CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



giovedì 13 agosto 2015

Italcementi: la vendita ai tedeschi ha radici lontane e il territorio sarà una grande discarica

La calura e l'ozio agostano hanno relegato ben presto in secondo piano nelle cronache la vendita di Italcementi, evento decisamente importante per l'economia nazionale ma, soprattutto, per quella locale che non mancherà certo di subirne ripercussioni anche e soprattutto a livello ambientale.

Parto da due dati a mio parere significativi:

1 la quotazione in borsa del titolo Italcementi che dall'inizio dell'anno è praticamente raddoppiata con immensa soddisfazione, immagino, di "addetti ai lavori e amici degli amici" evidentemente informati di quanto stava per accadere

2 il decreto cosiddetto "Sblocca Italia" licenziato dal governo Renzi solo qualche mese fa, che nella fattispecie equipara i cementifici agli inceneritori 

Gli interessi legati agli inceneritori sono elevati al punto che si continua a parlare di "termovalorizzatori", una parola coniata ad hoc nel solo Paese Italia ed introdotta per evocare la falsa e suggestiva idea che si possa ricavare valore economico dall'incenerimento dei rifiuti. Un valore aggiunto che in realtà non esiste poiché il bilancio energetico sarebbe fallimentare se non ci fossero le tasse dei cittadini continuamente versate in bolletta per sostenere questa forma irrazionale di trattamento dei rifiuti. In assenza di questa tassa, sarebbe di gran lunga inferiore il numero di impianti d'incenerimento presenti sul nostro territorio così costosi nella loro realizzazione e gestione in sicurezza.

Sembra del tutto assurdo considerare gli inceneritori opere strategiche per il nostro Paese così come sembra ingiustificato continuare a sprecare risorse pubbliche prelevate dalla tasche dei cittadini per incentivare le "assimilate" piuttosto che investire, secondo quanto indicato dalla direttiva europea del 2008, nell'ottimizzazione della raccolta differenziata, nella riduzione e nel riuso del rifiuto e nella gestione del rifiuto residuo tramite impiantistica finalizzata al massimo recupero di materia. Quale sarebbe la strategicità e l'urgenza di far nascere nuovi inceneritori ed eventualmente nuovi impianti per la produzione di CSS (ex CDR) se sulla questione rifiuti l'Ue intende portare il riciclaggio al 70% entro il 2030 ed impone, a partire dal 2025, il divieto di trattamento termico per tutti i rifiuti che risultino riciclabili?

Sarebbe arrivato il momento di stoppare i favoritismi e gli opportunismi politici a favore degli interessi societari, pensando seriamente ad una corretta gestione del territorio e, tra le tante brutture che ha comportato il far parte dell'Ue, si abbia quantomeno la serietà di attenersi a quanto l'Europa ci indica con specifiche direttive. Proprio quelle direttive da recepire obbligatoriamente piuttosto che pensare di sostenere a gran voce l'appartenenza all'Ue, ma poi raggirarle facendo subire al nostro Paese Italia continue infrazioni ai danni dei comuni Cittadini.

Tanto si parla di raccolta differenziata, ma si assiste ad una vergognosa contraddizione dal momento che il Governo apre la strada agli inceneritori grazie all'art. 35 dello "Sblocca Italia" tramite apposito decreto ministeriale.

La differenziata toglie carburante all'incenerimento. La differenziata, se concepita con onestà e senza inganno, è la vera arma per lo spegnimento degli inceneritori, ma purtroppo bisogna difendersi anche dai politici e dai burocrati a cui piace spacciarsi per ambientalisti ed ecologisti pur favorendo ed incentivando, in modo subdolo, il business dell'incenerimento.

Proprio nell'art. 35 si parla infatti di inceneritori come di "infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale" che "costituiscono un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica".


Tutto ciò premesso per arrivare a concludere cosa:

1 la vendita di Italcementi ha radici lontane ed è frutto di una precisa e ponderata strategia politico-economica

2 il vero business per gli acquirenti tedeschi non sarà presumibilmente il cemento che producevano in abbondanza già da soli, bensì lo smaltimento dei rifiuti.

3 il nostro territorio si candida a diventare ben presto una gigantesca discarica per non dire pattumiera con tutto ciò che ne consegue in termini ambientali

Se poi consideriamo che proprio l'altro giorno il premier Renzi nei suoi ormai consueti proclami ha promesso di "togliere in tre anni tutte le ecoballe dal Sud"(cit Ansa), per portarle e bruciarle dove, dico io? penso che il mio ragionamento, ahimè, abbia una logica sensata.


http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=56693&origine=1&t=Italcementi%3A+la+vendita+ai+tedeschi+ha+radici+lontane+e+il+territorio+sar%26agrave%3B+una+grande+discarica







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Oggetto: ACCESSO ALLE INFORMAZIONI AMBIENTALI – ITALCEMENTI - DATI DI QUALITA’ DELL’ARIA a partire dalla data di attivazione  fino al 30   DI APRILE 2015 MONITORATI DALLA CENTRALINA SITUATA IN VIA MAZONI ALL’INTERNO DELLA SCUOLA MEDIA RISO, COMUNE  ISOLA DELLE FEMMINE



Visto la Legge 241/1990;
Visto l’articolo 3 del DLgs 19 agosto 2005 n 195;

Il sottoscritto Giuseppe Ciampolillo, nella qualità di coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita sezione Legambiente di Palermo, con la presente richiede i dati del monitoraggio dei parametri di qualità dell’aria ambiente rilevati dalla data di attivazione fino al trenta  di aprile 2015 dalla cabina posizionata in Isola delle Femmine all’interno del Complesso scolastico Francesco Riso, via Manzoni, Isola delle Femmine (DRS n. 693 del 17.07.2008, AIA ITALCEMENTI)
 In attesa di ricevere nei tempi e nelle forme previste per legge porgo distinti Saluti
         Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE
           GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com
           SITO:
           
http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/


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Al Dirigente Generale
Dipartimento Ambiente

Al Servizio 1
        Dipartimento Ambiente    

All’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente

p.c.                                                         Al Presidente della Regione

Alla Procura della Repubblica
Tribunale di Palermo

Al Comando Carabinieri NOE

Al Presidente della IV Commissione
Ambiente e Territorio

Al Comune di Isola delle Femmine

Al Comune di Capaci
          ambiente.comunecapaci@pec.it    



Oggetto: VIOLAZIONE NORMATIVA SUL DIRITTO DI  PARTECIPAZIONE DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SEZIONE LEGAMBIENTE, PORTATORE DI INTERESSI PUBBLICI  (TAVOLO TECNICO DEL 20 NOVEMBRE 2014 SERVIZIO 1 VIA VAS TENUTOSI IN ASSESSORATO) NEL PROCEDIMENTO DI CONCESSIONE A.I.A. ALLA DITTA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE


In riferimento al rapporto del Servizio 1 VIA-VAS n. 19382 del 24 aprile u.s., di pari oggetto, trasmesso dal DG del Dipartimento Ambiente, con nota n. 21908 dell’11 maggio u.s., questo Comitato rileva quanto segue :

  • si premette, innanzitutto, che i 180 giorni per la conclusione del procedimento A.I.A dell’Italcementi del Comune di Isola delle Femmine, avviato il 22 luglio 2014, sono scaduti da oltre 120 giorni, senza che all’orizzonte sembra  intravedersene soluzione. Ciò comporta che l’Italcementi, per i ritardi che codesta Amministrazione ha già accumulato e continua ad accumulare, opera da svariati mesi in una sorta di proroga informale della precedente autorizzazione, per di più di un’autorizzazione sulla cui legittimità questo Comitato ha sollevato da anni pesanti riserve. Come è noto dagli atti di codesto Dipartimento, il firmatario, ing. Vincenzo Sansone, aveva l’incarico di responsabile del Servizio VIA-VAS ed il relativo contratto di lavoro scaduti da oltre 7 mesi, pertanto non era titolato a rilasciare l’autorizzazione; sarebbe poi stato rinominato nel dicembre successivo, cioè dopo 4 mesi dalla firma, con una nomina, in presunta sanatoria, fino al giorno precedente, perché il giorno successivo veniva nominato in un altro Servizio del Dipartimento; su tale incredibile pateracchio amministrativo questo Comitato ha già prodotto la relativa documentazione. E’ opportuno ricordare anche che il responsabile del procedimento di quell’A.I.A. era l’arch. Gianfranco Cannova, assurto alle cronache giudiziarie per vicende giudiziarie legate ad autorizzazioni similari del Servizio VIA-VAS, il quale appare strano che non potesse non avere conoscenza della anomala posizione del suo “capo Servizio”. Di tali singolari fattispecie il rapporto del Servizio 1 non fa il minimo cenno;
  • appaiono incomprensibili le giustificazioni addotte sulla mancata convocazione del 20 novembre  di questo Comitato riguardo a quello che il Servizio 1 definisce per un verso “tavolo tecnico” e per altro verso un “mero incontro informativo/consultivo”, il cui tema di discussione era proprio una delle obiezioni più critiche sollevate da questo Comitato, cioè “le mancate verifiche circa l’ottemperanza o meno alle prescrizioni dettate dal D.R.S. n. 693/08”. Il Servizio 1 si è arrogato la responsabilità, non prevista da alcuna legge, di escludere da una riunione, parte integrante del procedimento unico dell’A.I.A., un soggetto titolato alla partecipazione quale il Comitato, le cui osservazioni erano e restano di carattere tecnico forse ancor più che di ordine amministrativo. Appare persino superfluo ricordare che le norme sul procedimento amministrativo prevedono espressamente con l’istituto delle conferenze dei servizi la partecipazione dei soggetti abilitati e non già tavoli o incontri paralleli ed extra da cui possano arbitrariamente essere inclusi alcuni ed esclusi altri; nel rapporto del Servizio 1, a mo’ di giustificazione, invece, si arriva addirittura ad affermare che il c.d. incontro “esula dagli scopi dello stesso (procedimento”) ! 
  • riguardo le centraline di monitoraggio, che erano una delle tante prescrizioni previste nel citato D.R.S. 693/08 e che sembrerebbero diventate ad oggi l’unico argomento di discussione, questo Comitato richiama ancora una volta alla memoria che esse avrebbero dovuto entrare in funzione entro il mese di luglio del 2010, mentre a distanza di quasi 5 anni (oltre 1760 giorni) non sono ancora attive e se ne sta seraficamente a disquisire. Ciò ha comportato e continua a comportare il mancato monitoraggio in continuo delle immissioni degli inquinanti dell’Italcementi, vale a dire il mancato controllo del loro potenziale impatto sulla salute della popolazione di Isola e dei Comuni del circondario, fattispecie, questa, che il Comitato ritiene di assoluta gravità e responsabilità per i soggetti istituzionali che non hanno operato come dovuto. Anche di questi aspetti il rapporto del Servizio 1 non fa il minimo cenno;    
  • infine, ferme restando tutte le osservazioni e riserve formulate in precedenza riguardo all’ottemperanza o meno delle prescrizioni dettate dal D.R.S. 693/08, questo Comitato, giusto in riferimento al c.d. “tavolo tecnico”, chiede al Servizio 1 di voler comunicare quanti controlli senza preavviso, finalizzati al campionamento ed alla determinazione analitica degli inquinanti sulle emissioni convogliate e diffuse dell’Italcementi (con i relativi referti), gli risultano effettuati direttamente dall’ARPA nel periodo 2009-2015, poco importando gli autocontrolli programmati dall’Italcementi cui ha eventualmente presenziato l’Agenzia.

Il Comitato ribadisce, pertanto, che la  mancata convocazione al tavolo tecnico costituisce una palese limitazione al diritto di partecipazione al procedimento amministrativo in corso, se non una specifica violazione, in danno di chi, come il Comitato, è parte rappresentativa di interessi diffusi della cittadinanza.

Conferma altresì che detta riunione debba ritenersi nulla come ogni eventuale altro atto sequenziale,  torna a sollecitarne la sua tempestiva riconvocazione e, stante che i termini di chiusura del procedimento sono già stati superati da oltre 4 mesi, chiede i motivi per cui non è stata finora applicata la procedura dell’intervento sostitutivo, gerarchicamente superiore, come espressamente previsto dalla normativa vigente (art. 2, commi 9, 9bis, 9ter, L. 241/90), potendosi configurare la duplice ipotesi di responsabilità sia per la violazione della normativa suddetta sia per l’improprio vantaggio che viene a determinarsi per l’Italcementi che continua ad usufruire dell’autorizzazione scaduta e delle prescrizioni inottemperate.
 
Il Comitato fa riserva, ove non dovesse ricevere riscontro entro sette giorni dalla presente, di chiedere l’intervento dell’Autorità Giudiziaria. 

          Comitato Cittadino Isola Pulita
           COORDINATORE    GIUSEPPE CIAMPOLILLO
           posta certificata: GIUSEPPECIAMPOLILLO@pec.it
           email: isolapulita@gmail.com

Isola delle Femmine 30 maggio 2015

n.b. la presente annulla e sostituisce la precedente pec inviata il 29 maggio 2015 alle ore 15,53 da questo medesimo indirizzo  


·          Ricevuta di avvenuta consegna Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il messaggio
"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04 DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da "giuseppeciampolillo@pec.it"
ed indirizzato a dipartimento.ambiente@certmail.regione.sicilia.it è stato consegnato nella casella di destinazione. Identificativo del messaggio: opec275.20150530162839.21349.03.1.17@pec.aruba.it
·          Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il messaggio
"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04 DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da "giuseppeciampolillo@pec.it"
ed indirizzato a assessorato.territorio@certmail.regione.sicilia.it è stato consegnato nella casella di destinazione.
Identificativo del messaggio: opec275.20150530162839.21349.03.1.17@pec.aruba.it
·          Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il messaggio
"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04 DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da "giuseppeciampolillo@pec.it"
ed indirizzato a presidente@certmail.regione.sicilia.it è stato consegnato nella casella di destinazione.
Identificativo del messaggio: opec275.20150530162839.21349.03.1.17@pec.aruba.it
·          Il giorno 30/05/2015 alle ore 16:28:43 (+0200) il messaggio
"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04 DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" proveniente da giuseppeciampolillo@pec.it ed indirizzato a prot.procura.palermo@giustiziacert.it e' stato consegnato nella casella di destinazione.
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04 DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" inviato da giuseppeciampolillo@pec.it ed indirizzato a comuneisoladellefemmine@viapec.net è stato correttamente consegnato al destinatario.
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"VIOLAZIONE NORMATIVA DIRITTO PARTECIPAZIONE AIA ITALCEMENTI ISOLA PULITA SERVIZIO 1 VIA VAS N. 19382 24 04 DG AMBIENTE NOTA N. 21908 11 05" inviato da giuseppeciampolillo@pec.it
ed indirizzato a: commissione.IV@ars.sicilia.it  ("posta ordinaria") gtrizzino@ars.sicilia.it  ("posta ordinaria")
noepacdo@carabinieri.it  ("posta ordinaria") assessorato.territorio@certmail.regione.sicilia.it  ("posta certificata") dipartimento.ambiente@certmail.regione.sicilia.it  ("posta certificata") presidente@certmail.regione.sicilia.it  ("posta certificata") prot.procura.palermo@giustiziacert.it  ("posta certificata") isolapulita@gmail.com  ("posta ordinaria") ambiente.comunecapaci@pec.it  ("posta certificata") sindaco.comunecapaci@pec.it  ("posta certificata") giorgio.dangelo@regione.sicilia.it  ("posta ordinaria") comuneisoladellefemmine@viapec.net  ("posta certificata") urbanistica.comuneisoladellefemmine@viapec.net  ("posta certificata") è stato accettato dal sistema ed inoltrato. Identificativo del messaggio: opec275.20150530162839.21349.03.1.17@pec.aruba.it

Art. 35 SBLOCCA ITALIA 

Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani e per conseguire gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio. Misure urgenti per la gestione e per la tracciabilita' dei rifiuti nonche' per il recupero dei beni in polietilene

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con proprio decreto, individua a livello nazionale la capacita' complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento in esercizio o autorizzati a livello nazionale, con l'indicazione espressa della capacita' di ciascun impianto, e gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo, determinato con finalita' di progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale. Gli impianti cosi' individuati costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale, attuano un sistema integrato e moderno di gestione di rifiuti urbani e assimilati, garantiscono la sicurezza nazionale nell'autosufficienza, consentono di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore e limitano il conferimento di rifiuti in discarica.
2. Ai medesimi fini di cui al comma 1, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, effettua la ricognizione dell'offerta esistente e individua, con proprio decreto, il fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata, articolato per regioni; sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per l'integrale copertura del fabbisogno residuo cosi' determinato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10 per cento della capacita' degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di compost di qualita'.
3. Tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti sia esistenti sia da realizzare sono autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall'articolo 237-sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualora sia stata valutata positivamente la compatibilita' ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sullo stato della qualita' dell'aria di cui al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le autorita' competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali degli impianti esistenti, qualora la valutazione di impatto ambientale sia stata autorizzata a saturazione del carico termico, tenendo in considerazione lo stato della qualita' dell'aria come previsto dal citato decreto legislativo n. 155 del 2010.
4. Gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui alla nota 4 del punto R1 dell'allegato C alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, per gli impianti esistenti, le autorita' competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la loro qualifica di impianti di recupero energetico R1 e, quando ne ricorrono le condizioni e nel medesimo termine, adeguano in tal senso le autorizzazioni integrate ambientali.
6. Ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, non sussistendo vincoli di bacino al trattamento dei rifiuti urbani in impianti di recupero energetico, nei suddetti impianti deve comunque essere assicurata priorita' di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilita' residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni. Sono altresi' ammessi, in via complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel pieno rispetto del principio di prossimita' sancito dall'articolo 182-bis, comma 1, lettera b), del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 e delle norme generali che disciplinano la materia, a condizione che l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto e il rifiuto; a tale fine le autorizzazioni integrate ambientali sono adeguate ai sensi del presente comma.
7. Nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani localizzati in una regione siano smaltiti rifiuti urbani prodotti in altre regioni, i gestori degli impianti sono tenuti a versare alla regione un contributo, determinato dalla medesima, nella misura massima di 20 euro per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. Il contributo, incassato e versato a cura del gestore in un apposito fondo regionale, e' destinato alla prevenzione della produzione dei rifiuti, all'incentivazione della raccolta differenziata, a interventi di bonifica ambientale e al contenimento delle tariffe di gestione dei rifiuti urbani. Il contributo e' corrisposto annualmente dai gestori degli impianti localizzati nel territorio della regione che riceve i rifiuti a valere sulla quota incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti di provenienza extraregionale e i relativi oneri comunque non possono essere traslati sulle tariffe poste a carico dei cittadini.
8. I termini per le procedure di espropriazione per pubblica utilita' degli impianti di cui al comma 1 sono ridotti della meta'.
Nel caso tali procedimenti siano in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono ridotti di un quarto i termini residui. I termini previsti dalla legislazione vigente per le procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1 si considerano perentori.

9. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 3, 5 e 8 si applica il potere sostitutivo previsto dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
10. Al comma 9-bis dell'articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, dopo le parole: «il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono inserite le seguenti: «, anche avvalendosi della societa' Consip Spa, per lo svolgimento delle relative procedure, previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti,».
11. All'articolo 182 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
«3-bis. Il divieto di cui al comma 3 non si applica ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene necessario avviare a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori del territorio della regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamita' naturali per le quali e' dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225».
12. All'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' abrogato;
b) al comma 3 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, del consiglio di amministrazione del consorzio deve fare parte un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico»;
c) al comma 13 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Il contributo percentuale di riciclaggio e' stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. Con il medesimo decreto di cui al presente comma e' stabilita anche l'entita' dei contributi di cui al comma 10, lettera b)».

13. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234, commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30 per cento dei relativi importi.

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