CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



martedì 26 giugno 2012

Italcementi: “Impianto Porto Empedocle chiude, quello di Isola delle Femmine è serissimo rischio di in forte ridimensionamento"

Italcementi: "L'impianto di Porto Empedocle è il più obsoleto, va chiuso"

italcementi porto
Italcementi Porto Empedocle
26 giugno 2012 - 


Italcementi non arretra. Il gruppo Pesenti, leader nel settore del calcestruzzo, conferma la dismissione per il mese di settembre dell’impianto di Porto Empedocle (Agrigento).
“La chiusura dello stabilimento di Porto Empedocle si rende necessaria. E’ una decisione presa dall’azienda nell’ambito di un progetto complessivo di riordino del mercato del cemento in Italia”, ha affermato Silvestro Capitano, responsabile
Risorse umane di Italcementi, sentito stamattina in audizione dalla commissione Attività produttive dell’Assemblea regionale siciliana.

Italcementi Isola delle Femmine
Capitano ha comunque rassicurato i sindacati sul futuro dell’altro stabilimento siciliano, quello di Isola delle Femmine, precisando che “tale ipotesi non rientra nei piani della società”.
“Al momento Isola delle Femmine – ha spiegato – continua la sua marcia regolare e non prevediamo per ora nessuna battuta d’arresto a meno che non ci sia una caduta del mercato. Vogliamo al momento mantenere la nostra quota sul mercato siciliano anche se la differenza tra i volumi prodotti e quelli venduti c’è, dovuta ad una forte crisi del settore”.
Nel corso dell’audizione il dirigente di Italcementi ha riferito di un incontro svoltosi al ministero dello Sviluppo economico la scorsa settimana, nel corso del quale si è discusso degli ammortizzatori sociali per gli 85 dipendenti dello stabilimento Italcementi di Vibo Valentia e per i 94 dipendenti di Porto Empedocle, cui è stata intanto revocata la mobilità.
Capitano ha spiegato che lo stabilimento Italcementi di Porto Empedocle “è il piu’ obsoleto da punto di vista tecnologico. Per questo andra’ chiuso”.  Per il sito empedoclino “era stato presentato, quando ancora era possibile pensarci, un progetto di revamping” ha aggiunto il dirigente Italcementi, sottolineando che “il problema per Porto Empedocle si pone anche su un altro fattore che ostacola la produzione ed è un difetto naturale, le materie prime sono particolarmente umide e necessitano di un apporto ulteriore di calorie per l’essiccazione prima della lavorazione”. Inoltre, ha aggiunto il manager, è forte la pressione delle importazioni. In Sicilia la presenza di prodotto importato è superiore che nel resto di italia: quasi il 9% del cemento sul mercato siciliano proviene dall’estero. Capitano ha reso noti i numeri della crisi nel settore cementizio che investe la Sicilia da un quadriennio: nel 2007 si consumavano 3 milioni e 100 mila tonnellate di cemento, mentre oggi la richiesta è scesa a 1.900 mila tonnellate, inoltre da gennaio 2012 a giugno le vendite in Sicilia sono calate del 27%.
Audizione anche per l’assessore regionale Marco Venturi, secondo il quale “bisogna spostare il tavolo a Roma dove va programmato un piano di investimenti sul comparto infrastrutturale”. “ll problema di Italcementi – ha sottolinenato Venturi – è di rilievo nazionale, la crisi del settore colpisce anche Unicem, Colacem e altre grandi industrie che rischiano di chiudere i loro presidi. In questo progetto la Sicilia va tenuta in grande considerazione, visti gli scarsi investimenti in infrastrutture in particolare nei porti e nel settore stradale”.
D’accordo con l’assessore, Salvino Caputo: “La partita si deve giocare a Roma”, ha affermato il presidente della Commissione Attività produttive dell’Ars” sottolineando che “ serve un incontro urgente, con la presenza del Ministro, per affrontare seriamente la faccenda Italcementi sul  piano degli ammortizzatori sociali, ma soprattutto sul piano del rilancio”. Il timore espresso da Caputo è che “se questo, come altri temi sulla produzione industriale in Sicilia, non si affrontano seriamente a Roma, potremo trovarci nei prossimi mesi in una situazione molto più grave a prescindere dalla volontà dell’azienda”.
La chiusura dello stabilimento empedoclino, interesserà anche 250 lavoratori dell’indotto. I 94 dipendenti della cementeria, in stato di agitazione permanente, hanno da un paio di giorni ripreso la produzione dopo che dall’8 al 21 giugno hanno effettuato un sit-in davanti ai cancelli dell’impianto. La decisione di sospendere la protesta era stata presa in un clima di speranza e di attesa in vista dei due nuovi tavoli di confronto di oggi all’Ars e di domani a Roma tra le parti sociali e i  vertici aziendali.


L'incontro della terza commissione delle attività produttive della Regione Sicilia che doveva afffrontare la gravissima situazione venutasi a creare allo stabilimento di Porto Empedocle, ha dovuto prendere in esame  la quanto prossima  prospettiva produttiva dello stabilimento di Isola delle Femmine dove l'azienda prevede un forte ridimensionamento della attività produttiva. Determinandosi così una gravissima ripercussione dei  livelli occupazionali.
(notizia del telegiornale regionale serale).




"Stato e Regione intervengano su Italcementi"




PALERMO - "La conferma della chiusura dello stabilimento Italcementi di Porto Empedocle e la paventata cessazione anche delle Cementerie di Isola delle Femmine aprirebbero un'ulteriore pagina buia nella storia del settore delle costruzioni in Sicilia".

Lo afferma Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia, secondo cui "il venir meno di due fabbriche strategiche nel campo delle forniture in edilizia non avrebbe solo un effetto negativo sull'occupazione, ma determinerebbe anche l'aumento del prezzo del cemento.
Infatti - spiega Ferlito - si creerebbe una situazione di monopolio di mercato e si registrerebbe anche un aggravio dei costi di trasporto, dovendo reperire il cemento presso gli unici stabilimenti rimasti nell'Isola, ad Augusta e a Ragusa, o dovendo addirittura importarlo dalla Grecia".

"Da Stato e Regione - conclude il presidente di Ance Sicilia - ci attendiamo un immediato intervento sui vertici di Italcementi, azienda che rappresenta un punto di riferimento per le attività edili nell'Isola. I governi Monti e Lombardo scongiurino la chiusura delle due fabbriche e ottengano una revisione delle scelte aziendali, attraverso il rapido sblocco di nuove opere pubbliche in Sicilia. Solo migliorando le condizioni di mercato sarà possibile non peggiorare lo stato di crisi che sta già facendo chiudere tante imprese".


Commissione TERZA - Attività produttive  REGIONE SICILIA

ORDINE DEL GIORNO: Audizione in merito a questioni concernenti la Italcementi di Porto Empedocle. (si è parlato anche del sito di Isola delle Femmine)

Palermo 26 giugno 2012 ore 10
on. dott. Raffaele Lombardo, assessore ad interim per l'energia e i servizi di pubblica utilità
dott. Marco Venturi, assessore regionale per le attività produttive
prof. Eugenio D'Orsi, presidente della Provincia regionale di Agrigento
dott. Calogero Firetto, sindaco del Comune di Porto Empedocle
dott. Filippo Caci, Italkali Italcementi
Confindustria
CGIL
CISL
UIL

Riceviamo e pubblichiamo

Documento congiunto, delle federazioni provinciali di Vibo Valentia, del Partito dei Comunisti Italiani e del Partito della Rifondazione Comunista sulla questione della chiusura della Italcementi di Vibo Marina.

 

La politica che dichiara, ufficialmente, guerra all’ambiente


ITALCEMENTI VIBO VALENTIA
 La politica del lavoro non è stata mai netta e precisa nel nostro territorio, non si è mai data una connotazione chiara sulla tipologia di investimenti da fare sul territorio comunale. Basta fermarsi ad analizzare il porto di Vibo Marina, che non ha un utilizzo specifico a metà tra industriale e turistico, questa connivenza, dannosa e antiquata, non può più andare avanti e richiederebbe quindi una scelta coraggiosa e ben precisa ragionando in prospettiva. Dal nostro punto di vista la scelta non può che essere quella dello sviluppo della vocazione principale del nostro territorio e dunque quella turistica perché al momento ci ritroviamo la costa con tanti villaggi e alberghi, ma anche con impianti industriali e silos. Cementificio e Pignone che insistono sul versante marino del comune capoluogo. La zona industriale, si sviluppa a macchia di leopardo su tutto il territorio comunale sebbene il PRG la individui in prossimità dell’eliporto militare di Ionadi.     
La politica quindi non ha mai vigilato sullo sviluppo industriale del territorio, facendo denotare la sua incapacità, ed è grazie a questo modo di fare politica che oggi a Vibo marina, i lavoratori si trovano in mobilità per volere dell’azienda che giustifica la sua scelta, di chiudere lo stabilimento, legata alla crisi internazionale del comparto edilizio. Una spada di Damocle, che punta diritta sulle loro teste, che li potrebbe anche portare a dover scegliere tra lavoro e salute, quindi la classica minaccia “o la borsa o la vita.
Ancora una volta infatti la politica affronta la questione in modo sbagliato, aprendo le porte ad un possibile utilizzo del CDR come combustibile per gli altiforni. Sbagliata perché sappiamo bene che è della salute di un intero territorio comunale che si parla, ma sbagliata soprattutto perché l’Italcementi non ha mai detto: “se ci fate usare il CDR non chiuderemo lo stabilimento”!
Questa apertura al CDR era abbastanza prevedibile, già nel gennaio 2011 infatti noi avevamo lanciato l’allarme, con una domanda ben precisa: “Nel caso in cui l’Italcementi tiri fuori una minaccia del tipo “o facciamo così o chiudo” cosa deciderà la nostra classe politica?” Oggi possiamo rispondere dicendo che la politica tutta si è “schierata” dalla parte dei lavoratori che senza condizione alcuna ha aperto al CDR, ha messo disposizione il porto, ed ha detto si alle cave di Briatico. Si schiera dalla parte dei lavoratori facendo però gli interessi dell’azienda!  Senza preoccuparsi di cosa è meglio per gli operai!             
Per non parlare dei sindacati tutti : Cgil, Cisl, Uil e slai cobas che addirittura hanno proposto loro stessi all’azienda i tre punti precedentemente citati. Questo secondo noi non è un ruolo serio da parte di sindacati e istituzioni tutte, perchè bisogna avere il coraggio in alcune fasi di fare scelte anche impopolari, difendendo fino all’ultimo l’interesse della SALUTE dei lavoratori e di una comunità, senza servire la propria dignità ed i propri polmoni su un piatto d’argento.            
Questa classe politica non guarda aldilà del proprio naso perché non riesce a programmare il piano industriale, in questo caso, arrivando tardi alla risoluzione del problema con la via d’uscita più semplice e meno impopolare. Quando prova a risolvere il problema non riesce a investire in tecniche industriali più moderne offrendo soluzioni “tampone”, cure palliative che non offrono di certo un futuro di sviluppo al nostro territorio, non creano nuove opportunità per i giovani e non sono in grado nemmeno di mantenere i posti di lavoro attuali!
Possiamo cercare di analizzare la questione dell’Italcementi e ipotizzare qualche soluzione e cioè: il cemento (moderno) si produce da quasi 100 anni, mentre raccolta differenziata, centri di stoccaggio sono “invenzioni” del nuovo secolo, vogliamo restare al passo coi tempi? Vogliamo puntare sulle nuove tecnologie, ecologiche e poco inquinanti?

La coerenza si sa appartiene a pochi, di certo non ai consiglieri comunali di Vibo Valentia, i quali si sono pronunciati all’unanimità sul possibile utilizzo del CDR, maggioranze ed opposizione, quest’ultima poco meno di un anno fa si batteva apertamente contro l’uso del CDR, vista la posizione assunta oggi possiamo di certo dire che quella era una lotta condotta solo per puro opportunismo, giusto per andare contro gli avversari politici, senza che la battaglia fosse supportata dalle idee!    
L’intero consiglio comunale (all’unanimità) hanno vestito i panni dei paladini dei lavoratori, firmando in bianco “una cambiale ambientale” che sarà pagata negli anni dai cittadini vibonesi, dai lavoratori tutti e dai loro figli. Noi non abbiamo la memoria corta e ricordiamo perfettamente chi un anno e mezzo fa si scagliava contro l’uso del CDR soprattutto dai banchi dell’opposizione, che un anno e mezzo fa si batteva apertamente contro l’uso del CDR, ma vista la posizione assunta oggi possiamo di certo dire che quella era una lotta condotta solo per puro opportunismo, giusto per andare contro gli avversari politici, senza che la battaglia fosse supportata dalle idee! Cosa è cambiato da un anno e mezzo a questa parte? Perché questo cambio di rotta? Lo chiediamo al gruppo consiliare del PD ed anche al consigliere Stefano Luciano eletto soprattutto con i voti della Federazione della Sinistra.
La provincia è invece stata coerente, voleva l’uso del CDR  prima e lo vuole adesso, sebbene una parte della sua colorita maggioranze, e ci riferiamo a SEL, vorrebbe rivestire, male, il ruolo di partito di lotta e di governo, stando dalla parte della salute dei lavoratori sul giornale, mentre sostiene un governo provinciale a favore del CDR e anche della mega discarica di San Calogero. Una coerenza, anche questa, senza pari.
Secondo la Corte di Giustizia europea, con la sentenza che riguarda la causa n° C‑283/07 del 22 dicembre 2008, il CDR‑Q, anche se corrisponde alle norme tecniche UNI 9903‑1, non possiede le stesse proprietà e caratteristiche dei combustibili primari. Come ammette la stessa Repubblica italiana, esso può sostituire solo in parte il carbone e il coke di petrolio. Peraltro, le misure di controllo e di precauzione relative al trasporto e alla ricezione del CDR‑Q negli impianti di combustione, nonché le modalità della sua combustione previste dal decreto ministeriale 2 maggio 2006, dimostrano che il CDR‑Q e la sua combustione presentano rischi e pericoli specifici per la salute umana e l’ambiente, che costituiscono una delle caratteristiche dei residui di consumo e non dei combustibili fossili. L’Europa in merito si è già pronunciata.
L’incenerimento del CDR non garantirà la continuità del lavoro agli operai dell’Italcementi, anzi molto probabilmente comporterà una forte riduzione del personale.
Ma quello che ci chiediamo, senza trovare risposta logica è: visto che il “mondo” sta differenziando e riciclando sempre di più i propri rifiuti perché non creare a Vibo Marina un centro nuovo e innovativo di stoccaggio della raccolta differenziata per esempio? In questo modo non solo si possono riconvertire gli 82 operai che oggi lavorano al cementificio ma anche l’indotto che ruota intorno allo stesso.
Ma non solo, l’avvento della bioedilizia apre nuovi campi di investimento e di sviluppo, come detto il cemento appartiene al secolo scorso, si potrebbe puntare allora sulla produzione di pannelli fotovoltaici, nuovi sistemi di condizionamento edilizio ed industriale ecc.
Ci rendiamo conto che, facendo anche noi politica, la classe politica non può “costruire” fisicamente questo impianto ma sicuramente ha l’obbligo di dover attirare idee e capitali nuovi cosi come si è fatto negli anni 60’ con l’allora CEMENSUD. Allora la classe politica del tempo ha creato le condizioni affinché si fosse potuto installare l’odierno cementificio. Oggi questa classe politica ha la capacità di innovare il territorio? Oppure vuole creare il precedente affinché si possa meglio smarcare nella gestione del ciclo dei rifiuti? Perché chi ci garantisce oggi che nel momento in cui la Italcementi accetti le proposte dei sindacati e creato quindi il precedente, altre aziende, magari più modeste, possano richiedere il diritto di bruciare questo CDR nelle proprie fornaci?
Noi siamo comunque dalla parte dei lavoratori per la loro difesa e tutela, perciò chiediamo loro di stare attenti e di vigilare anche su questa classe politica che gioca con la salute loro e nostra. Non fatevi ammaliare da false promesse e da facili risoluzioni, perché se l’azienda decide la sola macinazione del clinker, o se deciderà di bruciare il CDR o il petcoke, il vostro numero sarà inevitabilmente ridimensionato al ribasso e quando andrete a chiedere spiegazioni ai politici vi stringeranno le spalle dicendovi che non dipende da loro oppure giustificandosi che questo era il male minore.
Lottate e lottiamo, perché il vostro posto di lavoro non si perda e che vi sia dato un futuro vero. Se il cementificio domani chiuderà occupate lo stabilimento e riconvertitelo a centro di stoccaggio rifiuti, come hanno fatto in altre parti d’Italia. Prendiamo d’esempio il caso del “Centro Riciclo Vedelago” a Treviso che da solo ha 80 dipendenti e che ha creato un indotto di 9600 persone. Anche a Vibo Valentia è possibile ottenere un centro simile, qualcosa già nel nostro comune esiste e da lavoro ad alcune persone, nonostante le note difficoltà. Esistono imprenditori lungimiranti e disposti a lavorare per un grande progetto.
Voi lavoratori avete il vostro futuro in mano e non occorre che l’affidiate a questa classe politica inetta e superficiale a cui starebbero bene altre 400 famiglie disposte, per necessità, a bussare alla loro porta per chiedere un posto di lavoro. Voi dovete pretendere, coraggiosamente, che il vostro lavoro abbia una funzione socialmente accettabile e che contribuisca all’accrescimento culturale e sociale del vostro territorio. Questione che i sindacati e taluni partiti non vogliono affrontare perché impopolare anche se sana.
Una cosa è sicura, nonostante quello che vogliono farci credere politici e sindacati: se l’impianto resterà aperto avrà una riconversione del piano industriale dell’azienda, perché gli stessi vertici hanno fatto sapere che sarà macinato solamente il clinker (che è un ingrediente del cemento), quindi di conseguenza si andranno a perdere inevitabilmente ulteriori posti di lavoro per l’azienda e per l’indotto.
Rigettiamo con forza gli inviti all'unità lanciati, in questi giorni, sulle testate giornalistiche locali. qui nessuno è contro nessuno, ancor meno contro i lavoratori e noi, da comunisti, non accettiamo lezioni in materia di tutela e difesa del lavoro e dei lavoratori ma non possiamo sottacere dinnanzi ad un simile ricatto, attuato dalla società con il bene placito di politica e sindacati locali, che finirebbe con l'avvelenare, ulteriormente, questo territorio e il suo popolo.

 

Partito dei Comunisti Italiani – federazione provinciale di Vibo Valentia

ImageFumata nera al vertice convocato in Commissione Attivita’ produttive all’ Ars. ItalCementi conferma la chiusura di Porto Empedocle. A rischio anche Isola delle Femmine. (Carmelo Lazzaro)
Italcementi resta ferma nella propria posizione. Nell’incontro alla commissione Attivita’ produttive dell’Assemblea regionale siciliana, Silvestro Capitano, responsabile risorse umane dell’azienda, ha confermato la volonta’ di Italcementi di chiudere a settembre l’impianto di Porto Empedocle aggiungendo, inoltre, che se il mercato non registrera’ un’inversione di tendenza la stessa fine potrebbe fare anche lo stabilimento di Isola delle Femmine, nel palermitano. “La chiusura di Porto Empedocle si rende necessaria – ha affermato Capitano. E’ una decisione presa dall’azienda nell’ambito di un progetto complessivo di riordino del mercato del cemento in Italia”. Nell’audizione, in presenza dei parlamentari regionali agrigentini, dell’assessore Marco Venturi, dei sindacati, dell’amministrazione comunale di Porto Empedocle e della Provincia regionale di Agrigento, il dirigente di Italcementi ha ribadito che ai 94 dipendenti dello stabilimento di Porto Empedocle e agli 85 di Vibo Valentia e’ stata, intanto, revocata la mobilita’ per l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Il manager ha evidenziato che “l’impianto di Porto Empedocle e’ il piu’ obsoleto dal punto di vista tecnologico. Era stato presentato, quando ancora era possibile pensarci, un progetto di rilancio e di innovazione che non ha pero’ avuto il necessario supporto. Dalla Regione solo indifferenza e silenzio”. Ma Capitano ha posto anche un altro problema determinante che ostacola la produzione, ed e’ un difetto naturale: le materie prime sono particolarmente umide e necessitano di un apporto ulteriore di calorie per l’essiccazione prima della lavorazione”. Ed, inoltre, c’e’ da fare i conti con la pressione delle importazioni. In Sicilia la presenza di prodotto importato e’ superiore rispetto al resto di Italia: quasi il 9% del cemento sul mercato siciliano proviene dall’estero. Il settore cementizio siciliano e’ in crisi da 4 anni. Nel 2007 –ha dichiarato il dirigente di Italcementi - si consumavano 3 milioni e 100 mila tonnellate di cemento, mentre oggi la richiesta e’ scesa a 1.900 mila tonnellate. Da gennaio a giugno di quest’anno le vendite in Sicilia sono calate del 27%. All’incontro di Palermo e’ stata ribadita la necessita’ di salvaguardare i posti di lavoro. Il sindaco Firetto ha ripetuto che qualora Italcementi dovesse abbandonare Porto Empedocle dovra’ farsi carico della bonifica totale dell’area. I parlamentari all’Ars Nino Bosco del Pdl, che ha rivendicato la salvaguardia del posto ai lavoratori, e Giacomo Di Benedetto del Pd, rimarcano l’impegno compatto della deputazione agrigentina per dare risposte positive ai lavoratori di Porto Empedocle. La vertenza Italcementi si sposta adesso nuovamente a Roma dove a luglio e’ in programma un nuovo tavolo tecnico per affrontare le problematiche prospettate dall’azienda bergamasca.  (27.06.2012)


"ItalCementi al ribasso"


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ImageFumata nera al vertice convocato in Commissione Attivita’ produttive all’ Ars. ItalCementi conferma la chiusura di Porto Empedocle. A rischio anche Isola delle Femmine. (Carmelo Lazzaro)
Italcementi resta ferma nella propria posizione. Nell’incontro alla commissione Attivita’ produttive dell’Assemblea regionale siciliana, Silvestro Capitano, responsabile risorse umane dell’azienda, ha confermato la volonta’ di Italcementi di chiudere a settembre l’impianto di Porto Empedocle aggiungendo, inoltre, che se il mercato non registrera’ un’inversione di tendenza la stessa fine potrebbe fare anche lo stabilimento di Isola delle Femmine, nel palermitano. “La chiusura di Porto Empedocle si rende necessaria – ha affermato Capitano. E’ una decisione presa dall’azienda nell’ambito di un progetto complessivo di riordino del mercato del cemento in Italia”. Nell’audizione, in presenza dei parlamentari regionali agrigentini, dell’assessore Marco Venturi, dei sindacati, dell’amministrazione comunale di Porto Empedocle e della Provincia regionale di Agrigento, il dirigente di Italcementi ha ribadito che ai 94 dipendenti dello stabilimento di Porto Empedocle e agli 85 di Vibo Valentia e’ stata, intanto, revocata la mobilita’ per l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Il manager ha evidenziato che “l’impianto di Porto Empedocle e’ il piu’ obsoleto dal punto di vista tecnologico. Era stato presentato, quando ancora era possibile pensarci, un progetto di rilancio e di innovazione che non ha pero’ avuto il necessario supporto. Dalla Regione solo indifferenza e silenzio”. Ma Capitano ha posto anche un altro problema determinante che ostacola la produzione, ed e’ un difetto naturale: le materie prime sono particolarmente umide e necessitano di un apporto ulteriore di calorie per l’essiccazione prima della lavorazione”. Ed, inoltre, c’e’ da fare i conti con la pressione delle importazioni. In Sicilia la presenza di prodotto importato e’ superiore rispetto al resto di Italia: quasi il 9% del cemento sul mercato siciliano proviene dall’estero. Il settore cementizio siciliano e’ in crisi da 4 anni. Nel 2007 –ha dichiarato il dirigente di Italcementi - si consumavano 3 milioni e 100 mila tonnellate di cemento, mentre oggi la richiesta e’ scesa a 1.900 mila tonnellate. Da gennaio a giugno di quest’anno le vendite in Sicilia sono calate del 27%. All’incontro di Palermo e’ stata ribadita la necessita’ di salvaguardare i posti di lavoro. Il sindaco Firetto ha ripetuto che qualora Italcementi dovesse abbandonare Porto Empedocle dovra’ farsi carico della bonifica totale dell’area. I parlamentari all’Ars Nino Bosco del Pdl, che ha rivendicato la salvaguardia del posto ai lavoratori, e Giacomo Di Benedetto del Pd, rimarcano l’impegno compatto della deputazione agrigentina per dare risposte positive ai lavoratori di Porto Empedocle. La vertenza Italcementi si sposta adesso nuovamente a Roma dove a luglio e’ in programma un nuovo tavolo tecnico per affrontare le problematiche prospettate dall’azienda bergamasca.  (27.06.2012)

ImageFumata nera al vertice convocato in Commissione Attivita’ produttive all’ Ars. ItalCementi conferma la chiusura di Porto Empedocle. A rischio anche Isola delle Femmine. (Carmelo Lazzaro)
Italcementi resta ferma nella propria posizione. Nell’incontro alla commissione Attivita’ produttive dell’Assemblea regionale siciliana, Silvestro Capitano, responsabile risorse umane dell’azienda, ha confermato la volonta’ di Italcementi di chiudere a settembre l’impianto di Porto Empedocle aggiungendo, inoltre, che se il mercato non registrera’ un’inversione di tendenza la stessa fine potrebbe fare anche lo stabilimento di Isola delle Femmine, nel palermitano. “La chiusura di Porto Empedocle si rende necessaria – ha affermato Capitano. E’ una decisione presa dall’azienda nell’ambito di un progetto complessivo di riordino del mercato del cemento in Italia”. Nell’audizione, in presenza dei parlamentari regionali agrigentini, dell’assessore Marco Venturi, dei sindacati, dell’amministrazione comunale di Porto Empedocle e della Provincia regionale di Agrigento, il dirigente di Italcementi ha ribadito che ai 94 dipendenti dello stabilimento di Porto Empedocle e agli 85 di Vibo Valentia e’ stata, intanto, revocata la mobilita’ per l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Il manager ha evidenziato che “l’impianto di Porto Empedocle e’ il piu’ obsoleto dal punto di vista tecnologico. Era stato presentato, quando ancora era possibile pensarci, un progetto di rilancio e di innovazione che non ha pero’ avuto il necessario supporto. Dalla Regione solo indifferenza e silenzio”. Ma Capitano ha posto anche un altro problema determinante che ostacola la produzione, ed e’ un difetto naturale: le materie prime sono particolarmente umide e necessitano di un apporto ulteriore di calorie per l’essiccazione prima della lavorazione”. Ed, inoltre, c’e’ da fare i conti con la pressione delle importazioni. In Sicilia la presenza di prodotto importato e’ superiore rispetto al resto di Italia: quasi il 9% del cemento sul mercato siciliano proviene dall’estero. Il settore cementizio siciliano e’ in crisi da 4 anni. Nel 2007 –ha dichiarato il dirigente di Italcementi - si consumavano 3 milioni e 100 mila tonnellate di cemento, mentre oggi la richiesta e’ scesa a 1.900 mila tonnellate. Da gennaio a giugno di quest’anno le vendite in Sicilia sono calate del 27%. All’incontro di Palermo e’ stata ribadita la necessita’ di salvaguardare i posti di lavoro. Il sindaco Firetto ha ripetuto che qualora Italcementi dovesse abbandonare Porto Empedocle dovra’ farsi carico della bonifica totale dell’area. I parlamentari all’Ars Nino Bosco del Pdl, che ha rivendicato la salvaguardia del posto ai lavoratori, e Giacomo Di Benedetto del Pd, rimarcano l’impegno compatto della deputazione agrigentina per dare risposte positive ai lavoratori di Porto Empedocle. La vertenza Italcementi si sposta adesso nuovamente a Roma dove a luglio e’ in programma un nuovo tavolo tecnico per affrontare le problematiche prospettate dall’azienda bergamasca.  (27.06.2012)
Fumata nera al vertice convocato in Commissione Attivita’ produttive all’ Ars. ItalCementi conferma la chiusura di Porto Empedocle. A rischio anche Isola delle Femmine. (Carmelo Lazzaro)

ImageFumata nera al vertice convocato in Commissione Attivita’ produttive all’ Ars. ItalCementi conferma la chiusura di Porto Empedocle. A rischio anche Isola delle Femmine. (Carmelo Lazzaro)
Italcementi resta ferma nella propria posizione. Nell’incontro alla commissione Attivita’ produttive dell’Assemblea regionale siciliana, Silvestro Capitano, responsabile risorse umane dell’azienda, ha confermato la volonta’ di Italcementi di chiudere a settembre l’impianto di Porto Empedocle aggiungendo, inoltre, che se il mercato non registrera’ un’inversione di tendenza la stessa fine potrebbe fare anche lo stabilimento di Isola delle Femmine, nel palermitano. “La chiusura di Porto Empedocle si rende necessaria – ha affermato Capitano. E’ una decisione presa dall’azienda nell’ambito di un progetto complessivo di riordino del mercato del cemento in Italia”. Nell’audizione, in presenza dei parlamentari regionali agrigentini, dell’assessore Marco Venturi, dei sindacati, dell’amministrazione comunale di Porto Empedocle e della Provincia regionale di Agrigento, il dirigente di Italcementi ha ribadito che ai 94 dipendenti dello stabilimento di Porto Empedocle e agli 85 di Vibo Valentia e’ stata, intanto, revocata la mobilita’ per l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Il manager ha evidenziato che “l’impianto di Porto Empedocle e’ il piu’ obsoleto dal punto di vista tecnologico. Era stato presentato, quando ancora era possibile pensarci, un progetto di rilancio e di innovazione che non ha pero’ avuto il necessario supporto. Dalla Regione solo indifferenza e silenzio”. Ma Capitano ha posto anche un altro problema determinante che ostacola la produzione, ed e’ un difetto naturale: le materie prime sono particolarmente umide e necessitano di un apporto ulteriore di calorie per l’essiccazione prima della lavorazione”. Ed, inoltre, c’e’ da fare i conti con la pressione delle importazioni. In Sicilia la presenza di prodotto importato e’ superiore rispetto al resto di Italia: quasi il 9% del cemento sul mercato siciliano proviene dall’estero. Il settore cementizio siciliano e’ in crisi da 4 anni. Nel 2007 –ha dichiarato il dirigente di Italcementi - si consumavano 3 milioni e 100 mila tonnellate di cemento, mentre oggi la richiesta e’ scesa a 1.900 mila tonnellate. Da gennaio a giugno di quest’anno le vendite in Sicilia sono calate del 27%. All’incontro di Palermo e’ stata ribadita la necessita’ di salvaguardare i posti di lavoro. Il sindaco Firetto ha ripetuto che qualora Italcementi dovesse abbandonare Porto Empedocle dovra’ farsi carico della bonifica totale dell’area. I parlamentari all’Ars Nino Bosco del Pdl, che ha rivendicato la salvaguardia del posto ai lavoratori, e Giacomo Di Benedetto del Pd, rimarcano l’impegno compatto della deputazione agrigentina per dare risposte positive ai lavoratori di Porto Empedocle. La vertenza Italcementi si sposta adesso nuovamente a Roma dove a luglio e’ in programma un nuovo tavolo tecnico per affrontare le problematiche prospettate dall’azienda bergamasca.  (27.06.2012)

Italcementi resta ferma nella propria posizione. Nell’incontro alla commissione Attivita’ produttive dell’Assemblea regionale siciliana, Silvestro Capitano, responsabile risorse umane dell’azienda, ha confermato la volonta’ di Italcementi di chiudere a settembre l’impianto di Porto Empedocle aggiungendo, inoltre, che se il mercato non registrera’ un’inversione di tendenza la stessa fine potrebbe fare anche lo stabilimento di Isola delle Femmine, nel palermitano. “La chiusura di Porto Empedocle si rende necessaria – ha affermato Capitano. E’ una decisione presa dall’azienda nell’ambito di un progetto complessivo di riordino del mercato del cemento in Italia”. Nell’audizione, in presenza dei parlamentari regionali agrigentini, dell’assessore Marco Venturi, dei sindacati, dell’amministrazione comunale di Porto Empedocle e della Provincia regionale di Agrigento, il dirigente di Italcementi ha ribadito che ai 94 dipendenti dello stabilimento di Porto Empedocle e agli 85 di Vibo Valentia e’ stata, intanto, revocata la mobilita’ per l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Il manager ha evidenziato che “l’impianto di Porto Empedocle e’ il piu’ obsoleto dal punto di vista tecnologico. Era stato presentato, quando ancora era possibile pensarci, un progetto di rilancio e di innovazione che non ha pero’ avuto il necessario supporto. Dalla Regione solo indifferenza e silenzio”. Ma Capitano ha posto anche un altro problema determinante che ostacola la produzione, ed e’ un difetto naturale: le materie prime sono particolarmente umide e necessitano di un apporto ulteriore di calorie per l’essiccazione prima della lavorazione”. Ed, inoltre, c’e’ da fare i conti con la pressione delle importazioni. In Sicilia la presenza di prodotto importato e’ superiore rispetto al resto di Italia: quasi il 9% del cemento sul mercato siciliano proviene dall’estero. Il settore cementizio siciliano e’ in crisi da 4 anni. Nel 2007 –ha dichiarato il dirigente di Italcementi - si consumavano 3 milioni e 100 mila tonnellate di cemento, mentre oggi la richiesta e’ scesa a 1.900 mila tonnellate. Da gennaio a giugno di quest’anno le vendite in Sicilia sono calate del 27%. All’incontro di Palermo e’ stata ribadita la necessita’ di salvaguardare i posti di lavoro. Il sindaco Firetto ha ripetuto che qualora Italcementi dovesse abbandonare Porto Empedocle dovra’ farsi carico della bonifica totale dell’area. I parlamentari all’Ars Nino Bosco del Pdl, che ha rivendicato la salvaguardia del posto ai lavoratori, e Giacomo Di Benedetto del Pd, rimarcano l’impegno compatto della deputazione agrigentina per dare risposte positive ai lavoratori di Porto Empedocle. La vertenza Italcementi si sposta adesso nuovamente a Roma dove a luglio e’ in programma un nuovo tavolo tecnico per affrontare le problematiche prospettate dall’azienda bergamasca.  (27.06.2012)

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