P.T.
Avvocatura di Stato
REGIONE SICILIA ASSESSORATO TERRITORIO ED Ambiente
Avvocatura di Stato
ASL 106 – PALERMO
Avvocato ---------
PROVINCIA REGIONALE DI PALERMO
Avvocato Greco Giuseppe
COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
Avvocato --------
Italcementi S.P.A.
Avvocati: Mangano Massimiliano Petruzzella Giovanni
Giudici Giallombardo Lenti Tomaiuoli



ON.LE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER LA REGIONE SICILIA- PALERMO
RICORSO
Per i sigg.................................................................................................,
tutti elettivamente domiciliati presso lo studio dell’ Avv. Cristiano Bevilacqua, in Palermo via Campolo n.92 che li rappresenta, unitamente e disgiuntamente con l'Avv. Davide Canto, in forza di procura a margine del presente atto
CONTRO
- la Presidenza della Regione Siciliana, in persona del Presidente pro-tempore rapp.to e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo ;
- L’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro-tempore, rapp.to e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo;
- L'azienda AUSL 6 Palermo in persona del legale rapp.te pro tempore ;
- La Provincia regionale di Palermo, in persona del legale rapp.te pro-tempore;
- Il Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo, in persona del legale rappresentante pro-tempore;
- Il Comune di Isola delle Femmine in persona del rapp.te legale pro tempore
E NEI CONFRONTI
 Della Italcementi spa in persona del legale rapp.te p.t. con sede in Bergamo
PER L’ANNULLAMENTO PREVIA SOSPENSIONE
- Del provvedimento n. 693 pubblicato in G.U.R.S. in data 29-08-08 di Autorizzazione Integrata Ambientale
- Del provvedimento del Sevizio 3 dell'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente n. 172 del 17-4-08;
- Di tutti i verbali delle Conferenze di servizi tenutesi in data 31-1-07, 21-11-07, 31-1-08, 20-2-08 e 19-3-08;
- Dei provvedimenti ARPA provinciale di Palermo n.9968419 del 19-3-08 ;
- Del provvedimento della Commissione Provinciale Tutela Ambientale n.prot. 436 del 6-3-08;
- Del Parere espresso dalla Provincia regionale di Palermo n.20145 del 19-2-08;
- Del parere espresso dalla AUSL 6 Palermo, Dipartimento di Prevenzione- Unità operativa n.8 di Carini, n.502 del 19-3-08;
- Di ogni altro atto comunque connesso, prodromico o consequenziale a quelli sopra indicati
FATTO
La Ditta Italcementi S.p.A., iscritta presso il Registro della Provincia di Palermo delle imprese che recuperano rifiuti, svolge attività di produzione di cementi presso l’impianto sito nel Comune Isola delle Femmine e attività di frantumazione nella cava denominata Piani Dell’Aia per le quali è titolare di apposite autorizzazioni alle emissioni in atmosfera rilasciate dall’ Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana ai sensi dell’articolo 12, del DPR n. 203/88, per 82 camini e dell’articolo 6, del DPR n. 203/88, per 4 camini.
Con il decreto di autorizzazione (D.A.) n. 292/17 del 17.3.94 l'Assessorato, ai sensi dell’articolo 12 del D.P.R. 203/88 ha concesso alla predetta ditta l’autorizzazione per il proseguimento delle emissioni derivanti dalla produzione di cementi. In seguito, con i DD.AA. n 871/17 del 6.10.94, n. 141/17 del 15.3.95 e n. 187/17 del 4.4,97, l'autorizzazione originaria è stata parzialmente modificata e rettificata, senza apportare alcuna modifica al ciclo produttivo descritto nel progetto approvato con la prima autorizzazione del 1994.
Gli odierni ricorrenti sono proprietari e residenti nelle immediate vicinanze dell'area in cui opera la ditta Italcementi spa, e da molto tempo sono continuamente sottoposti ad un elevato inquinamento acustico ed atmosferico proveniente dal cementificio della Italcementi spa che rischia di compromettere molto seriamente la loro salute e quella dei propri cari. Le condizioni di vita in cui si trovano i ricorrenti sono assolutamente inaccetabili posto che, quotidianamente, si trovano costretti a dover respirare un 'aria mefitica e ad eliminare continuamente polvere nera dalle proprie abitazioni, proveniente dal vicino cementificio il cui impianto risale addirittura agli anni '60. Tale situazione oltre ad arrecare un grave rischio per l'ambiente e la salute degli stessi, sta provocando un serio pregiudizio patrimoniale poiché l'impianto della Italcementi spa è troppo vecchio ed utilizza un processo produttivo che, oltre a causare il degrado ambientale ed igienico sanitario del territorio , è causa anche del deprezzamento delle abitazioni di proprietà degli stessi .
In data 02-9-2004 n. prot. 56853 la Italcementi S.p.A. ha presentato una domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA.) per la cementeria sita nel Comune di Isola delle Femmine previsto tra le tipologie di cui al punto 3.1 dell'Allegato 1 del d.lgs 372/99. Secondo le previsioni dell'allora vigente d.lgs 372/99 in data 15-9-04, la ditta provvedeva anche a pubblicare sul quotidiano "Giornale di Sicilia" l'avviso di avvenuto deposito degli atti progettuali presso l'Assessorato Territorio Ambiente della regione Sicilia, per sottoporlo alle eventuali osservazioni – opposizioni secondo le previsioni dell'art. 5, comma 7, d.lgs 372/99.
Già dal 2005 l’ARPA Sicilia, il Dipartimento Provinciale A.R.P.A. di Palermo (DAP) e la Provincia Regionale di Palermo, al fine di effettuare verifiche sull’impianto e sui relativi punti dì emissione, hanno realizzato alcuni sopralluoghi presso il cementificio ed il deposito di petcoke della ditta sito in località Raffo Rosso.
A seguito del sopralluogo effettuato presso l’impianto il 6 dicembre 2005, dall’analisi dei documenti prodotti dalla Italcementi in merito all’attività di produzione cemento e recupero rifiuti, e dalla riunione tenutasi in data 12 giugno 2006 tra la Regione Siciliana, l'ARPA Sicilia, il DAP e la Provincia Regionale di Palermo e l’Italcementi, emergeva che la Italcementi non era titolare di alcuna autorizzazione per l’utilizzo di petcoke come combustibile, sia che la Ditta ha eseguito variazioni del ciclo produttivo e modifiche dell’impianto senza avere ottenuto le necessarie autorizzazioni.
A seguito di ciò la Regione Sicilia provvedeva a diffidare l'Italcementi dall'utilizzare il coke di petrolio in assenza dell'apposita autorizzazione. Averso tale diffida la ditta ha presentato ricorso al TAR Sicilia Palermo che, con sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007, lo respingeva.
In data 3-11-2006 la controinteressata presentava una nuova istanza contenente un progetto di modifica sostanziale dell'impianto esistente con cui si prevedeva un ammodernamento tecnologico dell’impianto produttivo tramite l'introduzione di un nuovo processo di produzione del clinker . Tale istanza ed il relativo progetto, però, non venivano pubblicati sui quotidiani per essere sottoposte alle eventuali osservazioni dei soggetti interessati secondo le previsioni del d.lgs 59/05.
Si precisa che la Provincia Regionale di Palermo ha condotto, nei periodi gennaio-maggio 2006, agosto-ottobre 2006 e ottobre 2006-gennaio 2007, alcune campagne di rilevamento della qualità dell’aria in prossimità dell’impianto Italcementi nel comune di Isola delle Femmine. Sono stati utilizzati differenti laboratori per misurare sia parametri chimici (S02 CO, NO N02) NOx, 03, NMHC, CH4. P.MIO, IPA, Benzene, Toluene e o-Xylene) che meteorologici.
Con riferimento al PM10, l’analisi dei dati registrati ed elaborati durante tali campagne di rilevamento ha evidenziato 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana nel periodo gennaio-maggio 2006 (71 giorni di rilevamento) e 12 superamenti nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007 (75 giorni di rilevamento). Nel periodo agosto-ottobre 2006 non stati effettuate rilevazioni di tale inquinante.
Anche per gli IPA, nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007, sono stati osservati valori medi orari più elevati rispetto a quelli della campagna precedente. In particolare si rileva un incremento delle concentrazioni di benzo(a)pirene.
Tra il 31-01-2007 ed il 19-03-08 si sono tenute ben 5 conferenze di servizi relative all'istanza presentata in data 3-11-2006, in particolare nella seduta della Conferenza di servizi del 31-01-08 la ditta Italcementi spa richiedeva di ottenere l'autorizzazione integrata ambientale solamente per l'utilizzo del coke di petrolio, escludendo il progetto di modifica presentato nel 2006 relativo all'ammodernamento dell'impianto tramite una conversione tecnologica (cd revamping). In tal modo quindi l'Italcementi spa presentava in via assolutamente atipica, una nuova istanza assolutamente diversa dalle precedenti con cui, in buona sostanza, richiedeva di utilizzare il coke di petrolio come combustibile all'interno del vecchio impianto.
Si precisa che anche tale istanza non veniva assolutamente pubblicata all'interno dei quotidiani per le opposizioni- osservazioni da parte dei cittadini interessati secondo le previsioni della d.lgs .59/05. In data 29-08-08 veniva pubblicata nella G.U.R.S. il decreto n.693 del 18 luglio 2008 con cui il dirigente del servizio 2/VAS rilasciava l'autorizzazione integrata ambientale alla ditta Italcementi spa.
Le previsioni dei provvedimenti impugnati sono inidonee a salvaguardare la salute dei ricorrenti ed a tutelare l'ambiente, conseguentemente rendono gli atti oggi impugnati illegittimi e vanno annullati per i seguenti motivi in
DIRITTO
I VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART.2 d.lgs 59/05 CON RIFERIMENTOALL'OMESSACONSIDERAZIONE ELL'IMPIANTO COME SITO (CIRC. MIN. AMB. E TUTELA DEL TERRITORIO DEL 13-7-2004)
L'art. 2 d.lgs 59/05 prevede che:" ai fini del presente decreto si intende per : c) impianto: l'unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate nell'allegato I e qualsiasi altra attività accessoria, che siano tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possano influire sulle emissioni e sull'inquinamento.. l) autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti del presente decreto. Un'autorizzazione integrata ambientale può valere per uno o più impianti o parti di essi, che siano localizzati sullo stesso sito e gestiti dal medesimo gestore".
Nello stesso senso la Circolare Min. Ambiente e tutela del territorio prevede che : "… per attività accessoria, tecnicamente connessa ad una attività principale rientrante in una delle categorie di cui all'allegato I del decreto legislativo n. 372/1999, si intende una attività:
a) svolta dallo stesso gestore;
b) svolta nello stesso sito dell'attività principale o in un sito contiguo e direttamente connesso al sito dell'attività principale per mezzo di infrastrutture tecnologiche funzionali alla conduzione dell'attività principale;
c) le cui modalità di svolgimento hanno qualche implicazione tecnica con le modalità di svolgimento dell'attività principale."
Inoltre per la definizione di "Sito" si fa riferimento :"… alla normativa ambientale vigente, in particolare alla definizione indicata all'art. 2, punto t) del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio n.761/2001 del 19 marzo 2001….., che definisce sito: «tutto il terreno, in una zona geografica precisa, sotto il controllo gestionale di un'organizzazione che comprende attività, prodotti e servizi. Esso include qualsiasi infrastruttura, impianto e materiali»".
La procedura di AIA relativa all'impianto di cui si controverte, doveva essere estesa a tutte le attività comunque connesse o accessorie all'impianto medesimo e dunque doveva coinvolgere l'esame dei materiali e le ulteriori attività tecnicamente connesse alla produzione del cemento svolte sempre nello stesso sito ed idonee ad influire a produrre inquinamento.
La esclusione dell'esame dei materiali utilizzati nel ciclo produttivo e delle attività dalla procedura di AIA conclusasi con il provvedimento impugnato, non possono che determinare l'illegittimità dell'iter procedimentale seguito e dell’AIA rilasciata poiché essa avrebbe dovuto riguardare l'impianto medesimo nella sua complessità ed unitarietà, e non riferirsi ai singoli punti di emissione.
La riduttiva scelta operata dall'Amministrazione competente di non includere nell'istruttoria un esame dei materiali utilizzati e delle attività connesse alla produzione del cemento, contrasta dunque con la disciplina vigente in tema di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento,, né a tale carenza si può efficacemente opporre che, ai fini della valutazione degli effetti cumulativi degli impianti in questione, sia stato prevista l'adozione di un piano di monitoraggio complessivo, perché ciò si tradurrebbe (contraddittoriamente) in una considerazione unitaria del sito operata ex post (in fase di monitoraggio) e non ex ante ( in fase istruttoria), come doveva essere. Anche questo determina l'illegittimità del procedimento in questione e, conse-guentemente, del provvedimento finale di rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale.
II. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONEART. 5, commi 10 e 12. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART.5 commi 7 ed 8, D.LGS 59/05 ; VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 3 sexies E 9 D.LGS 152/06. ART.10 D.LGS 59/05; ART. 7 L.241/90.
L’Autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazione delle condizioni locali.
Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte della pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all'interno del procedimento complesso.
a ) Un primo profilo di illegittimità del provvedimento impugnato riguarda la partecipazione della Soprintendenza BB.CC.AA. al procedimento ed in particolare alle conferenze di servizi .
L'art.5, comma 10, d.lgs 59/05 prevede che :" L'autorità competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, può convocare apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita le amministrazioni competenti in materia ambientale". Il successivo comma 12 prevede che :" Acquisite le determinazioni delle amministrazioni coinvolte nel procedimento e considerate le osservazioni di cui al comma 8, l'autorità competente rilascia, entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, un'autorizzazione contenente le condizioni che garantiscono la conformità dell'impianto ai requisiti previsti nel presente decreto, oppure nega l'autorizzazione in caso di non conformità ai requisiti di cui al presente decreto".
Quindi dal combinato disposto delle disposizioni sopra indicate l'amministrazione preposta alla tutela del vincolo paesistico deve partecipare al procedimento in seno alla conferenza di servizi che deve acquisire il suo atto.
Orbene, nel procedimento che ha portato al rilascio dell'AIA all'Italcementi spa, si sono tenute 5 conferenze di servizi senza che sia mai stata convocata la Soprintendenza, che avrebbe dovuto esprimere il proprio parere vincolante (nulla osta paesisitico) in sede di conferenza così come previsto dal D.lgs 490/99 per i progetti da realizzare all'interno di aree protette . (cfr. T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 22 settembre 2006, n. 9192). A riprova di ciò si pone quanto affermato proprio in seno alla seduta di conferenza di servizi del 31-1-07 (ALL 1 pag.2 ), laddove si rilevava l'assenza della convocazione della Soprintendenza e la necessaria partecipazione della stessa alla Conferenza di servizi per i necessari rilievi in ordine alla compatibilità ambientale di quanto richiesto dalla controinteressata.
Il mancato invito della soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali alle Conferenze di Servizi ha pregiudicato la legittimità stessa di tutte le Conferenze del procedimento e del provvedimento A.I.A., ciò in considerazione del fatto che l'intero paese di Isola delle Femmine è sotto tutela paesaggistica.
b) Partecipazione dei ricorrenti e degli altri soggetti interessati al procedimento .
L'art. 5, comma 7, d.lgs 59/05 prevede che :"…il gestore provvede a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel caso di progetti che ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, di un annuncio contenente l'indicazione della localizzazione dell'impianto e del nominativo del gestore, nonché il luogo individuato ai sensi del comma 6 ove è possibile prendere visione degli atti e trasmettere le osservazioni. Tali forme di pubblicità tengono luogo delle comunicazioni di cui agli articoli 7 e 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241.". Si collega a tale disposizione il successivo comma che prevede la possibilità per i soggetti interessati (ex art. 2 , comma 2, lett.r d.lgs 59/05) di presentare le proprie opposizioni o osservazioni che l'amministrazione dovrà tenere in considerazione.
Come indicato nell'esposizione in fatto la ditta Italcementi spa ha presentato tre differenti istanze: una nel 2004, una nel 2006 ed infine una presentata in seno alla Conferenza di servizi nel 2008.
La prima di tali istanze ha rispettato quanto sopra previsto posto che è stata pubblicata su un quotidiano in data 15-9-04 così come indicato espressamente nel provvedimento AIA impugnato; la seconda istanza è stata presentata all'A.R.T.A. n. prot. 75686 in data 3-11-2006, allegando alla stessa un progetto di modifica sostanziale dell'impianto esistente, tramite l'introduzione di un nuovo processo di produzione del clinker.
Tale istanza non è stata mai pubblicata violando così le precitate disposizioni e precludendo illegittimamente ai ricorrenti il diritto di presentare le proprie osservazioni.
Anche per l'ultima istanza, presentata illegittimamente in data 31-1-08 in seno alla Conferenza di Serivizi, non è stata mai pubblicata per cui i ricorrenti ( pubblico interessato secondo la lettera r dell'art.2 d.lgs 59/05) non sono venuti a conoscenza delle intenzioni della Italcementi spa di utilizzare il petcoke all'interno di un impianto assolutamente inadatto ad un uso "sostenibile" di tale combustibile, e non hanno potuto presentare alcuna opposizione o osservazione essendo altresì costretto a subire un provvedimento di autorizzazione alle emissioni ed all'utilizzo del coke da petrolio, adottato senza rispettare le previsioni legislative che disciplinano il procedimento di rilascio dello stesso.
Tra l'altro occorre precisare che l'istanza presentata dalla Italcementi spa in seno alla Conferenza di servizi del 31-1-08 (ALL. 4), non contiene nessuno degli elementi richiesti dall'art 5, ,commi 1e 2 , dlgs 59/05 secondo cui la domanda volta all'ottenimento dell'AIA deve contenere una serie di elementi volti a garantire il rispetto dei principi posti a fondamento dell'AIA secondo le previsioni di cui all'art. 3 e 4 dlgs 59/05.
Anche se gli stessi fossero stati integrati in una successiva istanza, il procedimento sarebbe comunque viziato posto che nessuna pubblicazione di tale istanza ed eventuali integrazioni è stata fatta . Infatti l'art. 5 , comma 2, ult periodo prevede "l'accessibilità" del pubblico alla domanda per poter partecipare al procedimento attraverso la presentazione di osservazioni.
III. VIOLAZIONE ART.5 commi 11, 12 E 14 L.59/05. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 14 TER E QUATER, 16 L.241/90 .
L'art. 5, comma 11, d.lgs 59/05 prevede che :" L'autorita' competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, acquisisce, entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell'annuncio di cui al comma 7, trascorsi i quali l'autorita' competente rilascia l'autorizzazione anche in assenza di tali espressioni, ovvero nell'ambito della conferenza di servizi di cui al comma 10, le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, …. Omissis….. In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al presente decreto, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, chiede all'autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l'autorizzazione rilasciata, ai sensi dell'articolo 9, comma 4".
Orbene le autorizzazioni eventualmente possedute dalla controinteressata, non possono affatto riguardare l'utilizzo del petcoke poiché antecedenti all'istanza volta all'ottenimento dell'autorizzazione al suo utilizzo . Conseguentemente, l'amministrazione comunale avrebbe dovuto partecipare correttamente al procedimento volto al rilascio dell'AIA per verificare la sussistenza delle condizioni per il rilascio (o modifica) delle autorizzazioni di propria competenza, sulla base di un concreto accertamento in ordine all'esistenza di effettive situazioni di pericolo e di danno per la salute pubblica che tenesse conto anche delle particolari condizioni di luogo e delle eventuali cautele adottabili. Tale accertamento non è mai stato fatto dal Comune che, in tale ambito avrebbe potuto ( e dovuto nell'interesse della collettività stanziata al suo interno ) anche autonomamente provvedere .(cfr in proposito T.A.R. Lazio Latina, 20 luglio 2005, n. 621; T.A.R. Lombardia Milano, sez. III, 05 novembre 2003, n. 4914, ed anche Consiglio Stato , sez. V, 19 aprile 2005, n. 1794 secondo cui:" Gli art. 216 e 217 r.d. 27 luglio 1934 n. 1265, conferiscono al comune ampi poteri in materia di industrie insalubri, anche prescindendo da situazioni di emergenza e dall'autorizzazione a suo tempo rilasciata, a condizione però che siano dimostrati, da congrua e seria istruttoria, gli inconvenienti igienici e che si sia vanamente tentato di eliminarli").
L'amministrazione procedente, ed il Sindaco del comune di Isola delle Femmine:che " non solo è l'autorità istituzionalmente competente in materia di provvedimenti volti a rimuovere danni o pericoli per la salute pubblica derivanti dall'esercizio di lavorazioni insalubri, ma è anche titolare di un'ampia potestà di valutazione della tolleranza o meno delle dette lavorazioni, esercitabile in qualsiasi tempo, sia al momento in cui venga richiesta l'attivazione dell'impianto sia in epoca successiva" (cfr. Consiglio Stato , sez. V, 15 febbraio 2001, n. 766,T.A.R. Valle d'Aosta Aosta, 14 aprile 2003, n. 52), avrebbero dovuto porre in essere un'adeguata istruttoria volta alla verifica delle condizioni di pericolo per la salute pubblica che sarebbero derivate dall'utilizzo del petcoke . Nulla di tutto ciò è stato fatto, l'amministrazione locale si è limitata a partecipare alla conferenza di servizi decisoria del 20-2-08 esprimendo parere favorevole relativamente allo scarico (quale ?) senza che risulti effettuata alcuna attività istruttoria in materia(ALL 8) Con l'AIA, quindi, sono state rinnovate implicitamente le precedenti autorizzazioni sanitarie senza aver consultato in alcuna sede l'amministrazione locale e senza aver svolto una corretta istruttoria volta a verificare la possibilità di rinnovo delle stesse , violando apertamente la previsione di cui al comma 11 dell'art.5 d.lgs 59/05. (cfr. nello stesso senso Consiglio Stato , sez. VI, 09 aprile 2002, n. 1917)
IV.VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ARTT. 28, 29 ,31 E 34 D.LGS 152/06 ante riforma. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ARTT. 24, 25 E 26, D.lgs 152/06 COME INTRODOTTO DAL D.LGS 4/08 .
L'impianto della Italcementi spa non è mai stato sottoposto a valutazione d'impatto ambientale, ciò risulta da quanto affermato dall’ARTA con provvedimento n.10741 del 09/02/2007 (ALL 5 ), laddove si rilevava che “…. o che l'impianto, realizzato negli anni 60, non è mai stato sottoposto a procedura di valutazione di impatto ambientale” .
La stessa controinteressato in data 3-11-06 secondo le previsioni del D.lgs 152/06 ante riforma intervenuta con il d.lgs 4/08, aveva prodotto uno studio d'impatto ambientale previsto nella procedura di V.I.A.
Orbene nessun seguito è stato dato a tale studio e la stessa procedura VIA non risulta essersi mai conclusa, infatti nella Conferenza di servizi tenutasi in data 21-11-2007 (ALL 2) la stessa amministrazione rilevava che il procedimento non poteva essere concluso dato che la procedura VIA non era ancora terminata .
Ciò viola le norme che disciplinavano tale procedimento prima della riforma posta in esser con il D.lgs4/08, ma viola anche le nuove norme introdotte dal predetto decreto legislativo e disciplinanti la valutazione d'impatto ambientale. Infatti, nell'uno e nell'altro caso, è previsto il coinvolgimento del pubblico tramite la pubblicazione dell'istanza e del progetto ai fini della sua partecipazione al procedimento (artt.28 e 29 d.lgs 152/06 ante riforma ed artt. 24 post riforma introdotta dal d.lgs 4/08), ed in tal caso l'istanza ed i relativi progetti presentati il 3-11-2006 non sono mai stati portati a conoscenza del pubblico.
Inoltre, nessun provvedimento espresso in ordine alla VIA è stato ancora adottato, o comunque comunicato ai soggetti interessati, così come previsto dall'art. 31 d.lgs 152/06 ante riforma e 25 e 26 post riforma.
In conclusione il provvedimento oggi impugnato è palesemente illegittimo sia alla luce del d.lgs 152/06 ante riforma che post riforma. E' contrario all'art.34 del d.lgs 152/06 ante riforma che prevedeva la possibilità che il procedimento per l'AIA integrasse quello per ottenere anche la VIA, poiché il procedimento VIA non si è mai concluso; E' altresì contrario alla previsione di cui all'art.26.4 del novellato d.lgs 152/06, secondo cui la Valutazione d'impatto ambientale incorpori/sostituisca anche l'Autorizzazione integrata Ambientale, poiché nessun esplicito provvedimento di valutazione d'impatto ambientale è stato mai emesso.
Nonostante ciò, l'amministrazione procedente ha comunque rilasciato l'Autorizzazione integrata Ambientale che, come è stato anche affermato dalla giurisprudenza (cfr. TAR, Emilia-Romagna3365/2007) , ha come suo presupposto ed antecedente logico il provvedimento positivo di valutazione d'impatto ambientale. E nel caso di una struttura mai sottoposta a valutazione d'impatto ambientale, qual è quella della Italcementi spa, tale procedimento è ancor più necessario posto che attualmente la compatibilità ambientale di tale impianto non è mai stata correttamente verificata neanche nel caso di presentazione di un'istanza volta ad utilizzare un combustibile in un ciclo produttivo, idoneo ad incidere pesantemente sull'ambiente ( cfr Consiglio Stato , sez. V, 17 maggio 2005, n. 2454; T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 06 aprile 2005, n. 548; T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 15 giugno 2006, n. 563)
V.VIOLAZIONE DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 5, COMMI 3, 4 e 5, DPR 357/1997 COSI' COME MODIFICATO DAL DPR 120/2003.
L’articolo 6, paragrafo 2, della Direttiva 92/43/CEE, stabilisce che gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare, nelle zone speciali di conservazione, il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate.
Al paragrafo 3 dello stesso articolo, inoltre, la direttiva prevede che qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione di un sito Natura 2000 ma che possa avere incidenze significative su tale sito forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.
Come è noto all'Autorità adita, l’ Alta Protezione Ambientale comporta salvaguardia e conservazione dei siti S.I.C., che certamente viene messa in discussione dall' attività svolta dalla Italcementi spa che si trova nelle adiacenze dei S.I.C.(ITA020023 Raffo Rosso, M. Cuccio e Vallone Sagana - Torretta, Isola delle Femmine,Palermo, Capaci, Carini, Monreale,Giardinello, Montelepre) si trova un deposito per lo stoccaggio di pet-coke della Italcementi.
A tal proposito l'art. 5 del Dpr 357/97 prevede che:" I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell' allegato G , i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi.". Inoltre il comma 4 del predetto articolo prevede che nel caso in cui il progetto sia sottoposto a valutazione d'impatto ambientale, in tale procedimento venga ricompresa anche la valutazione d'incidenza che deve considerare :"… anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati".
Conseguentemente si possono verificare due ipotesi: la prima che vede VIA e valutazione d'incidenza (VINCI) all'interno di un unico procedimento nel caso di opere da sottoporre a VIA; la seconda che vede l'obbligatorietà della valutazione d'incidenza nel caso di opere che esulano dalla valutazione d'impatto ambientale.
Orbene, il procedimento che ha condotto all'emanazione dell'Autorizzazione integrata ambientale oggi impugnata, non contiene alcuna valida valutazione d'incidenza, in particolare non è stata affatto valutata la presenza di un rischio di compromissione degli obiettivi di conservazione dei siti . Sia nel caso in cui il progetto volto all'utilizzazione del coke da petrolio fosse da sottoporre a VIA, sia nell'altra ipotesi, nessuna valutazione d'incidenza è stata fatta.
Ciò significa che nel procedimento de quo, non è stata posta in essere alcuna considerazione sui possibili effetti che l'intervento autorizzato avrebbe potuto produrre nei sopraccitati S.I.C. e Z.P.S., da ciò non può che derivare l'illegittimità dell'atto adottato nei confronti dell'Italcementi spa. (cfr. Consiglio Stato , sez. IV, 22 luglio 2005, n. 3917; Tar Lazio, Roma, sez. I, 31 maggio 2004 n. 5118).
Quanto affermato è validamente corroborato dal fatto che, con nota prot. 10741 del 9-2-07, il Dipartimento territorio e ambiente - servizio 2 VAS-VIA, (ALL 5) comunicava la necessità di sottoporre le istanze della Italcementi spa alla procedura di Valutazione d'impatto ambientale nonché a quella d'incidenza prevista dall'art.5 comma 7, DPR 357/97.
VI. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL'ART. 3 ter DLGS 152/06 - VIOLAZIONE E FALSA VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART.1 E 3 D.lgs 59/05. ECCESSO DI POTERE PER DIFETTO DI ISTRUTTORIA. ECCESSO DI POTERE PER MANIFESTA CONTRADDITORIETA'. ECCESSO DI POTERE PER ILLOGICITA’. ECCESSO DI POTERE PER TRAVISAMENTO DEI FATTI ED ERRORE NEI PRESUPPOSTI
L'emanazione dell'Autorizazione Integrata Ambientale è frutto di un procedimento complesso in cui viene effettuato un contemperamento degli interessi, anche per rendere più accettabili le scelte. Questo, ovviamente non deve escludere il perseguimento del massimo rigore metodologico e del massimo equilibrio con la quale le procedure valutative vanno impostate e condotte, perché l’efficacia della “proposizione delle soluzioni” e la correttezza della “valutazione delle soluzioni” dipenderanno strettamente da questo modus operandi.
La valutazione per il rilascio dell’AIA, quindi, deve essere caratterizzata da un tipico approccio scientifico, basato sull’analisi chimico-fisica completa e non dogmatico.
Esistono due approcci alle decisioni sia individuali che organizzative: l’approccio delle decisioni razionali e l’approccio della razionalità limitata.
L’approccio delle decisioni razionali non pone limiti alle capacità cognitive e di ottimizzazione della mente umana. Esso ha un carattere normativo in quanto stabilisce, in linea teorica, come dovrebbero essere prese tutte le decisioni per massimizzare gli obiettivi del decisore.
L’approccio ideale alle decisioni è proprio quello razionale, in cui viene seguita una sequenza di passi pre-determinata e strutturata per identificare e risolvere il problema in modo ottimale. Opportunamente traslato nel mondo dell’AIA l’approccio “razionale” vuol dire, ad esempio, scegliere la MTD da applicare all’impianto valutando tutte le possibili alternative (tutte quelle estratte dalle citate linee guida nazionali o dai documenti che ha redatto l’ufficio IPPC della UE o individuate dal gestore o dal decisore, sulla base della propria esperienza), scegliendo criteri di ottimizzazione e confrontando tutte le soluzioni tra di loro per arrivare a quella “ottimizzante”.
Con l’approccio della razionalità limitata, si capovolge la precedente concezione ideale della mente umana sostenendo che “la razionalità è la principale delle risorse scarse” e come anche vincoli di tempo e di risorse limitino pesantemente, come abbiamo già visto, la capacità ottimizzante del decisore.
La teoria della razionalità limitata ,invece, sottolinea il fatto che il comportamento decisionale è influenzato dalla percezione, dal ragionamento e dalle dinamiche di apprendimento del decisore. La conseguenza è che il decisore si accontenta delle soluzioni di buona qualità o soddisfacenti, piuttosto che di soluzioni ottimizzanti. Una conseguenza della razionalità limitata è che gli individui non ottimizzano le proprie decisioni, ma adottano soluzioni soddisfacenti.
Traslando il concetto di “razionalità limitata” al mondo dell’AIA si giunge a pensare che il gestore sceglie una soluzione che, sulla base di criteri e livelli di soddisfazioni predefiniti o concordati con il valutatore, si possa ritenere “proposta soddisfacente” ed il valutatore verifica che il processo decisionale e l’applicazione dei criteri sia corretto per giungere a condividere la “soluzione soddisfacente” che andrà poi opportunamente analizzata in termini di impatti ambientali.
Nel caso de quo l'amministrazione non ha adottato né una soluzione ottimale , né una soddisfacente nei termini sopra indicati infatti è stato concesso l'utilizzo di un combustibile (di per sé pericoloso per la salute pubblica), senza verificare la pericolosità derivante dall'uso del petcoke all'interno di un ciclo produttivo svolto da un impianto obsoleto . In verità l'autorizzazione all'utilizzo del petcoke maschera un provvedimento ampliativo con cui si autorizza l'utilizzo di un combustibile: a) senza valutare correttamente la presenza di inquinanti connessi all'utilizzo del petcoke , b) ed all'interno di un impianto vecchio e pericoloso per a salute pubblica e per l'ambiente circostante, senza il necessario ammodernamento.c) senza verificare la presenza di emissioni pericolose per la salute pubblica e per l'ambiente all'interno dell'attuale ciclo produttivo comprendente l'uso del petcoke.
Ciò è dimostrabile sotto vari profili:
a) L'istanza presentata dalla Italcementi spa nel 2004 riguardava l'ammodernamento del preistorico impianto situato nel Comune di Isola delle femmine . Successivamente, nel 2006, è stata presentata una nuova istanza contenente un nuovo progetto di ammodernamento con modifiche sostanziali (mai pubblicato ) e nel 31-1-2008 si presenta in sede di conferenza di servizi una nuova istanza con cui in sostanza si chiedeva l'utilizzo del petcoke ma con il vecchio impianto dato che la ditta ritirava l'istanza relativa all'ammodernamento dell'impianto, necessario per rendere l'utilizzo del petcoke meno pericoloso.
In tale atto, si precisava che l'istante avrebbe rinunziato a richiedere l'AIA per l'ammodernamento dell'impianto (cd progetto di revamping) limitandosi solamente a richiedere l'utilizzo del petcoke.
A seguito di tale modifica l'amministrazione ha comunque portato avanti il procedimento in modo del tutto anomalo ed illegittimo, decidendo di adottare l'AIA per l'uso del petcoke, senza tenere assolutamente in considerazione che una nuova istanza avrebbe comportatato l'avvio di un nuovo procedimento con il necessario coinvolgimento del pubblico interessato, e senza porre in essere l'esame delle emissioni di polveri e dei metalli causate dall'introduzione del petcoke in un impianto risalente nel tempo .
L'amministrazione, quindi, ha portato avanti un procedimento sulla base di un'istanza con cui si chiedeva l'AIA per la modifica (ammodernamento) di un impianto finalizzato anche all'utilizzo del petcoke, e lo ha concluso autorizzando la ditta ad utilizzare il petcoke omettendo, però, di porre in essere ogni verifica sulla pericolosità di utilizzazione del petcoke da parte di un impianto troppo vecchio. A riprova di ciò si pongono le prescrizioni contenute nell'AIA che appaiono un tentativo raffazzonato di attualizzare in tutti i modi possibile l'impianto per renderlo compatibile con l'utilizzo del petcoke.
Tale scelta è illogica, contraddittoria ed altamente pericolosa poiché frutto di un'istruttoria assolutamente carente che non ha assolutamente tenuto conto del fatto che l'adeguamento dell'impianto, (rectius l'ammodernamento dell'impianto) era condizione necessaria ed imprescindibile per autorizzare l'utilizzo del petcoke in modo tale da renderlo meno nocivo possibile. Conseguentemente sarebbe stata necessaria un'istruttoria volta a verificare la sussistenza delle condizioni per l'ammondernamento dell'impianto e, successivamente, un'istruttoria volta all'utilizzo del petcoke.
Nulla di tutto ciò è stato fatto poiché l'amministrazione ha semplicemente autorizzato l'utilizzo del petcoke prescindendo da ogni valida e necessaria considerazione in merito all'impianto ed al ciclo produttivo
Ricordiamo che Il petcoke è uno scarto di lavorazione molto nocivo. La sua pericolosità è legata non solo alle emissioni, ma anche alle operazioni di manipolazione, stoccaggio, trasporto, carico e scarico. Sarebbe stato necessario, quindi che l’utilizzo nel processo produttivo fosse consentito solo dopo aver posto in essere un'istruttoria completa, che tenesse conto della localizzazione, delle tecnologie applicate e delle vocazioni del luogo, mentre, in modo del tutto illegittimo, è stato posto in essere un semplice confronto sull'eventuale rispetto dei limiti di legge. La contraddittorietà dell'operato dell'amministrazione è di solare evidenza e contrasta con i più principi di logica , ragionevolezza .
Ricordiamo che l'AIA è un atto riguardante la gestione dell'impianto (cfr. TAR Emilia Romagna n.3365/2007), per cui sarebbe stata necessaria un'istruttoria volta non solo a verificare le condizioni relative ai singoli punti di emissione ed al mero utilizzo del petcoke, ma anche quelle relative alla movimentazione dello stesso all'interno ed all'esterno dell'impianto, al ciclo produttivo, alle emissioni ed alla presenza di metalli inquinanti derivanti dal suo utilizzo, poiché la dispersione di polvere di tale materiale è altamente cancerogena . A riprova di ciò si pone l'operato dell'amministrazione comunale di Palermo che con Ordinanza n.322/08 (ALL 6) ha impedito la movimentazione del petcoke poiché avveniva tramite camion coperti da semplici teli.
b) Nessuna valutazione in ordine ai metalli ed altri inquinanti connessi all'utilizzo del petcoke è stata posta in essere in sede procedimentale .
L'art.5, comma 14 del d.lgs 59/05 prevede che l'A.I.A. sostituisce ogni autorizzazione, parere, nulla osta etc.. in materia ambientale ( quindi anche in relazione alle emissioni in atmosfera così come previsto dall'All 2 d.lgs 59/05) , ciò implica una necessaria valutazione all'interno del procedimento delle emissioni prodotte dall'impianto nell'atmosfera, specialmente delle polveri cd “nere” contenenti metalli nocivi, l'assenza di tali forme di valutazione inficia la validità del procedimento e, conseguentemente, dell'atto adottato in assenza di tale attività istruttoria.
Secondo i limiti dell'autorizzazione integrata , secondo i flussi di massa abbiamo: Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di 7.445.142 persone, ovvero una "razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè i comuni di Isola delle Femmine e Capaci); Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno; Mercurio: 348 gr/giorno; Altri metalli: 3.48 Kg/giorno;
Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno. Non sfuggirà al collegio giudicante che il risultato del calcolo mensile ed annuale è disastroso .
L'Autorizzazione integrata non ha neanche tenuto in debito conto le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali e ciò dimostra come l'istruttoria sia stata condotta in modo assolutamente carente.
Come è certamente noto all'On.le Giudice , il pet-coke e’ l’ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio e viene considerato lo scarto dello scarto dell’oro nero tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del petrolio".
Per la sua composizione, comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, per cui va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili.
Il vanadio in polvere è infiammabile e tutti i suoi composti sono considerati altamente tossici, causa di cancro alle vie respiratorie quando vengono inalati. Orbene non e' stata svolta alcuna istruttoria,né e' stato previsto come impedire la dispersione di pentossido di vanadio, di cromo , e degli altri metalli (nichel, alluminio, ferro) .
A riprova di ciò si pone proprio l'ultimo provvedimento posto in essere dall'ARPA n. prot.9973911 del 9-10-08, avente ad oggetto i rapporti di prova del campione di petcoke prelevato il 19-8-08 e del campione di polvere prelevato il 25-8-08 presso l'abitazione del Sig. Farina Antonio (ALL 7 ), che ha rilevato la presenza di vanadio, cromo e nichel in quantità eccessive, e quindi nocive per la salute umana e per l'ambiente circostante. La stessa amministrazione, ha dichiarato in tale sede che :"sarebbe opportuno verificare complessivamente la concentrazione di questi metalli sia nelle materie prime usate nella cementeria che nei prodotti finali. Inoltre andrebbe previsto a tutti i camini di emissione il monitoraggio oltre che delle polveri totali anche del contenuto nelle stesse di cromo totale, cromo esavalente, nichel, ferro, alluminio e vanadio, in modo da individuare, nel caso in cui effettivamente fosse sostanziale il contributo della cementeria alla produzione di queste polveri, la fase di processo più critica per l'emissione di tali sostanze". Affermando ciò l'amministrazione stessa che ha contribuito al rilascio dell'AIA oggi impugnata, tacitamente ammette di non aver posto in essere un'istruttoria completa. In buona sostanza non basta autorizzare l'uso del petcoke, ma sarebbe stato necessario verificare se la produzione di cemento tramite il predetto combustibile avesse potuto arrecare danni alla salute ed all'ambiente.
Da una semplice ricerca sull'argomento ( corroborata anche da una consulenza tecnica di parte allegata agli atti) emergono dati sconfortanti che si sottopongono all'attenzione dell'on le TAR e nell'attesa dell'espletamento della pretenda consulenza tecnica d'ufficio.
La fonte principale di queste informazioni sono gli EHC, Enviromental Healt Crieria , sono documenti internazionali che forniscono un riassunto critico e scientificamente documentato sugli effetti di sostanze chimiche o di combinazioni di sostanze biologiche,chimiche e fisiche sulla salute dell’uomo e dell’ ambiente. (Sulla tossicità di cromo, nichel, vanadio esiste una sterminata bibliografia, ma ai fini del presente ricorso si allega un elenco molto sintetico della stessa).
Sebbene molti metalli sottoforma di ioni siano cofattori essenziali delle attività biologiche (ad es.funzioni enzimatiche, potenziali di membrana,etc), tuttavia l’incremento della loro concentrazione in seguito a fenomeni naturali ma , in particolare, ad attività produttiva umana, determinano il manifestarsi di fenomeni di tossicità acuta e cronica a danno dell’uomo e di tutti i componenti l’ambiente.
Le emissioni e le polveri entrano nel ciclo della biosfera e quindi anche nei sistemi acquatici; è altresì noto che i fattori di accumulo nei diversi livelli trofici della catena alimentare possono condurre a ‘’biomagnification’’ dei metalli nella catena alimentare (bioaccumulo e amplificazione).
Ad esempio il cromo rende i pesci più suscettibili alle infezioni e ad alte concentrazioni danneggia tessuti di pesci e invertebrati e si accumula nella catena alimentare.
Tralasciando i fenomeni di tossicità a carico di animali,piante e di flora e fauna marine, fondamentale per un territorio come quello di Isola delle Femmine facente parte dell’Area Riserva Marina Protetta e con prospettive di sviluppo economico turistico, ci si limita ad esporre i fenomeni tossici a carico dell’uomo.
A)CROMO (cfr. World Health Organization, Geneva 1988, EHC 61)
Il cromo è presente naturalmente nell’ambiente. Tuttavia le attività produttive dell’uomo determinano l’incremento della sua concentrazione e la presenza di stati di ossidazione del cromo molto pericolosi per la salute pubblica. Quasi tutto il cromo esavalente, il più dannoso per l’uomo , deriva da attività produttive.
La tossicologia dei composti del cromo è stata riassunta dalla US National Academy of Science ,da Langard , dalla International Agency for Research on Cancer, e da Burrows .
Nonostante i problemi tossicologici del cromo dipendano dal suo stato di ossidazione, è difficile discriminare tra gli effetti biologici causati da cromo esavalente e cromo trivalente, poiché dopo la permeazione delle membrane dei tessuti, il cromo esavalente viene immediatamente ridotto a cromo trivalente. La tossicità del cromo è fortemente condizionata dalla via di contatto con l’organismo. Tralasciando le altre vie di contatto, seppur non è da escludere la via orale per via di possibili contaminazioni di acqua o alimenti da parte di polvere o emissioni, ci limiteremo ad evidenziare la tossicità da inalazione o da contatto dermico.
La quantità di cromo che viene assorbita attraverso inalazione dipende dalle dimensioni delle particelle e dalla loro solubilità nei fluidi corporei. E’ noto già da dati di biodistribuzione degli anni ’50 che il cromo si accumula preferenzialmente nei polmoni, nel fegato e nei reni.
Gli effetti tossici acuti si manifestano con vomito, diarrea,diatesi emorragica e perdita di sangue con conseguente shock cardiovascolare . In pazienti sopravvissuti per circa 8 giorni gli effetti più evidenti sono necrosi epatica e necrosi tubulare renale .
Gli effetti cronici si manifestano con cambiamenti delle membrane del derma e delle mucose, allergia da contatto ma soprattutto effetti broncopolmonari. Importanti effetti sistemici si manifestano a carico dei reni , del fegato , del tratto gastrointestinale e del sistema circolatorio.
Mancuso ha studiato gli effetti della tossicità occupazionale del cromo riscontrando leucocitosi o leucopenia, monocitosi, eosinofilia e riduzione della concentrazione di emoglobina nei soggetti esaminati.
Gli effetti sulla pelle e sulle mucose sono maggiori nel caso di via di contatto dermica; si manifestano: a) irritazione primaria: ulcere ( reazione corrosiva) e dermatite da contatto; b) dermatiti allergiche da contatto: eczematose e non eczematose. Questi effetti sono imputabili sia a cromo (III) che a cromo (VI).
Gli effetti a carico del rene si manifestano con nefrosi e nefriti. A carico dell’apparato respiratorio, uno dei distretti corporei più colpiti, viene descritta perforazione del setto nasale in operai di industrie che utilizzano cromati e acido cromico 6 ma anche in seguito ad inalazione di emissioni.
Il triossido di cromo contenuto nelle emissioni come ’’aereosol’’ viene rapidamente assorbito nel tratto broncopolmonare causando reazioni corrosive che si manifestano con tosse, riniti, irritazione bronchiale ed attacchi d’asma , ulcerazioni, polmoniti . Sono state descritte forme di cancro del tratto respiratorio e della regione orale a carico di cavità buccale, della faringe, dell’esofago e del setto nasale.
Inoltre molti studi evidenziano l’aumento dell’incidenza di cancro ai polmoni per esposizione a composti del cromo.Viene descritta teratogenicità e mutagenicità con un aumento dell’8% nelle aberrazioni cromosomiche in leucociti di lavoratori a contatto con il cromo.
Il cromo esavalente causa danno genetico attraverso danni al DNA e misincorporazione di nucleotidi durante la trascrizione genetica.
Il cromo (VI) induce stress ossidativo, morte cellulare per apoptosi e alterazione dell’espressione genica. Cromo (VI) e cromo (III) aumentano le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la perossidazione lipidica.
B) NICHEL (cfr. World Health Organization, Geneva 1991, EHC 108)
Nell’aria inquinata i composti predominanti del nichel sono i solfati, gli ossidi, i solfuri e il nichel metallico.
Si considera che il nichel atmosferico esista come aerosol di articolato che contiene diverse concentrazioni di nichel , in dipendenza dalle fonti di inquinamento.
Gli effetti acuti della tossicità da nichel si manifestano con mal di testa, vertigine, nausea, vomito, insonnia, irritabilità e sintomi polmonari che includono edema ed emorragie. Anche fegato, reni, ghiandole adrenergiche, milza ed encefalo vengono colpiti. Gli effetti cronici includono dolori al petto, tosse cianosi, tachicardia, debolezza, degenerazione dell’epitelio bronchiale, riniti, sinusiti, asma, perforazione del setto nasale. Viene descritta fibrosi polmonare in seguito ad inalazione di polveri contenenti nichel. Inoltre viene descritto un incremento dell’incidenza di cancro ai polmoni
La via dermica è una fondamentale via d’esposizione al nichel, anche se la principale via d’assorbimento resta quella respiratoria per inalazione di polveri contenenti composti di nichel relativamente insolubili o aerosol derivanti da soluzioni contenenti nichel (nichel solubile) e gas contenenti nichel ( generalmente nichel carbonile).
Il Task Group on Lung Dynamics (1966) considera che l’assorbimento per via respiratoria dei composti del nichel nel particolato è influenzato da tre processi nei polmoni: deposizione, clearance mucociliare e clearance alveolare. Il nichel tende ad accumularsi nel tessuto polmonare e nelle regioni dei linfonodi. Poi viene ridistribuito nel sangue in seguito alla solubilità dei composti contenenti nichel. Vengono descritti effetti tossici a carico dell’apparato respiratorio, quali asma e infiltrazioni polmonari, sinusiti, erosioni del setto nasale , fibrosi polmonari, bronchiti , disfunzioni renali , effetti cardiovascolari , irritazione della pelle ed ipersensibilità da contatto.
Sono stati descritti elevati livelli di aberrazioni cromosomiche in soggetti esposti a nichel ed è stata dimostrata carcinogenicità dei composti del nichel .
c) VANADIO (cfr. World Health Organization, Geneva 1998, EHC 42)
Il vanadio è ampiamente diffuso nella crosta terrestre ma concentrazioni dannose di vanadio posono essere presenti nell’aria e nei suoli a causa di inquinamento ad opera dell’uomo.
I composti del vanadio sono tossici in modo acuto per la maggior parte delle vie di contatto, nella maggior parte delle specie animali. In generale, la tossicità dei composti di vanadio aumenta con il numero di ossidazione.
Nei casi più gravi si manifesta bronchite, broncopolmonite e segni di tossicità sistemica, inclusi tremori e danno tubulare renale irreversibile.
E’ presente qualche studio di correlazione tra livelli di vanadio nell’aria e polmoniti e cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari.
Esistono alcune evidenze di carcinogenicità dovute ad esposizioni a composti del vanadio e tossicità a carico dell’apparato riproduttivo e dello sviluppo embrionale. Tuttavia pochi dati epidemiologici sono stati raccolti ed è per questo che la WHO (World Health Organization) raccomanda il monitoraggio continuo di effetti tossici a carico dell’ambiente e dell’uomo.
Conseguentemente è stato autorizzato l'esercizio di un impianto senza aver realmente verificato i limiti ed indicato i metodi di controllo per i metalli pesanti (Nichel e Vanadio), IPA e Diossine nella produzione tramite utilizzo del petcoke, ciò dimostra l'incompletezza e la carenza tecnica dell'attività istruttoria posta in essere, dato che tali metalli costituiscono degli agenti assolutamente nocivi per la salute e per l'ambiente circostante. Ricordiamo che la tutela della salute e dell’ambiente diviene effettiva solo laddove essa sia supportata da idonea istruttoria ed adeguata ponderazione degli interventi necessari, sotto il profilo scientifico.
Quindi il provvedimento impugnato in verità è illegittimo in quanto non ha affatto dato prevalenza all'interesse pubblico posto a fondamento dello stesso (la tutela della salute e dell'ambiente), bensì ha garantito esclusivamente l'interesse (economico) della Italcementi spa che non può certo ritenersi coincidente con quello pubblico sopra indicato, né prevalente sullo stesso.
VII IN ORDINE ALLA SOSPENSIVA.
Il fumus boni iuris emerge dalle argomentazioni svolte in precedenza, nonché dall’illegittimità dei provvedimenti impugnati e dalla documentazione prodotta.
Il periculum in mora è altrettanto sussistente in quanto supportato dalle considerazioni che seguono. Con il provvedimento impugnato, si autorizza l'utilizzo del petcoke all'interno di un impianto vecchio di oltre 50 anni, che come risulta dagli atti, non è mai sottoposto a Valutazione d'impatto ambientale , ossia non è mai stato sottoposto al procedimento la cui natura è quella di consentire la realizzazione e la localizzazione di opere nel rispetto dei principi di precauzione e di prevenzione , onde evitare il verificarsi di pericoli per la salute e per l'ambiente circostante . Tale provvedimento, invece, pone in serio pericolo la salute dei ricorrenti ( e non solo) e dell'ambiente in quanto autorizza l'utilizzo di un combustibile di per sé palesemente nocivo per la salute umana, all'interno di un impianto che allo stato attuale non garantisce affatto la tutela della salute dei ricorrenti e dell'ambiente. Ciò è dimostrato dal fatto che appena pochi giorni dopo la comunicazione alla ditta dell'autorizzazione integrata ambientale (25-7-08), il Dipartimento Arpa Provinciale ha esaminato i campioni di petcoke prelevato in data 19-80-08 dal Deposito dei combustibili ubicato in "Raffo Rosso" e di campioni polvere (polvere nera) prelevato presso l'abitazione del SIg, Farina Antonio da parte dell'Ufficio tecnico del Comune di Isola delle Femmine. Da tali esami (cfr. nota ARPA n. prot. 9973911 del 9-10-08 ALL 7) è emersa un'elevata concentrazione di vanadio, un'altrettanto elevata concentrazione di Nichel che, usando le parole del provvedimento citato, " risulta superiore di un ordine di grandezza" (2753 mg/kg) ed un elevato contenuto di Cromo , Allumio e Ferro . L'ARPA ha avuto cura di precisare che tali evidenze potrebbero non essere ricondotte al petcoke, però ha anche precisato che(pag. 2) :"l'elevato contenuto di nichel nella polvere…dovrebbe risentire di altri contributi. Per verificare se ciò è causato dalla cementeria sarebbe opportuno conoscere la concentrazione di questo metallo nelle materie prime usate nell'impianto (calcare argilla, sabbia, gesso, desolfogesso, perlitem additivo t9 e additivo Aercem) nonché nei prodotti finali". Infine (pag 2 in fondo) si precisa anche che :"l'elevato contenuto di ferro e alluminio nella polvere potrebbe derivare dal cemento e/o dalle materie prime utilizzate nell'impianto" . Infine a completamento dell'indagine si precisa che è necessario adottare un :"..opportuno ed adeguato piano di monitoraggio della qualità dell'aria". A fronte di tali allarmanti affermazioni, nessun intervento a tutela della salute pubblica e dell'ambiente, è stato mai posto in essere né dell'amministrazione stessa che ha effettuato i rilievi, né dal Comune di Isola delle Femmine in via d'urgenza né infine dalla stessa controinteressato che, forte di un provvedimento autorizzativi che per sei anni consente di utilizzare il petcoke e dall'interno di un impianto risalente ad oltre 50 anni fa, non ha ancora ritenuto di adottare nessuna misura precauzionale.
Come sopra indicato l'ARPA ha precisato che la presenza di quantità elevate di metalli nelle polveri, la cui pericolosità è acclarata sia da quanto dimostrato in seno al ricorso, che dalla consulenza tecnica di parte, può non essere derivante direttamente dal petcoke , bensì dal cemento oppure da altri materiali impiegati . Allora, non mancherà di certo all'On.le TAR rilevare che con l'AIA non si è solamente autorizzata la controinteressato all'utilizzo di un combustibile, ma si è sostanzialmente concesso di mantenere in esercizio, per ben 6 anni un impianto che produce emissioni e polveri contenenti metalli altamente nocivi per la salute , con o senza petcoke. Quindi il provvedimento impugnato in verità non ha affatto realizzato l'interesse pubblico posto a fondamento dello stesso (la tutela della salute e dell'ambiente), bensì ha garantito esclusivamente l'interesse (economico) della Italcementi spa .
Alla luce di ciò il danno grave ed irreparabile è palese poiché in attesa della decisione nel merito del ricorso, le condizioni di salute dei ricorrenti e di altri cittadini potrebbero seriamente compromettersi a causa delle condizioni dell'aria (e forse dell'acqua) dell' ambiente circostante. Un elementare bilanciamento degli interessi porta alla prevalenza di quello di tutela della salute e dell'ambiente dei ricorrenti a fronte di quello economico della controinteressata .
Dalle predette affermazioni poste in essere dalla stessa amministrazione procedente , emerge che il ciclo produttivo dell'impianto (anche senza l'utilizzo del petcoke) non è sicuro e non garantisce affatto la salute dei ricorrenti. D'altronde l'ARPA sembra rimettere in discussione l'Autorizzazione Integrata Ambientale , infatti nonostante l'indicazione contenuta in tale provvedimento di un Piano di Monitoragio della qualità dell'aria e le modalità per effettuarlo (pag. 9), l'ARPA afferma la necessità di adottare un opportuno e adeguato Piano di Monitoraggio, così tacitamente ritenendo quello prescritto in precedenza come inadatto .
Si chiede, pertanto, che l’on.le T.A.R. adito voglia adottare le misure cautelari ritenute più idonee ai sensi dell’art. 3 della legge 205/2000 per tutelare la posizione dei ricorrenti, con le opportune garanzie procedurali.
VOGLIA L’ON.LE T.A.R.
1. preliminarmente accogliere l'istanza cautelare adottando le misure cautelari ritenute più idonee a garantire la tutela della salute dei ricorrenti ;
2. Nel merito accogliere in rito il presente ricorso;3. Ritenere e dichiarare illegittimi i provvedimenti impugnati e per l’effetto annullarli;
4. In via istruttoria si chiede che venga disposta consulenza tecnica d’ufficio al fine di:
a) Verificare e misurare la presenza giornaliera nelle polveri (anche totali) di metalli pericolosi – IPA, cromo e cromo esavalente, vanadio, nichel, ferro e alluminio- per la salute pubblica e i loro limiti derivanti dall'utilizzo del carbone di petrolio (petcoke) nell'attuale ciclo produttivo sia nelle materie prime usate nella cementeria, che nel prodotto finale, per comparare i risultati con i rilievi ed esami posti in essere all'interno della Consulenza tecnica di parte allegata agli atti ed redatta dal Dipartimento di Chimica Inorganica ed Analitica ''S.Cannizzaro'', Università Degli studi di Palermo;b) verificare la quantità giornaliera di zolfo fissato nel prodotto e quello emesso in atmosfera ;c) verificare e misurare analiticamente la presenza giornaliera di polveri sottili, emissioni inquinanti e metalli nocivi presenti nelle polveri medesime in ogni fase del ciclo produttivo svolto mediante l'uso del petcoke con l'attuale impianto; d) verificare e misurare analiticamente la presenza di emissioni diffuse tecnicamente convogliabili dalle lavorazioni autorizzatee) verificare e misurare le condizioni della vasca di sedimentazione –disoleazione e la presenza di agenti inquinanti pericolosi nelle acque reflue scaricate .f) verificare la presenza di opportune cautele per i periodi di apertura e chiusura dei portoni al fine di evitare che le polveri degli altri materiali movimentati all'interno dell'impianto possano arrivare nella zona di scarico dell'argilla e diffondersi nell'ambiente;g) verificare comunque la presenza di fenomeni di inquinamento, di degrado ambientale e di pericolo per la salute pubblica (e dei ricorrenti) che possano peggiorare l'attuale situazione .
5. Con vittoria di spese, competenze ed onorari del presente giudizio.
Ai fini del Testo unico delle spese di giustizia si dichiara che il valore della presente controversia è indeterminato
Palermo lì
Avv. Davide Canto Avv. Cristiano Bevilacqua
RELATA DI NOTIFICA
L’anno 2008, il giorno del mese di Ad istanza dei ricorrenti Bella Roberta Stefania ,Solina Fabio ,Di Quattro Giovanni, Oliva Chiara,Scaffia Filippa Maria, Morabito Sergio,Giordano Donatella, Scaffia Flavio Giovanni Maria, Marchese Filippo, Pellerito Claudia, Fanara Rosalia,Salerno Gaetano,Di Giorgio Massimo, Celani Gertrude, Zangara Francesco Paolo,Russello Vincenza,Fiore Carmelo, Fiore Tiziana,Fiore Laura,Ceraulo Salvatore,Torregrossa Nadia,Randazzo Francesco Paolo,Rubino Francesco,Vullo Patriziaut supra identificati Io sottoscritto Assistente U.N.E.P. presso l’Ufficio Unico Notifiche della Corte di Appello di Palermo ho notificato e dato copia del su esteso a
- La Presidenza della Regione Siciliana, in persona del Presidente pro-tempore dom.to per la carica presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato in Palermo Via Alcide de Gasperi n.81, 90146 Palermo;
- L’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro-tempore. Dom.to per la carica presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato in Palermo Via Alcide de Gasperi n.81, 90146 Palermo;
- Il Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo, in persona del legale rappresentante pro-tempore domiciliato per la carica in via Nairobi n.4, 90129 Palermo;
- L'AUSL 6 di PALERMO in persona del legale rapp.te pro termpore dom.to per la carica in via Giacomo Cusmano n.24, 90141 Palermo;- La Provincia regionale di Palermo, in persona del Presidente pro-tempore dom.to per la carica in via Maqueda 100, Palazzo Comitini,90133 Palermo ; - Il Comune di Isola delle Femmine in persona del rapp.te legale pro tempore dom.to per la carica in Via Cristoforo Colombo n°1, 90040 Isola delle Femmine (PA)- Italcementi spa in persona del legale rapp.te pro tempore avente sede in via G. CAmozzi n .124, CAP 24121 Bergamo
http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2007/11/inquinamento-acustico-alla-italcementi.html



Num. Reg. Gen.: 2592/2008 Data Dep.: 09/12/2008 Sezione: 1
Oggetto del ricorso: PROVVEDIMENTO DI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE
Istanza di fissazione:
Istanza di prelievo:

Ricorrenti/Resistenti


Tipo Nome Cognome / Istituzione
RICORRENTE BELLA ROBERTA STEFANIA
RICORRENTE SECONDARIO CELANI GERTRUDE
RICORRENTE SECONDARIO CERAULO SALVATORE
RICORRENTE SECONDARIO DI GIORGIO MASSIMO
RICORRENTE SECONDARIO FANARA ROSALIA
RICORRENTE SECONDARIO FIORE CARMELO
RICORRENTE SECONDARIO FIORE LAURA
RICORRENTE SECONDARIO FIORE TIZIANA
RICORRENTE SECONDARIO GIORDANO DONATELLA
RICORRENTE SECONDARIO MARCHESE FILIPPO
RICORRENTE SECONDARIO MORABITO SERGIO
RICORRENTE SECONDARIO OLIVA CHIARA
RICORRENTE SECONDARIO PELLERITO CLAUDIA
RICORRENTE SECONDARIO RUSSELLO VINCENZA
RICORRENTE SECONDARIO SALERNO GAETANO
RICORRENTE SECONDARIO SCACCIA FILIPPA MARIA
RICORRENTE SECONDARIO SCAFFIA FLAVIO GIOVANNI MARIA
RICORRENTE SECONDARIO SOLINA FABIO
RICORRENTE SECONDARIO TORREGROSSA NADIA
RICORRENTE SECONDARIO ZANGARA FRANCESCO PAOLO
RESISTENTE ASL 106 - PALERMO
RESISTENTE COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
RESISTENTE DIPARTIMENTO ARPA PROV.LE DI PALERMO
RESISTENTE PROVINCIA REGIONALE DI PALERMO
RESISTENTE REGIONE SICILIA ASSESSORATO TERRITORIO ED AMBIENTE
RESISTENTE REGIONE SICILIA IN PERSONA DEL PRESIDENTE P.T.
RESISTENTE ITALCEMENTI S.P.A.


Avvocati


Nome: MASSIMILIANO Cognome: MANGANO
Indirizzo , Tel.
Nome: GIOVANNI Cognome: PITRUZZELLA
Indirizzo , Tel.
Nome: ANTONIO Cognome: ABBRUZZESE
Indirizzo , Tel.
Nome: STATO Cognome: AVVOCATURA
Indirizzo , Tel.
Nome: GIUSEPPE Cognome: GRECO
Indirizzo , Tel.
Nome: CRISTIANO Cognome: BEVILACQUA
Indirizzo , Tel.
Nome: DAVIDE Cognome: CANTO
Indirizzo , Tel.
Nome: CRISTIANO Cognome: BEVILACQUA
Indirizzo , Tel.
Nome: DAVIDE Cognome: CANTO
Indirizzo , Tel.

Atti Depositati


Deposito Tipo Parte Parte Atto Depositato
21/05/2009 RESISTENTE ITALCEMENTI S.P.A. MEMORIA >
21/05/2009 RICORRENTE BELLA ROBERTA STEFANIA DICHIARAZIONE > DI NOMINA DI CONSULENTE TECNICO DI PARTE
20/05/2009 RESISTENTE ASL 106 - PALERMO ATTO > DI COSTITUZIONE
15/05/2009 RESISTENTE ITALCEMENTI S.P.A. DICHIARAZIONE > DI NOMINA DI CONSULENTE TECNICO DI PARTE
10/03/2009 RESISTENTE ITALCEMENTI S.P.A. MEMORIA >
09/03/2009 RESISTENTE ITALCEMENTI S.P.A. DEPOSITO > DOCUMENTI
06/03/2009 RESISTENTE ITALCEMENTI S.P.A. MEMORIA >
05/03/2009 RICORRENTE BELLA ROBERTA STEFANIA MEMORIA >
13/01/2009 RICORRENTE BELLA ROBERTA STEFANIA DOMANDA > RINVIO
12/01/2009 RESISTENTE REGIONE SICILIA IN PERSONA DEL PRESIDENTE P.T. ATTO > DI COSTITUZIONE
09/01/2009 RESISTENTE ITALCEMENTI S.P.A. ATTO > DI COSTITUZIONE
10/12/2008 RESISTENTE PROVINCIA REGIONALE DI PALERMO ATTO > DI COSTITUZIONE
09/12/2008 RICORRENTE BELLA ROBERTA STEFANIA DOMANDA > FISSAZIONE UDIENZA
09/12/2008 RICORRENTE BELLA ROBERTA STEFANIA RICORSO

Provvedimenti


Esito Tipologia Data Provvedimento Numero
INTERLOCUTORIO/A ORDINANZA COLLEGIALE 31/03/2009 200900062
INTERLOCUTORIO/A ORDINANZA COLLEGIALE 21/05/2009 200900096


Decreti

Nessun decreto


Udienze


Data fiss. udienza: 16/01/2009 Tipologia udienza: CAMERA DI CONSIGLIO
Relatore: ROBERTO VALENTI Tipologia del relatore: PRIMO REFERENDARIO
Secondo componente: GIORGIO GIALLOMBARDO Tipologia componente: PRESIDENTE
Terzo componente: ACHILLE SINATRA Tipologia componente: PRIMO REFERENDARIO
Istanza di rinvio presentata il 13/01/2009



Data fiss. udienza: 10/03/2009 Tipologia udienza: CAMERA DI CONSIGLIO
Relatore: ROBERTO VALENTI Tipologia del relatore: PRIMO REFERENDARIO
Secondo componente: GIORGIO GIALLOMBARDO Tipologia componente: PRESIDENTE
Terzo componente: PIER LUIGI TOMAIUOLI
Tipologia componente: REFERENDARIO



Data fiss. udienza: 21/05/2009 Tipologia udienza: CAMERA DI CONSIGLIO
Relatore: ROBERTO VALENTI Tipologia del relatore: PRIMO REFERENDARIO
Secondo componente: GIORGIO GIALLOMBARDO Tipologia componente: PRESIDENTE
Terzo componente: NICOLA MAISANO Tipologia componente: CONSIGLIERE

N. 00062/2009 REG.ORD.COLL. REPUBBLICA ITALIANA

N. 02592/2008 REG.RIC.
31 marzo 2009
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
Sul ricorso numero di registro generale 2592 del 2008, proposto da:
Roberta Stefania Bella, Fabio Solina, Chiara Oliva, Filippa Maria Scaccia, Sergio Morabito, Donatella Giordano, Flavio Giovanni Maria Scaffia, Filippo Marchese, Claudia Pellerito, Rosalia Fanara, Gaetano Salerno, Massimo Di Giorgio, Gertrude Celani, Francesco Paolo Zangara, Vincenza Russello, Carmelo Fiore, Tiziana Fiore, Laura Fiore, Salvatore Ceraulo, Nadia Torregrossa, rappresentati e difesi dagli avv. Cristiano Bevilacqua, Davide Canto, con domicilio eletto presso Cristiano Bevilacqua in Palermo, via Campolo, 92;
contro
-la Regione Sicilia, in Persona del Presidente pro tempore,
-la Regione Sicilia, Assessorato Territorio ed Ambiente, in persona dell’assessore pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura, domiciliata per legge in Palermo, via A. De Gasperi 81;
-il Dipartimento Arpa Prov.le di Palermo, in persona del legale rappresentante, non costituito in giudizio,
-l’Azienda U.s.l. n.6 di Palermo, in persona del legale rappresentante, non costituito in giudizio,
-il Comune di Isola delle Femmine in persona del sindaco pro tempore, non costituito in giudizio,
-la Provincia Regionale di Palermo, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Giuseppe Greco, con domicilio eletto presso Giuseppe Greco in Palermo, Uff.Legale Prov.Pa via Maqueda 100;
nei confronti di
-Italcementi S.p.A., in persone del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Massimiliano Mangano, Giovanni Pitruzzella, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv.Giovanni Pitruzzella in Palermo, via N. Morello N.40;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
- del provvedimento n.693 pubblicato sulla GURS in data 29/08/08 di autorizzazione Integrata Ambientale;
- del provvedimento del Servizio 3 dell'Assessorato regionale Territorio e Ambiente n.172 del 17/4/2008;
- di tutti i verbali delle Conferenze di servizi tenutasi in data 31/1/2007, 21/11/2007, 31/1/2008, 20/2/2008 e 19/3/2008;
- dei provvedimenti ARPA provinciale di Palermo n.9968419 del 19/3/2008;
- del provvedimento della Commissione Provinciale Tutela Ambientale n.prot. 436 del 6/3/2008;
- del parere espresso dalla Provincia regionale di Palermo n.20145 del 19/2/2008;
- del parere espresso dall'AUSL 6 di Palermo Dipartimento di prevenzione Unità Operativa n.8 di Carini n.502 del 19/3/2008;.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Sicilia in Persona del Presidente P.T.;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Sicilia Assessorato Territorio ed Ambiente;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Provincia Regionale di Palermo;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Italcementi S.p.A.;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10/03/2009 il dott. Roberto Valenti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Premesso che il primo provvedimento impugnato, l’autorizzazione antegrata ambientale n.693, chiaramente richiama la relativa istanza presentata dalla parte intimata in data 2/9/04 n,.56853;
Considerato che lo stesso provvedimento dà atto della pubblicazione (in data 15/9/04) sul quotidiano “Giornale di Sicilia” dell’avvenuto deposito degli atti progettuali presso l’Assessorato e della mancata presentazione di osservazioni od opposizione nei termini previsti dall’art.4 co.7 del D.Lgs.372/99 (erroneamente indicato come art.5 co.7 D.Lgs.372/99 nel decreto impugnato);
Considerato quanto previsto nella originaria richiesta di A.I.A. in premessa in ordine all’utilizzo del PET COKE quale combustibile da utilizzare nel ciclo produttivo dell’impianto della resistente Italcementi s.p.a. (cfr. tra gli altri il punto 2.5 della relativa richiesta);
Considerato quanto previsto in ultimo dal D.Lgs.152/06 in ordine alla possibilità di utilizzo del PETCOKE come combustibile nei cicli produttivi (nel rispetto dei parametri ivi sanciti);
Ritenuto che risulta contestato dalla parte resistente, che a tal fine versa un parere tecnico di parte, il risultato della consulenza tecnica prodotta dai ricorrenti in ordine ai limiti di emissione e alla ricaduta delle polveri nell’ambiente circostante connesse al ciclo produttivo della resistente Italcementi S.p.a., con specifico riguardo alle maggiori implicazioni derivanti dall’utilizzo del PETCOKE da petrolio;
RITENUTA la necessità ai fini del decidere, di disporre verificazione tecnica in contraddittorio tra le parti, da effettuarsi ai sensi degli artt. 26 segg. R.D. 17/8/1907, n. 642, al fine di accertare:
-a) la presenza nell’ambiente circostante l’impianto produttivo della Italcementi S.p.A. di Isola delle Femmine (PA) di polveri, provenienti dal medesimo impianto, in misura superiore ai quelli previsti dalla normativa di legge, con particolare riferimento ai limiti quali/quantitavi previsti in subiecta materia dal D.Lgs.152/06 nonché dalla stessa A.I.A. oggetto di impugnazione;
-b) l’eventuale incidenza o meno nella suddetta rilevazione dell’utilizzo del PETCOKE come combustibile nell’impianto della Italcementi s.p.a. cit. nel rispetto della normativa di legge e delle prescrizioni dell’A.I.A.,
RITENUTO di individuare nel Dipartimento di Metodologie Fisiche e Chimiche per l'Ingegneria della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Catania l’ente cui affidare il compimento della verificazione in premessa, in persona del suo Direttore Responsabile pro tempore Ch.mo Prof. Giuseppe Siracusa, con possibilità di delega ad altri docenti appartenenti al medesimo dipartimento e con possibilità di richiedere anche l’ausilio di altra struttura tecnica e/o personale docente dotato di specifica competenza tecnica in materia ed appartenente al medesimo Ateneo, nell’osservanza delle modalità procedurali indicate nel citato art. 26 RD 642/07, con l’ulteriore specificazione che l’Ente verificatore dovrà provvedere alle eventuali campionature necessarie secondo le modalità (anche tecniche) che riterrà più adeguate per il miglior espletamento dell’incarico, previa instaurazione del contraddittorio con le parti costituite, cui va dato specifico avviso in ordine al giorno e luogo delle previste operazioni. Per l’espletamento dell’incarico, il verificatore è altresì autorizzato al prendere visione del fascicolo e ad estrarre copia degli atti ritenuti necessari;
RITENUTO di dover imputare alla parte ricorrente l’onere di anticipazione di tutte le spese necessarie per l’effettuazione della suddetta verificazione, salve le definitive statuizioni all’esito del giudizio;
RITENUTO che per l’effettuazione della predetta verificazione appare congruo fissare un termine di giorni sessanta dalla comunicazione in via amministrativa ovvero dalla notificazione della presente ordinanza, con onere a cura dell’Ente individuato di depositarne i risultati, presso la Segreteria di questa Sezione, entro l’ulteriore termine di giorni trenta,
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima, dispone che il Direttore Responsabile del Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Università di Catania esegua la verificazione di cui in narrativa, con le modalità ivi indicate, nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, depositando nei trenta giorni successivi agli atti relativi presso la Segreteria della Sezione;
Onere di anticipazione delle spese a carico di parte ricorrente, salve le definitive statuizioni all’esito del giudizio.
Rinvia per l’ulteriore trattazione della domanda cautelare alla prima adunanza camerale utile decorsi venti giorni dall’esecuzione della presente ordinanza.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 10/03/2009 con l'intervento dei Magistrati:
Giorgio Giallombardo, Presidente Roberto Valenti, Primo Referendario, Estensore
Pier Luigi Tomaiuoli, Referendario


DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 31/03/2009
IL SEGRETARIO

N. 00096/2009 REG.ORD.COLL. REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA
Sul ricorso numero di registro generale 2592 del 2008, proposto da:
Roberta Stefania Bella, Fabio Solina, Chiara Oliva, Filippa Maria Scaccia, Sergio Morabito, Donatella Giordano, Flavio Giovanni Maria Scaffia, Filippo Marchese, Claudia Pellerito, Rosalia Fanara, Gaetano Salerno, Massimo Di Giorgio, Gertrude Celani, Francesco Paolo Zangara, Vincenza Russello, Carmelo Fiore, Tiziana Fiore, Laura Fiore, Salvatore Ceraulo, Nadia Torregrossa, rappresentati e difesi dagli avv. Cristiano Bevilacqua, Davide Canto, con domicilio eletto presso Cristiano Bevilacqua in Palermo, via Campolo, 92;
contro
-la Regione Sicilia, in Persona del Presidente pro tempore,
-la Regione Sicilia, Assessorato Territorio ed Ambiente, in persona dell’assessore pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura, domiciliata per legge in Palermo, via A. De Gasperi 81;
-il Dipartimento Arpa Prov.le di Palermo, in persona del legale rappresentante, non costituito in giudizio,
-l’Azienda U.s.l. n.6 di Palermo, in persona del legale rappresentante, non costituito in giudizio,
-il Comune di Isola delle Femmine in persona del sindaco pro tempore, non costituito in giudizio,
-la Provincia Regionale di Palermo, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Giuseppe Greco, con domicilio eletto presso Giuseppe Greco in Palermo, Uff.Legale Prov.Pa via Maqueda 100;
- l’Azienda U.s.l. n.6 di Palermo, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Abbruzzese, con domicilio eletto gli Uffici legali dell’ente in Palermo, via Pindemonte 88;
nei confronti di
Italcementi S.p.A., rappresentato e difeso dagli avv. Massimiliano Mangano, Giovanni Pitruzzella, con domicilio eletto presso Giovanni Pitruzzella in Palermo, via N. Morello N.40;
per l'annullamento

previa sospensione dell'efficacia,

- del provvedimento n.693 pubblicato sulla GURS in data 29/08/08 di autorizzazione Integrata Ambientale;

- del provvedimento del Servizio 3 dell'Assessorato regionale Territorio e Ambiente n.172 del 17/4/2008;

- di tutti i verbali delle Conferenze di servizi tenutasi in data 31/1/2007, 21/11/2007, 31/1/2008, 20/2/2008 e 19/3/2008;

- dei provvedimenti ARPA provinciale di Palermo n.9968419 del 19/3/2008;

- del provvedimento della Commissione Provinciale Tutela Ambientale n.prot. 436 del 6/3/2008;

- del parere espresso dalla Provincia regionale di Palermo n.20145 del 19/2/2008;

- del parere espresso dall'AUSL 6 di Palermo Dipartimento di prevenzione Unità Operativa n.8 di Carini n.502 del 19/3/2008;..
Visto il ricorso con i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Sicilia in Persona del Presidente P.T.;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Sicilia Assessorato Territorio ed Ambiente;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di A.U.S.L. 6 di Palermo;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Provincia Regionale di Palermo;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Italcementi S.p.A.;

Vista ordinanza n.62 del 31/3/09;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 21/05/2009 il dott. Roberto Valenti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Premesso:

-che il primo provvedimento impugnato, l’autorizzazione integrata ambientale n.693, chiaramente richiama la relativa istanza presentata dalla parte intimata in data 2/9/04 n,.56853;

-che lo stesso provvedimento dà atto della pubblicazione (in data 15/9/04) sul quotidiano “Giornale di Sicilia” dell’avvenuto deposito degli atti progettuali presso l’Assessorato e della mancata presentazione di osservazioni od opposizione nei termini previsti dall’art.4 co.7 del D.Lgs.372/99 (erroneamente indicato come art.5 co.7 D.Lgs.372/99 nel decreto impugnato);

-che l’originaria richiesta di A.I.A. prevedeva l’utilizzo del PET COKE quale combustibile da utilizzare nel ciclo produttivo dell’impianto della resistente Italcementi s.p.a. (cfr. tra gli altri il punto 2.5 della relativa richiesta);

Considerato quanto previsto in ultimo dal D.Lgs.152/06 in ordine alla possibilità di utilizzo del PETCOKE come combustibile nei cicli produttivi (nel rispetto dei parametri ivi sanciti);

Ritenuto che risulta contestato dalla parte resistente, che a tal fine versa un parere tecnico di parte, il risultato della consulenza tecnica prodotta dai ricorrenti in ordine ai limiti di emissione e alla ricaduta delle polveri nell’ambiente circostante connesse al ciclo produttivo della resistente Italcementi S.p.a., con specifico riguardo alle maggiori implicazioni derivanti dall’utilizzo del PETCOKE da petrolio;

PREMESSO altresì che con ordinanza n.62 del 10/3/09 è stata disposta una verificazione tecnica, in contraddittorio tra le parti, ai sensi dell’art. 26 R.D. 1907 n.642, individuando a tal fine il Direttore del Dipartimento di Metodologie Fisiche e Chimiche per l’Ingegneria della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli studi di Catania;

PRESO ATTO che con nota del 23/4/09 prot.477, pervenuta il 12/5/09 (prot.552) il Direttore del predetto dipartimento, Prof. G. Siracusa, ha rappresentato l’impossibilità di assumere l’incarico di che trattasi;

VISTI gli atti di nomina dei consulenti tecnici di parte prodotti rispettivamente dalla resistente Italcementi e dai ricorrenti;

RITENUTO che occorre procedere alla nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio ai sensi dell’art.44 del R.D. 26 giugno 1924, n.1054, e successive modifiche ed integrazioni volta ad accertare:

-a) la presenza nell’ambiente circostante l’impianto produttivo della Italcementi S.p.A. di Isola delle Femmine (PA) di polveri, provenienti dal medesimo impianto, in misura superiore a quella prevista dalla normativa di legge, con particolare riferimento ai limiti quali/quantitavi previsti in subiecta materia dal D.Lgs.152/06 nonché dalla stessa A.I.A. oggetto di impugnazione;

-b) l’eventuale incidenza o meno nella suddetta rilevazione dell’utilizzo del PETCOKE come combustibile nell’impianto della Italcementi s.p.a. cit. nel rispetto della normativa di legge e delle prescrizioni dell’A.I.A;

NOMINA a tal fine Consulente Tecnico d’Ufficio il Prof. Riccardo Maggiore, docente di “Chimica dell’ambiente” presso l’Università degli Studi di Catania – dipartimento di Scienze Chimiche, il quale provvederà ad effettuare le eventuali campionature necessarie, secondo le modalità (anche tecniche) che riterrà più adeguate per il miglior espletamento dell’incarico, previa instaurazione del contraddittorio con le parti costituite, cui va dato specifico avviso in ordine al giorno e luogo delle previste operazioni, depositando la relazione conclusiva nel termine di giorni 90 dalla data del giuramento;

DELEGA, ai sensi dell’art.30 del R.D. 17agosto 1907 n.642, il Primo referendario Dr.Roberto Valenti per il compimento degli adempimenti relativi al mezzo istruttorio, autorizzandolo ad impartire al consulente le eventuali ulteriori opportune direttive ed istruzioni per l’adempimento dell’incarico;

PONE a carico di parte ricorrente l’anticipo di €.2000,00 (euro duemila/00) sul compenso spettante al consulente tecnico nominato, salve le definitive statuizioni sulle spese all’esito del giudizio;

RINVIA per la trattazione della domanda cautelare al una successiva adunanza camerale, per come precisato in dispositivo,

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima dispone il compimento degli adempimenti istruttori di cui in motivazione, con le modalità e nei termini ivi indicati,

Rinvia per la trattazione della domanda cautelare alla prima adunanza utile decorsi trenta giorni dall’avviso di deposito della relazione di consulenza tecnica.

Ordina che la presente ordinanza sia eseguita in via amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21/05/2009 con l'intervento dei Magistrati:

Giorgio Giallombardo, Presidente

Nicola Maisano, Consigliere

Roberto Valenti, Primo Referendario, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 21/05/2009

IL SEGRETARIO


N. 02592/2008 REG.RIC.

21 maggio 2009

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