CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



mercoledì 27 febbraio 2013

CONDANNATO A 1 ANNO E 8 MESI EX DIRIGENTE SALVATORE ANZA’ Sentenza Anzà

CONDANNATO A 1 ANNO E 8 MESI EX DIRIGENTE SALVATORE ANZA’ Sentenza Anzà

PIANO ARIA REGIONE SICILIA Guida lettura AL Piano COPIATO ...

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Salvatore Anzà, dirigente alla Go- vemance acqua e rifiuti, uno dei sette burocrati ... Salvatore Anzà è anche diri- gente sindacale della Uil. Annun- cia battaglia ...
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CONDANNATO SALVATORE ANZA' EX DIRIGENTE AMBIENTE ...

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A NOI AMBIENTALISTI L'idea di realizzare le "piste ciclabili sfruttando argini di fiumi e ...
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L'assedio di una città


L'assedio di una città 

A Taranto non c’è soltanto l’Ilva. Ed è proprio nel cono d'ombra del "caso mediatico" legato all'inquinamento e all'impianto siderurgico che avanzano i progetti di Eni (che è presente con una raffineria), Cementir (rinnovo del cementificio, trasformato in co-inceneritore di rifiuti) e di Appia Energy, del gruppo Marcegaglia (raddoppio dell'inceneritore di Massafra)

di Luca Martinelli - 26 febbraio 2013


“Chiediamo una moratoria, diciamo ‘No’ a tutti gli ampliamenti. Sì, perché a parte il caso eclatante dell’Ilva, gli altri stabilimenti vanno avanti”; “non dobbiamo più scendere a compromessi, il nostro dev’essere un ‘No’ categorico: serve prevenzione”. 

Sono le voci raccolte all’assemblea del Comitato spontaneo e apartitico “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti” (liberiepensanti.altervista.org) a sconfessare le prime pagine dei giornali, che dopo il decreto di sequestro della linea a caldo dell’impianto siderurgico di Taranto, sono piene del “caso Ilva”. 

Gli inviati dimenticano quel che c’è intorno, anche se vederlo è facile: basta imboccare la via Appia, oggi Ss 7, e uscire dalla città diretti a Matera. Se a destra c’è l’Ilva, girando lo sguardo dall’altra parte si vedono il cementificio Cementir e, subito dopo, la raffineria Eni con i suoi serbatoi. 

Continuando fino a Massafra, ci sono anche un paio d’inceneritori. Il primo è pubblico, gestito dalla municipalizzata tarantina Amiu, e brucia il tal quale; il secondo è di Appia Energy, un’impresa del gruppo Marcegaglia, e brucia Cdr, rifiuti speciali. Così, mentre ascolto ed annoto le voci del Comitato, riunito nel cortile dello stabile che ospita i Taranto Supporters, nella mia testa si materializza un quadretto: ci sono Paolo Scaroni, ad di Eni, Francesco Gaetano Caltagirone, padrone di Cementir ed Emma Marcegaglia, e sorridono. Perché i media, impegnati a “raccontare” l’Ilva e la famiglia Riva, non si accorgono che i loro progetti viaggiano (piuttosto) spediti. Che la retorica impone “di bonificare Taranto, a partire dall’Ilva”, ma i progetti in corso negli stabilimenti di Appia Energy, Cementir ed Eni andranno ad incidere in un’area già compromessa. Alcuni dati, per quanto drammatici, sono pubblici, come quelli dello studio Sentieri (ripresi anche nella “Relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella Regione Puglia” della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti): “eccesso di circa il 30 per cento nella mortalità per tumore del polmone”; “eccesso compreso tra il 50 per cento (uomini) e il 40 per cento (donne) di decessi per malattie respiratorie acute”. Altri sono evidenti, come il divieto di pascolo, in un’area di 20 chilometri intorno all’area industriale. Altri sono effetti indiretti, come quelli sul mercato immobiliare, che a Taranto nel 2012 ha registrato un meno 40-45% sulle compravendite, e un meno 15-20% nelle quotazioni.   

Ecco perché all’assemblea dei cittadini e i lavoratori liberi e pensanti sentono l’esigenza di scrivere “una lettera aperta: indirizziamola a Comune, Provincia e Regione; sarà una diffida a ogni nuovo intervento, che invieremo in copia anche alla Procura della Repubblica”.

C’è -per fortuna- chi già si è mosso. E a fine gennaio è anche volato a Bruxelles, per parlare di Taranto di fronte alla Commissione petizioni del Parlamento europeo. Daniela Spera è la portavoce dell’associazione LegamJonici contro l’inquinamento (legamionicicontroinquinamento.wordpress.com): sono loro ad aver indirizzato, insieme a Greenaction Transnational, una petizione segnalando all’Unione europea “irregolarità nella procedura di valutazione d’impatto ambientale”, racconta Daniela. Perché quello di Eni non è “un progetto”, bensì cinque: Eni Power vuole realizzare una nuova centrale turbogas, che prenderebbe il posto di quella attuale, alimentata anche ad olio combustibile; poi c’è la divisione Refining & Marketing, con una unità di hydrocracking, per la produzione di diesel “ecologico”, due nuovi metanodotti (uno di 0,58 e uno da 4,78 chilometri) collegati rispettivamente alla raffineria e alla centrale turbogas e -infine- la costruzione di due nuovi serbatoi della capacità complessiva di 180mila metri cubi di greggio. 

Quest’ultimo è il progetto “Adeguamento stoccaggio del greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa”, cioè il nuovo (controverso) campo petrolifero che Total sta sviluppando in Basilicata, in Valle del Sauro (e di cui scrive Pietro Dommarco nel libro “Trivelle d’Italia”, Altreconomia 2012). E prevede che ogni anno vengano esportate 2,7 milioni di tonnellate di petrolio, con un traffico di (almeno) 90 petroliere. “Per Eni quello di aumentare la capacità produttiva a Taranto è un imperativo, fin dal 2007, quando presentò il progetto ‘Taranto Plus’ -racconta Daniela Spera-. 

E se è vero che l’hydrocracking risponde all’esigenza di raffinare diesel ecologico, per rispondere a precise richieste dell’Ue, noi ci chiediamo se le autorità competenti, Comune di Taranto e Regione Puglia, abbiano risposto a questo domanda: la capacità di raffinazione complessiva aumenterebbe, o il diesel ecologico va a sostituire altri carburanti? È per questo, inoltre, che c’è bisogno di una nuova centrale elettrica, che serve lo stabilimento: crediamo che la turbogas, con una capacità installata di 240 MW, avrebbe senz’altro prodotto energia da immettere sul mercato”. 

“Siamo di fronte a un unico progetto, che a nostro avviso avrebbe dovuto essere sottoposto a un’unica procedura di valutazione d’impatto ambientale” racconta Daniela Spera, sottolineando che -invece- “i due metanodotti, presi singolarmente, siano stati esclusi da ogni procedura perché ritenuti ‘non assoggettabili’”. 

Questo è uno degli aspetti discussi a Bruxelles da LegamJonici, insieme all’aumento nell’immissione di sostanza nocive in atmosfera legate alla movimentazione del greggio. 

“Benzene e acido solfirico, composti chimici estremamente tossici, e non ‘odorigene’, come le definisce l’Arpa” spiega Daniela Spera, chimica di formazione. Che cosa significhi l’ho capito abbassando il finestrino vicino alla banchina di Eni: “I tarantini sono abituati”, scherza Daniela, ma io ho respirato con difficoltà. 

Dopo la segnalazione di LegamJonici, la Commissione per le petizioni ha ravvisato “una potenziale violazione della normativa dell’Ue”, e in particolare della direttiva Seveso, poiché Eni non avrebbe elaborato e divulgato per tempo alla cittadinanza il Piano di emergenza esterno (i documenti per la consultazione della popolazione sono stati pubblicati sul sito del Comune di Taranto solo il 20 dicembre 2012). “La raffineria è un impianto considerato a rischio di incidente rilevante con reazione a catena -riprende Spera-: a nostra avviso, se un impianto non è in regola con il Piano sulla sicurezza non è possibile nemmeno avviare l’iter autorizzativo per nuovi progetti. Che ne è della prevenzione, che ne è del principio di precauzione?”.

La seconda petizione al Parlamento europeo di LegamJonici riguarda Cementir, ed è nata anche a seguito dell’articolo con cui altreconomia.it aveva rivelato, nel gennaio 2012, un finanziamento pubblico di quasi 20 milioni di euro da parte della Regione Puglia a favore del progetto di ristrutturazione dell’impianto per la produzione di cemento del gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone. “Non ci siamo mossi per tempo, e non abbiamo potuto presentare osservazioni di carattere ambientale rispetto all’intervento, che autorizza Cementir a smaltire combustibile da rifiuti nel forno del cementificio e a utilizzare le ceneri d’incenerimento nella produzione, mescolandole a calcare e argilla. Crediamo, però, che la Regione abbia favorito l’impresa, che non avrebbe avuto diritto a quei soldi”. 

Quando l’impresa ha richiesto il finanziamento regionale, a valere sulle risorse del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr), aveva già ottenuto un finanziamento pubblico per gli stessi costi -da Invitalia spa-, e questo è contrario al Regolamento della Commissione europea in materia. “Perciò abbiamo indirizzato la nostra petizione anche all’Ufficio europeo per la lotta anti-frode -racconta Daniela-, e abbiamo appreso che la stessa è stata ‘girata’ d’ufficio anche alla direzione generale per la Concorrenza”.

Nel frattempo, il “caso Ilva” ha fatto sì che la Regione Puglia approvasse -a luglio 2012- una legge regionale che impone per alcuni stabilimenti industriali nelle province di Brindisi, Foggia e Taranto, tra cui Eni e Cementir, la “Valutazione del danno sanitario”, che verrà fatta incrociando dati ambientali (dall’Arpa) e sanitari (dall’Asl). Secondo Daniela Spera, tuttavia, questa legge “non cambia nulla a livello di prevenzione: l’ambiente è già compromesso, dovrebbe essere vietato autorizzare”. 

E invece il 13 dicembre 2012 sul Burp è stata pubblicata una determina del dirigente dell’Ufficio inquinamento e grandi impianti della Regione Puglia con cui Cementir è autorizzata a una deroga in merito alle emissioni di carbonio organico totale (Cot), un indicatore complessivo delle sostanze con carbonio presenti nell’aria. A una deroga corrisponde un peggioramento della qualità dell’aria.

“L’inceneritore della città si trova a Statte, ed è stato costruito negli anni Settanta -racconta Giovanni Vianello, della Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, www.benicomuni.org-. Statte, Comune autonomo dagli anni Novanta, prima era una frazione di Taranto. Brucia rifiuto tal quale, lo chiamano termovalorizzatore ma non è in grado di rispondere alle prescrizioni europee in merito al recupero di energia”. Eppure, spiega Giovanni, “il 13 agosto 2012, a due settimane dallo ‘scoppio’ del caso Ilva, ha ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale. È autorizzato, per i prossimi cinque anni”. Eppure Statte è compreso nel perimetro di un Sito d’interesse nazionale (Sin), cioè di un’area fortemenre inquinata e da bonificare (vedi Ae 136). 

Del Sin non fa parte, pochi chilometri più a Nord, Massafra, il cui territorio è considerato parte di un’“Area ad elevato rischio di crisi ambientale”. “Siamo nel cerchio di venti chilometri intorno all’Ilva, quello in cui bovini e ovini non possono pascolare -spiega Luigi Ambruoso, del Comitato corretta gestione rifiuti di Massafra-. 

Il Comune è la sede di un parco, quello regionale delle Gravine. Eppure qui è stato costruito un inceneritore, che adesso vorrebbero raddoppiare”. È di proprietà di Appia Energy, del gruppo Marcegaglia in partnership con un imprenditore locale, Antonio Albanese. “Il comitato è nato a febbraio 2012, quando è stato presentato il progetto di raddoppio dell’inceneritore -spiega Ambruoso-: abbiamo raccolto 3.500 firme, su una popolazione di circa 30mila persone, per un referendum consultivo comunale, che il sindaco non ha mai svolto”. 

Se questo progetto sarà bloccato, avverrà -probabilmente- per questioni paesaggistiche, perché l’impianto si trova in zona Sic (Sito d’interesse comunitario). Se in Provincia di Taranto la raccolta differenziata raggiungesse il 65%, che è l’obiettivo minimo stabilito dalla normativa italiana al 31 dicembre 2012, tra Amiu, (raddoppio di) Appia Energy e Cementir la provincia di Taranto avrebbe la capacità di bruciare 324.500 tonnellate all’anno di rifiuti, a fronte di una produzione di poco più di 114mila tonnellate di rifiuto residuo delle raccolte differenziate (prendendo a riferimento la produzione di rifiuti nel 2009).

Il raddoppio non serve, a meno di non chiudere gli occhi davanti all’esigenza di garantire la salute dei cittadini, perché -come evidenzia il dirigente del Dipartimento di prevenzione dell’Usl di Taranto- “l’impianto insisterà su un’area pesantemente interessata da emissioni di industrie insalubri”. Eppure, il suo è un parere favorevole al raddoppio. È l’eutanasia di una città. --- 

sabato 23 febbraio 2013

1 ANNO E 8 MESI DI RECLLUSIONE A SALVATORE ANZA' EX DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE






A NOI AMBIENTALISTI  L’idea di realizzare le “piste ciclabili sfruttando argini di fiumi e canali” ci aveva insospettito NON POCO  e quindi……….

“PUO’ RITENERSI ACCERTATO CHE IL PIANO CONTENEVA SE NON ERRORI, COMUNQUE VISTOSE COPIATURE DI UN PIANO DI ALTRA REGIONE

La teste Interlandi Rosanna, all’epoca dei fatti Assessore Regionale per il territorio ed Ambiente, la quale ha spiegato che all’Anzà era stata affidata la redazione del “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” che era stato pubblicato ad agosto 2007 sul sito dell’Assessorato.

Il piano era stato elaborato con ritardo rispetto ai tempi dovuti, ritardo per il quale era stata attivata un procedura comunitaria per infrazione.

Era però emerso che il “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” oltre a contenere ERRORI DI SINTASSI vari, era una COPIATURA di un precedente piano redatto per la regione  Veneto e tale circostanza risultava da una serie di INDICAZIONI e RIFERIMENTI che erano del tutto ILLOGICI ed INCONGRUI ove riferiti al territorio siciliano.

In particolare si faceva riferimento alle immissioni atmosferiche derivanti dall’uso dei riscaldamenti domestici dovuti al CLIMA RIGIDO, si indicava quale soluzioni dell’inquinamento da traffico il potenziamento delle PISTE CICLABILI da realizzare sugli ARGINI DEI FIUMI CHE ATTRAVERSANO I CENTRI STORICI e, in alcuni casi si trovava addirittura il link della Regione Veneto (pag 14 verbale del 24.11.2011).

Appare quindi evidente che non possono ritenersi credibili i testi Barbaro e Tolomeo che hanno parlato di correzioni effettuate dalla segreteria e nel tempo di ventiminuti – mezz’ora; ma soprattutto appare evidente che gli errori del “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria”, non potevano essere semplici “refusi”, giacchè non potrebbe logicamente giustificarsi la creazione ad hoc di una commissione composta da tre soggetti che ha lavorato per quattro mesi, per la correzione di un elaborato di appena 385 pagine, compresi gli allegati.


….lungi da essere meri refusi come dichiarato eufemisticamente  da testi interessati anche ad escludere ovvero attenuare proprie responsabilità  amministrative, erano vere e proprie COPIATURE.

Peraltro, nello stesso “decreto di correzione relativo al piano regionale per la tutela della qualità dell’aria”  si legge di “comunità montane”, “argini di fiumi e vcanali”, “intero territorio pianeggiante della regione”, “bacino aerologico padano” eccc..

….il “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria” conteneva effettivamente degli errori che per la loro evidenza e natura erano tali da rendere legittime le critiche…..

Per quanto riguarda la commisurazione della pena, rileva questo Giudice che NON si ravvisano motivi per la concessione  delle circostanze ATTENUANTI e ciò sia per motivi processuali che per motivi sostanziali.

…Infatti la vicenda presenta profili di indubbia gravità……….per formulare offese personali connotate da una fortissima violenza verbale, violenza di cui l’IMPUTATO non è sembrato neppure rendersi conto nel corso del suo esame dibattimentale.


DICHIARA Anzà Salvatore responsabile del REATO continuato a lui ascrittoi e lo CONDANNA ALLA PENA di UNO ANNO e MESI OTTO  di RECLUSIONE, oltre che al pagamento delle spese processuali………….


Sentenza  n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, nei confronti di Anzà Salvatore EX DIRIGENTE ASSESSORATO TERRTORIO AMBIENTE DELLA REGIONE. L’accusa: diffamazione   in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .

Scarica l'intera sentenza in pdf











Diffamazione – Condannato dirigente Regione Siciliana




PALERMO -  Con sentenza n° 5455/12 il dirigente regionale Salvatore Anzà è stato condannato ad 1 anno e 8 mesi di reclusione per diffamazione per mezzo di atti pubblici del suo ufficio dell’Assessorato Territorio e Ambiente, unitamente al pagamento delle spese processuali. Dal giudice non sono state concesse le attenuanti generiche.

Tutto partì da una conferenza stampa del 21 nov. 2007 nel quale Legambiente denunciò che il Piano Regionale di Coordinamento per la Tutela della Qualità dell’Aria, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’Assessore al Territorio e Ambiente Rosanna Interlandi, era un copiato da un simile piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, che già era stato bocciato dalla Comunità Europea, nonché una mescolanza di capitoli, paragrafi, e contenuti. integralmente ripresi da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni.

Legambiente, il suo presidente regionale Domenico Fontana ed i partecipanti a quella conferenza del 21 novembre 2007, mediante diverse note redatte su carta intestata del Dipartimento Ambiente, divennero bersaglio di attacchi da parte dell’Anzà che a seguito delle note indirizzate agli ambientalisti  venne dagli stessi querelato.

La condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione inflitta con sentenza di condanna è stata sospesa, poiché essendo il dr. Anzà incensurato è stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena.






Sentenza  n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana. E il procedimento aperto in relazione alla denuncia di Legambiente per le  note inviate dall’Anzà a vari enti, in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .

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ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 1

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ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 7

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Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13

  

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta
Piazza Indipendenza 21
Fax 091 7075302 90129 Palermo fax inviato 19.2.13 h. 17,58 rac rr 1424411893871
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
Dott.sa Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
Fax 091 7077963 90146 Palermo  fax inviato 19.2.13 h. 17,55 rac rr  90040130219004220 posta express

e  p.c. IV Commissione  Ambiente e Territorio

Assemblea Regionale Siciliana
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
Fax 0917054564 inviato 19.2.13 h. 17,51 racc rr 14241189396


Anticipata via Fax

OGGETTO: ATTO D’INVITO E DIFFIDA A PROVVEDERE CON ISTANZA IN AUTOTUTELA ALLA REVOCA ED AL RITIRO DAL SITO WEB   DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE  DEL " PIANO REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA QUALITA' DELL'ARIA AMBIENTE" 


Sig. Presidente,  Sig. Assessore, on.le Presidente IV commissione

poichè ad oggi risulta senza seguito la richiesta inoltrata con R.R.  il 21  e 22 gennaio 2013  alle SS.VV. da parte delle scriventi Associazioni e fin dal 24 dicembre 2012 da parte di Legambiente e della CGIL al fine del ritiro del “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” (2007) in quanto copiato quasi 6 anni fa da quello omologo della Regione Veneto e da vari documenti già editi da altri Enti, le scriventi Associazioni, anche alla luce della sentenza del Tribunale di Palermo (allegata alla presente) che ha condannato il dott. Salvatore Anzà del Dipartimento Ambiente alla pena di 1 anno e 8 mesi per la vicenda in questione, reiterano la richiesta e diffidano a volerle  dare immediato adempimento, non da ultimo quale segnale di concreta applicazione dei principi di legalità e trasparenza di cui il Governo dichiara di farsi interprete.       

n.b.  n. raccomandate inviate il 31 gennaio 2013 142411891787- 1424411892562  ricevute entrambe il 31 gennaio 2013


FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni presidente di  Italia Nostra,
WWF Palermo,
Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,

Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:  Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allega
  1. Sentenza di Condanna  emessa in data 18 ottobre 2012 nei confronti  del  Dottor Anzà Salvatore Autore del Piano









Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta
Piazza Indipendenza 21
Fax 091 7075302 90129 Palermo
All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
Dott.sa Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
Fax 091 7077963 90146 Palermo 

Anticipata via Fax

Sig. Presidente e Sig. Assessore,
il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegato).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata     del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.
 E’ di queste giorni la notizia del Tribunale penale  di Palermo Giudice Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010  che  nell’udienza del 18 ottobre 2012, è stata emessa la sentenza n. 5455/2012,   di condanna   a un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana.
L’operato del dr. Anzà  risulta  a nostro parere di una gravità estrema, in quanto dette  note sono state redatte su carta intestata dell'ARTA e firmate dall'Anzà nelle funzioni ufficiali di responsabile del Servizio 3 verso l'esterno in rappresentanza dello stesso ARTA.

FIRMATARI DEL DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di AugustAmbiente
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni presidente di  Italia Nostra,
WWF Palermo,
Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,
Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:  Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allegano:
1.      Piano Siciliano e Fonti copiate
2.      Guida lettura Piano

 Raccomandata 142411891787 ricevuta 31 gennaio 2013 inviata da isola delle femmine 22 gennaio 2013
 Raccomandata  90040130122003650 inviata da Isola delle Femmine il 22 gennaio 2013 






                                                                     
Al Presidente della Regione
                                                                                                                          All’Assessore Regionale
                                                                                                                   del Territorio e dell’Ambiente


Sig. Presidente e Sig. Assessore,

il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegati).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni, ecc.) da parte del dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su carta intestata    
del Dipartimento Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione.

Palermo,

         Legambiente Sicilia                                                     CGIL Sicilia
          Domenico Fontana                                                     Antonio Riolo
                  


XVI Legislatura ARS
INTERROGAZIONE
(risposta scritta)

Al Signor Presidente della Regione


Iniziative finalizzate alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute della popolazione dall’inquinamento atmosferico nella Regione Siciliana – Inadempienze circa la redazione del Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria ed aberrazioni in merito all’adozione da oltre 5 anni di un Piano copiato dall’omologo della Regione Veneto e da documenti editi da altre fonti


premesso che,
•   più di 5 anni fa, iI 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia, denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni;

•  gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, dott. Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto (anno 2000), cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc.;

•  la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”;

•  l’Assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione;

•   a distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate;   
e considerato che

•  il c.d. Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato per giunta già bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;

•         nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato;

•         detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana  e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;

•   lo scorso mese di novembre si è appreso dagli organi di stampa che la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualità dell’aria, degli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro;  

•  è di questi giorni la notizia che il Tribunale di Palermo ha emesso la sentenza n. 5455/2012 di condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa) nei confronti dell'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, il quale , nell'esercizio delle sue funzioni, aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti gravemente diffamatori e offensivi in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;

per sapere quali iniziative ritenga di adottare, ed in che tempi, al fine di

porre immediatamente termine, dopo oltre 5 anni e mezzo, con la revoca del Piano copiato, a questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione;

fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto impunemente godere a tutti i livelli nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi e di un sistema di connivenze tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione fare conoscere i motivi per i quali il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno dei vertici politici e burocratici che si sono succeduti negli anni sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della ben nota copiatura e quindi della macroscopica non conformità, tanto è vero che nessuno degli stessi vertici e degli uffici lo ha messo in atto;

adottare un vero Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria

 (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

PAGINA 24 DELLA SENTENZA 




















PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 1474 23 dic 2008 contratto Ing Vincenzo Sansone
formalizzato dirigente 2 VIA VAS 17 DIC 2008 A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008
PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 155 29 GENN 2009 contratto
Ing NATALE ZUCCARELLO NOMINA dirigente RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA
ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008













ITALCEMENTI 16.2. 2013 AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE illegittima ?


http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/italcementi-autorizzazione-integrata-ambientale-decreto-693-18-luglio-2013-diffida-ritiro-decreto-e-denuncia-ai-carabinieri2.pdf

  • DEPURAZIONE BONIFICA RISANAMENTO AMBIENTALE GOVERNO BERLUSCONI 19 FEBBRAIO 2010 ORDINANZA COMMISSARIALE EMERGENZA RIFIUTI




















http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/italcementi-autorizzazione-integrata-ambientale-decreto-693-18-luglio-2013-diffida-ritiro-decreto-e-denuncia-ai-carabinieri1.pdf


Sentenza  n. 5455/2012,ANZA,TOLOMEO,INTERLANDI,ZUCCARELLO,GENCHI,PELLERITO,MESSINA,CAVALLARO,CIAMPOLILLO,CIRINCIONE,SANSONE,FONTANA,LEGAMBIENTE,TRIZZINO,SMOG MAZZARA,PAINO AEROLOGICO PADANO