CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



mercoledì 30 ottobre 2013

Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione 300 i dipendenti indagati

Con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità nelle file dell’amministrazione

di ELEONORA IANNELLI
PALERMO. Insospettabili impiegati che, nei propri orticelli di casa, coltivano cannabis per lucrose attività di spaccio, o scaricano musica e vendono cd e beni di ogni genere su internet. C'è chi ha un doppio lavoro e nei propri uffici è uccel di bosco. Perfino un episodio di molestie sessuali, archiviato perché il dipendente, nel frattempo, è andato in pensione. Nella pachidermica macchina della Regione, con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità con ben 300 procedimenti disciplinari aperti. E scattano, con una circolare del dipartimento Funzione pubblica, regole più rigorose, tempi perentori per l'istruttoria e la chiusura delle «indagini» interne e anche nuove disposizioni di trasparenza e anticorruzione, in applicazione della riforma Brunetta del 2009. Insomma, un drastico giro di vite.



I 300 fascicoli sulla scrivania dello speciale Ufficio per i procedimenti disciplinari si riferiscono a infrazioni gravi rilevate, punibili con sanzioni che partono da 10 giorni di sospensione dal servizio senza retribuzione, fino al licenziamento. Dietro sportelli e uffici, non solo le furbizie degli scansafatiche, le assenze ingiustificate e gli orari «fai da te», ma anche macroscopici disservizi agli utenti. E reati di peculato, corruzione, concussione. Nel mirino dell'Ufficio «investigativo» sono finiti soprattutto i settori della Formazione, della Motorizzazione e dell'Agricoltura, con un 10% di coinvolgimento di dirigenti. Da gennaio a giugno 2013, sono scattati i seguenti provvedimenti: il licenziamento di una persona, accusata di corruzione, sorpresa in flagrante con una «mazzetta», che però ha impugnato il provvedimento; 12 sospensioni obbligatorie per arresti (in carcere o ai domiciliari, oggi, ci sono cinque dipendenti) o condanne in primo grado per corruzione, concussione e peculato (nei dodici mesi dell'anno precedente, erano state otto). La sospensione può durare fino a un massimo di 5 anni; poi, se il procedimento penale non si conclude, l'amministrazione è costretta a reintegrare il dipendente, ma alcuni settori saranno per lui «off-limits». Spulciando ancora l'elenco, figurano una censura; 25 contestazioni. Ben 160 le richieste di aggiornamento inviate alle Procure (in tutto il 2012 erano state 67). In aumento, quindi, perché sono state acquisite d'ufficio le notizie di stampa sui procedimenti penali, piuttosto che attendere le notifiche dalle cancellerie. L'Ufficio, adesso, aspetta montagne di aggiornamenti per i casi connessi alle recenti inchieste sulla formazione. E altri procedimenti saranno attivati. 



Parallelamente, sul versante normativo, sono state introdotte alcune novità, o rispolverate regole già esistenti, con una circolare dell'assessorato alle Autonomie locali, guidato da Patrizia Valenti, a firma del dirigente generale, Luciana Giammanco, nominata pure, con decreto del presidente Crocetta, responsabile della prevenzione della corruzione. In fase di elaborazione, c'è anche il piano triennale di prevenzione della corruzione, che conterrà un codice di comportamento e di trasparenza, con particolare attenzione per le «aree» individuate come a rischio. Dovrà essere approvato in giunta e trasmesso al Ministero entro gennaio. «Sia chiaro - dice la Valenti - che chi sbaglia paga e va incontro a sanzioni, rischiando anche il posto di lavoro. Nessun intento persecutorio, ma rispetto delle regole e trasparenza, in linea con le normative nazionali del 2009 e del 2012 su prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione».


FONTE DELLA NOTIZIA 



NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE "PROCESSO" DA FARE IN 120 GIORNI 

Palermo 
Per i dipendenti regionali occhio alle sanzioni e anche alla mannaia dei rimborsi di tasca propria. Finora, in Sicilia, vigevano le modalità stabilite con una circolare del 2010, meno intransigenti e spesso disattese, come spiega la dirigente Luciana Giammanco, che denuncia "aspetti patologici, soprattutto nella tempistica, che a volte hanno portato all'inevitabile decadenza dell'azione amministrativa.

Queste le nuove regole. Si distinguono due tipi di intervento disciplinare: quello "semplificato" e "l'ordinario". 

Il primo quando la presunta violazione è punibile con una sanzione inferiore a 10 giorni di sospensione dal servizio  senza retribuzione, quale può essere un'assenza ingiustificata (se annosa, rientra nei casi casi gravi; nel 2013, quattro episodi sanzionati).

E' di esclusiva competenza del Capostruttura del Dipartimento, che, entro 20 giorni. deve contestare l'addebito.

L'iter deve chiudersi inderogabilmente entro 60 giorni.

Superato il termine, l'Amministrazione perde il diritto all'azione disciplinare e di questa decadenza risponde in prima persona il dirigente.

Per i casi più gravi, invece, la competenza è dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari, di cui è responsabile Pio Guida.

Si segue un persorso più complesso: 40 giorni per l'avvio; 120 giorni per la conclusione.

E, inoltre, bisognerà garantire l'anonimato delle denunce per la tutela dal rischio ritorsioni.

E vige l'obbligo di pubblicare i nomi dei titolari di collaborazioni o consulenze.

In  caso di "dimenticanza". si risponderà di tasca propria.
(Eia) 


FONTE DELLA NOTIZIA 





Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

SALVATORE ANZA',PIETRO TOLOMEO,DECRETO 693 18 LUGLIO 2008,ITALCEMENTI,PIANO ARIA SICILIA,SANSONE,SENTENZA 5455 2012,SENTENZA 2708 2010

lunedì 28 ottobre 2013

SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA PREVENZIONE E RIDUZIONE DELL'INQUINAMENTO A.I.A. OTT 2007 3721

SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA PREVENZIONE E RIDUZIONE DELL'INQUINAMENTO A.I.A. OTT 2007 3721.pdf by Pino Ciampolillo

PREVENZIONE E RIDUZIONE INQUINAMENTO IPPC DIRETTIVA 96 91 CEE

PREVENZIONE E RIDUZIONE INQUINAMENTO IPPC DIRETTIVA 96 91 CE.pdf by Pino Ciampolillo

ITALCEMENTI MONITORAGGIO FEBBRAIO 2012 FEBBRAIO 2013 PROTOCOLLO N 53156 DEL 09 AGOSTO 2013

ITALCEMENTI MONITORAGGIO FEBBRAIO 2012 FEBBRAIO 2013 Protocollo n 53156 del 09 agosto 2013.pdf by Pino Ciampolillo

GENCHI LAZZARO PAGATO PER NON LAVORARE REGIONE SICILIA DEMANIO ROSARIO LAZZARO TOLOMEO LOMBARDO INTERLANDI ARNONE GELARDI CHINNICI CROCETTA CAMPO CORSELLO

GENCHI LAZZARO PAGATO PER NON LAVORARE REGIONE SICILIA DEMANIO ROSARIO LAZZARO TOLOMEO LOMBARDO INTERLAND... by Pino Ciampolillo

DIFFIDA a AIA ITALCEMENTI TAVOLO TECNICO D'ANGELO GIORGIO

ITALCEMENTI RICORSO AL TAR 2952 2008

Italcementi Ricorso Al Tar 2952 2008 by Pino Ciampolillo

ITALCEMENTI NO PETCOKE RICORSO AL TAR ITALCEMENTI PER REVOCA DETERMINA ASSESSORIALE 482383 25 LUG 2006 CONTRO USO PETCOKE

Italcementi No Petcoke Ricorso Al Tar Italcemnti Per Revoca Determina Assessoriale 482383 25 Lug 2006 Contr... by Pino Ciampolillo

ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE APPUNTI CONFERENZE SERVIZI A.I.A. PETCOKE DIFFIDE TAR QUERELE ANZA’ DENUNCE PROCESSI PIANO ARIA DIFFAMAZIONE CONDANNE

ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE APPUNTI CONFERENZE SERVIZI A.I.A. PETCOKE DIFFIDE TAR QUERELE ANZA’ DENUNCE... by Pino Ciampolillo

ITALCEMENTI PIANO ARIA PROCED 3392 ANZA’ CONTRO CIAMPOLILLO GENCHI AIA PETCOKE COPIA INCOLLA ITALCEMENTI

ITALCEMENTI PIANO ARIA PROCED 3392 ANZA’ CONTRO CIAMPOLILLO GENCHI AIA PETCOKE COPIA INCOLLA ITALCEMENTI by Pino Ciampolillo

ITALCEMENTI IL TAR SICILIA ALLA ITALCEMENTI NO AL PETCOKE

Incroci, parallelismi e subordine


Incroci, parallelismi e subordine



Di Nicoletta Forcheri  22 ottobre 2013



E mo’ me lo voglio togliere un sassolino.
All’epoca avevo fatto un’indagine, mai scritta né pubblicata, in seguito a un report della Gabanelli sullo scandalo dei rifiuti nei campi flegrei e litorale domizio attorno a Napoli.

 
 
 

Avevo già scoperto da tempo che funziona così: una ditta riceve la commessa e poi da in subappalto alla mafia, la quale viene incriminata di tutti i mali. 





In realtà succedette così: la Jacorossi Imprese SpA riceve la commessa dalla Regione Campania (nel 2001) con tanto di finanziamento, 117 di milioni di euro, e un capitolato: assumere 380 lavoratori socialmente utili per bonificare i terreni dei campi flegrei e litorale domizio, e per organizzarne la raccolta (http://www.caleno24ore.it/wordpress/1503/la-controversa-storia-della-jacorossi-la-societa-proprietaria-dellilside.html).

La Jacorossi che fa? Assume i 380 lavoratori costringendoli a incrociarsi le braccia e dopo cinque anni li licenzia, in barba alla convenzione. Non organizza la raccolta e non bonifica i terreni, anzi subappalta a ditte più o meno mafiose per inquinare ancora di più i terreni.Piccolo hic: la Gabanelli aveva omesso di dire che subito dopo avere ricevuto la commessa dalla Regione Campania, praticamente nello stesso anno 2001, la Jacorossi Imprese SpA, controllata della Fintermica Spa della famiglia Jacorossi, costituiva prima una impresa comune con una controllata di Gaz de France (appartenente al governo francese) tramite la sua filiale, la Cofathec Servizi: la Cofathec  & Jacorossi Progetti Spa, e poi tale impresa comune veniva acquisita per oltre il 50% da Cofathec Servizi nel 2003, e cioé la Francia che ne acquisisce il controllo almeno al 75% (delibere AGCM
http://www.agcm.it/concorrenza/concentrazioni/open/41256297003874BD/5C01FB5B3C1560F4C1256B020039B99C.html [1] ehttp://www.agcm.it/concorrenza/concentrazioni/open/41256297003874BD/6CF7E4F4147640F9C1256CC20044A57E.html ).
Onde per cui era la Francia che controllava quell’impresa che inquinava i terreni attorno a Napoli intascando i nostri fondi pubblici e utilizzando la nostra “mafia locale” per portare a termine questo lavoro criminoso, criminale e assassino. Piccolo dettaglio “strano”: la Jacorossi, si legge nella delibera dell’impresa comune, cede i suoi asset materiali e immateriali siti in Italia e in Israele… Cioè per ordine decrescente di responsabilità: Francia, Jacorossi, politici e, in subordine, mafia.
Delle 350 mila tonnellate di rifiuti tossici solo 40 mila furono trasportati per essere infoiati tra Napoli e Caserta nel modo descritto dal Casalese in questo articolo, 


In subordine: la mafia manovalanza della Francia.Cofathec Servizi, che all’epoca era una controllata di Gaz de France e che acquisisce la Jacorossi Imprese,   adesso è scomparsa in Cofely, dopo essere diventata una controllata del gruppo nato dalla mega fusione dei franco-rotti [Rotschilds] GAZ DE FRANCE SUEZ. Tale fusione fu autorizzata dall’antitrust di Bruxelles in barba a qualsiasi buonsenso, logica e normativa antitrust, nel 2008. Si può quindi pacificamente affermare che l’aumento di mortalità dovuto a tumori, malformazioni e malattie degenerative nei terreni inquinati “dalla mafia” non fu solo colpa di mafia e politici camerieri, ma sicuramente del governo francese che schermato dalle scatole cinesi operava nell’ombra, e che all’epoca della commessa era un grosso player della impresa comune Jacorossi Imprese/Cofathec.
Presumibilmente i Rothschild subentrano poi, quando le malefatte sul terreno sono state fatte e per inciso i terreni sono diventati a buon mercato, sempre che Albert Frère, loro fedele alleato, sia il loro effettivo prestanome (in GDF – Suez). Infatti Albert Frère, che è l’azionista di riferimento del colosso nato dalla mega fusione Gaz de France Suez avvenuta nel 2008, condivide (?) con i Rotschilds la proprietà del castello vitivinicolo Domaines Lafite Rothschilds…notoriamente dei Rothschilds…ma dichiaratamente di Albert Frère: che fanno, i rotti[shilds], prestano la proprietà come fa la regina d’Inghilterra che dopo cent’anni se la riprende?

La catena di comando invisibile è quindi: i Rothschilds – “invisibili” proprietari di Domaines Lafite, Albert Frère, “prestanome” o fedele alleato in GDF Suez (controllante la Jacorossi?), la Francia, la Commissione UE che ha permesso la fusione, Jacorossi Imprese (e famiglia Jacorossi), i politici e, in subordine, la “mafia”. A livello dei politici si può tranquillamente aggiungere la magistratura bancaria che non fa il suo dovere esattamente come i giornalisti non fanno le indagini.
LafiteRotschildAlbertFrere1
 

 

Ora non mi risulta che gli Jacorossi siano indagati. Non è forse gravissimo che tutti continuino a non citare la vera catena di comando del crimine ambientale e sanitario attorno a Napoli?
Stesso paradigma, altri parallelismi, con gli stessi responsabili, sempre per reati ambientali gravissimi o rapine criminose sorgono ad esempio con il caso del permesso delle trivelle in Toscana e in Val D’Orcia che mi ero studiata all’epoca (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2008/09/svendita-italia-la-toscana-trivellata.html ): omissione di foglio di VIA, e altre strane connivenze, permesso ottenuto da una società australiana misteriosa appartenente a fondi oscuri, EGL o European Gas Limited, una società con sette (7) impiegati, con finto ufficio in Francia e sede in Australia (cfr. http://www.energy-business-review.com/companies/european_gas_limited [5]).
Ebbene questo misterioso fondo costituito da molti nominees (cioé innomabili) fu poi acquisito per un 9% con opzione di ulteriore 9% dalla società di  by saveshare”>tradinghttps://i2.wp.com/cdncache-a.akamaihd.net/items/it/img/arrow-10x10.png in carburanti la Transcor Astra, a sua volta una società controllata dal fondo di investimento di… Albert Frère, la CNP o Compagnie Nationale è Portefeuille (cfr. (Cfr. http://fr.wikipedia.org/wiki/Transcor_Astra_Grouphttp://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2008/09/svendita-italia-la-toscana-trivellata.html ).
Nel frattempo la EGL, che non è una piccola holding poiché vanta le seguenti filiali: European Gas S.A.S.; European Gas Limited (UK); ed Heritage Petroleum Ltd – ma sette impiegati (7) – è stata acquisita al 25% da Fitzroy River cosicché qualsiasi informazione sui permessi in Toscana e Val D’Orcia spariscono dal sito (http://www.fitzroyriver.net.au/index.php/our-investments/egl-uk-shareholding ).
Quindi in subordine: Rothschilds/Frère, CNP, Transcor Astra, EGL/Fitzroy, ministero Ambiente e Regione Toscana. La magistratura bancaria dove la mettiamo?Al Ministero per lo Sviluppo Economico, Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche, mi hanno assicurato in un momento di confidenza, che non hanno la sia pur minima possibilità di rifiutare un permesso di trivellare il territorio o il mare. Forse in virtù dell’armistizio del dopo guerra o di altro trattato segreto con i nostri padroni del petrodollaro?
Altra fattispecie è quella di MPS, stesso paradigma, altri parallelismi, anche se per le banche ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, soprattutto per le popolari e cooperative, qual era MPS. Entrano di sguincio e si mettono di piatto. Chi? Sempre loro. In questo caso portano i nomi di Axa SA e JP Morgan Chase, che con poco più del due per cento di quote in realtà stanno dietro a tutta l’operazione rapina di MPS e territorio di Siena. I loro uomini? Caltagirone e Mussari. Poi in subordine ci sono le Unicoop loro complici/servi con una quota simile, i partiti e, in subordine, la fondazione..
Axa SA ha partecipazioni incrociate con BNP Paribas, la banca dealer dello Stato italiano che ha acquisito la BNL e che è in joint venture con Albert Frère nella galassia di cui sopra, quadratura del cerchio (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2010/01/monte-dei-paschi-banca-canaglia.html ). Axa S.A., compagnia assicurativa “francese” detiene importanti azioni in Rio Tinto, e grosse partecipazioni, attraverso la sua controllata (61%) Alliance Bernstein LP, di niente po’ po’ di meno che Goldman Sachs….Il suo attuale presidente Henri De Castries, è un bilderberghino.
AXA S.A. proprietaria di AllianceBernstein LP con il 61% delle quote
AXA S.A. proprietaria di AllianceBernstein LP con il 61% delle quote (tratto dal sito LittleSis.org)
Foto1

AllianceBernstein LP è uno dei proprietari di Goldman Sachs
 
Le partecipate di AXA SA attraverso la sua controllata AllianceBernstein LP
 
 
 
 
 

Le partecipate di AXA SA attraverso la sua controllata AllianceBernstein LPGoldman Sachs, assieme a JP Morgan Chase e BNP Paribas, sono annoverate nella lista dei dealer anche detti specialisti in titoli di stato italiani (ma non solo), sono cioé quei creatori di moneta bancaria dal nulla [circa il 98% di tutta la moneta] che ci prestano a suon di interessi in cambio di titoli del NOSTRO debito che poi cartolarizzano e utilizzano per i loro porci comodi.  Ad esempio corrompere tutti per operazioni come l’acquisizione di Antonveneta bad bank dalla Santander, senza due diligence, consiglieri i Rothschilds…dopo avere spolpato tutti gli asset dell’Antonveneta good bank che di ricchezze ne aveva a iosa….
In subordine: Rotschilds/JP Morgan/Axa-BNP Paribas, prestanomi Caltagirone e Mussari, partiti, fondazione, magistratura bancaria…
Parallelismi, partecipazioni incrociate, e subordini da rimettere in ordine, e avremo il quadro corretto…

Nicoletta Forcheri 22 Ottobre 2013

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2013/10/22/incroci-parallelismi-e-subordine/
ANTOVENETA, Augusta, AXA, BASILICATA, CALTAGIRONE, CORLETO PERTICARA, ENI, FRERE ALBERT, IDROCARBURI, JACOROSSI, MUSSARI,PARIBAS, POTENZA, TEMPA ROSSA, TOTAL, WOODCOCK,
 
 
La controversa storia della Jacorossi, la società proprietaria dell’”Ilside”


La storia della Jacorossi non è molto lineare
La storia della Jacorossi non è  molto lineare
BELLONA – Insomma, la Ilside – Gardenia di Bellona, è intestata a tale Ovidio Maria Jacorossi, lo stesso personaggio che si ritrova ad essere protagonista di scandali ambientali come quello della mancata bonifica di alcuni siti del litorale Domitio e del Foro Boario di Maddaloni. È bastata una piccola visura camerale, per entrare nel profilo dell’ingegnere Francesco Morelli, responsabile tecnico della struttura che ancora sta sprigionando diossina sulle nostre teste. Da quel sito, abbiamo capito che la Ilside-Gardenia di Bellona è di proprietà di chi inquina per poi prendersi gli appalti per le bonifiche; bonifiche puntualmente disattese come confermano anche documenti della magistratura.
Sul rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente si legge testualmente che: “…nel 2001 la società romana Jacorossi, leader in Europa in materia di riqualificazione ambientale, ha stipulato, insieme alla società Fintermica, una convenzione con i Ministeri dell’Ambiente e del Lavoro, con il Commissariato emergenza rifiuti e con la Regione Campania per l’esecuzione di interventi di bonifica di siti inquinati del litorale Domitio-Flegreo“.  L’assegnazione dei lavori avvenne senza gara d’appalto: la Jacorossi era stata “scelta” dal governo a patto che la ditta assumesse 380 LSU (lavoratori socialmente utili). Il contratto, del valore di 117 milioni di euro, prevedeva che la Jacorossi rimuovesse 350 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi dal territorio di 80 comuni. Prevedeva anche che lo stipendio dei lavoratori assunti sarebbe stato pagato per i primi tre anni direttamente dallo stato. Questa situazione, incredibilmente vantaggiosa per la Jacorossi, ha permesso alla ditta di giocarsi la partita come voleva. Il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo ha rivelato che “la Jacorossi aveva ottenuto la grande commessa pubblica grazie ad aderenze politiche. Di suo so di certo che non effettuava nessun lavoro ma si limitava a distribuire i lavori tra più ditte. In sede locale la distribuzione avveniva sulla scorta delle conoscenze e vincolo camorristico”. Ma va peggio se si intensifica l’opera di inchiesta giornalistica che stiamo cercando di portare avanti tra fumo tossico e silenzio ancor più velenoso da parte delle autorità preposte. La Jacorossi deve ancora dare risposte sui 380 lavoratori che in 5 anni hanno percepito stipendi senza lavorare perché, a detta di alcuni pentiti, erano altri a prendere concretamente i subappalti. Come gli stessi operai della Jacorossi hanno denunciato, venivano pagati non per lavorare, ma per giocare a carte a “Guantanamo”, come chiamavano il cantiere costruito ad hoc fra Pineta Mare e Baia Verde.
A lavorare erano invece operai di una ventina di ditte subappaltatrici che si presume fossero vicine ai clan. Ma delle 350 mila tonnellate di rifiuti tossici ne sono state portate via solo 40 mila, le quali sono state smaltite in strutture completamente non adatte a questo scopo, altro che bonifica. Su un articolo de l’Espresso si legge che “le scorie raccolte sarebbero state spacciate per scarti di edilizia per poi finire, sistematicamente, in cave della provincia di Caserta e Napoli“, probabilmente parte di quel tonnellaggio è stato stoccato presso la Ilside di Bellona. Stessa musica al Foro Boario di Maddaloni, quando l’assessore all’ambiente Gorgoglio dichiarò: «Tocca alla Jacorossi spa (impresa abilitata a svolgere indagini ambientali e bonifiche) completare la caratterizzazione del sito finalizzata a valutare il grado di contaminazione reale delle matrici ambientali (suolo e falde) causato dallo stoccaggio, accumulo e sepoltura di 4500 tonnellate di rifiuti solidi urbani».
Bastò attendere qualche mese per leggere su PeaceLink Campania questo articolo da far saltare dalla sedia: “…La Jacorossi dovrebbe prelevare 350mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi: fino alla fine di settembre, però, la Jacorossi ne ha portati via solo 40mila: a quasi due anni dalla firma del contestato (dalla magistratura) contratto tra l’azienda e i commissariati alle bonifiche e ai rifiuti e la Regione, la Campania continua a essere il ricettacolo di veleni di ogni tipo”. Anche perché, come spiega il report di giugno del commissario all’ambiente Massimo Menegozzo (anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta Arpac) la Regione non si è ancora dotata una rete di smaltimento dei rifiuti speciali. Perciò continua ad appaltare la rimozione a ditte esterne con risultati catastrofici. Il contratto con la Jacorossi, oltre al prelievo di 350 mila tonnellare di rifiuti speciali e pericolosi, prevede la rinaturalizzazione della cava Cavone di Capua che è tuttora in corso, e una serie di bonifiche che stentano a decollare…”. La Jacorossi lascia che le sostanze inquinanti devastino il territorio, tanto poi la politica affida alla stessa Jacorossi la bonifica di quei rifiuti che proprio l’azienda romana non ha tolto dal terreno. Una delle più grandi pagliacciate italiane, sulla pelle e sulla salute di tutti, bambini compresi. E a Bellona ora cosa diranno i dirigenti della Jacorossi? Conosciamo già la risposta: “Siamo pronti a bonificare, ciò che noi stessi abbiamo distrutto e intossicato”. Tanto pagano i cittadini, anche quelli ammalati di cancro dopo il rogo dell’Ilside.

Salvatore Minieri
 
 




ANTOVENETA, Augusta, AXA, BASILICATA, CALTAGIRONE, CORLETO PERTICARA, ENI, FRERE ALBERT, IDROCARBURI, JACOROSSI, MUSSARI,PARIBAS, POTENZA, TEMPA ROSSA, TOTAL, WOODCOCK
ANTOVENETA, Augusta, AXA, BASILICATA, CALTAGIRONE, CORLETO PERTICARA, ENI, ILSIDE GARDENIA,LEGAMBIENTE,VASSALLO GAETANOJACOROSSI, MUSSARI,PARIBAS,CAMPANIA,, RIFIUTI TOSSICI, TOTAL, WOODCOCK

ITALCEMENTI IL TAR PALERMO RESPINGE IL RICORSO DELLA ITALCEMENTI PER UTILIZZO PETCOKE COMBUSTIBILE

Italcementi Il Tar Palermo Respinge Il Ricorso Della Italcementi Per Utilizzo Petcoke Combustibile by Pino Ciampolillo

venerdì 25 ottobre 2013

ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni, decreto 693 18 luglio 2008

ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE 
Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:


Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
(rintracciabile sul sito a pag 

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica  l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altroi motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.
 25.10.2013 PROTOCOLLATO ASSESSORATO 


Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine



Ilva, prosegue la farsa dell’AIA – Ecco la diffida

24 OTTOBRE 2013 13:26
ILVA

TARANTO – Domanda: i controlli effettuati congiuntamente dai tecnici ISPRA e ARPA Puglia nei giorni 10 e 11 settembre all’interno dell’Ilva e finalizzati alla verifica dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsti dal riesame dell’AIA dell’ottobre del 2012, hanno realmente senso? E se sì, quale valenza giuridica hanno le violazioni accertate e le conseguenti future diffide che verranno inoltrate all’Ilva?
Perché se è vero che stando alla legge n.89 del 4 agosto il controllo del rispetto delle prescrizioni AIA è affidato al commissario Ilva Enrico Bondi, è altrettanto vero che quella stessa legge ha previsto la nomina da parte del ministero dell’Ambiente di tre esperti a cui è stato affidato il compito di stilare un piano di lavoro che rimodulasse la tempistica della realizzazione delle prescrizioni stesse (piano presentato lo scorso 11 ottobre con un ritardo di un mese sulla tabella di marcia prevista).
Ciò premesso: perché dunque mandare i tecnici di ISPRA ed ARPA all’interno dell’Ilva per accertare la scontata violazione di prescrizioni che è stato stabilito per legge siano attuate in tempi diversi rispetto a quanto prescritto dal riesame AIA dell’ottobre 2012? Facciamo alcuni esempi. Nella nuova diffida spedita lunedì scorso all’Ilva dal direttore generale per le valutazioni ambientali del ministero dell’Ambiente Mariano Grillo, vi è allegato il rapporto conclusivo stilato dal responsabile delle attività ispettive dell’ISPRA, Alfredo Pini, in cui vengono elencate le prescrizioni non rispettate, tenendo conto anche delle precedenti diffide di giugno e luglio.
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
Viene segnalata, ancora una volta, la mancata adozione di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti (“Sistemi di scarico per trasporto via mare”, prescrizione n. 5). Durante la penultima verifica nello scorso giugno, la tecnica di implementazione proposta dall’Ilva era stata giudicata inadeguata perché “non rientra tra quelle espressamente previste dall’autorizzazione”. Nella “Proposta del piano di lavoro” redatta dal comitato dei tre esperti, si legge che nella alternativa di adeguamento dei sistemi oggi installati pressi i 2 sporgenti di scarico tra benne ecologiche chiuse e sistemi di scaricamento automatico, “dal diretto riscontro sembra preferibile, dal punto di vista della emissione di polveri e dell’agibilità del sistema, la soluzione con benne ecologiche chiuse superiormente con chiusura e manovra automatica”.
Gli interventi da eseguire consistono dunque “nella adozione di sistemi di scarico automatici da completare con benne chiuse (ecologiche) da installare negli esistenti scaricatori automatizzati”. L’Ilva ha effettuato l’ordine per uno di tali sistemi, la cui installazione è prevista entro dicembre. Perché è stato inoltrato un solo ordine? Lo si legge nel piano dei tre esperti: “si propone di verificare l’efficacia in termini di performance ambientale e la rispondenza a quanto previsto dalla BAT n. 11, attraverso un confronto con l’ente di controllo”. Dunque, onde “spendere” soldi inutili e sbagliare qualcosina, si ordina un solo dispositivo per vedere se risponde esattamente a quanto prescritto dall’AIA.
Non è un caso allora se nel piano la tempistica di installazione su tutti e 6 gli scaricatori delle benne chiuse (ecologiche) gestite in automatico, nel caso in cui la soluzione venga ritenuta adeguata, è la seguente: scaricatore A aprile 2014; scaricatore B luglio 2014; scaricatore C ottobre 2014; scaricatore D gennaio 2015; scaricatore E aprile 2015; scaricatore F luglio 2015. Ma non finisce qui: perché, si legge sempre nel piano, l’idoneità della previsione impiantistica del sistema di scarico mediante benne ecologiche, deve comunque “trovare supporto nella implementazione delle procedure operative riportate nella BAT n.11 quali abbassamento del punto di scarico, bagnatura del cumulo (non usando acqua di mare), etc”. Secondo il riesame AIA dell’ottobre 2012, la prescrizione andava attuata entro lo scorso gennaio. A fronte di ciò, che senso ha mandare ogni tre mesi i tecnici di ISPRA ed ARPA sugli sporgenti del porto usati dall’Ilva per annotare un qualcosa di scontato?
Altro, “drammatico”, esempio. Viene segnalata per la terza volta di fila, la mancata attuazione della prescrizione n. 6, la chiusura dei nastri trasportatori, che “rimangono non allineati i tempi di ultimazione rispetto al crono programma allegato alla richiesta di modifica non sostanziale”. In pratica l’Ilva, dopo aver chiesto ed ottenuto una corposa proroga sulla tempistica prevista (l’accoglimento dell’istanza di modifica non sostanziale con nota ILVA DIR 257 del 17/12/2012 da parte della Commissione IPPC ha previsto che i 90 km di nastri che andavano coperti entro gennaio scorso fosse posticipata ad ottobre 2015), non sta rispettando lo stesso i tempi previsti. Infatti, nel piano di lavoro dei tre esperti, a tal proposito si legge che “il termine fissato dal Gestore per il completamento dell’intervento era indicato ad ottobre 2015”. Era, appunto.
Allo stato attuale, l’intervento è in corso di esecuzione (avanzamento pari al 20% circa della lunghezza complessiva dei nastri). I tempi per la realizzazione della copertura dei nastri (sulla percentuale della lunghezza totale)? 35% entro marzo 2014; 55% entro dicembre 2014; 75% entro settembre 2015; 100% entro giugno 2016. Se tutto va bene. E pensare che nel “Rapporto Ambiente e Sicurezza” Ilva del 2011, i nastri trasportatori figuravano tra le opere già effettuare dall’azienda il cui costo rientrava nel famoso miliardo investito dal gruppo Riva dal ’95 al 2012 per “l’ambientalizzazione” del siderurgico.
Terzo esempio. Si segnala la mancata trasmissione, nonostante la diffida precedente, del progetto della chiusura edifici dei materiali polverulenti, “mentre Ilva attende che si pronunci il comitato di esperti”, previsto dalla prescrizione n. 4. Il maggio scorso è stata inoltrata l’ennesima istanza, accolta ancora una volta dalla Commissione IPPC, di modifica non sostanziale alla prescrizione. Sono previsti 5 nuovi fabbricati, in diverse aree; sono state effettuate le indagini geotecniche e la progettazione degli interventi di copertura per 2 aree. I lavori dovrebbero partire entro fine anno e terminare entro il 2015 (in origine dovevano essere conclusi già a gennaio).
Allorché, il dubbio sorge legittimo e spontaneo: in che modo è stata riesaminata l’AIA concessa all’Ilva nell’agosto del 2011? Che lavoro è stato effettuato dalla commissione IPPC a cui si affidò l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini? Nell’Ilva sono mai entrati? Se sì, vuol dire che il tutto è stata soltanto l’ennesima colossale presa in giro per Taranto. Visto che la tempistica per l’attuazione di tantissime prescrizioni era pressoché impossibile nei tempi previsti, anche a fronte dell’azienda più volitiva di questo mondo.
Inoltre, sono state accertate anche violazioni sul piano gestionale. Il “superamento dei 25 grammi per tonnellata di coke nelle emissioni del particolato dalle torri di spegnimento; la procedura RAMS per eliminare lo slopping applicata soltanto al convertitore 3 dell’acciaieria 2 (già a giugno fu segnalato il fatto che il sistema fosse incompleto); assenza di pavimentazione con asfalto o cemento dell’area IRF (recupero ferro) di gestione scorie; mancata adozione di misure per eliminare le emissioni diffuse polverulente durante lo scarico del dumper; mancata adozione di pratiche idonee alla gestione delle acque per il raffreddamento e inumidimento dei cumuli di scorie in area IRF; mancata distinzione delle aree adibite allo stoccaggio dei sottoprodotti da quelle utilizzate per il deposito dei rifiuti; raffreddamento e trattamento delle paiole in aree non destinate a queste operazioni; omesse comunicazioni all’autorità competente della non conformità ai limiti di emissione del particolato”. A fronte di ciò ISPRA ha chiesto (a chi?) l’emissione di nuove diffide. Voi ve li vedete Bondi e Ronchi che si auto diffidano? Siamo davvero alle comiche. A quando quelle finali?
 Gianmario Leone (TarantoOggi, 24.10.2013)
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
N.B. L’ìndividuazione di questo file, nel sito del ministero dell’Ambiente, si è rivelata una vera e propria caccia al tesoro. Ciò che sfugge ai funzionari del ministero è che la ricerca di documenti così importanti dovrebbe essere facile e intuitiva per tutti,  anche per i cittadini comuni, non solo per gli addetti ai lavori e per qualche giornalista che si ostina nella ricerca. E ora c’è solo da sperare che qualcuno recepisca il messaggio. (A. Congedo)

AIA, Anzà, BAT, CROMO ESAVALENTE VI, ILVA, Italcementi decreto 693 luglio 2008, Mercurio benzopirene, Ossidi di Zolfo, PETCOKE, PRESCRIZIONI, Sansone, SORBELLO, Taranto, TOLOMEO, TUMORI, 
  ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008