CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



venerdì 10 ottobre 2014

L'Italia ha un nuovo inceneritore mascherato: il cementificio di Isola delle Femmine (Pa)

L'Italia ha un nuovo inceneritore mascherato: il 

cementificio di Isola delle Femmine (Pa) 


 L'Italia ha un nuovo co-inceneritore: è il cementificio Italcementi di Isola delle Femmine (nella foto), in provincia di Palermo. Il 18 luglio scorso l'impianto ha ricevuto l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), firmata dall'assessorato regionale al Territorio e all'ambiente, e potrà tornare a bruciare il pet-coke, la crosta cancerogena che rimane nelle vasche di decantazione del petrolio alla fine del processo di raffinazione e che contiene idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. Allo stesso tempo, però, la Regione Sicilia invita Italcementi a “valutare la possibilità di utilizzo di alcune tipologie di rifiuti in co-combustione con i combustibili tradizionali”. L'operazione si configura come recupero energetico da rifiuti”.

L'Aia indica anche i nuovi limiti di emissione per lo stabilimento, che si trova in mezzo al paese alla porte di Palermo, a pochi chilometri dalla Riserva naturale dell'Isola delle Femmine: il limite per gli ossidi di azoto (NO2) è di 1.350 milligrammi per metro cubo (1.050 dal forno più 300 dal molino, dove calcare e argilla vengono sminuzzati prima di passare nel forno vero e proprio), mentre quello per gli ossidi di zolfo (SO2) di 650 milligrammi per metro cubo (350 dal forno più 300 dal molino)  

I limiti sono più permissivi rispetto a quelli di un qualsiasi inceneritore vero e proprio. 

Almeno, il documento della Regione invita Italcementi a provvedere alla messa in sicurezza del deposito di pet-coke nella ex cava di Raffo Rosso, a effettuare la “bonifica e il ripristino ambientale dell'area” che abbiamo visitato e fotografato (vedi Ae 94). A pochi metri dal cementificio, attraversata l'autostrada Palermo- Punta Raisi, c'era una montagna di 8mila tonnellate di coke di petrolio è stoccata a cielo aperto. È lì dall'estate del 2006, da quando cioè la Regione aveva impedito a Italcementi di continuare ad utilizzare il per coke come combustibile.

L'Autorizzazione integrata ambientale, però, non libera Italcementi dagli obblighi riassunti in una lettera firmata -a metà giugno- dall'assessore all'Ambiente e al territorio del Comune di Palermo, la dottoressa Francesca Grisafi, secondo la quale “considerati i rischi per i cittadini” relazionati con l'attività di carico e scarico di pet-coke nel porto di Palermo e il trasporto all'interno del Comune “si propone di emanare apposita ordinanza di divieto”. Italcementi, infatti, secondo quanto riferito al Comune dall'Autorità portuale (protocollo 4735 U/06), avrebbe sempre mobilitato il pet-coke prestando poca attenzione a che le polveri non si diffondessero sul territorio. Lo scarico, infatti, sarebbe sempre avvenuto “con sistemi di gru e tramogge che [...] non impedirebbero la frantumazione del materiali in frazioni facilmente trasportabili dal vento”. Il trasporto, invece, con autocarri ricoperti da teloni. Le operazione andrebbe effettuate con mezzi ermetici, per “evitare qualsiasi rilascio di sostanze pericolose nell'ambiente”. 

Contro la decisione della Regione si è schierata la Rete Lilliput di Isola delle Femmine, che “ravvisa con disappunto una grave contraddizione tra le intenzioni politiche dichiarate in materia durante la campagna elettorale  dal onorevole Lombardo, nuovo presidente della Regione Sicilia e dal partito di appartenenza (Mpa), e i primi atti compiuti dal governo regionale appena insediato”. Lombardo, infatti, era stato in prima fila nelle battaglie contro l’autorizzazione a usare il pet-coke nella raffineria Agip (Eni) di Gela. 


L'inceneritore mascherato - Ae 94 

di Luca Martinelli - 28 agosto 2008

L’Italia è il secondo produttore europeo di cemento. Gli impianti bruciano scarti della lavorazione del petrolio, o pneumatici o, sempre più spesso, rifiuti solidi urbani 


L’Italia è una Repubblica fondata sul cemento. Immaginate una betoniera che ne rovescia sulla vostra testa 813 chilogrammi: è il consumo annuo pro capite nel nostro Paese. La realtà è che siamo davvero sommersi dal cemento. La produzione è cresciuta del 44% negli ultimi tredici anni e il boom è destinato a continuare. 

Con oltre 47 milioni di tonnellate uscite nel 2006 dai nostri cementifici siamo i secondi produttori a livello europeo, dietro la Spagna: grandi opere, nuovi palazzi, strade, ferrovie e centri commerciali, il cemento è ovunque.   

Ma cemento sono anche montagne sventrate in Italia per far posto a cave (di calcare, di argilla, di sabbia, di gesso), elettricità (oltre 5,2 miliardi di kilowattora, il 2% di quella utilizzata in tutto il Paese) e tanti combustibili. Sì perché il clinker, le palle di calcare e argilla che una volta macinate col gesso diventano cemento, devono cuocere in forni a temperature altissime (oltre 1.500 gradi). 

In Italia si bruciano, ogni anno, tre milioni di tonnellate di carbone e coke di petrolio, o pet-coke

Questo combustibile è la crosta che rimane nelle vasche di decantazione del petrolio alla fine del processo di raffinazione, che viene grattata, macinata e messa sul mercato. Contiene idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e metalli pesanti (cromo, vanadio, nichel) oltre che zolfo e per questo fino al 1995 era considerato un rifiuto pericoloso. Poi è stato sdoganato, e oggi viene preferito al carbone perché ha un potere calorifico più alto. Intanto, complice il mercato del petrolio, il prezzo del pet- coke è più che raddoppiato nell’ultimo anno e mezzo, e supera i cento euro per tonnellata. Il prezzo del combustibile incide per almeno un terzo sui costi di produzione. I 59 cementifici italiani (più altri 32 impianti di macinazione del clinker) hanno scelto di contenere le spese diventando inceneritori di rifiuti. 

O, meglio, co-inceneritori, come li definisce il decreto legislativo 133 del 2005, che stabilisce per i forni dei cementifici gli stessi limiti di emissioni degli inceneritori veri e propri (che in Italia sono 41). Pneumatici, oli esausti, fanghi di depurazione e cdr (combustibile derivato dai rifiuti) diventano combustibili alternativi nei forni del cemento. 

Come gli inceneritori, anche i cementifici vengono pagati per bruciarli. 

Una tonnellata di pneumatici, che all’interno di un forno hanno lo stesso potere calorifico di una tonnellata di carbone, frutta dai 5 ai 25 euro. In Italia se ne bruciano oltre 60mila tonnellate, tra Barletta, Matera, Pescara, Scafa (sempre in provincia di Pescara) e Pederobba (Treviso). “Altre 100mila tonnellate vengono esportate all’estero, in Paesi che ‘ritirano’, come la Germania. Ce ne sarebbe per tutti”, racconta Giovanni Corbetta di Eco.Pneus, il consorzio per il recupero e il riutilizzo dei pneumatici (ecopneus.it). 

È un (nuovo) mercato destinato a crescere: nel nostro Paese i combustibili considerati alternativi sostituiscono il 3,5% di quelli fossili, mentre negli altri Paesi europei la media è (già) del 17%. L’unica consolazione è che quando un cementificio brucia cdr deve garantire una riduzione delle emissioni rispetto a quelli che usano solo carbone e pet-coke. I limiti previsti dal decreto 133 del 2005 per i cementifici in co-incenerimento, infatti, sono meno permissivi, a meno che il forno non bruci del cdr di qualità, che non è considerato un rifiuto ma un combustibile (vedi p. 14). 

C’è però un problema di deroghe, come quelle concesse dalla Regione Lombardia alla svizzera Holcim, il secondo gruppo cementiero a livello mondiale, di proprietà della famiglia Schmidheiny, proprietaria anche della Eternit. 

Quando ha rilasciato, nell’autunno del 2007, l’Autorizzazione integrata ambientale per il cementificio di Merone (in provincia di Como), la Lombardia ha autorizzato l’impianto a bruciare, oltre al pet-coke, 104mila tonnellate di rifiuti all’anno, dal cdr ai fanghi di depurazione, alle farine animali (45mila tonnellate: anche la “mucca pazza” è stata risolta smaltendo animali e mangimi nei forni dei cementifici) ed a sforare i limiti di ossidi di azoto, di ossidi di zolfo e di carbonio organico totale ammessi per legge. 1.200 milligrammi per metrocubo di ossidi di azoto (NO2) invece di 800. 

200 milligrammi per metrocubo di ossidi di zolfo (SO2) invece di 50. Un cementificio che co-incenerisce in Lombardia ha quindi limiti più permissivi rispetto a un inceneritore vero e proprio come quello di Brescia. Ma il confine tra combustibile e rifiuto è assai labile: il pet-coke può essere bruciato solo se contiene meno del 6% di zolfo e se almeno il 60% delle emissioni viene “fissato” nel prodotto finale. Cioè nel cemento. A Taranto, alla fine del 2007, in una discarica sono state sequestrate oltre 6mila tonnellate di pet coke, con un tenore di zolfo troppo elevato: era un rifiuto pericoloso ma era lo stesso destinato al forno dei cementifici.   

A Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, c’è invece una montagna di oltre 8mila tonnellate stoccata a cielo aperto in una cava dismessa a fianco dell’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, a meno di un chilometro dallo svincolo di Capaci. 

È lì dall’estate del 2006, quando la Regione ha impedito all’Italcementi, proprietaria dello stabilimento, di utilizzarlo (ma anche di muoverlo). Quello di Isola delle Femmine è uno dei 29 impianti di proprietà del gruppo bergamasco, una società quotata in Borsa e controllata dalla famiglia Pesenti. Italcementi è un colosso: primo gruppo cementiero in Italia e quinto produttore a livello mondiale. 

Nel 2007 ha fatturato oltre 6 miliardi di euro. A Isola delle Femmine l’Italcementi bruciava il pet-coke dal 1987, almeno 100mila tonnellate in un anno (l’azienda lo usa ancora nell’altro impianto siciliano di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento). Quattro carichi di combustibile arrivavano ogni anno nel porto di Palermo su grandi navi container. Poi, per quattro giorni, i camion facevano la spola con il deposito nella ex cava di Raffo Rosso. Lo stabilimento di Isola delle Femmine produce 650mila tonnellate di clinker all’anno, utilizzando 900mila tonnellate di calcare e 225mila di argilla. Una sala centralizzata controlla, in ogni momento, il livello delle emissioni: per chi brucia pet-coke (e in alternativa carbone) i limiti permessi per gli ossidi di zolfo (SO2) ben dodici volte superiori rispetto a quelli dei cementifici che co-inceneriscono rifiuti. 

Un paese nella betoniera 
L’industria cementiera, con 91 impianti tra cementifici e centrali di macinazione, è la seconda fonte industriale di emissioni di CO2 in atmosfera, dopo le centrali termoelettriche. Secondo il Piano nazionale delle emissioni potranno rilasciare, tra il 2008 e il 2012, 27,63 milioni di tonnellate di biossido di carbonio all’anno. 

La rinascita del cemento, in Italia, è partita alla metà degli anni Novanta, dopo che Mani pulite aveva provocato una caduta a picco nella produzione, passata da oltre 41 milioni di tonnellate nel 1992 a 33,08 nel 1994. Nessuno firmava più appalti.   

Il settore residenziale consuma il 36,1% del cemento italiano. Un altro terzo “va” in infrastrutture pubbliche e il resto in edilizia strumentale. A ogni metro cubo di una nuova casa corrispondono 81 chili di cemento. Ma c’è cemento e cemento: una tonnellata costa tra i 100 e i 1.000 euro. 

I signori del clincker 
Il colosso Italcementi controlla un quarto del mercato e anche la Calcestruzzi, finita sotto inchiesta in Sicilia per forniture pubbliche di calcestruzzo di scarsa qualità. Subito dopo viene la Unicem Buzzi, con il 17,3% del mercato, 3,5 miliardi di euro di fatturato e mezzo miliardo di utili (più 28% dal 2006). Entrambe quotate in Borsa come la Cementir del gruppo Caltagirone (attivo nelle costruzioni col gruppo Vianini). 

Comitati contro 
Non si può vivere vicino a un cementificio: lo urlano quelli del Comitato popolare “Lasciateci respirare” (lasciatecirespirare.it) ai 3 cementifici, nel raggio di 5 chilometri, tra Monselice ed Este, nel padovano. Nel 2006 gli impianti -Cementizillo, Cementeria Radici e Italcementi- hanno buttato nell’aria 3.798 tonnellate di ossido d’azoto (3 volte quello prodotto dal traffico veicolare di Padova) e 2.677 chilogrammi di benzene. Solo i 2 cementifici di Monselice possono bruciare fino a 420mila tonnellate di rifiuti all’anno. A novembre, insieme ad altri comitati di tutta Italia, avevano indirizzato una lettera all’allora ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio chiedendo di intervenire sul problema del pet-coke e dei rifiuti nei forni dei cementifici. La mobilitazione per chiedere maggiore trasparenza rispetto all’inquinamento causato dai cementifici coinvolge anche l’associazione Valpolicella2000 valpolicella2000.it) di Fumane, in provincia di Verona), e l’associazione “Arianova” associazionearianova.it di Pederobba, Treviso, dove ci sono 2 stabilimenti della Cementi Rossi; il Circolo ambiente “Ilaria Alpi” e la Rete donne Brianza retedonnebrianza.org di Merone (Co); la Rete Lilliput di Isola delle Femmine www.isola-delle-femmine.135.it; il Comitato per la tutela ambientale di Gubbio-Ghigiano (cementifici Colacem e Barbetti). 

I rifiuti “rinnovabili” di Pirelli 
di Barbara Barale 
Un terzo del combustibile usato nel più grande cementificio d’Italia, a Robilante (Cuneo, nella foto), sono rifiuti: quasi dieci volte la media nazionale, il doppio di quella europea. Per alimentarne i forni, il “proprietario” Buzzi Unicem dovrebbe acquistare circa 200mila tonnellate di carbone (oppure pet-coke) l’anno, spendendo oltre 20 milioni di euro. Invece smaltendo oli esausti, farine animali, imballi e cdr risparmia. Ma i combustibili alternativi sono fonte di timori per la salute nella valle delle piste da sci di Limone Piemonte, già martoriata dalle cave e dove, nel raggio di soli 3 chilometri, fumano altri camini di Italcementi. Così Buzzi ha detto “sì” al combustibile di Idea Granda, società costituita da due azionisti -Pirelli Ambiente e Azienda cuneese smaltimento rifiuti (Acsr), 54 Comuni soci- che, sfruttando le possibilità di legge, a poche centinaia di metri dal cementificio, produce cdr “di qualità”. Si chiama cdr-P (il brevetto è Pirelli) e risponde alle caratteristiche del cdr che la norma UNI 9903-1 definisce “di qualità elevata”: ha valori inferiori di umidità, cloro, metalli e ceneri. 
È composto dal rifiuto secco dell’indifferenziata dei Comuni, cui si addizionano scarti di plastica non clorurata e gomma vergine. Di qui, l’alto potere calorifico che permette di utilizzarlo con limitate perdite in produzione e lo rende un vero combustibile. Anche il Testo unico sull’ambiente 152 del 2006 considerava il cdr-P un materiale d’élite, perché “fonte rinnovabile” e non “rifiuto speciale” come il cdr. Buzzi quindi lo paga: il prezzo concordato è variato finora da 5 a 10 euro a tonnellata, contro i circa 100 euro del pet-coke. Investendo in una “fonte rinnovabile”, inoltre, Buzzi azzera il debito di CO2 che, per il protocollo di Kyoto, la obbligherebbe ad acquistare “quote verdi”. 
Un circolo di sconti che si chiude sul malcontento dei cittadini: con il contributo a Idea Granda, Buzzi abbassa la tariffa di smaltimento rifiuti ad Acsr. E “aiuta” i contribuenti a digerire i fumi del cemento. 


Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
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Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altri motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.



Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13

90040 Isola delle Femmine
Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: ITALCEMENTI ARPA COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE INQUINANTI QUALITA' ARIA CONTROLLI CENTRALINE


L'ARTICOLO 7 DEL D.S.R. N. 693, RELATIVO AGLI IMPIANTI DI CEMENTERIA DELL'ITALCEMENTI AD ISOLA DELLE FEMMINE IN PROVINCIA DI PALERMO, PREVEDE L'INSTALLAZIONE DI DUE STAZIONI DI RILEVAMENTO DELLA QUALITÀ DELL'ARIA DA AFFIDARE IN GESTIONE ALL'ARPA, CON ONERI A CARICO DELL'AZIENDA ITALCEMENTI;


SEMPRE SECONDO QUANTO STABILITO DALL'ARTICOLO 7 DEL D.S.R. N. 693, LA DOTAZIONE DELLE STAZIONI, LA LORO UBICAZIONE E LE MODALITÀ TECNICHE DI FUNZIONAMENTO DELLE CENTRALINE DEBBONO ESSERE OGGETTO DI UN APPOSITO PROTOCOLLO OPERATIVO DA DEFINIRSI ENTRO 30 GIORNI DAL RILASCIO DELL'AIA TRA ITALCEMENTI, SERVIZIO 3 DELL'ASSESSORATO REGIONALE AL TERRITORIO ED ALL'AMBIENTE (ARTA), ED ENTI LOCALI INTERESSATI;




ARPA VERBALE SOPRALLUOGO ALLA ITALCEMENTI 16 MARZO 2009 pag 4 :

“In riferimento all’ubicazione delle due stazioni di rilevamento della qualità dell’aria ed in particolare alla stesura del protocollo operativo relativo allo studio preliminare del posizionamento delle centraline, al fine di individuare le aree di ricaduta, SI CONCORDA TRA ARPA di Sicilia Provincia Comune di effettuare un incontro operativo in data da definirsi per precisare le modalità di effettuazione della campagna di misura. Si ritiene indispensabile la presenza del servizio 2 e 3 dell’ARTA. Il Comune di Isola provvederà a convocare l’incontro di cui sopra, l’Azienda fa presente di aver predisposto lo studio diffusivo di ricaduta e di ave altresì provveduto all’acquisto dei campionari sequenziali che sono attualmente disponibili presso la cementeria….”

Non è stato acquisito il giudizio di compatibilità ambientale per il progetto di revamping presentato il 3.11.06


Non è stata presentata di conseguenza l’istanza AIA per il progetto di “revamping” presentato il 3.11.06 (obbligo di “revamping “entro 24 mesi)…

PROVINCIA REGIONALE CONTROLLO E PREVENZIONE AMBIENTALE 20 NOVEMBRE 2012 :
“Con la presente si sollecita l’ARTA Servizio 1 V.A.S.-V.I.A. a convocare apposito tavolo tecnico in merito all’installazione delle due centraline fisse per il monitoraggio della qualità dell’aria previste dal DRS 693 del 18.07.08..”

(il dirigente Giuseppa Di Grigoli)

ARPA VERBALE SOPRALLUOGO ALLA ITALCEMENTI 12/13 NOVEMBRE 2012:
“In merito all’obbligo di procedere entro 24 mesi dal rilascio della suddetta A.I.A. alla conversione tecnologica dell’impianto (revamping) si rileva che ad oggi la stessa non è stata effettuata. La Ditta dichiara che è stato presentato agli Enti preposti un progetto di massima in data 31.10.12  “

Isola delle Femmine 14 APRILE 2014

OGGETTO. Attività di installazione stazioni fisse per il monitoraggio della qualità dell’aria presso i Comuni di Isola delle Femmine e Capaci – DRS 693/08 Cementeria ITALCEMENTI S.p.a. di Isola delle Femmine

In riferimento all’attivtà in oggetto a seguito dei tavoli tecnici tenutisi in data 10 e 25 OTTOBRE 2013 presso gli uffici del Servizio 1 V.A.S.-V.I.A. dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente e al sopralluogo congiunto del 5 FEBBRAIO 2014 per la definizione del posizionamento delle stazioni fisse presso i territori dei Comuni di Isola delle Femmine e Capaci, avendo ricevuto da ARPA Sicilia ST di Palermo le indicazioni tecniche riguardanti il software di gestione dei dati acquisiti dagli analizzatori, dati che dovranno essere interconnessi al C.E.D. Regionale, in data 13 MARZO 2014, dopo aver espletato le relative procedure amministrative per l’aggiudicazione della fornitura si è provveduto ad emettere ordine d’acquisto per n 2 centraline comprensive delle attrezzature di campionamento, rilevazioni meteo e sistemi periferici di acquisizione, elaborazione, archiviazione e trasmissione dati.

Con tale ordine d’acquisto si è contestualmente provveduto ad affidare il servizio di assistenza tecnica e manutenzione delle apparecchiature di monitoraggio.

La data di consegna è PREVISTA PER SETTEMBRE; nel frattempo saranno espletate le pratiche per il rilascio dei necessari assentimenti urbanistici e paesaggistiche.

Firmato Italcementi pag 2 



Siamo nel 2009 Tutto la va ben madama la marchesa invece ad oggi 2014 la situazione reale risulta essere ben diversa cioè NON SI E' OTTEMPERATO A NESSUNA DELLE PRESCRIZIONI PREVISTE NEL DECRETO 693 2008 TUTTI HANNO RACCONTATO LA PROPRIA FAVOLA: SINDACI ASSESSORI,ARTA ARPA ITALCEMENTI.........












ALLEGATO 4o OSSERVAZIONI A.I.A. ARPA ITALCEMENTI 2009 16 MARZO SOPRALLUOGO CENTRALINE REVAMPING
   


Osservazioni Rinnovo DECRETO A.I.A. 693 18 LUGLIO 2008 Italcementi Isola Delle Femmine 02-09-14



ALL’ASSESSORATO REGIONALE TERRITORIO ED AMBIENTE
   SERVIZIO 1 Via Ugo La Malfa,

169    
90146 – Palermo
Tel.

091.7077121, Fax 091.7077139 

E p.c.
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA
ON.LE ROSARIO CROCETTA
PALAZZO D’ORLEANS
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AL DIRIGENTE GENERALE DEL
DIPARTIMENTO AMBIENTE

DELL’A.R.T.A.
Dott. Gaetano Gullo
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ALLA PROCURA DELLA

REPUBBLICA
C/O TRIBUNALE DI

PALERMO
PIAZZA V.E. ORLANDO 1

90138 PALERMO

Comado Carabinieri Tutela per l'Ambiente
Nucleo Operativo Ecologico
Piazza Principe di Camporeale 64
90100 PALERMO
tel. 091/6788076, Fax 091 515142  

Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio
c.a. Giampiero Trizzino
fax 0917054564


Oggetto: OSSERVAZIONI Procedimento di rinnovo Autorizzazione Integrata      Ambientale della Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine


Con riferimento, alla pubblicazione del giorno 8 agosto 2014, apparso sul sito dell’A.R.T.A. dipartimento: “Avviso pubblico procedura di rinnovo aia per cementeria Italcementi di Isola delle Femmine (ex comma 3, art 29-quater, d.lgs. 152/06 e s.m.i.) “     (vedi allegati 1 e 2  )   
il Comitato Cittadino  Isola Pulita di Isola delle Femmine, associato a Legambiente, formula le seguenti osservazioni:

1.   Il Comitato rileva innanzitutto la nullità del DRS 683 del 18 luglio 2008 in quanto emanato da soggetto che non ne aveva titolo.
L’ing. Vincenzo Sansone, firmatario del provvedimento, non era di fatto il dirigente responsabile del Servizio  VIA-VAS poichè il decreto del Dirigente Generale pro tempore che ne approvava il contratto di lavoro fino al 16 dicembre 2008 è datato 17 dicembre 2008 (DDG n. 1474), cioè risulta essere stato adottato 5 mesi dopo l’autorizzazione concessa dall’ing. Sansone alla Italcementi.
      Nel citato DDG l’arch. Tolomeo fa riferimento alla nota a sua firma, DTA n. 17818 del 29 febbraio 2008, con la quale avrebbe affidato all’ing. Sansone l’incarico di responsabile del Servizio.
       E’ persino superfluo evidenziare che l’affidamento (o attribuzione) di un incarico dirigenziale non può avvenire con una semplice nota ma esclusivamente con un apposito provvedimento. Altrettanto dicasi nel caso di proroga, in quanto, per la gerarchia degli atti amministrativi, essa può avvenire con un provvedimento di pari livello della precedente attribuzione, giammai con una nota.
      Sarebbe come concedere o prorogare una autorizzazione, p.e. alle emissioni in atmosfera, un AIA, ecc., con una nota e non con un provvedimento specifico.
      A tal proposito, il Comitato rileva che deve presumersi che sia il dirigente generale arch. Pietro Tolomeo che l’ing. Sansone non potessero ignorare, per manifesta evidenza, l’illegittimità di una procedura e di una nomina del tutto irregolare, non valida e, di conseguenza, priva di  ogni efficacia amministrativa.
      Ma c’è anche di più.
      Nella nota n. 17818 l’arch. Tolomeo motiva la procedura adottata richiamando l’art. 36, comma 9, del CCRL dell’area della dirigenza.
      Si tratta di un richiamo del tutto improvvido che contraddice completamente il suo stesso operato, in quanto il comma 9 recita “Nelle ipotesi in cui non vi siano modifiche della struttura né motivi che giustifichino eventuali rotazioni o comunque il mancato rinnovo del contratto, e non vi sia una valutazione negativa dell’operato del dirigente, allo stesso deve essere garantita la stipula di un nuovo contratto individuale senza soluzione di continuità per l’azione amministrativa e gestionale entro e non oltre i successivi trenta giorni”.
      Ne consegue che l’arch. Tolomeo ha operato anche in palese violazione del CCRL dell’area della dirigenza e che il conferimento dell’incarico all’ing. Sansone è avvenuto in modo irregolare, illegittimo e non retrodatabile, tutte ragioni per cui, in ogni caso, l’ing. Sansone alla data di emanazione del DRS n. 693, il 17 luglio 2008, non aveva il titolo né il potere occorrenti a formalizzare il provvedimento dell’AIA.      
   
2.   Stanti i rilievi di nullità sollevati al punto 1) il Comitato potrebbe anche esimersi da ulteriori considerazioni. Cionondimeno, la presunta autorizzazione e l’attuale avvio della procedura del suo preteso “rinnovo” si prestano a far eccepire altri motivi di irregolarità anch’essi di manifesta evidenza.
      a) L’art. 6 del DRS n. 693 prevedeva che “Il provvedimento definitivo sarà subordinato alle risultanze della visita di collaudo. Gli enti preposti al controllo esamineranno in quella sede le risultanze della suddetta visita e potranno, se ritenuto necessario, modificare le condizioni e prescrizioni autorizzative”.
      L’art 7 precisava che “L’Autorizzazione Integrata Ambientale viene subordinata al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti attività intervenute in sede di conferenza dei servizi…che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto…”. Nelle pagg. 4-11 venivano specificati le “Prescrizioni relative alle attività di recupero di rifiuti come materie prime”, i “Limiti alle emissioni”, le “Prescrizioni relative all’impianto”, le “Prescrizioni relative ai combustibili utilizzati ed ai consumi energetici “, le “Prescrizioni relative ai rifiuti prodotti “ e le “Prescrizioni relative alle attività di monitoraggio (Piano di monitoraggio e controllo)”. Veniva fatto obbligo all’azienda di procedere “entro 24 mesi dal rilascio dell’autorizzazione alla conversione tecnologica (“revamping”) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecnologie Disponibili previste per il settore del cemento…”, ma nel caso del mancato “revamping” “…comunque adeguare l’impianto esistente alle M.T.D. attraverso i seguenti interventi” [quelli sopra specificati].
      Tuttavia, alla scadenza dei 24 mesi risulta che nessuna delle autorità preposte si è premurata di  adempiere agli obblighi discendenti dalle prescrizioni di propria competenza contenute nel DRS n. 693 al fine di rendere definitiva o meno l’autorizzazione.
      b) Il 9 giugno del 2011, a distanza di 36 mesi e cioè con un anno di ritardo, il Servizio 1, riconoscendo che “il decreto prevedeva condizioni e prescrizioni da attuare con scadenze temporali…da effettuarsi entro 24 mesi dalla data di rilascio”, teneva la riunione di un tavolo tecnico “al fine di verificare se la società Italcementi ha provveduto a dare corso alla attuazione delle prescrizioni contenute nel decreto di riferimento”.
      Dalla lettura del verbale risulta che, ad eccezione della Italcementi che dichiara di operare nel rispetto delle prescrizioni previste dall’autorizzazione, inspiegabilmente nessuna delle autorità competenti alle verifiche si pronuncia nel merito, p.e. sugli interventi strutturali, limitandosi la discussione solo ad alcuni aspetti relativi al monitoraggio delle emissioni ed al posizionamento delle centraline di rilevamento degli inquinanti.
      Quindi, il dato che se ne trae e che dopo 36 mesi dal rilascio del provvedimento AIA restavano privi di ogni verifica quei presupposti e quelle prescrizioni che avrebbero dovuto rendere valida e definitiva l’autorizzazione.   

      Da allora ad oggi, cioè a distanza complessiva di 6 anni dal DRS n. 693, la situazione, come è noto e come risulta agli atti, è rimasta del tutto invariata: ai rilievi di nullità del provvedimento si somma anche la mancanza di validità di merito, in quanto nulla è dato a sapere circa il rispetto di tutte le prescrizioni che avrebbero dovuto essere rispettate dall’Italcementi nei termini di 24 mesi dalla data di emanazione dell’autorizzazione.

      Questo Comitato, pertanto, nel sottolineare l’inspiegabile comportamento degli enti deputati al controllo di attuazione del DRS n. 693, fa presente che mancano del tutto i presupposti per procedere al rinnovo di una autorizzazione da considerarsi, in primis, di per sé inesistente e, eventualmente, non più valida almeno dal luglio del 2010.

       Alla luce delle superiori considerazioni, questo Comitato ritiene inattuabile la procedura di  rinnovo essendo, invece, necessaria un’autorizzazione ex novo.
          
         Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE
           GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com

           SITO:
           http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/















Isola delle Femmine 2 settembre 2014

Inviate con posta certificata il giorno 2 settembre 2014
Inviate con rettifica con posta certificata il 2014-09-03

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": OSSERVAZIONI ? Procedimento di rinnovo Autorizzazione Integrata Ambientale della Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine " inviato da "giuseppeciampolillo@pec.it"
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Allegato 1 Osservazioni A.I.A. Decreto 693 18 Luglio 2008 Firma Sansone Respons Procedimento Cannova Gianfranco








Allegato 2 Osservazioni A.I.A. 2008 17 Dicembre Tolomeo d.g. Nomina Sansone Dirigente 2 Servizio Via Vas





Allegato 3 Osservazioni A.I.A. Zuccarello 9 Giugno 2011 Tavolo Tecnico Prescrizioni Presente Cannova ARCH GIANFRANCO


Allegato 4a Osservazioni A.I.A. Arpa Italcementi 2012 Novembre Sopralluogo Centraline Revamping

Allegato 4 Avviso Richiesta Rinnovo Assessorato 1 Servizio Via Vas 8 Agosto 2014


Allegato 5 Italcementi 17 Gennaio Chiede Rinnovo Decreto 693 2008 Relazione Tecnica













Osservazioni Rinnovo DECRETO A.I.A. 693 18 LUGLIO 2008 Italcementi Isola Delle Femmine 02-09-14,CANNOVA,SANSONE,ZUCCARELLO,TOLOMEO
▶ La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? - Video Dailymotion





ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/02117

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 248 del 17/11/2009
Firmatari
Primo firmatario: SIRAGUSA ALESSANDRA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/11/2009
Commissione assegnataria
Commissione: VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)
Destinatari
Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE delegato in data 17/11/2009
Stato iter: 
IN CORSO

Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 17/11/2009
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-02117
presentata da

ALESSANDRA SIRAGUSA
martedì 17 novembre 2009, seduta n.248



SIRAGUSA. - 

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
 - Per sapere - premesso che: 





in data 4 dicembre 2008 il Sottosegretario Roberto Menia rispondeva all'atto di sindacato ispettivo 5/00090 presentato dall'interrogante; 


nella risposta si affermava «...ad ogni buon fine, si rappresenta che la questione è attentamente monitorata dal Ministero dell'ambiente e dal Dipartimento delle politiche comunitarie in quanto la Commissione europea ha aperto un caso proprio sul cementificio Isola delle femmine, chiedendo di ricevere informazioni in merito sia alla autorizzazione all'esercizio dell'impianto ed alle misure adottate per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera e gli scarichi idrici, sia sullo svolgimento della valutazione di incidenza delle attività autorizzate sui siti di interesse comunitario. Le informazioni richieste sono state inoltrate alla Commissione europea in data 30 settembre 2008. Da ultimo, è a disposizione dell'interrogante copia dell'Autorizzazione Integrata Ambientale di cui trattasi, fatta pervenire dalla Regione Siciliana, dove sono indicate analiticamente tutte le prescrizioni dettate alla cementeria, le norme di legge che regolano la materia e l'elenco della documentazione a supporto del rilascio dell'autorizzazione stessa»; 



l'articolo 7 del D.S.R. n. 693, relativo agli impianti di cementeria dell'Italcementi ad Isola delle Femmine in provincia di Palermo, prevede l'installazione di due stazioni di rilevamento della qualità dell'aria da affidare in gestione all'ARPA, con oneri a carico dell'azienda Italcementi; 



sempre secondo quanto stabilito dall'articolo 7 del D.S.R. n. 693, la dotazione delle stazioni, la loro ubicazione e le modalità tecniche di funzionamento delle centraline debbono essere oggetto di un apposito protocollo operativo da definirsi entro 30 giorni dal rilascio dell'AIA tra Italcementi, Servizio 3 dell'Assessorato Regionale al Territorio ed all'Ambiente (ARTA), ed enti locali interessati; 



l'amministrazione comunale di Isola delle Femmine ha convocato dei tavoli tecnici nelle date, 22 settembre 2008, 13 ottobre 2008, 15 dicembre 2008, 13 gennaio 2009, 27 gennaio 2009; 


è prevista l'istallazione di quattro campionatori automatici sequenziali per la misura del PM10, forniti di membrane successivamente analizzabili per la determinazione dei microinquinanti, ed un campionatore ad alto volume per il rilievo di PCDD/F; 


tali campionatori saranno posizionati come segue: tre ad Isola delle Femmine ed uno a Capaci; 



a tal fine, secondo nota del comune di Isola delle Femmine prot. 3849, 26 febbraio 2009, sono stati individuati alcuni possibili siti per la localizzazione di detti campionatori. Ne sono stati individuati sei nel territorio di Isola delle Femmine e due nel territorio di Capaci; 


l'azienda Italcementi nel verbale di sopralluogo dell'Arpa del 16 marzo 2009, dichiara «di avere provveduto all'acquisto dei campionatori sequenziali, che sono attualmente disponibili presso la cementeria»; 



in data 8 aprile 2009 Arpa Sicilia con prot. 0659, richiedeva ad Italcementi «di conoscere lo stato di avanzamento delle attività relative (al posizionamento dei campionatori automatici sequenziali), ed in particolare se si sia predisposto, raccordandosi con il dipartimento ARPA di Palermo, il piano dei costi relativo alle attività che il dipartimento dovrà svolgere relativamente alle attività di monitoraggio della qualità dell'aria ciò al fine di poter predispone uno schema di convenzione»; 



nel corso del tavolo tecnico del 20 maggio 2009, il dottor Cutino (presidente della commissione ambiente del consiglio comunale di isola delle Femmine ed oggi assessore al ramo) lamentava «il ritardo nella tempistica prevista» dal decreto di AIA, «e contesta i ritardi riscontrati nell'approvazione del piano di monitoraggio che doveva essere propedeutico all'AIA». Inoltre «chiede al Sindaco, a tutela della cittadinanza che rappresenta, di farsi promotore verso il servizio 2 VIA-VAS dell'ARTA per verificare quanto la mancata attuazione delle prescrizioni AIA nella tempistica prevista, possa inficiare la validità del decreto AIA e quali misure il competente il servizio 2 ritenga di mettere in atto al fine di garantire il rispetto di tutte le prescrizioni tecniche programmate dal decreto AIA»; 


nello stesso incontro del 20 maggio 2009 il direttore dell'impianto Italcementi «ribadisce l'intenzione di istallare da subito i campionatori sequenziali e chiede all'amministrazione comunale la disponibilità dei siti individuati», il Sindaco del comune di Isola delle Femmine, in risposta «che i siti individuati il 27 gennaio 2009 erano e sono attualmente disponibili; 



si rilevano dubbi sulla validità del decreto di Aia di cui al D.S.R. n. 693 del 18 luglio 2008 alla luce del mancato posizionamento dei campionatori sequenziali; 


non si conoscono allo stato attuale: quali siano le misure messe in atto dal servizio 2 dell'ARTA al fine di garantire il rispetto di tutte le prescrizioni tecniche programmate dal decreto AIA; quali e di chi siano le responsabilità nella mancata osservanza dei termini prescritti dall'Aia di cui al D.S.R. n. 693 del 18 luglio 2008; quali tempi siano attualmente previsti per detto posizionamento -



se non intenda il Ministro, per quanto di sua competenza e alla luce dell'impegno assunto in risposta all'interrogazione 5/00090, verificare cause e tempi del mancato posizionamento dei campionatori sequenziali. (5-02117)
OSSERVAZIONI Procedimento di rinnovo Autorizzazione Integrata      Ambientale della Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine

Osservazioni Rinnovo DECRETO A.I.A. 693 18 LUGLIO 2008 Italcementi Isola Delle Femmine 02-09-14,CANNOVA,SANSONE,ZUCCARELLO,TOLOMEO

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