CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.
NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



martedì 26 marzo 2013

«Requiem aeternam», un viaggio dentro l'ex Italcementi


«Requiem aeternam», un viaggio dentro l'ex Italcementi

Quindici minuti di film documentario, in un viaggio dentro l'ex Italcementi, la struttura posizionata «tra il fiume e le rocce», della quale oggi resta ben poco. A portarci a Piedicastello è il regista Mauro Giovannini, mentre la produzione è di Latocinema

IL VIDEO


domenica 24 marzo 2013

Combustibile da rifiuti nei cementifici Clini ha firmato il decreto ministeriale DECRETO 15 FEBBRAIO 2015


SANSONE VINCENZO,TOLOMEO PIETRO ARNONE GIOVSANNI DI ROSA











TOLOMEO PIETRO Conferimento incarico Dirigente generale del Dip ENERGIA E SERVIZI PUBBLICA UTILITA ATTO 249 29 GIUGNO 2010


TOLOMEO PIETRO CONF INCARICO DIRIGENTE RISORSE AGRICOLE E ALIMENTARI 105194Deliberazione_n__399_del_27_12_2011

TOLOMEO PIETRO REVOCA INCARICO DIRIGENTE SOSOSTIUITO DA ING DI ROSA VINCENZO 105661Deliberazione_n__465_del_30_11_2012

ARNONE GIOVANNI REVOCA INCARICO DIRIGENTE 105762Deliberazione_n__49_del_5_02_2013


SANSONE ING VINCENZO DIRIGENTE GENERALE DIPARTIMENTO TERRITORIO AMBIENTE IN SOST DI ARNONE GIOVANNI 105779Deliberazione_n__55_del_5_02_2013


sabato 23 marzo 2013

CEMENTERIE DI ISOLA DELLE FEMMINE, AFFERMAZIONE DELLA FILCA A ELEZIONI RSU


CEMENTERIE DI ISOLA DELLE FEMMINE, AFFERMAZIONE DELLA FILCA A ELEZIONI RSU

UFFICIO STAMPA FILCA NAZIONALE 19 MARZO 2013
CEMENTERIE DI ISOLA DELLE FEMMINE, AFFERMAZIONE DELLA FILCA A ELEZIONI RSU
Si sono svolte ieri le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie (Rsu), all’interno dello stabilimento delle Cementerie di Isola delle Femmine, gruppo Italcementi. Dei 4 seggi due sono andati alla Filca Cisl Palermo Trapani con l’elezione di Simone D’Angelo con 25 voti e Giuseppe Rubino con 13 voti. Eletti anche per la Feneal Uil, Pagano con 19 voti e per la Fillea Cgil, Andrea Li Muli con 12 voti. “Abbiamo raggiunto un risultato importantissimo – commenta Antonino Cirivello segretario generale della Filca Cisl Palermo Trapani – la vittoria della nostra federazione alle elezioni di oggi testimonia che stiamo andando nella direzione giusta, recependo ed ascoltando le istanze dei lavoratori e pianificando insieme a loro le scelte da compiere e le strategie da adottare”.
http://www.filcacisl.it/sindacato/cementerie-di-isola-delle-femmine-affermazione-della-filca-a-elezioni-rsu/

martedì 19 marzo 2013

Partinico. Blitz dei carabinieri nella sede dell’Ato Rifiuti

Partinico. Blitz dei carabinieri nella sede dell’Ato Rifiuti

16 MARZO 2013 - 14:27 
Blitz da parte dei carabinieri di Partinico e del Nucleo Operativo Ecologico all’interno degli uffici della Servizi Comunali Integrati, nella sede di Corso dei Mille. I militari ieri mattina, hanno acquisito una serie di documenti su richiesta della Procura della Repubblica. Non si hanno notizie certe sul motivo che hanno portato gli investigatori ad accedere agli atti dell’Ato Palermo 1. Nei mesi scorsi però, sono state presentate due esposti alla Procura, sulla gestione dei rifiuti nei dodici comuni compresi tra Isola delle Femmine e Balestrate. L’ex assessore comunale di Partinico Bartolo Parrino, l’estate scorsa, aveva denunciato attraverso una dettagliata relazione, le “spese pazze dell’Ato” contestando duramente l’attività del commissario Antonio Geraci che secondo Parrino, in qualità di liquidatore, non ha risanato il bilancio della società ma ha fatto crescere i costi di gestione e del servizio.

Un secondo esposto-denuncia era stato presentato ai carabinieri, a febbraio dal “Comitato Cittadino contro l’emergenza rifiuti” di Partinico con l’obiettivo di  indagare sulle ipotesi di reato di disastro ambientale e rifiuto di atti d’ufficio in merito alla mancata raccolta differenziata. Il documento era corredato da circa 300 firme di cittadini e da alcuni allegati che illustravano lo scempio ambientale perpetrato nei mesi scorsi e culminato nella dichiarazione di emergenza da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale. La denuncia, sottoscritta fra gli altri anche dall’Osservatorio Sviluppo e Legalità e dal patto per la Salute e l’ambiente, era stata stato presentata dal Presidente di Legambiente Gioacchino Scasso a nome di tutti i componenti del comitato.

L’ispezione avvenuta ieri mattina potrebbe dunque essere legata a queste due denunce. Il liquidatore Antonio Geraci contattato telefonicamente si dice sereno. “Non abbiamo nulla da temere. Siamo a disposizione dell’autorità giudiziaria per eventuali chiarimenti”



L'EX ASSESSORE PARRINO RACCONTA LE GRAVI ED INQUIETANTI ANOMALIE NELLA GESTIONE DELL'ATO RIFIUTI DI PARTINICO

da palermoreport.it
BARTOLO PARRINO DENUNCIA I FATTI E MISFATTI DELL'ATO PA 1  2

BARTOLO PARRINO DENUNCIA I FATTI E MISFATTI DELL'ATO PA 1  3






 

Rifiuti, in 300 a Terrasini dicono no all’aumento retroattivo della Tarsu




L'EX ASSESSORE PARRINO RACCONTA LE GRAVI ED INQUIETANTI ANOMALIE NELLA GESTIONE DELL'ATO RIFIUTI DI PARTINICO





 

Gravi le dichiarazioni dell’ex Assessore Parrino sulla Società Servizi Comunali Integrati ATO PA 1













I rifiuti una risorsa


http://www.youtube.com/my_videos?o=U



CARABINIERI ALL'ATO RIFIUTI PA 1


ATO PA 1, CEMENTIIFICI, corruzione, diossina, geraci, ISOLA DELLE FEMMINE, ISOLE ECOLOGICHE, PARRINO, PARTINICO, Raccolta differenziata, Riciclo, RIPULIAMO ISOLA, S.R.R., TARSU, TRICOLI.EVASIONE TRIBUTARIA, 


lunedì 11 marzo 2013

CEMENTIFICI, RIVOLTA SULL'UTILIZZO DEI RIFIUTI COME COMBUSTIBILI


Cementifici, rivolta sull'utilizzo dei rifiuti come combustibili

D'accordo l'associazione di categoria, contrari medici e lobby degli inceneritori. Ambientalisti: sì, ma con più limiti

Un cementificioUn cementificio
Da una parte gli industriali del cemento, dall’altra i medici ambientalisti, in disaccordo con altri ambientalisti. A scatenare una divisione tra chi ha a cuore ambiente e salute è il provvedimento «Utilizzo di combustibili solidi secondari (Css) in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale», voluto dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini. Il progetto di sostituire (in parte) i combustibili fossili utilizzati nei cementifici con il Css, ricavato dalla frazione secca dei rifiuti, sta scatenando parecchie polemiche.
POLEMICHE - Per i cementieri dell’Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento) si tratta di recupero energetico, per l’Associazione medici per l’ambiente «la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare di diossine e metalli pesanti». Per Legambiente «bruciare Css nei cementifici non peggiora le emissioni inquinanti, ma impone limiti di legge più restrittivi e quindi l’utilizzo di migliori tecnologie di abbattimento». Clini ha dichiarato: «Il provvedimento attua una direttiva europea, è coerente con le disposizioni europee ed è stato esaminato dalla Commissione europea».
L'EUROPA - Il ministro dell’Ambiente ha accolto le istanze dei cementieri, che da anni cercano di ottenere il via libera sulla «sostituzione» di combustibili tradizionali con combustibili «alternativi». «In Italia è possibile raggiungere solo l'8% di sostituzione calorica dei combustibili fossili con quelli alternativi come i Css», commenta Daniele Gizzi, environmental manager di Aitec. «In Olanda, Germania, Francia e Austria, invece, i Css costituiscono rispettivamente il 98%, il 61%, il 45% e il 30% del combustibile utilizzato nei forni da cemento. In Germania, Olanda e Austria bruciano i rifiuti di Napoli trasformati in Css. Da noi la domanda di Css è bloccata per la complessità degli iter burocratici e a causa del mancato consenso sociale: quando si parla di bruciare, scatta immediata la rivolta. Si tratta di 6 milioni di tonnellate di rifiuti che potrebbero essere assorbite dall’industria: oggi, invece, siamo fermi a 600 mila tonnellate».
RIFIUTI - A non essere felice di questa iniziativa potrebbe essere la lobby degli inceneritori, che forse sta per veder andare letteralmente in fumo alcune commesse per la costruzione di nuovi impianti. Oltretutto la crisi ha ridotto la raccolta differenziata: si consuma meno e si producono meno rifiuti. «Stiamo cercando di far comprendere alla lobby degli inceneritori che non saremo mai concorrenti. La produzione di combustibili solidi secondari è sinergica alla raccolta differenziata, in quanto le caratteristiche stesse del Css necessitano a monte di una selezione dei rifiuti tramite differenziata. Nei cementifici non arriveranno mai rifiuti tali e quali», spiega Gizzi. «Non possiamo correre il rischio di inquinare un prodotto che è la nostra ragione di vita, e sono proprio le multiutility che dispongono di impianti di trattamento attrezzati a poter produrre il Css con le caratteristiche indicate dal decreto».
MEDICI CONTRO - I Medici per l’ambiente, invece, dicono no ai rifiuti, anche se trattati, usati come combustibile nei cementifici. «Studi scientifici internazionali hanno dimostrato che la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione delle emissioni, in particolare di diossine, composti organici clorurati e metalli pesanti, e la produzione di diossine è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati». DaMedicina Democratica (Md), movimento di lotta per la salute, fanno notare che il risparmio energetico ottenuto bruciando rifiuti è minore di quello dichiarato: «I cementifici vogliono i rifiuti non perché “risparmiano” combustibili fossili, ma per i guadagni connessi allo smaltimento. Viene detto che i cementifici distruggono i rifiuti con la stessa efficacia di altri impianti di smaltimento», aggiunge Md. «Secondo l’Ente di protezione ambientale Usa (Epa), i cementifici americani sono la seconda fonte di diossine e furani dopo gli inceneritori per rifiuti urbani, grazie alla scelta di utilizzarli per bruciare rifiuti industriali (in particolare solventi e simili). L’Epa ha inoltre stimato emissioni di diossine pari a 0,29 nanogrammi per kg di clinker prodotto nei cementifici che non utilizzano rifiuti come combustibili e di 24,34 nanogrammi/kg nei cementifici che usano rifiuti come combustibile».
CEMENTIERI - Di tutt’altro avviso gli industriali del cemento. «La formazione delle diossine dipende dalla presenza di cloro e dalle temperature di combustione. Ma la presenza di cloro nei forni è minima, sia per questioni di processo sia per rispetto della qualità del prodotto finale», ribatte Gizzi. «Dunque non solo nessun danno per la salute, ma la produzione e l’utilizzo dei Css contribuisce a minimizzare il ricorso alle discariche e ridurrebbe la tassa sullo smaltimento dei rifiuti di circa il 14%. Secondo uno studio di Nomisma, il risparmio per le amministrazioni locali sarebbe di circa 210 euro per ogni tonnellata di rifiuti».
LEGAMBIENTE - «Bruciare Css nei cementifici li rende più controllati», conclude Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente. «Li obbliga a monitorare alcuni inquinanti – come le diossine – che la legge non impone di controllare quando bruciano altre schifezze come il petcoke (carbone derivato dalla distillazione del petrolio, ndr) o il polverino di carbone, ben peggiori del Css». Secondo l'ambientalista, quindi, «a parità di risultati, bruciare Css in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2, fermo restando che i cementifici emissioni ne producono a prescindere, inquinano di per sé e dal punto di vista della salute sono comunque un problema».
 (modifica il 11 marzo 2013)

venerdì 8 marzo 2013

PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE


E LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE INSORGONO ANCORA 
PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI 
E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE 
aria, etna
di Miriam Di Peri -
Copio, ergo sum. Parafrasando la celebre massima cartesiana, si potrebbe dire che in Sicilia alcuni funzionari regionali credano che basti copiare per potere esistere. Il caso in questione ha una storia lunga, portata alla luce dalle associazioni ambientaliste, che recentemente sono tornate ad insorgere contro l’amministrazione regionale per il mancato ritiro del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria.
Un piano, quest’ultimo, che da anni è protagonista di una bufera mediatica, a causa di una serie di assonanze più che sospette con altri piani regionali per la tutela della qualità dell’aria, ad esempio quello della Regione Veneto. E’ così che nel piano siciliano si fa riferimento, per citare alcuni dei tanti casi, al “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, alle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, o all’esistenza delle Comunità montane. Insomma, tutte peculiarità tipiche del territorio siciliano, no?
Il piano, stilato nel 2007, nonostante le continue segnalazioni da parte di associazioni come il Wwf o Legambiente alle diverse amministrazioni regionali che nel frattempo si sono succedute, non è mai stato sostituito e campeggia ancora oggi sul sito dell’Arta, seppure questo dalla fine di gennaio 2013 non sia più aggiornato.
Insomma, le numerose denunce non hanno portato a niente e il Piano non solo è ancora online sul sito istituzionale, ma soprattutto – fatto ben più grave – un piano interamente copiato da altre fonti continua a non essere stato ritirato ufficialmente dall’amministrazione. C’è di più: la reazione alla pubblica denuncia delle associazioni da parte del dirigente responsabile, Salvatore Anzà, è stata corredata da una serie di epiteti come “banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni” messi nero su bianco su carta intestata del Dipartimento Ambiente. Epiteti che sono costati al dirigente una condanna in sede penale perché “la vicenda presenta profili di indubbia gravità, ravvisabili nell’utilizzo da parte di un pubblico funzionario di ben tre atti amministrativi del suo ufficio, per formulare offese personali connotate da una fortissima violenza verbale, violenza di cui l’imputato non è sembrato neppure rendersi conto nel corso del suo esame dibattimentale”.
Ma si sa, morto – o dimesso – un papa, se ne fa un altro. Così, aspettata la fase di insediamento della nuova giunta regionale, alla fine dello scorso anno un cartello di associazioni composto da Legambiente Sicilia, Cgil Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita ha segnalato la vicenda alla nuova amministrazione, esortando l’assessore all’Ambiente Maria Lo Bello a porre fine a questa vicenda.
“A fronte di questa situazione a dir poco paradossale – si legge nella lettera firmata da Mimmo Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia – che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione”.
Ma ancora nessuna risposta è giunta alla lettera, a distanza di quasi tre mesi. Così qualche settimana fa le associazioni AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita hanno inviato una diffida a provvedere con istanza in autotutela alla revoca e al ritiro dal sito web del piano.
E chissà che la nuova amministrazione regionale non decida finalmente di aprire un nuovo capitolo, è il caso di dirlo, che guardi davvero alla salute dell’aria che respirano i siciliani e non alle facili scorciatoie per chi deve redigere un documento di coordinamento regionale.
O forse basterebbe augurarsi che se mai si redigerà un nuovo Piano avvalendosi del “copia e incolla”, non si scopiazzi da un documento, come quello del Veneto, che già nel 2007 era stato bocciato dalla Comunità Europea. 














CROCETTA “Per sbloccare le pratiche all’assessorato regionale al Territorio e ambiente bisognava pagare"



ANZA, Ciampolillo, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE, GENCHI, PIANO ARIA PULITA, TOLOMEO,ZUCCARELLO,SANSONE,CROCETTA,TRIZZINO 




PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE


E LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE INSORGONO ANCORA 
PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI 
E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE 
aria, etna
di Miriam Di Peri -
Copio, ergo sum. Parafrasando la celebre massima cartesiana, si potrebbe dire che in Sicilia alcuni funzionari regionali credano che basti copiare per potere esistere. Il caso in questione ha una storia lunga, portata alla luce dalle associazioni ambientaliste, che recentemente sono tornate ad insorgere contro l’amministrazione regionale per il mancato ritiro del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria.
Un piano, quest’ultimo, che da anni è protagonista di una bufera mediatica, a causa di una serie di assonanze più che sospette con altri piani regionali per la tutela della qualità dell’aria, ad esempio quello della Regione Veneto. E’ così che nel piano siciliano si fa riferimento, per citare alcuni dei tanti casi, al “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, alle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, o all’esistenza delle Comunità montane. Insomma, tutte peculiarità tipiche del territorio siciliano, no?
Il piano, stilato nel 2007, nonostante le continue segnalazioni da parte di associazioni come il Wwf o Legambiente alle diverse amministrazioni regionali che nel frattempo si sono succedute, non è mai stato sostituito e campeggia ancora oggi sul sito dell’Arta, seppure questo dalla fine di gennaio 2013 non sia più aggiornato.
Insomma, le numerose denunce non hanno portato a niente e il Piano non solo è ancora online sul sito istituzionale, ma soprattutto – fatto ben più grave – un piano interamente copiato da altre fonti continua a non essere stato ritirato ufficialmente dall’amministrazione. C’è di più: la reazione alla pubblica denuncia delle associazioni da parte del dirigente responsabile, Salvatore Anzà, è stata corredata da una serie di epiteti come “banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni” messi nero su bianco su carta intestata del Dipartimento Ambiente. Epiteti che sono costati al dirigente una condanna in sede penale perché “la vicenda presenta profili di indubbia gravità, ravvisabili nell’utilizzo da parte di un pubblico funzionario di ben tre atti amministrativi del suo ufficio, per formulare offese personali connotate da una fortissima violenza verbale, violenza di cui l’imputato non è sembrato neppure rendersi conto nel corso del suo esame dibattimentale”.
Ma si sa, morto – o dimesso – un papa, se ne fa un altro. Così, aspettata la fase di insediamento della nuova giunta regionale, alla fine dello scorso anno un cartello di associazioni composto da Legambiente Sicilia, Cgil Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita ha segnalato la vicenda alla nuova amministrazione, esortando l’assessore all’Ambiente Maria Lo Bello a porre fine a questa vicenda.
“A fronte di questa situazione a dir poco paradossale – si legge nella lettera firmata da Mimmo Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia – che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione”.
Ma ancora nessuna risposta è giunta alla lettera, a distanza di quasi tre mesi. Così qualche settimana fa le associazioni AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita hanno inviato una diffida a provvedere con istanza in autotutela alla revoca e al ritiro dal sito web del piano.
E chissà che la nuova amministrazione regionale non decida finalmente di aprire un nuovo capitolo, è il caso di dirlo, che guardi davvero alla salute dell’aria che respirano i siciliani e non alle facili scorciatoie per chi deve redigere un documento di coordinamento regionale.
O forse basterebbe augurarsi che se mai si redigerà un nuovo Piano avvalendosi del “copia e incolla”, non si scopiazzi da un documento, come quello del Veneto, che già nel 2007 era stato bocciato dalla Comunità Europea. 














CROCETTA “Per sbloccare le pratiche all’assessorato regionale al Territorio e ambiente bisognava pagare"



ANZA, Ciampolillo, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE, GENCHI, PIANO ARIA PULITA, TOLOMEO,ZUCCARELLO,SANSONE,CROCETTA,TRIZZINO 




giovedì 7 marzo 2013

Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: ITALCEMENTI ISOLA AIA ...
Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza? E' da un pò ...
tutelaariaregionesicilia.blogspot.com/.../italcementi-isola-aia-ill...

SE CHIEDETE AI FARMACISTI DI ISOLA DELLE FEMMINE......

Se chiedete al PEDIATRA DI Isola delle Femmine - YouTube
SE CHIEDETE AI FARMACISTI DI ISOLA DELLE FEMMINE...... http://www.facebook.com ...
www.youtube.com/watch?v=PbQl_eLxugk

Alla Italcementi di Isola delle Femmine il 18 luglio 2008 viene concessa l'A.I.A. con .

Alla Italcementi di Isola delle Femmine il 18 luglio 2008 viene ...
ITALCEMENTI ISOLA DECRETO AIA ILLEGITTIMO ... - YouTube. Alla Italcementi di Isola delle Femmine il 18 luglio 2008 viene concessa l'A.I.A. con .
tutelaariaregionesicilia.blogspot.com/.../alla-italcementi-di-isol...

mercoledì 6 marzo 2013

Autorizzazione integrata ambientale (Aia): l'Italia fanalino di coda in Europa ITALCEMENTI ISOLA 15 GENNAIO 2011

ITALCEMENTI ISOLA 15 GENNAIO 2011 - YouTube
ITALCEMENTI ISOLA 15 GENNAIO 2011 by Pino Ciampolillo; 2 Se chiedete..... ISOLA ...
www.youtube.com/watch?v=hr54Cv1tuiM&list...
Aia, l'Italia resta indietro in Europa:tempi lunghi e criteri troppo restrittivi

di Cronologia articolo6 marzo 2013Commenti (1)


Costi e tariffe troppo elevati, procedure burocratiche per le autorizzazioni lunghe e complesse, valori e parametri più restrittivi, prescrizioni per i controlli più onerose. La ricetta di Confindustria per portare la nostra politica industriale al passo con l'Europa in tema di prevenzione e riduzione integrata dell'inquinamento (Direttiva Ippc 96/61/CE, le cui disposizioni recepite e modificate negli anni sono poi confliute nel testo unico ambientale Dlgs 152/2006), e in particolare di Autorizzazione integrata ambientale, punta al superamento del gap che ci
ALCUNI DIRITTI RISERVATI (CC BY-NC-SA)

Autorizzazione integrata ambientale (Aia): l'Italia fanalino di coda in Europa









Secondo un rapporto presentato ieri nel corso di una conferenza stampa dal presidente di Confindustria  in Italia i tempi per il rilascio dell'Aia – mediamente tra i 14 e i 21 mesi, ma per alcuni comparti come la chimica si arriva a 5 anni - sono molti più lunghi rispetto ad altri Paesi europei. Inoltre, in Italia si registra la durata più breve – 5 anni,  mentre per le aziende certificate ISO14001 o Emas la durata è di 6 e 8 anni – del periodo di validità dell'Aia. Rispetto agli altri Paesi dell'Ue, poi, i costi delle tariffe istruttorie sono molto più elevati e gravano pesantemente sulle piccole e medie imprese.
Attualmente in Italia le Aia di competenza regionale sono 5.834 mentre quelle di competenza statale sono 159, di cui 140 rilasciate e 19 in corso di rinnovo. Per quanto riguarda i tempi per il rilascio, la Liguria e la Provincia autonoma di Trento si attestano sui 150 giorni come richiesto dalla normativa mentre la maglia nera spetta al Friuli Venezia Giulia, dove i tempi per la concessione dell'Aia raggiungono i 4 anni.
Le richieste di Confindustria
Secondo il presidente di Confindustria, l'Italia deve dotarsi di “un nuovo quadro normativo ambientale allineato agli standard europei” ed è quindi necessario e urgente “un radicale intervento di semplificazione amministrativa sulle procedure”, in modo da consentire al Paese di attrarre investimenti e di mantenere uno sviluppo industriale moderno.
In Italia la Direttiva Ippc 96/61/CE sulla prevenzione e riduzione integrata dell'inquinamento è stata recepita con modifiche con il decreto legislativo n. 152/2006(Testo unico ambientale). Con un nuovo decreto dovrà inoltre essere recepita la direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali che prevede tra l'altro l'applicazione delle Bat (Best available Techncs).
Durante la conferenza stampa di ieri, Squinzi ha spiegato che l'analisi comparativa condotta a livello europeo ha rivelato in modo chiaro che “in Italia l'attuazione della disciplina Ippc presenta prima di tutto dei costi di transazione più elevati rispetto ai principali paesi europei, legati innanzitutto alle procedure amministrative caratterizzate da tempistiche più lunghe e oneri maggiori rispetto a quanto emerge dal quadro comunitario”.
Il presidente degli industriali ha evidenziato che la disciplina comunitaria in materia ambientale è spesso recepita in Italia in maniera più restrittiva rispetto a quanto richiesto dalla stessa Unione Europea, ad esempio per quanto concerne i limiti di emissioni, le sanzioni, gli oneri e le tariffe a carico delle aziende.
Clini risponde a Squinzi
“Nel mio lavoro da Ministro ho dato priorità a due principali linee di azione: semplificare le norme, dare certezza e trasparenza alla procedure, rendere evidente il collegamento tra le regole e gli obiettivi ambientali; incentivare le migliori tecnologie per la protezione dell’ambiente, con vantaggi per consumatori e le imprese”, ha scritto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini in una lettera inviata al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.
“Semplificazione e trasparenza delle procedure di autorizzazione ambientale richiedono un impegno convergente di Amministrazioni e Imprese. Lo stesso impegno che ha consentito di semplificare le procedure per la messa in sicurezza e la bonifica dei siti industriali dismessi, a partire da Porto Marghera e Tor Viscosa”, sottolinea Clini.
“Ma – aggiunge il ministro dell'Ambiente - resta ancora molto da fare: il disegno di legge sulla semplificazione è rimasto a 'metà del guado' in Parlamento. Nel disegno di legge avevo previsto una procedura chiara sulle modalità e sui tempi per le AIA, in modo tale da evitare il ripetersi della inaccettabile sequenza di conferenze di servizi interlocutorie che hanno lasciato aperte procedure per anni”. Clini auspica che “la legge possa essere ripresa dal nuovo Parlamento e approvata”.







se chiedete ad un operatore turistico di isola delle ... - YouTube
http://www.facebook.com/video/video.p... Se chiedete al PEDIATRA DI Isola delle ...
www.youtube.com/watch?v=jqS2wMoygRc