CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



martedì 20 marzo 2012

La battaglia della vedova del capo scorta di Falcone

La battaglia della vedova del capo scorta di Falcone

Siamo con Tina Montinaro

capaci
22 dicembre 2011 -  L’oblio è una brutta bestia. Sì, proprio una bestia contro la quale combattere. Perché, spesso, nelle grandi tragedie, ci si concentra – come è giusto che sia – sul modo migliore di agire per andare avanti, a rischio però, di dimenticare cosa è stato.
Ignorando il passato, non si può interpretare il presente e di conseguenza, programmare il futuro.
In alcune Terre, si dimentica con particolare facilità. Nostante le ferite, dolorose e profonde.
La Sicilia, è una di quelle regioni dove spesso questo accade. Intenzionalmente o meno, si finge che il passato non esista. Troppo complicato farci i conti, cercare di capire ragioni, attribuire colpe.
Ma quando si parla di morti, nessuna rassegnazione è ammessa, perché vince l’indignazione. E per fortuna, arriva sempre il momento di dire basta. Nessuna Terra può continuare a tacere sulla fine dei propri figli e sul futuro di molti altri.


Ed è proprio al futuro che pensa Tina Montinaro, nonostante la tragedia che ha dilaniato la sua vita e non solo. Suo marito Antonio è morto a trent’anni, a fianco di Giovanni Falcone, quel maledetto 23 maggio 1992. Il tritolo della Strage di Capaci apriva una breccia nelle coscienze individuali, obbligando chiunque, a fare i conti con una Cosa nostra dal volto nuovo, più organizzato e violento rispetto al passato.
Nessuno poteva più sentirsi al sicuro. Antonio Montinaro era il capo della scorta di Giovanni Falcone. Dopo la sua morte, la moglie Tina non ha lasciato la Sicilia. Ha continuato a combattere, sino ad oggi. E soprattutto, per gli anni che verranno.
Per i palermitani e la loro voglia di riscatto. Per non dimenticare, a partire dai luoghi.
In prossimità della stele che ricorda i morti della Strage di Capaci, adesso ci sono le erbacce. E’ lì che sorgerà il “Giardino della memoria”. Quello spazio abbandonato, sarà sistemato in occasione del ventennale della Strage. Tina Montinaro ha infatti presentato un progetto all’Anas per riqualificazione quel lembo di terra.
In una bella intervista rilasciata al periodico “Terrà”, questa donna coraggiosa, che incarna l’anima vera del Sud che si rimbocca le maniche, parla con entusiasmo di quello che sarà un luogo al momento abbandonato.
“Voglio che ci sia movimento, allegria, deve essere un luogo dove i cittadini, ma soprattutto i bambini, di Capaci, di Isola e di Palermo possano respirare gioia di vivere”.
La vita lì dove è arrivata la morte, feroce ed improvvisa. Tina Montinaro parla di “un luogo proiettato nel futuro e non nel passato. La memoria ci deve aiutare ad affrontare meglio i problemi quotidiani e a farci vedere i prossimi anni con una speranza nuova”.
Quella stessa speranza che ha permesso a Tina di continuare a vivere e progettare là dove tutto sembrava finito. Il giardino si chiamerà “Quarto Savona 15″, come il gruppo della scorta di cui facevano parte, insieme ad Antonio Montinaro, anche Rocco Dicillo e Vito Schifani, morti anche loro nell’attentato.
Nel Giardino, anche una scultura. Molti artisti si sono offerti per realizzare gratuitamente un’opera che diventi simbolo della ricostruzione, a partire dalla devastazione. “Il problema – spiega ancora Tina a Terrà – è trovare i soldi per l’acquisto del materiale. Servirebbe uno sponsor, lo sto cercando, non demordo”.
Il 23 maggio 2012, sarà un grande giorno. Diverse catene umane, da Nord a Sud dell’Italia, ricorderanno che quel sacrificio non è stato vano. Tina ne ha organizzato una, che arriverà da Punta Raisi sino alla stele. Mani che stringono mani sino alle 17,58, ora dell’attentato, ricordata con il suono del “silenzio militare”.
All’iniziativa hanno aderito anche Flavio Tosi, sindaco di Verona. Proprio intorno alla grande Arena della città veneta si terrà una catena umana, così come a Cassino e a Calimera, il paese in provincia di Lecce, dove era nato Antonio Montinaro.
Preservare la memoria a partire dai luoghi. Vicino alla Stele di Capaci, Tina vorrebbe portare anche la carcassa dell’automobile sulla quale Falcone ha trovato la morte. Lamiere contorte e dilaniate che simboleggiano lo strazio. Un’esplosione che non lascia dietro di sè soltanto morte. I resti della vettura, sono oggi custoditi presso la Caserma Lungaro di Palermo.
Collocarli sul luogo della Strage significherebbe dargli un valore. Quello della speranza della ricostruzione che non ha mai abbandonato Tina Montinaro. Lei continua la sua battaglia. Al telefono, la sua voce è chiara ed energica. Accetta di incontrarci a breve per raccontarci della difficile costruzione del futuro che guarda avanti, procedendo a braccetto con un presente che non perde energie piangendosi addosso. La sua lotta è in realtà quella di tutti i siciliani che non vogliono e non possono rassegnarsi.


http://palermo.blogsicilia.it/noi-siamo-con-tina-montinaro-la-memoria-si-preserva-a-partire-dai-luoghi/71620/

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Alessio Lattuca: E’ possibile parlare “ancora” di diritti?

Alessio Lattuca: E’ possibile parlare “ancora” di diritti?



Il Diritto alla Salute è sancito dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani e dall’art. 32 della Costituzione Italiana, che lo pongono tra i diritti fondamentali ed inalienabili di ogni essere umano. Informazione, Partecipazione e condivisione di una politica responsabile e rispettosa del rapporto tra cittadini ed ambiente. Sono norme che rimbombano nella mia testa al solo pensiero di ciò che sta accadendo nella mia città. Oltre che per l’incombente pericolo che deriva dalla eventuale collocazione dell’impianto di rigassificazione sul Kaòs, a ridosso della  Valle dei Templi e della Città di Agrigento e non solo, occorre preoccuparsi seriamente e lanciare l’allarme, per il pericolo che deriva dal coinvolgimento dei cementifici dell’isola nello smaltimento di rifiuti. Esiste, infatti, la ragionevole convinzione che tale ipotesi possa realizzarsi alla luce del fatto che i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo,  sono in attesa dell’autorizzazione per il  co-incenerimento del CDR. Intanto, recentemente, il governo regionale ha stanziato oltre 90 milioni di euro per la realizzazione di piccoli impianti di compostaggio e il presidente Lombardo, in un incontro svoltosi domenica scorsa ad Agrigento, ha dichiarato che il materiale derivato dai rifiuti sarà bruciato pure dai cementifici. Messe insieme le notizie di stampa con le predette affermazioni,  anche per  le città di Agrigento, Porto Empedocle, Realmonte, Siculiana, presenti nell’area interessata alle emissioni e ai veleni  è in arrivo una tremenda sorpresa. Per quanti non ne fossero a conoscenza è bene precisare che il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l’incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell’energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso. Risulta utile segnalare che  il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati. Il cdr è un pericoloso composto di carta e plastica che genera la diossina”, dove “tanto è migliore il processo di incenerimento tanto più tossiche saranno le ceneri prodotte”. I dati della stessa cementeria, fermi al 2006 e pubblicati sul sito della stessa fabbrica, sottolineano come per la produzione di clinker vengono immesse nell’aria sostanze tossiche. Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Secondo l’autorevole istituto americano EPA (environmental protection agency) “i cementifici sono la seconda fonte di diossine e furani grazie alla scelta di utilizzarli per bruciare rifiuti industriali”. L’EPA però, che di sicuro non conosce la situazione Italcementi nello specifico, ha stimato che, per i cementifici che usano rifiuti come combustibile, l’emissione di diossine è pari a 24,34 nanogrammi per kilo, dunque ben diversa dalla stima della Italcementi, che al contrario lo calcola per tonnellate. E’ evidente che  basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Peraltro esistono altre soluzioni per produrre energia  senza inquinare e senza effetto serra. Va ricordato, inoltre,  che nel  2008 l’Italia è stata condannata dall’Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. Risulta, pertanto,  urgente ed indispensabile  una proposta politica di salvaguardia dell’ambiente e di tutela della salute delle comunità che hanno avuto la sventura di nascere in un luogo così bello ma destinato ad essere devastato dall’incuria e dall’abbandono da un lato e depredato dalla avidità di alcune società forti della protezione dei potenti di turno e dalle colpevoli decisioni dei nuovi barbari.

Alessio Lattuca

http://www.lavalledeitempli.net/2012/03/20/alessio-lattuca-e-possibile-parlare-ancora-di-diritti/


Qualcuno ha affermato che L'italcementi non stia bruciando combustibile da rifiuto (sottolineiamo che non avrebbe neppure l'autorizzazione a farlo!), aggiungendo che invece -anche se a bassa visibilità- brucia qualcosa di più nocivo. 
Ebbene.. nelle sue labili lavorazioni incenerisce niente di meno che ciò che utilizza da quasi 20 anni a questa parte: pet-coke e pneumatici. E' ovvio che essi siano nocivi e ricordiamo, in questo post, che queste sostanze sono da sempre utilizzate all'interno dello stabilimento -nulla di nuovo!-.

In Italia si bruciano, ogni anno, tre milioni di tonnellate di carbone e coke di petrolio, o pet-coke. 
Questo combustibile è la crosta che rimane nelle vasche di decantazione del petrolio alla fine del processo di raffinazione, che viene grattata, macinata e messa sul mercato.Contiene idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e metalli pesanti (cromo, vanadio, nichel) oltre che zolfo e per questo fino al 1995 era considerato un rifiuto pericoloso.  Poi è stato sdoganato, e oggi viene preferito al carbone perché ha un potere calorifico più alto. Intanto, complice il mercato del petrolio, il prezzo del pet- coke è più che raddoppiato nell’ultimo anno e mezzo, e supera i cento euro per tonnellata. Il prezzo del combustibile incide per almeno un terzo sui costi di produzione. 

I 59 cementifici italiani (più altri 32 impianti di macinazione del clinker) hanno scelto di contenere le spese diventando inceneritori di rifiuti.Pneumatici, oli esausti, fanghi di depurazione e cdr (combustibile derivato dai rifiuti) diventano quindi combustibili alternativi nei forni del cemento.
 Come gli inceneritori, anche i cementifici vengono pagati per bruciarli. Una tonnellata di pneumatici, che all’interno di un forno hanno lo stesso potere calorifico di una tonnellata di carbone, frutta dai 5 ai 25 euro.In Italia se ne bruciano oltre 60mila tonnellate e oltre tra Barletta, Matera, Pescara, Scafa (sempre in provincia di Pescara) e Pederobba (Treviso), ecc..
Ma il confine tra combustibile e rifiuto è assai labile: il pet-coke può essere bruciato solo se contiene meno del 6% di zolfo e se almeno il 60% delle emissioni viene “fissato” nel prodotto finale. Cioè nel cemento. 

Un piccolo avvenimento da ricordare:  a Taranto, alla fine del 2007, in una discarica sono state sequestrate oltre 6mila tonnellate di pet coke, con un tenore di zolfo troppo elevato: era un rifiuto pericoloso ma era lo stesso destinato al forno dei cementifici.   

Similmente ai movimenti che appaiono non esserci, nonostante siano ugualmente vigili e molto preoccupati 
anche le emissioni persistono in questo territorio lontano dagli occhi e dalla coscienza di molti, purtroppo.











Una buona notizia: c’è chi fa leggi a favore dell’ambiente

Una buona notizia: c’è chi fa leggi a favore dell’ambiente

A volte le sorprese possono arrivare così, mentre si sta facendo tutt’altro.
Ed è così che è andata. Stavo facendo tutt’altro. La mia pagina due sul quotidiano Metro. La mia creatura giornaliera, da un pacchetto di anni a questa parte. Quando mi arriva la solita mail di AmbienteDiritto. È una di quelle riviste in abobnamento, dall’impaginazione senza troppa fantasia ma dagli spunti interessanti. Oggi mi ha regalato un sorriso di buonumore.
La regione Friuli Venezia Giulia ha appena emanato una legge per il controllo delle emissioni nocive che, se fosse stata applicata in Puglia, non staremmo a parlare di 90 morti in sette anni per i fumi dell’Ilva.
La voglio incollare qui, in questo blog dove approdano in genere storie di uomini e di donne, di comitati e di avvocati, di guerre in tribunale e di speranze disilluse.
Questo è un testo giuridico, che può risultare arido, ma leggetelo e sentitene il sapore. Non dico che l’Italia è migliore per questa legge regionale, ci mancherebbe altro. Dico che la notizia di questa legge regionale dovrebbe essere diffusa, perchè ci fa pensare che non sempre la politica è quell’ottuso esercitare il potere e basta.


Regione Friuli Venezia Giulia
Legge Regionale n. 1 del 13-02-2012

Norme urgenti per il contenimento delle emissioni inquinanti da  benzo(a)pirene, arsenico, cadmio e nichel sul territorio regionale.
(B.U.R. Friuli Venezia Giulia n. 7 del 15.02.2012)

ARTICOLO 1
(Finalità e ambito di applicazione)

1. La Regione Friuli Venezia Giulia, alla luce dei principi di cautela di cui all’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e  conformemente al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 (Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita’ dell’aria ambiente e per un’aria piu’ pulita in Europa), individua misure specifiche ai fini della rilevazione e del contenimento delle emissioni inquinanti da benzo(a)pirene, arsenico, cadmio e nichel.
2. Le misure di cui alla presente legge si applicano nelle aree della regione in cui si accerti il superamento per gli inquinanti di cui al comma 1 dei valori obiettivo stabiliti dal decreto legislativo 155/2010 presso una o piu’ stazioni di rilevamento comunque posizionate sul territorio regionale.

ARTICOLO 2
(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge si intende per <<tutela della salute e dell’ambiente>> la tutela della salubrita’ ambientale, individuata, nel rispetto delle parti prima e seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), e in conformita’ al decreto legislativo 155/2010 , come valore prioritario da considerare nell’adozione delle forme di tutela idonee al fine di prevenire ed evitare situazioni di dannosita’ per la salute umana.
ARTICOLO 3
(Misure urgenti di protezione e tutela della salute)

1. In presenza di un rischio di dannosità per la salute e per la tutela dei valori di cui all’articolo 2, il raggiungimento dei valori obiettivo di cui all’articolo 1, calcolati come media su un anno civile, deve essere conseguito nel piu’ breve tempo possibile.
2. In caso di superamento dei valori obiettivo, anche prima della scadenza annuale qualora esso sia tale da escludere ogni possibilità di raggiungere, alla scadenza stessa, tali valori, il Comune, sentita l’Azienda per i servizi sanitari, adotta misure urgenti per la protezione e tutela della salute, anche mediante azioni limitative e sanzionatorie nei confronti dei soggetti inquinanti.
3. Il Sindaco, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica di cui al comma 2, provvede ad adottare ordinanze contingibili e urgenti ai sensi dell’ articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59 ), nonchè dell’ articolo 32, terzo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale).
4. Ai fini della determinazione delle misure per il contenimento entro i valori obiettivo delle emissioni registrate in qualunque stazione di misurazione regionale, la Regione si avvale del supporto tecnico-scientifico dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA).
5. L’ARPA provvede alla scelta dei siti dove posizionare le stazioni di rilevamento, fisse o mobili, nonché alla loro manutenzione e controllo, in coerenza con gli obiettivi stabiliti dalla presente legge.
6. Nel Piano regionale di miglioramento della qualità dell’aria, di cui all’ articolo 9 della legge regionale 18 giugno 2007, n. 16 (Norme in materia di tutela dall’inquinamento atmosferico e dall’inquinamento acustico), è prevista una sezione specificamente dedicata alle aree in cui i livelli degli inquinanti di cui all’articolo 1 superano i valori obiettivo.
7. La Direzione centrale competente in materia di ambiente comunica ai Comuni, alla Provincia e alle Aziende per i servizi sanitari competenti per territorio i dati relativi alla qualita’ dell’aria nelle aree in cui si verifica il superamento dei valori obiettivo e trasmette al Ministero dell’ambiente e all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) le relazioni e le comunicazioni previste dall’ articolo 19 del decreto legislativo 155/2010 .
ARTICOLO 4
(Misure sulle principali sorgenti di emissione)

1. A seguito delle risultanze del Piano regionale di miglioramento della qualita’ dell’aria, la Regione procede, nei limiti previsti dall’ articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 155/2010 , al riesame dei provvedimenti di autorizzazione integrata ambientale, emessi ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento), e della parte seconda del decreto legislativo 152/2006 .
2. Per gli impianti di cui all’ articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 155/2010 , la procedura di riesame di cui al comma 1 non impedisce nè interrompe l’applicazione delle sanzioni previste dall’ articolo 29 decies, comma 9, del decreto legislativo 152/2006 .

ARTICOLO 5
(Controlli e verifiche)

1. La Regione provvede attraverso l’ARPA al controllo e alla verifica della costante applicazione delle misure per il contenimento delle emissioni degli inquinanti di cui all’articolo 1 nonche’ dell’efficacia delle azioni intraprese.
ARTICOLO 6
(Oneri)

1. Gli oneri connessi all’attuazione delle misure urgenti di contenimento delle emissioni di cui all’articolo 3 sono a carico dei soggetti titolari delle sorgenti di emissione interessate.

http://togheverdi.wordpress.com/2012/03/19/una-buona-notizia-ce-chi-fa-leggi-a-favore-dellambiente/

martedì 13 marzo 2012

ITALCEMENTI INTERROGAZIONE PARLAMENTARE CHIUSURA CENTRI DI MACINAZIONE E DI CONSEGNA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/06352

 
Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 16

Seduta di annuncio: 600 del 08/03/2012
Firmatari
Primo firmatario: SCHIRRU AMALIA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/03/2012
Commissione assegnataria

Commissione: XI COMMISSIONE (LAVORO PUBBLICO E PRIVATO)

Destinatari
Ministero destinatario:
·        MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI delegato in data 08/03/2012
Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 08/03/2012

Atto Camera
Interrogazione a risposta in Commissione 5-06352
presentata da
AMALIA SCHIRRU
giovedì 8 marzo 2012, seduta n.600

SCHIRRU. -
Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
·        Per sapere - premesso che:

il giorno 25 gennaio 2012, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si è svolta una riunione per l’esame della situazione aziendale della Italcementi spa, presenti i rappresentanti Italcementi spa, Organizzazioni sindacali FILLEA - CGIL, FILCA, CISSL, FeNEAL, UIL, RSU;
Italcementi è presente su tutto il territorio nazionale e opera nel settore della produzione leganti idraulici occupando complessivamente 2448 unità lavorative;

l’11 gennaio 2012 la societ
à ha presentato istanza di esame congiunto per richiesta di cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale della durata di 12 mesi;

la crisi dichiarata della produzione leganti idraulici
è in relazione alla crisi del settore edilizio e dei materiali da costruzione, nello specifico con una caduta di volumi di commercializzazione che ha superato nell’ultimo triennio il 30 per cento;

con una riduzione delle vendite dei leganti idraulici intorno ai 3.000.000 di tonnellate annue;

Italcementi, per arginare la contrazione di mercato, ha operato razionalizzando la matrice distributiva e chiudendo 7 centri di macinazione e 8 centri di consegna. Ha fermato inoltre la linea di cotture di Bordo San Dalmazzo e diverse sospensioni temporanee presso le varie sedi;

pur avendo prodotto risultati apprezzabili, tali operazioni non sono state sufficienti ad un riequilibrio accettabile dell’andamento economico-gestionale dell’azienda;

l’azienda, in accordo con le parti, e in funzione di una prevista ulteriore flessione per l’anno 2012, ha dunque individuato nello strumenti della cassa integrazione guadagni straordinaria la soluzione pi
ù consona per accompagnare Italcementi verso un piano di risanamento e la contemporanea gestione delle eccedenze:

come si legge dal verbale di accordo stilato, il piano di risanamento si incentrer
à su efficientamento organizzativo complessivo e delle singole unità; insourcing di professionalità dedite alla manutenzione fino ad ora affidate ad appalti esterni con conseguente ridimensionamento delle ditte esterne in lavori continuativi; contenimento dei costi di gestione;

a decorrere dal 1o febbraio 2012 si
è fatta richiesta la cassa integrazione guadagni straordinaria per un numero massimo di 198 unità lavorative distribuite sul territorio nazionale, 11 delle quali in Sardegna presso l’unità produttiva di Samatzai (Cagliari);

i lavoratori da sospendere a zero ore settimanali, e in rotazione, verranno individuati in base alle specifiche esigenze tecnico-organizzative e produttive aziendali;

l’azienda nel periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria si
è impegnata a ricollocare i lavoratori presso altre imprese presenti sul territorio, a formare e riqualificare il personale, ad attivare procedure di mobilità, a realizzare progetti di auto-imprenditorialità e al raggiungimento dei requisiti pensionistici;

secondo i dati recentemente pubblicati dalla stampa, la cassa integrazione a febbraio 2012 sale del 49,1 per cento: tornano a crescere le richieste da parte delle aziende dei sussidi per i cassaintegrati. Secondo i dati dell’Istituto di previdenza italiano (Inps), si tratta di una inversione di tendenza rispetto agli ultimi quattro mesi, in cui i disoccupati erano in calo;

la cassa integrazione ordinaria chiesta dalle imprese industriali
è aumentata del 56 per cento rispetto ad un anno fa, mentre la cassa integrazione guadagni ordinaria relativa al settore edile registra una diminuzione tendenziale del 21,5 per cento. Questa diminuzione va interpretata: laddove la cassa integrazione guadagni ordinaria diminuisce, vi è per contro un aumento della cassa integrazione guadagni straordinaria, a causa delle numerose crisi aziendali e di mercato;

considerata la grave crisi economica che investe tutti i settori produttivi e in particolare quello edile, con picchi nelle regioni pi
ù a rischio disoccupazione quali la Sardegna, che nel settore edile dal 2008 ad oggi ha perso oltre il 40 per cento degli occupati;

dall’accordo Italcementi in premessa non si evince un piano di sviluppo, di nuova strategia commerciale o programma aziendale finalizzato al recupero di tutte le unit
à produttive distribuite su tutto il territorio nazionale e citate nell’accordo, senza che venga esclusa una triste anteprima di possibili licenziamenti che, allo stato attuale, preoccupa gli stessi sindacati -:

quali iniziative urgenti intenda assumere il Ministro interrogato per sostenere il rilancio del settore dell’edilizia, compatibilmente con una politica che sia di sviluppo e rilancio che non si basi soltanto sugli ammortizzatori sociali;

quali iniziative intenda attuare per salvaguardare i livelli occupazionali di tutti gli stabilimenti Italcementi, tutelando in special modo quei lavoratori che - conclusosi il periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria - a causa della crisi rischiano la disoccupazione, se non accompagnati da un preciso programma di ricollocazione nella stessa azienda.

(5-06352)

A proposito di certi movimenti strani tra L'Amministrazione Comunale di Isola delle Femmine Servizio 2 VIA VAS dell'Assessorato Territorio Ambiente e la Italcementi di Isola delle Femmine in relazione al decreto 693/08 di Autorizzazione Integrata Ambientale scaduta per NON OSSERVANZA della prevista prescrizione sull'ammodernamento del ciclo produttivo volto ad eliminare e/o eventalmente a ridurre le emissioni in atmosfera.........
La Commissione Europea nella sua  direttiva sulla prevenzione e sulla riduzione integrate dell'inquinamento impone agli Stati membri il rilascio dell'autorizzazione integrale ambientale (Aia), finalizzata al conseguimento di un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso. L'Aia infatti è una autorizzazione ambientale unica e rilasciata a conclusione di un unico procedimento che permette la cessione (a certe condizioni) di inquinanti in aria, acqua, suolo e sottosuolo.






Emissioni connesse alla produzione di cementi non polverizzati detti clinkers:


  • anidride carbonica,
  • ossidi di azoto
  • monossido di carbonio
  • ossidi di zolfo
  • emissioni dei contaminanti non principali quali metalli pesanti (arsenico, mercurio, cadmio, zinco, cromo, nichel rame, piombo) I.P.A. (idrocarburi policiclici aromatici) PCDD/PCDF, cloro e fluoro inorganici, benzene;

Le leggi stabiliscono che le industrie dedite alla  produzione di cemento rientrano  tra le industrie insalubri di prima classe ai sensi del numero 33, lettera B) dell'allegato al decreto ministeriale 5 settembre 1994.
Si tratta di un'attività  altamente energivora, essendo necessarie circa 970 chilo-calorie per produrre un chilogrammo di clinker;

Da anni i cittadini  di Isola delle Femmine in particolare quelli residenti che hanno le proprie abitazioni  a ridosso della Italcementi     manifestano forti preoccupazioni circa i livelli di emissione degli inquinanti provenienti da ogni angolo dello stabilimento quasi “fatiscente”.

Da parte dei Cittadini di Isola e dei paesi limitrofi vi sono dei seri e ragionevoli dubbi circa la salubrità dell'aria intorno allo stabilimento della Italcementi,  che trovano una loro ragion d’essere da   una prima sommaria analisi delle carte,  dei dati, delle informazioni disponibili e delle patologie più frequenti.

BRUCIARE I RIFIUTI NEL CEMENTIFICIO?

E’ UNA VOCE CHE SI VA DIFFONDENDO NELLA COMUNITA’ ISOLANA

UN TAVOLO TECNICO PER L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE E’ STATO DISPOSTO  SU SOLLECITAZIONE DEL SERVIZIO 2  ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA  LA CUI PRIMA SEDUTA SI E’ SVOLTA CON UN NULLA DI FATTO IL GIORNO 9 DEL MESE DI GIUGNO DELL’ANNO 2011.
IL SERVIZIO E’ ANCORA AD OGGI IN ATTESA DEL PROGETTO DI REVAMPING DA PARTE DELLA ITALCEMENTI!
L’AMMINISTRAZIONE ?   TACE! TACE ! TACE!

O FORSE E’ INIZIATA LA TRATTATIVA DI BRUCIARE I RIFIUTI ALLA ITALCEMENTI?

  • La Italcementi è iscritta alle imprese della Provincia di Palermo con il n 231 per espletare l'attività di recupero dei rifiuti.
  • Vedasi gli inquinanti con i   limiti di emissioni concessi con il decreto 693/2008


ITALCEMENTI INTERROGAZIONE PARLAMENTARE CHIUSURA CENTRI DI MACINAZIONE E DI CONSEGNA

lunedì 12 marzo 2012

ARCHIVIO PIANO DELL'ARIA ANZA' ITALCEMENTI CUTINO MUNNEZZA MAFIA CONFERENZE SERVIZI