CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



giovedì 27 settembre 2012

AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE S.I.S. DRS 938

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA – 27 settembre 2012, n. 811


LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE – Associazioni locali – Legittimazione ad impugnare atti incidenti sull’ambiente – Riconoscimento caso per caso – Presupposti - VIA, VAS E AIA – VAS e VIA – Differenze – Differimento della VAS alla fase programmatoria attuativa – Illegittimità – BENI CULTURALI E AMBIENTALI - Piano paesistico - Assoggettabilità a VAS – Esclusione – Piano paesaggistico – Rapporto con gli atti di pianificazione ad incidenza territoriale – Assenza di contenuti urbanistici – Impatti sull’ambiente – Incofigurabilità – Assoggettabilità a VAS – Esclusione – Piano paesaggistico – Adozione – Regione siciliana – Competenza – Individuazione -  Art. 144 d.lgs. n. 42/2004 – Regione siciliana – Procedimento di pianificazione – Disciplina regionale – Partecipazione, informazione e comunicazione. (SI ringraziano gli avv.ti avv. Nicola Giudice e Alessandra Mari per la segnalazione)

Argomento: 

·                                 Giurisprudenza Sentenze per esteso massime

Autorità: 

·                                 C. G. A.

Categoria: 

·                                 Beni culturali ed ambientali
·                                 Legittimazione processuale
·                                 VIA VAS AIA
Provvedimento: 
Sentenza Numero:  811
Regione:  Sicilia
Data deposito: 
27/09/2012
Data emissione:  07/03/2012
Presidente:  Turco
Estensore:  Russo
Titolo completo: 
CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA – 27 settembre 2012, n. 811

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA – 27 settembre 2012, n. 811

LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE – Associazioni locali – Legittimazione ad impugnare atti incidenti sull’ambiente – Riconoscimento caso per caso – Presupposti.

Il giudice può riconoscere, caso per caso, la legittimazione ad impugnare atti amministrativi incidenti sull'ambiente ad associazioni locali (indipendentemente dalla loro natura giuridica), purché perseguano statutariamente in modo non occasionale obiettivi di tutela ambientale ed abbiano un adeguato grado di rappresentatività e stabilità in un'area di afferenza ricollegabile alla zona in cui è situato il bene a fruizione collettiva che si assume leso (arg. ex Cons. St., VI, 23 maggio 2011 n. 3107; cfr. pure id., V, 22 marzo 2012 n. 1640, per le associazioni non riconosciute e sui criteri che esse devono simultaneamente soddisfare per vedersi riconosciuta la legittimazione).

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo – Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)



VIA, VAS E AIA – VAS e VIA – Differenze – Differimento della VAS alla fase programmatoria attuativa – Illegittimità.

La VAS, nella sua definizione posta dalla dir. n. 42/2001/CE, è volta a garantire che gli effetti sull'ambiente di determinati piani e programmi siano considerati durante l'elaborazione e prima dell'adozione degli stessi. Tanto al fine d’anticipare nella fase di pianificazione e programmazione quella valutazione di compatibilità ambientale che, se effettuata, come avviene per la VIA, sulle singole realizzazioni progettuali, non consentirebbe di compiere un'effettiva valutazione comparativa (cfr. la deliberazione della Giunta regionale siciliana 10 giugno 2009 n. 200 che, in applicazione dell’art. 59, c. 1 della l. reg. Sic. 14 maggio 2009 n. 6, fissa il modello metodologico procedurale per la VAS di piani e programmi nella Regione siciliana, replicando tal quale l’art. 6 del Dlg 152/2006). La VAS, a differenza della VIA che interviene per progetti singoli e puntiformi, ai sensi dell’art. 4, c. 3, II per. del Dlg 152/2006 attiene invece al momento programmatorio. Sicché la sua eventuale mancanza o il differimento dell’accertamento di compatibilità solo alla fase attuativa toglierebbero al soggetto programmatore la possibilità in concreto di disporre di soluzioni alternative per la localizzazione degli insediamenti e, in generale, per stabilire, nella prospettiva dello sviluppo sostenibile (art. 4, c. 4, lett. a), le modalità di utilizzazione del territorio.


(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo – Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)

VIA, VAS E AIA - BENI CULTURALI E AMBIENTALI – Piano paesistico - Assoggettabilità a VAS – Esclusione.

Il piano paesistico, pur senza dubbio essendo uno strumento di programmazione, non soggiace a VAS, non perché sia, o non, fuori dal campo di applicazione della relativa disciplina, ma solo perché esso fissa il parametro di validità e di validazione di tutti i piani e programmi che devono esser sottoposti alla VAS stessa, essendo a loro volta obbligati dalla legge a proporre soluzioni di sviluppo sostenibile a salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale.
(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo – Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)


BENI CULTURALI E AMBIENTALI – Piano paesaggistico – Rapporto con gli atti di pianificazione ad incidenza territoriale.

 Ai fini della tutela essenziale di tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici prevalgono sul quelle contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale, previsti dalle normative di settore, compresi quelli degli enti gestori di aree protette. Le norme di piano non sono pertanto soltanto il metro per la valutazione e per la conformazione dei piani e programmi di governo del territorio e delle relative attività d’esecuzione, come ben evincesi, d’altro canto dagli artt. 146 e ss. del Dlg 42/2004, sulla vigilanza ed i controlli per le vicende inerenti ai beni culturali e del paesaggio. Esse costituiscono altresì, perché lo dice l’art. 143, c. 1, lett. g) e h), il metodo per l’individuazione sia degli interventi (di competenza operativa comunque altrui) di recupero e riqualificazione delle aree compromesse o degradate, sia delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di trasformazione del territorio per lo sviluppo sostenibile delle aree coinvolte. Pertanto, le norme di piano di per sé sole non servono, quand'anche abbiano contenuti ulteriori a quelli minimi posti dall’art. 143, c. 1, a porre regole esecutive dirette di gestione territoriale.

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo – Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)


VIA, VAS E AIA - BENI CULTURALI E AMBIENTALI – Piano paesistico – Assenza di contenuti urbanistici – Impatti sull’ambiente – Incofigurabilità – Assoggettabilità a VAS – Esclusione.

Il tipo di prescrizione proprio di un piano paesistico è assai differente dal contenuto d’ uno strumento urbanistico, essendo volto non già al dimensionamento dei nuovi interventi, quanto alla valutazione ex ante della loro tipologia ed incidenza qualitativa. Sicchè, un piano privo di contenuti urbanistici non è assoggettato a VAS, perché non determina alcun impatto sull’ ambiente (anzi, lo protegge).

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo – Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)


BENI CULTURALI E AMBIENTALI – Piano paesaggistico – Adozione – Regione siciliana – Competenza – Individuazione.

La competenza ad adottare il piano paesaggistico, nella regione Siciliana, è dell'Assessore del ramo, chiarissimo essendo sul punto l’art. 2 della l. reg. Sic. 15 maggio 2000 n. 10, il quale lascia sì ai dirigenti l’emanazione dei provvedimenti ad efficacia verso terzi, ma non anche degli atti generali ed a contenuto pianificatorio.

(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo – Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)


BENI CULTURALI E AMBIENTALI – Piano paesaggistico  Art. 144 d.lgs. n. 42/2004 – Regione siciliana – Procedimento di pianificazione – Disciplina regionale – Partecipazione, informazione e comunicazione.

La Regione siciliana non ha tuttora disciplinato, come prescrive l’art. 144, c. 1, del Dlg 42/2004, mediante apposite norme di legge i procedimenti di pianificazione paesaggistica, se del caso anche con forme ulteriori di partecipazione, informazione e comunicazione. Pertanto,  restano tuttora in vigore le norme ex artt. 23 e 24 del citato RD 1357/1940 come specificamente impone l’art. 158 del Dlg 42/2004, integrate, ai fini partecipativi, dalle norme generali della l. 7 agosto 1990 n. 241. Siffatta partecipazione, con la relativa pubblicità, in assenza del definitivo recepimento in Sicilia del citato art. 144, s’invera nelle forme ordinarie del RD 1357/1940 e della l. 241/1990 e senza che ciò trasmuti in qualsivoglia forma di codecisione con i soggetti coinvolti, nei limiti posti dalla stessa Regione con il decreto assessorile n. 5820 dell’8 maggio 2002. Il criterio di sufficienza della partecipazione va quindi valutato in con-creto, ossia in relazione sia alla concertazione istituzionale di cui all’art. 5, c. 5 del D.A. 5820/2002, sia alle occasioni effettive in cui i soggetti medesimi abbiano potuto manifestare il proprio avviso alla P.A. procedente.
(Riforma TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011) - Pres. Turco, Est. Russo – Legambiente comitato regionale ONLUS (avv.ti Giudice e Giuliani) c. Comune di Ragusa (avv. Frediani)

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA – 27 settembre 2012, n. 811

N.  811/12  Reg.Sent. NN. 1154
1206   Reg.Ric. ANNO  2011 N. 84   Reg.Ric. ANNO 2012


REPUBBLICA   ITALIANA
IN  NOME  DEL  POPOLO  ITALIANO

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale ha pronunciato la seguente

SENTENZA  SUI   RICORSI   RIUNITI   IN  APPELLO

n. 1154/2011, proposto dall’Associazione LEGAMBIENTE - Comitato regionale ONLUS, con sede in Palermo, in persona del legale rappre-sentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Corrado V. Giuliano e Nicola Giudice ed elettivamente domiciliata in Pa-lermo, via M. D’Azeglio n. 27/c; n. 1206/2011, proposto dall’ASSESSORATO REGIONALE DEI BENI CULTURALI E DELL’IDENTITÀ SICILIANA, in persona del sig. Assessore pro tempore e dalla SOPRINTENDENZA AI BB. CC. AA. per la provincia di Ragusa, in persona del Soprindente pro tempore, rappresentati e difesi ope legis dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliataria; e n. 84/ 2012, proposto dall’Associazione nazionale Italia Nostra – ONLUS, con sede in Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Corrado V. Giuliano e Nicola Giudice, come sopra elettivamente domiciliata in Palermo,  

c o n t r o

- il COMUNE DI RAGUSA, in persona del sig. Sindaco pro tempore, appellato, rappresentato e difeso dall’avv. Angelo Frediani ed eletti-vamente domiciliato in Palermo, via E. Amari n. 76, presso lo studio dell’avv. Gullo

e    n e i    c o n f r o n t i

- della PROVINCIA REGIONALE DI RAGUSA, in persona del Pre-sidente pro tempore, interventrice ad opponendum, rappresentata e difesa dall’avv. Salvatore Mezzasalma ed elettivamente domiciliata in Palermo, presso la Segreteria di questo Consiglio, 
- del COMUNE DI COMISO, in persona del sig. Sindaco pro tempore, interventore ad opponendum, rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Distefano ed Alessandra Leonardi ed elettivamente domici-liato in Palermo, piazzale Ungheria n. 84, presso lo studio dell’avv. Gambino,
- del COMUNE DI GIARRATANA, del COMUNE DI SCICLI, del COMUNE DI POZZALLO, del COMUNE DI MODICA e del CO-MUNE DI CHIARAMONTE GULFI, in persona dei rispettivi sigg. Sindaci pro tempore, non costituiti nel presente giudizio e
 - del Circolo Il Carrubo Legambiente Ragusa, dell’Associazione na-zionale Italia Nostra – ONLUS, del Movimento di tutela Terre d'O-riente – ONLUS e dell’Associazione Circolo Legambiente Il Melo-grano, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, non costituiti nel presente giudizio;

per  la  riforma

della sentenza del TAR Sicilia - Catania (sez. I) n. 2146 del 2011, resa tra le parti;

Visti i ricorsi con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune appellato e gli atti d’intervento meglio indicati in premessa
Visti gli atti tutti della causa;

Relatore alla pubblica udienza del 7 marzo 2012 il Cons. dott. Silvestro Maria Russo e uditi altresì, per le parti costituite, gli avvocati Giudice, Frediani (anche per delega dell’avv. Leonardi) e Mezzasalma e l'Avvocato dello Stato Tutino; 
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

F A T T O     E     D I R I T T O

1. – Con decreto n. 1767 del 10 agosto 2010, l’Assessore regiona-le dei bb.cc. e dell’identità siciliana ha approvato la proposta di pia-no paesaggistico per il territorio provinciale di Ragusa, relativamente agli ambiti nn. 15), 16) e 17) della Regione siciliana.
Al riguardo e curata la pubblicazione della proposta di piano presso l’albo pretorio di tutti i Comuni coinvolti, è stato previsto un termine di tre mesi per la presentazione, alla competente Soprintendenza ai bb.cc.aa. o all’Assessorato regionale dei bb.cc., di osservazioni al relativo contenuto. L’art. 9 delle NTA del piano ha stabilito altresì che, a decorrere dalla pubblicazione di esso, «… non sono consentiti per gli immobili o nelle aree degli Ambiti 15, 16 e 17 ricadenti nella provincia di Ragusa definiti dall'art. 134 del Codice interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela per essi previsti nel Piano stesso…».

2. – Avverso il piano è allora insorto innanzi al TAR Catania, con il ricorso n. 2701/2011, il Comune di Ragusa, ritenendo il relativo contenuto già immediatamente lesivo a causa del vincolo apposto su una rilevante parte del territorio comunale. Al riguardo, il Comune ricorrente ha dedotto in punto di diritto sette articolati mezzi d'impugnazione e, in particolare, quello della violazione degli artt. 11 e 21 del Dlg 3 aprile 2006 n. 152, giacché il piano paesistico adottato non fu preceduto dalla valutazione ambientale strategica–VAS di cui alla dir. n. 2001/ 42/CE del 27 giugno 2001.

L’adito TAR, con la sentenza n. 2146 del 1° settembre 2011, ha accolto la pretesa attorea, appunto sotto il profilo dell’omessa VAS sul piano impugnato, che non è ne escluso ai sensi dell’art. 6, c. 4 del Dlg 152/2006.

Il TAR afferma al riguardo che la VAS, essendo uno strumento di tutela dell’ambiente, va svolta per legge ogni qual volta i piani abbiano impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale. Né impatto significativo è solo quello caratterizzato da connotazioni negative, in termini di alterazioni delle valenze ambientali, ma è quello indicato nell’art. 5, c. 1, lett. c), laddove definisce «impatto ambientale» ogni «…alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, POSITIVA e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici…».

3. – Appella allora (ricorso n. 1154/2011) in primo luogo l'Asso-ciazione LEGAMBIENTE - Comitato regionale ONLUS, con sede in Palermo.

Il Sodalizio appellante deduce anzitutto l’erronea interpretazione resa dal TAR sulla necessità della VAS per un piano, qual è quello in esame, di per sé preordinato alla tutela paesaggistico – ambientale e privo di un’effettiva incidenza urbanistica perché meramente dichiarativo e riassuntivo di vincoli già vigenti ed efficaci. Tanto a differenza di quanto è invece previsto per quelli di cui all’art. 6, c. 2, lett. a) del Dlg 152/2006 (quando, cioè, essi siano preordinati a progetti obbligatoriamente soggetti a VIA statale o regionale), o di cui alla successiva lett. b) (quando possano avere impatti sulle finalità di conservazione di zone di protezione speciale per la fauna avicola selvatica o di siti classificati d’importanza comunitaria). L’appellante si duole altresì della violazione dell’art. 11 del Dlg 152/2006, laddove il TAR annulla detto piano che è ancora soltanto adottato ed il cui procedimento approvativo non è concluso, mentre la norma impone la VAS entro la conclusione definitiva dei piani cui essa si applica. L’appellante, che contesta la sentenza per il riferimento all’art. 14 del Dlg 152/2006 —a suo dire superfluo, trattandosi d’un piano che non soggiace a VAS—, segnala la necessità d’un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE in or-dine al significato di «impatto qualificato» che la sentenza propugna anche per gli effetti positivi sull’ambiente promananti dal piano, al fi- ne di dirimere ogni contrasto interpretativo sul disposto dell’art. 5, c. 1, lett. c) del Dlg 152/2006 o di questo con la dir. n. 2001/42/CE.

Appellano inoltre (ricorso n. 1206/2011), con il patrocinio ex lege dell’Avvocatura erariale, le Amministrazioni emananti e soccombenti in primo grado, che contestano la sentenza impugnata anzitutto per non aver dichiarato inammissibile il ricorso di primo grado per difetto dell’interesse azionato dal Comune sotto vari profili e, nel merito, per l’assenza dei presupposti in ordine all’assoggettabilità a VAS del piano de quo.

Appella infine (ricorso n. 84/2012) l’Associazione nazionale Ita-lia Nostra – ONLUS, con sede in Roma, che deduce l’erroneità della sentenza appellata sotto il profilo della non soggezione del piano impugnato alla procedura di VAS.
S’è costituito in giudizio l’appellato Comune di Ragusa, eccepen-do: A) – l’inammissibilità del ricorso n. 1154/2011, per difetto di legittimazione del Sodalizio appellante, poiché esso è una mera articolazione territoriale di un’associazione nazionale, quella sì legittimata ai sensi dell’art. 18 della l. 8 luglio 1986 n. 349); B) – la piena sussistenza del proprio interesse all’impugnazione di primo grado, avendo agito per la salvaguardia dell’integrità del suo territorio e delle relative potestà di governo e gestione; C) – nel merito, l’infondatezza di tutt’e tre gli appelli in esame. Il Comune appellato ripropone pure i cinque motivi del ricorso di primo grado dichiarati assorbiti dal TAR.

Interviene ad opponendum la Provincia regionale di Ragusa, che conclude per l’inammissibilità degli appelli in epigrafe per carenza d’ interesse (essendo intervenute altre sentenze del TAR Catania sul medesimo piano, ancorché su ricorsi proposti da altri soggetti, pubblici e privati), per l’assenza di contraddittorio integro nel presente giudizio e, nel merito, per l’infondatezza degli appelli stessi. Anche il Comune di Comiso (RG) s’è costituito in giudizio per opporsi all’appello delle Amministrazioni regionali (ricorso n. 1206/2011), concludendo per il rigetto di questo.

Alla pubblica udienza del 7 marzo 2012, su conforme richiesta delle parti costituite, i tre appelli in epigrafe sono congiuntamente assunti in decisione dal Collegio.

4.1. – Ai sensi dell’art. 96, c. 1, c.p.a., i tre appelli in epigrafe, es-sendo stati proposti tutti avverso la medesima sentenza del TAR Catania n. 1246/2011, vanno riuniti e qui contestualmente decisi.

4.2. – Va poi respinta l’eccezione di difetto di legittimazione atti-va, relativamente al ricorso n. 1154/2011, riscontrata in capo all’Associazione LEGAMBIENTE - Comitato regionale ONLUS per-ché essa è l'articolazione territoriale d’un sodalizio nazionale, quello sì legittimato ai sensi degli artt. 13 e 18 della l. 349/1986.

Al riguardo, non sfugge certo al Collegio l'avviso della prevalente giurisprudenza sullo specifico punto (cfr., per tutti, Cons. St., IV, 16 giugno 2011 n. 3662), in virtù della quale siffatta speciale legittima-zione processuale ex lege va intesa come rigorosamente circoscritta alle sole associazioni riconosciute ai sensi dell'art. 13 della l. 349/ 1986. In tal senso, non sarebbe possibile attribuire una legittimazione de facto a qualsiasi soggetto collettivo, ancorché dimostrasse di possedere determinati requisiti in termini di radicamento sul territorio.

Non v’è dubbio che detta legittimazione discenda dall'intervento del legislatore, preordinato appunto a colmare il deficit di tutela degli interessi diffusi grazie al riconoscimemento che il citato art. 13 opera in capo alle associazioni medesime. V’è, però, spazio ad un diverso approccio a tal questione: invero, tal speciale legittimazione non può essere estesa sic et simpliciter anche a soggetti estranei al regime di cui al medesimo art. 13, ma essa non esclude di per sé sola altri tipi di legittimazione ad agire in ambito territoriale ben circoscritto. E ciò soprattutto a favore di meri comitati spontanei che si costituiscano al precipuo scopo di proteggere l'ambiente, la salute e/o la qualità della vita delle popolazioni residenti su tale circoscritto territorio, oppure di quelle articolazioni territoriali di sodalizi nazionali che svolgano in ambito locale tali compiti. Altrimenti opinando, le località e le relative popolazioni, interessate da minacce alla salute pubblica o all'ambiente in un ambito locale circoscritto, non avrebbero autonoma protezione, in caso d’inerzia delle associazioni ambientaliste espressamente legittimate per legge.

Questo Giudice ha quindi titolo per riconoscere, caso per caso, la legittimazione ad impugnare atti amministrativi incidenti sull'ambiente ad associazioni locali (indipendentemente dalla loro natura giuridica), purché perseguano statutariamente in modo non occasionale obiettivi di tutela ambientale ed abbiano un adeguato grado di rappresentatività e stabilità in un'area di afferenza ricollegabile alla zona in cui è situato il bene a fruizione collettiva che si assume leso (arg. ex Cons. St., VI, 23 maggio 2011 n. 3107; cfr. pure id., V, 22 marzo 2012 n. 1640, per le associazioni non riconosciute e sui criteri che esse devono simultaneamente soddisfare per vedersi riconosciuta la legittimazione).

La serena lettura della documentazione depositata dal Sodalizio appellante in data 19 gennaio 2012 permette al Collegio di verificare come esso possieda i requisiti in parola, ossia: a) – il perseguimento della tutela ambientale in modo non occasionale e per espressa previsione dello statuto; b) – il godimento d’un adeguato grado di rappresentatività e stabilità nell’area ricollegabile alla zona in cui si trova il bene ambientale che si presume leso. In particolare, il Sodalizio ha una capacità operativa statutaria sufficientemente stabilizzata nel territorio siciliano; persegue stabilmente i fini di tutela ambientale in via d'azione ai sensi dell’art. 2, VIII per. dello statuto sociale; effettua studi e ricerche sui reperti d’arte e di cultura, nonché su molteplici aspetti della natura in Sicilia. È appena da soggiungere che, per prevalente giurisprudenza, se già la legittimazione speciale ex art. 18 della l. 349/1986 non è limitata ai soli aspetti di tutela del danno ambientale, a più forte ragione quella generale a garanzia degli interessi diffusi, di cui testé il Collegio si sta occupando, non sconta limitazioni di sorta.

4.3. – Neppure convince l’eccezione d’inammissibilità dei ricorsi in epigrafe, sollevata dalla Provincia interventrice perché pendono alquanti appelli avverso altre statuizioni del TAR Catania sul medesimo piano paesistico. Tali cause, in particolare, proprio quelle indicate dall'interventrice e per vero proposte da altri soggetti, anche privati e su altri aspetti di tale piano, sono stati chiamati e discussi all’odierna udienza pubblica, onde sul punto nulla quaestio.

Del pari, non si procede all'invocata (dalla medesima Provincia) integrazione del contraddittorio processuale, perché questo è già completo per ciò che attiene al presente giudizio, mentre i soggetti indicati da tale P.A. sono parti nelle altre cause chiamate all’odierna udienza pubblica, sicché è superflua la loro presenza in questa sede.

5. – Nel merito, gli appelli in epigrafe sono fondati e vanno accol-ti, con contestuale rigetto delle domande del Comune appellato assorbite dal TAR e qui riproposte ai sensi dell’art. 101, c. 2, c.p.a.

6.1. – Oggetto del contendere è in primo luogo la necessità ex lege, o meno (per gli appellanti), di sottoporre a VAS il piano paesistico per cui è causa.

Per il TAR, invero, esso è un piano che, non essendo indicato tra quelli che l’art. 6, c. 4 del Dlg 152/2006 espressamente esclude, è certo «… preordinato a dettare un quadro conoscitivo e una normativa di riferimento, eminentemente conservativa dei valori paesaggistici…». Tuttavia, esso serve anche alla «… rivisitazione critica del rapporto tra pianificazione paesistica e governo del territorio…», onde riguarda la pianificazione territoriale ed incide sull’ambiente. Esso, quindi, rientra nelle definizioni ex art. 6, c. 1 del Dlg 152/2006 ed art. 3, § 2, lett. a) della dir. n. 2001/42/CE e, come tale, non può presindere dalla previa VAS secondo quanto così impongono il considerato n. 14) e l’ art. 4, § 1 della direttiva, a pena di svuotarne di senso lo scopo.
Ora, non dura fatica il Collegio ad intendere la VAS, nella sua de-finizione posta dalla dir. n. 42/2001/CE, come volta a garantire che gli effetti sull'ambiente di determinati piani e programmi siano consi-derati durante l'elaborazione e prima dell'adozione degli stessi. Tanto al fine d’anticipare nella fase di pianificazione e programmazione quella valutazione di compatibilità ambientale che, se effettuata, come avviene per la VIA, sulle singole realizzazioni progettuali, non consentirebbe di compiere un'effettiva valutazione comparativa. In senso simile s'esprime la deliberazione della Giunta regionale siciliana 10 giugno 2009 n. 200 che, in applicazione dell’art. 59, c. 1 della l. reg. Sic. 14 maggio 2009 n. 6, fissa il modello metodologico procedurale per la VAS di piani e programmi nella Regione siciliana, all’uopo replicando tal quale l’art. 6 del Dlg 152/2006.

La VAS, a differenza della VIA che interviene per progetti singoli e puntiformi, ai sensi dell’art. 4, c. 3, II per. del Dlg 152/2006 attiene invece al momento programmatorio, p. es., del territorio. Sicché la sua eventuale mancanza o il differimento dell’accertamento di compatibilità solo alla fase attuativa toglierebbero al soggetto pro-grammatore la possibilità in concreto di disporre di soluzioni alternative per la localizzazione degli insediamenti e, in generale, per stabilire, nella prospettiva dello sviluppo sostenibile (art. 4, c. 4, lett. a), le modalità di utilizzazione (tanto per restare nel predetto esempio) del territorio.
Reputa nondimeno il Collegio che la sentenza appellata muova da un fraintendimento di fondo proprio sul senso delle norme regolatrici della VAS, applicata al piano paesistico de quo, più che sulla funzione di essa, come testé brevemente descritta.

6.2. – In particolare —e già solo a volersi soffermare sul solo da-to testuale—, l’art. 6, c. 1 del Dlg 152/2006 stabilisce che la VAS «… riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale…».
Quest’ultimo va inteso, in base alla specifica regola di cui al pre-cedente art. 5, c. 1, lett. d), come «…l'insieme costituito dai beni cul-turali e dai beni paesaggistici in conformità al disposto di cui all'articolo 2, comma 1…» del Dlg 22 gennaio 2004 n. 42. Detta disposizione indica che il patrimonio de quo è costituito, oltre che dai beni culturali propriamente detti, anche dai beni paesaggistici, ossia dagli «… immobili e le aree indicati all'articolo 134, costi-tuenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio…», ossia gli immobili ed aree di notevole interesse pubblico ex art. 136 e le aree protette ex lege di cui al successivo art. 142.

Dal canto suo, il combinato disposto degli artt. 135 e 143 del me-desimo decreto n. 42, fissa le regole ed il contenuto essenziale dei piani paesistici e, in particolare, la ricognizione del territorio oggetto di pianificazione (mediante l'analisi delle sue caratteristiche paesaggistiche, impresse da natura, storia e loro interrelazioni) e degli immobili ed aree di notevole interesse pubblico e delle aree protette. In particolare, l’art. 135, c. 1 fa riferimento alla necessità d’assicurare che «… tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono…». La norma esprime una complessiva esigenza di conoscenza e di articolate modalità di gestione del territorio nella sua ineludibile correlazione con il paesaggio (arg. ex Cons. St., VI, 30 dicembre 2001 n. 7004).

Essa, però, non comporta necessariamente l'assoggettamento a re-gime vincolistico di tutto il territorio, come risulta chiaramente dal-l'art. 143. In virtù di quest’ultimo, la ricognizione del territorio è il presupposto per gli interventi differenziati, per aree e modalità d’azione amministrativa, inclusa la disciplina atta ad assicurare altresì lo sviluppo sostenibile delle aree interessate mercè la trasformazione del territorio stesso. L’art. 143 quindi disciplina, quale metodo della tutela, l’analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio per individuarne i fattori di rischio e gli elementi di vulnerabilità del paesaggio, l'individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione di aree molto compromesse o degradate e di quelli di valorizzazione compatibili con le esigenze della tutela e altresì l'individuazione delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di trasformazione del territorio, per appunto realizzare uno sviluppo sostenibile. Finalità del piano è quindi indicare l’insieme coordinato dei parametri di tutela e salvaguardia dei valori paesistico-ambientali delle zone d’interesse paesaggistico, conformando a sé tutti gli usi, pianificati e/o programmati, quell’uso del territorio che intercetti beni o contesti sensibili.
La norma, in ultima analisi, impone usi coerenti con lo sviluppo sostenibile che, come si vede, è lo stesso scopo cui risponde la VAS ai sensi del combinato disposto dell’art. 1 della dir. n. 2001/42/CE e del citato art. 6, c. 1 del Dlg 152/2006. E ciò a maggior ragione se si tien presente che, in virtù del richiamo del considerato n. 10) e dell’art. 3, § 2 della direttiva alle regole della dir. n. 85/337/CEE (applicabile ratione temporis alla vicenda in esame) in tema d’impatto ambientale, a questi ultimi fini pure il patrimonio culturale è oggetto di tutela diretta, ai fini VIA, dalla normativa comunitaria.

Da ciò discende che il piano paesistico, pur senza dubbio essendo uno strumento di programmazione, non soggiace a VAS, non perché sia, o non, fuori dal campo di applicazione della relativa disciplina, ma solo perché esso fissa il parametro di validità e di validazione di tutti i piani e programmi che devono esser sottoposti alla VAS stessa, essendo a loro volta obbligati dalla legge a proporre soluzioni di sviluppo sostenibile a salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale.
Non a caso, già da tempo era jus receptum come il contenuto degli strumenti urbanistici fosse conformato dai vincoli paesaggistici indicati nel relativo piano, donde l’illegittimità d’ogni assetto del territorio che risultasse incompatibile con detti vincoli. Ai piani paesistici è devoluta la funzione di dettare norme minime, non derogabili da ogni vicenda di gestione del territorio di qualsiasi livello, a salvaguardia dei beni vincolati e con riferimento a qualsiasi attività umana pur diversa da quella puramente urbanistico-edilizia. Oggidì l’art. 145, c. 3 prevede espressamente che le previsioni dei piani paesaggistici ex artt. 143 e 156 «… non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici..., sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente (colà) contenute…, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell'adeguamento degli strumenti urbanistici e sono...vincolanti per gli interventi settoriali …».
Ai fini della tutela essenziale di tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici prevalgono sul quelle contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale, previsti dalle normative di settore, compresi quelli degli enti gestori di aree pro-tette.
Se ciò ha un senso, recte un significato giuridico cogente e concreto, allora le norme di piano non sono soltanto il metro per la valutazione e per la conformazione dei piani e programmi di governo del territorio e delle relative attività d’esecuzione, come ben evincesi, d’altro canto, proprio dagli artt. 146 e ss. del Dlg 42/2004, sulla vigilanza ed i controlli per le vicende inerenti ai beni culturali e del paesaggio. Esse costituiscono altresì, perché lo dice l’art. 143, c. 1, lett. g) e h), il metodo per l’individuazione sia degli interventi (di competenza operativa comunque altrui) di recupero e riqualificazione delle aree compromesse o degradate, sia delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di trasformazione del territorio per lo sviluppo sostenibile delle aree coinvolte.

6.3. – Pertanto, le norme di piano di per sé sole non servono, quand'anche abbiano contenuti ulteriori a quelli minimi posti dall’art. 143, c. 1, a porre regole esecutive dirette di gestione territoriale.

Né va sottaciuto come ogni successivo intervento o programmatorio, o esecutivo soggiaccia pur sempre sia al controllo di compatibilità paesaggistica, sia alla ex lege equiordinata valutazione, a seconda dei contesti, ambientale strategica o d’impatto ambientale, sì da integrarne le tutele. È solo da soggiungere a tal ultimo riguardo che, in base alle competenze esclusive ex art. 14 dello Statuto, la Regione siciliana è abilitata a procedere in via autonoma alla redazione dei piani paesistici con contenuto di tutela ambientale ai sensi del ripetuto art. 143, c. 2, I per., così risolvendo in radice ogni questione sulla tutela congiunta di tutti i valori sottesi all’art. 9 Cost.

Il TAR sostiene il contrario, partendo dalla, per vero più enfatica che sostanziosa, affermazione della relazione tecnica del piano stesso, secondo cui questo è imperniato sulla «…rivisitazione critica del rapporto tra pianificazione paesistica e governo del territorio…».
Mancano nondimeno, nell’appellata sentenza ed oltre tal passag-gio, elementi probanti da cui inferire la significativa incidenza del piano impugnato sull’ambiente, sì da doverlo sottoporre sicuramente alla VAS. A parte ciò, in realtà la chiave di lettura di tale frase va ricercata nell’art. 135, c. 4 del Dlg 42/2004. Invero, all’uopo tale disposizione dà facoltà al piano d’individuare le «…linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilità con i diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO…». Tanto non volendo considerare che il piano in sé, ma anche tal norma da sola non sono suscettibili d’esaurire interamente ogni verifica di garanzia dell'interesse paesaggistico —la quale, per forza di cose, va implementata in sede di controllo sul progetto singolo o sul piano territoriale—, né si risolve in una meccanica e mera verifica di corrispondenza tra questi ed i principi di tutela (arg. ex Cons. St., VI, 18 gennaio 2012 n. 173), sicché questi costituiscono le linee-guida per gli apprezzamenti di tipo qualitativo e riferiti ai valori tutelati con il vincolo.

Dal che l’impossibilità di dedurre dalla predetta frase un senso più che solo programmatorio di piani o interventi altrui sul territorio, qualora intercettino tali valori tutelati e per il cui governo occorre metter in campo gli accertamenti qualitativi di compatibilità e ambientale e paesaggistica.

6.4. – Ma quand’anche si volesse accedere alla tesi propugnata dal Giudice di prime cure, rettamente gli appellanti ne contestano la soggezione ineluttabile ed in ogni caso del piano impugnato a VAS.

Ora, non è qui in discussione il concetto, chiaro in giurisprudenza, che i piani paesaggistici regionali, ben lungi dal limitarsi ad una funzione solo ricognitiva dei beni paesaggistici individuati ex lege, adempiono un ruolo autonomo d’individuazione dei beni stessi, sì da poter direttamente qualificare come beni paesaggistici aree ulteriori rispetto a quelle dichiarate tali in via amministrativa o ex lege, purché con un valore specifico da tutelare (cfr., da ultimo, Cons. St., IV, 16 aprile 2012 n. 2188). Né sfugge al Collegio di riconoscere come i piani paesistici abbiano assunto nel tempo una portata territoriale e qualitativa via via più ampia.
Come s’è visto, la legge ha affidato ad essi il compito di dettare una specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale si tutto il territorio coinvolto e per mezzo d’una pluralità di strumenti di tutela, sì da pervenire ad una protezione combinata e congiunta d’ogni aspetto del territorio e ciascuno per le proprie essenza e specificità. Il Dlg 42/2004 ha portato a compimento tal processo di metodi della regolazione, che trovarono il primo punto di coagulo negli artt. 1 e 1-bis del DL 27 giugno 1985 n. 312 (convertito, con modificazioni, dalla l. l. 8 agosto 1985 n. 431). Già in queste norme della c.d. “legge Galasso” si vede il superamento d'ogni pregressa equivalenza tra paesaggio e bellezze naturali, nonché l'affermarsi d’una più compiuta e totalizzante nozione di paesaggio, inteso sia come forma del paese (creato dall'azione cosciente e sistematica della comunità che vi è insediata: «ambiente costruito»), sia come ambiente naturale. Con il Codice del 2004 la tutela del paesaggio ha assunto una portata generale e comunque una decisiva prevalenza di valore rispetto alla pianificazione urbanistica, sull’intero territorio, venendo quindi a disciplinare anche immobili non soggetti a vincolo paesaggistico. Tanto, com’è noto, anche in osservanza degli impegni assunti dalla Repubblica con la convenzione europea del paesaggio (conclusa a Firenze il 20 ottobre 2000 ed entrata in vigore in Italia nel settembre 2006).
Se questo è vero, è parimenti indubbio il permanere, nell'ordina-mento positivo (art. 135, c. 1, I per. del Dlg 42/2004) della distinzione tra piani paesaggistici “meri” (ossia quelli un tempo regolati dall’art. 5 della l. 29 giugno 1939 n. 1497 e dagli artt. 23 e 24 del RD 3 giugno 1940 n. 357) e piani urbanistico-territoriali, che si suole assimilare ai «piani territoriali di coordinamento» previsti dall'art. 5 della l. 17 agosto 1942 n. 1150 (l. urb.).

Ebbene, non avrebbero potuto il Comune di Ragusa, nel suo ricorso introduttivo, né tampoco il Giudice di prime cure prescindere da tal distinzione, o dal contenuto del piano impugnato in quella sede, al fine di verificarne in che cosa mai incidesse sul territorio a guisa di vero e proprio piano urbanistico e compromettesse valori ambientali.

Per meglio dire, il ricorso di primo grado (cfr. il VI motivo, pagg. 18/22) censura il contenuto di alcuni articoli delle NTA del piano, sotto il profilo della grave contraddittorietà e dell’illogicità del relativo contenuto. Nondimeno, tali contestate prescrizioni fissano stringenti regole non sulla costruzione, ma sui limiti di compatibilità di talune strutture agricole a forte impatto in aree sensibili, secondo valutazioni tecnico-discrezionali non manifestamente arbitrarie o irrazionali. In tal senso, d’altronde, il TAR s’è pronunziato in termini sfavorevoli alla tesi del Comune appellato. A parte ciò, più in generale è noto (cfr., per tutti, Cons. St., VI, 12 gennaio 2011 n. 110) che già il tipo di prescrizione proprio di un piano paesistico è assai differente dal contenuto d’ uno strumento urbanistico, essendo volto non già al dimensionamento dei nuovi interventi, quanto alla valutazione ex ante della loro tipologia ed incidenza qualitativa. Sicché le predette doglianze, sebbene per vero inducano l’attività costruttiva nel settore agricolo alla deconcentrazione delle strutture dalle aree sensibili, non colgono nel segno né in sé nel senso che non dimostrano l’evidente irrazionalità, ma anzi appalesano un metodo rigoroso e dinamico di tutela dell’ambiente e del paesaggio (soprattutto in caso di dismissione di colture agricole, ecc.), né quale sintomo dello straripamento del contenuto del piano dal senso dell’art. 143 del Dlg 42/2004. Se, quindi, il piano paesistico-territoriale ha solo (ovviamente, nel senso spiegato dianzi) una funzione conservativa degli ambienti reputati meritevoli di tutela, a più forte ragione ciò si riscontra in quelli che riepilogano, organizzano e chiariscono i vincoli finora esistenti nel territorio considerato.

Non spetta al Collegio, non essendo argomento dedotto in ap-pello, discettare sull’avviso dell’Assessorato regionale territorio ed ambiente, nel parere prot. 22864 del 1° aprile 2010 reso nei confronti dell'Assessorato ai bb.cc., in ordine alla soggezione a VAS di quelle parti d’ un piano paesistico-territoriale che abbia eventualmente aspetti urbanistici. Ciò che rileva, invece e così condividendo l’avviso degli appellanti e dello stesso Assessorato, è che un piano privo di tal contenuto non è assoggettato a VAS, perché non determina alcun impatto sull’ ambiente (anzi, lo protegge).

Del pari, va condiviso il parere dell’Ufficio legislativo e legale della Regione, racchiuso nella nota prot. n. 1827.195.11.2009 del 21 gennaio 2010, pagg. 9 e ss. (in atti). L’Uffico parte dalla disamina dell'art. 6, commi 1 e 2 del Dlg 152/2006 e, con molta lealtà, si mostra consapevole della prassi esistente in altre Regioni circa la soggezione a VAS dei piani paesistici. Nondimeno, afferma che questi ultimi hanno una fisionomia del tutto differente da ogni strumento urbanistico e, quindi, il loro contenuto serve a garantire, non ad alterare gli equilibri ambientali della zona considerata. Il predetto parere afferma perciò un principio di diritto, propugnato peraltro dagli appellanti, per cui i piani de quibus, non abilitando alla realizzazione di progetti nel territorio, non rientrano nel campo di applicazione della VAS, nel senso spiegato dal Collegio nei paragrafi di cui sopra.

6.5. – Inoltre, non basta predicare la sicura assoggettabilità tout court del piano paesistico a VAS, in base al mero dato testuale, il quale, d'altronde, si riferisce agli impatti significativi, tali anzitutto essendo quelli determinati da piani e programmi che, nei settori indicati dall'art. 3, § 1) della dir. n. 2001/42/CE, intervengano per la realizzazione di progetti elencati negli allegati II, III e IV del Dlg 152/2006.
In questi casi e per i piani ed i programmi che gli Stati membri in-dividuano bisognosi di VAS (cfr. art. 6, c. 3-bis del Dlg 152/2006), a tutto concedere ed ai sensi dell’art. 6, c. 1, in tanto la soggezione a VAS si verificherà, in quanto tale piano attinga la soglia dell’impatto significativo sull'ambiente, cosa, questa, di cui la sentenza appellante non fa cenno.
Né si può aggirare tal ostacolo logico-argomentativo grazie solo al riferimento, che la sentenza compie, alla definizione d’impatto ambientale di cui al precedente art. 5, c. 1, lett. c) e, in particolare, all'alterazione positiva dell'ambiente. Si deve concordare con la tesi degli appellanti secondo la quale la norma si riferisce, in base alla serena sua lettura e nell’uso quasi incalzante degli aggettivi del sostantivo «alterazione». Se, quindi, la norma associa all’impatto ambientale il concetto di «alterazione» (ossia quello dell’altro da sé, dell’alterità degenerata, della modificazione, del turbamento), allora sfugge la ragione della necessità della VAS nei casi, quali quelli indicati dal piano paesistico, di modificazioni sì, ma positive, anzi d’elevazione del livello, singolo e/o complessivo, della protezione ambientale. A ben vedere, l’alterazione positiva ha un significato diverso da quello accolto dal TAR: essa non corrisponde alla cennata vicenda di miglioramento della tutela o di più rigorosa salvaguardia dei valori ambientali, ma vuol indicare le condotte commissive attive il cui effetto è pur sempre pregiudizievole nei riguardi di questi ul-timi.

7. – Il Comune appellato, che non ha proposto impugnazione incidentale autonoma sul rigetto del VI motivo del ricorso di primo grado, replica in questa sede le doglianze assorbite dal TAR.

Ebbene, quanto alla dedotta violazione dell’art. 2 della l. reg. Sic. 15 maggio 2000 n. 10 ed incompetenza, la questione è del tutto spe-ciosa. Invero, la competenza ad adottare il piano de quo è dell'Asses-sore del ramo, chiarissima essendo sul punto la norma, la quale lascia sì ai dirigenti l’emanazione dei provvedimenti ad efficacia verso terzi, ma non anche degli atti generali ed a contenuto pianificatorio. Sicché l’apposizione della sottoscrizione dei dirigenti di settore, in calce al decreto d’adozione, del piano è vicenda in sé inidonea a modificare l' assetto delle attribuzioni poste al riguardo dalla legge, o ad ingenerare confusioni sull’effettiva imputazione soggettiva dell’atto, che è peraltro facilmente evincibile dal contesto di quest’ultimo.
Neppure convince la pretesa violazione degli artt. 139 e 144 del Dlg 42/2004 e delle regole di pubblicità.
Ora, la Regione siciliana non ha tuttora disciplinato, come prescrive il medesimo art. 144, c. 1, II per., mediante apposite norme di legge i procedimenti di pianificazione paesaggistica, se del caso anche con forme ulteriori di partecipazione, informazione e comunicazione. Pertanto, fino a quel momento, restano tuttora in vigore le norme ex artt. 23 e 24 del citato RD 1357/1940 come specificamente impone l’art. 158 del Dlg 42/2004, integrate, ai fini partecipativi, dalle norme generali della l. 7 agosto 1990 n. 241. È soltanto da precisare che siffatta partecipazione, con la relativa pubblicità, in assenza del definitivo recepimento in Sicilia del citato art. 144, s’invera nelle forme ordinarie del RD 1357/1940 e della l. 241/1990 e senza che ciò trasmuti in qualsivoglia forma di codecisione con i soggetti coinvolti, nei limiti posti dalla stessa Regione con il decreto assessorile n. 5820 dell’8 maggio 2002. Il criterio di sufficienza della partecipazione va quindi valutato in con-creto, ossia in relazione sia alla concertazione istituzionale di cui all’art. 5, c. 5 del D.A. 5820/2002, sia alle occasioni effettive in cui i soggetti medesimi abbiano potuto manifestare il proprio avviso alla P.A. procedente. La mancanza dell’art. 144, nella specie e ben lungi dal trasformare ciò in un error in procedendo, ha indotto anzi l'Assessorato, mutuando all’uopo la procedura dall’art. 139 per la dichiarazione di notevole interesse, ad assicurare un adeguato coinvolgimento concertativo (non codecisorio, è ovvio) dei soggetti stessi attraverso la duplice fase della previa adozione e della definitiva approvazione del piano a seguito degli avvisi espressi da questi ultimi.
Il Comune appellato se ne duole, ma non dimostra quale procedura alternativa all’art. 144 sarebbe potuta esser più congrua, né tampoco in che cosa si sia sostanziato il mancato apporto partecipativo a causa di quella adoperata dell’Assessorato.
Il Comune contesta poi la scala cartografica (1:50.000) scelta dall’ Assessorato medesimo per la redazione delle carte allegate al piano. Il Comune ritiene, perché troppo elevata, inidonea la scala adottata dall’ Assessorato a garantire l’esatta rappresentazione e delimitazione dei beni, specialmente dove ricada la linea di confine tra le aree interessate dai vari livelli di tutela ed al riguardo colorate in modo differente. In realtà, il Comune si riferisce alle sole tavole generali, afferenti al piano adottato, per cui, in sede d’approvazione di questo, si potrà avere una cartografia che, con maggior dettaglio, rappresenti più in particolare (ossia, con una più immediatamente percepibile indicazione, rispetto ai limiti delle particelle coinvolte) l’andamento delle linee di confine tra le aree stesse.
Infine, lamenta il Comune appellato che l’effetto conformativo del piano impugnato, per quanto concerne l’area di massima protezione, si riverberi con un vincolo d’inedificabilità (art. 20 delle NTA) sulle zone E (rurali) di PRG, per le quali la legge ammette invece la realizzabilità di case rurali case rurali ed insediamenti produttivi sul fondo. Il motivo è malamente riproposto, perché non indica a quali norme legislative regionali si faccia riferimento, tant’è che quest’ultimo s’evince solo dalla lettura del ricorso di primo grado, che riguarda appunto la violazione dell’art. 22 della l.r. 27 dicembre 1978 n. 71 e dell’art. 15 della l. r. 12 giugno 1976 n. 78. Ebbene, quanto al primo aspetto, l'effetto conformativo del piano prevale ex lege su ogni diversa previsione degli strumenti urbanistici, mentre gli insediamenti indicati nel citato art. 22, il cui regime è già in sé molto rigoroso, vanno valutati in base al precedente art. 1, lett. c), cioè nel senso che la loro ammissibilità è legittimamente subordinata alla valorizzazione ed alla salvaguardia del patrimonio naturale e dell’ambiente. In ordine, poi, al secondo aspetto, è solo da rammentare che il piano fissa, con volizione della Regione che ne fa pieno recepimento, l’ampiezza dell’area di protezione della fascia costiera in perfetta coerenza con l’art. 142, c. 1, lett. A) del Dlg 42/2004.

8. – In definitiva, gli appelli qui riuniti vanno accolti, ma la com-plessità della controversia e giusti motivi suggeriscono la compensa-zione integrale, tra tutte le parti, delle spese del presente giudizio

P. Q. M.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando e previa loro riu-nione, accoglie gli appelli in epigrafe e, in parziale riforma della sen-tenza impugnata, rigetta integralmente il ricorso di primo grado, pro-posto dal Comune di Ragusa.
Spese compensate.
Ordina all'Autorità amministrativa d’eseguire la presente sentenza. 
Così deciso in Palermo il 7 marzo 2012 dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, in camera di consiglio, con l'intervento dei Signori: Paolo Turco, Presi-dente, Antonino Anastasi, Silvestro Maria Russo (est.), Giuseppe Mi-neo, Alessandro Corbino, Componenti.

F.to Paolo Turco, Presidente

F.to Silvestro Maria Russo, Estensore

Depositata in Segreteria
27 settembre 2012

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA ISOLA DELLE FEMMINE SEDE DI UN SITO DELLA ITALCEMENTI













TITOLO III-BIS LAUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

Dispositivo dell'art. 29 quater Codice dell'Ambiente



1. Per gli impianti di competenza statale la domanda è presentata all'autorità competente per mezzo di procedure telematiche, con il formato e le modalità stabiliti con il decreto di cui all'articolo 29-duodecies, comma 2.



2. L'autorità competente individua gli uffici presso i quali sono depositati i documenti e gli atti inerenti il procedimento, al fine della consultazione del pubblico.



3. L'autorità competente, entro trenta giorni dal ricevimento della domanda ovvero, in caso di riesame ai sensi dell'articolo 29-octies, comma 4, contestualmente all'avvio del relativo procedimento, comunica al gestore la data di avvio del procedimento ai sensi dell'art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e la sede degli uffici di cui al comma 2. Entro il termine di quindici giorni dalla data di ricevimento della comunicazione il gestore provvede a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel caso di progetti che ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, di un annuncio contenente l'indicazione della localizzazione dell'impianto e del proprio nominativo, nonchè gli uffici individuati ai sensi del comma 2 ove è possibile prendere visione degli atti e trasmettere le osservazioni. Tali forme di pubblicità tengono luogo delle comunicazioni di cui all'articolo 7 ed ai commi 3 e 4 dell'articolo 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Le informazioni pubblicate dal gestore ai sensi del presente comma sono altresì pubblicate dall'autorità competente nel proprio sito web. E' in ogni caso garantita l'unicità della pubblicazione per gli impianti di cui al titolo III della parte seconda del presente decreto.



4. Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dell'annuncio di cui al comma     3, i soggetti interessati possono presentare in forma scritta, all'autorità         competente, osservazioni sulla domanda.

5. La convocazione da parte dell'autorità competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, di apposita conferenza di servizi, alla quale sono invitate le amministrazioni competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di competenza statale, i Ministeri dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali, della salute e dello sviluppo economico, oltre al soggetto richiedente l'autorizzazione, ha luogo ai sensi degli articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.



7. Nell'ambito della Conferenza dei servizi di cui al comma 5, vengono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, nonchè il parere dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per gli impianti di competenza statale o delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente per quanto riguarda il monitoraggio ed il controllo degli impianti e delle emissioni nell'ambiente. In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al presente titolo, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, può chiedere all'autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l'autorizzazione rilasciata, ai sensi dell'articolo 29-octies.



8. Nell'ambito della Conferenza dei servizi, l'autorità competente può richiedere integrazioni alla documentazione, anche al fine di valutare la applicabilità di specifiche misure alternative o aggiuntive, indicando il termine massimo non superiore a novanta giorni per la presentazione della documentazione integrativa. In tal caso, il termine di cui al comma 9 resta sospeso fino alla presentazione della documentazione integrativa.



9. Salvo quanto diversamente concordato, la Conferenza dei servizi di cui al comma 5 deve concludersi entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine previsto dal comma 4 per la presentazione delle osservazioni.

10. L'autorità competente esprime le proprie determinazioni sulla domanda di autorizzazione integrata ambientale comunque entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, ovvero, nel caso di cui al comma 8, entro centottanta giorni dalla presentazione della domanda. La tutela avverso il silenzio dell'Amministrazione è disciplinata dalle disposizioni generali del processo amministrativo.

11. Le autorizzazioni integrate ambientali, rilasciate ai sensi del presente decreto, sostituiscono ad ogni effetto le autorizzazioni riportate nell'elenco dell'allegato IX, secondo le modalità e gli effetti previsti dalle relative norme settoriali. In particolare le autorizzazioni integrate ambientali sostituiscono la comunicazione di cui all'articolo 216, ferma restando la possibilità di utilizzare successivamente le procedure semplificate previste dal capo V.

12. Ogni autorizzazione integrata ambientale deve includere le modalità previste dal presente decreto per la protezione dell'ambiente, nonchè l'indicazione delle autorizzazioni sostituite.

13. Copia dell'autorizzazione integrata ambientale e di qualsiasi suo successivo aggiornamento, è messa a disposizione del pubblico, presso l'ufficio di cui al comma 2. Presso il medesimo ufficio sono inoltre rese disponibili informazioni relative alla partecipazione del pubblico al procedimento. 

14. L'autorità competente può sottrarre all'accesso le informazioni, in particolare quelle relative agli impianti militari di produzione di esplosivi di cui al punto 4.6 dell'allegato VIII, qualora ciò si renda necessario per l'esigenza di salvaguardare ai sensi dell'articolo 24, comma 6, lettera a), della legge 7 agosto 1990, n. 241, e relative norme di attuazione, la sicurezza pubblica o la difesa nazionale. L'autorità competente può inoltre sottrarre all'accesso informazioni non riguardanti le emissioni dell'impianto nell'ambiente, per ragioni di tutela della proprietà intellettuale o di riservatezza industriale, commerciale o personale.

15. In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell'impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto, possono essere conclusi, d'intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, specifici accordi, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l'armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. In tali casi l'autorità competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 12, assicura il necessario coordinamento tra l'attuazione dell'accordo e la procedura di rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale. Nei casi disciplinati dal presente comma i termini di cui al comma 10 sono raddoppiati.




Articolo 29-quater Procedura per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale

1.  Per gli impianti di competenza statale la domanda e’ presentata
all’autorita’ competente per mezzo di procedure telematiche, con il
formato e le modalita’ stabiliti con il decreto di cui all’articolo
29-duodecies, comma 2.

2.  L’autorita’ competente individua gli uffici presso i quali sono
depositati i documenti e gli atti inerenti il procedimento, al fine
della consultazione del pubblico.

3.  L’autorita’ competente, entro trenta giorni dal ricevimento
della domanda ovvero, in caso di  riesame ai sensi dell’articolo
29-octies, comma 4, contestualmente all’avvio del relativo
procedimento, comunica al gestore la data di avvio del procedimento
ai sensi dell’art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e la sede
degli uffici  di cui al comma 2. Entro il termine di quindici giorni
dalla data di ricevimento della comunicazione il gestore provvede a
sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione
provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel caso di
progetti che ricadono nell’ambito della competenza dello Stato, di un
annuncio contenente l’indicazione della localizzazione dell’impianto
e del proprio nominativo, nonche’ gli uffici individuati ai sensi del
comma 2 ove e’ possibile prendere visione degli atti e trasmettere le
osservazioni. Tali forme di pubblicita’ tengono luogo delle
comunicazioni di cui all’articolo 7 ed ai commi 3 e 4 dell’articolo 8
della legge 7 agosto 1990, n. 241. Le informazioni pubblicate dal
gestore ai sensi del presente comma sono altresi’ pubblicate
dall’autorita’ competente nel proprio sito web. E’ in ogni caso
garantita l’unicita’ della pubblicazione per gli impianti di cui al
titolo III della parte seconda del presente decreto.

4.  Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dell’annuncio di
cui al comma 3, i soggetti interessati possono presentare in forma
scritta, all’autorita’ competente, osservazioni sulla domanda.

5.  La convocazione da parte dell’autorita’ competente, ai fini del
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, di apposita
conferenza di servizi, alla quale sono invitate le amministrazioni
competenti in materia ambientale e comunque, nel caso di impianti di        
competenza statale, i Ministeri dell’interno, del lavoro e delle
politiche sociali, della salute e dello sviluppo economico, oltre al
soggetto richiedente l’autorizzazione, ha luogo ai sensi degli
articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.

7.  Nell’ambito della Conferenza dei servizi di cui al comma 5,
vengono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli
216 e 217 del regio decreto  27 luglio 1934, n. 1265, nonche’ il
parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca
Ambientale per gli impianti di competenza statale o delle Agenzie
regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente per quanto
riguarda  il monitoraggio ed il controllo degli impianti e delle
emissioni nell’ambiente. In presenza di circostanze intervenute
successivamente al rilascio dell’autorizzazione di cui al presente
titolo, il sindaco, qualora lo  ritenga necessario nell’interesse
della salute pubblica, puo’ chiedere all’autorita’ competente di
verificare la necessita’ di riesaminare l’autorizzazione rilasciata,
ai sensi dell’articolo 29-octies.

8.  Nell’ambito della Conferenza dei servizi, l’autorita’ competente
puo’ richiedere integrazioni alla documentazione, anche al fine di valutare la applicabilita’ di specifiche misure alternative o aggiuntive, indicando il termine massimo non superiore a novanta giorni per la presentazione della documentazione integrativa. In tal  caso, il termine di cui al comma 9 resta sospeso fino alla  presentazione della documentazione integrativa.

9.  Salvo quanto diversamente concordato, la Conferenza dei servizi
di cui al comma 5 deve concludersi entro sessanta giorni dalla data
di scadenza del termine previsto dal comma 4 per la presentazione
delle osservazioni.

10.L’autorita’ competente esprime le proprie determinazioni sulla
domanda di autorizzazione integrata ambientale comunque entro
centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, ovvero, nel
caso di cui al comma 8, entro centottanta giorni dalla presentazione
della domanda. La tutela avverso il silenzio dell’Amministrazione e’
disciplinata dalle disposizioni generali del processo amministrativo.

11.Le autorizzazioni integrate ambientali, rilasciate ai sensi del
presente decreto, sostituiscono ad ogni effetto le autorizzazioni
riportate nell’elenco dell’allegato IX, secondo le modalita’ e gli
effetti previsti dalle relative norme settoriali. In particolare le
autorizzazioni integrate ambientali sostituiscono la comunicazione di
cui all’articolo 216, ferma restando la possibilita’ di utilizzare
successivamente le procedure semplificate previste dal capo V.

12.Ogni autorizzazione integrata ambientale deve includere le
modalita’ previste dal presente decreto per la protezione
dell’ambiente, nonche’ l’indicazione delle autorizzazioni sostituite.

13.Copia dell’autorizzazione integrata ambientale e di qualsiasi
suo successivo aggiornamento, e’ messa a disposizione del pubblico,
presso l’ufficio di cui al comma 2. Presso il medesimo ufficio sono
inoltre rese disponibili informazioni relative alla partecipazione
del pubblico al procedimento.

14.L’autorita’ competente puo’ sottrarre all’accesso le
informazioni, in particolare quelle relative agli impianti militari
di produzione di esplosivi di cui al punto 4.6 dell’allegato VIII,
qualora cio’ si renda necessario per l’esigenza di salvaguardare ai
sensi dell’articolo 24, comma 6, lettera a), della legge 7 agosto
1990, n. 241, e relative norme di attuazione, la sicurezza pubblica o
la difesa nazionale. L’autorita’ competente puo’ inoltre sottrarre
all’accesso informazioni non riguardanti le emissioni dell’impianto
nell’ambiente, per ragioni di tutela della proprieta’ intellettuale o
di riservatezza industriale, commerciale o personale.

15.In  considerazione del particolare e rilevante impatto
ambientale, della complessita’ e del preminente interesse nazionale
dell’impianto, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto,
possono essere conclusi, d’intesa tra lo Stato, le regioni, le
province e i comuni territorialmente competenti e i gestori,
specifici accordi, al fine di garantire, in conformita’ con gli
interessi fondamentali della collettivita’, l’armonizzazione tra lo
sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del
territorio e le strategie aziendali. In tali casi l’autorita’
competente, fatto comunque salvo quanto previsto al comma 12,
assicura il necessario coordinamento tra l’attuazione dell’accordo e
la  procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale. 
Nei casi disciplinati dal presente comma i termini di cui al comma
sono raddoppiati.))

Articolo 29-quinquies ((Indirizzi per garantire l’uniforme applicazione sul territorio nazionale

1.  Con uno o piu’ decreti del Presidente della Repubblica, su
proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e del
lavoro, della salute e delle politiche sociali e d’intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, possono essere emanati
indirizzi per garantire l’uniforme applicazione delle disposizioni
del presente titolo da parte delle autorita’ competenti.))

Articolo 29-sexies Autorizzazione integrata ambientale

1.  L’autorizzazione integrata ambientale rilasciata ai sensi del
presente decreto deve includere tutte le misure necessarie per
soddisfare i requisiti di cui agli articoli 6, comma 15, e
29-septies, al fine di conseguire un livello elevato di protezione
dell’ambiente nel suo complesso. L’autorizzazione integrata
ambientale di attivita’ regolamentate dal decreto legislativo 4
aprile 2006, n. 216, contiene valori limite per le emissioni dirette
di gas serra, di cui all’allegato B del medesimo decreto, solo quando
cio’ risulti indispensabile per evitare un rilevante inquinamento
locale.

2.  In caso di nuovo impianto o di modifica sostanziale, se
sottoposti alla normativa in materia di valutazione d’impatto
ambientale, si applicano le disposizioni di  cui all’art. 10 del
presente decreto.

3.  L’autorizzazione integrata ambientale deve includere valori
limite di emissione fissati per le sostanze inquinanti, in
particolare quelle elencate nell’allegato X, che possono essere
emesse  dall’impianto interessato in quantita’ significativa, in
considerazione della loro natura, e delle loro potenzialita’ di
trasferimento dell’inquinamento da un elemento ambientale all’altro,
acqua, aria e suolo, nonche’ i valori limite ai sensi della vigente
normativa in materia di inquinamento acustico. I valori limite di
emissione fissati nelle autorizzazioni integrate non possono comunque
essere meno rigorosi di quelli fissati dalla normativa vigente nel
territorio in cui e’ ubicato l’impianto. Se necessario,
l’autorizzazione integrata ambientale contiene ulteriori disposizioni
che garantiscono la protezione del suolo e delle acque sotterranee,
le opportune disposizioni per la gestione dei rifiuti prodotti
dall’impianto e per la riduzione dell’inquinamento acustico. Se del
caso, i valori limite di emissione possono essere integrati o
sostituiti con parametri o misure tecniche equivalenti. Per gli
impianti di cui al punto 6.6 dell’allegato VIII, i valori limite di
emissione o i parametri o le misure tecniche equivalenti tengono
conto delle modalita’ pratiche adatte a tali categorie di impianti.

4.  Fatto salvo l’articolo 29-septies, i valori limite di emissione,
i parametri e le misure tecniche equivalenti di cui ai commi
precedenti fanno riferimento all’applicazione delle migliori tecniche
disponibili, senza l’obbligo di utilizzare una tecnica o una
tecnologia specifica, tenendo conto delle caratteristiche tecniche
dell’impianto in questione, della sua ubicazione geografica e delle
condizioni locali dell’ambiente. In tutti i casi, le condizioni di
autorizzazione prevedono disposizioni per ridurre al minimo
l’inquinamento a grande distanza o attraverso le frontiere e
garantiscono un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo
complesso.

5.  L’autorita’ competente rilascia l’autorizzazione integrata
ambientale osservando quanto specificato nell’articolo 29-bis, commi
1, 2 e 3. In mancanza delle linee guida di cui all’articolo 29-bis,
comma 1, l’autorita’ competente rilascia comunque l’autorizzazione
integrata ambientale tenendo conto di quanto previsto nell’allegato
XI.

6.  L’autorizzazione integrata ambientale contiene gli opportuni requisiti di controllo delle emissioni, che specificano, in conformita’ a quanto disposto dalla vigente normativa in materia ambientale e nel rispetto delle linee guida di cui all’articolo 29-bis, comma 1, la metodologia e la frequenza di misurazione, la relativa procedura di valutazione, nonche’ l’obbligo di comunicare all’autorita’ competente i dati necessari per verificarne la conformita’ alle condizioni di autorizzazione ambientale integrata ed all’autorita’ competente e ai comuni interessati i dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall’autorizzazione integrata ambientale. Tra i requisiti di controllo, l’autorizzazione stabilisce in particolare, nel rispetto delle linee guida di cui all’articolo 29-bis, comma 1, e del decreto di cui all’articolo 33, comma 1, le modalita’ e la frequenza dei controlli programmati di cui all’articolo 29-decies, comma 3. Per gli impianti di cui al punto 6.6 dell’allegato VIII, quanto previsto dal presente comma puo’ tenere conto dei costi e benefici. Per gli impianti di competenza statale le comunicazioni di cui al presente comma sono trasmesse per il tramite dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

7.  L’autorizzazione integrata ambientale contiene le misure relative alle condizioni diverse da quelle di normale esercizio, in particolare per le fasi di avvio e di arresto dell’impianto, per le     emissioni fuggitive, per i malfunzionamenti,  e per l’arresto definitivo dell’impianto.

8.  Per gli impianti assoggettati al decreto legislativo del 17 agosto 1999, n. 334, l’autorita’ competente ai sensi di tale decreto trasmette all’autorita’ competente per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale i provvedimenti adottati, le cui prescrizioni ai fini della sicurezza e della prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti sono riportate nella autorizzazione. In caso di decorrenza dei termine stabilito dall’articolo 29-quater, comma 10, senza che le suddette prescrizioni siano pervenute, l’autorita’ competente rilascia l’autorizzazione integrata ambientale e provvede ad integrarne il contenuto, una volta concluso il procedimento ai sensi del decreto legislativo del 17 agosto 1999, n.  334.

9.  L’autorizzazione integrata ambientale puo’ contenere altre condizioni specifiche ai fini del presente decreto, giudicate opportune dall’autorita’ competente. Le disposizioni di cui  al    successivo art. 29-nonies non si applicano alle modifiche necessarie per adeguare la funzionalita’ degli impianti alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale.))

Articolo 29-septies  Migliori tecniche disponibili e norme di qualita’ ambientale

1.  Se, a seguito di una valutazione dell’autorita’ competente, che tenga conto di tutte le emissioni coinvolte, risulta necessario applicare ad impianti,  localizzati in una determinata area, misure piu’ rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualita’ ambientale, l’autorita’ competente puo’ prescrivere nelle autorizzazioni integrate ambientali misure supplementari particolari piu’ rigorose, fatte salve le altre misure che possono essere adottate per rispettare le norme di qualita’ ambientale.

Articolo 29-octies  Rinnovo e riesame

1.  L’autorita’ competente rinnova ogni cinque anni l’autorizzazione integrata ambientale, o l’autorizzazione avente valore di autorizzazione integrata ambientale che non prevede un rinnovo periodico, confermando o aggiornando le relative condizioni, a partire dalla data di rilascio dell’autorizzazione. A tale fine, sei mesi prima della scadenza, il gestore invia all’autorita’ competente una domanda di rinnovo, corredata da una relazione contenente un aggiornamento delle informazioni di cui all’articolo 29-ter, comma 1. Alla domanda si applica quanto previsto dall’articolo 29-ter, comma

3.  L’autorita’ competente si esprime nei successivi centocinquanta giorni con la procedura prevista dall’articolo 29-quater, commi da 5 a 9. Fino alla pronuncia dell’autorita’ competente, il gestore continua l’attivita’ sulla base della precedente autorizzazione.

     2. Nel caso di un impianto che, all’atto del rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 29-    quater, risulti registrato ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, il rinnovo di cui al comma 1 e’ effettuato ogni otto anni. Se la registrazione ai sensi del predetto regolamento e’ successiva  all’autorizzazione di cui all’articolo 29-quater, il rinnovo di detta autorizzazione e’ effettuato ogni otto anni a partire dal primo successivo rinnovo.

3.  Nel caso di un impianto che, all’atto del rilascio dell’autorizzazione   di cui all’articolo 29-quater, risulti certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001, il rinnovo di cui al comma 1 e’ effettuato ogni sei anni. Se la certificazione ai sensi della predetta norma e’ successiva all’autorizzazione di cui all’articolo 29-quater, il rinnovo di detta autorizzazione e’ effettuato ogni sei anni a partire dal primo successivo rinnovo.

4.  Il riesame e’ effettuato dall’autorita’ competente, anche su proposta delle amministrazioni competenti in  materia ambientale,  comunque quando:

a)  l’inquinamento provocato dall’impianto e’ tale da rendere necessaria la revisione dei valori limite di emissione fissati nell’autorizzazione o l’inserimento in quest’ultima di nuovi valori limite;
    
b) le migliori tecniche disponibili hanno subito modifiche sostanziali, che consentono una   notevole riduzione delle emissioni  senza imporre costi eccessivi;
    
c)   la sicurezza di esercizio del processo o dell’attivita’ richiede l’impiego di altre tecniche;
    
d)   nuove disposizioni legislative comunitarie o nazionali lo esigono.

5.  In caso di rinnovo o di riesame dell’autorizzazione, l’autorita’ competente puo’ consentire deroghe temporanee ai requisiti ivi fissati ai sensi dell’articolo 29-sexies, comma 4, se un piano di ammodernamento da essa approvato assicura il rispetto di detti  requisiti entro un termine di sei mesi, e se il progetto determina  una riduzione dell’inquinamento.

6.  Per gli impianti  di cui al punto 6.6 dell’allegato VIII, il rinnovo di cui al comma 1 e’ effettuato ogni dieci anni.

Articolo 29-nonies ((Modifica degli impianti o variazione del gestore

1.  Il gestore comunica all’autorita’ competente le modifiche progettate dell’impianto, come definite dall’articolo 5, comma 1, lettera l). L’autorita’ competente, ove lo ritenga necessario, aggiorna l’autorizzazione integrata ambientale o le  relative condizioni, ovvero, se rileva che le modifiche progettate sono sostanziali ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera l-bis), ne da’ notizia al gestore entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione ai fini degli adempimenti di cui al comma 2 de presente articolo. Decorso tale termine, il gestore puo’ procedere alla realizzazione delle modifiche comunicate.


2.  Nel caso in cui le modifiche progettate, ad avviso del gestore o a seguito della comunicazione  di cui al comma 1, risultino sostanziali, il gestore invia all’autorita’    competente una nuova domanda di autorizzazione corredata da una relazione contenente un aggiornamento delle informazioni di cui all’articolo 29-ter, commi 1 e 2. Si applica quanto previsto dagli articoli 29-ter e 29-quater in  quanto compatibile.

          3.  Agli aggiornamenti delle autorizzazioni o delle relative prescrizioni di cui al comma 1 e alle autorizzazioni rilasciate ai sensi del comma 2 si applica il disposto dell’articolo 29-octies, comma 5, e dell’articolo 29-quater, comma 15.

         4. Nel caso in cui intervengano variazioni nella titolarita’ della  gestione dell’impianto, il vecchio gestore e il nuovo gestore ne  danno comunicazione entro trenta  giorni all’autorita’ competente,  anche nelle forme dell’autocertificazione.))

Articolo 29-decies  Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale


1.  Il gestore, prima di dare attuazione a quanto  previsto dall’autorizzazione integrata ambientale, ne da’ comunicazione all’autorita’ competente.((Per gli impianti localizzati in mare, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale esegue  i controlli di cui al comma 3, coordinandosi con gli uffici di vigilanza del Ministero dello sviluppo economico.

2.  A far data dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1, il gestore trasmette all’autorita’ competente e ai comuni interessati i dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall’autorizzazione integrata ambientale, secondo modalita’ e frequenze stabilite nell’autorizzazione stessa. L’autorita competente provvede a mettere tali dati a disposizione del pubblico tramite gli uffici individuati ai sensi dell’articolo 29-quater, comma 3.

3.  L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, per impianti di competenza statale, o le agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente, negli altri casi, accertano, secondo quanto previsto e programmato nell’autorizzazione  ai sensi dell’articolo 29-sexies, comma 6 e con oneri a carico del  gestore:

a)  il rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale;

b)  la regolarita’ dei controlli a carico del gestore, con particolare riferimento alla regolarita’ delle misure e dei  dispositivi di prevenzione dell’inquinamento nonche’ al rispetto dei valori limite di emissione;

c)  che  il gestore abbia ottemperato ai propri obblighi di comunicazione e in particolare che abbia informato l’autorita’  competente regolarmente e, in caso di inconvenienti o incidenti che  influiscano in modo significativo sull’ambiente, tempestivamente dei  risultati della sorveglianza delle emissioni del proprio impianto.

4.  Ferme restando le misure di controllo di cui al comma 3, l’autorita’ competente, nell’ambito delle disponibilita’ finanziarie  del proprio bilancio destinate allo scopo, puo’ disporre ispezioni straordinarie sugli impianti autorizzati ai sensi del presente decreto
.
5.  Al fine di consentire le attivita’ di cui ai commi 3 e 4, il gestore deve fornire tutta l’assistenza necessaria per lo svolgimento  di qualsiasi verifica tecnica relativa all’impianto, per prelevare  campioni e per raccogliere qualsiasi informazione necessaria ai fini del presente decreto.

6.  Gli esiti dei controlli e delle ispezioni sono comunicati all’autorita’ competente ed al gestore indicando le situazioni di  mancato rispetto delle prescrizioni di cui al comma 3, lettere a), b)e c), e proponendo le misure da adottare.

7.  Ogni organo che svolge attivita’ di vigilanza, controllo, ispezione e monitoraggio su impianti che svolgono attivita’ di cui agli allegati VIII e XII, e che abbia acquisito informazioni in materia ambientale rilevanti ai fini dell’applicazione del presente decreto, comunica tali informazioni, ivi comprese le eventuali notizie di reato, anche all’autorita’ competente.

8.  I risultati del controllo delle emissioni, richiesti dalle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale e in possesso  dell’autorita’ competente, devono essere messi a disposizione del  pubblico, tramite l’ufficio individuato all’articolo 29-quater, comma  3, nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 19 agosto  2005, n. 195. 

9.  In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, o di esercizio in assenza di autorizzazione, l’autorita’ competente procede secondo la gravita’ delle infrazioni:
a)  alla diffida, assegnando un termine entro il quale devono essere eliminate le irregolarita’;
b)  alla diffida e contestuale sospensione dell’attivita’ autorizzata per un tempo determinato, ove si’ manifestino situazioni  di pericolo per l’ambiente;
c)  alla revoca dell’autorizzazione integrata ambientale e alla chiusura dell’impianto, in caso di mancato adeguamento alle  prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni  che determinino situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente.     
10. 
         In caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie, l’autorita’ competente, ove si manifestino situazioni di pericolo o  di danno per la salute, ne da’ comunicazione al sindaco ai fini  dell’assunzione delle eventuali misure ai sensi dell’articolo 217 del  regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

11. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale esegue i controlli di cui al comma 3 anche avvalendosi delle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente territorialmente competenti, nel rispetto di quanto disposto all’articolo 03, comm 5, del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496,  convertito, con modificazioni, dalla legge 21 gennaio 1994, n. 61.

Articolo 29-undecies Inventario delle principali emissioni e loro fonti

1. I gestori  degli impianti di cui allallegato VIII trasmettono allautorita competente e al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, per il tramite dellIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, entro il 30 aprile di ogni anno, i dati caratteristici relativi alle emissioni in aria, acqua e suolo dellanno precedente.

2. Con decreto del Ministro dellambiente e della tutela del territorio e del mare, in conformita a quanto previsto dalla Commissione  europea, sentita la Conferenza unificata istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono apportate modifiche ai dati e al formato della comunicazione di cui al decreto dello stesso Ministro 23 novembre 2001, attuativo dellarticolo 10, comma 2, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372.  3. LIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale elabora i dati di cui al comma 1 e li trasmette allautoritacompetente e al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare anche per linvio alla Commissione europea.  4. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare e lIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale assicurano, nel rispetto del decreto legislativo 19 agosto 2005, n.  195, laccesso del pubblico ai dati di cui al comma 1 e alle successive elaborazioni.))

Articolo 29-duodecies Comunicazioni

1. Le autorita competenti comunicano al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, con cadenza annuale, i dati concernenti le domande ricevute, le autorizzazioni rilasciate ed i successivi aggiornamenti, dintesa con la Conferenza unificata istituita ai  sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nonche un rapporto sulle situazioni di mancato rispetto delle prescrizioni della autorizzazione integrata ambientale. 
2. Le domande relative agli impianti di competenza statale di cui allarticolo 29-quater, comma 1, i dati di cui al comma 1 del presente articolo e quelli di cui ai commi 6 e 7 dellarticolo 29-decies, sono trasmessi al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, per il tramite dellIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, secondo il formato e le modalita di cui al decreto dello stesso Ministro 7 febbraio 2007.))

Articolo 29-terdecies Scambio di informazioni

1. Le autorita competenti trasmettono al Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, per il tramite dellIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale , ogni tre anni, entro il 30 aprile, una comunicazione relativa allapplicazione del presente titolo, ed in particolare ai valori limite di emissione applicati agli impianti di cui allallegato VIII e alle migliori tecniche disponibili su cui detti valori si basano, sulla base dellapposito formulario adottato con decreto del Ministro dellambiente e della tutela del territorio e del mare del 24 luglio 2009.

2. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare predispone e invia alla Commissione europea una relazione sullattuazione della direttiva 2008/1/CE e sulla sua efficacia rispetto ad altri strumenti comunitari di protezione dellambiente, sulla base del questionario, stabilito con decisione 2006/194/UE del 2 marzo  2006 della Commissione europea, e successive modificazioni, redatto a norma degli articoli 5 e 6 della direttiva 91/692/CEE. 

3. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, di intesa con il Ministero dello sviluppo economico, con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministero della salute e con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, provvede ad assicurare la partecipazione dellItalia allo scambio di informazioni organizzato dalla Commissione europea relativamente alle migliori tecniche disponibili e al loro sviluppo, nonche alle relative prescrizioni in materia di controllo, e a rendere accessibili i risultati di tale scambio di  informazioni. Le modalita di tale partecipazione, in particolare, dovranno consentire il coinvolgimento delle autoritacompetenti in tutte le fasi ascendenti dello scambio di informazioni.  Le attivita di cui al presente comma sono svolte di intesa con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali limitatamente alle attivita di cui al punto 6.6 dellallegato VIII. 

4. Il Ministero dellambiente e della tutela del territorio e del mare, provvede a garantire la sistematica informazione del pubblico sullo stato di avanzamento dei lavori relativi allo scambio di informazioni di cui al comma 3 e adotta dintesa con la Conferenza unificata di cui allarticolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 modalita di scambio di informazioni tra le autoritacompetenti, al fine di promuovere una piu ampia conoscenza sulle migliori tecniche disponibili e sul loro sviluppo.

Articolo 29-quattuordecies Sanzioni

1. Chiunque esercita una delle attivita di cui allallegato VIII senza essere in possesso dellautorizzazione integrata ambientale o dopo che la stessa sia stata sospesa o revocata e punito con la pena dellarresto fino  ad un anno o con lammenda da 2.500 euro a 26.000 euro.

2. Salvo che il fatto costituisca piu grave reato, si applica la sola pena dellammenda da 5.000 euro a 26.000 euro nei confronti di colui che pur essendo in possesso dellautorizzazione integrata ambientale non ne osserva le prescrizioni o quelle imposte dallautorita competente.

3. Chiunque esercita una delle attivita di cui allallegato VIII dopo lordine di chiusura dellimpianto e punito con la pena dellarresto da sei mesi a due anni o con lammenda da 5.000 euro a 52.000 euro.

4. E punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 52.000 euro il gestore che omette di trasmettere allautoritacompetente la comunicazione prevista dallarticolo 29-decies, comma 1.

5. E punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 11.000 euro il gestore che omette di comunicare allautoritacompetente e ai comuni interessati i dati relativi alle misurazioni delle emissioni di cui allarticolo 29-decies, comma 2.

6. E punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 26.000 euro il gestore che, senza giustificato e documentato motivo, omette di presentare, nel termine stabilito dallautorita competente, la documentazione integrativa prevista dallarticolo 29-quater, comma 8. 

7. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente articolo non si applica il pagamento in misura ridotta di cui allarticolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689. 

8. Le sanzioni sono irrogate dal prefetto per gli impianti di competenza statale e dallautorita competente per gli altri impianti.

9. Le somme derivanti dai proventi delle sanzioni amministrative previste dal presente articolo sono versate allentrata dei bilanci delle autorita competenti.


10. Per gli impianti rientranti nel campo di applicazione del presente titolo, dalla data di rilascio dellautorizzazione integrata ambientale, non si applicano le sanzioni, previste da norme di settore, relative a fattispecie oggetto del presente articolo

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