CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



domenica 31 ottobre 2010

Raccolta didderenziata ESPOSTO DENUNCIA

Ill. mo Sig. Procuratore della Repubblica
presso il Tribunale di Palermo
ESPOSTO-DENUNCIA


L’Associazione WWF PALERMO ONLUS, con sede in Palermo Via Archimede 56, in persona del suo Presidente e legale rappresentante ing. Angelo PALMIERI, nato a Napoli il 6/4/1937, e l’Associazione RIFIUTI ZERO PALERMO, con sede in Palermo, via Maggiore Toselli 132, in persona del suo Presidente e legale rappresentante Sig.ra Donatella COSTA, nata a Catania, il 24 maggio 1966, espongono quanto segue al fine di accertare se sia configurabile il reato di omissione di atti d'ufficio, ai sensi dell'art. 328 c.p., in conseguenza degli inadempimenti da parte dei competenti organi del Comune di Palermo e della Regione Siciliana che mantengono irrisolto lo “stato di emergenza rifiuti”, prorogato per la Provincia di Palermo, con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 13 gennaio 2010, e pubblicato in G.U. n. 23 del 29 gennaio 2010.
Prima però di passare a trattare nello specifico della tematica in materia di rifiuti in Sicilia, è opportuno fare una premessa.
La raccolta differenziata svolge un ruolo prioritario nel sistema di gestione integrato dei rifiuti, in quanto consente sia di ridurre il flusso dei rifiuti da avviare allo smaltimento che di condizionare positivamente l’intero sistema di gestione, garantendo: a) la valorizzazione delle componenti merceologiche dei rifiuti sin dalla fase della raccolta; b) la riduzione delle quantità e della pericolosità dei rifiuti da avviare allo smaltimento
indifferenziato, individuando tecnologie più adatte di gestione e minimizzando l’impatto ambientale dei processi di trattamento e smaltimento; c) il recupero di materiali e di energia nella fase del trattamento finale; d) la promozione di comportamenti più corretti da parte dei cittadini, con conseguenti significativi cambiamenti nelle abitudini di consumo, a beneficio di politiche di prevenzione e di riduzione”.
Con il Decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che regolano la gestione dei rifiuti solidi urbani, è stato imposto alle amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio, i quali garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato.
In 10 anni, dal 1999 al 2009, le nuove discariche evitate grazie alla raccolta differenziata, sono state 196, e 26 soltanto nell'ultimo anno, apportando benefici ambientali pari a 300 milioni di euro l'anno (3 miliardi in 10 anni).
Non solo. Per quanto riguarda carta e cartone nel 2009 in Italia sono state raccolte oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti (500mila in più del 2008) e il tasso di riciclo ha superato l'80%. Questi alcuni dei dati contenuti nel 15° rapporto di Comieco sulla raccolta differenziata carta e cartone, presentato alla Camera dei deputati.
La differenziata interessa ormai tutto il Paese: il Nord si conferma da traino nazionale con un aumento di 76 mila tonnellate (+4,3%), ma al Sud si registra l'unico incremento in doppia cifra con 60 mila tonnellate in più (11,8%), anche se la crisi ha ridotto i consumi. UN INCREMENTO A DOPPIA CIFRA
Molise
+30,9%
Sardegna
+28,5%
Campania
+20,3%
Puglia
+13%
Lazio
+1,9%
Sicilia
-7,4%

Gli obblighi previsti dal D.lgs. 05.02.1997 n. 22 (cd decreto "Ronchi"), e dalle ordinanze del Ministero dell'Interno - Protezione Civile - riguardanti l’emergenza rifiuti nella Regione Sicilia, imponevano ai Comuni della Regione Sicilia di attuare una percentuale minima di raccolta differenziata (rispetto al totale ammontare della quantità di rifiuti prodotta), tenuto poi conto che la legge n. 296/2006 prevedeva percentuali di raccolta differenziata da realizzare sul territorio nazionale entro la fine degli anni dal 2006 al 2012.
Sull’argomento intervenivano anche i risultati della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, trasmessa alle Camere il 01.02.2006, alla luce di quest’esito emergeva che i rifiuti indifferenziati e loro quantità erano concause dei problemi di blocco e cattivo funzionamento dei sette impianti di produzione del CDR (combustibile derivato da rifiuti), nonché fonte di ripetute situazioni di emergenza con tonnellate di rifiuti nelle strade.
Ai maggiori costi sostenuti per la mancata differenziazione dei rifiuti, dovevano essere aggiunte le considerevoli spese affrontate per il trasporto fuori regione o all’estero dei rifiuti, derivanti dalle ripetute situazioni di acute crisi del settore (rifiuti non raccolti nelle strade che attraverso i media hanno fatto il giro del mondo, screditando l’immagine dell’intero paese). In subiecta materia, è pacifica la responsabilità del Sindaco, che non risulta aver realmente assunto nessuna iniziativa per l'adozione dell’ordinanza sindacale che avrebbe reso dovuto il conferimento differenziato dei rifiuti, come voluto anche dal regolamento comunale.
Si ricorda che la raccolta differenziata dei rifiuti è stata avviata in quasi tutti i Comuni d'Italia (in modo particolare nel nord del Paese), perché negli ultimi trenta anni la produzione di rifiuti solidi urbani (RSU) pro-capite giornaliera è raddoppiata. L’attuale momento storico, in materia di rifiuti deve superare il criterio "dell’usa e getta con quello "dell'usa e riusa". Infatti, soltanto con il recupero della maggior parte possibile dei rifiuti si pone un freno all’aumento indiscriminato delle quantità di rifiuti che sono smaltiti nelle discariche controllate, le quali sono tutte in via di esaurimento.
Ogni anno infatti vengono prodotti nell'Ue tra i 118 e i 138 milioni di tonnellate di rifiuti organici, di cui circa 88 milioni sono costituiti da rifiuti urbani. Si prevede che da qui al 2020 tale cifra aumenterà in media del 10%. In Europa in media il 40% dei rifiuti organici viene ancora conferito in discarica e in alcuni Stati membri la percentuale può arrivare fino al 100%. Tuttavia, lo smaltimento in discarica comporta grossi rischi ambientali, quali l'emissione di gas a effetto serra e l'inquinamento del suolo e delle acque sotterranee e sottrae irrevocabilmente risorse preziose (compost, energia) al ciclo naturale ed economico, contravvenendo agli orientamenti delle politiche Ue in materia, in particolare alla "gerarchia dei rifiuti", sulla quale dovrebbero basarsi tutte le politiche nazionali. Sono queste le premesse dalle quali si sviluppa una Direttiva (98/2008) della Commissione europea relativa alle prossime misure in materia di gestione dei rifiuti urbani nell'Unione europea. La gestione dei rifiuti organici è regolamentata da diversi atti normativi comunitari. In base alla direttiva quadro sui rifiuti, gli Stati membri hanno l'obbligo di elaborare politiche in materia di gestione dei rifiuti rispettose dell'ambiente e della salute umana e capaci di garantire un uso sostenibile delle risorse naturali. Gli Stati membri sono pertanto giuridicamente tenuti a ottimizzare il trattamento dei rifiuti urbani in funzione delle loro specifiche situazioni. La direttiva quadro sui rifiuti invita gli Stati membri a effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e a riciclarli e li autorizza a includerli nel calcolo degli obiettivi obbligatori di riciclaggio dei rifiuti urbani. La direttiva consente inoltre di definire requisiti minimi in seno all'Ue per la gestione dei rifiuti organici e criteri di qualità per il compost derivato da tali rifiuti, nonché requisiti relativi all'origine dei rifiuti e ai processi di trattamento. Tali criteri si sono resi necessari per accrescere la fiducia del consumatore e rafforzare il mercato a sostegno di un'economia razionale dei materiali. La direttiva quadro fissa una soglia di efficienza energetica al di sotto della quale l'incenerimento di rifiuti solidi urbani non può essere considerato un'operazione di recupero. La direttiva sulle discariche impone agli Stati membri di ridurre gradualmente la messa in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili per giungere, entro il 2016, al 35% rispetto ai valori del 1995.
Fatta questa doverosa premessa, si tratterà ora nello specifico della situazione palermitana.
I disservizi connessi con la raccolta dei rifiuti a Palermo, non derivano soltanto dalla scelta gestionale di chi questi servizi governa, dal momento che basterebbe acquisire e riprodurre i sistemi virtuosi di altre città italiane o europee per risolvere le questioni tecniche. C’è invece una precisa volontà politica (come del resto recentemente dichiarato dallo stesso Governatore Raffaele Lombardo), forse collegata ad interessi economici diversi, che di fatto ostacola la raccolta regolare dei rifiuti, impedisce lo sviluppo della differenziata e la tutela del territorio cittadino, sistematicamente trasformato in varie parti della città in discariche a cielo aperto, dove si raccolgono rifiuti solidi, speciali, tossicicarcasse, etc. Il tutto senza le opportune forme di controllo che potrebbero essere realizzate anche a costi contenuti, istituendo mirate zone di video sorveglianza o bonificando e riqualificando, con opportune piantumazioni ed interventi le aree sistematicamente compromesse.
Analizzando poi i dati, si osserverà che la raccolta differenziata quest’anno è crollata ai minimi storici (4 %) e i costi di Amia s.p.a. – società per l’igiene ambientale, al 100% del Comune di Palermo – sono arrivati alle stelle, al punto che è stata dichiarata insolvente dal Tribunale su richiesta della Procura.
Detti costi aumentano anche a causa di denunciate esternalizzazioni di servizi dell’azienda, esternalizzazioni che, se accertate, mal si concilierebbero con la funzione di contenimento della spesa pubblica, che rappresenta il presupposto del commissariamento di questa società comunale del socio unico Comune di Palermo. Giova sul punto ricordare che ai Comuni sono attribuiti una serie di obblighi nella regolamentazione della materia di raccolta differenziata dei rifiuti, e l’inadempimento da parte di un Comune del vincolo normativo sul raggiungimento delle previste quote di raccolta differenziata ha concorso alla situazione di crisi nel settore rifiuti, ed è stata una delle cause che ha indubbiamente aggravato le difficoltà ed i costi dell’emergenza.
I Commissari straordinari ritengono di non dover procedere all’esternalizzazione dei servizi di competenza della stessa azienda e comunque alcuni dei servizi di Amia s.p.a. sono stati appaltati a società esterne ed a cooperative sociali proprio dai Commissari straordinari.
Andando poi a trattare nello specifico la situazione, si potrà osservare che il contratto di servizio stipulato dal Comune con la società di gestione AMIA S.p.A. non prevede esplicitamente il rispetto della normativa vigente, né altri obiettivi quantificabili di raccolta  differenziata, ma anzi il contratto prevede un prezzo unico per tutte le attività di raccolta, trasporto e conferimento.
Altro elemento francamente non facile da spiegare sta nel fatto che il Comune non ha mai chiesto ad AMIA il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata e non ha adottato un contratto a risultato coerente con le linee guida formulate dalla struttura commissariale con ordinanza del 6/9/2004 (con evidente scopo di incentivare la raccolta differenziata spinta). Si tratta di un’anomalia gestionale davvero difficilmente spiegabile, laddove si ponga mente al fatto che si tratta di società che – sebbene di partecipazione pubblica – deve sottostare alle ordinarie regole economiche e di mercato: certo l’indicazione degli obiettivi da raggiungere sarebbe stato un utile strumento incentivante.
Di contro, appare strano che il Comune abbia applicato anche pesanti sanzioni alla società di gestione per le altre deficienze riscontrate rispetto ad altri obiettivi riportati nel contratto e per il rispetto della qualità dei servizi: sta a dire che quando il Comune vuole che determinati obiettivi vengano raggiunti, trova gli strumenti per farlo!
Il Comune inoltre ha adottato il regolamento per la gestione dei rifiuti in città (delibera c.c. n. 93 del 16 maggio 2002): tale Regolamento stranamente ed immotivatamente non è mai stato recepito dal contratto di servizio con Amia.
Esso contiene, in specie per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, quasi esclusivamente principi generali recepiti dal decreto Ronchi e non è mai stato aggiornato! La nuova normativa di settore risulta completamente ignorata, in totale spregio di qualsivoglia norma di legge.
Trattando in particolare di detto "piano comunale per la raccolta dei rifiuti solidi urbani", così come previsto nel capitolo 7, co. III dell’ordinanza commissariale, n. 1166 del 18 dicembre 2002, mai elaborato né dal Comune, né dall’AMIA, si noterà che definisce l’organizzazione dei servizi di raccolta in funzione degli obiettivi da raggiungere in termini di raccolta differenziata, e di qualità della raccolta, in funzione della struttura territoriale e del numero di abitanti; stabilisce il rapporto tra le diverse tipologie di utenti (famiglie, utenze commerciali, grandi utenti, …); definisce l’impiantistica e le attrezzature necessarie (ccr, mezzi di raccolta, impianti fluidi trattamento, …) né ha emesso ordinanze per dare seguito ad obiettivi di raccolta differenziata spinta.
Come noto il primo piano di raccolta differenziata spinta per la città di Palermo, è quello del Ministero dell’ambiente "Palermo differenzia" avviato nel 2010 e portato avanti in collaborazione con il CONAI e con l’Agenzia per i Rifiuti e per le Acque. L’Amia si è interessata materialmente della raccolta domiciliare. Il Comune non ha avuto parte attiva nel progetto, il Sindaco ha emesso – quasi costretto – le relative ordinanze per avviare la raccolta domiciliare in città: in sostanza la città ha subito un’imposizione esterna per avviare la raccolta differenziata "porta a porta".
Il Comune, come unico socio dell’ente gestore Amia, ha sempre approvato i piani industriali e i bilanci dell’azienda. Essa non ha mai previsto né programmato una raccolta degli RSU con metodologia "porta a porta", l’unica in grado di assicurare il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata chiesti dalla normativa vigente. Infatti l’Amia, così come chiaramente indicato nel contratto di servizio, per i rifiuti solidi urbani ha solo utilizzato il sistema dei cassonetti stradali, anche nelle zone in cui aveva iniziato a raccogliere rifiuti in modo differenziato. Quest’ultima metodologia, abbandonata quasi del tutto nelle aree più virtuose, genera una raccolta differenziata di pessima qualità e difficilmente supera il 10% dei rifiuti prodotti.
Il piano industriale dell’Amia per il 2010, al di là di generiche dichiarazioni, non prevede alcun impegno per estendere la raccolta differenziata in tutta la città, andando oltre il progetto "Palermo differenzia" che interessa solo 130.000 cittadini.
Ci risulta che gli attuali commissari stiano predisponendo un nuovo piano industriale per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata posti dalla L.R. 9 dell’8 aprile 2010. Palermo è ancora priva di un impianto di compostaggio, pur se previsto da Amia e finanziato; l’impianto sito a Partanna Mondello, destinato alla selezione del multi materiale proveniente dalla raccolta differenziata, non è ancora entrato in funzione a molti anni dal suo completamento. In città non esistoino centri comunali di raccolta o isole ecologiche, ove i cittadini possono conferire i diversi tipi di materiale non raccolti a domicilio, quali legno, metalli, sfalci, …
Il Sindaco di Palermo, che – giova ricordarlo – è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale, sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici comunali e all’esecuzione degli atti e, in particolare, esercita le funzioni attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti. Ebbene, egli, dal 2003 ad oggi, non ha mai operato per organizzare in città una raccolta di rifiuti che avesse come obiettivo di raggiungere almeno i valori minimi di raccolta differenziata richiesti dalla normativa.
Stante l’importanza e la drammaticità delle ricorrenti emergenze, per l’ineludibile obbligo di garantire il servizio di raccolta differenziata ed il raggiungimento dei relativi minimi percentuali, era richiesta all’organo di vertice del Comune la massima sollecitudine ed una pronta attivazione delle funzioni sindacali, ed a maggior ragione in relazione alla permanente necessità di adottare l’ordinanza sindacale che rendeva dovuto e obbligatorio il conferimento differenziato.
Si ricorda, che, alla luce del c.d. decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che ha regolamentato la gestione dei rifiuti solidi urbani, è imposto alle Amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio e garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato; infatti, la raccolta differenziata mira al riutilizzo dei prodotti di scarto di qualsiasi presidio soprattutto abitativo per poterne produrre di nuovi, ottenendo diversi vantaggi a livello sia economico e sia ecologico, ottenendo la riduzione dei rifiuti da smaltire.
Il D.Lgs. n. 22/1997, individua le funzioni amministrative relative alla gestione dei rifiuti a livello regionale, provinciale e comunale e spinge fortemente per favorire le operazioni di recupero, riutilizzo e riciclo dei materiali e la progressiva riduzione delle discariche, le quali si pongono come sistema ordinario di smaltimento solo per i rifiuti inerti e per quelli residuati dalle operazioni di riciclaggio e di recupero. La raccolta differenziata dei rifiuti (definita raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee) ha una validità economica, perché come affermato da organismi tecnici, in nessun caso determina un aggravio dei costi di gestione, perché le situazioni con alta raccolta differenziata, con le relative attività di trattamento e smaltimento hanno costi più bassi di situazioni associate a bassa raccolta differenziata e ricorso quasi esclusivo alla discarica.
Gli amministratori comunali con i tecnici preposti devono attivarsi con efficienza in questo settore anche perseguendo chi non collabora, specialmente quando siano state svolte le opportune opere di sensibilizzazione.
Non svolgere proficuamente la raccolta differenziata costituisce un danno pubblico e, attraverso l’azione di responsabilità amministrativa, si sanzionano i comportamenti illeciti produttivi di danno ingiusto susseguente al mancato raggiungimento dei benefici economici di cui si è innanzi detto. Sul punto, poi, sostenere, a propria discolpa, la mancata collaborazione dei cittadini alla realizzazione della raccolta differenziata, anche se nella Regione Sicilia può avere un certo fondamento (come molti servizi giornalistici hanno mostrato), per essere credibile era necessario che l’amministrazione e, quindi, i responsabili preposti, dimostrassero di avere predisposto concrete opere di sensibilizzazione ed educazione ambientale, nonché di avere attivato procedimenti contravvenzionali nei confronti di coloro che non rispettavano le regole imposte in materia di conferimento di rifiuti.
È pur vero che nella Regione Sicilia quelle criticità esistono, ma un buon amministratore deve dimostrare di "aver fatto" qualcosa di utile per affrontare la crisi dei rifiuti e, quindi, di "avere agito" cercando soluzioni e adempiendo gli obblighi di legge che, nel caso specifico, esistevano da tempo ed erano anche molto dettagliati e sicuramente trascurati dall’amministrazione comunale. Tanto è vero che il 9 luglio 2010 è stata firmata un’ordinanza nella quale si prevede la nomina del Presidente della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo a Commissario delegato per il superamento dell'emergenza che subentra all'attuale Commissario - Prefetto di Palermo e che dovrà provvedere, entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Ordinanza e d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, agli adeguamenti al Piano regionale di gestione dei rifiuti anche per incrementare i livelli della raccolta differenziata ed individuare soluzioni compatibili con le esigenze ambientali per i rifiuti accumulati nei siti di stoccaggio provvisorio. L'Ordinanza dispone che il Commissario delegato - Presidente della Regione siciliana provveda ad incrementare la raccolta differenziata di carta, plastica, vetro e metalli, così da raggiungere, d'intesa con le Province, l'obiettivo del 35% entro il 31 dicembre 2011; inoltre, dovrà realizzare in ciascun ambito provinciale piazzole per lo stoccaggio delle frazioni di rifiuto differenziato e le strutture per il trattamento dei suddetti rifiuti. A questo punto si impone un’ultima valutazione di carattere tecnico – normativo.
Nel campo della normativa ambientale la giurisprudenza si è posta più volte il problema dei rapporti tra le violazioni previste dalle leggi speciali e le fattispecie incriminatrici del codice penale, giungendo costantemente alla conclusione che trattasi di fattispecie diverse per cui può configurarsi un concorso di reati . In particolare, a proposito dei rapporti con il D. Lgs 5 febbraio 1997 n. 22 sui rifiuti, la Cassazione ha concluso che il concorso con l’ipotesi di reato di cui all’art. 674 c.p. è possibile <<stante la diversa struttura della fattispecie ed i differenti beni giuridici tutelati>> (così, Cass. pen., sez. 1, 22 giugno 2005, RV 231882, Ventura).
Per tutto quanto innanzi premesso e rappresentato, si chiede alla S.V.Ill.ma di valutare se sussistano nelle condotte innanzi descritte, comportamenti illeciti costituenti reato, fra i quali il reato di omissione di atti di ufficio, il reato di gestione di discarica abusiva, o qualunque altro reato la S.V. riterrà di configurare.
Si riserva la costituzione di parte civile e si chiede di essere informati ai sensi dell’art. 408 c.p.p. di eventuale richieste di archiviazione.
Con osservanza.

Palermo, 28 ottobre 2010

Ing. Angelo PALMIERI Sig.ra Donatella COSTA


Ill. mo Sig. Procuratore della Repubblica
presso la Corte dei Conti di Palermo


ESPOSTO-DENUNCIA


L’Associazione WWF PALERMO ONLUS, con sede in Palermo Via Archimede 56, in persona del suo Presidente e legale rappresentante ing. Angelo PALMIERI, nato a Napoli il 6/4/1937, e l’Associazione RIFIUTI ZERO PALERMO, con sede in Palermo, via Maggiore Toselli 132, in persona del suo Presidente e legale rappresentante Sig.ra Donatella COSTA, nata a Catania, il 24 maggio 1966, espongono quanto segue al fine di accertare se sia configurabile il reato di omissione di atti d'ufficio, ai sensi dell'art. 328 c.p., in conseguenza degli inadempimenti da parte dei competenti organi del Comune di Palermo e della Regione Siciliana che mantengono irrisolto lo "stato di emergenza rifiuti", prorogato per la Provincia di Palermo, con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 13 gennaio 2010, e pubblicato in G.U. n. 23 del 29 gennaio 2010.
Prima però di passare a trattare nello specifico della tematica in materia di rifiuti in Sicilia, è opportuno fare una premessa.
La raccolta differenziata svolge un ruolo prioritario nel sistema di gestione integrato dei rifiuti, in quanto consente sia di ridurre il flusso dei rifiuti da avviare allo smaltimento che di condizionare positivamente l’intero sistema di gestione, garantendo: a) la valorizzazione delle componenti merceologiche dei rifiuti sin dalla fase della raccolta; b) la riduzione delle quantità e della pericolosità dei rifiuti da avviare allo smaltimento
indifferenziato, individuando tecnologie più adatte di gestione e minimizzando l’impatto ambientale dei processi di trattamento e smaltimento; c) il recupero di materiali e di energia nella fase del trattamento finale; d) la promozione di comportamenti più corretti da parte dei cittadini, con conseguenti significativi cambiamenti nelle abitudini di consumo, a beneficio di politiche di prevenzione e di riduzione".
Con il Decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che regolano la gestione dei rifiuti solidi urbani, è stato imposto alle amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio, i quali garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato.
In 10 anni, dal 1999 al 2009, le nuove discariche evitate grazie alla raccolta differenziata, sono state 196, e 26 soltanto nell'ultimo anno, apportando benefici ambientali pari a 300 milioni di euro l'anno (3 miliardi in 10 anni).
Non solo. Per quanto riguarda carta e cartone nel 2009 in Italia sono state raccolte oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti (500mila in più del 2008) e il tasso di riciclo ha superato l'80%. Questi alcuni dei dati contenuti nel 15° rapporto di Comieco sulla raccolta differenziata di carta e cartone, presentato alla Camera dei deputati.
La differenziata interessa ormai tutto il Paese: il Nord si conferma da traino nazionale con un aumento di 76 mila tonnellate (+4,3%), ma al Sud si registra l'unico incremento in doppia cifra con 60 mila tonnellate in più (11,8%), anche se la crisi ha ridotto i consumi. UN INCREMENTO A DOPPIA CIFRA
Molise +30,9%
Sardegna +28,5%
Campania +20,3%
Puglia +13%
Lazio +1,9%
Sicilia -7,4%

Gli obblighi previsti dal D.lgs. 05.02.1997 n. 22 (cd decreto "Ronchi"), e dalle ordinanze del Ministero dell'Interno - Protezione Civile - riguardanti l’emergenza rifiuti nella Regione Sicilia, imponevano ai Comuni della Regione Sicilia di attuare una percentuale minima di raccolta differenziata (rispetto al totale ammontare della quantità di rifiuti prodotta), tenuto poi conto che la legge n. 296/2006 prevedeva percentuali di raccolta differenziata da realizzare sul territorio nazionale entro la fine degli anni dal 2006 al 2012.
Sull’argomento intervenivano anche i risultati della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, trasmessa alle Camere il 01.02.2006, alla luce di quest’esito emergeva che i rifiuti indifferenziati e loro quantità erano concause dei problemi di blocco e cattivo funzionamento dei sette impianti di produzione del CDR (combustibile derivato da rifiuti), nonché fonte di ripetute situazioni di emergenza con tonnellate di rifiuti nelle strade.
Ai maggiori costi sostenuti per la mancata differenziazione dei rifiuti, dovevano essere aggiunte le considerevoli spese affrontate per il trasporto fuori regione o all’estero dei rifiuti, derivanti dalle ripetute situazioni di acute crisi del settore (rifiuti non raccolti nelle strade che attraverso i media hanno fatto il giro del mondo, screditando l’immagine dell’intero paese).

In subiecta materia, è pacifica la responsabilità del Sindaco, che non risulta aver realmente assunto nessuna iniziativa per l'adozione dell’ordinanza sindacale che avrebbe reso dovuto il conferimento differenziato dei rifiuti, come voluto anche dal regolamento comunale.
Si ricorda che la raccolta differenziata dei rifiuti è stata avviata in quasi tutti i Comuni d'Italia (in modo particolare nel nord del Paese), perché negli ultimi trenta anni la produzione di rifiuti solidi urbani (RSU) pro-capite giornaliera è raddoppiata. L’attuale momento storico, in materia di rifiuti deve superare il criterio "dell’usa e getta con quello "dell'usa e riusa". Infatti, soltanto con il recupero della maggior parte possibile dei rifiuti si pone un freno all’aumento indiscriminato delle quantità di rifiuti che sono smaltiti nelle discariche controllate, le quali sono tutte in via di esaurimento.
Ogni anno infatti vengono prodotti nell'Ue tra i 118 e i 138 milioni di tonnellate di rifiuti organici, di cui circa 88 milioni sono costituiti da rifiuti urbani. Si prevede che da qui al 2020 tale cifra aumenterà in media del 10%. In Europa in media il 40% dei rifiuti organici viene ancora conferito in discarica e in alcuni Stati membri la percentuale può arrivare fino al 100%. Tuttavia, lo smaltimento in discarica comporta grossi rischi ambientali, quali l'emissione di gas a effetto serra e l'inquinamento del suolo e delle acque sotterranee e sottrae irrevocabilmente risorse preziose (compost, energia) al ciclo naturale ed economico, contravvenendo agli orientamenti delle politiche Ue in materia, in particolare alla "gerarchia dei rifiuti", sulla quale dovrebbero basarsi tutte le politiche nazionali. Sono queste le premesse dalle quali si sviluppa una Direttiva (2008/98) della Commissione europea relativa alle prossime misure in materia di gestione dei rifiuti urbani nell'Unione europea. La gestione dei rifiuti organici è regolamentata da diversi atti normativi comunitari. In base alla direttiva quadro sui rifiuti, gli Stati membri hanno l'obbligo di elaborare politiche in materia di gestione dei rifiuti rispettose dell'ambiente e della salute umana e capaci di garantire un uso sostenibile delle risorse naturali. Gli Stati membri sono pertanto giuridicamente tenuti a ottimizzare il trattamento dei rifiuti urbani in funzione delle loro specifiche situazioni. La direttiva quadro sui rifiuti invita gli Stati membri a effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e a riciclarli e li autorizza a includerli nel calcolo degli obiettivi obbligatori di riciclaggio dei rifiuti urbani. La direttiva consente inoltre di definire requisiti minimi in seno all'Ue per la gestione dei rifiuti organici e criteri di qualità per il compost derivato da tali rifiuti, nonché requisiti relativi all'origine dei rifiuti e ai processi di trattamento. Tali criteri si sono resi necessari per accrescere la fiducia del consumatore e rafforzare il mercato a sostegno di un'economia razionale dei materiali. La direttiva quadro fissa una soglia di efficienza energetica al di sotto della quale l'incenerimento di rifiuti solidi urbani non può essere considerato un'operazione di recupero. La direttiva sulle discariche impone agli Stati membri di ridurre gradualmente la messa in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili per giungere, entro il 2016, al 35% rispetto ai valori del 1995.
Fatta questa doverosa premessa, si tratterà ora nello specifico della situazione palermitana.
I disservizi connessi con la raccolta dei rifiuti a Palermo, non derivano soltanto dalla scelta gestionale di chi questi servizi governa, dal momento che basterebbe acquisire e riprodurre i sistemi virtuosi di altre città italiane o europee per risolvere le questioni tecniche. C’è invece una precisa volontà politica (come del resto recentemente dichiarato dallo stesso Governatore Raffaele Lombardo), forse collegata ad interessi economici diversi, che di fatto ostacola la raccolta regolare dei rifiuti, impedisce lo sviluppo della differenziata e la tutela del territorio cittadino, sistematicamente trasformato in varie parti della città in discariche a cielo aperto, dove si raccolgono rifiuti solidi, speciali, tossici,  carcasse, etc. Il tutto senza le opportune forme di controllo che potrebbero essere realizzate anche a costi contenuti, istituendo mirate zone di video sorveglianza o bonificando e riqualificando, con opportune piantumazioni ed interventi le aree sistematicamente compromesse.
Analizzando poi i dati, si osserverà che la raccolta differenziata quest’anno è crollata ai minimi storici (4 %) e i costi di Amia s.p.a. – società per l’igiene ambientale, al 100% del Comune di Palermo – sono arrivati alle stelle, al punto che è stata dichiarata insolvente dal Tribunale su richiesta della Procura.
Detti costi aumentano anche a causa di denunciate esternalizzazioni di servizi dell’azienda, esternalizzazioni che, se accertate, mal si concilierebbero con la funzione di contenimento della spesa pubblica, che rappresenta il presupposto del commissariamento di questa società comunale del socio unico Comune di Palermo. Giova sul punto ricordare che ai Comuni sono attribuiti una serie di obblighi nella regolamentazione della materia di raccolta differenziata dei rifiuti, e l’inadempimento da parte di un Comune del vincolo normativo sul raggiungimento delle previste quote di raccolta differenziata ha concorso alla situazione di crisi nel settore rifiuti, ed è stata una delle cause che ha indubbiamente aggravato le difficoltà ed i costi dell’emergenza.
I Commissari straordinari ritengono di non dover procedere all’esternalizzazione dei servizi di competenza della stessa azienda e comunque alcuni dei servizi di Amia s.p.a. sono stati appaltati a società esterne ed a cooperative sociali proprio dai Commissari straordinari.
Andando poi a trattare nello specifico la situazione, si potrà osservare che il contratto di servizio stipulato dal Comune con la società di gestione AMIA S.p.A. non prevede esplicitamente il rispetto della normativa vigente, né altri obiettivi quantificabili di raccolta  differenziata, ma anzi il contratto prevede un prezzo unico per tutte le attività di raccolta, trasporto e conferimento.
Altro elemento francamente non facile da spiegare sta nel fatto che il Comune non ha mai chiesto ad AMIA il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata e non ha adottato un contratto a risultato coerente con le linee guida formulate dalla struttura commissariale con ordinanza del 6/9/2004 (con evidente scopo di incentivare la raccolta differenziata spinta). Si tratta di un’anomalia gestionale davvero difficilmente spiegabile, laddove si ponga mente al fatto che si tratta di società che – sebbene di partecipazione pubblica – deve sottostare alle ordinarie regole economiche e di mercato: certo l’indicazione degli obiettivi da raggiungere sarebbe stato un utile strumento incentivante.
Di contro, appare strano che il Comune abbia applicato anche pesanti sanzioni alla società di gestione per le altre deficienze riscontrate rispetto ad altri obiettivi riportati nel contratto e per il rispetto della qualità dei servizi: sta a dire che quando il Comune vuole che determinati obiettivi vengano raggiunti, trova gli strumenti per farlo!
Il Comune inoltre ha adottato il regolamento per la gestione dei rifiuti in città (delibera c.c. n. 93 del 16 maggio 2002): tale Regolamento stranamente ed immotivatamente non è mai stato recepito dal contratto di servizio con Amia.
Esso contiene, in specie per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, quasi esclusivamente principi generali recepiti dal decreto Ronchi e non è mai stato aggiornato! La nuova normativa di settore risulta completamente ignorata, in totale spregio di qualsivoglia norma di legge.
Trattando in particolare di detto "piano comunale per la raccolta dei rifiuti solidi urbani", così come previsto nel capitolo 7, co. III dell’ordinanza commissariale, n. 1166 del 18 dicembre 2002, mai elaborato né dal Comune, né dall’AMIA, si noterà che definisce l’organizzazione dei servizi di raccolta in funzione degli obiettivi da raggiungere in termini di raccolta differenziata, e di qualità della raccolta, in funzione della struttura territoriale e del numero di abitanti; stabilisce il rapporto tra le diverse tipologie di utenti (famiglie, utenze commerciali, grandi utenti, …); definisce l’impiantistica e le attrezzature necessarie (ccr, mezzi di raccolta, impianti fluidi trattamento, …) né ha emesso ordinanze per dare seguito ad obiettivi di raccolta differenziata spinta.
Come noto il primo piano di raccolta differenziata spinta per la città di Palermo, è quello del Ministero dell’ambiente "Palermo differenzia" avviato nel 2010 e portato avanti in collaborazione con il CONAI e con l’Agenzia per i Rifiuti e per le Acque. L’Amia si è interessata materialmente della raccolta domiciliare. Il Comune non ha avuto parte attiva nel progetto, il Sindaco ha emesso – quasi costretto – le relative ordinanze per avviare la raccolta domiciliare in città: in sostanza la città ha subito un’imposizione esterna per avviare la raccolta differenziata "porta a porta".
Il Comune, come unico socio dell’ente gestore Amia, ha sempre approvato i piani industriali e i bilanci dell’azienda. Essa non ha mai previsto né programmato una raccolta degli RSU con metodologia "porta a porta", l’unica in grado di assicurare il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata chiesti dalla normativa vigente. Infatti l’Amia, così come chiaramente indicato nel contratto di servizio, per i rifiuti solidi urbani ha solo utilizzato il sistema dei cassonetti stradali, anche nelle zone in cui aveva iniziato a raccogliere rifiuti in modo differenziato. Quest’ultima metodologia, abbandonata quasi del tutto nelle aree più virtuose, genera una raccolta differenziata di pessima qualità e difficilmente supera il 10% dei rifiuti prodotti.
Il piano industriale dell’Amia per il 2010, al di là di generiche dichiarazioni, non prevede alcun impegno per estendere la raccolta differenziata in tutta la città, andando oltre il progetto "Palermo differenzia" che interessa solo 130.000 cittadini.
Ci risulta che gli attuali commissari stiano predisponendo un nuovo piano industriale per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata posti dalla L.R. 9 dell’8 aprile 2010. 
Palermo è ancora priva di un impianto di compostaggio, pur se previsto da Amia e finanziato; l’impianto sito a Partanna Mondello, destinato alla selezione del multi materiale proveniente dalla raccolta differenziata, non è ancora entrato in funzione a molti anni dal suo completamento. In città non esistoino centri comunali di raccolta o isole ecologiche, ove i cittadini possono conferire i diversi tipi di materiale non raccolti a domicilio, quali legno, metalli, sfalci, …
Il Sindaco di Palermo, che – giova ricordarlo – è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale, sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici comunali e all’esecuzione degli atti e, in particolare, esercita le funzioni attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti. Ebbene, egli, dal 2003 ad oggi, non ha mai operato per organizzare in città una raccolta di rifiuti che avesse come obiettivo di raggiungere almeno i valori minimi di raccolta differenziata richiesti dalla normativa.
Stante l’importanza e la drammaticità delle ricorrenti emergenze, per l’ineludibile obbligo di garantire il servizio di raccolta differenziata ed il raggiungimento dei relativi minimi percentuali, era richiesta all’organo di vertice del Comune la massima sollecitudine ed una pronta attivazione delle funzioni sindacali, ed a maggior ragione in relazione alla permanente necessità di adottare l’ordinanza sindacale che rendeva dovuto e obbligatorio il conferimento differenziato.
Si ricorda, che, alla luce del c.d. decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che ha regolamentato la gestione dei rifiuti solidi urbani, è imposto alle Amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio e garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato; infatti, la raccolta differenziata mira al riutilizzo dei prodotti di scarto di qualsiasi    presidio soprattutto abitativo per poterne produrre di nuovi, ottenendo diversi vantaggi a livello sia economico e sia ecologico, ottenendo la riduzione dei rifiuti da smaltire.
Il D.Lgs. n. 22/1997, individua le funzioni amministrative relative alla gestione dei rifiuti a livello regionale, provinciale e comunale e spinge fortemente per favorire le operazioni di recupero, riutilizzo e riciclo dei materiali e la progressiva riduzione delle discariche, le quali si pongono come sistema ordinario di smaltimento solo per i rifiuti inerti e per quelli residuati dalle operazioni di riciclaggio e di recupero. La raccolta differenziata dei rifiuti (definita raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee) ha una validità economica, perché come affermato da organismi tecnici, in nessun caso determina un aggravio dei costi di gestione, perché le situazioni con alta raccolta differenziata, con le relative attività di trattamento e smaltimento hanno costi più bassi di situazioni associate a bassa raccolta differenziata e ricorso quasi esclusivo alla discarica.
Gli amministratori comunali con i tecnici preposti devono attivarsi con efficienza in questo settore anche perseguendo chi non collabora, specialmente quando siano state svolte le opportune opere di sensibilizzazione.
Non svolgere proficuamente la raccolta differenziata costituisce un danno pubblico e, attraverso l’azione di responsabilità amministrativa, si sanzionano i comportamenti illeciti produttivi di danno ingiusto susseguente al mancato raggiungimento dei benefici economici di cui si è innanzi detto. Sul punto, poi, sostenere, a propria discolpa, la mancata collaborazione dei cittadini alla realizzazione della raccolta differenziata, anche se nella Regione Sicilia può avere un certo fondamento (come molti servizi giornalistici hanno mostrato), per essere credibile era necessario che l’amministrazione e, quindi, i responsabili preposti, dimostrassero di avere predisposto concrete opere di  sensibilizzazione ed educazione ambientale, nonché di avere attivato procedimenti contravvenzionali nei confronti di coloro che non rispettavano le regole imposte in materia di conferimento di rifiuti.
È pur vero che nella Regione Sicilia quelle criticità esistono, ma un buon amministratore deve dimostrare di "aver fatto" qualcosa di utile per affrontare la crisi dei rifiuti e, quindi, di "avere agito" cercando soluzioni e adempiendo gli obblighi di legge che, nel caso specifico, esistevano da tempo ed erano anche molto dettagliati e sicuramente trascurati dall’amministrazione comunale. Tanto è vero che il 9 luglio 2010 è stata firmata un’ordinanza nella quale si prevede la nomina del Presidente della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo a Commissario delegato per il superamento dell'emergenza che subentra all'attuale Commissario - Prefetto di Palermo e che dovrà provvedere, entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Ordinanza e d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, agli adeguamenti al Piano regionale di gestione dei rifiuti anche per incrementare i livelli della raccolta differenziata ed individuare soluzioni compatibili con le esigenze ambientali per i rifiuti accumulati nei siti di stoccaggio provvisorio. L'Ordinanza dispone che il Commissario delegato - Presidente della Regione siciliana provveda ad incrementare la raccolta differenziata di carta, plastica, vetro e metalli, così da raggiungere, d'intesa con le Province, l'obiettivo del 35% entro il 31 dicembre 2011; inoltre, dovrà realizzare in ciascun ambito provinciale piazzole per lo stoccaggio delle frazioni di rifiuto differenziato e le strutture per il trattamento dei suddetti rifiuti. Gli esponenti ritengono la sussistenza del danno pubblico patrimoniale materiale determinato dalla mancata o insufficiente realizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, pregiudizio che presenta i requisiti della certezza, della concretezza e  dell'attualità, in presenza della insufficiente attivazione della raccolta differenziata presso un ente locale.
Di questo danno rispondono, a titolo di colpa grave, il Sindaco e i competenti dirigenti dell’ente pubblico: il primo cittadino perché ha omesso di assumere iniziative finalizzate all'incremento della raccolta differenziata dei rifiuti, mentre i dirigenti tecnici per non avere curato il preciso obbligo di assicurare la legittimità degli adempimenti prescritti dalla legge in materia, per non avere curato la vigilanza e il controllo dei servizi gestiti dalla ditta appaltatrice, venendo meno anche all’obbligo d'impulso, nei confronti dello stesso Sindaco.
Per tutto quanto innanzi premesso e rappresentato, si chiede alla S.V. Ill.ma di valutare se sussistano nelle condotte innanzi descritte, comportamenti illeciti costituenti illecito contabile.
Con osservanza.
Palermo, 28 ottobre 2010
Ing. Angelo PALMIERI Sig.ra Donatella COSTA

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