CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI
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NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI
"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. "Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative.



domenica 31 marzo 2019

Nuova Isola delle Femmine: 2019 29 MARZP TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.C...

Pubblicato il 29/03/2019

N. 00922/2019 REG.PROV.COLL.
N. 03937/2015 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3937 del 2015, proposto da
Claudio Caruso, rappresentato e difeso dall'avvocato Danilo Giracello, con domicilio digitale come da indirizzo PEC risultante dal registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, e con domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via E. Fermi 58; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Alessandro Savoca, con domicilio digitale come da indirizzo PEC risultante dal registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, e con domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via L. Da Vinci n. 94; 
per l'annullamento
- del provvedimento di diniego di concessione edilizia n. 10 del 05/10/2015, notificato l'8/10/2015, in relazione alla denuncia di inizio attività (D.I.A.) prot. 14612 del 23/10/2014 per l’ampliamento di un edificio sito in Isola della Femmine, al catasto al foglio 3 particella 2005, realizzato in forza della concessione edilizia n. 32 del 06/10/1998, mediante realizzazione di un corpo di fabbrica con struttura in cemento armato, costituito da un piano seminterrato e da un piano fuori terra, adiacente alla costruzione esistente.
- della comunicazione di avvio del procedimento trasmessa al ricorrente il 07/08/2015 prot. n. 9951; - di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale.




Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 marzo 2019 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.




FATTO
Con ricorso notificato in data 7 dicembre 2015, e depositato il successivo 11 dicembre, il ricorrente ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe articolando svariate censure di violazione di legge ed eccesso di potere e sostenendo che a seguito della scadenza dello strumento urbanistico attuativo, per decorrenza dei termini di efficacia, sono venuti meno i vincoli esistenti sul terreno del ricorrente, con la conseguenza che trovano applicazione gli indici di fabbricabilità dettati per la zona dal p.r.g.; da ciò deriverebbe la piena ammissibilità dell’intervento edilizio che il ricorrente intende realizzare e l’illegittimità della determinazione assunta dal Comune resistente che ritiene ancora efficaci i vincoli disposti con una strumento attuativo che ha ormai perduto efficacia.
Sarebbe inoltre inapplicabile, riguardando fattispecie diverse, l’art. 17, comma 3, della legge n. 1150/1942, la cui disciplina è stata richiamata nel provvedimento impugnato; la determinazione assunta sarebbe in contrasto con quanto statuito nella sentenza di questo Tribunale n. 1986/2015 del 29 luglio 2015, passata in giudicato; il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo in quanto frutto dell’errata confusione tra l’indice di densità territoriale e quello fondiario, giungendo conseguentemente ad errate conclusioni sull’intervento edilizio in questione; le conclusioni a cui giunge il comune sarebbero comunque frutto di un’errata ed incompleta istruttoria che l’avrebbe condotto a travisare i fatti per cui è causa; non avrebbe dato adeguato rilievo agli apporti procedimentali presentati dal ricorrente; il provvedimento impugnato infine perpetrerebbe una disparità di trattamento rispetto al comportamento assunto in casi simili.
Si è costituito il Comune di Isola delle Femmine che, con scritti difensivi ha replicato alle argomentazioni sviluppate in ricorso chiedendone il rigetto.
Con rispettive memorie le parti in causa hanno diffusamente sviluppato le rispettive posizioni e, alla pubblica udienza fissata per la sua discussione, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso è infondato alla stregua di quanto verrà precisato.
Il provvedimento impugnato è ancorato su due autonome ragioni: per un verso il Comune di Isola delle Femmine ritiene che, in applicazione dell’art. 17 della legge n. 1150/1942, l’edificazione nelle zone in cui ha perduto efficacia un piano particolareggiato, per scadenza di termini, è comunque soggetta alla disciplina prevista dal terzo comma di detto articolo; per altro verso ritiene che l’edificazione prevista dal ricorrente sfora il limite di densità ammessa nella zona dal p.r.g. e dalla legge reg. n. 78/1976.
Il ricorrente sostiene che, diversamente da quanto ritenuto dal Comune, alla fattispecie per cui è causa, è inapplicabile la disciplina dettata dall’art. 17 della legge n. 1150/1942, e che, alla scadenza dei vincoli previsti dal piano particolareggiato, l’edificazione deve ritenersi consentita nei limiti previsti dal vigente p.r.g.
Ritiene il Collegio che l’art. 17 richiamato nel provvedimento impugnato non trovi diretta applicazione nella vicenda per cui è causa, nei sensi che verranno precisati, come sembra invece ritenere il Comune di Isola delle Femmine.
Pur essendo evidente lo sforzo compiuto da tale amministrazione al fine di evitare che la zona in considerazione possa essere soggetta ad una indiscriminata edificazione privata, a scapito della creazione di spazi pubblici che garantiscono un equilibrato sviluppo urbanistico del territorio, dalla piana lettura del terzo comma dell’art. 17 della legge n. 1150/1942, non può non pervenirsi alla conclusione che tale norma non preveda una sorta di indiscriminata ultrattività dei vincoli derivanti da un piano particolareggiato scaduto, ma che ha un ambito di applicazione più circoscritto.
In forza di tale norma i privati possono attuare le previsioni di singoli sub - comparti di un piano particolareggiato scaduto, di cui abbiano la disponibilità (nel rispetto di quanto previsto anche con riguardo alle aree di infrastrutture e servizi), in assenza dell’intervento sostitutivo del Prefetto, previsto dal secondo comma, attraverso l’approvazione del relativo progetto da parte del consiglio comunale; mentre tale previsione di legge non riguarda il rilascio di singole concessioni edilizie che non potranno che essere assentite in conformità alle previsioni contenute nel p.r.g., per la specifica area che viene in rilievo.
Non sarebbe però corretto affermare che nella fattispecie che viene in rilievo non potesse, in nessun caso, trovare applicazione il particolare meccanismo previsto dall’art 17, comma 3, legge n. 1150/1942; è invece vero che tale disposizione non trova applicazione in relazione alla specifica istanza avanzata dal ricorrente, volta non alla realizzazione di un sub comparto, ma ad ottenere un singolo permesso di costruire.
Ciò posto, il Comune investito della questione avrebbe dovuto esitare l’istanza del ricorrente tenendo conto di quanto indicato nel p.r.g., che subordina la possibilità di rilasciare singole concessioni edilizie alla esistenza di uno strumento urbanistico attuativo (l’art. 13 delle NTA, per le zone C2, rinvia alle condizioni stabilite dal precedente art. 12 per le zone C1, e quindi anche alla necessità di un previo strumento urbanistico attuativo) e al rispetto degli indici di fabbricabilità ivi previsti.
Con riguardo a tali indici di fabbricabilità, il Collegio invece non condivide la ricostruzione operata da parte ricorrente.
In primo luogo appare utile rilevare che l’indice di 0,75 mc./mq. deriva direttamente dall’art. 15 della legge reg. n. 78/1976, disposizione che - quanto meno in mancanza della vigenza di uno strumento attuativo di zona, e quindi in caso di isolati permessi di costruire - non può che fare riferimento al volume di ciascuna singola costruzione da autorizzare, in rapporto all’estensione del terreno in cui ricade, venendo diversamente frustrata la ratio di tutela naturalistica ed ambientale a cui è ispirata; e tale considerazione è già sufficiente a determinare la legittimità del diniego impugnato.
E’ poi evidente che il piano regolatore del Comune di Isola delle Femmine, nel rispetto del principio di gerarchia delle fonti, ha inteso conformarsi alla previsione di legge, ribadendone il vincolo, e quindi nello stesso senso deve essere interpretato quanto ivi disposto.
In definitiva la ricostruzione del ricorrente potrebbe astrattamente essere utile a giustificare uno strumento urbanistico attuativo che rispetti nel suo complesso l’indice di fabbricabilità indicato, e non in relazione alle singole costruzioni previste; ma non rileva con riguardo ad una singola costruzione, realizzata al di fuori della previsione di uno strumento attuativo (anche qualora non fosse vietata dalla già richiamata specifica disciplina prevista dalle richiamate NTA), che non potrebbe in ogni caso essere legittimamente realizzata oltre il limite di densità previsto, al fine di non compromettere l’ordinato assetto futuro della zona.
In conclusione, quand’anche non esistesse il limite di densità edilizia stabilito per legge, quand’anche fosse ammissibile la realizzazione di un edificio al di fuori di uno strumento urbanistico attuativo, diversamente da quanto indicato nelle NTA, e quand’anche fosse corretta l’interpretazione data in ricorso al limite di densità stabilito nelle NTA, al fine di non pregiudicare l’ordinato sviluppo urbanistico della zona, un isolato permesso di costruire non potrebbe essere accordato oltre i limiti di densità dettati, seppur con riferimento all’intera zona territoriale.
In conclusione il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, comprensive di onorari e spese anche generali, in favore del Comune di Isola delle Femmine, che liquida in complessivi €. 2.000,00, oltre IVA e c.p.a.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21 marzo 2019 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere, Estensore
Francesco Mulieri, Primo Referendario








L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Nicola MaisanoCosimo Di Paola
IL SEGRETARIO




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Art. 17.
Validita' dei piani particolareggiati.
Decorso il termine stabilito per la esecuzione del piano
particolareggiato questo diventa inefficace per la parte in cui non
abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo
indeterminato l'obbligo di osservare nella costruzione di nuovi
edifici e nella modificazione di quelli esistenti gli allineamenti e
le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso.
Ove il Comune non provveda a presentare un nuovo piano per il
necessario assetto della parte di piano particolareggiato che sia
rimasta inattuata per decorso di termine, la compilazione potra'
essere disposta dal prefetto a norma del secondo comma dell'art. 14.
/*((Qualora, decorsi due anni dal termine per l'esecuzione del piano
particolareggiato, non abbia trovato applicazione il secondo comma,
nell'interesse improcrastinabile dell'Amministrazione di dotare le
aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente
all'attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano
particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e
attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte
restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la
titolarita' dell'intero sub-comparto, purche' non modifichino la
destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli
stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo
decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono
variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza
l'applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16))*/.
(19)


3. Qualora, decorsi due anni dal termine per l'esecuzione del piano particolareggiato non abbia trovato applicazione il secondo comma nell'interesse improcrastinabile dell'Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all'attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell'intero sub-comparto, purché non modifichino la destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza l'applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16.(comma aggiunto dall'articolo 5, comma 8-bis, legge n. 106 del 2011)





DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA N.07 del 24/04/2012
Il Responsabile del III Settore
· Vista l’istanza di Sanatoria Edilizia presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 in data 07/12/04, prot. n. 14233, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, comprendente due sub-istanze:
1. Istanza progr. 01 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei
Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 2;
2. Istanza progr. 02 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 3;
· Considerato che la sig.ra Bellis Ernesta, sopra generalizzata, risulta deceduta in Isola delle Femmine il 19/08/11 e pertanto gli eredi risultano essere i figli
CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273M, e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z;
· Visti gli atti tecnico progettuali allegati alla domanda;
· Viste le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, rese ai sensi del D.P.R. 445/2000, nelle quali la sig. Bellis Ernesta, sopra generalizzata, dichiara che le opere oggetto di istanza di sanatoria prot. n. 14233 del 07/12/04, progr. 01 e 02 sono state realizzate alla data del 10/01/03;
· Accertato, sulla base dei riscontri effettuati da questo ufficio sulla cartografia acquisita dall’Assessorato Territorio e Ambiente ed in particolare Carta Numerica Regionale Foglio 5940310 – Ripresa aerea Agosto 2004 e quindi in epoca successiva al 31/03/2003 indicato dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003 quale termine per l’ultimazione delle opere abusive suscettibili di sanatoria, che il terreno sito in viale dei Saraceni del Comune di Isola delle Femmine ed individuato in catasto al foglio 3 particella 1766 sul quale sono state realizzate le opere abusive oggetto dell’istanza di sanatoria prot. n° 14233 del 07/12/2004, alla data della ripresa aerea (agosto 2004) era libero da fabbricati e/o costruzioni;
· Ritenuto, pertanto, pacificamente acclarato che alla data del 31/03/2003 le opere abusive in oggetto specificate non erano state né iniziate, né tanto meno
ultimate e che conseguentemente per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria, ed in particolare quello della ultimazione delle opere entro il termine legislativamente previsto;
· Vista la richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012, prot. n. 0003590 a carico di Caruso Daniele, e l’ulteriore richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012 prot. n. 0003591, a carico di Caruso Claudio;
· Considerato che il Preavviso di Diniego di Concessione Edilizia in Sanatoria ai sensi dell’art. 11 bis, comma 1 della L.R. n. 10/91, del 07/03/2012 prot. n. 0003589, è stato regolarmente notificato al Sig. Caruso Claudio, sopra generalizzato, in data 15/03/12 secondo le modalità previste dall’art. 140c.p.c. dall’ufficio messi del comune di Padova, ed al sig. Caruso Daniele, sopra generalizzato, in data 15/03/12 regolarmente notificato all’interessato dall’ufficio messi del comune di Palermo;
· Rilevato che entro il termine assegnato per la presentazione di osservazioni, è pervenuta in data 23/03/12, prot. n. 4432, da parte della ditta Caruso Daniele,
sopra generalizzato, una richiesta di archiviazione del procedimento per decorrenza dei termini;
· Considerato che nelle osservazioni fatte pervenire dalla ditta Caruso Daniele non è contenuto alcun elemento utile a superare i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di condono, limitandosi l’interessato a ritenere che “le motivazioni ostative addotte da questo Ufficio Tecnico siano frutto di errore”;
· Accertato, tuttavia, che le opere realizzate abusivamente per le quali è stata richiesta la relativa legittimazione, non risultano suscettibili di sanatoria in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: 
a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; 
b) le opere abusive sono comunque non suscettib ili di sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera  d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; 
c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
· Visto l’art. 32, comma 25, del D. L. 30 settembre 2003, n. 269 convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003 n. 326;
· Rilevato che gli immobili risultano censiti al N.C.E.U. del Comune di Isola delle Femmine al foglio n. 3 particella 2314, sub 1 (corte), sub. 2 e sub 3;
· Vista la Legge 28 febbraio 1985 n. 47 recepita dalla L.R. n. 37/85 e ss.mm.ii.;
· Visto l’art. 32 della Legge 30 settembre 2003 n. 326;
· Visto l’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
· Visto l’art. 24 della L.R. 5 novembre 2004 n. 15;
· Visto l’art. 107 del D. Lgs del 18 agosto 2000 n. 267;
· Visti gli strumenti urbanistici comunali vigenti;
DENEGA
· La concessione edilizia in sanatoria per le opere abusive oggetto dell’istanza di condono edilizio presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 convertito con modificazioni dalla L.24 novembre 2003, n. 326, in data 07/12/04, prot. n. 14233, progr. 01 e 02, pratica n. 79/04, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 2 (progr. 01) e fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 3 (progr. 02), oggi di proprietà di CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273 M e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z, stante l’improcedibilità della stessa in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: 
a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; 
b) le opere abusive sono comunque non suscettibili di
sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; 
c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
DISPONE
Di notificare agli interessati a cura del messo comunale, l’originale del presente atto, nei modi prescritti dalla legge.
Avverso il presente provvedimento l’interessato può proporre ricorso giurisdizionale al competente T.A.R., entro 60 giorni dalla data di notifica.

Il Responsabile del Servizio Il Responsabile del Settore Urbanistica
F.to Arch. Monica Giambruno F.to Ing. Francesca Usticano

  • 2008 25 NOVEMBRE CGA 778 2008 RICHIESTA SANATORIA 09 06 06 2018 11 GIUGNO SENTENZA 466 2018 RICORSO 01503 2012 BELLIS ERNESTA DINIEGO N 7 24 04 12 CARUSO  DANIELE CARUSO CLAUD




































2019 29 MARZP TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.COLL N. 03937/2015 REG.RIC.ricorso 3957 2015 DINIEGO LICENZA EDILIZIA 10 5 OTTOBRE 2015





BELLIS ERNESTA,CARUSO DANIELE,CARUSO CLAUDIO,PARTICELLA 1766 FOGLIO 3,ABUSIVISMO,SIINO ANTONIO,ALBERT GIOVANNI,CANEPA,RAPPA ROCCO, SENTENZE, BOLOGNA STEFANO USTICANO FRANCESCA,GIAMBUNO MONICA

Nuova Isola delle Femmine: PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE DI VIA...

Progetto di Paesaggio per Isola delle Femmine (PA)

Progetto di riqualificazione del lungomare di Isola delle Femmine
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Il progetto del lungomare di Isola delle Femmine prevede la declinazione di una sezione tipo, costituita da semplici elementi, quali: “fronte duro” (muro) + marciapiede L.2,00 m con albero + careggiata L 7,50 m, + marciapiede L 2,00 m + muretto/panchina con illuminazione annessa (elemento di raccordo tra “costruito” e fronte soft) + “fronte soft” (costa). 
La sezione si declina a partire dal tratto di costa all’ingresso del paese, si interrompe in corrispondenza del “fronte a mare” dove le regole cambiano, e si riprende da via dei Villini, ovvero in corrispondenza del “capo” di Isola delle Femmine, prolungandosi sino alla spiaggia. 
La regola generale è quella di uniformare la passeggiata sul lungomare, con delle interruzioni in corrispondenza di determinati spazi rilevanti, quali il Piano Levante, la Torre di dentro, il belvedere. 
Negli spazi sopraelencati la sezione tipo si allarga e si prevedono degli spazi in cui sostare, da destinare alla vita sociale del paese. Nei tratti di costa in cui è già presente della vegetazione, il progetto prevede la sistemazione di un giardino non lungo la costa, ma sulla costa, ovvero oltre il muretto/panchina in alcuni punti si prevede la sistemazione di dune, sentiero e vegetazione bassa tipica della zona e compatibile con l’habitat costiero.
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http://europaconcorsi.com/projects/221190-Progetto-di-Paesaggio-per-Isola-delle-Femmine-PA-



2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


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2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.


Girodivite: Isola Pulita Lettera aperta al Sindaco su BONIFICA e RIQUALIFICAZIONE   30 OTTOBRE 2006 C'E' CHI DICE





NO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!








PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE DI VIA DEI VILLINI VIA VESPUCCI C'E' CHI DICE NO Girodivite: Isola Pulita Lettera aperta al Sindaco su BONIFICA e RIQUALIFICAZIONE





 BARBARA FOGAZZA, BOLOGNA STEFANO,CAMPO DI CALCIO, DECORO, FINANZIAMENTO, IMPASTATO, ISOLA DELLE FEMMINE, MICELI FRANCESCO, PORTO, PORTOBELLO,  RIQUALIFICAZIONE, SISTEMAZIONE, TURISMO, VIA CUTINO,

mercoledì 27 marzo 2019

Nuova Isola delle Femmine: 2019 15 GENNAIO CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE 73...

2019 15 GENNAIO   CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE 73 2019 PRSP COMUNE DI ADRANO RENDICONTO 2015 2016 PREVISIONE 2016 2018 divieto di assumere impegni e pagare spese



                                                                    
                                                                                        
Deliberazione n.73/2019/PRSP

 

   REPUBBLICA ITALIANA

La Corte dei conti
Sezione
di controllo per la Regione siciliana
nell’adunanza del 15
gennaio 2019
, composta dai Magistrati:
Luciana Savagnone
Luciano Abbonato
Ignazio
Tozzo
               - Presidente
               - Consigliere
               - Consigliere -relatore
******
Visto l’art. 100, secondo comma, e
gli artt. 81, 97 primo comma, 28 e 119 ultimo comma, della Costituzione;
visto il R.D. 12 luglio 1934, n.
1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n.
20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo
6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno
1999, n. 200;
visto il decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, recante il Testo Unico degli
Enti Locali (T.U.E.L.) e, in particolare, l’art. 148 bis;
visto l’art. 7,
comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131;
visto l’art. 1,
commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);
visto, altresì,
l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria
2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge
sono applicabili nelle
regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano
compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti
”;
vista la deliberazione di questa Sezione n.
142/2016/INPR del 12 luglio 2016, avente ad oggetto: “Linee guida e relativi questionari per gli organi di revisione
economico-finanziaria degli enti locali, per l’attuazione dell’art.1, commi 166
e seguenti, della legge 23 dicembre 2005, n.266 - rendiconto della gestione
2015
”;
 vista
la deliberazione di questa Sezione n. 143/2016/INPR del 12 luglio 2016, avente
ad oggetto: “Linee guida e relativo
questionario per gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti
locali, per l’attuazione dell’art.1, commi 166 e seguenti, della legge 23
dicembre 2005, n.266 - bilancio di previsione 2016-2018
”;
vista la deliberazione di questa Sezione n.
102/2017/INPR del 19 maggio 2017, avente ad oggetto: “Linee guida cui devono attenersi, ai sensi dell’art.1, comi 166 e
seguenti, della legge 23 dicembre 2005 n.266 (legge finanziaria 2006), gli
organi di revisione economico-finanziaria dei comuni siciliani nella
predisposizione della relazione sul rendiconto 2016
”;
esaminate le relazioni compilate dall’Organo
di revisione del Comune di Adrano sul rendiconto 2015 e
2016 e sul bilancio di previsione 2016/2018
, pervenute a questa
Sezione, tramite SIQUEL;
viste
le osservazioni formulate con nota prot. n. 77475183 del 12 dicembre 2018 dal
magistrato istruttore in sede di deferimento;
vista
l'ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 10/2019/CONTR, con la
quale la Sezione medesima è stata convocata per l’odierna adunanza per
pronunciarsi in ordine alle anzidette osservazioni;
esaminata
la memoria del Comune
di Adrano
prot. n. 1183 dell’11
gennaio 2019;
udito
il relatore, consigliere Ignazio Tozzo;
uditi
per il Comune di Adrano il dr. Angelo d’Agate, sindaco, il dr. Giuseppe Currao,
assessore al Bilancio, la d.ssa Innocenza Battaglia, segretario generale e la
d.ssa Maria Garofalo, responsabile dei Servizi finanziari.
******
L’art. 1, commi 166 e 167,
della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per l’anno 2006) ha previsto, ai
fini della tutela dell’unità economica della Repubblica e del coordinamento
della finanza pubblica, l’obbligo - a carico degli Organi di revisione degli
enti locali - di trasmettere alla Corte dei conti una relazione sul bilancio di
previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio
medesimo, formulata sulla base dei criteri e delle linee guida definite dalla
Corte.
Al
riguardo, occorre evidenziare la peculiare natura di tale forma di controllo, volto
a rappresentare agli organi elettivi, nell’interesse del singolo ente e della
comunità nazionale, la reale situazione finanziaria emersa all’esito del
procedimento di verifica effettuato sulla base delle relazioni inviate
dall’Organo di revisione, affinché gli stessi possano attivare le necessarie
misure correttive. Esso si colloca nell’ambito materiale del coordinamento
della finanza pubblica, in riferimento agli articoli 97, primo comma, 28, 81 e
119 della Costituzione, che la Corte dei conti contribuisce ad assicurare quale
organo terzo ed imparziale di garanzia dell’equilibrio economico-finanziario
del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive, in
quanto al servizio dello Stato-ordinamento, in forza del novellato quadro
scaturito dalla legge costituzionale n.1 del 2012 e dalla legge c.d. rinforzata
n. 243 del 2012. 
La
giurisprudenza costituzionale, anche alla luce dei successivi interventi
legislativi in materia (da ultimo, sentenza n. 39 del 2014 che richiama altresì
le precedenti n. 60 del 2013, n. 198 del 2012, n. 179 del 2007), ne ha
precisato contenuti e fondamento, affermando che il controllo finanziario
attribuito alla Corte dei conti e, in particolare, quello sui bilanci preventivi
e sui rendiconti degli enti locali, va ascritto alla categoria del sindacato di
legalità e di regolarità – da intendere come verifica della conformità delle
(complessive) gestioni di detti enti alle regole contabili e finanziarie – e ha
lo scopo, in una prospettiva non più statica (com’era il tradizionale controllo
di legalità-regolarità), ma dinamica, di finalizzare il confronto tra
fattispecie e parametro normativo all’adozione
di effettive misure correttive da parte dell’ente
, funzionali a
garantire l’equilibrio del bilancio e il rispetto delle regole contabili e
finanziarie.
Presupposto
indefettibile per l’espletamento dei controlli demandati alla Sezione è l’esame
dei contenuti della relazione sul rendiconto, la cui redazione e trasmissione
sono previste, per legge, da parte dell’Organo di revisione dell’ente. 
******
Con
l’atto di deferimento indicato in premessa, il magistrato istruttore, dopo una
disamina delle relazioni pervenute sul rendiconto 2015 e 2016 e sul bilancio di
previsione 2016/2018, ha formulato una serie di osservazioni, evidenziando molteplici
profili di criticità.
Al riguardo veniva trasmessa una
memoria da parte dell’Ente, con nota prot. n. 1183 dell’11 gennaio 2019,
contenente
deduzioni in ordine alle osservazioni mosse.
In
linea generale il Comune rappresenta che la maggior parte dei rilievi formulati
in sede di deferimento sono già stati oggetto di pregresse pronunce da parte
della Sezione di Controllo, da ultimo con la deliberazione n. 107/2016/PRSP
relativa al consuntivo 2014.
Le misure correttive
adottate dal Consiglio comunale si sono rilevate inadeguate
,
per espressa ammissione dell’Ente, non avendo individuato azioni efficaci che
abbiano contribuito a superare le irregolarità evidenziate ed a ripristinare
gli equilibri di bilancio. Pertanto l’Amministrazione si è determinata a
ricorrere alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale per prevenire
lo stato di dissesto, in modo da individuare tutte le misure necessarie per
ripristinare l’equilibrio strutturale del bilancio e per assicurare l’integrale
ripiano del disavanzo di amministrazione ed il finanziamento dei debiti fuori
bilancio.
Il
Piano è stato adottato con deliberazione consiliare n. 61 del 15 dicembre 2016
e rimodulato con deliberazione n. 21 del 20 marzo 2018.  
Ciò
premesso, si riassumono
i profili di criticità, allo stato
degli atti, posti a base dell’odierno deferimento:
1.      Da
una verifica effettuata all’interno del sistema Siquel, la relazione
dell’Organo di revisione per il 2015 e per il 2016 non risulta corredata dai
seguenti allegati richiesti dalle linee guida, approvate con
deliberazione n. 142/2016/INPR del 12
luglio 2016
di questa Corte:
-       
parere sul rendiconto dell’Organo di
revisione;
-       
certificazione della verifica del rispetto
degli obiettivi del pareggio di bilancio;
-       
prospetto di monitoraggio e il prospetto
relativo alle variazioni del saldo di finanza pubblica per la partecipazione ai
patti di solidarietà, come indicato in nota alla sezione terza del
questionario.

Con
la memoria trasmessa il Comune produce i documenti mancanti, contemplati nelle
linee guida approvate dalla Sezione, regolarizzando pertanto la pregressa carenza
documentale.

2. Il ritardo
nell’approvazione del rendiconto 2015
(delibera n.45 del 12 agosto 2016), quello
nell’approvazione del bilancio di previsione
2016
(delibera
di C.C. n. 58 del 26 ottobre 2016)) e
del rendiconto 2016
(delibera di C.C. n. 37 del 27 settembre 2017) rispetto ai termini di legge
.

L’Amministrazione
evidenzia che i ritardi sono dovuti alla complessità del nuovo sistema
contabile basato sul principio della competenza potenziata che prevedeva, per
l’anno 2015, la duplice adozione degli schemi di bilancio e di rendiconto
previsti dal DPR n. 194/1996, unitamente agli schemi di bilancio e di
rendiconto di cui al d.lgs. n. 118/2011
.
Nel prendere atto delle deduzioni
fornite, non può che confermarsi la sussistenza del profilo di criticità,
atteso che i termini fissati non sono derogabili e che peraltro tali
giustificazioni non sono invocabili certamente per il rendiconto 2016, la cui
data di approvazione (27 settembre 2017) è ampiamente successiva a quella
normativamente individuata. Tali ritardi impediscono il fisiologico divenire
del ciclo di bilancio, non rendendo tempestive le attività di programmazione e
gestione e ritardando conseguentemente le verifiche finanziarie demandate alla
Corte in sede di controllo del bilancio e del rendiconto.

3.      Uno
squilibrio tra entrate e spese correnti aventi carattere non ripetitivo di €
682.348,05 per l’esercizio 2015 e di € 1.252.096,99 per il 2016.

In memoria viene confermata la
fondatezza del rilievo mosso senza che ne vengano esplicitate le motivazioni,
evidenziandosi che negli esercizi successivi il dato tra entrate e spese
correnti aventi carattere non ripetitivo risulta essere stato allineato.

4.       Relativamente
ai flussi di cassa si osserva:
-       
un saldo di cassa complessivo, sia al 31
dicembre 2015 che al 31 dicembre 2016, pari a zero, sintomatico di una grave carenza
di liquidità in grado di compromettere l’ordinaria funzionalità dell’Ente,
dimostrata dal crescente ricorso all’anticipazione di tesoreria in continuità
con gli esercizi precedenti.
Al riguardo si evidenzia che per il
2015 l’importo complessivamente concesso, ai sensi dell’art. 222 del TUEL,
ammonta ad € 6.006.027,90, di cui di cui una quota pari ad € 1.228.842,92 rimasta
inestinta a fine esercizio. Nel 2016 il ricorso ad anticipazioni di tesoreria
non restituite a fine esercizio risulta pari ad € 776.524,66 a fronte di
un’anticipazione concessa di € 5.593.815,11
con notevole aggravio della spesa per interessi pari a €
118.045,19 per il 2015 e € 107.000,00 per il 2016 a causa dell’elevato numero
di giorni di utilizzo dell’anticipazione (gg.360/365);
-       
l’utilizzo di fondi di cassa
vincolata per le finalità di cui all’art. 195 del TUEL e non ricostituiti per €
2.519.420,35 in aumento rispetto al dato del 2014. Nell’esercizio 2016, inoltre,
sono state utilizzate e non ricostituite entrate vincolate per €
1.111.482,10.  
 
L’Ente conferma le
violazioni evidenziate, non avendo provveduto a restituire le anticipazioni di
tesoreria al 31 dicembre 2015 e 2016 ed avendo dovuto sostenere l’onere dei
relativi interessi passivi. Precisa che, nello spirito di autolimitarsi
nell’utilizzo annuo dell’anticipazione di tesoreria, ha autorizzato il
tesoriere comunale ad accantonare una quota pari a € 70.000,00 mensili a
deconto del limite massimo di anticipazione, programmando così un graduale
rientro dall’esposizione debitoria. Viene evidenziato infine che la situazione
di cassa alla data del 31 dicembre 2018 è in leggero miglioramento rispetto
agli esercizi precedenti.
Il Collegio constata l’assenza di
idonee giustificazioni che possano superare le criticità contestate, rilevando
che la gestione di cassa conferma un quadro di grave squilibrio finanziario,
che la tardiva e solo parziale assunzione di iniziative efficaci, soprattutto
nel settore della realizzazione delle entrate proprie, hanno seriamente
aggravato e che, in assenza di necessarie azioni correttive, appare di
difficile riequilibrio. Si rammenta infatti che tali profili erano già stati
ampiamente presi in esame in seno alla deliberazione 107/2016/PRSP, dove si era
rimarcato il ricorso patologico alle anticipazioni di tesoreria, che tuttavia permane
senza soluzione di continuità, snaturando la ratio dell’istituto che mira a sopperire temporanee e contigenti carenze
di liquidità superabili nel breve periodo, mentre nel caso di specie è divenuto
un costante strumento di sovvenzionamento, che genera rilevanti interessi
passivi. Sotto tale profilo non si registrano nel corso degli esercizi
finanziari in esame tangibili passi in avanti, circostanza che induce a dover richiedere
di mettere in campo un reale potenziamento delle attività di riscossione da un
lato ed un ridimensionamento delle spese dall’altro, onde tendere ad un
graduale riequilibrio finanziario che allo stato attuale appare obiettivamente
lontano.   
5.     
In merito alla capacità di riscossione si registra:
-       
per il 2015 una bassa capacità di riscossione
in conto competenza delle entrate del Titolo I° di solo € 7.917.396,35 su circa
€ 24.051.211,87 di entrate accertate con una percentuale del 32,91%; per i
proventi di beni e servizi la percentuale di riscossione è di appena l’8,7%
(riscossioni per € 263.644,51 su entrate accertate di € 3.025.061,41); per il
2016 per il Titolo I° l’Ente ha riscosso € 8.453.541,79 a fronte di
accertamenti per € 14.375.622,67;
-       
preoccupante il dato nell’attività di
contrasto all’evasione tributaria con riscossioni pari a zero nell’esercizio
2015 (in presenza di accertamenti relativi all’IMU di € 476.314,00), e in
assenza di accertamenti relativi recupero evasione altri tributi. Per il 2016 a
fronte di accertamenti di € 749.983,85
(€ 700.883,85 evasione IMU e € 49.100,00 altri tributi) le
riscossioni ammontano ad € 171.550,49, con una percentuale del 22,87%.

L’Amministrazione espone che
la scarsa percentuale di riscossione delle entrate proprie rappresenta la causa
principale della grave carenza di liquidità, comportando il continuo ricorso
all’anticipazione di cassa. Il tributo che maggiormente non viene riscosso è la
tassa sui rifiuti, che dal 2013 rientra tra le attribuzioni comunali.
Si è proceduto a verificare ed
aggiornare la banca dati dei contribuenti e ad emettere i ruoli suppletivi, che
sono stati notificati entro il 31 dicembre 2018. Tuttavia, a causa della crisi
economica, pochissimi utenti riescono a pagare entro i termini e alcuni di loro
hanno richiesto una rateizzazione dei pagamenti.
Per
quanto concerne l’IMU si evidenzia un calo delle riscossioni volontarie da
addebitare certamente all’aumento dell’aliquota base al 10,60 per mille.
Per combattere l’evasione
tributaria si è proceduto all’affidamento del servizio per “Attività di
supporto alla riscossione coattiva dei crediti tributari” relativamente alla
TARSU, ICI, TOSAP e ICP e le riscossioni derivanti dall’attività di
accertamento sono state contabilizzate in conto residui per ogni singolo
tributo.
In
ordine allo specifico rilievo riguardante gli accertamenti IMU di cui alla
relazione istruttoria, il Comune chiarisce che l’accertamento per l’anno 2015 di
€ 476.314,00 si riferisce all’approvazione del ruolo coattivo ICI 2007 reso
esecutivo e trasmesso in data 29 ottobre 2015 per la riscossione coattiva ad
Equitalia spa: la riscossione risulta quindi pari a zero in relazione alla data
di esecutività del ruolo. Per l’anno 2016 l’accertamento di € 749.983,85 è
relativo all’ICI 2011 e ad altri tributi minori, la cui riscossione coattiva
avviene per il tramite dell’ingiunzione fiscale ai sensi del R.D. n. 639/1910,
avvalendosi di una società di supporto e le riscossioni derivanti da tale
accertamento ammontano ad oggi ad € 580.000,00.
In
adunanza la responsabile comunale dei Servizi finanziari riferisce
che la situazione odierna, sebbene ancora
precaria, registra dei miglioramenti rispetto alle annualità prese in esame
nell’odierna adunanza; è stata attivata la riscossione coattiva, prima affidata
ad Equitalia (con scarso profitto) e successivamente facendo ricorso ad una
società esterna che fornisce supporto tecnico all’ufficio tributi interno
all’Ente: la percentuale di miglioramento si assesta intorno al 10-12 per
cento.
Interviene l’assessore al bilancio, evidenziando
che la sua Amministrazione si è insediata a fine giugno e che ha individuato
tra le priorità il problema della riscossione e le misure adottate per farvi
fronte: scindere l’ufficio tributi da quello del bilancio e l’esternalizzazione
del servizio della riscossione coattiva
.

Nel dichiarare fondato anche tale
profilo di criticità, occorre rammentare che per procedere ad un’efficace
azione di recupero dell’evasione tributaria, occorre porre in essere stringenti
iniziative volte dapprima a far emergere le sacche di evasione, anche mediante l’effettuazione di
controlli incrociati, e, successivamente, ad avviare le conseguenti azioni di
recupero, anche di natura coattiva.
Dalla documentazione in atti
risulta che il Comune si stia indirizzando su tale strada, ma azionando con
tardività le iniziative di recupero forzoso pur in presenza di squilibri
finanziari crescenti, che impongono invece un coordinamento di urgenti iniziative
volte a potenziare il fronte delle entrate.
Preoccupa soprattutto
quanto affermato in ordine alle difficoltà di riscossione coattiva delle
entrate, che non possono che riflettersi negativamente sugli equilibri
finanziari, né si reputa possano essere ulteriormente remorate le iniziative
che l’Ente intende assumere per il rilancio delle imprescindibili attività di
accertamento e riscossione dei tributi, in assenza delle quali dovranno essere
elaborate puntuali azioni di contenimento della spesa. 
Rilievi analoghi erano
stati già diffusamente mossi con la citata deliberazione n. 107/2016/PRSP,
nella quale l’Ente era stato compulsato ad adottare misure effettive, anche
attraverso il potenziamento degli uffici competenti, per incrementare le
attività connesse all’accertamento ed alla riscossione, ma non pare che gli
sforzi sinora messi in campo abbiano dato luogo negli esercizi 2015 e 2016 ad
apprezzabili risultati, sul cui perseguimento tuttavia occorre puntare quale
strumento principe per un risanamento delle casse comunali.

6.     
Con riferimento alla gestione dei residui attivi si rilevano gravi inefficienze nella riscossione dei
crediti con un notevole peggioramento registrato nel 2016 rispetto
all’esercizio precedente, in particolare si segnala:
-       
il considerevole ammontare dei residui attivi
pari rispettivamente a € 35.740.001,78 per il 2015 - € 24.411.689,62 relativi
alla gestione competenza ed € 11.328.312,16 in conto residui. Nell’esercizio
2016 un incremento che porta il totale dei residui ad € 41.621.653,37, di
questi sono riferiti alla competenza €11.826.928,51 ed € 29.794.724,86 risultano
in conto residui;
-       
con riferimento alla movimentazione dei
residui iniziali, un basso tasso di realizzazione dei residui attivi per
l’esercizio 2015 del Titolo I pari 10,63%, in quanto i residui iniziali sono €
17.999.636,80 e riscossi sono € 2.993.874,91; per il Titolo III, il tasso di
realizzazione è pari al 6,61%, i residui iniziali sono € 4.456.988,63 ed i
riscossi € 294.722,71. Per il 2016 la percentuale di riscossione del Titolo I
si attesta ai valori dell’anno precedente, pari al 10,72 %: i residui iniziali
ammontano ad € 21.523.712,93 ed i riscossi ad € 2.308.877,45; per il Titolo III
la percentuale di realizzazione è in diminuzione (1,41 %): i residui iniziali
sono pari ad € 2.897.693,83 e i riscossi ad € 41.029,54;
-       
il consistente importo dei residui passivi
del titolo I pari ad € 17.689401,18, riferiti per €
11.162.725,23 ad esercizi precedenti ed €
6.526.675,95 di competenza;
-       
il
disallineamento tra il Tit.9 delle entrate di € 2.760.723,22 e il Tit.7 delle
spese di € 390.160,21 per il 2016.

L’Amministrazione deduce, preso atto del
consistente volume dei residui attivi, evidenziando che il peggioramento
registrato a chiusura del 2016 risente delle operazioni di riaccertamento
straordinario dei residui alla data del 1° gennaio 2015 e di reimputazione
all’esercizio successivo dello stock per cui sussistevano i titoli giuridici
per mantenerli in bilancio.
Il consistente importo dei residui passivi
risente invece della mancanza di liquidità che non permette il pagamento
tempestivo dei fornitori a conclusione del procedimento di spesa.
Infine viene precisato che il disallineamento
tra il Tit. 9 delle entrate ed il Tit 7 delle spese si giustifica con la
circostanza che tra le entrate sono riportate le continue anticipazioni
finanziarie in favore dell’ATO CT3 “Simeto Ambiente” spa erogate durante gli
anni 2005/2011.
In adunanza il relatore rileva che in seno alla
memoria l’Ente fa riferimento al fatto che le entrate sono maggiori in quanto
sono riportate le anticipazioni finanziarie in favore dell’ATO Simeto Ambiente;
al contempo si fa riferimento ad una restituzione di anticipazione finanziaria,
relativa ad un debito nei confronti della Regione: chiede pertanto se tale dato
è correlato alle medesime anticipazioni finanziarie ricevute in entrata dalla
Regione e successivamente riversate alla Simeto Ambiente spa.
La responsabile dei Servizi finanziari spiega che
non si tratta delle stesse somme e riferisce che, dal 2004 in poi, quando la
gestione del servizio, compreso quello delle entrate, è transitata in capo alla
società Simeto Ambiente, il Comune non ha introitato alcuna somma. Tuttavia, la
società faceva frequente ricorso alle anticipazioni del Comune per il pagamento
dei fornitori a cui non riusciva a far fronte a seguito dei problemi di
riscossione. Tali somme sono state pertanto iscritte nelle partite di giro: il
credito maturato dal Comune è considerevole ed è asseverato sia dai revisori comunali
che da quelli della società debitrice
.
Alla stregua del quadro rappresentato,
a fronte del quale l’Ente ammette la anomala consistenza dei residui attivi,
pur giustificandone l’incremento nel 2016 a seguito delle reimputazione dei
residui provenienti dal riaccertamento straordinario, non può che addebitarsi tale
criticità alle difficoltà dell’attività di riscossione dei tributi, come emerge
anche dalle modeste percentuali di realizzo dei residui relativi alla gestione
di competenza. Viene peraltro sottovalutato che persiste un elevato stock di
residui attivi datati, sul cui mantenimento in bilancio si manifestano forti
perplessità in ordine ad una corretta applicazione dei principi della
contabilità armonizzata.
Il Collegio quindi conferma appieno
tutti i profili di criticità sollevati, sottolineando che sia di palmare
evidenza che la perdurante contabilizzazione, quali crediti in scadenza nell’esercizio,
di poste attive, verosimilmente in buona parte insussistenti, contribuisce alla
già stigmatizzata progressiva erosione di liquidità, ingenerando strutturali
squilibri di cassa, ma nel contempo determina una non veridicità del risultato
di amministrazione.
Si richiama conseguentemente
l’attenzione del responsabile dei servizi finanziari su quanto previsto dal
punto 9.1 del principio contabile 4.2, che così recita: “Trascorsi tre anni dalla scadenza di un credito di dubbia e difficile
esazione non riscosso, il responsabile del servizio competente alla gestione
dell’entrata valuta l’opportunità di operare lo stralcio di tale credito dal
conto del bilancio, riducendo di pari importo il fondo crediti di dubbia
esigibilità accantonato nel risultato di amministrazione. In tale occasione, ai
fini della contabilità economico patrimoniale, il responsabile finanziario
valuta la necessità di adeguare il fondo svalutazione crediti accantonato in
contabilità economico patrimoniale (che pertanto può presentare un importo
maggiore della quota accantonata nel risultato di amministrazione) e di
riclassificare il credito nello stato patrimoniale
”.
Qualora non si registrino iniziative
significative in ordine alla verifica degli anomali volumi di residui attivi
contabilizzati, la Sezione demanda all’Organo di revisione il compito di
vigilare sulle motivazioni del mantenimento dei residui attivi nel conto del
bilancio, anche attraverso controlli a campione sui più vetusti.
Per converso, il rilevante importo di
6.526.675,95 relativo ai residui di competenza è emblematico della complessa
situazione finanziaria in cui versa l’Ente, che gli impedisce di procedere con
correntezza al pagamento dei propri creditori, in ragione delle conclamante
difficoltà di realizzazione delle entrate proprie.

7.      Riguardo alla situazione
debitoria dell’Ente si registra:
-       
l’ulteriore esposizione debitoria registrata
in quanto alle anticipazioni di liquidità ai sensi del dl. n. 35/2013, del d.l.102/2013
e del d.l. n. 66/2014 incassate nel 2013 e nel 2014 per l’importo totale di €
8.872.048,9, va aggiunta la somma di € 1.949.640,19, incamerata ai sensi del
d.l. n. 78/2015;
-       
la presenza di debiti fuori bilancio
riconosciuti pari ad € 52.168,75 relativamente all’esercizio 2015 interamente riconducibili
alle previsioni di cui alla lett. A dell’art.194 del TUEL; nel 2016 si registra
un incremento dei debiti fuori bilancio riconosciuti il cui importo è di €
81.130,07;
-       
un’elevata esposizione debitoria dell’Ente
nei confronti della società Enel Sole: a seguito di sentenza passata in
giudicata, il debito del Comune, al netto di un acconto già versato di €
2.755.727,41, risulta essere di € 2.049.269,99;
-       
un rimanente debito di € 6.711.086,41 nei
confronti della Regione Siciliana, per somme erogate a titolo di anticipazione
finanziaria per il ripianamento dei debiti relativi alla gestione integrata dei
rifiuti verso la società ATO “Simeto Ambiente” spa.

In memoria l’Amministrazione deduce che il ricorso alle
anticipazioni di liquidità con Cassa Depositi e Prestiti si è reso necessario
per far fronte al pagamento dei debiti nei confronti dei fornitori, in
considerazione del tasso di interesse molto conveniente rispetto agli interessi
passivi sull’anticipazione di tesoreria ed agli interessi moratori per
ritardato pagamento.
Per quanto concerne il
coacervo dei debiti fuori bilancio, ivi compresi quelli contratti maturati nei
confronti di Enel Sole, è stata effettuata una ricognizione complessiva e
l’elenco di tali debiti è stato inserito nel piano di riequilibrio finanziario
pluriennale, approvato con deliberazione n. 61 del 15 dicembre 2016, rimodulato
in venti anni con la citata deliberazione n. 21 del 20 marzo 2018. I debiti
fuori bilancio dovranno essere riconosciuti dal Consiglio comunale e
successivamente liquidati anche in forma rateale, previo accordo con i
creditori.
E’ stato costituito un
“Fondo oneri e rischi passività potenziali” per permettere all’Ente, in caso di
soccombenza, di dare copertura finanziaria ai debiti derivanti da sentenze
sfavorevoli.
Per quanto concerne il
debito di € 6.711.086,41 nei confronti della Regione per somme erogate a titolo
di anticipazione finanziaria per il ripianamento dei debiti dell’ATO Simeto
Ambiente spa, in data 19 settembre 2018 è stata inoltrata richiesta al
competente Dipartimento regionale per ottenere una dilazione dei tempi di
restituzione della somma. Si evidenzia comunque che il Comune è creditore nei
confronti della predetta società dell’importo di oltre € 10.000.000,00,
asseverato dagli stessi revisori dei conti della Simeto ambiente, come
precedentemente evidenziato
.
Nell’accertare la fondatezza dei rilievi formulati, il
Collegio osserva che occorre analizzare con grande attenzione la complessiva massa debitoria
dell’Ente
, il quale asserisce di aver compiutamente effettuato tale
ricognizione in occasione della predisposizione del piano di riequilibrio
finanziario pluriennale, in corso di esame istruttorio presso il Ministero
dell’Interno. Nelle more della disamina del Piano e della sua eventuale
approvazione, diviene fondamentale dare concreta applicazione alle misure
individuate in seno allo strumento di risanamento pluriennale, in modo da non arretrare
dalle previsioni di rientro ivi individuate.
Nel contempo, oltre a dare concreta attuazione a quanto
ivi previsto, occorre assicurare una gestione di competenza in equilibrio, allo
scopo di non incrementare la massa debitoria, in modo da mantenere attendibili
i programmi di riequilibrio pluriennale calibrati su un coacervo di posizione
debitorie già censite.
Si osserva ancora che
la presenza di debiti fuori bilancio costituisce un fenomeno patologico che
pregiudica gli equilibri di bilancio e la governabilità dei conti. L’insorgenza
di tali partite debitorie, anche se riferite a sentenze sfavorevoli
immediatamente esecutive, è indubbiamente sintomatica della violazione di
principi contabili basilari, tra cui quello che impone di deliberare il bilancio
in equilibrio in sede di programmazione e, conseguentemente, preclude, nel
corso della gestione, di sostenere spese in mancanza di copertura sui
pertinenti capitoli di bilancio. Ne discende infatti che dal riconoscimento dei
debiti fuori bilancio, consentito nelle forme previste dall’art. 194 del TUEL,
specie se reiterato e riferito ad importi rilevanti quali quelli in esame, può
derivare una grave alterazione degli equilibri di bilancio in quanto le reali
esigenze di spesa dell’Amministrazione si appalesano superiori rispetto alle
risorse finanziarie stanziate, con la conseguente necessità di dover reperire
ulteriori mezzi di copertura. Giova ricordare infine che i responsabili dei
servizi dell’Ente hanno l’obbligo di effettuare periodiche ricognizioni, ai
sensi dell’art. 193 TUEL, ai fini di un monitoraggio costante della situazione
gestionale, volto alla tempestiva segnalazione delle passività all’Organo
consiliare e all’eventuale rimodulazione dei programmi di spesa per non fare
aggravare l’esposizione debitoria complessiva.
La grave situazione
debitoria complessiva rilevata ed il
reiterarsi del fenomeno dei debiti fuori bilancio impongono di mantenere
l’applicazione delle restrizioni previste dall’art. 188, comma 1 quater, del
TUEL, già oggetto della precedente deliberazione n. 107/2016/PRSP.

8.     
La
necessità di verificare il rispetto degli obiettivi del pareggio di bilancio
2016 mediante il prospetto di calcolo del saldo obiettivo 2016 e del saldo tra
entrate e spese finali valide ai fini del saldo di finanza pubblica, sulla
scorta dei dati del rendiconto 2016.
L’Ente ha trasmesso una copia del
modello Certif. 2016 inviato al MEF, dalla disamina del quale si evince un
saldo tra entrate e spese finali valide ai fini del saldo di finanza pubblica
pari ad € 6.552,00
.

9.     
Il
superamento del valore limite di tre parametri di deficitarietà strutturale,
disciplinati dal D.M. 18/02/2013, come di seguito riportato:
-       
parametro 2: volume dei
residui attivi di nuova formazione provenienti dalla gestione di competenza e relative
ai titoli I e III, con l’esclusione delle risorse a titolo di fondo di
solidarietà di cui all’art.1, comma 380 della legge 24 dicembre 2012 n. 228,
pari a circa il 78,78% per il 2015 e pari al 50,91% per il 2016 rispetto agli
accertamenti delle entrate medesime, esclusi gli accertamenti delle predette
risorse a titolo di fondo di solidarietà (soglia 42%);
-       
parametro 4: volume dei
residui passivi complessivi provenienti dal titolo I pari al 65,59% per il 2015
e in aumento per il 2016 con una percentuale del 92,51%;
-       
per l’esercizio 2016 si
aggiunge il parametro 3: ammontare dei residui attivi di cui al titolo I e III
provenienti dalla gestione dei residui attivi, con l’esclusione delle risorse a
titolo di fondo di solidarietà di cui all’art.1, comma 380 della legge 24
dicembre 2012 n. 228, pari a circa al 190,50% rispetto agli accertamenti delle
entrate dei medesimi titoli, esclusi gli accertamenti delle predette risorse a
titolo di fondo di solidarietà (soglia 65%).

In memoria vengono confermati gli
sforamenti dei parametri di deficitarietà strutturale sopra evidenziati,
precisando che il mancato rispetto del parametro n. 3 è stato determinato
dall’operazione di riaccertamento straordinario dei residui, come
precedentemente rappresentato.

Alla stregua di quanto dedotto
dall’Amministrazione, si confermano i profili di criticità rilevati,
segnalandosi la necessità che vengano effettivamente intraprese azioni
risolutive, volte a conseguire il rispetto dei parametri di cui al D.M.
18/02/2013. Si rammenta, infatti, che analoghi rilievi erano stati mossi per i
medesimi parametri nn. 2, 3 e 4, concernenti rispettivamente i residui attivi
di nuova formazione, i residui attivi provenienti dalla gestione dei residui e
la percentuale dei residui passivi, in sede di verifica del rendiconto 2014,
senza che siano state poste in essere idonee azioni correttive. In particolare,
il mantenimento di residui non riscuotibili pregiudica l’attendibilità delle
risultanze contabili e determina ricadute negative sugli equilibri di bilancio.
Si ribadisce quindi l’esigenza che l’Organo di revisione vigili sulla
correttezza delle operazioni di riaccertamento ordinario dei residui effettuate
dall’Ente, con particolare riferimento a posizioni creditorie vetuste o
difficilmente esigibili.
In ogni
caso, anche tali indicatori denotano
la oggettiva sussistenza di una situazione di pesante
criticità finanziaria, che impone l’adozione di efficaci misure in materia di
riscossione delle entrate e di lotta all’evasione tributaria, con la
conseguenza che in assenza di una reale capacità propulsiva nel settore della
riscossione delle entrate, occorre che vengano contratte le spese, considerata
la bassa percentuale di riscossione registrata.
************
Alla
luce della disamina sin qui operata, il Collegio ritiene di dover formulare le
seguenti considerazioni.
L’art.148 bis del TUEL
prevede che, in caso di accertamento, da parte della competente Sezione
regionale di controllo, di squilibri economico-finanziari, della mancata
copertura di spese, della violazione di norme finalizzate a garantire la
regolarità della gestione finanziaria o del mancato rispetto degli obiettivi
posti col patto di stabilità interno, è fatto obbligo agli Enti di adottare,
entro 60 giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di
accertamento, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità, a superare i
rilievi mossi e a ripristinare gli equilibri di bilancio, da trasmettere alla
Sezione per le verifiche di competenza.
Nei casi più gravi, la
reiterata violazione delle disposizioni contabili, la mancata trasmissione dei
provvedimenti correttivi o la loro mancata attuazione, determina l’effetto di
precludere all’Ente
inadempiente
la realizzazione dei programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata
copertura o l’insostenibilità finanziaria 
L’adozione
da parte della Corte di specifiche pronunce ha lo scopo di dare impulso
all’attuazione di idonee misure correttive da parte dell’Ente, che devono
coinvolgere l’ampia platea dei soggetti destinatari mediante atti vincolanti da
adottarsi secondo le rispettive competenze.
La natura di tale
tipologia di controllo, ascrivibile alla categoria del riesame di legalità e
regolarità, impone che i contenuti della pronuncia specifica adottata dalla
Corte vengano comunicati ordinariamente anche al Consiglio Comunale, cui è
demandata, nella qualità di organo di indirizzo e controllo
politico-amministrativo, la competenza a deliberare le citate misure
correttive, previa proposta della Giunta comunale, e a verificarne nel tempo la
reale attuazione.
Ciò
premesso, si osserva che l
a
maggior parte dei rilievi sopra descritti sono già stati oggetto di pronuncia
di accertamento della Sezione nei precedenti controlli finanziari, da ultimo
con la deliberazione n. 107/2016/PRSP relativa al consuntivo 2014.  L’Ente ha trasmesso la deliberazione n. 50
del 3 settembre 2016 con cui, prendendo solamente atto della deliberazione
della Corte, ha fatto ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario
pluriennale ex art.243 bis Tuel. Con deliberazione n.61 del 15 dicembre 2016 è
stato adottato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale,
successivamente rimodulato con delibera n.21 del 20 marzo 2018. Il persistere delle irregolarità
segnalate e l’aggravarsi di determinati profili di criticità denotano una
notevole precarietà degli equilibri di bilancio, che rischia di riverberarsi anche
sugli esercizi futuri, nonostante l’attivazione della procedura di riequilibrio
pluriennale.
In particolare, a titolo
esemplificativo, si evidenziano le criticità relative alla assenza di
un’adeguata lotta all’evasione tributaria, alla minima capacità di riscossione,
alla mole di debiti fuori bilancio, al ricorso costante all’anticipazione di
cassa con i connessi costi per interessi passivi, all’incremento della mole dei
residui attivi e passivi, alla rilevantissima massa debitoria venutasi a
creare.
In considerazione dei
gravi elementi di criticità emersi e della reiterata presenza di consistenti debiti
fuori bilancio, questa Corte ritiene che l’Ente, nelle more dell’eventuale
dell’approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, debba
essere assoggettato alle limitazioni di spesa previste dall’art. 188, comma 1
quater, del TUEL. Si rammenta che l’applicazione del predetto divieto di
assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per
legge sussiste fino a quando permane l’onere di copertura del disavanzo
effettivo accertato o di quello derivante dai debiti fuori bilancio da
riconoscere e finanziare, condizioni che il Comune è tenuto a verificare e su
cui l’Organo di revisione deve attentamente vigilare.
In
conclusione, la Sezione accerta il permanere di numerose rilevanti irregolarità
contabili e criticità di bilancio che, ove non vengano corrette, possono generare
risultati di amministrazione non veritieri e non rispondenti alle disposizioni
contabili vigenti, mettendo a rischio gli equilibri di bilancio e inasprendo le
tensioni in termini di cassa per il permanere di irrisolte difficoltà di
riscossione delle entrate.
L’Ente
deve pertanto provvedere a rimuovere le irregolarità accertate, adeguando i
programmi di spesa alla reale capacità di riscossione delle entrate, da
incrementare anche mediante strumenti coattivi, assicurando così il tempestivo
pagamento delle obbligazioni.
P. Q. M.
La Corte dei conti, Sezione di
controllo per la Regione siciliana, ai sensi dell’art. 148 bis del TUEL,
accerta, relativamente ai rendiconti 2015 e 2016 e al bilancio di previsione
2016/2018 del Comune di Adrano, la presenza delle irregolarità contabili e dei
profili di criticità esaminati nella parte motiva per i punti 2, 3, 4, 5, 6, 7,
9.
Dispone
che, nelle more dell’eventuale approvazione da parte della Sezione del piano di
riequilibrio finanziario pluriennale, attualmente all’esame istruttorio del
Ministero dell’Interno, l’Ente venga assoggettato alle limitazioni previste
dall’art. 188, comma 1 quater, del TUEL.
DISPONE
che l’Ente trasmetta a questa Sezione di Controllo le misure correttive
da adottare entro il termine di cui all’art. 148 bis, comma 3, del TUEL ai fini
della relativa verifica.
O R D I N A
che,
a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della
presente pronuncia sia comunicata al Consiglio Comunale - per il tramite del
suo Presidente - oltre che al Sindaco e all’Organo di revisione del Comune di Adrano.
Così
deciso in Palermo nella Camera di consiglio del 15 gennaio 2019.
L’ESTENSORE
                                                                    IL PRESIDENTE
       (Ignazio
Tozzo)

                     (Luciana Savagnone)



 Depositata in segreteria il 20 marzo 2019
      IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
                    (Fabio Guiducci)








ADRANO, BOLOGNA STEFANO, COLLEGIO REVISORI DEI CONTI, corte dei conti, Croce Antonio, DEBITI FUORI BILANCIO, DELIA, DISSESTO, FORINO, ISOLA DELLE FEMMINE, MONREALE, PALERMO, PARTINICO, PUCCIO DEBORAH, 



2019 15 GENNAIO CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE 73 2019 PRSP COMUNE DI ADRANO RENDICONTO 2015 2016 PREVISIONE 2016 2018 divieto di assumere impegni e pagare spese