CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



martedì 11 settembre 2012

TERMOVALORIZZATORI INCENERITORI RACCOLTA DIFFERENZIATA



L'INCENERITORE DI PARMA

Alessandro Sortino è stato a Parma per vedere cosa sta accadendo
07/09/2012





Il gruppo Iren

IREN, multiutility quotata alla Borsa Italiana, è nata il 1° luglio dall’unione tra IRIDE ed ENÌA.

Opera nei settori dell’energia elettrica (produzione, distribuzione e vendita), dell’energia termica per teleriscaldamento (produzione e vendita), del gas (distribuzione e vendita), della gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali (raccolta e smaltimento dei rifiuti) e dei servizi per le pubbliche amministrazioni.

IREN è strutturata sul modello di una holding industriale con sede direzionale a Reggio Emilia, sedi operative a Genova, Parma, Piacenza e Torino, e società responsabili delle singole linee di business.

Grazie ai propri importanti assets produttivi, agli investimenti realizzati, alla leadership conquistata in tutte le aree di business ed al proprio radicamento territoriale IREN è oggi il secondo Gruppo multiutility del panorama italiano.

A livello nazionale, il Gruppo IREN è:

- il primo operatore nel settore teleriscaldamento per volumetria tele riscaldata;
- il quinto operatore nel settore del gas per volumi ceduti a Clienti finali;
- il sesto operatore nel campo dell’energia elettrica per volumi di elettricità venduti;
- il terzo operatore nell’ambito dei servizi idrici integrati per volumi di acqua venduta;
- il terzo operatore nel settore ambiente per quantità di rifiuti trattati.

IREN è strutturata in una holding cui fanno capo le attività strategiche, di sviluppo, coordinamento e controllo e cinque società operative che garantiscono il coordinamento e lo sviluppo delle linee di business:

- IREN Acqua Gas nel ciclo idrico integrato;
- IREN Energia nel settore delle produzione di energia elettrica e termica;
- IREN Mercato nella vendita di energia elettrica, gas e teleriscaldamento;
- IREN Emilia nel settore gas, nella raccolta dei rifiuti, nell’igiene ambientale e nella gestione dei servizi locali;
- IREN Ambiente nella progettazione e gestione degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti oltre che nella gestione degli impianti di produzione calore per il teleriscaldamento in territorio emiliano.

Produzione energia elettrica: grazie ad un consistente parco di impianti di produzione di energia elettrica e termica a scopo teleriscaldamento ha una capacità produttiva complessiva di 7.400 GWh annui, inclusa la quota assicurata da Edipower.

Distribuzione Gas: attraverso 8.800 chilometri di rete serve più di un milione di Clienti.

Distribuzione Energia Elettrica: con oltre 7.200 chilometri di reti in media e bassa tensione distribuisce l’energia elettrica ad oltre 710.000 Clienti a Torino e Parma.

Ciclo idrico integrato: con 14.900 chilometri di reti acquedottistiche, 5.689 km di reti fognarie e 813 impianti di depurazione, il Gruppo serve più di 2.400.000 abitanti.

Ciclo ambientale: con 122 stazioni ecologiche attrezzate, 2 termovalorizzatori, 2 discariche, il Gruppo serve 111 comuni per un totale di oltre 1.200.000 abitanti.

Teleriscaldamento: grazie ad oltre 900 chilometri di reti interrate di doppia tubazione il Gruppo IREN fornisce il calore ad una volumetria di oltre 60 milioni di metri cubi, pari ad una popolazione servita di oltre 550.000 persone.

Vendita gas, energia elettrica e termica: Il Gruppo commercializza annualmente più di 4,1 miliardi di metri cubi di gas, più di 12 miliardi di GWhe di energia elettrica ed oltre 2.300 GWht di calore per teleriscaldamento. 



La storia

IREN è nata il 1° luglio 2010 dalla fusione tra IRIDE, la Società che nel 2006 aveva riunito AEM Torino ed AMGA Genova, ed ENÌA, l’Azienda nata nel 2005 dall’unione tra AGAC Reggio Emilia, AMPS Parma e Tesa Piacenza.
Cinque Aziende che nella loro lunga storia hanno accompagnato e contributo attivamente alla crescita dei territori ove hanno operato ed operano, promuovendone concretamente lo sviluppo economico e l’innovazione.
Per tale motivo, proponiamo sinteticamente la storia delle nostre Aziende.
E’ del 1905 la decisione del Comune di Parma di costituire l’azienda municipalizzata per la distribuzione dell’energia elettrica, la quale nel ventennio successivo oltre al servizio elettrico inizierà a gestire anche la distribuzione del gas metano (1912) e successivamente quella dell’acqua (1938).
Due anni più tardi, siamo nel 1907, nell'area del Martinetto entra in servizio il primo impianto termoelettrico destinato ad assicurare l'energia alla Michelin. Nasce l’Azienda Elettrica Municipale di Torino (AEM Torino). 
Parallelamente si sviluppano i lavori in Val di Susa per la realizzazione degli impianti idroelettrici Salbertrand-Chiomonte (1910) e Chiomonte-Susa (1923). Nel 1929, in Valle Orco, l'impianto idroelettrico Ceresole-Rosone inizia a produrre energia elettrica, anche se la diga di Ceresole che lo alimenta verrà ultimata solo due anni più tardi.
La storia di AMGA prende avvio nel 1922, quando nasce l'Azienda Municipale del Gas di Genova che, nel 1937, diventando Azienda Municipalizzata Gas e Acqua, acquisisce anche la gestione di alcuni acquedotti locali ed assume il nome che la accompagnerà sino al 2006.
Negli anni Quaranta e Cinquanta, AEM Torino realizza gli impianti idroelettrici Rosone-Bardonetto (1941), Bardonetto-Pont (1945), Po-Stura-San Mauro (1953), Telessio-Eugio-Rosone (1959), seguiti poi da Valsoera-Telessio (1970).
Nello stesso periodo, AMGA Genova dà il via alla realizzazione dell'acquedotto del Brugneto e delle centrali idroelettriche sull’Appennino ligure, oltre a potenziare gli impianti di potabilizzazione dell'acquedotto Val Noci.
Nel 1962 il Comune di Reggio Emilia costituisce l’Azienda Municipalizzata Gas, avente per oggetto la distribuzione del gas nel comune capoluogo e, AEM Torino realizza l’impianto idroelettrico Agnel-Serrù-Villa. Tre anni più tardi, la municipalizzata di Parma cambia nome e diviene Azienda Municipalizzata Elettricità Trasporti Acqua Gas, la quale gestisce oltre ai servizi elettricità, gas, acqua e trasporti urbani, anche i servizi di igiene ambientale.
Sempre negli anni Sessanta, mentre AMGA realizza la metanizzazione dell'intera rete gas di Genova, AEM Torino procede al potenziamento dei propri impianti: nella centrale di Moncalieri, avviata già nel 1953, vengono installati un nuovo gruppo termoelettrico (1966) e poi un turbogas (1975).
Gli anni Settanta vedono grandi cambiamenti nel settore delle municipalizzate.
Nel 1971 AMETAG Parma trasferisce i servizi di igiene ambientale ad AMNU e assume la denominazione AMPS, Azienda Municipalizzata Pubblici Servizi, mentre l’anno seguente a Piacenza nasce l’Azienda Municipalizzata Nettezza Urbana, per svolgere servizi ambientali e gestire la discarica localizzata nell’area di Borgotrebbia. AMNU Piacenza, nel 1975 assume anche la gestione dell’acquedotto comunale.
Il 1° gennaio 1974 i Comuni della Provincia di Reggio Emilia costituiscono il Consorzio Intercomunale Gas Acqua, avente come scopo, mediante l’Azienda Consorziale AGAC, la gestione dell’impianto e dell’esercizio dei servizi di produzione, acquisizione e distribuzione del gas e distribuzione dell’acqua per usi civili, usi industriali, artigianali e agricoli.
Dagli anni Ottanta, AEM Torino muta la propria denominazione sociale e diviene Azienda Energetica Municipale ed inizia ad operare nel settore della cogenerazione e del teleriscaldamento: vengono progressivamente realizzati gli impianti di Le Vallette (1982), Mirafiori Nord (1988) e Torino Sud (1994), destinato a riscaldare un Torinese su tre.
A Piacenza, AMNU estende la propria attività nel campo dei rifiuti industriali e della consulenza ai Comuni della Provincia per la gestione degli acquedotti e dei depuratori e, nel 1988, assume la denominazione di Azienda Servizi Municipalizzati.
E’ durante lo stesso decennio che AMGA sviluppa l’attività nel settore della gestione integrata dei servizi a rete e inizia ad operare in diversi comuni dell'hinterland genovese, proprio mentre AGAC Reggio Emilia si concentra nell’estensione dei servizi di base gas e acqua, con l’obiettivo di coprire i bisogni provinciali. Sempre in quegli anni promuove lo sviluppo del servizio di depurazione e la diversificazione dei servizi di teleriscaldamento e cogenerazione.
Con gli anni Novanta, AEM Torino, dopo aver acquisito la gestione degli impianti di illuminazione pubblica (1986), in qualità di operatore energetico, provvede anche alla gestione dei semafori (1991) e degli impianti termici (1994) ed elettrici (2000) negli edifici comunali cittadini.
Nello stesso periodo, i 45 Comuni della provincia di Reggio Emilia costituiscono AGAC, Consorzio per la gestione di servizi energetici e ambientali, che diventa la più importante azienda per l’ambiente reggiano nei settori acquedottistici ed energetici. E’ nel 1996 che AGAC estende la propria attività anche al settore ambientale, acquistando l’Azienda Consorziale Igiene Ambientale e gestendo così anche il ciclo completo dei rifiuti.
Sempre nel corso del 1996 ASM Piacenza avvia la costruzione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti ed estende il proprio raggio di azione territoriale sia per ciò che riguarda il ciclo dei rifiuti sia per il ciclo delle acque.
In questi anni, le Aziende del settore si trasformano in Società per Azioni, primo passo verso la quotazione in Borsa. Nel 1995, è AMGA la prima che si trasforma in S.p.A. a capitale misto pubblico-privato ed acquisisce dal Comune di Genova la gestione dei servizi di depurazione delle acque: l’anno seguente sbarca a Piazza Affari.
Nel 1997 tocca ad AEM Torino che acquisisce la nuova denominazione di Azienda Energetica Metropolitana Torino S.p.A, mentre dal 1° dicembre 2000, è quotata in Borsa.
Nel 1999 è AMPS che diventa società per azioni ed acquisisce da AMNU Parma il ramo d’azienda dei servizi di fognatura e depurazione delle acque, oltre che la gestione delle attività di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti.
Successivamente alla trasformazione in S.p.A., avvenuta nel dicembre 2000, ASM Piacenza assume il nome di TESA, ed il Comune cede una quota pari al 40% del capitale a Camuzzi-Gazometri, che a sua volta, nel 2003, cede il pacchetto azionario ad AGAC.
Nel 2001 è AGAC Reggio Emilia a divenire Società per Azioni a totale capitale pubblico.
Nello stesso periodo, al fine di incrementare la propria presenza sul mercato elettrico, AEM Torino acquisisce prima la rete di distribuzione urbana ex Enel di Torino (2002) e poi, con altri partner, l’ex gen.co Edipower.
Nel 2005, AEM Torino inaugura un nuovo gruppo a ciclo combinato da 400 MW nella centrale di Moncalieri, realizzando il progetto di sviluppo del teleriscaldamento Torino Centro che fa del capoluogo sabaudo la città più teleriscaldata d’Italia. Parallelamente si avvia il repowering dell’esistente gruppo termoelettrico che entrerà in servizio nel 2008.
Nel 2006, AMGA raggiunge l’obiettivo di unire i tre principali gestori del servizio idrico dell’ATO Genovese (Genova Acque, De Ferrari Galliera e Nicolay) e crea Mediterranea delle Acque.
La metà del decennio vede nel nostro Paese l’avvio della fase delle grandi aggregazioni tra le multiutility: nel 2005, dall’unione tra AGAC Reggio Emilia, AMPS Parma e Tesa Piacenza nasce Enìa, che si quota in Borsa nell’estate del 2007, mentre il 31 ottobre 2006, dalla fusione tra AEM Torino ed AMGA Genova, nasce Iride.



Un comunicato stampa del Forum italiano dei movimenti per l'acqua rilancia l'inchiesta di Altreconomia su F2i, "Il fondo onnivoro", attivo anche sul fronte della privatizzazione del servizio idrico integrato

“Con la privatizzazione, possono diventare azionisti delle società di gestione del servizio idrico integrato anche soggetti i cui capitali sono di provenienza 'occulta'. Un esempio significativo è quello di F2i, il Fondo italiano delle infrastrutture, già socio della multiutility quotata Iren”.
Con queste parole il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua commenta l'inchiesta “Il fondo onnivoro”, pubblicato dalla rivista Altreconomia: “F2i - spiega l'articolo - è un Fondo di investimento che raccoglie 'risparmio' dai soci (sponsor) e da altri soggetti (Limited Partners), e lo investe in società quotate o no”. Tra gli sponsor del fondo, che ha una dotazione di quasi 1,9 miliardi di euro ed è amministrato da Vito Gamberale, figurano Cassa depositi e prestiti, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Merrill Lynch, Fondazione Mps, Fondazione Crt e altre fondazioni bancarie.
Accanto agli sponsor, che hanno sottoscritto 938 milioni di euro, ci sono 906 milioni di euro sottoscritti da 40 soggetti definiti “Limited Partners”, i cui nomi sono avvolti nella nebbia.
Tra questi, scrive Altreconomia, ci sarebbero “la Cassa previdenziale dei periti industriali (Eppi), quella dei ragionieri e periti commerciali e la Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense (avvocati), che ha sottoscritto 60 milioni di euro”. Gli altri 37 nomi di Limited Partners, spiega la rivista, sono sconosciuti. “La trasparenza non è d’obbligo - scrive Altreconomia -, nemmeno per una società che si propone come azionista dei gestori dei nostri servizi pubblici locali”, fra i quali il servizio idrico.
F2i, inoltre, è socia della multiulity Iren, e quindi indirettamente anche di numerosi enti locali. I più importanti tra questi sono i Comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Amministrazioni che, con il Fondo, hanno sottoscritto un accordo che prevede “un programma di partecipazione alle future gare ad evidenza pubblica per l’assunzione di partecipazioni ovvero la gestione di ulteriori ambiti territoriali”, e un patto parasociale che prevede che F2i possa esprimere 3 consiglieri d’amministrazione su 9 nella società congiunta, San Giacomo, con potere di esercitare veto nell’approvazione di determinate delibere, anche in merito alla modifica di alcune voci finanziarie del piano industriale e del budget.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, attivo in tutte le città interessate in vista dello svolgimento del referendum abrogativo per la ripubblicizzazione dell'acqua, preoccupato per il ruolo che questo Fondo potrà svolgere nel momento in cui il mercato dei servizi idrici sarà aperto alle gare di appalto, chiede ai consigli comunali degli enti locali che hanno sottoscritto questi accordi com'è possibile che abbiano accettato come socio un soggetto senza sapere chi ci ha messo i capitali. Uno schiaffo alla democrazia.


Parma, stop all'inceneritore di Iren



 
Sulla carta, il progetto riguardava la costruzione di un “Polo ambientale integrato per la gestione dei rifiuti”. Nella pratica, il cantiere di Ugozzolo, alle porte di Parma, si sarebbe trasformato in un inceneritore. “Gli operai sono già al lavoro” scrivevamo nell'aprile del 2010, nell'articolo “Prosciutti affumicati”. Da ieri (30 giugno 2011, ndr), però, gli operai non sono più al lavoro: “È di questi minuti la decisione del comune di Parma di procedere a porre i sigilli al cantiere di Ugozzolo, dove è in corso di costruzione l'inceneritore di Parma -ha scritto in un comunicato il “Coordinamento gestione corretta rifiuti” (Gcr), nato nel 2006 contro l'approvazione di un “Piano provinciale di gestione dei rifiuti” che prevedeva la realizzazione dell'inceneritore, un impianto dal costo di (almeno) 180 milioni di euro. I sigilli al cantiere sono arrivati per un presunto abuso edilizio. Il cantiere non sarebbe autorizzato: “L'abuso edilizio non è stato chiarito da parte di Iren che non ha prodotto alcun documento che comprovi la liceità del cantiere -spiega Gcr nel comunicato-. Ci giunge notizia che la giunta comunale abbia deliberato in tal senso, dopo attento esame delle 'carte'. L'azione è del resto un obbligo da parte dell'ente pubblico di fronte ad una segnalazione puntuale da parte dei cittadini”. Nei giorni scorsi il Coordinamento aveva inviato una lettera aperta all'assessore all'Urbanistica del Comune di Parma Francesco Manfredi, esprimendo la propria approvazione per “la sua risposta all’interrogazione del consigliere Massari sull’intenzione di chiarire entro la settimana il perché dell’assenza di concessione edilizia per il Polo ambientale integrato di Parma. È urgente e doveroso -continua la lettera- fornire un chiarimento alla cittadinanza su un cantiere che gira su cifre ben più consistenti di quanto si stia discutendo in questi giorni nella triste vicenda degli appalti al verde pubblico.
Qui si parla di centinaia di milioni di euro. Come lei ben sa ci sono 6 esposti che giacciono in procura su presunte irregolarità rilevate su diversi aspetti connessi alla costruzione dell’inceneritore di Ugozzolo. Uno di essi è appunto legato ad un appalto di 43 milioni di Euro per le opere civili, gara pubblica europea a cui si è presentato un solo concorrente, la cooperativa CCC di Bologna.
Il fatto che nell’inchiesta Green Money sia coinvolto un dirigente del comune che ha firmato quasi tutte le delibere dell’inceneritore, che sia coinvolto anche il direttore generale di Enia Parma e che il procuratore Laguardia abbia definito Enia come 'la mucca da mungere', ci fa tremare solo al pensiero di cosa possa essere accaduto attorno al cantiere di Ugozzolo”. Il riferimento è, ovviamente, allo scandalo corruzione che ha coinvolto l'amministrazione comunale, oggetto anche di una dura presa di posizione di Avviso pubblico, l'associazione che riunisce gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica amministrazione e sui territori da essi governati, cui è associato anche il Comune di Parma. Sabato 2 luglio, dalle 9.30, è prevista a Parma una manifestazione pubblica davanti al cantiere di Ugozzolo.


La procura di Parma conferma l'indagine sull'ex  AD DI ENIO VIERO 




VENERDI 7 SETTEMBRE Ore 16 - Il procuratore capo Laguardia conferma che l'allora amministratore delegato di Enìa Andrea Viero è indagato per abuso d'uffico nell'inchiesta aperta sull'inceneritore di Parma.


Il reato è ipotizzato perché, spiega Laguardia, "riteniamo che essendo Enìa una società partecipata, il suo amministratore è un pubblico ufficiale". Il reato contestato riguarda un appalto da 5,3 milioni assegnato da Enìa ad Hera per la progettazione di una parte del polo ambientale di cui fa parte anche il termovalorizzatore. Secondo la Procura, l'appalto, che è stato assegnato in maniera diretta, avrebbe dovuto invece essere sottoposto a gara pubblica. "Ciò è comprovato - prosegue Laguardia - dal fatto che per tutti gli altri appalti Enìa ha fatto le gare mentre l'unico assegnato direttamente è quello ad Hera". Sui nomi degli altri indagati, Laguardia dice: "Non commento, quindi non confermo né smentisco i nomi che non sono stati divulgati da questo ufficio".

Il procuratore chiarisce che la richiesta di sequestro preventivo avanzata dal pm Roberta Licci, su cui il gip Maria Cristina Sarli si esprimerà nei prossimi giorni, è stata motivata anche da una seconda ipotesi di reato riguardante una "violazione urbanistica". Il procuratore capo fa notare che la sentenza del Tar che ha dato ragione alla multiutility sull'abuso edilizio denunciato dal Comune, "non costituisce pregiudiziale in un processo penale". Per il reato di abuso edilizio "sono indagati i responsabili del cantiere".
Ore 10 - L'ex presidente di Enìa Andrea Allodi spiega i motivi che portarono la multiutility e le istituzioni del territorio all'idea di costruire l'impianto di Ugozzolo. Per Allodi, la scelta del forno metterebbe al riparo la città dal rischio di dover spedire i rifiuti al'estero con un conseguente aumento dei costi di smaltimento. "La Conferenza dei servizi ha imposto che le emissioni fossero a livelli inferiori rispetto alle normative europee su cui sono tarate le emissioni della maggior parte degli impianti funzionanti in Germania, Svizzera, Olanda. Ricordo inoltre che l’impianto doveva avere un impatto ambientale positivo sul territorio grazie alla forte espansione del sistema di teleriscaldamento".

Allodi sottolinea che "dal 2003 ad oggi la raccolta differenziata è salita da meno del 20% al 50% a Parma e al 60% in provincia. Tali valori sono confrontabili con le eccellenze europee riferite a realtà comprendenti grandi insediamenti urbani". Infine, Allodi precisa che la Regione, con il progetto Moniter, sta monitorando gli aspetti sanitari "in modo serio ed approfondito e ad oggi non è emerso alcunchè", oltre al fatto che "l’Istituto superiore di sanità ha partecipato al progetto di Parma così come l’allora direttore generale del ministero dell’ambiente Clini, oggi Ministro".


"Termovalorizzatore: Parma ha bisogno di chiarezza" di Roberto Ghiretti

Giovedì 6 settembre
"Il reato contestato non è legato a furti o tangenti, al più si parla di procedure. Il massimo che viene addebitato al direttore generale di Iren (Andrea Viero) è di avere affidato, invece di progettare tutto dentro ad Iren, un pezzo di questa progettazione ad una azienda peraltro concorrente. Quindi non credo che abbia fatto qualcosa di penalmente rilevante - commenta il sindaco di Reggio Graziano Delrio - Lo stesso vale per il presidente della Provincia e il sindaco di Parma: hanno usato procedure che si usano da tempo. In un paese normale se c’è una questione di interpretazione della legge si cerca di interpretare la legge, non si mette sotto accusa chi ha applicato quella che ritiene la legge vigente. C’è anche una sentenza del Tar".

Iren ha scelto, intanto, come legale Carlo Federico Grosso, penalista di lungo corso, già membro del Csm, primo difensore di Anna Maria Franzoni nel processo di Cogne, avvocato nel processo sulla strage di Bologna e avvocato di parte civile per 32mila risparmiatori investiti dal crac Parmalat. La priorità per la multiutility è evitare il sequestro del forno, infatti l’eventuale conferma del sequestro e l’avvio di un processo potrebbero costare sulla carta oltre 40 milioni di euro a Iren, comprensivi degli utili legati al funzionamento del forno, oltre ai 20 milioni di euro di finanziamento europeo che svanirebbero qualora l’inceneritore non dovesse aprire i battenti entro fine anno.

Mercoledì 5 settembre
L'ad di Iren Ambiente Andrea Viero, con una nota scritta, fa sapere di non aver ricevuto atti di indagine a suo carico e ribadisce la correttezza dell'operato della multiutility, oltre a ricordare le gravi ripercussioni che il processo di smaltimento dei rifiuti subirebbe a Parma in caso di sequestro dell'impianto.

"Dalle notizie apparse in questi giorni sulla stampa abbiamo appreso dell’indagine della Procura della Repubblica di Parma e dei presunti reati in merito alla realizzazione del Polo Ambientale Integrato (PAI) - scrive Viero - Fermo restando che si tratta di indiscrezioni di cui non abbiamo nessuna conoscenza precisa e diretta, non avendo ricevuto nessun atto in merito, riteniamo opportuno sottolineare la convinzione nella correttezza del nostro operato, fondato sull’applicazione delle previsioni normative nazionali e regionali e delle prescrizioni autorizzative. Non nutriamo preoccupazioni, nel caso i reati ipotizzati dalle testate giornalistiche dovessero essere realmente contestati, poiché riteniamo di poter dare, anche nelle sedi opportune, compiutamente conto della legittimità di ogni singolo passaggio di questo progetto così articolato e complesso".

"Le indiscrezioni, peraltro confuse, riportate dalla stampa sul supposto reato di abuso d’ufficio non sembra possano essere correlate ad una presunta richiesta di sequestro preventivo. Stupiscono, infatti, i riferimenti all’affidamento della progettazione del Pai ad Hera con violazione dei principi della trasparenza e della concorrenza. Con Hera è attivo dal 2008 un accordo di collaborazione che ha consentito di poter mettere in campo scambi di assistenza tra soggetti tecnicamente esperti e competenti; una collaborazione attivata anche sul Pai e passata indenne alle valutazioni dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici - prosegue Viero - Stupiscono anche le supposte contestazioni dell’affidamento ad Iren Emilia del servizio di raccolta rifiuti, avvenuto, come nel resto della Regione, in base all’art. 16 della Legge Regionale 25/99. Una legge che ha portato, per ogni territorio provinciale, ad individuare e salvaguardare, sulla base delle previsioni normative, le cosiddetta gestioni industriali. Nel 2004 in provincia di Parma, proprio sulla base di questa normativa, fu salvaguardata anche Oppimitti Srl. La medesima legge inoltre prevedeva che con i gestori salvaguardati fosse stipulata apposita convenzione per il periodo transitorio, che poteva arrivare fino a 10 anni, senza costituire nuovo affidamento".




"Stupisce, infine, che si parli di illegittimo affidamento della realizzazione del PAI dal momento che la costruzione del sistema impiantistico non è stata frutto di un affidamento, ma di un’intesa in base all’art. 18 della L.R. n. 20/2000 che prevede la possibilità per gli enti locali di stipulare accordi con soggetti privati per la realizzazione di progetti di rilevante interesse per la comunità locale. Ancor di più se si considera, così come ha fatto la Commissione Europea, che il progetto del Pai è totalmente autofinanziato dal gruppo Iren - sottolinea Viero - In relazione al supposto abuso edilizio, al quale potrebbe essere correlata la richiesta di sequestro preventivo, la nostra tranquillità deriva anche dalla recente sentenza n. 41/2012 del TAR (passata in giudicato) con la quale il competente Giudice Amministrativo ha espressamente confermato la regolarità dell’iter autorizzativo adottato ed ha riconosciuto che il permesso di costruire è stato rilasciato nell’ambito della procedura autorizzativa e di Via (Valutazione di Impatto Ambientale) sulla base delle norme nazionali e regionali in materia di Valutazione di Impatto Ambientale le quali definiscono che la Via comprende e sostituisce tutte le autorizzazioni, concessioni, licenze, pareri, nulla osta o assensi necessari per la realizzazione del progetto".

"Poco comprensibile sarebbe che il presunto reato di abuso edilizio potesse essere connesso al mancato pagamento degli oneri di urbanizzazione, non si sa come calcolati dalle testate giornalistiche in circa 430.000 euro, quando gli impegni assunti dal Gruppo Iren hanno visto la corresponsione di circa 12 milioni di euro a titolo di opere di compensazione ambientale a favore del Comune di Parma e di altri quattro Comuni confinanti - conclude l'ad di Iren - L’ipotesi avanzata dalla stampa che, nelle more degli accertamenti del caso da parte della Magistratura, il cantiere possa essere sottoposto a sequestro in via cautelare, pur a fronte della consapevolezza di poter dimostrare di aver correttamente agito secondo le disposizioni di legge, riteniamo sollevi non poche preoccupazioni. Vanno infatti considerati con estrema attenzione: il problema dello smaltimento dei rifiuti che si genererebbe per la provincia di Parma a partire dall’inizio del prossimo anno dato il venir meno delle convenzioni di smaltimento in essere; i danni che l’interruzione dei lavori di realizzazione produrrebbe, anche in considerazione dello stato di avanzamento, dei consistenti investimenti e dei piani di sviluppo del gruppo Iren nel settore ambientale; e, non da ultimo, gli effetti occupazionali connessi al temporaneo fermo del cantiere che ad oggi occupa mediamente 280 persone al giorno e che potrebbe anche mettere in seria difficoltà alcune imprese coinvolte".

Martedì 4 settembre
Spuntano i primi nomi degli iscritti nel registro degli indagati per la vicenda dell'inceneritore di Parma. Si tratta dell’ex sindaco di Parma Elvio Ubaldi e del direttore generale di Iren Andrea Viero. Tredici le persone indagate in tutto nell’inchiesta avviata dalla Guardia di finanza dopo gli oltre 10 esposti presentati dalle associazioni contrarie al progetto dell’inceneritore. Nell’elenco figura anche Emanuele Moruzzi, ex responsabile del Servizio ambiente del Comune di Parma che a giugno 2011 era finito in manette nell’ambito dell'inchiesta Green Money; quello all’Urbanistica Ivano Savi, arrestato pochi mesi dopo con la moglie con l’accusa di concussione; Andrea Allodi, ex presidente di Amps ed Enìa; Gabriele Alifraco, dirigente dell’ufficio Ambiente della Provincia di Parma.



Nel mirino della Procura sia l’iter di approvazione dell’impianto sia l’affidamento della raccolta rifiuti a Iren (ex Enìa) senza una gara ad evidenza pubblica. Tra il 2004 e il 2006 era stato proprio Ubaldi, sindaco e presidente di Ato, ad affidare alla società senza gara d’appalto lo smaltimento dei rifiuti dei Comuni della provincia per 10 anni. “Non ho ricevuto alcuna notifica – ha detto l’ex sindaco – E non capisco la ragione, la cosa mi risulta strana”.

I legali della multiutility confidano in una soluzione positiva almeno per quanto riguarda la questione dell'abuso edilizio. Il problema, infatti, è stato già affrontato nelle diverse fasi del ricorso al Tar di Parma contro il Comune e si è risolto con una sentenza favorevole a Iren, diventata definitiva perché il commissario Ciclosi ha deciso di non impugnarla davanti al Consiglio di Stato. Secondo i giudici, con l'approvazione del Piano ambientale integrato in sede di Conferenza dei servizi, il Comune avrebbe dato implicitamente a Iren il permesso di costruire. Di diverso avviso la Procura, per cui Iren, avviando i lavori senza concessione edilizia, avrebbe risparmiato 420mila euro di oneri di urbanizzazione da corrispondere al Comune.

Intanto il Movimento 5 Stelle è al lavoro sull’alternativa all’inceneritore: “La presenteremo tra qualche settimana e sarà pronta entro la fine dell’anno – sottolinea il capogruppo Marco Bosi – Nostro obiettivo è arrivare alla raccolta differenziata porta a porta in tutta la città nel 2013”.
"Spetterà alla magistratura fare il suo corso e sarà il Gip a pronunciarsi sul sequestro preventivo del cantiere di Ugozzolo, ma ora più che mai occorre ripensare al ruolo delle multiutility che gestiscono i servizi pubblici". L'assessore Folli sottolinea come all'interno delle multiutility ci siano figure scelte perchè appartenenti al mondo della politica, non per competenze in merito. Folli ribadisce la richiesta di dimissioni del vicepresidente Iren Villani, perchè "è impensabile avere ancora un vicepresidente nominato dalla giunta precedente e con competenze discutibili in materia".

"Occorre rivedere il piano gestione rifiuti, il Comune di Parma farà la sua parte ma occorre un dialogo tra Provincia, Regione, come per l'individuazione di siti e impianti di smaltimento, scelte non di competenza del Comune". Folli si focalizza sull'importanza di evitare un conflitto di interessi tra chi si occupa della raccolta differenziata e chi la smaltisce e ritiene necessaria una netta separazione dei compiti. Il Comune ha predisposto un piano di raccolta porta a porta dell'organico che partirà entro il 2012 nel centro storico per poi estendersi a tutti i quartieri della città nel 2013.


"Inceneritore Parma, avevamo ragione noi" del Comitato Gcr

Lunedì 3 settembre


Per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti la richiesta di sequestro preventivo del cantiere dell'inceneritore è stata un sollievo. Iren, infatti, voleva accenderlo a tutti i costi ma il Movimento 5 Stelle aveva giocato tutte la campagna elettorale sul “no” al termovalorizzatore. Le numerose richieste di penali che il Comune non avrebbe potuto pagare, tuttavia, rischiavano di rendere la situazione molto complicata per i grillini.




Beppe Grillo ha appreso la buona novella proprio a fianco del sindaco di Parma alla festa 5 Stelle di Brescia. “Finalmente si comincia a ragionare in un altro modo rispetto al metodo dell’incenerimento dei rifiuti – ha commentato il comico – Si sono rotti i giochini che rovinano la salute, con i milioni di euro che si sprecano per le multiutility comunali”.

La minoranza in municipio ha proposto un consiglio comunale monotematico sul caso e il primo cittadino Pizzarotti ha dichiarato: “Sono anni che segnaliamo le irregolarità del cantiere, ma aspettiamo di conoscere i dettagli. La cosa certa è che ora anche la Provincia dovrà decidersi a valutare una nuova proposta”.

Dopo che il ministro Clini, a Montecchio, ha espresso preoccupazione per i finanziamenti pubblici percepiti da Iren per la costruzione dell'inceneritore di Parma, i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Parma (Marco Bosi), Reggio (Matteo Olivieri), Piacenza (Mirta Quagliaroli), Torino (Vittorio Bertola) e Genova (Paolo Putti) domandano: "Un ministro dell'Ambiente, che oltretutto è anche medico, non pensa sia più opportuno occuparsi di salute pubblica e non degli incentivi che potrebbe perdere un azienda privata che ha costruito un impianto sotto inchiesta da parte della magistratura. Da parte nostra crediamo che non ci possano essere deroghe alla legalità e che la magistratura deve procedere nel suo lavoro per fare piena luce sui fatti".

"Non è più tempo di scendere a patti con gli interessi economici a discapito della salute dei cittadini e la recente vicenda dell'Ilva di Taranto dovrebbe essere da monito a tutti noi affinchè certe situazioni non si ripetano, a maggior ragione in un area come la nostra vocata alle produzioni agro-alimentari di pregio - scrivono i grillini - Ricordiamo che gli incentivi pubblici (certificati verdi) cioè provenienti da tasse dei cittadini, percepiti da Iren di cui accenna il Ministro sono legati per lo più alla combustione di fanghi da depurazione che anziché essere bruciati e produrre emissioni inquinanti, potrebbero essere trattati in modo più ambientalmente sostenibile e impiegati per produrre biogas (anch'esso finanziabile) in fase di bioessicazione".

"Su molti documenti e iter che hanno portato alla creazione dell’inceneritore c’è la mia firma, visto che dal 2008 in poi ho ricoperto la carica di ad di Enìa arrivando nel 2010 ad occupare la stessa carica anche in Iren Ambiente. Non mi stupirei quindi se tra gli indagati ci fosse il mio nome". E' quanto dichiara Andrea Viero, direttore generale di Iren dal luglio 2010. Non è stato emesso ancora alcun avviso di garanzia, né sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali da parte della procura, le voci sugli indagati però si stanno moltiplicando ed è stato fatto anche il nome di Viero, il quale, dopo l'incontro con gli avvocati, fa sapere: "Nei prossimi giorni sceglieremo la strategia da seguire".

"Le sentenze del Tar parlano chiaro e sono certe, la richiesta del pm al momento è una richiesta. Nutriamo la massima fiducia nell’azione dei giudici - ha commentato il sindaco di Reggio Graziano Delrio - Dico a Pizzarotti che sull’inceneritore bisogna trovare soluzioni possibili e realistiche anziché procedere attraverso la magistratura. Dopo di che, sia chiaro: le scelte compiute negli anni passati dall’Ato di Parma riguardano Parma e basta".

La questione Iren rischia di avere importanti ripercussioni finanziarie ed economiche. Prima di tutto in Borsa, poi ci sono i 20 milioni di euro di finanziamento europeo che potrebbero saltare qualora entro fine anno l’inceneritore di Ugozzolo dovesse chiudere i battenti, e ancora, i 6,541 milioni di utile netto che l’ex Enìa ha già previsto per il 2013 legati al funzionamento dell'inceneritore, seguono i 12,925 milioni inseriti nel programma economico e calibrati sul 2014. Senza dimenticare i quasi 28 milioni di euro che la multiutility ha chiesto a titolo di risarcimento al Comune di Parma per il blocco dei lavori di 3 mesi del cantiere. Cifre che Iren contava di incassare, necessarie per risollevare il bilancio che vede livelli di indebitamento da record, ma che dopo la richiesta avanzata dalla Procura di Parma rischiano di perdersi nel nulla.


"Sel e Idv contro inceneritore, il Pd con il camino in mano" del Comitato Gcr

"Parma, l'Idv contro l'inceneritore" di Liana Barbati (consigliere regionale Idv)

Sabato 1 settembre

Lo scorso 30 luglio la Procura di Parma ha chiesto il sequestro preventivo del cantiere dell'inceneritore di Ugozzolo, richiesta inoltrata dal pm Roberta Licci. Ora la decisione spetta al giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli. I reati ipotizzati sono abuso edilizio e abuso d'ufficio. Nel mirino i vertici di Iren, che ha in carico i lavori, e i dirigenti di Comune e Provincia. Massimo riserbo sui nomi.




L'abuso edilizio si configura perché il cantiere sarebbe stato avviato in mancanza della concessione edilizia del Comune, al quale non sarebbero stati pagati gli oneri di urbanizzazione. Il cantiere è rimasto bloccato per mesi, finché il Tar non ha messo la parola fine alla querelle dando ragione alla multiutility, che ora ha chiesto un risarcimento danni di 28 milioni di euro per il periodo di inattività. Per quanto concerne l'abuso d'ufficio, si ipotizza che l'assegnazione dell'appalto sia avvenuta senza indire una gara pubblica.

Iren fa sapere di aver "piena fiducia nell'operato della magistratura". Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha dichiarato: "Noi rispettiamo le fasi esecutive della giustizia che sono sacrosante, aspettiamo la decisione del giudice con serenità, senza esultanze o proclami. Tuttavia le irregolarità al centro dell'indagine, come l'abuso edilizio, le abbiamo sempre denunciate". L'assessore all'Ambiente Folli è soddisfatto: "Di certo non si può parlare di notizia inattesa, era quasi agognata. La Procura era al lavoro da tanto tempo, mi aspettavo che prima o poi saltasse fuori qualcosa. Adesso è presto per fare commenti, non è ancora dato di sapere molto. E' un bel momento per fare chiarezza su una vicenda che ha molte ombre". Prudente il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, che ha sempre appoggiato il progetto dell'inceneritore: "Non ritengo, allo stato, di formulare commenti nel dettaglio onde non interferire con le valutazioni che dovrà fare la competente autorità giudiziaria, il cui operato deve comunque essere rispettato da ogni istituzione ovvero, se del caso, contestato solo nelle sedi proprie. Allo stato ritengo comunque che gli uffici della Provincia, per quanto di propria competenza, abbiano agito nel rispetto della legge, come peraltro confermato da due successive sentenze del Tar di Parma".


"Sequestro inceneritore Parma, la verità sul forno comincia a fare breccia" del Comitato Gcr

"Sequestro inceneritore Parma, l'inchiesta fa giustizia di anni di denunce" di Matteo Olivieri (Reggio 5 Stelle)

"Tra i principi e i valori cardine dell’Italia dei Valori vi è senza dubbio il rispetto della legalità e delle istituzioni, tra cui la magistratura. Sia a livello nazionale, con i tanti processi che hanno riguardato la classe politica corrotta, sia a livello locale, con le inchieste green ed easy money, siamo sempre stati dalla parte di chi rappresenta quell’organo indipendente fondamentale per uno Stato di diritto, i magistrati. Anche in questa occasione, l’Italia dei Valori di Parma si schiera senza se e senza ma al fianco della Procura di Parma in merito al sequestro preventivo del cantiere dell’inceneritore per far luce su una vicenda da sempre poco chiara". Questo il commento dell'Italia dei Valori di Parma, che ha voluto esprimere massima appoggio alla Procura.

"I responsabili di questi reati, - prosegue la nota - abuso d’ufficio e abuso edilizio, qualora si rivelassero veritieri, dovranno inevitabilmente pagare non solo dal punto di vista legale, per quello ci penseranno gli organi competenti, ma dovranno pagare le conseguenze politiche delle loro scelte, vale a dire rassegnare inevitabilmente le proprie dimissioni".

http://24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Inceneritore+di+Parma%2C+i+pm+chiedono+il+sequestro&idSezione=40806
 

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