CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.
NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



martedì 30 luglio 2013

Vegetazione in fiamme nei pressi di Capaci




INCENDI

Vegetazione in fiamme nei pressi di Capaci


Martedì 30 Luglio 2013 - 15:55    



Il fuoco ha lambito inizialmente il casolare sul quale compare la scritta ''No Mafia'', luogo dove venne azionato il telecomando usato per fare esplodere la bomba per la strage Falcone.  


PALERMO - Con il grande caldo in Sicilia tornano gli incendi. Le fiamme si sono sviluppate nel cuore della notte lungo un tratto di vegetazione antistante l'autostrada A29, all'altezza dello svincolo per Capaci in direzione Palermo. Il fuoco ha lambito inizialmente il casolare sul quale compare la scritta ''No Mafia'', luogo dove venne azionato il telecomando usato per fare esplodere la bomba per la strage Falcone. A causa del vento le fiamme hanno poi virato verso lo stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine. L'incendio sta per essere domato dopo lunghissime ore di lavoro grazie al lavoro del Corpo Forestale e dei vigili del fuoco, senza l'ausilio gli elicotteri costretti a terra dalle scarse condizioni di visibilità.   

http://livesicilia.it/2013/07/30/vegetazione-in-fiamme-nei-pressi-di-capaci_355651/




















sabato 20 luglio 2013

Il processo di autorizzazione A.I.A. ATTIVITÁ DI PREVENZIONE E CONTROLLO INTEGRATO DELL'INQUINAMENTO

ATTIVITÁ DI PREVENZIONE E CONTROLLO INTEGRATO DELL'INQUINAMENTO


Il processo di autorizzazione A.I.A

Normativa EUROPEA
DATA E NUMEROOGGETTON.GU
Direttiva 96/61/CE del Consiglio del 24 settembre 1996 e successive rettifichePrevenzione e riduzione integrate dell'inquinamentoGU L 257, del 10/10/1996
Decisione 99/391/CE della Commissione del 31 maggio 1999Questionario sull'attuazione della direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamentoGU L 148/39,
del 15/06/1999
Decisione 2003/241/CE della Commissione del 26 marzo 2003Modifica alla decisione della Commissione, del 31 maggio 1999, concernente il questionario
sull'attuazione della direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento
GU L 89/17, del 05/04/2003
Decisione 2000/479/CE della Commissione del 17 luglio 2000Attuazione del Registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER) ai sensi dell'articolo 15 della direttiva 96/61/CE del Consiglio sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC)GU L 192/36,
del 28/07/2000
Direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003Partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica alle direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustiziaGU L 156,
del 25/06/2003
Direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003"Sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità
e modifica alla direttiva 96/61/CE del Consiglio"
GU L 275/32,
del 25/10/2003
Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 aprile 2001Criteri minimi per le ispezioni ambientali negli Stati membriGU L 118/41,
del 27/04/2001



TOP ^



Normativa NAZIONALE
DATA E NUMEROOGGETTON.GU
Decreto Legislativo 152/06Testo Unico Ambientale
(WinZip file 3.4 MB)
n.d. 
Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamentoGU n. 93, S.O. n. 72 del 22/04/2005
Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 372Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamentoGU n. 252, del 26/10/1999
Circolare 13 luglio 2004Circolare interpretativa in materia di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento, di cui al decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, con particolare riferimento all'allegato IGU n. 167,
del 19/07/2004
DM 23 novembre 2001Dati, formato e modalita' della comunicazione di cui all'art. 10, comma 1, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372GU n. 37,
S.O. del 13/02/2002
DM 26 aprile 2002Modifiche al decreto ministeriale 23 novembre 2001 in materia di dati, formato e modalita' della comunicazione di cui all'art. 10 del decreto legislativo n. 372 del 1999GU n. 126,
del 31/05/2002
D.P.C.M. 24 dicembre 2002Approvazione del nuovo modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2003 (integrazione della dichiarazione INES al MUD)GU n. 3,
del 4/01/2003
Legge 27 dicembre 2002, n. 289Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003), Art. 77GU n. 305,
SO n. 240 del 31/12/2002
Legge 27 febbraio 2004, n. 47Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislativeGU n. 48,
del 27/02/2004 
DM 29 maggio 2003Approvazione del formulario per la comunicazione relativa all'applicazione del decreto legislativo n. 372/1999, recante attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamentoGU n. 228,
del 1/10/2003
GuidaPer la compilazione del rapporto relativo ai valori limite di cui alla domanda 2.2.1 del formulario ai fini della comunicazione prevista dal DM 29/05/03GU n. 266, SO n. 173
del 15/11/2003
Legge 31 ottobre 2003, n. 306"Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti
dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2003"
GU n. 266, SO n. 173
del 15/11/2003
Legge 15 dicembre 2004, n. 308Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazioneGU n. 302, SO n. 187,
del 27/12/2004



 

www.dsa.minambiente.it 
APAT
Eper.Sinanet.Apat
EUROPEAN IPPC BUREAU - BRefs
IPPC in Europa




Il processo di autorizzazione A.I.A. ATTIVITÁ DI PREVENZIONE E CONTROLLO INTEGRATO DELL'INQUINAMENTO

mercoledì 17 luglio 2013

Inceneritore a Bellolampo? I 5 Stelle contro Crocetta

Inceneritore a Bellolampo? 
I 5 Stelle contro Crocetta

Mercoledì 17 Luglio 2013 - 17:10

Il Movimento 5 Stelle denuncia: la Regione prepara la realizzazione di un inceneritore nella discarica palermitana. Ciaccio: "Netta continuità col governo Lombardo"

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Giorgio Ciaccio
PALERMO - La Regione starebbe lavorando ad un inceneritore a Bellolampo. E' quanto risulta dalle carte che i parlamentari all'Ars hanno ottenuto grazie ad una richiesta di accesso agli atti fatta al dipartimento regionale della Protezione civile. Lo denuncia in un comunicato stampa il Movimento 5 Stelle.

"In un verbale del 3 gennaio scorso - si legge nella nota dei grillini - relativo alla 'realizzazione degli impianti e delle infrastrutture di completamento della piattaforma integrata di Bellolampo' il responsabile unico del procedimento 'rappresenta la necessità di determinare un quadro planimetrico dell'intera piattaforma di Bellolampo...individuando anche un'area per la localizzazione di un impianto di valorizzazione termica del rifiuto residuale da TMB' (le note ecoballe ndr)".

"In un verbale di qualche giorno prima - prosegue la nota - il responsabile unico del procedimento precisa che 'l'impostazione progettuale...produrrà una frazione residuale secca che...dovrà essere inviata ad un impianto di valorizzazione energetica (es pirolisi o altro) da prevedere anche nell'ambito della medesima piattaforma di Bellolampo per il completamento del ciclo'".

“La volontà della Regione – afferma il deputato Giorgio Ciaccio - appare evidentissima da questi documenti e mostra una netta continuità col governo Lombardo. Crocetta non può continuare a dire che non vuole l'inceneritore e demandare ai suoi sottoposti di procedere sottobanco nella realizzazione del primo step che invece porta in quella direzione: il TMB, cioè l'Impianto di trattamento meccanico biologico che servirà a produrre le famose ecoballe”.

“Quando si parla di parte residuale – continua Ciaccio - ci si riferisce alla parte residua dopo la raccolta differenziata. Se a Palermo la raccolta differenziata è pari al 6% circa, vuol dire che tutto sarà trattato per produrre ecoballe. Ci diranno che l'impianto è pulito che le ecoballe possono essere esportate... Sono frottole. Non si capirebbe perché, allora, prevedere la realizzazione di un impianto del genere in montagna e non vicino al porto o ad una stazione, per ridurre i costi di trasporto. La verità è che vogliono accatastare le ecoballe per farle finire, alla prossima emergenza, nell'inceneritore”.

Dei progetti delle Regione, secondo il Movimento 5 Stelle, sarebbe all'oscuro pure il sindaco Orlando che recentemente ha tenuto un incontro all'Ars con i responsabile del gruppo Ambiente del Movimento Cinque Stelle di Palermo.

“Sia il sindaco che l'assessore alla vivibilità Barbera - sostiene Ciaccio - si sono mostrati sorpresi nel prendere visione dei verbali che abbiamo avuto tramite la nostra richiesta di accesso agli atti. Una cosa è certa: noi non permetteremo mai la realizzazione di un inceneritore. Piuttosto ci incateniamo a Bellolampo”.

“Il governo – afferma il deputato Claudia La Rocca - deve fare chiarezza. Chi parla di raccolta differenziata non può parlare, al contempo, di distruzione termica della materia. Ci chiediamo perché si pensa alla costruzione di "impianti di valorizzazione energetica", invece di impianti di estrusione a freddo per il recupero di gran parte dell'indifferenziato. E tutto ciò contrariamente a quanto previsto nelle direttive europee, che vedono recupero energetico e discariche agli ultimi due posti nella gerarchia della gestione dei rifiuti. Evidentemente la Sicilia è partita dall'ultimo gradino, ampliando le discariche e paventando la costruzione di inceneritori e simili”.

Isola Pulita

PIANO ARIA REGIONE SICILIA NE HANNO parlato sui giornali e in Europa

PIANO ARIA REGIONE SICILIA NE HANNO parlato sui giornali e in Europa from Isola Pulita

INCENERITORI,CIACCIO,TRIZZINO,LA ROCCA,PALMERI,GENCHI,CUFFARO,LOMBARDO,LUPO,CROCETTA,DIFFERENZIATA,BELLOLAMPO,ARMAO,TERMOVALORIZZATORI,DIOSSINA,TUMORI

Isola Pulita

L'ASSESSORE RISPONDE ALLA RICHIESTA NOTIZIE DEI

PROVVEDIMENTI ADOTTATI CONTRO ANZA' SALVATORE

DOPO LA SENTENZA 5055 10 10 2012

martedì 2 luglio 2013

Sen Sodano deposito petcoke della ITALCEMENTI illegittimo

ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE COMUNICATO STAMPA DI SODANO

ITALCEMENTI Autorizzazione Integrata Ambientale aziende obbligate alla p...

ASSESSORE INTERLANDI INTERROMPE LA CONFERENZA FARSA

ITALCEMENTI 22 ottobre 2007 Incontro Assessore Interlandi Prefetto Opera...

NO AL PET-COKE PER LE STRADE DI PALERMO FA VENIRE IN CANCRO

ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE A.I.A.

ITALCEMENTI PARERE C.G.A.2013 RINNOVO AUTORIZZAZIONE CAVA PIAN DELLAIA NEL 2010 ISOLA DELLE FEMMINE: ITALCEMENTI CONFERENZA SERVIZI AIA

ITALCEMENTI PARERE C.G.A.2013  RINNOVO AUTORIZZAZIONE CAVA PIAN DELLAIA NEL 2010


image
REPUBBLICA ITALIANA
_______
Consiglio di Giustizia Amministrativa
per la Regione Siciliana
__________
ADUNANZA DEL 26 marzo 2013
SEZIONI RIUNITE
Parere N. 23/13             Il Consiglio
_____
OGGETTO:
Ricorso straordinario proposto dalla Italcementi s.p.a. avverso il decreto presidenziale 5 novembre 2010, concernente l’approvazione dei Piani regionali dei materiali di cava e dei materiali lapidei di pregio, di cui alla deliberazione di Giunta regionale del 25 ottobre 2010, n. 399.

Vista la relazione, prot. n. 28691/253.11.8 del 23 ottobre 2012, con la quale la Presidenza della Regione siciliana – Ufficio legislativo e legale - ha chiesto il parere di questo Consiglio sul ricorso straordinario indicato in oggetto.
  Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Gabriele Carlotti.
  PREMESSO
A.- La Italcementi s.p.a. ha impugnato con il ricorso straordinario il decreto del Presidente della Regione siciliana, indicato in oggetto, nella parte in cui esso non ha incluso nei Piani regionali dei materiali di cava e dei materiali lapidei di pregio, la cava di calcare denominata “Pian dell’Aia”, sita nei comuni di Palermo e Torretta e gestita dalla società ricorrente in forza di un’autorizzazione rilasciata dal Distretto minerario di Palermo in data 19 luglio 1997. A tal riguardo la Italcementi ha esposto di aver richiesto all’Assessore regionale dell’energia, con istanza del 26 luglio 2010, prot. n. 3092, il rinnovo, per la durata di 15 anni, dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività estrattiva, autorizzazione destinata a scadere il 18 luglio 2012; la ricorrente si duole del fatto che, secondo le norme transitorie introdotte dalla Regione (segnatamente in base all’art. 7, comma 1), il mancato inserimento della suddetta cava comporti l’impossibilità di ottenere il rinnovo dell’autorizzazione in parola per un periodo superiore a tre anni.
B.- Il ricorso è affidato ai seguenti mezzi di gravame:
I)violazione e falsa applicazione dell’art. 17 della L. 23 agosto 1988, n. 400, dell’art. 23 del R.D.Lgs. 15 maggio 1946, n. 455 (Statuto della Regione siciliana) e dell’art. 9, comma 2, del D.Lgs. 24 dicembre 2003, n. 373: secondo la ricorrente, i piani, aventi natura regolamentare, sarebbero illegittimi in quanto approvati in assenza del preventivo parere di questo Consiglio;
II)violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 6 della L.R. 30 aprile 1991, n. 10; eccesso di potere per carenza di adeguata istruttoria; difetto di motivazione; travisamento dei fatti e illogicità manifesta: i piani, ad avviso della società ricorrente, sarebbero frutto di una scelta pianificatoria assolutamente illogica e contraddittoria, in quanto non coerenti con la situazione di fatto e non sorretti da un’adeguata motivazione; in particolare, l’Italcementi sostiene di aver coltivato la cava in discorso da oltre tredici anni e che essa sarebbe indispensabile per l’approvvigionamento di una cementeria, della stessa società ricorrente, ubicata in Isola delle femmine (la cui valenza economica e occupazionale sarebbe stata riconosciuta anche dal Dipartimento per l’ambiente). Ancora osserva che, al momento di approvazione dei Piani impugnati, era pendente una richiesta di rinnovo dell’autorizzazione alla coltivazione della cava in parola (la quale avrebbe anche ottenuto, nel mese di maggio del 2010, un parere favorevole di compatibilità ambientale) e che comunque l’amministrazione, nell’esercitare la potestà pianificatoria, non avrebbe potuto ignorare le preesistenze urbanistiche. Soggiunge, infine, che i Piani sarebbero stati redatti sulla base di dati risalenti nel TEMPO (del 2000 e del 2001) e che, per tale ragione (asseritamente configurante un difetto di istruttoria), in essi non sarebbe stata rappresentata in modo adeguato la situazione esistente.
C.- L’Ufficio legislativo e legale (d’ora in poi: ULL) ritiene che il ricorso debba essere respinto.
  CONSIDERATO
1) Per una migliore intelligenza delle questioni sottoposte all’esame di queste Sezioni Riunite occorre dedicare brevi cenni alla ricostruzione della normativa regionale rilevante. Come accennato in narrativa, con il ricorso emarginato, è STATO impugnato il decreto, indicato nelle premesse, con il quale – previa conforme deliberazione della Giunta regionale n. 399 del 25 ottobre 2010 – sono stati approvati, rispettivamente ai sensi dell’art. 6, comma 4, e dell’art. 42, comma 2, della L.R. 9 dicembre 1980, n. 27 (Disposizioni per la coltivazione dei giacimenti minerari da cava e provvedimenti per il rilancio e lo sviluppo del comparto lapideo di pregio nel territorio della Regione siciliana), due distinti piani e, segnatamente, il piano regionale dei materiali di cava e il piano regionale dei materiali lapidei.
  Il dichiarato (art. 1) scopo della citata legge regionale è disciplinare, in Sicilia, l'attività estrattiva delle sostanze minerali sotto qualsiasi forma o condizione fisica di modo che essa si svolga in maniera ordinata e in coerenza con gli obiettivi della programmazione economica e territoriale della Regione, nel rispetto e tutela del paesaggio e della difesa del suolo e, onde perseguire le ridette finalità, la medesima legge prescrive che l'attività estrattiva venga regolamentata in adesione al principio della pianificazione, ossia mediante la predisposizione di piani regionale. Più in dettaglio il contenuto e la procedura di approvazione del piano regionale dei materiali di cava trovano la loro disciplina negli artt. 4, 5 e 6 della legge i quali, rispettivamente, dispongono:
-che il piano regionale dei materiali da cava e, nel quadro di più circoscritti limiti di operatività, il relativo programma preliminare definiscano organicamente gli obiettivi e le strategie di settore rispettivamente a medio-lungo e breve termine; indichino i mezzi per il perseguimento di tali obiettivi; circoscrivano le aree in cui, nella prospettiva di interessi generali di prevalente rilevanza socio-economica o ambientale, l'attività estrattiva di cava sia limitata o preclusa;
-che il piano:
a)individui le aree che, in relazione alle caratteristiche di qualità, quantità ed ubicazione dei giacimenti da cava in esso compresi, presentino interesse industriale e siano suscettibili di attività estrattiva, stabilendo per tali aree stabilisce i vincoli specifici ai quali dovranno essere assoggettate le attività di cava;
b)delimiti nell'ambito delle aree di cui alla precedente lett. a), i bacini aventi particolare rilevanza per l'economia regionale, con specifico riguardo ai giacimenti dei materiali lapidei di pregio (di cui all’art. 39 della stessa legge), effettuando di tali bacini la delimitazione su cartografia a scala opportuna, con l'indicazione delle infrastrutture e delle zone di rispetto a servizio degli insediamenti industriali necessari per la loro valorizzazione;
c)individui le aree nelle quali l'attività estrattiva sia limitata o preclusa;
-che il piano regionale dei materiali da cava, corredato dalla necessaria documentazione geologica, giacimentologica e litologica, sia lo strumento della programmazione regionale di settore e riferimento operativo inderogabile per ogni attività estrattiva nel comparto dei materiali da cava, costituendo costituisce specificazione settoriale del piano regionale di sviluppo di cui al titolo I della legge regionale 10 luglio 1978, n. 16;
-che il piano regionale dei materiali da cava debba essere trasmesso per stralci territoriali ai comuni interessati, i quali dovranno comunicare il proprio parere entro il termine di trenta giorni e sia poi approvato con decreto del Presidente della Regione, previa delibera della Giunta regionale e sentito il parere della competente Commissione legislativa dell'Assemblea regionale.
  Analogamente il contenuto e la procedura di approvazione del piano regionale dei materiali lapidei di pregio sono disciplinati dagli artt. 40, 41 e 42 della sunnominata legge i quali, rispettivamente, dispongono:
-il piano regionale dei materiali lapidei di pregio e, nel quadro dei più circoscritti limiti di operatività, il relativo programma preliminare definiscano organicamente gli obiettivi e le strategie di settore rispettivamente a medio-lungo e breve termine, con particolare riguardo alla creazione di valore aggiunto e all'incremento dei livelli di potenziamento e trasformazione delle unità produttive e di occupazione; indichino i mezzi per il perseguimento di tali obiettivi; coordinino gli interventi previsti dalla presente legge con le politiche associative e aziendali; definiscano i programmi settoriali di qualificazione professionale, promozione commerciale e documentazione;
-che il piano regionale per la promozione delle attività estrattive, di lavorazione e di commercializzazione dei materiali lapidei di pregio è strumento della programmazione regionale di settore e riferimento operativo inderogabile per ogni attività estrattiva, di lavorazione e di commercializzazione nel settore del marmo e degli altri materiali lapidei di pregio.
-che il piano dei materiali lapidei di pregio debba essere opportunamente coordinato con quello delle cave e che esso costituisce specificazione settoriale del piano regionale di sviluppo economico di cui al titolo I della legge regionale 10 luglio 1978, n. 16;
-che il piano regionale per la promozione delle attività estrattive, di lavorazione e di commercializzazione dei materiali lapidei di pregio è approvato con decreto del Presidente della Regione, previa delibera della Giunta regionale e sentito il parere della competente Commissione legislativa dell'Assemblea regionale.
  Alla luce della riferita normativa di rango primario emerge con evidenza:
a)come i suddetti strumenti abbiano natura propriamente programmatoria e pianificatoria di un’attività industriale;
b)che essi, pur configurandosi come provvedimenti amministrativi di carattere generale, difettino dei requisiti di innovatività, astrattezza e generalità, indispensabili per ascrivere un atto amministrativo generale alla categoria dei regolamenti;
c)la legge non accenna in alcun modo a un possibile coinvolgimento del Consiglio di Giustizia amministrativa in sede consultiva.
  Non trova dunque applicazione al caso di specie l’art. 9, comma 2, del D.Lgs. 24 dicembre 2003, n. 373 (norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione siciliana concernenti l’esercizio nella regione delle funzioni spettanti al Consiglio di STATO) che espressamente circoscrive l’obbligatorietà del parere di questo Consiglio soltanto per l’adozione degli atti regolamentari del Governo della Regione e negli altri casi comunque determinati da una legge regionale.
  Alla stregua di quanto testé considerato può dunque respingersi il primo motivo di impugnazione.
2) Nemmeno si presenta fondato il secondo mezzo di gravame. Ed invero, anche i due piani al centro del contendere, al pari di ogni altro strumento con finalità di pianificazione urbanistica (anche a vocazione industriale), esprimono scelte latamente discrezionali rispetto alle quali i singoli – in assenza di uno specifico affidamento – non possono far valere alcuna pretesa giuridicamente tutelata, fatta salva la deduzione di una plateale illogicità della pianificazione o di un macroscopico difetto di istruttoria. Nessuna di dette condizioni ricorre nel caso di specie: difatti, non sussisteva in capo alla Italcementi alcun affidamento tutelabile ad ottenere un rinnovo per ulteriori quindici anni né i piani sono frutto di una scelta pianificatoria illogica e contraddittoria.
  Sul primo punto va osservato che la società ricorrente si duole, in sostanza, del fatto che, ai sensi dell’art. 7 delle norme transitorie dei due piani (l’art. 6 riguarda in modo specifico le aperture di nuove cave), le autorizzazioni relative all’esercizio di cave insistenti in zone esterne alle aree individuate dai due piani in discorso e la cui scadenza intervenga tra la data di entrata in vigore dei suddetti piani e quella, successiva, dell’aggiornamento, non possano essere rinnovate per un periodo superiore a tre anni.
  Tale norma transitoria (comunque non avente natura regolamentare) non si pone in contrasto con la riferita fonte regionale di rango primario che, per l’appunto, ha stabilito che i piani possano circoscrivere le aree in cui, nella prospettiva di interessi generali di prevalente rilevanza socio-economica o ambientale, l'attività estrattiva di cava sia limitata o preclusa. Anzi, la norma transitoria realizza un equo contemperamento tra le esigenze della continuazione della produzione nelle cave già in essere e le necessità della pianificazione regionale sopra poste in rilievo.
  La circostanza poi che la cava gestita dalla ricorrente non sia stata inserita nelle aree dei due piani non denota alcuna carenza di istruttoria, ma semmai è frutto delle scelte discrezionali, alle quali si è sopra accennato, e che si concretano nella individuazione delle zone che, meglio di altre, a giudizio del pianificatore, rispondono allo scopo di limitare l’attività estrattiva alle sole aree che, in relazione alle caratteristiche di qualità, quantità ed ubicazione dei giacimenti da cava in esso compresi, presentino un interesse industriale, rivestendo una particolare rilevanza per l'economia regionale.
  Nell’escludere la cava della società ricorrente dalle aree dei due piani la Regione non ha dunque violato la disciplina sopra richiamata, ma semmai l’ha applicata sulla base di sue valutazioni discrezionali, fondate su uno studio approfondito. Né può ritenersi, come sostiene la Italcementi, che il difetto di istruttoria sarebbe da ascriversi all’utilizzo di dati risalenti nel TEMPO, tali da non riflettere in modo adeguato la situazione esistente, dal momento che la stessa Italcementi riconosce che l’attività estrattiva in questione sarebbe in corso da oltre 13 anni e, dunque, da un periodo comunque anteriore a quello (ossia agli anni 2000 e 2001) al quale sarebbero riferibili i dati in concreto usati per la pianificazione.
  La circostanza, infine, che all’epoca dell’approvazione dei due piani contestati fosse in STATO avanzato la procedura di rinnovo dell’autorizzazione della cava della ricorrente, non è una circostanza idonea a sorreggere la pretesa di ottenere un rinnovo per ulteriori 15 anni, dal momento che – secondo un consolidato principio giurisprudenziale – i provvedimenti devono essere conformi alla normativa vigente al momento del perfezionamento della fase costitutiva del procedimento, ancorché questa sia mutata rispetto alla disciplina in vigore nel tempo dell’avvio dei procedimenti medesimi.
3) In conclusione, il ricorso deve essere respinto nel merito, con assorbimento delle eccezioni sollevate in via pregiudiziale dall’amministrazione.
P.Q.M.
  Si esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.
IL SEGRETARIO
F.to: Giuseppe Chiofalo

IL PRESIDENTE
F.to: Raffaele Maria De Lipsis



A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA ISOLA DELLE FEMMINE 










lunedì 1 luglio 2013

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: PIANO ARIA REGIONE SICILIA ASSESSORE INTERLANDI IS...

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: PIANO ARIA REGIONE SICILIA ASSESSORE INTERLANDI IS...: Isola Pulita PIANO ARIA REGIONE SICILIA ASSESSORE INTERLANDI ISTITUISCE  COMMISSIONE ISPETTIVA SULLA VERIFICA DEL PIANO DELL'ARIA...

Interrogazioni parlamentari Andrea Zanoni Preoccupanti aspetti ambientali e sanitari relativi all'obsoleto impianto siderurgico in crisi denominato «Ferriera di Trieste»

Interrogazioni parlamentari
20 giugno 2013
E-007319-13
Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Andrea Zanoni (ALDE)
 Oggetto:  Preoccupanti aspetti ambientali e sanitari relativi all'obsoleto impianto siderurgico in crisi denominato «Ferriera di Trieste»
 Risposta(e) 
La Ferriera di Trieste, sita nel densamente abitato rione di Servola, è un obsoleto stabilimento siderurgico specializzato nella produzione di ghisa, da molti anni oggetto di polemiche a causa dell'emissione di inquinanti. Le analisi effettuate nel 2007 dal CIGRA (Centro Interdipartimentale di Gestione e Recupero Ambientale) dell'Università degli Studi di Trieste, su richiesta della locale Procura della Repubblica, infatti, rilevavano nella zona preoccupanti valori di benzo(a)pirene, in media pari a 21 ng/m3 (con picco a 90 ng/m3), a fronte del limite di 1 ng/m3 imposto dalla direttiva 2004/107/CE; quanto alle concentrazioni di PM10, queste si rivelavano sistematicamente superiori al limite di 50 µg/m3 stabilito dalla direttiva «aria» 2008/50/CE, e risultavano fuori norma, altresì, i valori di PM2,5. I test realizzati, infine, riscontravano persino una significativa mutazione del DNA delle cellule umane esposte a tali emissioni(1). Recentemente, è stato accertato un drammatico collegamento tra l'impianto e l'insorgenza di neoplasie nei suoi ex dipendenti. Secondo gli esiti di un'indagine epidemiologica effettuata dall'ASS (l'Azienda per i Servizi Sanitari) n. 1 di Trieste, su incarico anche il tal caso dalla locale Procura della Repubblica, il rischio di insorgenza di un tumore ai bronchi o ai polmoni negli operai della Ferriera di Trieste è più alto del 50 % rispetto al resto della popolazione. Dal 1974 al 1994, infatti, si sono verificati quasi 300 casi su un campione di 2.142 dipendenti(2). A partire dal 21.12.2012, l'impianto è stato commissariato per stato d'insolvenza, ed è in fase di studio un piano industriale di riqualificazione/riconversione. Il Comune di Trieste ha nominato quale proprio consulente nella procedura un ex direttore dell'impianto, ora indagato nell'ambito di una vicenda di smaltimento illecito di rifiuti provenienti dalla struttura stessa(3), decisione che ha destato non poche perplessità in seno all'opinione pubblica e alle locali associazioni ambientaliste(4). La Commissione, che ha appena varato il nuovo Piano strategico volto a preservare la competitività della siderurgia UE(5):
1.è a conoscenza degli allarmanti dati emersi sullo stato di salute degli ex operai della struttura?
2.Non ritiene opportuno che tale indagine venga estesa anche alla popolazione residente nella zona?
3.Può chiarire in quale modo il succitato piano coinvolgerà la struttura e se verranno tenute in debito conto le problematiche ambientali e sanitarie emerse, accanto alle esigenze economico/produttive e occupazionali?

(1)Cfr. Relazione del CIGRA di data 21.9.2007, presente nel sito dell’associazione «Circolo Miani»: http://goo.gl/jwyJw.
(2)Cfr. Reportage del quotidiano «La Repubblica»: http://goo.gl/ALGR1.
(3)Secondo le indagini, tra il 2007 e il 2008 almeno 10.000 tonnellate di rifiuti usciti dalla Ferriera di Trieste sarebbero stati destinati a discariche non autorizzate/non idonee a Trento, Montecchio Precalcino (in provincia di Vicenza) e Piombino (in provincia di Livorno). Cfr. http://goo.gl/nLzBC.
(4)Cfr. Comunicato stampa rilasciato a riguardo dall’associazione ambientalista Legambiente di Trieste: http://goo.gl/RdTFA.

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&reference=E-2013-007319&language=IT
Interrogazioni parlamentari Andrea Zanoni   Preoccupanti aspetti ambientali e sanitari relativi all'obsoleto impianto siderurgico in crisi denominato «Ferriera di Trieste»




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