CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



venerdì 22 ottobre 2010

Soldi pubblici e gestori privati ecco il business delle discariche

Soldi pubblici e gestori privati ecco il business delle discariche 

Un affare da un miliardo e mezzo di euro. È il fatturato che i gestori potrebbero realizzare con la riapertura delle discariche: oltre alle 14 già esistenti, il piano rifiuti della Regione ne prevede il doppio entro il 2013. Radiografia di un comparto che fa gola, fra conflitti d'interesse, amicizie politiche e inchieste giudiziarie

di EMANUELE LAURIA
Una valanga di rifiuti, un robusto fiume di denaro. La Sicilia che riscopre le discariche offre la possibilità di un business a nove zeri. Un miliardo e mezzo di euro, ecco la cifra. È il fatturato che i gestori dei siti, nei prossimi anni, potrebbero far registrare nell'Isola dell'emergenza. La strada è segnata: nell'ultima proposta di revisione del piano rifiuti, inviata da Palazzo d'Orleans al ministero nei giorni scorsi, è prevista la realizzazione di quindici nuove discariche, oltre all'ampliamento di 12 delle quattordici attive in questo momento. Significa che nelle nove province siciliane, di qui al 2013, è prevista la costruzione di impianti che potranno ospitare, complessivamente, quasi venti milioni di metri cubi (15 milioni di tonnellate) di spazzatura. Poiché la tariffa pagata a chi gestisce le discariche è pari, in media, a cento euro a tonnellata, facile ricavare la dimensione finanziaria della soluzione discariche.

Un miliardo e mezzo, appunto: questa la somma, pagata dai Comuni con i tributi versati dai cittadini, che finirebbe nei bilanci di enti pubblici e società private se si dovessero riempire tutte le discariche in cantiere. Ipotesi che si potrebbe realizzare in poco più di un quinquennio, visto che l'Isola produce quasi due milioni e mezza di tonnellate di rifiuti l'anno. E le tariffe, che oggi variano da una discarica all'altra, potrebbero anche aumentare. Come spiega Enzo Favoino, componente della commissione che ha redatto il nuovo piano rifiuti: "Con il trattamento meccanico-biologico imposto dalla nuova direttiva europea, le tariffe potrebbero raggiungere la media delle discariche del Nord Europa: 140 euro".

Ma tant'è. Quella delle discariche è una via obbligata, dopo l'annullamento delle gare per i termovalorizzatori e le denunce sulle infiltrazioni mafiose nel settore che hanno indotto ufficialmente il governo Lombardo a dire no agli inceneritori. D'altro canto, la raccolta differenziata è su livelli minimi. La quantità di rifiuti solidi urbani portati in discarica in Sicilia vince il confronto con quasi tutte le altre regioni italiane: l'Isola conferisce l'89 per cento dell'immondizia prodotta. Fa peggio soltanto il Molise (90 per cento). Registrano performance migliori, invece, altre aree del centro Sud quali il Lazio (86 per cento), la Puglia e la Campania (80 per cento). La Calabria porta in discarica appena il 48 per cento dei rifiuti prodotti. E la Lombardia si ferma all'8 per cento.

Le discariche destinate a sorgere come funghi in ogni provincia dell'Isola, insomma, sono un'esigenza. Lungi dal costituire bombe ecologiche come in passato (i nuovi impianti sono tecnologicamente all'avanguardia), rappresentano comunque un affare per chi opera nel settore. Basti pensare che i due siti che, secondo le previsioni della Regione, sono destinati a diventare i più capienti dell'Isola hanno una gestione privata: sono quelli di Siculiana e Motta Sant'Anastasia.

Storie diverse, quelle degli imprenditori che vi stanno a capo. La discarica agrigentina, dove al momento finiscono i rifiuti di settanta comuni, è in mano a Giuseppe Catanzaro, uno dei volti della Confindustria di Lo Bello, vicepresidente dell'associazione schierata contro il racket. Nel suo impianto arriva anche la spazzatura di Pantelleria, di Alcamo, di Marsala, vi giunse addirittura quella campana durante l'emergenza del 2007. In espansione l'impero di Catanzaro, imprenditore attivissimo e con buoni agganci politici (è amico del deputato finiano Giuseppe Scalia), che aveva puntato anche su Assoro, altra mega discarica prevista dal piano dell'amministrazione Lombardo. Catanzaro si è ritirato per le polemiche sorte intorno alla realizzazione dell'opera, dopo il via libera a tempo di record giunto dall'assessorato al Territorio guidato da Roberto Di Mauro (Mpa, agrigentino anche lui) e dal sindaco di Assoro Giuseppe Capizzi (Mpa, originario proprio di Siculiana). Lombardo ha allargato le braccia: "Le autorizzazioni per la discarica di Assoro? Le hanno date i funzionari".

Nel Catanese, feudo del governatore, la parte del leone la fa la famiglia Proto, che gestisce la discarica di Motta Sant'Anastasia. La società si chiama Oikos: Domenico Proto è il presidente, nel cda anche Orazio, Rosa, Giuseppe e il capostipite Salvatore, a lungo indagato per i suoi rapporti con il clan Santapaola-Ercolano. Salvatore Proto fu arrestato il 10 dicembre del 1997 nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti mafiosi per la base Nato di Sigonella. È stato assolto in primo grado dalle accuse. La Oikos, 124 dipendenti e 28 milioni di fatturato, è al centro di un reticolo societario che è quasi una scatola cinese. Fa parte del consorzio Simco che è anche una delle aziende che si occupa della raccolta dei rifiuti in alcuni Comuni del Catanese per conto della Simeto Ambiente. Un conflitto d'interessi che non riguarda solo la realtà etnea e sul quale ha puntato il dito anche la commissione bicamerale per le attività illecite connesse al ciclo sui rifiuti. È stato il presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione, a porre il problema in un'audizione del sei ottobre: "Il soggetto che ha interesse a effettuare la raccolta dei rifiuti è anche colui che ha interesse a che venga conferito il più possibile in discarica. Così, chi incentiva la differenziata?".

È un fenomeno diffuso, d'altronde, quello della presenza delle stesse società nei diversi punti del ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Si prenda il caso della Tirreno Ambiente, società a capitale misto che gestisce la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, nel Messinese. Il capitale sociale ammonta a 2 milioni di euro, detenuto per il 45 per cento dal comune di Mazzarà Sant'Andrea. Tra i privati, presenti nella compagine azionaria con il 49 per cento, le quote maggiori sono detenute dalla Ederambiente (21 per cento), dalla Secit e dalla Gesenu, entrambe con il 10 per cento. Le altre quote private sono detenute dalla San Germano srl, dalla Cavaglià, dalla Cornacchini, dalla Ecodeco, dalla Paradivi e dalla Themis, società che a vario titolo forniscono il know how necessario per la gestione delle discariche. E qual è il know how fornito da Ederambiente e Gesenu? Esattamente quello della raccolta e del trasporto dei rifiuti, attività che viene svolta proprio nell'ambito di riferimento degli impianti. In pratica, anche qui, chi raccoglie la spazzatura è socio della discarica che la accoglie. La Gesenu, per inciso, fa parte anche del consorzio Simco.

E solo da qualche mese è stato cancellato il conflitto d'interessi che riguardava Greenambiente, la società che gestisce l'impianto di Augusta: nella governance di questa società c'era anche la Ekotrans di Priolo, specializzata nel trasporto dei rifiuti, che ha lasciato il posto alla Linea Group.
È il risiko della "munnizza". Nella partita delle discariche si affrontano tradizione e modernità, le sagome riconoscibili dell'antimafia militante e le ombre della vecchia criminalità. Per restare a Messina, emblematico è un altro passaggio della relazione della commissione Pecorella, approvata ieri: "Negli ultimi due anni uno degli affari più importanti, dal punto di vista del settore della gestione e dello smaltimento dei rifiuti, è stato quello della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, discarica che per una serie di ragioni è stata deputata a servire le esigenze di smaltimento rifiuti della maggior parte dei comuni della provincia di Messina. Proprio con riferimento alla discarica di Mazzarrà Sant'Andrea sarebbe emersa una sorta di gestione non ufficiale da parte della mafia barcellonese".

Rimane un settore che tira, quello delle discariche. Che fa gola, anche se gli operatori si sono dovuti scontrare in questi anni con i ritardi nei pagamenti da parte degli Ato rifiuti che per legge dovrebbero essere disciolti. Ritardi che hanno portato anche alla minaccia di chiusura degli impianti. Ora la protesta si sposta sul territorio, prende la forma dei comitati no-discariche che sorgono sul territorio, ad Assoro e a Scicli come a Misterbianco. Dove, a sorpresa, a dire no all'ampliamento del sito di Motta c'è un sindaco e un deputato dell'Mpa, rispettivamente Ninella Caruso e Lino Leanza. Un ostacolo in più, per chi fra i miasmi dei rifiuti, ha fiutato il nuovo business delle discariche.
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Politica | 21/10/2010 | ore 20.15 »

La denuncia di Rita Borsellino
"Conflitto d'interessi sulle discariche"

"E' una vergogna che chi gestisce le discariche sia presente anche nelle società che si occupano della raccolta dei rifiuti", afferma l'europarlamentare del Pd

 

"E' una vergogna che chi gestisce le discariche sia presente anche nelle società che si occupano della raccolta dei rifiuti. Si tratta di un palese conflitto d'interessi che va eliminato subito se si vuole realmente promuovere la raccolta differenziata e porre fine allo scempio che in questi anni ha devastato l'ambiente e il territorio siciliano".

Lo dice Rita Borsellino, deputato del Pd al Parlamento europeo, in merito all'inchiesta di Repubblica sul nuovo piano delle discariche del governo Lombardo. "Occorre essere chiari  -  continua la Borsellino  -  Le discariche servono, ma solo a tre condizioni: che siano localizzate meglio di come fatto nel caso di Assoro, che rispettino la normativa europea sul pretrattamento dei rifiuti e che siano inserite in un ciclo virtuoso dove l'indifferenziato rappresenti solo una minima parte della raccolta".

Senza questo ciclo virtuoso, il rischio è di "ritrovarsi costretti a riaprire il pericoloso capitolo dei termovalorizzatori e di comportare ulteriori aggravi per le tasche e la salute dei cittadini. Per tutte queste ragioni, il governo regionale deve confrontarsi con il territorio e investire con forza, anche utilizzando le risorse europee, su quelle infrastrutture necessarie a completare la filiera della raccolta indifferenziata, come le piattaforme ecologiche e i centri di compostaggio. Cosa che finora è stata fatta in maniera più che insufficiente".
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(21 ottobre 2010)

Sicilia: Micciche' a Lombardo, anche dire 'no' e' devastare l'ambiente

Palermo, 21 ott. - (Adnkronos) - "Devastare l'ambiente significa non solo perdere tempo a predisporre un piano rifiuti adeguato a risolvere un'emergenza ormai non piu' tollerabile dai cittadini siciliani, ma anche dire di no al nucleare, ai termovalorizzatori, ai rigassificatori. Insomma se c'e' qualcuno che nei fatti sta attuando politiche poco chiare che potrebbero danneggiare il territorio e la salute dei cittadini, questo non e' proprio il ministro Prestigiacomo che anzi si sta distinguendo per competenza e capacita'". Lo afferma il sottosegretario Gianfranco Micciche' replicando al presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che in un'intervista rilasciata al settimanale L'Espresso ha definito Stefania Prestigiacomo, 'il ministro per la devastazione dell'ambiente'.
"Lombardo se ne faccia una ragione: siamo e saremo sempre contro questa sua cultura politica del no che frena lo sviluppo e aiuta il malaffare", conclude Micciche'.




RIFIUTI: LO MONACO, PIANO INTEGRATO RIDUCE COSTI PER I CITTADINI

"Il nuovo piano dei rifiuti e' stato redatto dai consulenti nominati dal presidente della Regione, nella qualita' di commissario delegato a seguito della ordinanza di Protezione civile n. 3887 del 2010. E' un piano articolato e prevede la realizzazione di piattaforme integrate per il trattamento dei rifiuti. Un'attivita' che deve diventare industriale, da gestire a costi minimi, e non emergenziale, perche' i costi finiscono per gravare sulle tariffe a carico dei cittadini".

Lo ha detto Pietro Lo Monaco, dirigente del dipartimento regionale della Protezione civile e coordinatore dell'attivita' della commissione, in merito alla definizione e all'invio alla presidenza del consiglio dei ministri e al dipartimento nazionale della Protezione civile del documento che adegua il piano regionale di gestione dei rifiuti, illustrato oggi in giunta dal presidente Lombardo.

"La gestione dei rifiuti - ha proseguito Lo Monaco - deve avvenire attraverso l'incremento della raccolta differenziata, con il recupero delle materie prime e con metodi che consentano di abbancare il meno possibile in discarica e, comunque, con caratteristiche quanto piu' sicure e meno aggressive possibile per l'ambiente. Il Piano prevede la realizzazione di piattaforme per il trattamento dei rifiuti e non ultimo la valorizzazione energetica delle componenti non recuperabili. Quindi, la discarica dovra' diventare l'ultima opzione, nell'ambito di una gestione integrata. Questo rendera' il servizio molto piu' economico, perche' l'esperienza dimostra, anche in Sicilia, che dove funziona il sistema infrastrutturato, il servizio costa meno ai cittadini".




REGIONE: I PUNTI STRATEGICI DELLA FINANZIARIA 2011-2O13

La giunta regionale ha dato via libera alla legge finanziaria per il 2011-2013, di cui si indicano, schematicamente, i punti che il governo ritiene di interesse strategico.

1.Costituzione fondo per investimenti: viene istituito un fondo pari a 150 milioni di euro, da destinare al rilancio produttivo e lo sviluppo di iniziative industriali nel territorio siciliano. Il fondo e' alimentato dalle risorse discendenti dal processo di dismissione di quote di partecipazioni detenute dalla Regione in societa' ed Enti non strategici;
2.Operazioni finanziarie con BEI per investimenti: operazioni finanziarie con la Banca Europea degli Investimenti (BEI) per la raccolta di fondi da utilizzare per investimenti destinati a incentivare lo sviluppo dei settori ambientali, industriali, tecnologico, infrastrutturale, ricerca, energetici ed per altri settori strategici allo sviluppo economico della Sicilia;
3. Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione, l'agevolazione delle iniziative economiche: sono integrate le disposizioni della legge 10 del 1991 sulla trasparenza, la semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione della pubblica amministrazione, l'agevolazione delle iniziative economiche;
4. Assegnazioni agli enti locali per il triennio 2011-2013: e' fissata una razionalizzazione dell'ammontare delle risorse destinate agli enti locali attraverso una compartecipazione al gettito Irpef. Il disegno di legge prevede, altresi', in linea con la normativa nazionale una serie di misure volte al contenimento della spesa pubblica locale cosi' da bilanciare gli effetti dei tagli delle risorse;
5. Norme per il contenimento della spesa negli Enti locali: e' fatto obbligo agli enti locali di procedere alla dismissione delle partecipazioni in societa', fondazioni, enti, istituzioni ed organismi comunque denominati ad eccezione di quelle obbligatorie per legge. Sono stabilite norme, sempre in linea con la normativa nazionale, relativamente al contenimento dei compensi spettanti agli organi delle societa', fondazioni, enti, istituzioni ed organismi comunque denominati;
6.Indennita' Enti locali: si incide sulle indennita' degli organi degli enti locali. In particolare e' operata una decurtazione del 20% per i componenti delle Giunte ed i Presidenti della Assemblee. Ai componenti delle Assemble e' corrisposta una indennita' pari al 10 % dei rispettivi rappresentanti legali. E' abolito ogni gettone e/o indennita' sino ad ora corrisposto agli organi dei Consorzi e delle Unioni dei Comuni nonche' ai componenti tutti dei Consigli circoscrizionali.
7. Disposizioni relative al patto di stabilita' territoriale: sono poste le basi per la regionalizzazione del patto di stabilita'. In particolare, fermo restando il principio di invarianza dei saldi pubblici di finanza la regione Siciliana intende, di concerto con gli Enti locali, programmare la gestione dei saldi di finanza per indirizzare azioni virtuose che riconducano, principalmente, a tre obiettivi specifici.
- interventi per la copertura di processi di stabilizzazione del personale precario
- processi di copertura dei debiti pregressi contratti nei confronti delle autorita' d'ambito per la gestione integrata dei rifiuti
- smaltimento dei residui passivi pregressi in conto capitale Vengono, altresi' previste forme di premialita' per tutti gli enti che sono disposti a cedere "quote" di saldi di finanza pubblica a favore di quegli enti che registrano peggioramenti degli stessi.
8. Abolizione consigli di circoscrizione: e' disposta l'abrogazione dei Consigli circoscrizionali con decorrenza dalla prima tornata elettorale utile ad eccezione delle citta' metropolitane;
9. Abolizione dei permessi ed indennita' a carico delle pubbliche amministrazioni: si incide, principalmente, sulla materia dei permessi degli organi degli enti locali. In generale e' sancito il principio in base al quale i permessi sono autorizzati limitatamente alla effettiva durata delle riunioni.
10. Aumento delle entrate attraverso la rivisitazione dei canoni e Concessioni demaniali: sono stabilite norme per il riordino delle coste nonche' per la disciplina dei relativi introiti.
11. Razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica regionale: si prevede una riorganizzazione complessiva degli uffici di diretta collaborazione del Presidente della Regione e degli assessori regionali, fissando da un lato il limite del ricorso di personale esterno limitatamente a due unita' e dall'altro limitando sia il numero dei componenti sia il numero delle figure dirigenziali, il tutto in una ottica ed una logica di razionalizzazione e contenimento dei costi.
Sono mutuate e quindi recepite nell'ordinamento regionale siciliano le norme introdotte dal D. L. n. 78/2010 ed in particolare le norme relative al contenimento della spesa del personale, le norme relative al blocco dei contratti per il periodo 2010/2013, nonche' la riduzione dei trattamenti economici superiori ad euro 110.000 ed il contenimento della dinamica legata alle risorse destinate al salario accessorio sia del comparto sia della dirigenza.
Sono previste misure per il contenimento di spese per organi collegiali ed altri organismi. Tra le altre sono stabilite misure per la riduzione del 50% delle indennita' corrisposte ai dipendenti per la partecipazione agli organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione, arbitrati, organi collegiali comunque denominati.
E' prevista la riduzione del 30% delle spese relative a studi ed incarichi di consulenza sostenute dagli istituti, aziende escluse le aziende del settore sanitario, agenzie, consorzi, organismi, societa' a totale o maggioritaria partecipazione della Regione, enti regionali comunque denominati, sottoposti a tutela e vigilanza dell'amministrazione regionale o che usufruiscono di trasferimenti diretti da parte della stessa per gli anni 2011-2013 E' stabilito per il triennio 2011/2013 un percorso di contenimento delle spese destinate al parco autoveicoli sia della Amministrazione regionale sia degli istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi, societa' a totale o maggioritaria partecipazione della Regione enti regionali comunque denominati, sottoposti a tutela e vigilanza dell'amministrazione regionale o che usufruiscono di trasferimenti diretti da parte della stessa, aziende sanitarie provinciali, aziende ospedaliere e aziende ospedaliere universitarie.
Si procede alla riforma degli attuali Consorzi ASI attraverso la costituzione di un unico "Istituto regionale per lo sviluppo delle attivita' produttive" procedendo, in tal maniera, ad una razionalizzazione delle intere attivita' al fine di conseguire percorsi virtuosi e recuperi di efficacia-efficienza-economicita'.
La regione siciliana prevede di approvare un piano dettagliato di riordino e dismissione degli enti ed organismi regionali a qualsiasi titolo denominati che usufruiscono di trasferimenti diretti da parte della Regione.
E' prevista la costituzione di un unico soggetto regionale al quale affidare la gestione dei fondi regionali, in atto amministrati dalla CRIAS e dal'IRCAC.
La gestione liquidatoria prevista dalla legge regionale 20 gennaio 1999 n. 5 relativa all'Ente siciliano per la Promozione industriale (ESPI) ed all'Ente Minerario Siciliano (EMS) deve essere portata a compimento dal liquidatore rispettivamente entro il 31 dicembre 2011 ed entro il 31 dicembre 2012.
Sono stabilite le modalita' per il trasferimento della gestione del servizio idrico integrato alle rispettive autorita' d'ambito utilizzando il personale dell'EAS direttamente impegnato alla data del 1 giugno 2010.
E' prevista l'abrogazione della ARAN SICILIA e le relative competenze sono attribuite all'ARAN nazionale.
E' prevista l'abrogazione della ARSEA e le relative competenze sono attribuite all'AGEA.
Vengono disciplinate le modalita' per la valorizzazione di beni immobili di proprieta' della Regione e degli enti vigilati e finanziati.
Sono introdotte norme volte al contenimento delle spese sostenute, dalla Amministrazione regionale e dagli enti di cui all'art. 1 della legge regionale 10/2000, per la manutenzione degli immobili.
Il numero massimo di uffici speciali con non puo' essere superiore a tre.
Si tende ad introdurre nell'ordinamento finanziario e contabile della Regione Siciliana, in via sperimentale e per un triennio, la logica e le metodica propria del "BUDGET" attraverso la assegnazione a ciascun centro di responsabilita', di un ammontare complessivo di risorse concernenti spese per consumi intermedi e trasferimenti correnti.
E' previsto il riordino delle societa' partecipate dalla Regione. In particolare viene stabilito il divieto di costituire, assumere o mantenere partecipazioni in societa' non aventi finalita' istituzionali. Vengono stabilite, altresi', le modalita' per il riordino e dismissione delle partecipazioni.
E' disciplinato il riordino del personale delle societa' partecipate prevedendo il trasferimento del personale da una societa' all'altra e il divieto di procedere a nuove assunzioni.


http://regionesicilia.myblog.it/archive/2010/10/19/regione-i-punti-strategici-della-finanziaria-2011-2o13.html

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