CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



sabato 27 settembre 2014

Video Italcementi denunciata per inquinamento ambientale APRILE 2011 PROCEDIMENTO 126 2011

Video Italcementi denunciata per inquinamento ambientale APRILE 2011 PROCEDIMENTO 126 2011 







Il valore trovato nel cemento di Cromo VI è pari a 6 ppm (6 mg/kg), il valore è superiore ai 2 ppm previsti dalle norme europee (ora dal REACH), va tenuto in conto che :

a) il divieto di commercializzazione di cemento con una tale concentrazione è riferito al cemento miscelato con acqua (e non la sola polvere), 
b) può essere impiegato (entro determinati termini temporali) se miscelato con sostanze riducenti (sono additivi che trasformano il Cromo VI in Cromo III non cancerogeno);
c) può comunque essere utilizzato in processi chiusi (ovvero non con la classica betoniera ma con altri sistemi automatici chiusi, es. produzione di premiscelati) o comunque in assenza di necessità di interventi manuali di addetti (allo scarico, alla vibrazione e/o alla finitura superficiale).

Sull’argomento vi è una recente circolare del Ministero del Lavoro e della Salute (del 24.07.2009) che invita al controllo     ....
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Torre di Italcementi a Isola si mobilita il comitato per il no

L' Italcementi vuole realizzare un nuovo impianto nello stabilimento di Isola delle Femmine. Una grande colonna, alta cento metri e larga venti che «però - sostiene l' azienda - contribuirà a un abbassamento delle emissioni inquinanti». L' investimento programmato è di circa 70 milioni ed è già al vaglio degli uffici della Regione. Ma gli ambientalisti sono sul piede di guerra e hanno presentato un esposto al ministero dell' Ambiente per chiedere «l' invio immediato di ispettori a Isola delle Femmine». L' Italcementi ieri ha inaugurato una campagna informativa ai cittadini che abitano accanto allo stabilimento, ma non solo: «Tutti i giovedì, fino al 14 giugno, i cancelli saranno aperti ai cittadini dalle 16 alle 20 - spiega Stefano Gardi, responsabile del servizio ecologia di Italcementi, che ha inaugurato il punto informativo - Ad accoglierli ci saranno dei tecnici che spiegheranno il progetto che vogliamo realizzare e perché si tratta di un' opera importante per migliorare l' impatto ambientale della fabbrica, e che darà lavoro a oltre 350 persone». Italcementi, attraverso la realizzazione del nuovo impianto, conta di abbassare del 90 per cento l' attuale emissione di biossido di ozono, del 50 per cento l' emissione di polveri sottili e, infine, del 10 per cento del biossido di azoto. «Tenendo presente che i livelli attuali sono ben al di sotto delle soglie previste dalla legge», continua Gardi. Ieri i dirigenti di Italcementi hanno aperto, per la prima volta, l' azienda al pubblico e incontrato il vicesindaco di Isola delle Femmine, Paolo Aiello e Mario Ayello, il rappresentante del cartello di associazioni ambientaliste che racchiude l' associazione per la Tutela del mare, la Lipu e la rete di Lilliput. «Siamo contrari alla costruzione di un nuovo impianto che avrà comunque un pesante impatto paesaggistico - dice Ayello - La nuova torre di emissioni dei fumi porterà a un incremento della produttività del 25 per cento, ma anche ad una crescita dei consumi d' energia del 20 per cento e a un aumento di estrazioni di materie prime del 15 per cento. Questo sito, di grande interesse ambientale, non può sopportare incrementi di questo genere». La Regione ha chiesto all' Italcementi di presentare un documento di impatto ambientale: «Ma contiamo di avere a breve tutte le autorizzazioni, che per un impianto uguale, a Matera, abbiamo già ottenuto - conclude Gardi - Siamo pronti a dare tutte le spiegazioni ai cittadini che vorranno visitare la fabbrica nelle prossime settimane, abbiamo già preso appuntamenti con associazioni dei commercianti e scolaresche». a. fras.

IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA DELLE FEMMINE

del 20-05-2007


IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA
Isola delle Femmine (Palermo)

Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.

Oggi quello stesso allestimento sembra non rispondere più alle esigenze di
una realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato
per anni derivando dallo stesso paese la maggior parte della forza lavoro della
fabbrica.

Le attenzioni della popolazione sembrano, però, col tempo, essersi spostate
dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento portava, agli
inevitabili effetti che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.
Preoccupazioni che, a quanto riferisce Antonino Rubino, impiegato
amministrativo della Italcementi SPA, non sono passate inosservate alla stessa
fabbrica che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza
imposti dalle normative nazionali ed europee sulle esalazioni causate dall’
incenerimento dei rifiuti di produzione.

Nonostante queste rassicurazioni buona parte dei cittadini continua ad essere
preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e, rappresentata Da
Pino Ciampolillo e dal suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia
chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.
La questione,che è riconosciuta come la principale da entrambe le voci in
campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che questo ha sulla
salute.

Uno, in particolare, il nome che esce fuori da qualsiasi documento riguardante
la faccenda: Petcoke.

Facciamo un po’ di scienze.

Il petcoke è una sostanza derivata dalla ulteriore lavorazione degli scarti del
petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi, quali quelli
della Italcementi, permette notevole risparmio energetico nonché economico.

Il problema è che per rimanere nei limiti di utilizzabilità e di sicurezza deve
continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si brucia, allora
si producono emissioni altamente pericolose per la salute umana.

Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione Regionale Protezione Ambiente) ha
effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido della
Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione
delle aree per lo stoccaggio del petcoke.

Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare che l’ARPA “non ha però rilevato
infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle opere
necessarie a raggiungere la sicurezza del sito”.

Dopo numerosi atti di diffida presentati all’ azienda a partire da quello stesso
anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un percorso
dispendioso (70 mln di euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le
emissioni nocive.

È infatti in corso un iter burocratico per la costruzione di un impianto
produttivo che andrebbe a sostituire quello tuttora in funzione.
La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai 40, avrebbe un negativo impatto
ambientale ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le
emissioni gassose.

Bisogna sottolineare che ancora non è pronto nemmeno il progetto di questa
torre e che l’impianto continua a produrre gas nocivi.
Pronte le critiche del comitato Isolapulita.

Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici hanno l’obbligo di utilizzare le
migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare l’inquinamento
atmosferico.

La nuova torre ha però un difetto.

Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di influenza negativa su Isola, ma, a causa
della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone circostanti di Palermo e
Capaci”.

Le critiche non si fermano qui; “ […] il progetto” continua Ciampolillo “è stato
presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun cenno alle
emissioni che vengono prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti
guardare i mulini e uno dei camini in funzione, alto 65m) o il ricavo stesso
della materia prima che continua a mettere in pericolo la stabilità stessa della
montagna”.

Questo ultimo punto è molto interessante.

Già in passato, infatti, la montagna, dalla quale si ricava la materia necessaria
ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e costretto
l’azienda a terminare i lavori per spostarsi su altri versanti.

Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già detto che è una sostanza
altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo, durante l’intervista, ci informa
che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto alla stessa
stregua delle armi chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni
accorgimenti.

Già il fatto che la Italcementi lo abbia bruciatoper un certo periodo nei suoi
lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non è un fatto
positivo, ma egli ci informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un
certo periodo di tempo le scorie petroliferevenivano maneggiate dagli operai
dell’azienda senza alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi
adibite (si fa per dire) al trasporto.

“Gli effetti che l’ uso indiscriminato di questa sostanza ha avuto sulla
popolazione è rintracciabile in alcuni referti medici”, non necessariamente
riconducibili, aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.

Nonostante tutte le critiche mosse all’ impiego di questa sostanza, Rubino
insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende specializzate,
un’ analisi sugli effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati
degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.

Concludiamo con una questione che non ci sembra di secondaria importanza.
La popolazione che vive a Isola è divisa tra chi appoggia l’ industria, chi la
critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.

È facile riconoscere nei fiancheggiatori della fabbrica i suoi operai che, almeno
pubblicamente, non si esprimono inmodo negativo sul lavoro dell’azienda.
Degli oppositori abbiamo parlato lungamente, riconoscendo nelle loro tesi il
timore per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.
Gli altri, appartengono a quella razza che si dimostra essere conciliante con
entrambe le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa
regola) o che, adeguatamente accontentato, non si angoscia nel cercare un
motivo di preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da
parte dell’ azienda in questione).

Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa, quindi non ci esprimiamo in
favore di una o dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune
di fare chiarezza e stabilire regole comuni, nonché il bisogno di fare valere le
proprie posizioni.

Non possiamo però esimerci dal riportare il sentimento di disagio della
popolazione a causa dell’inutile apatia di chi non ha rispetto né per se stesso,
né per le istituzioni che rappresenta, né per le posizioni che ha dovere di
prendere in merito al benessere della sua stessa società.

Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo ma non per questo giustificabile.

Marco Salici




isola delle femmine Il Tar conferma "No al pet-coke" No all' utilizzo del pet-coke da parte della Italcementi a Isola delle Femmine. Il Tar ha rigettato nel merito il ricorso presentato dalla cementeria contro l' assessorato Ambiente che di fatto bloccava l' utilizzo di questo combustibile. «Il pet-coke è il combustibile primario per l' industria del cemento in Europa e lo usiamo in tutti gli altri nostri impianti», replica Italcementi.





Isola delle femmine Fumo alla Italcementi esposto in Procura Una nube di fumo nero, proveniente dai capannoni della Italcementi di Isola delle Femmine, si è alzata in cielo provocando il panico tra i residenti. Dopo la diffida dell' assessorato Ambiente all' azienda, gli atti sono stati già trasmessi in Procura.





la diffida

«Le emissioni dell' Italcementi di Isola delle Femmine sono inquinanti e cancerogene». Per questo motivo l' assessorato regionale al Territorio ha diffidato l' azienda, dopo che lo scorso anno alcune associazioni ambientaliste avevano presentato un esposto. Secondo la perizia dell' Arpa «l' azienda di Isola delle Femmine causa variazioni della qualità dell' aria per gli inquinanti emessi in atmosfera, modifiche all' impianto e al ciclo produttivo senza preventiva autorizzazione, utilizzo del petcoke, sottoprodotto della lavorazione del petrolio, come combustibile». La diffida dell' assessorato arriva dopo che lo steso provvedimento era stato preso dal comune di Isola. «La ditta - si legge nella diffida - non ha indicato i combustibili autorizzati nè la data di inizio di impiego del petcoke. La natura del petcoke non compare nei rapporti di prova relativi alle misure periodiche delle emissioni in atmosfera e le modalità di gestione non sono citate nei decreti autorizzativi».



Timori e tremori sotto le ciminiere viaggio a Isola, paese nella polvere

Piove cemento nel paese che trema. Il prezzo del progresso a Isola delle Femmine lo paga chi sta accanto alla Cementeria. Respira le polveri che arrivano ovunque e convive con il fremito provocato dagli impianti. Le centraline dell' inquinamento dell' Arpa e della Provincia non sempre funzionano, ma lo stabilimento della Italcementi lavora sempre. Al banco dello sviluppo si scambia la salute per un posto di lavoro, e così Isola soffre e tace. Chiunque ha un parente o un amico che lavora là dentro, e la risposta è un ritornello: «Non voglio guai - dice un ex dipendente che abita vicino alla guardia medica - ma a casa mia, a causa del rumore e dei movimenti causati dai macchinari, le mattonelle del balcone si sono allargate e in un pilastro è spuntata una crepa. Ci vorrebbe un avvocato, ma chi lo paga?». L' ultimo allarme proviene da un canale di acque reflue che si riverserebbe nel torrente Rio Fosso Morto e che ha fatto scattare la denuncia per i titolari della Italcementi e della Isac, la ditta cui è affidata la gestione della cava dalla quale si estrae il materiale per la fabbrica. «Non ho ricevuto alcun provvedimento dell' autorità giudiziaria - dice Giovanni La Maestra, direttore della Cementeria - Non abbiamo scarichi illegali nel golfo. Siamo disponibili a fornire le informazioni necessarie. Riguardo alle vibrazioni che i cittadini lamentano, le abbiamo già ridotte». Inquinamento e rumori a parte, sono le polveri a far paura. Chi se la passa peggio abita nelle case popolari, costruite vicino all' impianto. «Questa fabbrica mi ha dato il pane - dice Pietra Paternò indicando le ciminiere dalla finestra - perché mio marito ci lavorava fino a poco tempo fa, ma adesso non ne posso più. Per pulire non basta l' acqua, ci vuole lo scalpello. Stiamo chiusi in casa». Chi deve stare fuori perché ha un negozio, invece, non rinuncia a dare battaglia: «Non ho niente da perdere - dice Antonino Cardinale, fabbro - Sono costretto a lavare con l' acido muriatico perfino la ciotola del cane. Le finestre non scorrono più, per il cemento che si accumula. e la grondaia è diventata pesante, perché l' acqua trasporta anche la polvere che proviene da là dietro». Al cemento si aggiunge il rumore. La porta in metallo verde che chiude il negozio trema per i macchinari della fabbrica: «A volte non si riesce neanche a dormire». Il sindaco Gaetano Portobello ha già avviato un tavolo di concertazione: «Aspettiamo il prossimo incontro di aprile - dice - e analizzeremo i dati delle centraline». Nel frattempo è nato il Comitato tutti per Isola, coordinamento tra residenti e associazioni ambientaliste, per fare chiarezza anche sulla messa in sicurezza del pet-coke, un combustibile classificato come pericoloso e cancerogeno, utilizzato dalla Cementeria. L' Arpa, in una nota del 30 gennaio, a seguito di un sopralluogo al deposito di combustibile della Italcementi in località Raffo Rosso, scrive che sul sito bisognerebbe «valutare la necessità di un intervento di bonifica, adeguare l' impermeabilizzazione di tutto il fondo della cava e predisporre un piano di monitoraggio delle acque e dell' aria per controllare il contenimento delle emissioni».
ADRIANA FALSONE





L' Italcementi e l' inquinamento Simone D' Angelo, Gioacchino Lucido, Giuseppe Rubino, Baldassarre Privolizzi Rsu Italcementi, Isola delle Femmine In riferimento all' articolo sull' Italcementi pubblicato due giorni fa sulle pagine locali di Repubblica. I lavoratori dell' Italcementi, rappresentati dall' Rsu, vogliono puntualizzare che non si è mai scambiata la salute per un posto di lavoro. La lotta sindacale, all' interno dello stabilimento si è sempre fatta nel rispetto del contratto di lavoro e della salute dei lavoratori. I lavoratori che per la maggior parte abitano a Isola delle Femmine hanno a cuore come e più di tanti altri l' ambiente perché ad Isola vivono i loro familiari e credono che nessuno possa mettere a rischio la salute dei propri figli, barattandola al banco dello sviluppo per un posto di lavoro. Noi vogliamo puntualizzare che non siamo preoccupati in nessun modo del pericolo di perdere il posto di lavoro perché siamo consapevoli che vengono rispettate le norme. L' Italcementi ha investito ed investe nel miglioramento degli impianti soprattutto sotto il profilo ambientale che per la qualità. Quindi facciamo cemento, lo sappiamo fare e lo continueremo a fare nel rispetto delle regole e delle leggi. L' impatto della presenza nel territorio, da oltre 50 anni non ha certamente impedito la preservazione di siti ambientali che oggi sono riserve naturali. Circa l' impatto negativo della nostra attività crediamo che molte dichiarazioni siano solo frutto di rancori personali. Bisogna parlare con fatti e numeri alla mano e se anche le centraline dell' Arpa, come dice la stampa, in alcune occasioni non funzionano, non hanno mai rilevato alcun superamento dei limiti stabiliti dalle leggi. è giusto controllare ma non strumentalizzare. Ad Isola non piove cemento, l' aria è pulita e c' è un bellissimo mare. Infatti molte persone si sono trasferite dalla città nel nostro paese e noi siamo fieri di abitarci e di lavorare all' Italcementi. A seguito delle notizie apparse sulla stampa nazionale i rappresentanti della RSU, a nome dei lavoratori, precisano, inoltre, quanto segue: la produzione all' interno dello stabilimento avviene nel rispetto delle normative esistenti, sia riguardo le emissioni sia riguardo la sicurezza dei lavoratori. Il costante miglioramento dell' impatto ambientale oltre i minimi di legge e inoltre lo stabilimento è certificato secondo la norma europea per il rispetto ambientale. 

LUCIO FORTE  03 marzo 2006 sez.




 A Isola delle Femmine, la magistratura è intervenuta dopo la scoperta di un canale di scolo illegale dove confluivano le acque reflue provenienti dallo stabilimento Italcementi e mediante il quale venivano poi immesse nel torrente Rio Fosso Morto. I carabinieri del nucleo operativo ecologico hanno denunciato, con l' accusa di scarico di acque reflue nel sottosuolo, il rappresentante dello stabilimento di Italcementi Giovanni La Maestra e due rappresentanti della ditta Isac di Palermo a cui è affidata la gestione della cava da cui si estrae il materiale per la fabbrica.

 a. f.




Isola, il cielo si tinge di rosso Italcementi ora deve spiegare

Succede spesso, accade che il cielo diventi opaco e si tinga di rosso. Proprio lì, sopra le cementerie di Isola delle Femmine. Da anni i residenti denunciano quello che temono sia una nube tossica. Ma nonostante i controlli e le rassicurazioni successive, il fenomeno si ripete e dopo il Parlamento europeo il caso è arrivato adesso all' Assemblea regionale e alla Camera. La difficile convivenza tra l' impianto industriale di Italcementi e la gente di Isola, del resto, ha prodotto un carteggio alto una spanna. Intorno al temuto rischio i residenti si sono mobilitati e hanno coinvolto anche un comitato intercomunale. Perché se l' epicentro di quella che sembra una minaccia ambientale è certamente Isola, a dirsi preoccupati sono anche i residenti di Torretta e Capaci. «Vorremmo chiarezza. Il cielo si colora di rosso e questo certamente non è normale - dice Mario Ajello presidente dell' Associazione per la difesa del mare e del territorio - Tra l' altro il meccanismo di misurazione delle emissioni suscita qualche perplessità, ma le cause di questi strani fenomeni non sono state accertate». La Italcementi però rassicura e di fronte alle preoccupazioni oppone i risultati delle analisi condotte tramite i misuratori di continuo di cui è dotato l' impianto. Tuttavia non basta a fugare i dubbi. «Al contrario - aggiunge Ajello - sappiamo che se da una parte l' Arpa, l' agenzia regionale di protezione ambientale, non è in grado di rilevare l' aria che esce dai comignoli, dall' altra la cementeria ha un impianto che ad ogni anomalia smette di funzionare e non registra più nulla. La Provincia ci ha offerto un apparecchio mobile per monitorare le emissioni ma alla fine si è guastato». Un supplemento di controlli a questo punto si impone. E' quanto chiedono i deputati europei con una interrogazione depositata da Monica Frassoni, vice presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. «Secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti, - si legge nell' interrogazione - gli impianti della cementeria emettono monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, ossido di zolfo e polveri sottili, provocando fenomeni frequenti e diffusi di inquinamento atmosferico e acustico, con grave danno per la popolazione residente e per le attività turistiche». Queste preoccupazioni sono riprese anche nell' interpellanza depositata all' Ars da Leoluca Orlando e Lillo Miccichè di Sicilia 2010. Nell' atto ispettivo, a cui hanno fatto seguito interrogazioni alla Camera firmate da Giovanni Russo Spena del Prc, Ermete Realacci della Margherita, Luana Zanella e Paolo Cento dei Verdi, Fulvia Bandoli e Fabrizio Vigni dei Ds - si sottolinea l' importanza economica della cementeria ma, nello stesso tempo, si chiedono iniziative a tutela dell' ambiente e della salute dei dipendenti e dei cittadini. L' interpellanza sollecita il recupero ambientale della zona oltre che verifiche e valutazione dei progetti secondo le normative Ue, l' applicazione di standard di controllo adeguati su tutti gli scarichi allo scopo di salvaguardare l' integrità delle falde idriche.


ADRIANA FALSONE20 ottobre 2005 sez.

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