CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



giovedì 5 febbraio 2015

ITALCEMENTI INTERROGAZIONI PARLAMENTARI 2005 2007

INTERROGAZIONE SCRITTA di Monica Frassoni (Verts/ALE) alla Commissione
6 dicembre 2007
Oggetto: Cementeria di Isola delle Femmine, Palermo
E-6057/07



Nel territorio della provincia di Palermo sono presenti impianti della Italcementi SpA, con uno stabilimento nel comune di Isola delle Femmine dall'attività estrattiva ora concentrata nella sola area di Raffo Rosso, sito di importanza comunitaria (codice SIC ITA020023). La cementeria di Isola delle Femmine (NACE Code 26.51) opera inoltre in un'area limitrofa ad altri siti di importanza comunitaria, tra i quali M. Cuccio e Vallone Sagana (SIC ITA020047), Fondali di Isola delle Femmine — Capo Gallo, (SIC ITA020005) Isola delle Femmine, R.N.O. Isola delle Femmine.
In tale area gli impianti della cementeria di Isola delle Femmine, secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER), emettono monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), ossidi di azoto (NOx), ossidi di zolfo (SOx), particolato — polveri sottili (PMx). Pur consapevole del fatto che, in linea di principio, ciò non rappresenta necessariamente una violazione della direttiva 92/43/CEE(1), è opportuno e doveroso segnalare alla Commissione che in data 5 ottobre 2007, in risposta all'interrogazione parlamentare 4-03245 presentata dall'on. Fundarò, il Ministro dell'Ambiente precisava che Italcementi SpA non è in possesso delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera previste dalla normativa vigente, in quanto parte delle attività risulta difforme rispetto a quanto prescritto nei relativi atti autorizzativi, in particolare con riferimento all'utilizzo del «petcoke» come combustibile (Italcementi ha il permesso di tenerlo in deposito, non di utilizzarlo come combustibile).
Non ritiene quindi opportuno la Commissione, alla luce di quanto dichiarato dal Ministro dell'Ambiente, verificare quanto prima con le autorità italiane se sia stata davvero rispettata anche la direttiva 92/43/CEE in riferimento alla vicinanza dei siti SIC sopra riportati (tra i quali quello che ospita le attività estrattive) all'epoca del rilascio delle autorizzazioni ad Italcementi SpA, con particolare riferimento alla presenza o assenza di valutazioni d'incidenza
RISPOSTA data da Stavros Dimas a nome della Commissione
15 febbraio 2008

Dalle informazioni pervenute alla Commissione si può verosimilmente ritenere che l’impianto interessato, la cementeria situata nel comune di Isola delle Femmine a Palermo, ricada nell’ambito di applicazione della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (direttiva IPPC)(1). Quest’ultima infatti si applica agli impianti «destinati alla produzione di clinker (cemento) in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 500 tonnellate al giorno oppure di calce viva in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 50 tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni aventi una capacità di produzione di oltre 50 tonnellate al giorno».
A norma della direttiva IPPC, gli impianti che ricadono nel suo campo di applicazione devono disporre, ai fini dell’esercizio, di un’autorizzazione che indichi anche i valori limite di emissione basati sulle migliori tecniche disponibili (BAT), al fine di prevenire e, se ciò non fosse possibile, ridurre in generale le emissioni e l’impatto sull’ambiente nel suo complesso. L’aspetto della prevenzione o della riduzione delle emissioni in atmosfera, nelle acque o nel suolo va pertanto affrontato nell’ambito delle autorizzazioni ambientali rilasciate a norma della direttiva. Gli impianti esistenti dovevano conformarsi integralmente alle disposizioni della direttiva IPPC entro il 30 ottobre 2007.
Gli impianti di produzione del cemento rientrano anche nell’allegato II della direttiva 85/337/CEE, modificata, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati(2) (conosciuta anche come direttiva sulla valutazione dell’impatto ambientale o VIA). A norma di questo testo gli Stati membri devono determinare (nell’ambito di una procedura detta di «selezione» o «screening»), sulla base dei criteri indicati nell’allegato III della direttiva stessa, se il progetto in questione può avere effetti significativi sull’ambiente. In caso affermativo, è necessario procedere a una valutazione d’impatto.
Infine, per quanto riguarda la possibile violazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche(3) (direttiva Habitat), l’articolo 6, paragrafo 2, stabilisce che gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare, nelle zone speciali di conservazione, il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate. Al paragrafo 3 dello stesso articolo, inoltre, la direttiva prevede che qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione di un sito Natura 2000 ma che possa avere incidenze significative su tale sito forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.
La Commissione si rivolgerà alle autorità italiane per ottenere ulteriori informazioni sulle modalità di applicazione delle direttive summenzionate all’impianto citato dall’onorevole parlamentare.



CAMERA DEI DEPUTATI ATTI PARLAMENTARI  XV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 5 OTTOBRE 2007

FUNDARO‘ e LION. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
   Per sapere
·        premesso che:
sul territorio del comune di Isola Delle Femmine (Palermo) hanno sede diversi impianti produttivi connessi alle attivita‘ di funzionamento della societa‘ Italcementi Spa;
da tempo la societa‘ Italcementi di Isola delle Femmine e‘ al centro di numerose ed accese polemiche vertenti sulla pericolosita‘ sanitaria ed ambientale che i processi produttivi degli impianti rappresentano per il territorio;
i maggiori rischi per la salute umana e per l’integrita‘ ambientale dell’area in cui sorgono gli impianti della societa‘ , derivano principalmente dall’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui di produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena, per la quale la societa‘ avrebbe il permesso per il deposito, ma non di utilizzare;
denunce effettuate dalle autorita‘ ambientali competenti dimostrerebbero che la societa‘ utilizzi come combustibile ma senza autorizzazione il petcoke detenuto, producendo emissioni diffuse di tale composto;
risulterebbe certo che la societa‘ in oggetto non solo faccia uso energetico del petcoke senza averne i permessi previsti dalle relative norme ambientali, in particolare del decreto legislativo n. 152/2006;
gia in passato anche un comitato cittadino, denominato « Isola Pulita » aveva esplicitamente evidenziato il fattore di rischi per la salute cittadina, rappresentato dagli impianti della Italcementi e aveva ammonito le autorita pubbliche competenti a vigilare sulla situazione di pericolo sanitario ed ambientale, allo scopo chiedendo anche che fossero effettuati accertamenti volti a conoscere i possibili danni ambientali che la Italcementi nell’esercizio della sua attivita produttiva abbia eventualmente potuto arrecare al territorio alle acque e alle persone di Isola
–: se non intenda urgentemente attivare le opportune iniziative, se del caso anche utilizzando le competenti autorita di controllo e di repressione, volte ad accertare l’eventuale grado di pericolosita per la salute umana e per l’ambiente rappresentato dalle attivita di produzione della Italcementi
di Isola delle Femmine ed in caso di riscontro positivo, provvedere affinche´ si pervenga al ripristino della sicurezza e dell’innocuita allo scopo prescritti.
(4-03245)

RISPOSTA. —

In relazione all’interrogazione indicata in esame e concernente la situazione di inquinamento all’Isola delle Femmine in Sicilia, si riferisce secondo quanto comunicato dalla direzione per la salvaguardia ambientale di questo ministero, quanto segue.
La predetta direzione, al fine di raccogliere elementi tecnici utili a fare luce sulla situazione segnalata dagli interroganti ha inviato in data 1° agosto 2006 una richiesta di informazioni alle amministrazioni locali ed ha, successivamente, ritenuto opportuno avviare un confronto con le stesse al fine di individuare i fattori che potrebbero generare impatti negativi sulla qualita dell’aria nell’area del Golfo di Carini, con particolare riferimento all’impianto Italcementi.
All’incontro, che si e tenuto presso il ministero in data 2 ottobre 2006, hanno partecipato rappresentanti del ministero della salute, della Regione Siciliana, dell’ARPA Sicilia, della Provincia regionale di Palermo e dei comuni di Carini, di Isola delle Femmine e di Capaci.
Da tali indagini e stato, dunque, accertato che la ditta non e in possesso delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera previste dalla normativa vigente in quanto parte delle attivita risultano difformi rispetto a quanto prescritto dai relativi atti autorizzativi.
Secondo quanto osservato dall’Arpa, inoltre, di particolare rilievo sono le emissioni diffuse derivanti dalle operazioni di stoccaggio e movimentazione dei materiali polverulenti che avvengono all’interno di un capannone a mezzo di gru con ponte e presso la cava Pian dell’Aia. Tali operazioni non sono descritte nella documentazione tecnica allegata alla richiesta di autorizzazione (rilasciata il 17 marzo 1994). Le emissioni diffuse risultano consistenti anche all’esterno poiche´ la parte superiore del lato ovest del capannone e priva di copertura.
Il DAP ha effettuato alcuni campionamenti di polveri totali in prossimita del lato ovest del capannone che risulta privo di chiusura. I dati evidenziano che le concentrazioni delle polveri diffuse, sono circa 10 volte maggiori rispetto ai valori rilevati sul lato chiuso.
Inoltre l’Arpa informa che le analisi condotte dal DAP ai punti di emissione dello stabilimento connessi all’utilizzo di petcoke, hanno evidenziato la presenza di inquinanti (IPA, Vanadio, Nichel) in quantita tali da richiedere l’applicazione delle prescrizioni piu severe per l’emissione di polveri.
A seguito degli accertamenti sopra illustrati, il 25 luglio 2006 l’assessorato territorio ed ambiente della Regione Siciliana ha diffidato la Italcementi dal continuare ad apportare modifiche all’impianto ed al ciclo produttivo in assenza della preventiva comunicazione alle Autorita competenti e dell’eventuale autorizzazione, dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile e dal continuare ogni attivita che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione. L’Assessorato ha infatti precisato che la Italcementi ha comunicato alla Regione, solo successivamente ai sopralluoghi e alla riunione effettuata nel mese di luglio 2006, i cambiamenti apportati all’impianto mentre l’uso del petcoke non e mai stato comunicato.
Inoltre, sebbene comunicati, i cambiamenti apportati all’impianto non hanno mai ottenuto la necessaria preventiva autorizzazione da parte dell’Autorita competente.
Successivamente, in data 18 settembre 2006, l’Assessorato territorio ed ambiente della Regione Siciliana ha comunicato alla ditta l’intenzione di aggiornare le autorizzazioni alle emissioni in atmosfera gia concesse, con l’esclusione dell’uso di petcoke come combustibile.
Si riportano di seguito le informazioni raccolte al fine di tracciare un quadro informativo degli impatti derivanti dalle emissioni prodotte dalla citata azienda.
La ditta Italcementi S.p.A., iscritta presso il Registro della provincia di Palermo delle imprese che recuperano rifiuti, svolge attivita di produzione di cementi presso l’impianto sito nel comune Isola delle Femmine e attivita di frantumazione nella cava denominata Piari Dell’Aia per le quali e titolare di apposite autorizzazioni alle emissioni in atmosfera rilasciate dall’Assessorato regionale territorio e ambiente della Regione Siciliana ai sensi dell’articolo 12, del decreto del Presidente della Repubblica n. 203/88, per 82 camini e dell’articolo 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 203/88, per 4 camini.
Con il decreto di autorizzazione (D.A.) n. 292/17 del 17 marzo 1994 l’Assessorato, ai sensi dell’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 203/88, ha concesso alla Italcementi l’autorizzazione per il proseguimento delle emissioni derivanti dalla produzione di cementi. In seguito, con i DD.AA. n. 871/17 del 6 ottobre 1994, n. 141/17 del 15 marzo 1995 e n. 187/17 del 4 aprile 1997, l’autorizzazione originaria e stata parzialmente modificata e rettificata, senza apportare alcuna modifica al ciclo produttivo descritto nel progetto approvato con la prima autorizzazione del 1994. Successivamente la Italcementi S.p.A. ha presentato nel 2004 per la cementeria di Isola delle Femmine una domanda di Autorizzazione integrata ambientale (AIA), aggiornata nel 2006 con un progetto di ammodernamento tecnologico dell’impianto produttivo. Si precisa che ad oggi il procedimento per il rilascio dell’AIA non risulta essere concluso.
Dal 2005 l’ARPA Sicilia, il Dipartimento provinciale A.R.P.A. di Palermo (DAP) e la Provincia regionale di Palermo, al fine di effettuare verifiche sull’impianto e sui relativi punti di emissione, hanno realizzato alcuni sopralluoghi presso il cementificio ed il deposito di petcoke della ditta sito in localita Raffo Rosso.
A seguito del sopralluogo effettuato presso l’impianto il 6 dicembre 2005, dall’analisi dei documenti prodotti dalla Italcementi in merito all’attivita di produzione cemento e recupero rifiuti, e dalla riunione tenutasi in data 12 giugno 2006 tra la Regione Siciliana, l’ARPA Sicilia, il DAP e la provincia regionale di Palermo e l’Italcementi, e emerso sia che l’autorizzazione di cui e titolare la Italcementi non consente l’utilizzo di petcoke come combustibile, sia che la ditta ha eseguito variazioni del ciclo produttivo e modifiche dell’impianto senza avere ottenuto le necessarie autorizzazioni.
Con riferimento all’utilizzo di petcoke infatti, trattandosi di un’attivita ne´ autorizzata ne´ comunicata, la regione ritiene che l’impiego di tale combustibile potra avvenire solo a seguito dell’eventuale autorizzazione prevista dall’articolo 269 del decreto legislativo n. 152/06, le cui procedure tecnico-amministrative potranno essere attivate solo a seguito di specifica istanza da parte della Italcementi.
Con riferimento al provvedimento di diffida all’uso di petcoke emesso dalla Regione Siciliana, si informa che la societa Italcementi ha presentato ricorso al TAR.
La sezione I del TAR Sicilia si e pronunciata con sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007 ritenendo il ricorso infondato ed immeritevole di accoglimento.
La provincia regionale di Palermo ha condotto, nei periodi gennaio-maggio 2006, agosto-ottobre 2006 e ottobre 2006-gennaio 2007, alcune campagne di rilevamento della qualita dell’aria in prossimita dell’impianto Italcementi nel comune di Isola delle Femmine.
Nella suddetta postazione sono stati utilizzati due differenti laboratori mobili attrezzati per misurare sia parametri chimici (SO2 CO, NO NO2, NOx, 03, NMHC, CH4, PM1O, IPA, Benzene, Toluene e o- Xylene) che meteorologici.
Con riferimento al PM1O, l’analisi dei dati registrati ed elaborati durante tali campagne di rilevamento ha evidenziato 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana nel periodo gennaio-maggio 2006 (71 giorni di rilevamento) e 12 superamenti nel periodo ottobre 2006 gennaio 2007 (75 giorni di rilevamento). Nel periodo agosto-ottobre 2006 non stati effettuate rilevazioni di tale inquinante.
Anche per gli Istituti per l’ambiente (IPA), nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007, si osservano valori medi orari piu elevati rispetto a quelli della campagna precedente. In particolare si rileva un incremento delle concentrazioni di benzo(a)pirene.
Per quanto concerne gli altri inquinanti rilevati, in tutti i periodi di monitoraggio sono stati registrati valori entro i limiti stabiliti dalla normativa vigente sia conriferimento al valore limite di protezione della salute umana, sia ai livelli di attenzione e di allarme nonche´ agli obiettivi di qualita.
Pur considerando l’importanza di brevi campagne di monitoraggio, ai fini della valutazione e gestione della qualita dell’aria, si ritiene necessaria una riorganizzazione della rete di monitoraggio per renderla conforme alle disposizioni delle norme nazionali e comunitarie. Tale aggiornamento e indispensabile per conoscere la reale situazione dello stato della qualita dell’aria nell’area.
Si precisa infine che, ad avviso della divisione competente, la conclusione del procedimento per il rilascio della Autorizzazione integrata ambientale allo stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine, possa individuare una possibile soluzione alle problematiche sopra esposte, poiche´ in tale sede sara possibile determinare, a seseguito di una analisi approfondita circa le migliori tecniche disponibili e con specifico riferimento al sito in cui l’azienda e inserita, quali siano i valori limite di emissione e le prescrizioni che l’azienda dovra rispettare per garantire un elevato grado di tutela dell’ambiente circostante.

Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare: Alfonso Pecoraro Scanio.


Senato della repubblica seduta n. 255 del 27/11/2007


SODANO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nel comune di Isola delle Femmine (Palermo), il cui territorio è posto sotto tutela paesaggistica, hanno sede diversi impianti produttivi della Italcementi s.p.a., azienda produttrice di cemento;
i processi produttivi degli impianti della Italcementi rappresentano una costante fonte di rischio per la salute umana e per l'ambiente, soprattutto a causa dell'uso incontrollato di petcoke, della sua manipolazione, stoccaggio, trasporto, immagazzinamento, carico e scarico;
presso la cava dismessa, situata in località Raffo Rosso, esiste un deposito di stoccaggio di petcoke a servizio della società Italcementi S.p.A.;
l'autorizzazione edilizia per la realizzazione del deposito nei pressi della cava Raffo Rosso è stata rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 5 aprile 2001, ma nell'atto di autorizzazione si faceva riferimento ad un generico "combustibile solido", senza alcuna specificazione del tipo di combustibile che sarebbe poi stato stoccato;
la concessione appare, tra l'altro, di dubbia legittimità, dato che la cava insiste su di un'area assegnata dal Piano regolatore a verde agricolo e definita come SIC, sito di importanza comunitaria, senza che fosse presente la necessaria autorizzazione del Commissario di Governo per la gestione dei rifiuti;
nel luglio 2006 il Servizio 3 dell'Assessorato territorio e ambiente della Regione ha diffidato l'Italcementi s.p.a. da qualsiasi uso del petcoke (emissioni convogliate, diffuse e stoccaggio);
nel febbraio 2007 lo stesso Assessorato ha ribadito quanto esposto nella precedente diffida, circoscrivendo però la questione allo specifico problema dello stoccaggio, diffidando l'Italcementi s.p.a. dall'utilizzare l'impianto di stoccaggio della ex cava Raffo Rosso in assenza dell'autorizzazione, di cui all'art. 269 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ed invitando l'azienda a dare seguito agli adempimenti previsti dalla normativa vigente;
nella diffida si legge che: "le attività di tale impianto, nel quale si manipolano, trasportano, immagazzinano, si caricano e si scaricano materiali polverulenti contenenti sostanze inquinanti, non risultano tuttavia autorizzate, per la limitrofa cementeria e non possono essere esercitate in assenza della prevista autorizzazione art. 269 152/06";
nell'atto si riportava quanto esposto in materia di sanzioni dall'art. 279 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per cui "chi inizia a installare o esercisce un impianto e chi esercita una attività in assenza della prescritta autorizzazione ovvero continua l'esercizio dell'impianto o dell'attività con l'autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa, revocata o dopo l'ordine di chiusura dell'impianto o di cessazione dell'attività è punito con la pena dell'arresto da due mesi a due anni o dell'ammenda da duecentocinquantotto euro a milletrentadue euro";
la diffida è stata inviata per conoscenza alla Provincia, all'autorità giudiziaria ed al NOE di Palermo per gli accertamenti di propria competenza;
numerose volte è stata denunciata all'autorità giudiziaria la presenza illegale, anche dopo gli atti di diffida dell'Assessorato territorio ed ambiente della Regione Siciliana, del petcoke nel deposito sito in località Raffo Rosso,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di evitare ulteriori danni alla salute, all'ambiente e allo sviluppo economico dell'intera area, causati dalle attività inquinanti degli impianti della Italcementi s.p.a.;
quali interventi di bonifica, messa in sicurezza e di ripristino ambientale si intendano adottare al fine di salvaguardare l'ambiente nel rispetto dei livelli occupazionali e del diritto alla salute degli addetti alla produzione, anche in riferimento a quanto indicato dal Piano di caratterizzazione elaborato dalla Italcementi s.p.a..
(4-03078)
Senato della Repubblica seduta del 30 gennaio 2007

SODANO, LIOTTA, DI LELLO FINUOLI. – Ai Ministri dello sviluppo economico e della salute. – Premesso che:


in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono
presenti impianti della Italcementi S.p.A. in pieno centro citta‘ (codice:
NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli
di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;
oltre allo stabilimento nel centro citta‘, la Italcementi si avvale di
una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad atti-
Senato della Repubblica – 63 – XV LEGISLATURA
96ª Seduta Assemblea - Allegato B 30 gennaio 2007
vita‘ estrattive a Piano Dell’Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla,
comune di Torretta;
l’area dove opera la Italcementi e‘ stata destinata ad uso industriale
con il decreto del Presidente della Repubblica del 1981 per un ventennio,
al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione
d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;
nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di
Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione
di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione
edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);
da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono
riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento cosı‘ gravi da causare ingenti
danni alla salute dei cittadini, tant’e‘ che i tassi di incidenza di tumori
polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche
mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;
il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi
Siti di importanza comunitaria (SIC), tra cui la riserva di Capo Gallo
e i Fondali marini di Isola delle Femmine, cosı‘ come individuati dalla direttiva
«Habitat» (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con decreto del
Presidente della Repubblica 357/1997), incidendo negativamente sugli
ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe
la normativa europea e la legge italiana di attuazione;
le attivita‘ inquinanti della Italcementi sono state piu‘ volte oggetto
di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale,
come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo
intraprese dagli organi preposti, nonche´ gli atti di diffida rivolti alla Italcementi
con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;
nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il
Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola
delle Femmine, rilevava che «all’interno del capannone (materie prime:
petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. 
E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru
a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si
evidenzia altresı‘ che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno
» (verbale n. 9942393);
il 25 gennaio 2006, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente
(ARPA) ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile
solido (petcoke) in localita‘ Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando
gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per
lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perche´
rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio
2006);
la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione
di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi e‘ tenuta
a porre in essere nel piu‘ breve tempo possibile e con la richiesta di esibire
l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno
dello stabilimento;
a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine,
ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15 marzo
2006) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta societa‘ ad adottare
i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale,
di bonifica e ripristino ambientale, cosı‘ come indicati dall’ARPA;
il 25 luglio 2006, l’Assessorato al territorio ed ambiente della Regione Sicilia, con nota n. 48283, ha emesso un provvedimento di diffida  (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della  Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato  utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza  altamente cancerogena;
nella diffida si legge, tra l’altro, che «il petcoke viene utilizzato dal
1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e
fino al 1992, del forno 2» e che, sebbene «la realizzazione del deposito
di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non
e‘ mai stato comunicato ne´ autorizzato l’uso del petcoke come combustibile
», rilevando infine che «nei rapporti analitici periodicamente trasmessi,
la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke» (nota n. 48283 del 25
luglio 2006);
solo pochi mesi prima, nel suo Piano di caratterizzazione (12 aprile 2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto «a partire dal 2001 presso la localita‘ Raffo Rosso si e‘ effettuata l’attivita‘ di deposito del combustibile
solido (petcoke)», in virtu‘ dell’autorizzazione edilizia n. 10/2001,
rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 5 aprile 2001, omettendo
quindi tutta una serie di dati e di verita‘ fondamentali;
l’Assessorato al territorio ed ambiente, nel provvedimento del luglio
2006, dichiara in modo univoco che «sono stati ripetutamente violati
i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale
di autorizzazione» (per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del
carbone), diffidando «l’Italcementi dal continuare ad utilizzare il petcoke
come combustibile, nonche´ a continuare ogni attivita‘ che dia luogo alla
produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria
autorizzazione ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006», evidenziando
inoltre che «ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute
nel presente provvedimento comportera‘ necessariamente la sospensione
delle autorizzazioni concesse» (nota n. 48283 del 25 luglio 2006);
l’8 gennaio 2007, il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento territorio
e ambiente ha comunicato al dott. Genchi, responsabile dei pareri
tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni
del 3º Servizio, l’immediata sospensione dall’incarico ed il conseguente
spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento
sia stato in alcun modo motivato;
il Dipartimento facente capo al dott. Genchi, stava anche intervenendo
su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo
di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico
e scarico delle navi, di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite
torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la
Senato della Repubblica  
costruzione di quattro impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti
sostenuti con forza dal governatore Cuffaro;
a tutt’oggi, l’Italcementi non ha ne´ provveduto alla messa in sicurezza
dell’impianto, ne´ ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio
e depurazione, ne´, tantomeno, ha iniziato una procedura di controllo delle
attivita‘ impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi
intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri
impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100
metri,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti
fino al momento in cui venga intrapresa la messa in sicurezza degli
impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento
dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;

se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle
normative in vigore, dato che la cementeria e‘ situata all’interno di zona
vincolata dalla Sopritendenza per i beni ambientali e paesaggistici della
Regione Sicilia, e dato che si tratta di attivita‘ nocive «che producono
fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze
velenose», le quali non potrebbero avere luogo in prossimita‘ di centri abitati,
anche a norma del piano regolatore di Palermo;

come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti
atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza,
monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni
tra cio‘ che si evidenzia dai rapporti dell’ARPA e le patologie piu‘ diffuse
sul territorio, con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.
(4-01195)

SENATO DELLA REPUBBLICA seduta n. 033 del 19/09/2006

SODANO, RUSSO SPENA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare

- Premesso che:
come già denunciato nella XIV legislatura con l'interrogazione 4-17440, presentata alla Camera il 26 ottobre 2005 dall'on.le Russo Spena, nel territorio della provincia di Palermo, ed in particolare nel comune di Isola delle Femmine, è presente una cementeria della Italcementi Spa la cui attività estrattiva ha determinato e continua tutt'oggi a determinare il ripetersi di gravi fenomeni di inquinamento che provocano seri danni alla salute pubblica della popolazione residente;
   presso l'Isola delle Femmine, ai sensi della direttiva CEE, recepita in Italia dal decreto del Presidente della Repubblica n. 357 dell'8 settembre 1997, esistono delle aree di protezione ambientale (Codice sito Natura 2000 SICITA20023 Raffo Rosso, M. Cuccio e Vallone Sagana; Sic ITAA020047 Fondali di Isola delle Femmine; Sic ITAA020005 Capo Gallo; R.N.O. Isola delle Femmine). Si tratta di risorse naturali da proteggere e valorizzare, che invece vengono minacciate dall'attività inquinante e distruttiva della Italcementi. Per esempio, in Raffo Rosso, l'Arpa ha accertato la presenza di una cava per lo stoccaggio di pet-coke (carbone di petrolio, si tratta dei residui della raffinazione del petrolio) e, per la conformazione morfologica del terreno (presenza di condutture naturali), è facile supporre un inquinamento del terreno e delle falde acquifere. L'Arpa ha dichiarato e verbalizzato che alcune parti del terreno non sono state impermeabilizzate e presentano alcune pozze d'acqua;
   nel porto di Palermo il 13 gennaio 2006 un campione di pet-coke (prelevato dalla stiva della Amber K, carico destinato alla Italcementi) analizzato dal Dipartimento Arpa, ha evidenziato la presenza di idrocarburi policiclici aromatici e di metalli quali vanadio e nichel. Il dipartimento Arpa, dalle analisi condotte sui punti di emissione dello stabilimento, connessi all'uso del pet-coke, rileva la presenza degli inquinanti idrocarburi policiclici aromatici, vanadio e nichel;
   l'Arpa ha evidenziato che fin dal 1987 l'Italcementi utilizza il pet-coke, ma nei vari sopralluoghi effettuati dall'Arpa, l'Italcementi ha sempre utilizzato la parola "carbone". Cosa ancora più grave è l'aver verificato che da parte della Italcementi non è stato mai comunicato, e quindi mai autorizzato, l'uso del pet-coke come combustibile. Da tenere presente che la Italcementi non ha mai effettuato analisi sulle concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), vanadio e nichel, emessi nell'atmosfera. Consistenti emissioni diffuse avvengono all'interno e all'esterno del capannone dove si effettua lo stoccaggio e la movimentazione del pet-coke (dove purtroppo vi è la presenza di operai adibiti alla movimentazione di gru). Oltretutto parte del capannone risulta aperto verso l'esterno con conseguente rischio di contaminazione;
   il pet-coke, secondo la definizione industriale, è un prodotto che si ottiene dal processo di condensazione per piroscissione di residui petroliferi pesanti e oleosi fino ad ottenere un residuo di consistenza diversa, spugnosa o compatta (petroleum coke o pet-coke). Nel processo di coking si realizza un craking termico spinto che dà origine, attraverso reazioni di piroscissione, a frazioni liquide e a coke, costituito per il 90-95% da carbonio. Il coke è costituito da idrocarburi aromatici policiclici ad alto peso molecolare e presenta un elevato tenore di carbonio e basso contenuto di ceneri. In sostanza il pet-coke è l'ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio e viene considerato lo scarto dello scarto dell'oro nero tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del petrolio". Per la sua composizione, comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene) e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili. Le polveri sospese nell'aria provocano diverse malattie nell'uomo: allergie e malattie dell'apparato respiratorio in genere. Quelle più sottili (pm 2,5) si depositano nei polmoni e possono incistarsi o essere trasportate dal sangue provocando anche tumori. Le polveri di silice sono responsabili dell'asbestosi, una malattia mortale che colpisce i polmoni. Il nichel, presente nel pet-coke (carbone di petrolio, si tratta dei residui della raffinazione del petrolio) in quantità che oscillano da 0,1 milligrammi a 3.000 milligrammi per chilogrammo, provoca il cancro ai polmoni e si riscontra in livelli eccessivi nell'uomo in casi di infarto, ictus, cancro all'utero, tossicemia gravidica. I sintomi di intossicazione da nichel sono: emicrania, vertigini, nausea, vomito, problemi respiratori;
   in questi ultimi anni si sono verificati nel territorio di Isola delle Femmine diversi casi di mortalità a causa di tumori. Inoltre, sono aumentati a dismisura i casi di tiroiditi oltre a forme allergiche e malattie legate all'apparato respiratorio;
   con protocollo 3975 del 15 marzo 2006 il comune di Isola delle Femmine ha diffidato la Italcementi, ai sensi e per gli effetti degli articoli 8,9, 10 e 11 del decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471, ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza d'emergenza per quanto concerne lo straripamento delle acque della vasca di raccolta, il materiale depositato sull'area non impermeabilizzata, ed ancora ad adottare urgenti interventi di bonifica e di ripristino ambientale;
   rilevato inoltre che il 12 aprile 2006, in seguito alla diffida del comune di Isola delle Femmine, la Italcementi ha formulato una proposta di Piano di caratterizzazione (consulente geologo dott. Giovanni Ventura Bordenca) ex decreto ministeriale 471/99 in relazione all'area di deposito di combustibile solido (coke di petrolio) in località "Raffo Rosso", dal quale risulta quanto segue:
- pag. 3 "(...) a partire dal 2001, presso la località Raffo Rosso si è effettuata l'attività di deposito del combustibile solido (pet-coke) e tale attività, descritta in seguito, è tuttora in essere.";
- pag. 14 "da un punto di vista idrogeologico si nota che la formazione originaria presenta una permeabilità variabile in funzione della fatturazione delle litologie carbonariche tanto che le acque meteoriche possono penetrare in profondità fino al contatto con il Fliysch Numidico sottostante. Lungo tale contatto il drenaggio avviene direttamente verso il mare oppure verso zone costiere particolarmente disturbate per faglie e piegamenti. (...)";
- pag. 9-10 "(...) Il sito in oggetto (Raffo Rosso) è sede di un deposito di pet-coke (combustibile solido) destinato all'utilizzo nel forno per la produzione di clinker della vicina cementerai di Isola delle Femmine." e "Sono pertanto da tenere in considerazione, nel processo di formulazione del modello concettuale le probabilità di formazione:
a) di un percolato contaminato da IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e/o metalli pesanti quali vanadio e nichel;
b) di polveri sottili che possano contaminare i suoli vicini al deposito.
Gli ambienti naturali particolarmente vulnerabili a possibili fonti di inquinanti possono essere identificati:
a) nell'ambiente suolo;
b) nell'ambiente sottosuolo ed in particolare le acque di falda se presenti."
- pag. 10 "Considerata l'unicità tipologica del materiale depositato nel sito, nonché l'assetto morfologico e litologico dei terreni d'imposta descritti in precedenza, si può ragionevolmente ipotizzare che i maggiori impatti potenziali siano imputabili ad eventuali infiltrazioni nel sottosuolo di percolato contaminato proveniente dal dilavamento del materiale del combustibile solido quali idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti (nichel, vanadio)",
alla luce del grave pericolo rappresentato dall'uso del pet-coke si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere al fine di evitare i danni alla salute, all'ambiente e allo sviluppo economico dell'intera area, causati dall'attività degli impianti della Italcementi;
quali interventi di bonifica, messa in sicurezza e di ripristino ambientale si intendano adottare al fine di salvaguardare l'ambiente nel rispetto dei livelli occupazionali e del diritto alla salute degli addetti alla produzione, anche in riferimento a quanto indicato dal citato Piano di caratterizzazione elaborato della Italcementi.
(4-00514)


Interrogazioni Ambiente e tutela del territorio


Interrogazione a risposta scritta 4.17440 del 26 ottobre 2005

RUSSO SPENA
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio

Per sapere - premesso che:
nel territorio della provincia di Palermo, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a., con uno stabilimento nel comune di Isola delle Femmine, e con attività estrattive a Piano Dell'Aia-Rocche di Raffo Rosso nel comune di Palermo ed a contrada manostalla nel comune di Torretta;
la cementeria di Isola delle Femmine (NACE Code 26.51) opera in un'area limitrofa a diversi Siti di Importanza Comunitaria, Siti di Importanza Comunitaria individuati ai sensi della Direttiva CEE Habitat recepita in Italia con decreto del Presidente della Repubblica n. 357 dell'8 settembre 1997;
le aree di protezione ambientale di tale territorio sono: (codice sito Natura 2000 SIC ITA020023) Raffo Rosso, M. Cuccio e Vallone Sagana, (SIC ITA020047) Fondali di Isola delle Femmine - Capo Gallo; (SIC ITA020005) Isola delle Femmine, R.N.O. Isola delle Femmine; l'attività estrattiva del calcare è ora concentrata esclusivamente nell'area SIC ITA20023 Raffo Rosso dove esistono habitat prioritari. In tale area gli impianti della cementeria di Isola delle Femmine secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER), emettono ossidi di azoto (NOx), biossido di zolfo (SO2) e polveri sottili (PMx);
L'Italcementi s.p.a. ha, inoltre, richiesto all'azienda elettrica ENEL il raddoppio della potenza degli impianti, richiesta plausibilmente finalizzata ad un incremento di produzione; le attività della cementeria hanno determinato e determinano il continuo ripetersi di fenomeni frequenti e diffusi di inquinamento, che gravi danni provocano alla salute pubblica per l'introduzione di sostanze nocive in atmosfera, per l'inquinamento acustico ed il diffondersi di vibrazioni nel terreno, con grave danno per la popolazione residente e per le attività turistiche;
a parere dell'interrogante tali azioni sono in contraddizione con la direttiva Habitat e con le direttive relative ai siti di interesse comunitario -: se siano stati stanziati fondi UE per la realizzazione degli impianti Italcementi e quali verifiche si intenda avviare per valutare se il progetto rispetti la normativa comunitaria, in particolare per quanto riguarda la tutela degli habitat delle aree SIC interessati;
quali iniziative si intenda adottare per evitare i danni alla salute, all'ambiente e allo sviluppo economico dell'intera area, vocata al turismo di qualità, che sarebbero causati dalla attività estrattiva e di produzione del cemento; quali interventi di recupero ambientale e rinaturalizzazione intenda adottare al fine di salvaguardare l'ambiente nel rispetto dei livelli occupazionali e del diritto alla salute degli addetti alla produzione. (4-17440)

AL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

Per sapere premesso che

- Nel territorio della provincia di Palermo, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a., con uno stabilimento  nel comune di Isola delle Femmine, e con attività estrattive a Piano Dell’Aia-Rocche di Raffo Rosso nel comune di Palermo ed a contrada manostalla  nel  comune di Torretta.
- la cementiera di Isola delle Femmine (NACE Code 26.51) opera un area limitrofa a diversi Siti di Importanza Comunitaria individuati ai sensi della Direttiva CEE “Habitat recepita in Italia  con D.P.R. n. 357 del 8/9/1997;
- le aree di protezione ambientale di tale territorio sono: (codice sito Natura 2000 SIC ITA020023) Raffo Rosso, M. Cuccio e Vallone Sagana, (SIC ITA020047 ) Fondali di Isola delle Femmine – Capo Gallo, (SIC ITA020005) Isola delle Femmine,R.N.O. Isola delle Femmine;
- l’attività estrattiva del calcare  è ora concentrata esclusivamente nell’area SIC  ITA 20023 Raffo Rosso dove esistono habitat prioritari. In tale area gli impianti della cementeria di Isola delle Femmine  secondo il  registro europeo  delle emissioni inquinanti  (EPER) emettono ,Carbon monoxide, (CO), Carbon dioxide, (CO2),  Nitrogen oxides (NOx), Sulphur oxides (SOx), particolato - Polveri sottili (PMx).
- l’Italcementi s.p.a. ha inoltre richiesto all’azienda elettrica ENEL  il raddoppio della potenza degli impianti, richiesta plausibilmente finalizzata ad un incremento di produzione; [Va segnalata in oltre la presenza di una parete rocciosa di Raffo Rosso messa in sicurezza aggettante l'abitato di Isola delle Femmine, sovrastante la cava esaurita di Raffo Rosso e gli stessi impianti di produzione  Italcementi;]
- le attività della cementiera hanno determinato e determinano il continuo ripetersi di fenomeni frequenti e diffusi di inquinamento, che gravi danni provocano alla salute pubblica per l’introduzione di sostanze nocive in atmosfera, per l’inquinamento acustico ed il diffondersi di vibrazioni nel terreno, con grave danno per la popolazione residente e per le attività turistiche.
- Si ritengono queste azioni in contraddizione con la direttiva Habitat e si chiede come tali attività siano state considerate nella necessaria valutazione; si sospetta la violazione della Direttiva Comunitaria 92/43/CEE relativa alla tutela dei Siti di Interesse Comunitario- SIC;

- lo scarso coinvolgimento degli enti locali nel monitoraggio degli inquinanti, nella zonizzazione acustica delle aree limitrofe agli impianti, nell’autorizzazione dei combustibili, nelle procedure di agenda 21; il rischio di apporti nocivi alla falda idrica ed alle acque della area marina protetta;
- tali produzioni hanno  determinato negli anni  grave turbativa e allarme nell’opinione pubblica, con l’intervento dell’associazionismo ambientalista, ed interrogazioni parlamentari nazionali da parte di deputati di diversa parte politica; che, con la popolazione, si sono opposti alla emissioni inquinanti per i prevedibili danni ambientali ed economici che ne deriverebbero e per i connessi rischi per la salute pubblica e per i fattori di nocività cui sono esposti gli stessi dipendenti.
- tali preoccupazioni e allarmi appaiano del tutto fondati come dimostrato anche dall’intervento delle forze dell’ordine che hanno posto all’attenzione della magistratura e  degli ee.ll.  l’oggetto delle loro indagini  sui fatti qui esposti.

Si chiede di sapere se siano stati stanziati fondi UE per la realizzazione degli impianti Italcementi.
Quali verifiche intenda avviare per valutare se il progetto rispetti la normativa comunitaria, in particolare per quanto riguarda la tutela degli habitat delle aree SIC interessati.
Quali iniziative intenda adottare per evitare i danni alla salute, all’ambiente e allo sviluppo economico dell’intera area, vocata al turismo di qualità, che sarebbero causati dalla attività estrattiva e di produzione del cemento.
Quali interventi di recupero ambientale e rinaturalizzazione siano praticabili al fine di salvaguardare l’ambiente nel rispetto dei livelli occupazionali e del diritto alla salute degli addetti alla produzione.

12 ottobre 2005

On. Pier Paolo Cento

On.   Luana  Zanella

*I tumori sono in aumento nelle zone dei cementifici e dei termovalorizzatori


La Commissione Europea ha informato i deputati del M5S Mannino, Corrao e Trizzino di aver avviato indagini con riferimento alle due denunce presentate nei mesi scorsi sull’autorizzazione ambientale riguardante gli impienti di Isola delle Femmine e sulla distilleria a Partinico.
CEMENTIFICIO DI ISOLA, IL “GIALLO” DELL’AUTORIZZAZIONE IMPOSSIBILE

17 dicembre 2014

L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente avrebbe rilasciato il Via-Vas ad Italcementi, con la firma di un dirigente che non aveva titolo per farlo. La denuncia del Comitato cittadino e dell’eurodeputato grillino Corrao, che ha portato la vicenda a Bruxelles


di Paolo Pataria





Può uno dei più grandi cementifici siciliani operare, per ben sei anni, con un’autorizzazione rilasciata da un dirigente regionale che non aveva titoli per firmare l’atto? Stando a quello che si legge in un documento del “
Comitato cittadino Isola pulita”, sembrerebbe di sì. Di più: sembra che Bruxelles, nei giorni scorsi, abbia acceso i riflettori sul cementificio di Isola delle Femmine partendo proprio dai fatti raccontati nel documento dal quale ha preso spunto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, che su questa storia sta conducendo una battaglia politica. Le carte sono state peraltro inviate a Regione, carabinieri e magistratura.

Nella relazione del “
Comitato cittadino Isola pulita” c’è scritto che il decreto del responsabile del Servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente che ha rilasciato l’Autorizzazione integrale ambientale (Aia) alla cementeria di Isola delle Femmine sarebbe nullo. Il riferimento è al “Drs 683 del 18 luglio 2008”. Questo perché Drs – sigla che sta per Dirigente responsabile del servizio – ha emanato un’autorizzazione “da soggetto che non ne aveva titolo”.

Nel mirino finisce l’ingegner 
Vincenzo Sansone, firmatario del provvedimento, che a quella data “non era di fatto il dirigente responsabile del servizio Via-Vas”. Il riferimento è al servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente che rilascia la Valutazione di impatto ambientale (Via) e la Valutazione ambientale strategica (Vas). E qui c’è il primo passaggio strano di questa vicenda: il decreto del dirigente generale che nomina Sansone dirigente del servizio Via Vas risale al 17 dicembre 2008. Quindi quando lo stesso Sansone ha rilasciato l’autorizzazione all’Italcementi – e cioè cinque mesi prima – non era dirigente del servizio Via-Vas. La nomina di Sansone, stando alle date, sarebbe addirittura a “sanatoria” del periodo pregresso, e quindi retroattiva. In pratica, stando a quanto si legge in questo documento, l’ingegnere Sansone viene nominato responsabile del Servizio Via-Vas cinque mesi dopo aver rilasciato l’Autorizzazione integrale ambientale alla cementeria di Isola delle Femmine.

Nel documento si legge che il dirigente generale dell’epoca dell’assessorato al Territorio, 
Pietro Tolomeo, fa riferimento “alla nota a sua firma, Dta n. 17818 del 29 febbraio 2008, con la quale avrebbe affidato all’ingegnere Sansone l’incarico di responsabile del Servizio”. Punto, questo, che viene contestato nel documento del Comitato di Isola delle Femmine: “È persino superfluo evidenziare che l’affidamento (o attribuzione) di un incarico dirigenziale non può avvenire con una semplice nota, ma esclusivamente con un apposito provvedimento. Altrettanto dicasi nel caso di proroga, in quanto, per la gerarchia degli atti amministrativi, può avvenire con un provvedimento di pari livello della precedente attribuzione, giammai con una nota”.

La nomina di Sansone, secondo il documento, sarebbe irregolare “e, di conseguenza, priva di ogni efficacia amministrativa”. E avrebbe anche violato il contratto collettivo di lavoro dell’area della dirigenza regionale. “In ogni caso – si legge sempre nel documento – l’ingegnere Sansone, alla data di emanazione del Drs n. 693, il 17 luglio 2008, non aveva il titolo, né il potere occorrenti a formalizzare il provvedimento dell’Aia”.
http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/2014/12/cementificio-di-isola-il-giallo.html 


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