CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



mercoledì 27 maggio 2015

VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO IN SICILIA. TUTTE LE INTERCETTAZIONI DELLA FINANZA



Roma, 27 mag - Dalle prime ore di questa mattina ifinanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria stanno eseguendo 5 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, Ettorina Contino, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi, nell’ambito di una più ampia indagine che vede indagati 28 persone per i reati di scambio elettorale politico-mafioso, corruzione elettorale, peculato, malversazione ai danni dello stato, usura e corruzione.
I provvedimenti restrittivi, richiesti dai pp.mm. Del Bene, Picozzi, Scaletta e Luise, sono stati disposti nei confronti di Antonino Dina, Roberto Clemente, Francesco Mineo, Giuseppe Bevilacqua e Leonardo Gambino, per aver promesso o ricevuto denaro o altre utilità in cambio di voti, per sé o per altri, in occasione delle ultime elezioni di maggio ed ottobre 2012 per il rinnovo, rispettivamente, del Consiglio Comunale di Palermo e dell’Assemblea Regionale Siciliana (A.R.S.).
Le attività investigative traggono origine dall’approfondimento dei legami esistenti tra un politico palermitano, Giuseppe Bevilacqua, ed esponenti della locale criminalità organizzata, con particolare riferimento al mandamento mafioso di "Tommaso Natale", grazie ai quali il primo per sua stessa ammissione - come emerso dalle indagini- già nel 2007 aveva ottenuto la nomina a Consigliere presso la VII Circoscrizione del Comune di Palermo.
L’operazione Agorà, come denominata dalle Fiamme Gialle, ha fatto emergere come in occasione delle consultazioni di maggio 2012 per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo, Bevilacqua, candidato nelle file del partito "Cantiere Popolare", in cambio della promessa di "posti di lavoro" per familiari ed amici suoi "sostenitori", fra cui alcuni nomi storici di mafia, faceva nuovamente ricorso all’illecito scambio ed "appoggio" elettorale.
Bevilacqua, non si è fatto alcuno scrupolo pur di ottenere benefici economici ed elettorali, neanche quando ha fatto ricorso ai prodotti alimentari destinati ai bisognosi. L’uomo politico ha, infatti, indirizzato prima presso la propria segreteria l’attività di distribuzione di generi alimentari forniti dalla fondazione "Banco delle Opere di Carità", per poi prevalentemente destinarla quale merce di scambio per ottenere, in modo criminale, vantaggi economici personali nonché consensi elettorali, da parte degli stessi indigenti che avrebbe dovuto aiutare. Al riguardo, si rappresenta che sono tuttora in corso gli accertamenti finalizzati a consentire la corretta qualificazione giuridica di tale condotta.

Le elezioni comunali non hanno avuto l’esito sperato dal Bevilacqua che, nonostante i 1.114 voti ottenuti, si classificava terzo, e quindi primo dei non eletti del suo partito. Insoddisfatto, le elezioni regionali indette per il successivo mese di ottobre 2012 costituivano per Bevilacqua una ulteriore opportunità per ottenere il seggio al Consiglio comunale. Le indagini, infatti, hanno evidenziato che concludeva un accordo con il collega di partito Roberto Clemente, già vincitore delle precedenti elezioni comunali.

Bevilacqua si impegnava ad appoggiare la candidatura di Clemente, ottenendone in cambio, in caso di elezione all’Assemblea Regionale, l’impegno a dimettersi dalla carica di Consigliere comunale per favorirlo in quanto primo dei non eletti.
Nonostante il successo politico (ben 7.267 voti), Clemente non si dimetteva dal proprio incarico comunale. Sempre durante le stesse consultazioni regionali, Bevilacqua concludeva analoghi accordi criminali con altri due esponenti politici locali, Antonino Dina, detto Nino, e Francesco Mineo – entrambi già Deputati Regionali, il primo dei quali rieletto – interessati, al pari di Clemente, a beneficiare del consistente bacino elettorale del Bevilacqua.

In contropartita, Dina offriva sia denaro, sia utilità consistenti nell’attribuzione di incarichi presso enti pubblici a persone indicate da Bevilacqua, con la precisazione che avrebbero prestato attività lavorativa solo fittiziamente a fronte di una retribuzione reale. Mineo, invece, prometteva l’erogazione di un finanziamento dell’importo di 20.000 euro a favore di un’associazione riconducibile ad un familiare di Bevilacqua. 



https://www.youtube.com/watch?v=uBtu_iWkIsA#action=share

L’ex cuffariano Dina e i sospetti fuori tempo massimo di Crocetta

Un pacchetto di trenta voti venduto per centocinquanta euro: in pratica, 5 euro per ogni preferenza.

LE INTERCETTAZIONI:
 

È uno spaccato di mafia, criminalità e miseria quello che viene fuori dall’ultima indagine del nucleo di Polizia valutaria della Guardia di finanza: agli arresti domiciliari sono finiti tre deputati regionali (due in carica e un ex) dal passato altisonante come Nino Dina, Franco Mineo e Roberto Clemente

martedì 26 maggio 2015

Roberta Benetti e la molecola che blocca il cancro: ordinaria storia di sensazionalismo scientifico

Roberta Benetti e la molecola che blocca il cancro: ordinaria storia di sensazionalismo scientifico


Immagine circolante su Facebook sulla ricerca della dottoressa Roberta Benetti Facebook (l'immagine della dott.ssa Benetti è dell'Università di Udine)

Nei giorni scorsi ha ricominciato a circolare con una certa frequenza un'immagine che raffigura una ricercatrice italiana, la dottoressa Roberta Benetti, accompagnata da una descrizione che illustra i risultati da lei conseguiti nello sviluppo di terapie anti-tumorali.

In particolare, la dottoresa Benetti viene descritta come "la ricercatrice italiana che ha scoperto le molecole che bloccano la proliferazione tumorale e che, aggredendo soltanto le cellule malate, potranno rappresentare l’alternativa alla chemio e alla radioterapia". In questo modo, si spiega nell'immagine, si aprirebbe "la strada per l’uso di queste molecole nelle future terapie antitumorali. Questo tipo di terapia  in futuro potrebbe sostituire le tecniche attualmente utilizzate nel trattamento del cancro ossia la chemioterapia e la radioterapia".

Dal momento che in passato abbiamo trattato notizie di questo tipo che potevano tranquillamente essere bollate come bufale, è bene fare subito una doverosa precisazione: la ricerca della dottoressa Benetti esiste, ed è decisamente molto promettente. Ci permettiamo di rimarcare questa parola: "promettente".
Infatti, come troppo spesso capita, una ricerca "semplicemente" promettente viene riportata dai mezzi d'informazione come se si trattasse della scoperta del secolo, con toni sensazionalistici che decisamente mal si coniugano con il lungo e complesso lavoro che qualsiasi avanzamento in ambito scientifico richiede.
Di norma, quando da queste parti trattiamo qualche progresso scientifico (ed in particolare in campo medico) preferiamo sin dal titolo utilizzare espressioni come "nuova speranza", "è possibile", "fatti dei progressi", "passi in avanti" e così via. Questo perché non esiste nulla di peggio che creare false aspettative sparando titoli ltisonanti ma poco attinenti con la realtà.
Anche la ricerca della dottoressa Benetti è purtroppo passata attraverso questo meccanismo, ed è infatti spesso citata (a sproposito) come uno studio boicottato dalle case farmaceutiche, che hanno l'interesse a non far sviluppare da nessuno cure alternative alla chemioterapia ed alla radioterapia. A scanso di equivoci, chiariamo subito: non pensiamo che i colossi del settore farmaceutico siano degli enti caritatevoli che hanno a cuore la salute dei pazienti. Sono delle normali società a scopo di lucro, e gli interessi che più hanno a cuore sono i loro. 
Ciò non vuol dire che "Big Pharma" si nasconda dietro a qualsiasi ricerca apparentemente promettente che poi non approda a nulla: quando questo capita, è nella maggior parte dei casi un esito assolutamente naturale, che non dipende da intricati complotti volti a danneggiare la salute pubblica.
Lo studio della dottoressa Benetti e dei suoi colleghi dell'Università di Udine è, come detto, di particolare importanza: come spiegato già nel 2010 in un paper pubblicato su Cancer Research, con questa ricerca è stato dimostrato per la prima volta come la molecola microRNA miR-335 sia direttamente responsabile nel controllo della generazione e delle funzioni dell’oncosoppressore Rb, gene coinvolto nella protezione dello sviluppo dei tumori.
"Inoltre, nello studio si evince che l’espressione della miR-335 influisce in modo diretto nel bilanciare il delicato equilibrio di protezione contro lo sviluppo tumorale, perché intacca attraverso l’indiretta influenza anche sull’oncosoppressore p53, gli effetti di due fondamentali proteine note per essere deregolate nella genesi dei tumori", spiegavano qualche anno fa dall'Università di Udine.
Questi eccezionali risultati hanno spinto nel corso degli anni molte testate a sovrastimare non tanto l'importanza della ricerca, quanto il livello di avanzamento di quanto scoperto: ci fu chi proclamò l'individuazione di "Un'alternativa alla chemioterapia", mente altri definirono la Benetti "la donna che ha scoperto la cura per il cancro".
Niente di tutto questo, purtroppo, era vero. A precisarlo fu due anni fa la stessa giovane dottoressa friulana, oggi 41enne, in una lettera inviata al blog Polisemantica, che già dall'esordio lascia ben poco spazio alle interpretazioni: "Le notizie che girano in internet (...) si sono amplificate con un sensazionalismo giornalistico incontrollabile che in primis non garantisce il rispetto ai pazienti colpiti da questa terribile malattia".
"In termini di applicabilità terapeutica lo studio sul miR-335 è ancora molto lontano dalla clinica e nessuno di noi ricercatori si è mai permesso di affermare che possa SOSTITUIRE la chemioterapia", spiega la Benetti, che conclude spiegandodi voler "dare speranza alla gente (e per questo le forze di tutti noi ricercatori, di cui la mia è parte milionesima, sono sempre unite e stimolate) ma anche assolutamente evitare false illusioni".
Difficile essere più d'accordo con quanto scritto dalla nostra ricercatrice: specialmente quando si tratta di studi in campo medico, si dovrebbe sempre tenere a mente che determinate notizie non vengono lette soltanto da chi le trova interessanti dal punto di vista scientifico, ma anche da chi vive quel determinato problema di salute sulla propria pelle, e vede in derminati annunci roboanti una speranza che in realtà (ancora) non esiste. Il percorso che conduce ad una scoperta scientifica realmente rivoluzionaria non è quello di uno sprint sui 100 metri, ma di una sfiancante maratona.

lunedì 25 maggio 2015

Isola delle Femmine Documenta: Madrid: festa per le strade dopo affermazione di P...




Madrid: festa per le strade dopo affermazione di Podemos

Per pochi voti Podemos non ha vinto ma ha comunque causato il peggiore risultato del Partito popolare spagnolo dal 1991 (crollato dal 37% al 26,6). Gli elettori del partito anti casta e anti corruzione sono scesi in piazza a festeggiare una quasi vittoria



































25 MAGGIO 2015


Spagna, Pablo Iglesias: ''Sì se puede''



Subito dopo la vittoria di Podemos alle elezioni amministrative e regionali, con la conquista di Barcellona e il testa a testa a Madrid, il leader Pablo Iglesias ha detto:''Un anno fa dicevano che non potevamo sfidare il bipartitismo e che la dignità non poteva aver casa tra le istituzioni. Dicevano che non avremmo saputo sfidare Esperanza Aguirre del Partito popolare e il governo corrotto. Grazie Manuela, grazie Madrid per averci mostrato che invece si può!". Manuela Carmena, 71 anni,ex avvocato giuslavorista, esordiente della politica, non è riuscita a diventare sindaco della capitale: i popolari hanno infatti ottenuto, anche se di poco, la maggioranza dei seggi ma ora devono per forza allearsi











http://video.repubblica.it/mondo/spagna-pablo-iglesias-si-se-puede/201960/201017?ref=vd-auto





Madrid: festa per le strade dopo affermazione di Podemos Spagna, Pablo Iglesias: ''Sì se puede''

domenica 24 maggio 2015

ASSESSORATO AMBIENTE PIRILLO PROT.N. 21908 DEL 11-5-205 PARTECIPAZIONE ISOLA PULITA TAVOLO TECNICO 20 OTTOBRE 2014 A.I.A. ITALCEMENTI

ASSESSORATO AMBIENTE PIRILLO prot.n. 21908 del 11-5-205 PARTECIPAZIONE ISOLA PULITA TAVOLO TECNICO 20 OTTOBRE 2014 A.I.A. ITALCEMENTI 


Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: RIEPILOGO RIGHE CONTATE PER CAPITOLI E PER FONTI D...

Riepilogo Righe
Contate Per Capitoli e Per Fonti Del Piano Aria Regione Sicilia Riepilogo







ITALCEMENTI A.I.A. CIRCOLARE 0022295 GAB 27 10 2014 TEMPI CONCESSIONE E DURATA A.I.A. ALLEGATO

ITALCEMENTI UTILIZZO COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI  ALLO STABILIMENTO DI CALUSCO D'ADDA 

 

Ecoreati: arriva la legge con l'"abusivamente"


Antonio Giordano

Promulgata con un ritardo di vent'anni la legge sugli Ecoreati che punisce chi danneggia l'ambiente. Resta il dubbio sulla formulazione del reato che sembra escludere i gruppi industriali che causano inquinamento legato alla loro stessa produttività. Ma il ministro Galletti la difende
Erano necessari disastri ecologici come quelli che hanno visto coinvolto il sottosuolo, le falde acquifere, l’aria, il mare della Campania.
Tragedie come l’Isochimica di Avellino, il fiume Olona in gran parte contaminato dal mercurio, centinaia di morti per amianto prima che l’Italia corresse ai ripari e nemmeno in maniera completamente efficace.
È di qualche giorno fa la notizia dell’approvazione definitiva della legge sugli ecoreati che consente d punire penalmente i comportamenti contro l’ambiente. 
La legge, che è stata promulgata con un ritardo di circa venti anni, prevede cinque nuove fattispecie di reato: l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico e l’abbandono di materiale ad alta radiottivita’, l’impedimento del controllo ambientale, l’omessa bonifica.
Prima di provare a fare qualche considerazione su una legge appena approvata che non ha ancora prodotto i suoi effetti, vale la pena soffermarsi sulla definizione di disastro ambientale che consiste nella: “Alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, nell’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, nell’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo”.
La formulazione di questo reato solleva molti dubbi perche’ punisce chi “abusivamente” cagioni una compromissione o un deterioramento delle acque, dell’aria, del suolo, della flora, della fauna ecc..
L’avverbio“abusivamente”, suscita forti perplessità dal momento che lascerebbe ampie maglie di elusione della legge da parte dei grandi gruppi industriali che generano inquinamento legato alla loro stessa produttività.
Più nello specifico, non è difficile immaginare che nell’ipotesi di disastro colposo ambientale i grandi gruppi imprenditoriali non cagionerebbero praticamente mai l’inquinamento in maniera abusiva. 
Sembrerebbe arrivarne la conferma anche dalle dichiarazioni del ministro Galletti che, ai microfoni di Radio Anch'io, su Radio1 Rai, ha dichiarato: "Credo che l'avverbio 'abusivamente' sia giusto perché se un'impresa ha un'autorizzazione VIA o AIA deve sottostare a prescrizioni molto rigorose: se non le rispetta si crea disastro ambientale, che non si può configurare se ha un'autorizzazione e ne rispetta le prescrizioni".
A nostro modo di vedere resta che la legge, per la sua formulazione, finirebbe per avere un margine di applicazione più ristretto rispetto alle reali necessità del Paese che ormai vive il collasso ambientale. 
Perplessità suscitano, poi, anche le pene collegate al reato .
Se da una parte i termini prescrizionali sono stati allungati sino ad essere raddoppiati dall’altra suscita polemiche la diminuzione di due terzi della pena nel caso di ravvedimento operoso del reo. In sostanza, pentirsi sarebbe sufficiente per beneficiare di un rilevante sconto di pena.

Ecoreati, una legge truffa






di Antonia Battaglia
Il Ddl 1345, che introduce norme per i delitti contro l’ambiente nel codice penale, è diventato legge. 



Il testo, sbandierato come un grande successo da diversi partiti e da alcuni associazioni ambientaliste, ha subito vari emendamenti e modifiche, e nella sua formulazione risulta talmente ambiguo da rappresentare de facto un condono ai grandi inquinatori attuali e potenziali. 


Esso mette a rischio i processi per disastro ambientale, in corso e futuri, escludendo la possibilità per la magistratura di avviare nuove indagini sui delitti ambientali e di rimettere in discussione impianti inquinanti dotati di autorizzazioni ad operare o produrre. 

Come? Attraverso l’inserimento dell’avverbio “abusivamente”, che, nell’articolo 452, sancisce il principio che un disastro ambientale è tale solo se “cagionato abusivamente”. 

Ovvero l’art. 452 dice che chiunque “abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni, costituendo disastro ambientale l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo”.

Un reato ambientale, secondo la norma, sarà tale solo se sarà stato compiuto al di fuori delle norme. Ma nel caso in cui uno stabilimento industriale, una discarica o altro soggetto inquinante fossero provvisti di un’autorizzazione a produrre e a funzionare, non sarebbero abusivi e non potrebbero essere giudicati per disastro ambientale. 

La legge mette a rischio il processo Ilva “Ambiente Svenduto” e rappresenta un’àncora di salvataggio per i grandi inquinatori e per le lobbies di attività industriali potenzialmente inquinanti. Poiché l’Ilva produce inquinando (lo dice il GIP Todisco del Tribunale di Taranto e fa eco la Commissione Europea), ma produce con una regolare autorizzazione ambientale. L’Ilva non rispetta, secondo il GIP e secondo la Commissione, i dettami contenuti in tale autorizzazione ma una volta approvata questa legge, essa non potrebbe mai più essere sanzionata poiché il suo inquinamento non sarebbe abusivo. Non importa che non si rispetti l’autorizzazione, l’importante è che l’autorizzazione esista. 

Con l’approvazione del Ddl 1345, la salute dei cittadini e l’ambiente passano in secondo piano rispetto ai diritti garantiti agli inquinatori, protetti da autorizzazioni e quindi non abusivi. L’esistenza del delitto ambientale dipenderà, infatti, esclusivamente dalla concessione autorizzativa di tipo amministrativo. Tutto qui. 

Il Ddl 1345, promosso da quasi tutti i partiti e con particolare slancio dal Partito Democratico, dal Movimento 5 Stelle e da SEL, rappresenta uno scudo di impunità eccezionale in quanto sarà molto difficile immaginare impianti che funzionino senza una seppur minima (anche se inosservata) autorizzazione amministrativa. 

L’Ilva sarà protetta dalla sua AIA, modificata, non rispettata, ancora non completata e molto lontana da un minimo di realizzazione effettiva. Un’AIA che è stata ulteriormente depotenziata dalla nuova legge pro-Ilva del 5 gennaio 2015, ma che sarà molto efficace nel proteggere lo stabilimento e i quadri dirigenziali, quali che siano le azioni che verranno compiute a discapito di cittadini, operai e ambiente. 

Contro questa legge si sono espressi in pochi. 

“Vox clamantis in deserto”. Con Peacelink, il co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli ed il magistrato Gianfranco Amendola, figura autorevole del diritto ambientale italiano, il quale ha sottolineato che, per decretare un disastro ambientale, tutto dipenderà adesso dalla presenza o dalla mancanza di un’autorizzazione. 

Ovvero, “punire solo chi cagiona “abusivamente” un disastro ambientale o un inquinamento rilevante, significherebbe, cioè, a contrario, accettare che possa essere lecito o, addirittura, autorizzato un disastro ambientale (con morti, devastazioni ecc.). Purché non sia "abusivo"”. Ma un’autorizzazione amministrativa può mai rendere lecita una condotta che sia suscettibile di portare ad un disastro ambientale? 

Si sarebbe dovuto pertanto cancellare l'avverbio "abusivamente" scrivendo "chiunque cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione”, che in caso di ipotesi colposa di disastro ambientale ha una pena massima che tuttavia non supera i 5 anni di reclusione.

Gianfranco Amendola ha scritto che: “Avremo, così, unico Paese al mondo, il delitto di disastro ambientale ‘abusivo’ e cioè un disastro che può essere punito solo se commesso “abusivamente”. Altrimenti, il fatto non sussiste e l’imputato può essere assolto. È evidente, infatti, che punire solo chi cagiona abusivamente un disastro o un delitto di inquinamento rilevante, significa accettare che possa essere lecito o, addirittura, autorizzato un disastro ambientale (con morti, devastazioni ecc.), che non sia però abusivo”. Ma esistono reati ambientali non abusivi? 

Oltre al disastro ambientale abusivo questa legge ha un altro punto molto debole, in quanto recita che per essere considerato tale, il disastro ambientale deve poter essere definito come “alterazione irreversibile dell’ecosistema”, senza che i concetti di “compromissione” e di “deterioramento” dell’ambiente stesso siano ulteriormente definiti, lasciando così ampi margini d’interpretazione.

L’astrazione della definizione di reato ambientale e il lavoro di ricognizione scientifica che il testo chiama in causa fanno presupporre che il reato sarebbe ipotizzabile solo dopo lunghi anni di studio e di ricerca, visto che per dichiarare "irreversibile" un danno ambientale, si dovrebbe aver già provato a ripristinare la situazione antecedente all’inquinamento, attraverso una serie di tentativi di bonifica e di decontaminazione.

Come si misura il danno irreversibile secondo la norma? E perché ci deve essere uno sconto della pena importante per ravvedimento operoso? 

La legge approvata il 19 maggio rappresenta una norma di salvataggio per chi ha inquinato, causato malattia e morte come a Taranto (lo dicono le perizie del Tribunale) e per chi continuerà a farlo, a Taranto come altrove. 

Ma come è possibile che il Parlamento voti una norma che permette l’utilizzo degli “air-gun” (esplosioni per ispezioni petrolifere in mare)?

“Neanche una virgola” era la frase che troneggiava in conferenze stampa, tweets e foto di rappresentanti di diversi partiti, felici di contribuire al successo di una legge che si piega ai diktat di grandi lobbies di attività inquinanti e che cancella ogni baluardo di protezione dei nostri mari. Con il beneplacito di Pd, M5S, Legambiente e di altri ambientalisti da salotto. 

Adesso abbiamo capito. “Neanche una virgola” voleva dire che non si dovevano accogliere le proposte di Peacelink e dei Verdi, e che gli emendamenti migliorativi dovevano rimanere in un cassetto. 
Adesso tutto è permesso, l’Ilva può finalmente inquinare senza preoccuparsi più di nulla.

(19 maggio 2015)



Diritto alla Informazione: Ecoreati, una legge truffa: Ecoreati, una legge truffa di  Antonia Battaglia Il Ddl 1345, che introduce norme per i delitti contro l’ambiente nel codice...

IL GIARDINO DELLA MEMORIA DI ISOLA DELLE FEMMINE LA COMMISSARIA MULE' CROCETTA 5 MAGGIO 2014

Il Giardino Della Memoria Di Isola Delle Femmine La Commissaria Mule' Crocetta 5 Maggio 2014



AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE CEMENTIFICI INQUINANTI BRUCIATORI

Autorizzazione Integrata Ambientale Cementifici Inquinanti Bruciatori


Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: COMMISSIONE INCHIESTA CANNOVA RELAZIONE COMM DISCA...

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venerdì 22 maggio 2015

Isola delle Femmine Documenta: RICORDANDO FALCONE, TRA VIA NOTARBARTOLO E VI...

Ricordando Falcone, tra  via   Notarbartolo  e  via
Duca Della Verdura

Stefano Vaccara
22 May 2015


A Palermo per la commemorazione del magistrato
siciliano, in cui quest'anno la Fondazione Falcone ha coinvolto NIAF,
riconosco la toponomastica di una storia di mafia. Alla
celebrazione nell'aula bunker ci saranno anche Mattarella e Grasso. Poi il
pellegrinaggio verso la casa di Giovanni Falco
ne

Accade al JFK, mentre mi accingo a salire sul Boeing della Meridiana, che mi rendo conto che è la prima volta, in 23 anni d'America, che faccio ritorno a Palermo alla fine di maggio. Già, non mi era mai accaduto così vicino alla data del 23, quando si ricorda la strage di Capaci. Nel 1992 ero da pochi mesi da graduate student a Boston e la notizia di quell'esplosione e di tutti quei morti mi sconvolse. Quello svincolo di Capaci, sull'autostrada dell'aeroporto di Palermo che allora si chiamava Punta Raisi, poi lo attraversai decine di volte, mai a maggio. Questo volta, passandolo sull'autobus che mi riporta a Palermo, mi fa un effetto più forte, la stessa fitta sentita in America. Allora ricordo il senso di rifiuto della sicilianità, e quando toccò a Borsellino, il distacco dalla Sicilia, terra di mafia, fu convinto e profondo.
Ma con gli anni americani che trascorrevano, ho poi capito quanto il sacrificio di quegli eroi per la Sicilia, diventi un motivo fondamentale per invece sentirsi fieri della propria "sicilitudine". Giovanni Falcone, come Paolo Borsellino, era nato e cresciuto nel quartiere popolare della Kalsa. Siciliani come le altre centinaia di magistrati, poliziotti, carabinieri uccisi dalla mafia. A combattere Cosa Nostra in Sicilia fino a morirne, tranne poche eccezioni (Carlo Alberto Dalla Chiesa) sono stati, da sempre, i siciliani. 
Il confortevole autobus passa dalla Piazza della Statua ed entra in via della Libertà, la strada più importante di Palermo, quella che ti porta verso il centro storico. Ad ogni incrocio un ricordo. Ecco sulla sinistra il Don Bosco Ranchibile, la mia prima scuola con l'oratorio dei ricordi che ti scaldano l'anima. Via La Marmora, con quella casa dove terminerà l'infanzia iniziata a Mazara. Ed ecco che a destra spunta un primo incubo, via Pipitone Federico, dove 9 anni prima di Falcone e Borsellino, la mafia uccise il giudice Rocco Chinnici, con la stessa tecnica usata per i suoi magistrati, i suoi allievi. Ancora si commette l'errore di scrivere, persino sui libri di storia,  che solo negli anni Novanta, con "l'attentatuni" di Capaci e Via d'Amelio, i corleonesi di Totò Riina passarono ai metodi da "guerra civile". Invece i palermitani, come anche il bravissimo Pif ha ricordato nel suo bel La mafia uccide solo d'estate, ricordano bene come la Mafia le tecniche "di guerra" le ha sempre usate. 
In Sicilia, la mafia ha combattuto le sue guerre ma anche quelle "per procura". Come nel maggio 1947, a Portella Della Ginestra. Nel caso di Chinnici, in una strada centralissima, fece esplodere una autobomba che solo per miracolo non fece più morti.  L'obiettivo, il giudice venuto da Castelvetrano (il paese dove sarebbe stato ucciso Salvatore Giuliano e regno di Matteo Messina Denaro), quel Chinnici che doveva saltare in aria proprio perché stava guidando il giovane Falcone nelle tecniche dell'individuazione non solo degli interessi mafiosi, ma anche degli interessi che li proteggevano. 
Ancora, poco dopo, Via Pipitone Federico, ecco che a sinistra c'è il marciapiede di via Libertà dove una volta ci si sedeva ai tavolini della Pizzeria Astoria, le schiacciate più buone di Palermo. In quello  stesso marciapiede, in una domenica di Pasqua del 1980, la mafia crivellò di colpi, davanti alla moglie e ai figli, Piersanti Mattarella, presidente della Regione e fratello di Sergio, attuale presidente della Repubblica, che tra i primi accorse per abbracciarlo prima che spirasse. Un altro delitto di mafia motivato dagli interessi "paralleli". 
Palermo è ancora bellissima, il sacco di Lima e Ciancimino l'ha sfregiata per sempre, ma lo stupore per certi angoli sopravvissuti resta intatto. Arrivo presto la mattina, e dal bus scendo all'angolo della via Notarbartolo, la strada che taglia Via Libertà proprio all'altezza in cui inizia il bellissimo "giardino inglese". Emanuele Notarbartolo, nome importante per una strada, per ricordare il primo "cadavere eccellente" della mafia, quello del presidente del Banco di Sicilia ed ex sindaco di Palermo ammazzato nel 1893 (ovviamente delitto mafioso quindi impunito). Su quell'incrocio vedo decine di studenti che a piedi o in motorino e in vespa, vanno verso via Marchese di Villabianca, e mi rivedo, trentacinque anni fa. Ma noto quanto questa gioventù sia esotica, vedo tanti ragazzi e ragazze di origini africane, mediorientali, asiatiche, con facce sorridenti, che vanno proprio in direzione del mio Liceo Scientifico Cannizzaro o del Classico Garibaldi, dove studiarono gli amici di tutta la vita e quella ragazza dagli occhi blu normanni rimasta in un angolo del cuore. L'aula bunker, quella accanto al carcere l'Ucciardone, sta in mezzo a questi due licei,  proprio continuando giù la via Notarbartolo, che si trasforma in Via Duca Della Verdura andando in direzione del mare. Via Duca della Verdura… Si dice da sempre che sia stato proprio lui il mandante dell'omicidio Notarbartolo. Quel duca che Crispi aveva imposto al Banco di Sicilia per frenare quel marchese Notarbatolo, che alla presidenza del Banco di Sicilia non voleva più coprire gli affari sporchi con gli amici degli amici. Ma chi ha deciso quella incredibile toponomastica a Palermo? Dalla via Notarbatolo,  primo cadavere eccellente della mafia,  si attraversa via della Libertà per continuare sulla strada del probabile mandante della sua morte. Come per dire: ma quale libertà, qui a Palermo comanda la mafia! 
Scendendo giù per via Duca della Verdura si arriva in quell'aula blindata dove Falcone e Borsellino stupirono l'Italia e il mondo, fecero vedere quanto la mafia fosse veramente e soltanto un  "fenomeno umano", e che appunto potesse avere un inizio e una fine. Che bastava compiere il proprio dovere, fare con impegno e nelle regole il proprio lavoro di magistrati, e i mafiosi finivano condannati e in carcere. Per la prima volta, la mafia alla sbarra tremò. Ma con i boss, tremarono anche gli interessi altissimi e "raffinatissimi", che dal 1943 avevano riportato la mafia ad essere quella che l'ex magistrato, Diego Tajani, già nel 1875, appena entrato in Parlamento, puntando il dito contro i banchi del governo, dichiarò di essere lo "strumento di governo locale".
Il mio aereo, quel comodo volo Meridiana diretto da New York con delle hostess di una gentilezza e professionalità da incorniciare, era atterrato a Palermo in anticipo. Ma all'aeroporto che ora porta il nome di Falcone e Borsellino non funzionava nulla. Attesa di oltre venti minuti dentro l'aereo per poter scendere. Pioveva ma si camminava sulla pista dell'aeroporto, come se fossimo negli anni Cinquanta. Confusione assurda per la dogana internazionale, con un solo controllo dove tutti dovevano far passare i bagagli e la fila che diventavano interminabile. Il sorriso visto durante il volo dei turisti nell'impatto con quel caotico aeroporto, si è spento, anche quel bambino italoamericano visto in aereo che col papà si esercitava nell'italiano, è diventato triste. Pure questa è mafia, rendere difficile e caotico quello che dovrebbe essere semplice, organizzato ed efficiente. Ma chi gestisce così vergognosamente l'aeroporto che porta il nome degli eroi della Sicilia? Chi li ha messi lì a sporcare i nomi simbolo della Sicilia che sa compiere il proprio dovere?
Sono a Palermo grazie all'invito della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone. Sono  emozionato all'idea di partecipare alla commemorazione nell'aula bunker. Ci saranno, nell'aula, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Senato Pietro Grasso, entrambi palermitani.
La Fondazione Falcone ha coinvolto la National Italian American Foundation (NIAF), che viene rappresentata dal suo presidente John Viola. Sull'aereo della Meridiana non l'ho visto, penso arriverà con un altro aereo. Con me però hanno viaggiato gli studenti di una scuola pubblica di Washington DC, invitati a partecipare sempre dalla fondazione Falcone. I giovani americani, un melting pot di etnie, arrivano a Palermo per riempire  ancora più di significati quel sacrificio del magistrato che sapeva come combattere la mafia lavorando d'intesa con i magistrati degli Stati Uniti. Così come significativo è l'accordo di partnership accademica, presentato in occasione delle celebrazioni di quest'anno, con cui la Commissione per gli Scambi Culturali tra l'Italia e gli Stati Uniti (che gestisce i programmi Fulbright in Italia) si è unita a Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e alla NIAF per offrire, per il triennio 2016 -2019, tre borse di studio e ricerca in criminologia destinate a cittadini statunitensi, fino a 12,700 euro. Per lo stesso triennio, sono previste anche tre borse di studio fino a 12mila dollari per studenti provenienti da atenei siciliani che potranno svolgere attività di ricerca e studi in criminologia in alcune università degli Stati Uniti. Alla presentazione dell'accordo, venerdì mattina, c'erano Maria Falcone, sorella del magistrato, e Paola Sartorio, executive director di Fulbright Italia.
Dopo l'aula bunker, si andrà tutti sotto l'albero di Falcone che i cittadini palermitani, dopo l'attentato, riempirono spontaneamente di bigliettini. Quell'albero sotto casa del giudice, in via Notarbartolo 23, la strada del primo cadavere eccellente della mafia, quella strada che, continuando verso via della Libertà, poi diventa via Duca della Verdura, per essere certi che a nessuno vengano idee strane in testa.
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