CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



martedì 20 marzo 2012

La battaglia della vedova del capo scorta di Falcone

La battaglia della vedova del capo scorta di Falcone

Siamo con Tina Montinaro

capaci
22 dicembre 2011 -  L’oblio è una brutta bestia. Sì, proprio una bestia contro la quale combattere. Perché, spesso, nelle grandi tragedie, ci si concentra – come è giusto che sia – sul modo migliore di agire per andare avanti, a rischio però, di dimenticare cosa è stato.
Ignorando il passato, non si può interpretare il presente e di conseguenza, programmare il futuro.
In alcune Terre, si dimentica con particolare facilità. Nostante le ferite, dolorose e profonde.
La Sicilia, è una di quelle regioni dove spesso questo accade. Intenzionalmente o meno, si finge che il passato non esista. Troppo complicato farci i conti, cercare di capire ragioni, attribuire colpe.
Ma quando si parla di morti, nessuna rassegnazione è ammessa, perché vince l’indignazione. E per fortuna, arriva sempre il momento di dire basta. Nessuna Terra può continuare a tacere sulla fine dei propri figli e sul futuro di molti altri.


Ed è proprio al futuro che pensa Tina Montinaro, nonostante la tragedia che ha dilaniato la sua vita e non solo. Suo marito Antonio è morto a trent’anni, a fianco di Giovanni Falcone, quel maledetto 23 maggio 1992. Il tritolo della Strage di Capaci apriva una breccia nelle coscienze individuali, obbligando chiunque, a fare i conti con una Cosa nostra dal volto nuovo, più organizzato e violento rispetto al passato.
Nessuno poteva più sentirsi al sicuro. Antonio Montinaro era il capo della scorta di Giovanni Falcone. Dopo la sua morte, la moglie Tina non ha lasciato la Sicilia. Ha continuato a combattere, sino ad oggi. E soprattutto, per gli anni che verranno.
Per i palermitani e la loro voglia di riscatto. Per non dimenticare, a partire dai luoghi.
In prossimità della stele che ricorda i morti della Strage di Capaci, adesso ci sono le erbacce. E’ lì che sorgerà il “Giardino della memoria”. Quello spazio abbandonato, sarà sistemato in occasione del ventennale della Strage. Tina Montinaro ha infatti presentato un progetto all’Anas per riqualificazione quel lembo di terra.
In una bella intervista rilasciata al periodico “Terrà”, questa donna coraggiosa, che incarna l’anima vera del Sud che si rimbocca le maniche, parla con entusiasmo di quello che sarà un luogo al momento abbandonato.
“Voglio che ci sia movimento, allegria, deve essere un luogo dove i cittadini, ma soprattutto i bambini, di Capaci, di Isola e di Palermo possano respirare gioia di vivere”.
La vita lì dove è arrivata la morte, feroce ed improvvisa. Tina Montinaro parla di “un luogo proiettato nel futuro e non nel passato. La memoria ci deve aiutare ad affrontare meglio i problemi quotidiani e a farci vedere i prossimi anni con una speranza nuova”.
Quella stessa speranza che ha permesso a Tina di continuare a vivere e progettare là dove tutto sembrava finito. Il giardino si chiamerà “Quarto Savona 15″, come il gruppo della scorta di cui facevano parte, insieme ad Antonio Montinaro, anche Rocco Dicillo e Vito Schifani, morti anche loro nell’attentato.
Nel Giardino, anche una scultura. Molti artisti si sono offerti per realizzare gratuitamente un’opera che diventi simbolo della ricostruzione, a partire dalla devastazione. “Il problema – spiega ancora Tina a Terrà – è trovare i soldi per l’acquisto del materiale. Servirebbe uno sponsor, lo sto cercando, non demordo”.
Il 23 maggio 2012, sarà un grande giorno. Diverse catene umane, da Nord a Sud dell’Italia, ricorderanno che quel sacrificio non è stato vano. Tina ne ha organizzato una, che arriverà da Punta Raisi sino alla stele. Mani che stringono mani sino alle 17,58, ora dell’attentato, ricordata con il suono del “silenzio militare”.
All’iniziativa hanno aderito anche Flavio Tosi, sindaco di Verona. Proprio intorno alla grande Arena della città veneta si terrà una catena umana, così come a Cassino e a Calimera, il paese in provincia di Lecce, dove era nato Antonio Montinaro.
Preservare la memoria a partire dai luoghi. Vicino alla Stele di Capaci, Tina vorrebbe portare anche la carcassa dell’automobile sulla quale Falcone ha trovato la morte. Lamiere contorte e dilaniate che simboleggiano lo strazio. Un’esplosione che non lascia dietro di sè soltanto morte. I resti della vettura, sono oggi custoditi presso la Caserma Lungaro di Palermo.
Collocarli sul luogo della Strage significherebbe dargli un valore. Quello della speranza della ricostruzione che non ha mai abbandonato Tina Montinaro. Lei continua la sua battaglia. Al telefono, la sua voce è chiara ed energica. Accetta di incontrarci a breve per raccontarci della difficile costruzione del futuro che guarda avanti, procedendo a braccetto con un presente che non perde energie piangendosi addosso. La sua lotta è in realtà quella di tutti i siciliani che non vogliono e non possono rassegnarsi.


http://palermo.blogsicilia.it/noi-siamo-con-tina-montinaro-la-memoria-si-preserva-a-partire-dai-luoghi/71620/

23 maggio 1992,Quarto Savona 15, antonio montinaro, cosa nostra, giovanni falcone, il giardino della memoria, la Cupola della PolitiKa, strage di capaci, tina montinaro

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